Categoria: Arte e Cultura

  • La storica “Milano Art Gallery” partecipa a Fiera Arte Genova

    Nel prestigioso contesto della mostra mercato d’arte moderna e contemporanea “Arte Genova” è prevista la partecipazione straordinaria della rinomata galleria milanese “Milano Art Gallery” sita in via Alessi 11, con importanti sedi affiliate a Bassano Del Grappa e a Siena. L’organizzazione è del noto manager Salvo Nugnes, agente dei vip e produttore di importanti eventi in campo artistico-culturale, che porterà come ospite speciale per l’occasione il sociologo di fama internazionale Francesco Alberoni, esperto studioso e conoscitore di educazione sentimentale e movimenti collettivi, per tenere una conferenza a tema sull’arte di amare e sul concetto di grande amore erotico, che dura nel tempo.

    Saranno presenti all’interno dello stand della galleria numerose opere di artisti di elevato calibro, tra cui gli originali dipinti della vulcanica e camaleontica Amanda Lear, star di acclarata popolarità, le raffinate creazioni scultoree di ispirazione mitologica di Luigi Galligani, le tele di Massimo Mariano, definito da Vittorio Sgarbi “Il Ligabue delle Marche”, i quadri di eclettico trasformismo materico di Alessandra Turolli e quelli di Anna Sticco, realizzati in omaggio celebrativo alla divina della lirica Maria Callas.

    Salvo Nugnes dichiara “Arte Fiera Genova è un’ottima vetrina, un’interessante opportunità per dare visibilità agli artisti e creare anche situazioni commerciali appetibili. E’ fondamentale mantenere sempre viva e costante l’attenzione sul mondo dell’arte non solo da parte degli addetti e operatori di settore, ma dell’intera opinione pubblica. Queste manifestazioni meritano certamente di essere sostenute e valorizzate al meglio, per le positive e vantaggiose finalità a cui sono orientate”.

  • Intervista di Alessia Mocci a Vittorio Giacomelli ed al suo romanzo Lo specchio di fronte

    Nel corso del racconto, protagonisti e comparse intrecciano le loro storie in maniera mai scontata. Ogni incontro toglie un velo dall’immagine esteriore degli attori, fino a farli svelare completamente. È così che personaggi impeccabili tirano fuori lati nascosti e imprevedibili.” (Il Messaggero)

    Lo specchio di fronte” è una storia di sana follia, ambientata nella Capitale e che vede come personaggi una cerchia di persone appartenenti alla Roma bene. Vittorio Giacomelli esplora per la prima volta il romanzo ed è subito successo.

    Nato ad Orbetello nel 1964, sin dalla tenera età eccelle nell’organo e successivamente con il nobile pianoforte. Vittorio coltivava un sogno che si è avverato nel 2010 con l’album “Sabbia” e nel 2011 con “Gatto nero”, entrambi distribuiti in tutto il Mondo.

    Una passione per l’arte che si materializza anche nella scrittura, sono diversi i commenti di apprezzamento per i suoi brevi racconti per bambini e ci si aspettava un grande esordio nell’editoria.

    Nel 2013 la casa editrice Intermedia Edizioni è certa che “Lo specchio di fronte” sia un grande romanzo contemporaneo di rilievo per la concretezza e per l’analisi di una società buffa, ironica che si ritrova davanti al proprio specchio interiore in abbandono dell’acquiescenza.

    Un romanzo divertente, contradditorio con tanti piccoli colpi di scena ed un intrico di storie e di personaggi degne di uno scrittore di thriller psicologici.

    Ma scopriamo assieme alcune curiosità sull’autore che con molta disponibilità ha accettato di rispondere ad alcune domande. Buona lettura!

    A.M.: Vittorio, nasci artisticamente come musicista. Inizi presto, ed ad otto anni capisci che il tuo strumento sarebbe stato il pianoforte. Da questa passione, mai abbandonata, nascono due album, “Sabbia” e “Gatto nero”.

