Categoria: Politica

  • Datamonitor, l’istituto di Natascia Turato vede Fassino come sindaco più apprezzato d’Italia (video)

    Piero FassinoL’istituto Datamonitor diretto da Natascia Turato ha pubblicato i dati sui sindaci più apprezzati d’Italia. La classifica dei primi cinque è stata presentata in un video sul blog di Ambrogio Crespi (Mister Blog). In questa speciale lista in prima posizione si è classificato Piero Fassino, il primo cittadino di Torino, con il 68,5%.

    Dalla seconda posizione in giù nella classifica basata sui dati diffusi dall’istituto Datamonitor diretto da Natascia Turato troviamo Flavio Tosi, sindaco di Verona (67,6%), seguito da Matteo Renzi di Firenze (65,9%), da Vincenzo de Luca di Salerno (65,5%) e da Luigi de Magistris di Napoli (65%).

    Per vedere il video: http://youtu.be/tpJ4GA_JiYI.

  • Crespi ricerche, intenzioni di voto: cresce il PD e Bersani, ma astenuti e indecisi primo partito

    Intenzioni di voto Crespi Ricerche

    Intenzioni di voto: Gli ultimi dati raccolti dall’istituto Crespi Ricerche, diretto da Luigi Crespi, sulle intenzioni di voto degli italiani, mostrano che il primo partito italiano è quello dell’astensione e degli indecisi (al 21,6% e 13,8% rispettivamente). Per quanto riguarda gli schieramenti, rispetto ai rilevamenti del 6 ottobre risulta una crescita sia del PDL (+1% al 26%) che del PD (+1,6% al 27,6%), a testimonianza del fatto che sostenere il Governo Monti ha fatto bene ai grandi partiti.

    Nell’area di centrodestra calano la Lega (-0,3% all’8%) e Grande Sud (-0,3% all’1,2%), mentre La Destra resta stabile all’1,5%. Nel centrosinistra si assiste ad un calo dell’Italia dei Valori (-1,5% al 6,5%), di Federazione della Sinistra (-0,3% all’1,5%), di Ecologisti, Verdi e Reti civiche (-0,3% all’1,2%), della Lista Pannella Bonino (-0,2% al 1,1%); stabili Socialisti all’1% e SEL al 6,5%. Per quanto riguarda il Terzo Polo a crescere nei rilevamenti di Crespi Ricerche è solo Futuro e Libertà (+0,6% al 4,1%), mentre calano tutti gli altri tranne il Movimento per le Autonomie, stabile allo 0,7%: API (-0,2% all’1,5%), UDC (-0,3% al 7,7%). Il Movimento 5 Stelle scende dello 0,2% attestandosi al 2,8% e gli altri schieramenti crescono dello 0,2% raggiungendo lo 0,6%.

    Il Premier e il Governo: Per quanto riguarda la fiducia degli italiani nel Premier Mario Monti e nel suo Governo, la percentuale rilevata dall’istituto Crespi Ricerche è del 56% per il primo e del 60% per il secondo.
    Tra i ministri spiccano le donne: Elsa Fornero (56%), Anna Maria Cancellieri (56%) e Paola Severino (50%) occupano il podio dei titolari di dicastero più apprezzati dai cittadini.

    La fiducia nei leader: L’ultimo parametro preso in considerazione da Crespi Ricerche è quello della fiducia nei leader. Il più apprezzatto è Pierluigi Bersani, che scavalca Pier Ferdinando Casini con il 40% delle preferenze. Il leader dell’UDC è sceso al 38% mentre al terzo posto troviamo Nichi Vendola con il 36%.

  • Giustizia Familiare, occorre ripensare le forme di protesta.

