Categoria: Arte e Cultura

  • Intervista di Alessia Mocci a Mariuccia Gattu Soddu ed al suo libro Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia

    Cinquant’anni fa la vita sociale del mio paese, e forse dell’intera Sardegna, infatti, era ancora in

    stretto rapporto con la vita del Medio Evo e, per certi aspetti, anche con la vita dell’epoca romana:

    schiettezza linguistica, semplicità di costumi, credenze, rituali e abitudini legati al mondo

    agropastorale, strumenti e modalità di conduzione del lavoro artigianale e così via…

    Una Sardegna immacolata descritta grazie ai ricordi dell’autrice Mariuccia Gattu Soddu, un’isola nella quale il tempo si era fermato da centinaia di anni. Un popolo che non curante del Continente coltivava la sua cultura millenaria da generazioni e generazioni.

    Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia”, pubblicato nel gennaio 2014 con la casa editrice TraccePerLaMeta Edizioni, è un viaggio nella storia di un piccolo paese, Orune, già citato nel titolo del libro. L’autrice, con lo scorrere delle pagine, rivela una realtà curiosa che nasce dai ricordi dell’autrice, ricordi di conversazioni con la madre e con gli abitanti del paese.

    Un libro rivelazione viste le informazioni presenti di carattere linguistico (infatti sono diverse le spiegazioni presenti che esplicano il significato di nomignoli antichi) e storico (anche grazie agli excursus sulla Seconda Guerra Mondiale).

    Mariuccia Gattu Soddu è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua recente pubblicazione. Una curiosità che voglio lasciarvi è che la fotografia presente nella copertina del libro è stata scattata nel 1985 e pubblicata sull’Unione Sarda. Buona lettura!

    A.M.: “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia”, un titolo che centra l’argomento di ciò che i lettori potranno assaporare. Come nasce l’idea di pubblicare, citando Luciano Piras, “un saggio che saggio non è, un romanzo anche se non è romanzo”?

    Mariuccia Gattu Soddu: “… bisogna che ci sia uno che ti raccolga, ti resusciti, ti racconti a te stesso e agli altri come in un giudizio finale.” – “Il giorno del giudizio” – Salvatore Satta – Parte seconda

    A.M.: Una dedica importante: a mamma e babbo. Da mamma, da figlia, da moglie, raccontaci un aneddoto sulla tua famiglia a te caro.

    Mariuccia Gattu Soddu: Ero lontana da casa quando frequentavo la prima media e mi sentivo sola, abbandonata, fragile ed indifesa. Venne un giorno mio padre a prelevarmi da scuola. Provai una gioia indicibile perché, finalmente, le mie compagne potevano vedere che anche io avevo il mio “Gigante”, e che gigante! Con la mia mano nella sua mi sentivo sicura e continuai a sentirmi così anche quando seppi dove, purtroppo, eravamo diretti: alla camera mortuaria del vecchio ospedale di Nuoro. Lì mio padre doveva identificare, prima della sepoltura, la salma di un giovane parente, i cui genitori non erano in grado di farlo in quanto molto prostrati dal dolore. Il luogo era lugubre e tetro e, paradosso, sembrava che l’unica fonte di calore fosse quel corpo inanimato che stava dentro una bara. Quando ci avvicinammo a questa, babbo con la sua mano, che percepii percorsa da un fremito, strinse la mia fin quasi a farmi male e mi disse, con la voce interrotta dalla saliva che gli si fermava in gola:”Non timas chi ja’ ses chin mecus!“(Non temere che già sei con me!). Voleva infondermi coraggio e, infatti grazie a ciò, non provai alcun timore. Solo nella mia tarda età (babbo allora aveva trentasei anni e, purtroppo, morì prima di compiere i cinquanta), riflettendo su sensazioni e sfumature di allora, non sufficientemente da me recepite, mi son spesso domandata, con tenerezza mista a rimpianto: Fra il Gigante e la bambina, chi dei due aveva più bisogno di incoraggiamento e protezione?… Io, alla luce della mia esperienza, la risposta ce l’avrei… E voi?…

    A.M.: La scelta di accompagnare il sardo all’italiano. Un modo per far conoscere l’arcana cadenza poetica della Sardegna anche nella penisola?