    Vittorio Giacomelli: La passione per la musica mi venne trasmessa da mio zio, un uomo speciale, un religioso missionario Salesiano. Lui oltre che teologo era maestro di musica, il mio cammino musicale lo iniziai ad otto anni con lo studio dell’organo da chiesa, strumento che presto sostituii con il pianoforte. Altri miei amici intrapresero lo studio della musica e un bel giorno decidemmo di formare una band. Nel 2010 iniziammo la registrazione del primo album “Sabbia”, altro non è che un viaggio nel mondo dell’amore. È un album al quale sono molto legato, è molto curato nei testi e negli arrangiamenti, lo definirei “Magico” ha la capacità di trasportare l’ascoltatore in una dimensione surreale dove gli sarà facile rivivere e condividere esperienze comuni a tutti. L’anno dopo registrammo “Gatto nero” con undici brani, un misto fra Rock, acide jazz, pop, e funkay, un album molto articolato e ricco di contenuti socio politici contemporanei, e non privo di storie d’amore. Gli album sono distribuiti in tutto il mondo dalla piattaforma Zimbalam, che raggruppa tutti i distributori musicali, inoltre si possono vedere alcuni video su Youtube semplicemente scrivendo il mio nome.

    A.M.: “Lo specchio di fronte” è il tuo primo romanzo. Ti ricordi il momento in cui è stato chiaro nella tua mente che la storia che stavi immaginando sarebbe poi diventata un libro?

    Vittorio Giacomelli: La storia del romanzo è sempre stata chiara nella mia mente, come chiaro è sempre stato il ruolo di ogni singolo personaggio. Il mio intento era quello di scrivere una storia contemporanea capace di coinvolgere il lettore a tal punto da dargli l’impressione di poter cambiare il corso degli eventi. Credo di esserci riuscito.

    A.M.: I personaggi de “Lo specchio di fronte”, sia principali che secondari, presentano un intreccio impeccabile, mai scontato. È stato complesso intersecare le loro vite?

    Vittorio Giacomelli: Le vite dei personaggi dovevano non solo camminare parallele ma anche interagire continuamente fra loro, è stato un lavoro complesso e faticoso, i personaggi, ognuno con il suo ruolo dovevano approdare ad una meta, non dovevano essere scontati o complicati, in più alcuni di loro hanno dovuto affrontare un cammino che li ha portati a fare scelte dall’etica discutibile, il tutto per lasciare libera interpretazione al lettore su ciò che è giusto o sbagliato.

    A.M.: Le loro vite sono contaminate da una buona dose di follia, pensi che ognuno di noi nella vita reale abbia una certa quantità di pazzia incorporata?

    Vittorio Giacomelli: La storia anche se rivista e corretta nasce da una serie di confidenze a me fatte da uno svariato numero di persone, tutte appartenenti alla Roma bene. Un concentrato di èlite che trascorre le vacanze estive in una mia struttura balneare. Posso dire che “Lo specchio di fronte ” contiene molta verità.

    A.M.: Qual è la percentuale di Vittorio Giacomelli nel libro?

    Vittorio Giacomelli: In quanto trama di mio non vi è nulla, ma per quanto riguarda le scelte decisionali, cioè la giusta strada da percorrere c’è una grossa percentuale!

    A.M.: Si può dire che “Lo specchio di fronte” sia il tuo primo libro, ma sei conosciuto anche come scrittore di storie per bambini. Hai lasciato definitivamente il progetto delle brevi storie, oppure è solo una pausa?

    Vittorio Giacomelli: Le storie da bambino ci saranno sempre, fanno parte della mia vita. Ti confesso che trovo più difficoltà nello scrivere storie per piccoli che un romanzo per grandi.

    A.M.: Compositore, musicista, scrittore ed imprenditore. Qual è il tuo segreto? Hai venduto l’anima al diavolo?

    Vittorio Giacomelli: No non ho venduto nessuna anima! È la passione per ciò che faccio che mi permette di riuscire a far combinare tutte queste cose.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Intermedia Edizioni? La consiglieresti?

    Vittorio Giacomelli: Con la mia casa editrice la Intermedia Edizione mi trovo molto bene, sono persone serie e molto professionali ed inoltre hanno da subito creduto nel mio modo di scrivere.