    Ci si chiede cosa abbiano fatto, in questi due anni, i parlamentari che, di primo acchitto, hanno sostenuto quei progetti di legge, per poi defilarsi e concentrarsi su altro. Da tutti loro ci si sarebbe aspettato di più. Molto di più. Non sono pochi, tra gli attivisti, coloro che pensano di essere stati, in un certo qual modo, “addormentati” dalla promessa di un interessamento politico che non è mai arrivato. Depositare o firmare un disegno di legge equivale a nulla, se poi non lo fai calendarizzare. Poi, quando questo succede, magari la legislatura termina in anticipo…Come adesso. E allora cerchiamo di prevedere il lavoro che verrà, e gli impegni che sarà necessario assumerci all’indomani delle elezioni. Le cose da fare, insomma. Intanto, tutte le associazioni presenti lungo il territorio nazionale possono dire orgogliosamente: “siamo ciò che non c’era”. Oggi, rispetto al recente passato, possiamo puntare il dito e denunciare apertamente le assurdità di un sistema profondamente malato, forti di una totale assenza di appartenenza politica. C’è un immenso spazio di azione critica davanti a noi, in cui ampie sono le possibilità di azioni efficaci, effettuate anche con mezzi modesti. Possiamo essere un elemento di rottura con il passato, e i tentativi di intimidazione subiti negli ultimi mesi ci danno prova del fatto che siamo in grado di impensierire tutti coloro che erano abituati all’assenza di critica. Non c’è lettera, esposto, articolo o reclamo che non venga preso nella dovuta considerazione, o che non susciti reazioni scomposte da parte dei destinatari. Chi vi scrive è stato convocato in Procura per chiarire financo i contenuti di una lettera in cui si è criticato l’operato di un tal tribunale dei minori nei confronti di due bambini. E’ un bel segnale, o no ? Chiediamoci quali strategie applicare nel prossimo futuro per realizzare una forma di protesta omogenea e condivisa da tutti. Mentre tutto il movimento di opinione, negli ultimi due anni, è cresciuto notevolmente, abbiamo assistito alla demolizione della legge 54/2006, prima da parte dei tribunali di merito, e adesso anche da parte della Cassazione, che con una serie di pronunce di legittimità sta affossando definitivamente i pochi progressi che pensavamo essere ormai acquisiti in materia di Bigenitorialità. La domiciliazione prevalente, ormai, è legge silenziosa di uno Stato assente. La “sottrazione nazionale di minore”, prima mal tollerata dalla frangia migliore della Magistratura, di recente è stata “consacrata” dalla suprema corte e certe pronunce stanno già causando problemi. Inoltre, il 2010 ci ha regalato la consapevolezza di quanto sia necessario arginare la deriva del macro-sistema dei servizi sociali edei tribunali minorili. Infatti, una sostanziale assenza di garanzie democratiche, proprie di questo sistema, suscita grande apprensione nelle famiglie italiane, e all’abnorme potere degli assistenti sociali va opposta la modifica dell’art. 403 del Codice Civile e dell’art. 5 c.2 della L. 149/2001. Anche grazie a queste due norme, in Italia viene commesso un reato diffuso ma non ancora introdotto nel nostro Codice Penale: l’Impossessamento Filiale (o “Reato di impedimento doloso alla cura filiale”), commesso da genitori senza scrupoli, che formalizzano false accuse e sottraggono i minori portandoli a grande distanza dal proprio contesto abituale – spesso in un altro stato -, e da numerosi operatori sociali, che esercitano con leggerezza un potere sproporzionato, segnando la serenità di intere famiglie. Sarà necessario, nel prossimo futuro, chiedere con forza il ripristino di una “rete di protezione” a favore della Famiglia contro questo pericoloso sistema che, negli ultimi trent’anni, ha disciplinato processualmente i sentimenti e gli affetti familiari, lasciando ai margini il vero sostegno alla genitorialità e togliendo ogni spazio di recupero a quei genitori che sbagliano o, come spesso accade, che “si pensa” abbiano sbagliato. Nell’Italia delle garanzie, che si applicano anche a chi si macchia di reati gravissimi, si è tornati a concepire la genitorialità come un istituto “a termine”, che si può perdere in maniera irreversibile anche per una presunta “inadeguatezza genitoriale”. In conclusione, prima di pensare alle singole vicende delle persone a cui diamo supporto, dovremmo capire che il nostro essere “istituzionalmente isolati” (ma non più in pochi) in mezzo al pantano della Giustizia Familiare è il frutto di un piano ben concepito, laddove l’isolamento dell’uomo, o di una categoria di esso, crea la sua indifendibilità culturale e processuale. Non si spiegherebbe, al contrario, l’origine dei mali, così come, agli occhi meno attenti della gente comune, l’affido condiviso è quello che si pratica nei tribunali, e solo quello. Dicono i commissari dei dipartimenti del movimento italia garantista occorre quindi programmare uno sforzo organizzativo comune, e uscir fuori dagli schemi dell’attivazione localizzata, facendo sentire alla Politica, che si è colpevolmente assentata dal problema, le voci della strada dove la gente comune, figli-genitori-famiglie, cammina lungo un percorso senza uscita. Ma l’uscita c’è, e si chiama Responsabilità Diretta dei magistrati. Senza questa battaglia di civiltà, nessuna legge potrà restituire serenità e, soprattutto, fiducia nelle istituzioni. Abbiamo una moneta di scambio che di questi tempi ha grande valore. Si chiama referedum quello che il movimeto italia garatista sta preparando per cercare di far smuovere le coscienze della politica italiana su queste tematiche .