    Mariuccia Gattu Soddu: Per me è una rivalsa in quanto a noi sardi è sempre stata inculcata l’idea che la nostra non fosse una lingua ma una espressione dialettale di basso livello e chi, fra i nostri colonizzatori, a vario titolo, comandava ne vietava l’uso soffocando così la nostra naturalezza e con essa i nostri sentimenti e la nostra grande, seppur arcaica, cultura. Mi rammarico di non aver parlato in sardo con i miei figli quando erano piccoli ma allora mi avrebbero tacciato di snobismo, dato il posto occupato da me e mio marito nella scala sociale, in quanto, agli occhi di tutti, persone di cultura, per quanto modesta. E, comunque, io penso in sardo e non sempre trovo in italiano parole adatte ad esprimere i miei sentimenti, anche se ho sempre fra le mani il miglior vocabolario di lingua italiana, oltre che tanti vocabolari di lingua sarda. Ora che, finalmente ho capito e superato i complessi di inferiorità creatimi, nell’infanzia, da chi denigrava il sardo, grazie alla conoscenza, in qualità di insegnante di quarantennale esperienza, di tutti i metodi di apprendimento, sto “sardizzando” i miei nipotini e sto ottenendo risultati lusinghieri.

    A.M.: “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia” traccia il ricordo antico di alcuni soprannomi sardi con la spiegazione del loro significato, come ad esempio “Zi’ ispiridada bie mortos” (Signora spiritata vedi morti) che serviva anche come capro espiatorio per alcuni delitti di Orune. Che cosa succedeva esattamente nel paese?

    Mariuccia Gattu Soddu: Il nesso fra “sar ziar bie mortos“(le signore vedi morti) ed alcuni fatti di sangue è sempre stata la credulità popolare e quel vento tempestoso definito “petharju” (rapace) che rendeva più aggressive certe persone, favorendo pulsioni omicide. Da qualche parte ho letto che anche in Cina soffia spesso un vento simile con gli stessi effetti di quello che soffia ad Orune. La fragilità cerebrale di certe vecchie arteriosclerotiche, proprio nelle notti di vento, le portava a dialogare da sole, ma a botta e risposta con cambio alternato di voce, con persone già decedute, facendo tremare di paura chi le sentiva e che, poi, ad eventi tragici avvenuti, metteva in correlazione i due fatti, con la complicità della credulità altrui. Per quanto riguarda i soprannomi c’è da dire che nessuno ne era immune anche perché entrava in gioco il cambio di pan per focaccia. Ed eccone alcuni, fra i tantissimi che ho raccolto in un quaderno di appunti: Ancar de lepa, gambe di coltello a serramanico; acconza paracquas, aggiusta parapioggia; archiler de arzone, garretti di roncola; ancar de pirottu, gambe di stuzzicadenti; burbi sicca culu ‘e nudda, vulva secca culo di niente cioè sterile; boddaobu, sesso a uovo: bucca ‘e mazzonera iscusserta, bocca di trappola per volpi rovinata; cras cochimus, domani cuociamo (il pane); caca ridenne, defeca ridendo; caca untanas, caga fontane; conca ‘e brunillu, testa di tostacaffè; cabanor de odde, guance di mantice; poddicher de avateca, dita di fave col baccello; Jubanneddu ‘e sa luche, Giovannino della luce cioè lettore dei contatori; su zeraballu iscussertu, l’amanacco guasto; su rimitanu imbeleschidu, il pezzente avido recidivo; su priucu ingrassadu, il pidocchio ingrasssato; orcor de culu ‘e pudda, occhi di culo di gallina; iscaddica canes, interrompiaccoppiamento cani … (non è possibile trascriverli tutti, ma sappiate che a monte di ognuno c’è un aneddoto!)

    A.M.: Nel libro, si parla di una terrificante Seconda Guerra Mondiale, vissuta nella paura e nel razzismo. Cos’è accaduto alle persone di fede ebraica di Orune?