    A.M.: Hai in programma delle presentazioni de “Lo specchio di fronte” in qualche città italiana?

    Vittorio Giacomelli: Per “Lo specchio di fronte” nessun programma, ce ne sono già state molte, ma per il suo seguito “La grande sfida” sì, sicuramente la prima si svolgerà a Porto Ercole presso la mia spiaggia, e come per “Lo specchio di fronte” inviterò amici del mondo della musica con i quali suoneremo alcuni pezzi.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Vittorio Giacomelli: “Qualunque cosa chiederai al padre mio nel mio nome, egli te la concederà.” Gesù Cristo

    Written by Alessia Mocci

    Addetta Stampa

    Info

    https://www.facebook.com/vittorio.giacomelli.3

    https://www.facebook.com/pages/LO-Specchio-DI-Fronte/1445118082379071

    http://www.intermediaedizioni.it/index.php

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/02/08/intervista-di-alessia-mocci-a-vittorio-giacomelli-ed-al-suo-romanzo-lo-specchio-di-fronte/

  • Continua il grande successo alla “Milano Art Gallery” della mostra di Roberto Lando organizzata dal manager di Promoter Arte Salvo Nugnes

    Si registrano degli ottimi consensi di pubblico e di critica per la mostra “Flusso Creativo” del poliedrico pittore veneto Roberto Lando nello storico contesto della “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano, con l’organizzazione del noto manager agente dei vip Salvo Nugnes. L’esposizione a grande richiesta sarà prolungata fino a domenica 2 marzo con ingresso libero per le visite.

    L’organizzatore Salvo Nugnes commentando lo stile artistico di Lando afferma “Considero Lando un artista moderno, che unisce l’estemporaneità dell’ispirazione alla consapevolezza tecnica dei mezzi espressivi e della potenzialità del colore. Le sfumature cromatiche sono ben studiate e calibrate e mai utilizzate con casuale banalità, allo scopo di riprodurre un equilibrio di variopinte armonie. Colore e segno dialogano in un susseguirsi di sovrapposizioni e stratificazioni. La cromia e il segno si mescolano e si fondono, amalgamandosi in un insieme astratto e di elevata valenza artistica, inserito in un movimento dinamico, capace di infrangere le barriere del conosciuto e del razionale per arrivare ad esplorare nuovi livelli e piani creativi“.

    Sul concetto d’arte Lando dice “L’arte è una creatività, che bisogna avere dentro, qualcosa di -strano- che arriva quando meno te lo aspetti. Quando cerchi qualcosa non la trovi, ma la trovi proprio quando non la cerchi“.

    E aggiunge “La passione per l’arte c’è sempre stata dentro di me fin dalla tenera età e nel 1972 ho iniziato il mio percorso allestendo le prime mostre“.

  • Intervista a Salvo Nugnes manager e produttore di grandi eventi sul successo del Museo Nazionale Ferroviario inaugurato a Pietrarsa –Napoli-

    1) Come concepisce questa importante iniziativa museale prima in Italia, che sta ricevendo ottimi consensi dai numerosi visitatori?

    Questo museo è certamente una novità di pregevole rilevanza per l’Italia, che rientra in un altisonante progetto di valorizzazione globale del nostro eterogeneo patrimonio storico, in cui si può a buon conto includere tutto il materiale appartenente all’apparato tecnico, ingegneristico e industriale del gruppo Fondazione Ferrovie dello Stato italiane. L’esposizione vanta già un notevole successo, con più di mille persone in visita il giorno inaugurale e un’affluenza di pubblico, che si mantiene costante e continuativa e coinvolge anche gruppi di studenti, scolaresche e numerosi turisti provenienti dall’estero.

    2) Cosa l’ha maggiormente colpito durante la visita al museo?