    i commissari dei partimenti sicurezza-famiglia-sociale-giustizia-propaganda del

    MOVIMENTO ITALIA GARATISTA.

    Domenico Marigliano COMMISSARIO NAZIONALE DIPARTIMENTO SICUREZZA ITALIA GARANTISTA

    Sabrina Pavoni COMMISSARIO NAZIONALE DIPARTIMENTO FAMIGLIA ITALIA GARANTISTA

    Jica Cerasella COMMISSARIO NAZIONALE DIPARTIMENTO SOCIALE ITALIA GARANTISTA

    Valentino Cuccu COMMISSARIO NAZIONALE DIPARTIMENTO GIUSTIZIA ITALIA GARANTISTA

    David Benerecetti COMMISSARIO NAZIONALE DIPARTIMENTO PROPAGANDA ITALIA GARANTISTA

  • Paris: Polemica fuori luogo dal pulpito sbagliato

    “C’è più di una verità da affrontare riguardo al Piano Casa e alla decisione, sbagliata, da Parte di Galan di impugnarlo durante il Consiglio dei Ministri.La prima verità è che ogni legge può essere migliorata e senz’altro anche il Piano Casa potrà esserlo senza il bisogno di questo accanimento da parte di GalanLa verità più importante è che questo Piano rappresenta una vera risorsa per l’economia Laziale; sono certo che esso rilancerà, insieme agli altri provvedimenti messi in campo dalla Polverini, la nostra Regione riportandola ad essere punto di riferimento del Nostro Paese.Ma è l’ultima verità quella che ci dovrebbe far riflettere. E cioè di come un Ministro del Governo che ci rappresenta tutti attacchi sistematicamente Roma e il Lazio senza motivo alcunoBattaglia iniziata con i tagli a fondi per il Festival del Cinema Roma ed ora con questo attacco strumentale ad un provvedimento sacrosanto e di cui il Lazio ha bisogno. C’è ancor più da stupirsi se analizziamo il suo plurimandato da governatore di una Regione importante del nostro paese come il Veneto. Evidentemente al ministro Galan non è mai servito applicare un Piano Casa nella sua Regione, abituato come era a governarla a suo piacimento. Del resto è noto a tutti che il Veneto è ”roba sua”, o meglio, lui “è il Veneto” come profetizzava in un suo prezioso libro. E nel Veneto le perplessità che lo fanno inveire contro il nostro Piano Casa sembrano non averlo mai fermato. Visto, per esempio che il passante di Mestre, tanto da lui voluto, si è intasato il giorno dopo essere stato inaugurato. Ma forse a Galan proprio le case e gli interventi urbani non piacciono.Preferisce i capannoni, altrimenti non si spiegherebbe quest’improvvisa ostilità nei confronti dell’edilizia, lui che ha saputo ricoprire il Veneto di cemento. Lui o, per meglio dire, la sua segretaria. Perché è strano ma vale la pena di ricordare alcuni rumors di stampa che hanno sottolineato come Claudia Minutillo, ex segretaria di Galan in Regione è divenuta, dopo aver lasciato il suo posto in Regione, un manager guarda un pò, proprio nel settore dell’edilizia, con tanto di Finanziaria con sede a S.Marino e appalti pubblici raccolti qua e là in Veneto. Ma forse Galan ha litigato con il mondo di calce e mattoni dopo aver tanto sponsorizzato la costruzione dell’immenso polo operatorio di Verona (tra i più grandi d’Europa. Opera straordinaria di un Italia efficiente. Peccato che si siano dimenticati la centrale di sterilizzazione un pò come costruire una casa senza il lavandino …Allora forse il problema, non sono tanto i vincoli paesaggistici, ma forse i vincoli personali. Sarà per questo che da Verona a Vicenza non c’è rimasto un tratto di campagna libero da capannoni abbandonati,mentre noi non possiamo attrezzare neppure una pista da sci. Penso sia opportuno che un Ministro che gestisce un patrimonio unico nel mondo invece che preoccuparsi del nostro Piano Casa si dedichi in primo luogo a cose a lui più vicine. Come Ministro dei Beni Culturali, infatti, non è stato capace neppure di puntellare le mura di Pompei, fallendo, perciò, nel prevenire un nuovo crollo del monumento nonostante quello precedente avesse mandato a casa il suo predecessore. Non era difficile, in verità, individuare quale fosse il sito sul quale intervenire. Caro Galan, la tua polemica è fuori luogo e parte da un pulpito non appropriato. Sono certo, infatti, e con me tutta la maggioranza,pronta a tener duro su questo sacrosanto provvedimento, che la Corte Costituzionale, perché priva di preconcetti nei confronti di Roma e del Lazio, saprà rendere giustizia alla nostra.”Ufficio Stampa Gruppo Misto Regione LazioCristiano Davoli 333.8985416

