Categoria: Attualità e Società

  • Contro il Carovita: 69shop Sconta l’Aumento dell’IVA!

    Dal 17 settembre 2011 è entrata in vigore una maggiorazione IVA dal 20% al 21%.

    Anche se si tratta di una percentuale relativamente piccola, molti negozi hanno già aumentato i prezzi di vendita.

    69shop.it invece ha deciso di mantenere invariati i prezzi di tutti i prodotti oltre ad i costi del trasporto che rimarranno di € 5,90.

    Inoltre, hai la possibilità di acquistare a prezzo scontato fino al 30 settembre, inserendo il codice PROMOIVA nel carrello e risparmiando subito il 5%!! Cosa stai aspettando? Non perdere tempo ed approfitta di questa imperdibile offerta di 69shop.it!

  • La Rete e i social network per orientarsi fra i mattoni

    Una recente indagine di settore ha rilevato come, nel giro di un anno, il prezzo degli affitti abbia quadruplicato gli annunci di cerco/offro stanze all’interno di appartamenti destinati a diventare sempre più affollati. La coabitazione è ormai una delle condizioni necessarie per poter sopravvivere alla crisi e a costi della vita diventati insostenibili, specie se ad affrontarli si è da soli.

    Complici la precarietà lavorativa e la disoccupazione, tra giovani e meno giovani, la ricerca di stanze singole, doppie o triple, di un posto letto con uso bagno e cucina o di formule simili non è più solo ed esclusivamente terreno di gioco e di trattativa di studenti universitari fuori sede. Ora è una necessità impellente per fasce di popolazione e strati sociali diversi, proprio perché la situazione economico-finanziaria degli ultimi anni e mesi ha spinto famiglie e singoli individui a doversi riadattare all’ambiente e alle difficoltà incrociate a cui li sottopone. Sfogliando in Rete le bacheche di annunci immobiliari e cliccando qualcosa come “appartamenti Monza”, per esempio, o anche “annunci vendita immobili”, si troveranno offerte tra le più varie, a seconda di diversi parametri, tutti selezionabili dall’utente.

    Alcuni elementi contribuiscono sensibilmente a una ricerca oculata e mirata di stanze/appartamenti, specie nelle grandi città, con affitti più cari rispetto ai comuni limitrofi: oltre alla zona di domicilio, valgono come fattori dirimenti la presenza o meno di riscaldamento autonomo, di acqua calda autonoma, la disponibilità di un garage, di una terrazza, di arredamento e lavanderia, di una linea telefonica ADSL, e così via. Inoltre, i siti di annunci immobiliari sono in gran parte connessi ai principali social network, da Facebook a Twitter, quindi facilmente raggiungibili e consultabili in ogni istante e con gli innumerevoli mezzi di comunicazione 2.0 oggi disponibili.

  • Ti lascio una storia da raccontare di Katia Brentani e Silvia Aquilini

    Hai un bel corpo, perché non valorizzarlo un po’?

    E perché?

    Come perché! Sei una donna e alle donne piace farsi guardare!

    O è agli uomini che piace guardare?

    Oh, insomma, sembra che ti stia proponendo la ghigliottina! Non ti sto chiedendo di vestirti da cubista, ma da femmina!

    Non mi interessano queste cose, sono inutili. Io sono quella che sta sotto i vestiti e l’involucro è solo contorno.”

    Una storia d’amore atipica quella di Gemma e Davide. Gemma è un personaggio libero dal costume che impone alla donna certi vezzi, non che sia una maschiaccio ma preferisce indossare, pettinarsi e truccarsi come più le garba, con semplicità e soprattutto libertà di movimento. La passione per il restauro, sua professione, non le permette di aver molto tempo per se stessa e per la situazione di coppia che vive ormai da anni. Ma ad un certo punto della vita accade di cambiare direzione su qualcosa e ciò che pareva futile diviene intrigante. Gemma avrà modo di conoscere il passato, non il suo personale ma quello di un’altra donna lontana dalla sua epoca ben 200 anni.