    Innanzitutto, le dimensioni della struttura ospitante sono notevoli, con 36mila metri quadrati è una delle più vaste aree ferroviarie espositive esistenti al mondo. Tutti i pezzi sono di forte interesse e mi hanno particolarmente colpito la riproduzione fedele della locomotiva Bayard, che ha trainato il treno inaugurale della tratta Napoli-Portici nel 1939, lo splendido modello plastico Trecentotreni e la sontuosa carrozza n.10 dell’ex treno reale.

  • Il manager di Promoter Arte Salvo Nugnes sulla nostra dedicata a Leonardo Da Vinci: “La mostra è un’immersione virtuale nel mondo del sommo maestro ar

    Si è registrata un’affluenza record di pubblico di 90mila visitatori nei primi quattro mesi per la mostra “Leonardo3. Il mondo di Leonardo” allestita fino al 28 febbraio nel contesto delle ottocentesche sale del re, in galleria Vittorio Emanuele a Milano.

    Per spiegare il clamoroso successo di questa iniziativa, il rinomato manager produttore di grandi eventi Salvo Nugnes, afferma “La mostra è un percorso avvincente, un’immersione virtuale nel mondo del sommo maestro artista, ingegnere e scrittore. Sono visionabili speciali modelli ed esperienze interattive in 3d, con pezzi presentati in anteprima mondiale e geniali rarità leonardesche. Ci sono oltre 200 macchine interattive, modelli fisici spesso mai ricostruiti prima, come la clavi-viola, il leone meccanico, l’automobile-robot, il cavaliere- robot, la bombarda multipla e tante altre fantasiose meraviglie fantastiche“.

    E proseguendo sottolinea “Inoltre, ci sono molte vere ricostruzioni, in modelli fisici, di progetti leonardeschi inediti o noti, realizzati in anteprima mondiale in base ai disegni originali di Leonardo, che mostrano la sua modernità visionaria. Tra queste il “sottomarino meccanico” la “macchina volante di milano” il “cubo magico” la “libellula meccanica” e persino la “macchina del tempo”. A queste spettacolari creazioni sono affiancate delle esperienze multimediali interattive per conoscere tutti gli aspetti progettuali“.

    Nugnes ricorda, che è presente anche l’Ultima Cena in “restauro digitale” un eccelso capolavoro, del quale è possibile per la prima volta scoprire le cromie e i colori ormai andati perduti, attraverso l’innovativa versione digitalizzata e sono stati predisposti degli appositi laboratori per bambini e famiglie, in cui i piccoli visitatori possono divertirsi nello sperimentare l’assemblaggio delle ingegnose macchine leonardesche digitali e stampare il proprio simbolico certificato di inventore.

  • Intervistato il manager produttore di Promoter Arte Salvo Nugnes sull’eccezionale quadro “La ragazza con l’orecchino di perla”

    In occasione dell’eccezionale esposizione del famoso quadro del maestro Johannes Vermeer dall’8 febbraio al 25 maggio nello storico contesto di Palazzo Fava a Bologna, abbiamo interpellato il manager Salvo Nugnes, produttore di grandi eventi in campo artistico-culturale, per rilasciare un suo esperto parere sull’incantevole dipinto.

    1) Come concepisce questa straordinaria opera?

    “La ragazza con l’orecchino di perla” nota anche come “La ragazza con il turbante” si colloca tra le più significative icone pittoriche della storia dell’arte.

    E’ unanimemente considerata tra le creazioni più conosciute e rinomate insieme alla Gioconda di Leonardo e all’Urlo di Munch. Questa è un’opportunità assai rara per ammirarla da vicino in tutto il suo intrigante splendore, poiché il suo arrivo in Italia è frutto di una lunga trattativa durata due anni, con il celebre museo Mauritshuis dell’Aia, che custodisce i tesori di sommi artisti come Vermeer e Rembrandt. Infatti, il pubblico ha dimostrato di aver compreso da subito l’occasione unica e speciale e le prenotazioni sono state numerosissime già da inizio prevendita biglietti a novembre scorso.

    2) Quali sono le caratteristiche distintive, che emergono in questo dipinto?