  • Intervista a Luigi Di Gregorio, autore di “(Dis)Fare gli italiani”: Libro indagine sul senso civico degli italiani

    Luigi Di GregorioIl professor Luigi Di Gregorio, capo della comunicazione di Roma Capitale, ha rilasciato un’intervista al giornale online Romacapitalenews.com sul libro “(Dis)fare gli italiani? – Dal familismo all’antipolitica. La fotografia di una democrazia dissociativa“.

    Di Gregorio, professore di analisi delle politiche pubbliche all’Universita’ della Tuscia, afferma che “Il libro nasce come un’indagine sul senso civico e sul capitale sociale degli italiani, partendo dal presupposto di testare se e quanto l’immagine stereotipata, anche nella letteratura, degli italiani sia ancora valida. Da questa indagine emerge che l’etichetta familistica e individualistica, la logica del “particulare”, per certi versi ha un fondamento”. inoltre sottolinea che “Intendiamoci, e’ normale ed e’ cosi’ in tutto il mondo – fidarsi maggiormente della propria cerchia familiare. L’anomalia italiana consiste nel grado di fiducia che si ripone al di fuori della famiglia. Infatti se la percentuale di fiducia in un componente familiare e’ pari al 97%, nei confronti del prossimo non appartenente alla propria cerchia ristretta questa fiducia scende di 50 punti percentuali. La fiducia nel prossimo e’ un indicatore importante del capitale sociale e da questa indagine viene fuori l’immagine di un’Italia ancora molto legata a una logica in qualche modo familistico-clanistica”.

    Secondo Di Gregorio “Anche il dato che emerge per quel che riguarda l’antipolitica e’ molto interessante e molto attuale. Abbiamo voluto indagare quanto le nuove generazioni si sentissero orgogliose del loro Paese, se avvertissero un forte senso di appartenenza alla comunita’ nazionale e finanche capire se fossero pronte a combattere per la propria Patria. Queste sono tutte domande volte a misurare il livello di identificazione del cittadino nella comunita’ nazionale. Quello che ne e’ risultato e’ che c’e’ un gap molto ampio tra anziani e nuove generazioni. Queste ultime emergono disinteressate ai temi come la patria e poco orgogliose del proprio Paese verso il quale non provano un forte senso di appartenenza. Viceversa i giovani risultano i piu’ attivi nell’ambito della partecipazione politica in senso lato. Questo e’ spiegabile in termine di antipolitica: questa generazione disillusa e disincantata nei confronti dello Stato, della politica e delle istituzioni si mobilita in chiave contraria, di protesta”.