    Mariuccia Gattu Soddu: Gli Orunesi si sono sempre contraddistinti per l’ospitalità e la pietà verso i derelitti ed i bisognosi; hanno sempre considerato l’ospite sacro al punto che nel passato alcune faide hanno avuto origine in seguito alla morte di qualche forestiero coinvolto suo malgrado in risse scoppiate fra ubriachi. Quindi, stando a quanto raccontano gli storici sardi, già dai tempi dei tempi Orune diede ospitalità ad Ebrei che si inserirono talmente bene in mezzo al popolo da abbracciarne usi e costumi fino a non distinguersi più fra loro quelle che allora venivano definite razze diverse. Sembra che molti cognomi orunesi siano addirittura di origine ebraica e fra essi anche quello di mia madre (Pala) e della mia bisnonna paterna (Tola). Nemmeno in piena seconda guerra mondiale, quando dovunque si parlava di Deportazione, nessun orunese fu additato e meno ancora discriminato come ebreo anzi veniva ammirato un imprenditore nuorese, che tutti sapevano essere ebreo, anche se veniva tacciato di avarizia come tutti gli altri immaginari ebrei. Nessuno ha mai pensato, inoltre, che la religione degli ebrei fosse diversa perché la nostra religiosità si basava sul sentimento, l’amore, la pietà, la carità e chi provava tutto questo era amico dell’altro e insieme eran figli di Dio. Se, infine, qualche diversità nei riti poteva manifestarsi, come scandalizzarsi se si pensa che ai miei tempi si giurava ancora sul fuoco e sul cibo e se si ricorreva a “sos berbos”, preghiere contenute in speciali cassettine, fra reliquie varie, per annullare fatture e magie? La mia famiglia, dalla bisnonna di mio marito, ne ha ereditato una il cui coperchio ha tante stelle incise… La darò a qualche museo…

    A.M.: Il fascismo e Mussolini. Nel testo scrivi a proposito della morte del Duce ed è illuminante ciò che ne traspare: un popolo che non ha festeggiato né per la presa del potere né per la morte di un uomo che ha profondamente cambiato l’Italia e non solo.

    Mariuccia Gattu Soddu: Io avrei poco da aggiungere a quanto già da me riferito nel mio libro e tutto quello che ora scriverò è conoscenza acquisita, oltre che dai racconti di mia madre, anche dal libro “Poesia Orunese e Storia Locale” pubblicato dall’Amministrazione Comunale di Orune e che è l’opera vincitrice del concorso bandito nell’anno 1987 – 88 per gli alunni della scuola elementare e media di Orune e i cui autori sono gli alunni e le insegnanti coordinatrici Sandra Arridu e Giovanna Arridu: Orune, nel 1924, dava a Mussolini la cittadinanza onoraria…. delibera: “Preso atto delle manifestazioni di ammirazione e di stima che tutti gli abitanti di questo comune hanno dimostrato a favore di S. E. il Presidente del Consiglio dei Ministri; considerato che tutta la popolazione provata da tanti sacrifizi, ottiene il massimo soddisfacimento offrendo a S. E. il P. del Consiglio dei Ministri la cittadinanza onoraria, delibera di concedere la cittadinanza onoraria a S. E. il Salvatore dell’Italia dalla follia bolscevica, il valorizzatore della nostra vittoria…“. Orune acclamava il Duce ma intanto la popolazione continuava ad essere provata dai sacrifici e dalla fame (nel libro citato sono riportate poesie comiche, e tragiche a un tempo, su quella fame). Durante la guerra di Spagna molti Orunesi (e fra essi anche mio nonno materno, che fu ferito), convinti dal Duce della sacralità di questa guerra, partirono volontari a combattere e qualcuno non tornò più perché in questa guerra perse la vita. Quando mio nonno tornò dalla guerra di Spagna mi portò in regalo un presepe di cui faceva parte un bellissimo gallo dalle piume colorate.

    A.M.: Una protagonista essenziale del libro è tua madre, ti rammarichi di non aver chiesto abbastanza, di non esserti informata maggiormente quando era in vita, ma ciò che tua madre ti ha lasciato è un patrimonio da salvaguardare. Una curiosità: com’è stato per tua madre esser, a quell’epoca, figlia di due divorziati?

    Mariuccia Gattu Soddu: Avrei preferito sorvolare su questo argomento che per il mio clan, e in specie per mia madre, è sempre stato tabù per cui non so fino a quale punto l’unica zia rimasta possa essermi grata per averlo infranto. Mia madre ed i suoi quattro fratelli di primo letto, portavano solo il cognome paterno e risultavano, nei documenti ufficiali, figli di madre ignota, cosa di cui si vergognavano. Per non profanare il pudore di mia madre, il suo disagio e la sua sofferenza, in quanto protagonista di una storia dolorosissima a quei tempi per la sua unicità, vi dirò solo che la mamma le mancò e che i primi due anni della sua adolescenza furono terribili anche se tutti le dimostravano tantissimo affetto (potrei scrivere un vero romanzo se decidessi di raccontare ciò che mia madre mi ha sempre raccontato…). Sappiate, però, che le due nuove famiglie furono una famiglia sola (oggi si direbbe allargata) dove tutti si volevano bene e condividevano sentimenti ed emozioni anche se i capostipiti principali non si rivolsero mai più la parola ed evitarono sempre di incontrarsi persino per la strada.