    Ti lascio una storia da raccontare”, edito nell’agosto 2011 dalla casa editrice Nuova S1 Edizioni, è un’accattivante romanzo scritto a quattro mani che racconta di due donne temporalmente, ma non spazialmente, lontane. Le autrici, Katia Brentani e Silvia Aquilini, si sono incontrate, per caso, in un’osteria al centro di Bologna durante una riunione del gruppo d’autori “Penne alla Bolognese” e sin da subito hanno sentito una sorta di affinità letteraria che è emersa in una romanzo raffinato, colto, dal sapore antico ma contemporaneamente moderno; Katia ha elaborato i capitoli riguardanti il 1800, mentre Silvia i capitoli del nostro secolo.

    Una storia che basa la sua essenza principalmente sulla diacronia e sulla veridicità degli avvenimenti. Bologna. Gemma vive nel 2010, la Contessa Carolina Negri nel 1800 così come un terzo personaggio dal fascino inconsueto di nome Henri Beyle, un romanziere francese non ancora all’apice del suo successo. Forse qualcuno sussulterà di fronte al nome del francese, infatti, è il vero nome del più conosciuto Stendhal. “Ti lascio una storia da raccontare” è un emozionante viaggio tra la scoperta di un amore fugace, di pochi attimi eppure eterno grazie al potere della scrittura, e tra la realizzazione di se stessi attraverso il superamento dei propri limiti. Le pagine del romanzo sono impregnate non solo da curiosità letteraria ma, bensì, si respira un gusto per l’erudizione, per l’excursus artistico tout court e per l’esplorazione storica.

    Anche lei, come ogni mortale, era destinata a quel luogo, come ultima dimora.

    Ricordava di essersi profusa in complimenti e di aver pensato, seppur fuggevolmente, che l’uomo rappresentato, suo marito, piangeva sull’urna della moglie, cioè lei, quasi a voler significare che, seppur giovane, lei sarebbe morta prima di Gian Battista.

    Il luogo di congiunzione tra il presente, rappresentato da Gemma, ed il passato, rappresentato da Carolina, è un cimitero, La Certosa. Una casualità unisce due donne diverse ma simili nel non aver ancora esplorato la loro femminilità, la loro voglia di farsi trascinare dal vero amore. La Contessa è venticinque anni più giovane del marito, il Conte Gian Battista Carpigli, eppure lo splendido monumento, realizzato dallo scultore Putti, ritrae un angelo che si asciuga le mani con le ali e sotto il marito addolorato per la scomparsa della moglie. Il caso volle che Gemma dovesse proprio restaurare le statue di Gian Battista e Carolina.

    Fuori la vita era quella di sempre, ma a lei tutto apparve diverso. Accelerando il passo voltò l’angolo con il cuore in gola, se Serafino si era stancato di aspettarla rischiava che qualcuno la incontrasse vestita da popolana e le spiegazioni che avrebbe dovuto dare sarebbero state imbarazzanti.

    Non era brava a mentire.

    Blog Katia Brentani:

    http://katiabrentani.wordpress.com/katia/

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa “Ti lascio una storia da raccontare”

  • Prova bikini e la cultura dell’apparenza

    La crisi economica colpisce le tasche degli italiani dal lontano 2008, ma una cosa è riuscita a sopravvivergli : la prova bikini. Questo perché la forma perfetta è un must sia degli uomini che delle donne in modo indifferente. Per affrontare la vita nel migliore dei modi, sia a livello professionale che a livello sociale, la gente nel 2011 punta molto sull’apparenza e di conseguenza si rivolge ai centri estetici e opta per diete. Queste persone non danno peso al conto salato che devono pagare ma solo ai risultati finali. Per massaggi, creme anticellulite e rassodanti, palestra, lampade e cerette la gente è disposta ad arrivare a spendere fino a 2 mila euro. Solitamente la routine è la seguente : si inizia a frequentare centri estetici solitamente 3 mesi prima dell’inizio delle vacanze estive per eliminare la buccia d’arancia, la pancetta, la peluria e qualsiasi altro inestetismo.