    E’ senza dubbio uno dei capolavori più rappresentativi della Golden Age della pittura olandese, di eccelsa elaborazione. Il volto spicca in tutta la sua candida bellezza di magnifico stupore da uno sfondo nero, che però non è quello originale, in quanto nel 1994 è stato compiuto un radicale restauro e si è scoperto, che nel dipinto lo scenario era di colore verde smeraldo. Poi, è emerso, che il turbante bianco e turchese, che cinge il capo della giovane donna raffigurata non è un copricapo di abituale utilizzo nell’olanda dell’epoca, ma Vermeer si è ispirato prendendo spunto da un’opera del suo contemporaneo Michael Sweerts. Colpisce l’incredibile capacità di Vermeer di conferire all’insieme un effetto di tipo tridimensionale, che raggiunge l’apice nei dettagli più minuziosi e particolareggiati, come ad esempio nei piccoli punti luce all’angolo della bocca e nelle luminescenze ammalianti dell’orecchino con la forma di perla a goccia.

    3) Ma che notizie si hanno sull’identità della ragazza immortalata nel quadro?

    Ci sono vari segreti ancora rimasti celati dietro questa esotica e misteriosa “tronie” che consiste nella tipizzazione di un volto, realizzata comunemente su commissione nell’olanda del ‘600. Il primo interrogativo riguarda proprio l’identità dell’affascinante ragazza ritratta. Del suo autore Vermeer, soprannominato la “Sfinge di Delft” si conosce ancora oggi molto poco e risulta quindi difficile identificare con esatta precisione i personaggi protagonisti delle sue opere. La tesi più accreditata ipotizza, che il pittore si sia ispirato alla giovane figlia Maria, lasciando spazio all’estro creativo per evocare il suo ideale di innocenza. Ma si pensa possa essere anche una fanciulla del popolo, la sua serva personale presa a modella per l’occasione.

    4) Quali altri dipinti è possibile ammirare a Palazzo Fava?

    Sono esposti altri 40 quadri di illustri artisti, che offrono una carrellata completa dell’epoca della Golden Age in Olanda, come i 4 maestosi Rembrandt visibili in tutta la loro meravigliosa suggestione.

  • Firenzemadeintuscany racconta una visita speciale alla Galleria dell’Accademia

    Una visita esclusiva per Firenzamadeintuscany alla scoperta dei suoi tesori, sotto la guida del suo direttore, Angelo Tartuferi.

    cose da vedere a Firenze Sempre alla ricerca di itinerari particolari ed originali, la redazione di Firenzemadeintuscany racconta una visita speciale alla Galleria dell’Accademia, alla scoperta dei suoi tesori, sotto la guida del suo direttore, Angelo Tartuferi.
    Questa visita speciale, comincia una calda mattina di settembre con una fila immensa all’entrata e 4500 prenotati per la giornata, quando gli inviati della redazione arrivano alla Galleria dell’Accademia con la decisione di non considerare la statua del David di Michelangelo, fantastica star di questo luogo meraviglioso, come unica protagonista del tour. Infatti, la Galleria è meta privilegiata a Firenze da ogni parte del mondo, proprio per la statua del David, oggi come nel 1873, anno in cui fu trasportata dopo 350 anni in Piazza della Signoria e, proprio per questo, si corre il rischio di non guardare con la dovuta attenzione gli altri capolavori presenti in Galleria, dalle straordinarie opere di Botticelli, Ghirlandaio, Lippi, Paolo Uccello al Pontormo, gli Allori, le sculture di Bartolini, gli splendidi fondi oro di Lorenzo Monaco, quelli dei grandi autori del ‘300 e del ‘400 e molto altro.
    A guidare la redazione di Firenzemadeintuscany in questa visita speciale c’è Angelo Tartuferi, direttore della Galleria dallo scorso maggio, medievalista e studioso. La redazione lo incontra nel suo studio di questo edificio incastonato tra l’Accademia di Belle Arti e il conservatorio Luigi Cherubini, dove un tempo sorgevano gli antichi edifici dell’Ospedale di San Matteo e del Convento di San Niccolò di Cafaggio.