    A.M.: “Ricordi di Sardegna: Orune nel cuore e nella storia” è fondamentalmente diviso in due parti, una prima parte introduttiva e specifica di argomentazioni che riguardano Orune ed, una seconda parte decisamente più poetica. Quanto è importante la poesia per te ed in generale per l’umanità?

    Mariuccia Gattu Soddu: Oggi pochi amano la poesia ma io reputo che essa sia capace di far riflettere ed educare i sentimenti. In tempi come questi, a molti giovani, la politica di tornaconto, l’avvento di programmi televisivi di infimo livello morale e culturale e la corsa sfrenata al consumismo, hanno fatto dimenticare, a volte snobbare, i valori trasmessi dai nostri ascendenti e dai “grandi” della cultura e della sana politica. Forse la scuola dovrebbe valorizzare nuovamente la poesia perché è sulla poesia, più che sulla prosa, che si soffermano a meditare le nostre menti. Io mi sento onorata di essere nata a Orune che, come scrisse Carlo Levi in “Tutto il Miele è finito”, ha la gloriosa fama di essere paese di poeti.

    A.M.: Hai delle presentazioni del libro in programma? Potresti anticiparci qualcosa?

    Mariuccia Gattu Soddu: Per usare uno dei nostri soprannomi, io sono una “culi settida” (culo seduto) perché non amo uscire di casa se non necessariamente per cui non ho assolutamente niente in programma per nessuna presentazione, a meno che non la organizzino altri per me…

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mariuccia Gattu Soddu: “Tornano in alto ad ardere le favole. / Cadranno colle foglie al primo vento. / Ma venga un altro soffio, / Ritornerà scintillamento nuovo.” – “Stelle” – 1927 – Giuseppe Ungaretti

    A.M.: Mariuccia ti ringrazio infinitamente per le tue parole, hai aperto tantissimi nuovi quesiti e curiosità su Orune e su ciò che i tuoi avi ti hanno tramandato, sei una fonte di conoscenza. Spero di poter leggere a breve quel romanzo sui racconti di tua madre.

    Written by Alessia Mocci

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    Info

    http://www.tracceperlameta.org/tplm_edizioni/negozio/mariuccia-gattu-soddu-ricordi-di-sardegna-orune-nel-cuore-e-nella-storia/

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/04/16/intervista-di-alessia-mocci-a-mariuccia-gattu-soddu-ed-al-suo-ricordi-di-sardegna-orune-nel-cuore-e-nella-storia/

  • Iacchetti celebra Gaber a Roma, De Pierro lo sostiene


    Il presidente dell’Italia dei Diritti è intervenuto presso il teatro capitolino Lo Spazio alla prima dello spettacolo del noto comico, accompagnato dalla giornalista Daniela Miniucchi, per testimoniare la vicinanza del movimento alla cultura teatrale

    Roma – Continua l’impegno del movimento politico Italia dei Diritti a favore della cultura e del teatro in particolare, tramite il sostegno testimoniale del presidente Antonello De Pierro, che con la sua presenza agli spettacoli, soprattutto ai più socialmente impegnati e nelle location dei teatri off, auspica che si levi una voce sempre più forte per incoraggiare quel bene primario rappresentato dalla cultura, specie satirica, che fa parte del patrimonio inossidabile dell’Italia e che, invece, spesso il potere politico tende a bistrattare e relegare ai margini, per paura del pericolo di diffusione di messaggi intrisi di scomode verità, che con la sollecitazione stimolante delle coscienze assopite dai bombardamenti mediatici della tv spazzatura, potrebbe minare le basi e il mantenimento del potere stesso.

    Una concezione borbonico – feudale che mira a favorire le logiche commerciali del profitto, più agevolmente manipolabili e gestibili, a cui, purtroppo, tanti artisti con la schiena molliccia si piegano per mero interesse, ma altri con grande coraggio e più fatica ripudiano e preferiscono essere liberi dai vincoli censori, difendendo a testa alta la loro dignità professionale e ricordando che l’Italia vera è questa e di veri talenti artistici non è mai stata avara.