    Esempio lampante di tutto questo è l’intervista di un titolare di un centro estetico di Roma che afferma che “quest’anno sono andate per la maggiore le diete il cui costo medio al mese è di circa 700 euro. Se poi si aggiungono i trattamenti corpo per drenare, sciogliere e tonificare si può arrivare a spendere anche 1400 euro”.

    Apparire sempre al 100% della forma, essere riconosciuti come belli, essere ammirati mentre si passa per strada, giocarsi l’estetica come carta vincente anche nei colloqui di lavoro..ecco verso cosa si sta muovendo ora in nostro Paese. Una società in cui il cervello viene valorizzato poco, in cui una gamba depilata messa in mostra aiuta più della conoscenza di Aristotele o degli eventi storici.

    Maggiori info : Bologna massaggi


  • E’ NATA A DECOLLATURA LA PRIMA “FATTORIA SOCIALE” IN CALABRIA.

    E’ stata inaugurata a Decollatura la prima “Fattoria Sociale” in Calabria.

    La fattoria si trova a Decollatura, in Località Adami: si tratta di una struttura con tre serre adibite a fungaia e un grande orto coltivato su un terreno di 40.000 metri quadrati, metà dei quali concessi in comodato dal Comune di Decollatura.

    Presenti il sindaco di Decollatura , Anna Maria Cardamone, i consiglieri regionali Mario Magno e Antonio Scalzo, i rappresentanti del CSM locale, della Provincia di Catanzaro, dei comuni del comprensorio .

    Dopo la presentazione del progetto presso la sala consiliare di Decollatura gli ospiti sono stati condotti a visitare la fattoria e a gustare i prodotti dell’ orto cucinati secondo i metodi culinari della più antica tradizione calabrese.

    Il progetto ‘ Benessere in Fattoria’, elaborato dalla Coperativa L’ Arco e finanziato dalle Politiche Sociali della Regione – afferma Aurora Mastrandrea, coordinatrice del progetto, – e’ finalizzato alla riabilitazione socio-lavorativa dei disabili psichici mediante attivita’ didattiche accompagnate da iniziative operative, lezioni tecniche di agricoltura, in modo da incoraggiare concrete possibilita’ di avvio al lavoro, anche con il coinvolgimento di aziende agricole gia’ operanti nel settore’‘.

    Per Sandro Angotti, presidente della cooperativa L’Arco “ La possibilità di dar vita ad una realtà in cui fossero valorizzate le energie lavorative e sociali dei soggetti svantaggiati, si è concretizzata grazie alla sensibilità ed alla lungimiranza degli amministratori che si sono succeduti e prodigati in uno sforzo creativo comune, sì da dotare Decollatura di un luogo di aggregazione socio culturale che continuerà a crescere, sostenuto dalla voglia di riscatto dei ragazzi e dal sostegno dei partners”.