    La visita comincia parlando proprio di Michelangelo: il prossimo febbraio sarà dedicato alle celebrazioni per i 450 anni dalla morte dell’artista. L’Accademia dedicherà una mostra all’immagine del David nell’arte attraverso i secoli con capolavori del ‘600, vedutisti del ‘700 e dell’800, ma anche grandi nomi del panorama contemporaneo che nel tempo si sono confrontati con questa meravigliosa scultura, da Passignano, Delacroix, Mapplethorpe , Viola: la redazione prova ad immaginare qualche nome senza avere una conferma certa dal direttore, che preferisce mantenere il riserbo sull’evento, almeno per adesso.
    Andando verso le sale dedicate al tardo Trecento e a Lorenzo Monaco, si ha la possibilità di riflettere con il direttore su quanto l’ombra di Michelangelo domina questo luogo, comunque la si voglia vedere. Salendo al primo piano si è rapiti dai fondi oro che nel loro insieme costituiscono una delle raccolte più importanti del mondo e da uno spettacolare esempio di opus florentinum in ricamo, un paramento anticamente collocato sull’altare maggiore di Santa Maria Novella. E’ talmente bello che non è possibile descriverlo ed è impossibile anche riuscire a rendere lo stupore che crea in chi lo guarda per la perfezione tecnica, stilistica e lo stato di conservazione.

    Si arriva nella sala attigua dove si possono ammirare le opere di Lorenzo Monaco. Sono tutte meravigliose ma per comprenderne il valore basta soffermarsi sull’Annunciazione e i santi Caterina d’Alessandria, Antonio abate, Procolo e Francesco d’Assisi. L’angelo di fronte alla vergine è un capolavoro contemporaneo per leggerezza, accostamento dei colori e tratto. La visita continua scendendo al piano inferiore, mentre Tartuferi spiega con entusiasmo il nuovo corso del museo sotto la sua guida : “Voglio puntare molto sull’accoglienza : servizi rapidi e efficienti, personale gentile e disponibile , zone di sosta per i turisti che hanno terminato la visita”.
    Altro passo imminente, il riallestimento della Sala del Colosso, dove al centro cattura l’attenzione il modello in “terra cruda” del Ratto delle Sabine di Giambologna: realizzato tra il 1579 e il 1580 è tra i più antichi originali in scala 1:1 che si siano conservati in tutto il mondo. Intorno ci sono i dipinti di Botticelli, Ghirlandaio, Lippi, padre e figlio, Paolo Uccello in un tripudio che solo Firenze può donare. Alcuni oggi sono posizionati un po’ alti, da qui la necessità di rivederne la disposizione.

    Dalla Sala del Colosso si accede al Museo degli Strumenti Musicali, tutti provenienti dalle collezioni private dei granduchi di Toscana, Medici e Lorena, raccolti tra la seconda metà del secolo XVII e la prima metà del XIX. Tra questi spiccano: la viola tenore di Antonio Stradivari, un violino di Stradivari del 1716 e un violoncello di Niccolò Amati del 1650 e un primo esempio di forte-piano introvabile. Il direttore racconta in anteprima un bellissimo progetto: “ Stiamo raggiungendo un accordo con la scuola di musica qui accanto per far suonare ai ragazzi in alcuni momenti speciali gli strumenti in mostra all’Accademia”.
    Se le stanze dedicate alla Gipsoteca di Bartolini sono un quinta scenica di eccezionale bellezza al di là del valore delle singole opere, la Galleria dei Prigioni è da capogiro: le 4 statue di Michelangelo, il capolavoro di Pontormo con Venere e Cupido, la cortigiana del Ghirlandaio che ti guarda ammiccante. La visita giunge quasi alla fine, ripassando più volte di fronte al David che, pur guardando da lontano, senza essere considerato dall’inizio unico protagonista , s’impone in tutta la sua superba Bellezza.

  • Milano, la curiosa mostra sull’arte e la scienza del gusto commentata dal manager di Promoter Arte Salvo Nugnes

    “E’ certamente un appuntamento, che incuriosisce e interessa non soltanto gli addetti di settore, ma anche l’opinione pubblica in generale, questo progetto espositivo realizzato dalla triennale di Milano, in cui l’evoluzione dei tempi moderni lancia la sfida alla tradizione”.