    A quest’esercito di coraggiosi appartiene il grande Enzo Iacchetti, che l’altra sera ha debuttato nella Capitale con lo spettacolo “Chiedo scusa al signor Gaber”, una celebrazione del compianto Giorgio Gaber, con un viaggio suggestivo nel repertorio dell’anticonformista cantautore milanese, all’insegna della contaminazione lessicale e musicale, senza rinunciare a intermezzi satirici di grande spessore e impegno socio-politico.

    E l’audace scelta di Iacchetti è ricaduta proprio su un teatro minore, Lo Spazio, di quelli fuori dai circuiti ufficiali, ma dove la libertà di espressione e di satira trova compiuta concretizzazione, senza lo spettro deprimente della censura. E d’altronde che senso aveva omaggiare il grande Gaber in un modo diverso da questo? E il successo non è stato da meno, con un parterre ricco di ospiti, che ha fatto scattare il suo applauso spontaneo e scrosciante quasi a ogni battuta pronunciata e a ogni brano eseguito con incommensurabile bravura.

    De Pierro, che oggi si trova al tredicesimo posto assoluto nella classifica dei politici più seguiti sul web http://www.baroncelli.eu/politici_italiani/, è giunto con l’inviata e conduttrice Rai Daniela Miniucchi, uno tra i volti più amati del giornalismo televisivo italiano. Oltre al leader dell’Italia dei Diritti erano presenti l’on. Fausto Bertinotti con la moglie Lella, Enrica Bonaccorti, il comico Andrea Rivera, le attrici Laura Lattuada, Vittoria Belvedere, Adriana Russo e Maria Rosaria Omaggio, Maria Monsè, il maestro Gianni Mazza e l’inviato di “Striscia la notizia” Jimmy Ghione.

  • Borned “Happy in the Eternal City”

    K&C Studios in collaborazione con ELFA Promotions hanno il piacere di presentare a tutto il mondo web “Happy in The Eternal City” dopo il successo dei loro due cortometraggi Horror Vacui (2012) e Last Far West ammesso alla sezione Short Film Corner della 66° edizione del Festival di Cannes (2013).

    “HAPPY in the eternal city” è il nuovo progetto firmato K&C Studios, in cui la voglia di essere “felici” risulta al primo posto. Il video mostra la città eterna: i suoi monumenti, i suoi abitanti e i suoi turisti. In pochi minuti e sotto le note di HAPPY, il noto brano di Pharrell Williams, lo spettatore si immergerà in una dimensione parallela e spensierata tra i sorrisi dei partecipanti e le immagini immortali di Roma. Messaggio fondamentale alla base di questo video è che anche se la vita attuale risulta un po’ grigia a causa della crisi, un po’ di colore non fa di certo male.

    REGIA – RIPRESE – MONTAGGIO

    Cristian Iezzi – Chiara De Marchis

    ASSISTENTI E TECNICI

    Sabrina Petrillo – Davide Carrazza – Simone Travaglini – Remo Stella

    IN ESCLUSIVA SU YOUTUBE

    DAL 16 APRILE 2014

  • In uscita “One way” il nuovo romanzo di Davide Coviello, da Edizioni Leucotea.

    È in uscita ad aprile 2014 “One Way”, romanzo d’esordio di Davide Coviello ambientato tra la Torino dove è nato e cresciuto e la Thailandia, luogo della sua nascita spirituale.

    Lorenzo, giovane trentenne, ama la bella vita e per riuscire a sfuggire alla miseria in cui è cresciuto è disposto a tutto. Fino a quando non finisce in carcere con l’accusa di truffa.

    Dopo un anno trascorso in carcere torna nella sua Torino, profondamente cambiata ma sostanzialmente uguale nei suoi peccati. Condurre una vita onesta sembra un sogno, deciderà dunque di partire alla ricerca di sé stesso, allontanandosi da tutto quello che ha sempre conosciuto.

    Un libro coinvolgente, un romanzo da una storia vera dove rialzarsi quando si è dati per spacciati fa parte della vita, come l’onda anomala e la risacca.

    Davide Coviello nasce nella Torino operaia degli anni ‘80, e dopo alterne sfortune si trasferisce in Thailandia, dove assiste allo tsunami avvenuto nel 2004. In seguito a questa tragedia fa nuovamente ritorno in Italia per costruire ex novo la sua esistenza.

    Info

    http://www.edizionileucotea.it/it/home.php?s=0,1,2&dfa=do25&pg=&diditem=1833

    http://www.edizionileucotea.it/

  • Arte al volo realizzazione di opere d’arte

    Arte al volo nasce dall’incontro di più artisti che, ognuno nel proprio ambito di appartenenza, scultoreo, fotografico, pittorico e letterario, si esprimono in piena libertà.