  • ALLA “NOTTE BIANCA” DI BARLETTA

    Sabato 17 la città di Barletta si vesta da sera per il rinnovato appuntamento notturno con la cittadinanza. Si terrà infatti l’importante e coinvolgente manifestazione della “Notte Bianca”…locali aperti fino all’alba, così come tutte le attività commerciali. La particolarità della serata però è rappresentata dalla presenza in piazze e angoli di strada (particolarmente nel centro e nelle zone più trafficate) di arte esplicata in tutte le sue forme più varie…danza, complessi musicali, artisti di strade, mostre pittoriche e fotografiche…insomma una vera vetrina della parte più bella, più viva e più gioviale di questa grande e calorosa comunità.
    Quest’anno anche il “Centro Dianetics-Hubbard” si veste da sera…sarà infatti possibile entrare liberamente nel Centro, in via Cialdini, per visionare il dvd che presenta “Dianetics – la forza del pensiero sul corpo” e saranno donati omaggi (opuscoli e dvd) che spiegano chiaramente che cos’è Dianetics, come funziona, come può essere applicato; verrà anche data la possibilità di prendere appuntamento per sperimentare, in forma totalmente gratuita, una parte specifica di questa metodologia con personale altamente qualificato. E non è tutto…in uno dei punti più belli della città (nei pressi della Cattedrale S. Maria) sarà allestito un punto informativo su “Dianetics” e anche lì si potranno trovare libri, opuscoli, dvd e sarà possibile sottoporsi, sempre gratuitamente, al “Test del livello emozionale” che darà la possibilità a chiunque di capire cosa e come si nasconde dietro un’apparente situazione negativa, la forza della mente reattiva…la vera causa di ogni paura, fallimento o “incapacità” che ogni persona ha vissuto nella propria vita.
    L’invito, dunque, è valido per tutti; la “notte bianca” può diventare uno squarcio luminoso nella vita di chiunque desideri crescere, migliorare se stesso e risolvere problemi…Dianetics e tutto lo staff del Centro è a disposizione di chiunqe sia in Vial Cialdini 67/b che in Largo S. Maria (nei pressi dell’entrata del Castello).

    Mery Tuosto

    16. settembre 2011

  • BEATRICE MODELS NON E’ PIU’ DI EDOARDO COSTA

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    BEATRICE MODELS

    dal marzo 2010 non è più di Edoardo Costa

    Con la presente si precisa e si informano clienti e fornitori che Edoardo Costa non fa più parte dell’organigramma societario di Beatrice models né intrattiene più collaborazioni di alcun tipo con la suddetta agenzia da marzo 2010.

    La società Fortune fashion srl di Samuele Beraha nel Marzo 2010 ha rilevato il “solo” marchio Beatrice Models chiudendo al 100% con la gestione precedente di questo marchio storico.

    “Smacchiare il nome di Beatrice e lanciarsi in un progetto d’immagine per riportarla agli onori della cronaca, non facendo show business, urlato e ostentato, ma umilmente, attraverso un lavoro lento, avendo sempre ben chiaro l’obiettivo: riacquistare credibilità e tornare ad essere sinonimo di serietà e professionalità”, questi gli obiettivi di Samuele.

    Ufficio Stampa Opinion Leader

    Via Tadino 24

    +39 02-29517780

    Milano


  • Gli incidenti in Italia

    Da nord a sud (soprattutto nel settentrione, con Lombardia, Lazio e Veneto in testa) ogni anno gli incidenti stradali in Italia provocano circa 9.000 morti, 300.000 feriti, 20.000 disabili e 30 milioni di euro di costi sociali. Nonostante la crescente attenzione delle istituzioni al problema, si tratta di numeri enormi, che evidenziano la gravità di un problema ancora non risolto.

    Tra le cause principali degli incidenti stradali figurano il mancato rispetto delle precedenze e dei semafori (rispettivamente con percentuali del 17 e 15%) e la guida distratta e imprudente (dovuta ad esempio all’utilizzo improprio del cellulare). Soltanto Il 12% è dovuto alla velocità. A ciò occorre aggiungere tutte le concause che contribuiscono ad aggravare la situazione, come le cattive condizioni meteo, la scarsa manutenzione dell’auto e la mancata osservanza delle disposizioni del codice della strada.

    Inoltre le statistiche rilevano che,contrariamente a quanto si pensa solo il 10% degli incidenti mortali avviene sulle autostrade italiane (il primato spetta infatti alle strade urbane ed extraurbane) e le ore peggiori per gli incidenti mortali sono comprese tra le 16 e le 19 (rientro da lavoro) e non quelle notturne (a parte le famigerate stragi del sabato notte).

    Infine,nonostante il fenomeno della guida contromano provochi incidenti mortali in numero crescente, sono gli incidenti laterali a provocare il maggior numero di vittime, anche perché le protezioni sono maggiormente orientate a tutelare dai rischi frontali.