    Sulla questione che la politica possa far confluire la partecipazione giovanile nelle istituzioni e non nelle proteste il porfessore sostiene che “La politica deve evitare che questo atteggiamento di protesta diventi uno scontro radicale che metta in crisi l’intero sistema altrimenti l’alternativa e’ drammatica. Credo che sia interessante sottolineare che una delle patologie della societa’ sia legata al “presentismo”. Oggi, nella “societa’ della comunicazione”, tutto viene vissuto in una logica del tempo reale; si e’ persa la capacita’ di ragionare in chiave strategica. Si fa una gran produzione di dichiarazioni, “effetti annuncio”, “norme manifesto”, slogan che non hanno una ricaduta reale sulla vita dei cittadini e sul rendimento sistemico del paese. Il “bombardamento” mediatico da’ l’impressione che succedano ogni giorno moltissime cose e tutte importantissime, ma in realta’ la politica e la societa’ rimangono ferme, in una situazione di stallo assoluto. Nello stesso tempo, la comunicazione mediante i nuovi media e’ alla base delle organizzazioni della protesta antipolitica e si sta rivelando uno strumento importante per riportare i giovani alla partecipazione alla politica. Quindi c’e’ una duplice chiave di lettura nel fenomeno dei nuovi media, una positiva e una negativa, da una parte la degenerazione della politica che produce prevalentemente caos mediatico, ma dall’altro sono i mezzi catalizzatori per riportare i giovani alla partecipazione”.

    Infine Di Gregorio sostiene che “La politica deve distaccarsi dalla logica dell’immediato per recuperare la pianificazione e la progettazione in un orizzonte strategico” il tutto attraverso “riforme strutturali e istituzionali” ma allo “stesso tempo, saper adeguare le sue forme di partecipazione a questi nuovi strumenti e logiche. Altrimenti non verra’ mai colmato il gap tra i canali, quello dei giovani che hanno fatto propria questa forma di partecipazione non convenzionale e quello della politica ancora legato ai comitati di partito e alle convention che sono un po’ anacronistici. Questo lo vediamo dall’esperienza di quegli esponenti politici, come Obama, ma – conclude Di Gregorio – anche De Magistris e Renzi in Italia, che devono parte del loro consenso e popolarita’ all’aver saputo utilizzare questi strumenti per ridurre il gap comunicativo con le nuove generazioni prima degli altri.

  • De Pierro lancia la candidatura di Leporati come sindaco di Parma


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Paolo Leporati lo crediamo persona dotata di quella onestà intellettuale e integrità morale che gli attribuisce la giusta connotazione per tale ruolo, in virtù anche dell’impegno profuso negli ultimi anni, sempre in prima linea per salvaguardare i diritti dei cittadini”

    Antonello De Pierro

    Roma – Come già annunciato qualche settimana fa, l’Italia dei Diritti parteciperà come movimento extraparlamentare alla vita politica del nostro Paese, proponendo le candidature di suoi rappresentanti non in liste autonome, ma in quelle di partiti ritenuti più vicini alla sua sfera ideale.

    Presenterà, invece liste autonome nel caso di elezioni amministrative comunali laddove non sussisteranno le condizioni con gli altri gruppi politici. L’Idd ha deciso di candidare Paolo Leporati come sindaco di Parma alle prossime elezioni e proprio per mancanza delle suddette condizioni il candidato verrà presentato con lista autonoma.

    E’ lo stesso Antonello De Pierro, presidente del movimento, a lanciare la candidatura di Leporati: “Alla luce di quanto abbiamo visto nel corso del mandato amministrativo della giunta capeggiata dal sindaco Pietro Vignali, siamo costretti a prendere atto dell’inadeguatezza nel gestire la macchina amministrativa e, soprattutto, tutelare l’interesse della collettività. Siamo giunti a questa conclusione considerando diverse esternazioni verbali pronunciate spesso, inopportunamente, dallo stesso sindaco e da alcuni componenti della squadra di governo e, soprattutto, in virtù delle varie vicende, anche giudiziarie, che hanno costellato il percorso amministrativo di taluni rappresentanti di questo gruppo, che non esiterei a definire politicanti, alla guida della città di Parma.

    E’ chiaro, e lo ribadiamo se ce ne fosse ancora bisogno, che la nostra convinzione è che Vignali debba andarsene, ma non certo per un fatto personale nei suoi confronti, piuttosto per l’incapacità di gestire le persone che per motivi politico-istituzionali fanno capo a lui. Parma ha già pagato un caro prezzo per questa gestione scriteriata e fallimentare e i suoi abitanti meritano certamente altro per riacquistare quella dignità, naturale e genetica, che posseggono e che più volte è stata mortificata e calpestata.