  • Quando sorride il mare – poesie e haiku

    Martedì 20 maggio 2014 alle ore 16.00, presso la Biblioteca civica Centrale di Torino in via della Cittadella 5 a Torino, sarà presentato il libro di poesie e haiku di Floriana Porta dal titolo “Quando sorride il mare”, edito da AG Book Publishing. Ad introdurre e coordinare i lavori Angela Cristofaro e Giovanni Della Valle. Sarà presente l’autrice.

    Il mare è il protagonista assoluto di questa ultima raccolta di Floriana Porta, a partire dal titolo, ma anche nel susseguirsi delle onde, delle maree e delle correnti sotterranee, nell’impeto dell’acqua, della schiuma che ci avvolge e ci travolge. La poetessa scruta il mare per strapparne i segreti più oscuri e inaccessibili; ne assapora i profondi silenzi e ne svela gli oscuri abissi. Respira il blu delle onde e s’immerge nella struggente e solitaria “marea” dei ricordi, in uno spazio-tempo senza fine. Lo scavo poetico penetra fin sotto la pelle sottile del mare e in ogni fibra dell’anima, in un percorso che si snoda attraverso sogni e fantasie, meraviglie e mutamenti.

    Un libro imperniato d’energie e d’emozioni che non possono non affascinare e catturare il lettore. I versi – puliti ed essenziali, da sorseggiare lentamente – smuovono i sensi, giungono al centro, e arrivano dentro. Durante la presentazione sarà proiettato un dvd di video-poesie.

    Per info e ordini: www.agbookpublishing.com/promo/floriana-porta-quando-sorride-il-mare_44.html

    Sito web della poetessa: www.florianaporta.it

  • Intervista di Alessia Mocci a Maria Caterina Targa ed al suo Onde di un mare sconosciuto

    “E siamo frammenti/ di pause/ dove le parole/ sono foglie sparse al vento/ senza confini/ a pugni stretti/ con questo coraggio negli occhi./ Tratteniamo lacrime/ che brillano alla luce del tuo cuore” – “Donne

    Parole che riecheggiano nella mente una volta lette, quasi sentiamo le lacrime inondarci le gote per poi ritrovarci in frammenti di discorsi, intermezzi di silenzi che paiono quasi foglie al vento.

    Onde di un mare sconosciuto”, edito nel 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, è la prima silloge poetica di Maria Caterina Targa. La raccolta presenta una cura grafica particolare, infatti, nelle sue pagine oltre alle liriche, il lettore potrà meravigliarsi di una serie di ellittiche illustrazioni che la stessa autrice ha creato. Oltre a questo particolare, “Onde di un mare sconosciuto” è stato pubblicato con un CD al suo interno firmato da Mario Lucarelli e la sua lettura delle poesie presenti nella raccolta.

    L’autrice Maria Caterina Targa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua passione letteraria ma anche sulle novità in programma per la sua vita. come ad esempio le due presentazioni di “Onde di un mare sconosciuto” previste per il 30 maggio ed il 6 giugno. Buona lettura!

    A.M.: “Onde di un mare sconosciuto”, un titolo che lascia trasparire la veemenza della passione letteraria che si cela dietro alle parole ed ai versi. Ti riconosci in questa brevissima interpretazione?

    Maria Caterina Targa: Sì, certo mi riconosco nelle descrizione, vi è in me una passione che mi travolge. Sono emozioni e sensazioni che mi spingono a scrivere, o meglio a descrivere in versi quello che sento in quel preciso istante: ecco come fanno i pittori con i colori ed i tratti di matita dipingono stati d’animo.

    A.M.: “Il silenzio dell’anima” è la tua prima silloge, edita nel 2013. Com’è stato ricevere le prime copie del tuo libro? Hai sentito lo stesso sentimento anche per le copie della tua seconda raccolta?

    Maria Caterina Targa: “Il silenzio dell’anima” è stata una sorpresa pure per me, mai mi sarei aspettata di poter arrivare a pubblicare un libro… un percorso iniziato su facebook per diletto mio personale, ma poi visto le impressioni positive che arrivano, ho preso coraggio e ho vestito i miei sogni. Le pagine sono i vestiti che io fatto indossare alle mie parole, quindi quando ho toccato con mano il primo libro, è stato come se la mia amina prendesse corpo. Sì, la stessa emozione che ho sentito con la seconda raccolta, sono parte di me… anzi sono me.