    In ogni caso, da un’attenta analisi della dinamica degli incidenti possiamo risalire a quali comportamenti – saggi e corretti – occorre mettere in atto per evitarli o ridurne al minimo i rischi. Di seguito alcuni esempi:

    Mantenere la distanza di sicurezza

    Dall’analisi risulta che molti incidenti causati da avverse condizioni meteo (ad esempio la nebbia) abbiano avuto come concausa la velocità eccessiva e il mancato rispetto della distanza di sicurezza.

    Controllo sistematico dei pneumatici

    Un controllo periodico della pressione a freddo dei pneumatici ogni due mesi, ne raddoppia la durata oltre a ridurre il consumo di carburante. Inoltre, il controllo delle scolpiture del battistrada (non inferiori a 1,6 mm) evita il fenomeno dello slittamento del veicolo sull’acqua (aquaplaning).

    Allacciare le cinture di sicurezza

    In caso di tamponamento una persona di peso medio che viaggia a una bassa velocità (30 km/h) acquista una massa di circa 5 volte il suo peso che, in caso di cinture non allacciate, andrà a schiantarsi direttamente contro il parabrezza auto, con un urto violento e le prevedibili conseguenze. L’ideale sarebbe utilizzare su tutte le strade le cinture di sicurezza in abbinamento ai dispositivi airbag. I bambini piccoli devono sempre essere trasportati negli appositi seggiolini con cintura piuttosto che tra le braccia del genitore.

    Controllo regolare della vista

    La buona salute della vista è senz’altro fondamentale quando si è alla guida. Inoltre,in base al momento della giornata la capacità visiva cambia: ad esempio al crepuscolo o di notte si può perdere anche una diottria e mezzo senza rendersene conto. È bene dunque effettuare una visita oculistica ogni anno, soprattutto dopo i 40 anni, e anche se non si ha l’obbligo delle lenti di guida.

    Niente alcolici e droghe

    Infine, ma non ultimo per importanza, è fondamentale evitare l’assunzione di alcolici e droghe, che, anche in piccole quantità, alterano le percezioni sensoriali del guidatore – in particolare la capacità visiva e la reattività – con conseguenze spesso drammatiche, dovute alla difficoltà di distinzione dei segnali e al coordinamento delle manovre. Non a caso gli incidenti più gravi avvengono di sera dopo cena o dopo la discoteca. Le stragi del sabato notte – peraltro evitabili – sono sovente il tragico epilogo di un’allegra serata tra amici.

  • Un’estate che non finisce più

    Caldo, caldo, caldo…Pare che l’estate 2011 non abbia intenzione di fermarsi e anche a settembre si toccano temperature degne di ferragosto. Le notti afose ci sorprendono ad immaginare il piacere di un inverno rigido da trascorrere davanti al calore di romantici camini o di tradizionali forni a legna, mentre fuori piove o nevica.

    Non si deve però parlare di un’estate da record, in quanto la colonnina di mercurio non ha raggiunto vette esagerate, arrivando al massimo ai 45 gradi nel sud Italia; ciò che rende più difficile sopportare questo clima è la sua durata e l’elevato grado di umidità.

    Già a fine giugno abbiamo affrontato un clima pienamente estivo e per la prima metà di luglio la situazione non è mutata; un improvviso e inaspettato abbassamento della temperatura si è manifestato nella seconda metà del mese (contrariamente alle abitudini degli ultimi anni) e ha resistito fino a ferragosto, per poi lasciare spazio ad una nuova ondata di caldo che continua nella prima metà di settembre.

    E anche quando il caldo non ha raggiunto picchi eccessivi ci ha pensato l’umidità ad alterare le nostre sensazioni; con un tasso di umidità dell’80%, manifestatasi spesso e volentieri in diverse località italiane, una temperatura di 30 gradi viene percepita dal nostro corpo come se ce ne fossero addirittura 38!

    Insomma, non rimane che aspettare il cambio di stagione; le previsioni parlano di un nuovo abbassamento della temperatura intorno al 18 settembre, ma non è il caso di cantar vittoria. Per il 22 è infatti previsto nuovamente un tempo soleggiato e stabile.