    Oggi – continua De Pierro – l’Italia dei Diritti lancia ufficialmente la candidatura a sindaco di Parma di Paolo Leporati, già vice responsabile provinciale del nostro movimento, che crediamo persona dotata di quella onestà intellettuale e integrità morale che gli attribuisce la giusta connotazione per tale ruolo, in virtù anche dell’impegno profuso negli ultimi anni, sempre in prima linea per salvaguardare i diritti dei cittadini.

    Purtroppo – spiega il leader del movimento – per il momento a Parma non sembrano esserci i margini per un accordo politico che ci soddisfi quindi, salvo sviluppi successivi, correremo da soli con lista autonoma recante, probabilmente, il doppio simbolo in associazione al movimento locale ‘Libera politica’. In ogni caso, il nostro candidato del centrosinistra si chiama Leporati e qualora si decidesse di andare alle primarie non esiteremo, valutandone la convenienza, a confrontarci in quella competizione per assicurare alla città di Parma una guida amministrativa degna del suo spessore politico e culturale, che cancelli definitivamente la brutta pagina della gestione Vignali”.

  • Italia dei Diritti parteciperà a elezioni, ma non con liste autonome

    Antonello De Pierro, presidente del movimento ha reso nota la nuova linea, precisando che potrebbero esserci eccezioni solo in caso di consultazioni amministrative comunali qualora non ci fossero i margini per un accordo

    Roma – Il momento dell’ascesa politica per l’Italia dei Diritti, movimento volto alla tutela e alla difesa dei diritti dei cittadini, è arrivato.

    Alle prossime elezioni saranno candidati numerosi membri dell’Idd, che manterrà l’identità di movimento extraparlamentare, fuorché per

    le elezioni amministrative comunali, qualora non sussista un’armonica collaborazione con le liste di partito nelle quali i rappresentanti dovrebbero figurare, caso in cui il movimento presenterà liste autonome.

    Queste le parole di Antonello De Pierro, presidente del movimento: “Di fronte a quanto stiamo assistendo nel panorama politico attuale, credo che sia giunto il momento di prendere la decisione netta di partecipare attivamente alle vicende politiche del nostro paese da un punto di vista istituzionale, e non solo come denuncia extraparlamentare. Tale scelta – spiega De Pierro – scaturisce dalla necessità di dare delle risposte concrete a quanti si rivolgono a noi chiedendo di impegnarci più a fondo per cercare di cambiare questo stato di cose. Le nostre peculiarità genetiche ci impongono ciò nell’interesse supremo della cosa pubblica e dei cittadini letteralmente vessati e mortificati nei loro diritti da parte di una gestione politica che tutela più le logiche degli interessi partitici che la naturale espressione del bene per la collettività. Stiamo assistendo ad un’opera demolitrice da parte di un manipolo di politicanti che guida il Paese con la complicità di un’opposizione vacanziera che fa finta di contrastare gli scempi messi in atto, ma di fatto fa prevalere la politica dell’inciucio. Naturalmente, con le dovute eccezioni di pochi coraggiosi che cercano in tutti i modi di contrastare questi barbari comportamenti; ed è proprio a questi ultimi che ci appelliamo per candidare agli scranni istituzionali gli elementi migliori del nostro movimento”.

    La nuova linea d’intervento intrapresa dall’Italia dei Diritti è stata deliberata dai vertici del movimento, in seguito ad un’attenta analisi.

    “Di fronte ad una classe politica che sta demolendo lo stato sociale e lo stato di diritto – seguita il leader del movimento -, che imbavaglia l’informazione e che, davanti al fallimento totale della ‘nave Italia’, cerca di salvaguardare i propri interessi e soprattutto si adopera per sottrarre il premier all’infinità di vicende giudiziarie in cui è coinvolto, non possiamo più restare a guardare impassibili o denunciare senza gli strumenti istituzionali necessari per opporsi politicamente. Quindi, la nostra linea è stata tracciata con decisione. Ci candideremo alle consultazioni elettorali, ma mai come entità autonoma, chiedendo ospitalità per i nostri membri nelle liste dei partiti che riteniamo vicini alla nostra sfera ideale. Occorre però precisare fin d’ora una cosa – sottolinea De Pierro -: ai nostri sostenitori, che da diverso tempo ormai ci chiedono questa svolta, non chiederemo di votare per il partito che ci ospita in lista, bensì per il nostro candidato che proporremo come rappresentante indipendente del nostro movimento. Chiaramente, laddove non sussisteranno i margini per un accordo di questo tipo presenteremo liste indipendenti, ma limitatamente a consultazioni amministrative di tipo comunale”.