    A.M.: Nella tua ultima raccolta c’è un particolare che non può essere lasciato in disparte: le pagine de “Onde di un mare sconosciuto” presentano armoniosi ed eleganti illustrazioni in bianco e nero. Come ti è venuta questa idea?

    Maria Caterina Targa: Amo molto il disegno a matita, mi piacciono moltissimo i visi femminili, gli sguardi, trovo che si possa arrivare al cuore della persona solo guardando gli occhi ed i volti. Adoro la fotografia in bianco e nero, fin da piccola le guardavo ed immaginavo i colori delle singole parti che vi erano raffigurate, secondo me stimolano la fantasia ci puoi giocare e inventare. Da qui ho preso la passione del disegno a matita, e ho trovato stupendo arricchire le pagine del libro con queste raffigurazioni.

    A.M.: Ritieni che scrivere riesca a sollevare dalle fatiche della vita di tutti i giorni?

    Maria Caterina Targa: Sì, certamente sì, almeno per quanto mi riguarda quando scrivo sento un’energia positiva che si libera in me, mi trascina in mondi meravigliosi e pieni di armonia.

    A.M.: “Onde di un mare sconosciuto” vede anche la partecipazione di Mario Lucarelli. Puoi raccontarci qualcosa di quella collaborazione?

    Maria Caterina Targa: Una stupenda sorpresa, quando mi è stata proposta non ci potevo credere e ho subito accettato, naturalmente lo conosco attraverso il suo lavoro d’attore, ma mai nella vita mi sarei aspettata che le nostre strade si incrociassero. Quando ho ascoltato il cd contenuto nel libro, e ho sentito la sua voce che recitava mi sono detta quelle parole non sono mie, che non ho scritto io quelle emozioni! Mentre ascoltavo, leggevo il libro e vedevo che sì, erano le mie poesie, ma sembravano vive e palpitanti, le potevo quasi accarezzare. Una bellissima collaborazione.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto?

    Maria Caterina Targa: Sto leggendo “La timidezza delle rose ” di Serdar Ozkan, un libro che mi ha stupito, un viaggio nel sapere, della conoscenza di sé stessi, delle proprie paure e contraddizioni un viaggio per l’accettazione di noi stessi.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Maria Caterina Targa: Mi trovo molto bene, ha vestito le mie emozioni con una grafica stupenda le poesie non si perdono in pagine vuote ma vengono esaltate da sfondi di delicati fiori stilizzati. Certo che la consiglierei anche per il lavoro di promozione ed accostamento alla persona.

    A.M.: Hai in programma presentazioni di “Onde di un mare sconosciuto”?

    Maria Caterina Targa: Sì certo, il 30 maggio presso la Biblioteca “Mino Milani”di Garlasco il mio paese, alle ore 21:00 ci sarà una presentazione del libro, in una serata dedicata alla poesia, nella quale verranno recitate con accompagnamento musicale. Poi il 6 giugno presso la “Teeria Passaggi di tempo” a Vigevano in via Caduti per la Liberazione 46, nell’ambito di una manifestazione culturale “Il segalibro” indetta dal “Gruppo di lettura Bibliosofia” della biblioteca Mastronardi di Vigevano presenterò il mio libro.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Maria Caterina Targa: Vi saluto con questa citazione che credo mi rappresenti:

    “Io sono destinato ad avere l’anima perpetuamente in tempesta.” – Ugo Foscolo

    Written by Alessia Mocci

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    Info

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    https://www.facebook.com/mariacaterinat

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/onde-di-un-mare-sconosciuto-di-maria-caterina-targa.html

    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/04/07/intervista-di-alessia-mocci-a-maria-caterina-targa-ed-al-suo-onde-di-un-mare-sconosciuto/

  • “Pulse and Treatment”: il disco d’esordio degli A Modern Way To Die, anticipato dal singolo “She Walks”

    Il trio catanese, reduce da l’ep “Bad Medicine” e da un mini-tour inSicilia, si presenta con il suo primo full lenght: otto tracce che mescolano sonorità elettroniche, post-punk e new wave, tra le quali viene scelto come singolo apripista “She Walks”