    Sarà meglio non cambiare il guardaroba!

  • L’Olocausto nazista e lo sterminio degli animali, un’analogia oscena?

    L’analogia oscena (come la definisce Enrico Donaggio in un suo saggio) è un parallelismo forte, violento.
    Consiste nell’accostare i moderni allevamenti industriali a dei lager, l’opera di sterminio animale nella contemporaneità a quella perpetrata settant’anni fa dalla Germania hitleriana.

    È un nodo scottante, che diversi autori hanno però trattato con attenzione e senza peli sulla lingua (Isaac Singer, Coetzee, Charles Patterson in Un’eterna Treblinka).
    Chiariamo subito che l’analogia oscena può essere considerata un qualcosa di stupido e provocatorio solo se il suo concetto fondante viene fraintesto, se la sua intenzione viene fraintesa.

    A fugare dubbi di un malcelato razzismo, in verità, ci vuole ben poco. Perché in primo luogo chi è stato a porre all’attenzione del pubblico questa analogia?
    Gli stessi reduci dell’Olocausto, persone che l’hanno vissuto sulla loro pelle o ne hanno sperimentato l’orrore da vicino, in famiglia.

    Gli stessi reduci ebrei.
    Da un lato, il ricorso a similitudini animali è una costante di tutti i resoconti sulle deportazioni, dall’altro l’analogia viene posta in luce, spesso, in maniera del tutto esplicita.
    Già questo fatto pone in una luce differente la questione dell’analogia oscena.
    Un autore ebreo, premio nobel per la letteratura, come Isaac B. Singer, ha ispirato con le sue affermazioni lo stesso titolo del libro di Patterson Un’eterna Treblinka.

    “Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno”.


    Ed ecco allora che quando sono i reduci dello sterminio nazista a portare all’attenzione del mondo l’analogia oscena, questa prende dei toni davvero inquietanti, impossibili da ridurre a “slogan animalista”.
    Quando loro ci dicono: sta succedendo di nuovo, solo che questa volta non siamo noi i perseguitati, il campanello d’allarme è spaventoso e suona per tutti.

    Credo che per comprendere appieno l’intenzione degli autori che hanno portato alla luce questo parallelismo, occorra tenere bene a mente la tematica della memoria.
    Dopo l’Olocausto quello della memoria è diventato un mantra: non dobbiamo dimenticare, per nessun motivo dobbiamo dimenticare quello che l’uomo è stato capace di fare, altrimenti saremo perduti.
    Ecco quindi uno dei “motori” dell’analogia oscena: si era detto di non dimenticare mai il male che siamo in grado di fare. Siamo sicuri di non aver dimenticato?

    Ma chi è che si sta macchiando di simili crimini oggigiorno? Tutta la potenza di questo accostamento, tutta la sua violenza, su chi ricade? Basta leggere le parole di Singer: nei confronti degli animali tutti sono come nazisti.
    Non è una singola nazione a perpetrare il delitto, ma tutte quelle che hanno raggiunto un certo grado di sviluppo.

    A questo si potrebbe obiettare che oggi, tuttavia, nessuno fa parte di un partito politico totalitario, che noi non siamo agenti delle SS di un’ipotetico Partito Estremista per lo Sterminio Animale, che non partecipiamo in prima persona ai delitti.
    E in effetti avrebbe ragione.
    Ma se è in atto un’opera colossale di sterminio e di dolore, nondimeno noi ne siamo coinvolti.
    Forse allora siamo come coloro che avevano, non lontano da casa, un campo di concentramento. Siamo come tutti quegli uomini che mentre il Reich perpetrava i più orrendi massacri, facevano finta di non sapere. Che volevano non sapere.

    Un autore italiano scampato al campo di Auschwitz, Primo Levi, nell’opera I sommersi e i salvati, un breve ma intenso lavoro saggistico sui lager e sulla sua esperienza personale ad Auschwitz, parla anche di questo: di chi in un certo modo era corresponsabile, di chi voleva non vedere quello che succedeva vicino la sua casa.