    Così il noto manager produttore di grandi eventi, nonché agente di nomi di spicco della cultura, esordisce per esprimere le sue riflessioni sulla mostra “Gola. Arte e Scienza del Gusto” allestita fino al 12 marzo all’interno di cinque ambienti predisposti per offrire ai visitatori un percorso completo e coinvolgente.

    Nugnes afferma come “E’ un’ottima occasione per analizzare ed esplorare le modalità in virtu’ delle quali le intuizioni dell’arte contemporanea si intrecciano ai complessi e articolati meccanismi evolutivi celati dietro il piacere connesso al cibo, dove il gusto assume la connotazione simbolica di ingrediente chiave della vita”.

    E sottolinea “Quando l’arte incontra la scienza nel piacere della tavola, è positivo anche individuare un filo conduttore per fare emergere le attuali tematiche sui gravi problemi di salute diffusi nella società dell’opulenza alimentare sfrenata e sui disturbi legati al rapporto con il cibo, stimolando un costruttivo approfondimento sulla delicata questione del connubio tra piacere e corretta nutrizione”.

  • Agenzia Promoter: Roma, l’imperdibile mostra fotografica di Herbert Ritts raccontata dal manager agente dei vip Salvo Nugnes

    Un imperdibile appuntamento quello della mostra “Piena di luce”” dedicata al leggendario maestro Herbert Ritts

  • Il Barocco: filosofia, stile e politica

    Il barocco è una corrente di pensiero nato nel XVII secolo a Roma che si concretizzò nella musica, nella letteratura, nella pittura e nell’architettura di quell’epoca. Nel ‘600, la dottrina cattolica era fortemente in crisi, messa in ginocchio, da una parte, dai movimenti riformisti inaugurati da Lutero nel 1517 e, dall’altra, dai continui progressi delle scoperte scientifiche, sotto la spinta di personaggi come Galileo Galilei, Isaac Newton, Francis Bacon, Cartesio e tantissimi altri.

    In pratica, la Chiesa di Roma si trovò nella necessità di arginare due nuovi pilastri ideologici come la scienza e le nuove religioni protestanti, entrambi posti in netta contrapposizione con lo strapotere del papa. Per cercare di risanare l’immagine della propria chiesa, venne promosso uno stile artistico in grado di comunicare e trasmettere l’imperiosità e lo splendore della chiesa cattolica, attraverso forme arzigogolate, espedienti tecnici e stilistici, soluzioni sperimentali e creazioni ricche di bizzarria ed estro. Tali concezioni si declinarono in maniera diversa nelle diverse forme d’arte: la letteratura divenne un vero e proprio gioco di fascinazioni e fantasticherie oniriche e piene di fascinazioni retoriche; sulle stesse suggestioni viaggiava la musica barocca, in cui principale obiettivo era quello di sorprendere, attraverso una vera e propria rivoluzione ritmica che si concretizzò in opere asimmetriche, sfarzose e dirompenti.

    È soprattutto nelle arti figurative, ed in particolare nell’architettura, che il barocco si manifestò a più ampio spettro, potendo contare sulla forza propulsiva dell’immagine e sull’estro dei più grandi artisti dell’epoca. Le forme più elaborate e inafferrabili, unite al fascino di materiali intensi e docili come la pietra leccese, produssero opere imponenti e grandiose, come testimonia l’intera produzione del Bernini, il più grande esponente della corrente architettonica barocca. Sia gli interni che gli esterni barocchi si caratterizzano per un’abbondanza a tratti esasperata di abbellimenti e arabeschi, senza che alcuna spazio disponibile venga mai sprecato e nel pieno rispetto dell’horror vacui, il canone che condannava ogni vuoto. Marmo, legno, pietra leccese, hanno così prodotto opere che, sebbene non rappresentino un canone universalmente apprezzato, sono innegabilmente coinvolgenti sotto il profilo emotivo, e rappresentano fotografie eccezionali e immortali dello spirito del loro tempo.