  • De Pierro ritorna su quiz “grattachecca” alla Sapienza e invoca dimissioni di Frati


    Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Non solo ha difeso l’indifendibile, ma lo ha fatto pronunciando parole indubbiamente non consone al ruolo da lui rivestito”

    Roma – ‘Nei pressi del noto liceo Tacito di Roma si trova la grattachecca di Sora Maria, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena oppure cioccolato?’, questa è la domanda inserita nel quiz universitario per l’accesso al corso di laurea di “Professioni sanitarie” dell’Università “La Sapienza” di Roma. Al sorgere delle innumerevoli polemiche di questi giorni, il rettore dell’ateneo Luigi Frati, ha motivato la presenza di una simile domanda spiegando che la risposta doveva implicare un ragionamento logico deduttivo e che perfino un ‘coglione’ sa cos’è la “grattachecca”.

    L’Italia dei Diritti torna ad esprimersi sull’accaduto, attraverso Antonello De Pierro, presidente del movimento, condannando con forza quanto successo: “Consideriamo assolutamente umiliante per gli aspiranti studenti quanto accaduto con l’inserimento dell’oramai noto quiz sulla ‘grattachecca’ della Sora Maria nei test di ammissione al CdL in “Professioni sanitarie”. Sia per un’offesa alla dignità personale dei giovani che si avvicinano verso il mondo del lavoro con rande incertezza, sia per il tessuto culturale che si sta avviando verso un degrado senza precedenti a causa di tanti fattori contingenti, ad iniziare dagli sciagurati provvedimenti di questo governo. Noi dell’Italia dei Diritti non ci stiamo. Dopo l’Italia del bunga bunga non vogliamo essere ridicolizzati dal mondo come l’Italia della “grattachecca”. La nostra solidarietà verso questi studenti è piena e vogliamo dire che siamo assolutamente dalla loro parte e a disposizione per intraprendere qualsiasi lotta civile per la difesa del diritto allo studio conforme a quella che dovrebbe essere la formazione per la loro professione futura.

    Il leader del movimento che opera a tutela e a difesa dei diritti dei cittadini, pone l’accento sulle inammissibili dichiarazioni del rettore dell’ateneo romano, reclamandone le dimissioni: “Alla luce dei fatti, non accettiamo quanto dichiarato dal rettore Luigi Frati, di cui chiediamo a gran voce le immediate dimissioni – dichiara De Pierro -, certi di interpretare il pensiero della stragrande maggioranza degli studenti che popolano le aule della Sapienza. Anche perché non solo ha difeso l’indifendibile, ma lo ha fatto pronunciando parole indubbiamente non consone al ruolo da lui rivestito, che dovrebbe essere emblema e imprescindibile punto di riferimento per chi si avvicina alla vita d’ateneo nell’ottica di una crescita educativa, formativa e culturale”.

    “Inoltre sarebbe auspicabile – conclude De Pierro – individuare chi si è permesso di formulare una domanda così demenziale e rimuoverlo immediatamente dal posto di lavoro che occupa inducendolo a intraprendere ex novo la trafila per accedere al mondo del lavoro, con l’augurio che qualche suo simile si diverta a elaborare una sfilza di quiz legati alla tradizione culinaria capitolina”.

  • Ambrogio Crespi: Sto con Marco Pannella, si all’amnistia

    amnistiaAmbrogio Crespi con un editoriale pubblicato sul giornale online Clandestinoweb.com, da il suo appoggio alla battaglia condotta da Marco Pannella. Il direttore del Clandestino, che nei mesi scorsi ha dato ampia visibilita’ al tema del sovraffollamento delle carceri con un DocuWeb in due puntate, dice dalle pagine del giornale “Condivido lo sciopero della fame che il leader dei Radicali ha coraggiosamente ripreso per gridare al sordo mondo della politica italiana la necessita’ di un provvedimento di clemenza per i detenuti, mai prima d’ora tanto necessario”.