    Levi, per stracciare la tesi che molte persone davvero non sapessero, riporta diversi fatti a prova del contrario, fra questi, la possibilità che avevano molti abitanti della Germania di andare a prelevare a piacimento ogni genere di vestiario di poco valore dai magazzini collegati ai campi di sterminio. Come si può credere che uomini e donne che sceglievano tra migliaia di indumenti, tra migliaia di scarpe grandi medie e anche piccole, da bambino, non potessero sapere che dietro c’era qualcosa di mostruoso?

    Allo stesso modo, per quanto il paragone faccia davvero correre i brividi, chi si ritrova in un supermercato davanti un enorme banco frigo pieno di spalle, coscie, interiora e perfino cervella, e da questo banco preleva senza darsi pensiero, non può che essere considerato corresponsabile della gigantesca macchina del dolore che vi sta dietro.


    Va inoltre detto che l’analogia oscena si dispiega in modi diversi e specifici: nel modo in cui venivano trasportate le vittime, nel modo in cui venivano trattate, nelle basi ideologiche per cui chi è diverso e considerato inferiore non ha alcun diritto…


    Abbiamo citato I sommersi e i salvati di Primo Levi. Lo stesso Levi nel libro instaura spesso (ma senza teorizzarli) espliciti paragoni tra il modo in cui venivano trattati i prigionieri e gli animali. Vediamo un caso di parallelismo, a mo’ di esempio, tra i tanti che si possono incontrare nei resoconti dell’Olocausto:

    “Per noi italiani, l’urto contro la barriera linguistica è avvenuto drammaticamente già prima della deportazione, ancora in Italia […]. Ci siamo accorti subito, fin dai primi contatti con gli uomini sprezzanti dalle mostrine nere, che il sapere o no il tedesco era uno spartiacque. […] Con chi non li capiva, i neri reagivano in un modo che ci stupì e spaventò: l’ordine, che era stato pronunciato con la voce tranquilla di chi sa che verrà obbedito, veniva ripetuto identico con voce alta e rabbiosa, poi urlato a squarciagola, come si farebbe con un sordo, o meglio con un animale domestico, più sensibile al tono che al contenuto del messaggio.

    Se qualcuno esitava (esitavano tutti, perché non capivano ed erano terrorizzati) arrivavano i colpi, ed era evidente che si trattava dello stesso linguaggio: l’uso della parola per comunicare il pensiero, questo meccanismo necessario e sufficiente affinché l’uomo sia uomo, era caduto in disuso. Era un segnale: per quegli altri, uomini non eravamo più: con noi come con le vacche o i muli, non c’era differenza sostanziale tra l’urlo e il pugno. Perché un cavallo corra o si fermi, svolti, tiri o smetta di tirare, non occorre venire a patti con lui o dargli spiegazioni dettagliate; basta un dizionario costituito da una dozzina di segni variamente assortiti ma univoci, non importa se acustici o tattili o visivi […]. Parlargli sarebbe un’azione sciocca, come parlare da soli, o un patetismo ridicolo: tanto, che cosa capirebbe?”


    Vorrei concludere questo lungo post con un passaggio in cui Levi non instaura direttamente il parallelismo. Volendo, però, potrebbe farlo il lettore.

    “Ci viene chiesto sovente, come se il nostro passato ci conferisse una virtù profetica, se ‘Auschwitz’ ritornerà: se avverranno cioè altri stermini di massa, unilaterali, sistematici, meccanizzati, voluti a livello di governo, perpetrati su popolazioni innocenti ed inermi, e legittimati dalla dottrina del disprezzo”.


    Levi su questa problematica infine sospende il giudizio, lasciando al lettore il compito di pensarci su.

    E anche alla fine di questo post, in fondo, non spetta che al lettore la responsabilità di riflettere su quanto siano fondati, o meno, i criteri alla base dell’analogia oscena.

    Articolo pubblicato sul blog Animalismo e Vegetarianesimo