    Crespi poi mette in evidenza i dati diffusi dal Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, secondo cui al 30 giugno del 2011 a fronte di una capienza di 45.732 posti, nelle carceri italiane sono reclusi 67.394 detenuti. Sono ben 21.662 i carcerati in eccedenza, “numeri ai confini della realta” difronte ai quali secondo Crespi “non si possono non condividere le parole di Pannella”. Il leader radicale ha infatti detto che “Non solamente costituirebbe il solo provvedimento atto ad avviare in modo irreversibile da subito il processo di riforma della Giustizia, del Regime partitocratico, sovraffollata e disastrata almeno quanto le sue immonde carceri, contro legalita’ internazionale, legalita’ e la giurisdizione europee, la stessa Costituzione, come il Presidente della Repubblica ha perentoriamente pubblicamente dichiarato, le leggi e i codici italiani”. Parole che Ambrogio Crespi definisce “di buon senso e obiettivamente incontrovertibili”.

    Qualche mese fa Ambrogio Crespi aveva prodotto un docuweb sul sovraffollamento nelle carceri. Nei video si raccontano storie di ex detenuti ma sono contenute anche le interviste esclusive degli onorevoli Rita Bernardini, Ignazio Marino e Chiara Moroni. Inoltre la seconda puntata contiene un’intervista alla sorella di Stefano Cucchi, Ilaria.

    GUARDA IL DOCUWEB SULLE CARCERI: http://youtu.be/SRfwWithZNM

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  • Sondaggio Crespi Ricerche su Parma: fiducia nel sindaco Pietro Vignali al 53,5%

    Crespi RicercheL’istituto demoscopico Crespi Ricerche diretto da Luigi Crespi, ha effettuato un sondaggio commissionato dal quotidiano Clandestinoweb riguardo la citta’ di Parma. L’istituto ha chiesto agli intervistati quanta fiducia ripongono nel sindaco Pietro Vignali e ne e’ risultato che ad oggi puo’ contare su un totale del 53,5%. Infatti alla domanda sul primo cittadino l’8,8% si dice “molto” fiducioso dell’operato, mentre il 44,7% “abbastanza”. Il tasso di notorieta’, invece, tocca il 91,4%.

    Per quanto riguarda l’operato dell’Amministrazione, il 55,7% dei cittadini lo ritiene positivo, dividendosi tra il 7,8% che si dice “molto soddisfatto” e il 47,7% che si dice “abbastanza soddisfatto”. E’ risultata positiva anche la valutazione sulla qualita’ della vita nella citta’ di Parma: si e’ infatti rivelata ottima per il 10,6% degli intervistati e buona per il 46,1%, per un totale dei giudizi positivi che ammonta al 56,7%.

    Crespi Ricerche ha anche chiesto al campione preso in considerazione quali sono i problemi che l’amministrazione comunale dovrebbe risolvere con maggiore urgenza. I cittadini hanno indicato come priorita’ assoluta quella del traffico, della viabilita’ e dei parcheggi(49,6%), a seguire lo sviluppo economico e del turismo (19,6%), la manutenzione stradale (16,7%) e le iniziative per i giovani (10,9%). Il giudizio complessivo di soddisfazione sulla qualita’ dei servizi a Parma e’ del 64,9%.

    METODOLOGIA – Soggetto realizzatore: Crespi Ricerche. Committente acquirente: Clandestinoweb. Periodo di realizzazione: 13-15 Settembre 2011. Mezzo di diffusione: Web. Tema: Attualita’. Universo di riferimento: Popolazione maggiorenne residente nel comune di Parma 157.221 (fonte Istatal 1/1/2010). Estensione territoriale: Comunale. Campione: Campionamento casuale stratificato di tipo probabilistico per sesso, classi di eta’. Rappresentativita’ del campione: popolazione maggiorenne residente nel comune di Parma. Margine di errore 3,1%. Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste telefoniche con metodologia C.A.T.I. con questionario strutturato. Consistenza numerica del campione: Totale contatti effettuati: 3.612. Interviste complete: 1.000 (su totale contatti: 27,7%). Rifiuti/sostituzioni: 2.899 (su totale contatti: 72,3%). Direzione dell’istituto: Luigi Crespi

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