    Genere : Post-punk / Electro / New Wave

    Data di pubblicazione : 3 Aprile 2014

    Etichetta : Seahorse Recordings

    Distribuzione : Audioglobe

    Link Ascolto: https://soundcloud.com/pulse-and-t

    Press Kit On Line

    Dopo l’uscita dell’ep “Bad Medicine”, gli A Modern Way To Die pubblicano il primo disco dal titolo “Pulse And Treatment”. Il trio electro/ post punk, nato a Catania nel 2010 e formato da Patrick Guerrera alla voce, Cristian Battiato e Santo Trombetta a chitarre e synth (questi ultimi già noti al pubblico catanese con il progetto Old Noise Order datato 2003), dà vita ad un lavoro composto da 8 tracce, frutto di un mix sonoro che risente dell’influsso del post-punk di Devo, Joy Division e Public Image Limited e delle saturazioni shoegaze di My Bloody Valentine e Slowdive, il tutto poi arricchito da spunti pop e da una prorpia originalità che rendono “Pulse And Treatment” immediatamente fruibile all’ascoltatore. Il compito di singolo apripista dell’album è affidato a “She Walks”, brano che oscilla tra atmosfere psichedeliche e noise, scelto dalla band in quanto sintesi perfetta del sound degli A Modern Way To Die: chitarre sporche e sferzanti, supportate da un tappeto sonoro di synth e campionamenti di batteria su cui si stagliano melodie vocali post-punk cupe e profonde. A rappresentare con le immagini questo intricato mix di suoni, ci sarà a giorni il videoclip ufficiale di “She Walks”, curato dal regista palermitano Andrea Di Gangi.

    “Pulse And Treatment nasce da un disagio attitudinale e dalla voglia “perversa” di raccontarsi; parla di emozioni livide, realta’ ambigue ed esperienze frutto di un nichilismo imperante; un lavoro sfaccettato dove gli umori cambiano, il tutto dettato da spontaneità’ primordiale ancorata allo spirito rock per approccio e gusto.” dichiara la band a proposito del suo disco d’esordio.

    Gli A Modern Way To Die sono reduci dall’esibizione del 27 febbraio scorso ai Magazzini Sonori di Catania mentre dal Maggio 2013 ad oggi si sono resi protagonisti di una serie di date tra cui un mini-tour siciliano al Borderline di Palermo, al Music Lab di Enna e al Latte Più Club di Catania e all’Underground di Messina. Il trio electro/postpunk catanese vanta inoltre diversi opening act che hanno portato la band a condividere il palco con artisti del calibro del duo teutonico Schwefelgelb e Beatrice Antolini. Pubblicato il 15 Marzo 2014 per l’etichetta Seahorse Recordings con distribuzione Audioglobe, “Pulse And Treatment” è disponibile su iTunes, Amazon e tutti i più importanti negozi digitali.

    Fan page / sito ufficiale : https://www.facebook.com/pages/a-modern-way-to-die/330188269085

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  • SPECIALE TG1 RAI: ELENA BONELLI, SIMONE CRISTICCHI, LUCA BARBAROSSA ED ALTRI ARTISTI RI ACCENDONO I RIFLETTORI SUI “SUONI DI ROMA”.

    La RAI nello Speciale TG1 ha voluto regalare ai telespettatori italiani un viaggio nella Roma della musica, dei canti, delle ballate popolari, dei suoni, che caratterizzano le atmosfere magiche ed uniche di questa città Capitale.

    Dai grandi teatri, alle storiche vie, alle piazze, alle periferie: la musica diventa a tutto tondo filo conduttore per raccontare una Roma culturale e sonora in continua evoluzione che non vuole dimenticarsi della sua grande storia. Anche la canzone tradizionale del passato, rileggendola, trasmette e regala tanta passione ed emozione e soprattutto, avendo il programma ottenuto eccezionali ascolti in tutta Italia, dimostra sintomo di ritrovato interesse per la tradizione e la canzone appartenenti a questa Roma artistica che ha tanta voglia di rivalsa.

    Nel programma Elena Bonelli, ambasciatrice della canzone romana del mondo, ha raccontato i suoi concerti, come spiega, hanno letteralmente scaldato e commosso i prestigiosi parterre internazionali; Simone Cristicchi con lo zio offre invece uno spaccato popolare tra stornelli e ricordi di una “Vecchia Roma” trasteverina, Luca Barbarossa descrive la sua “Via Margutta” attraverso i racconti della sua infanzia; ancora un ritorno al folk e al cantautorato romanesco con i coinvolgenti ritmi degli emergenti Muro del Canto e gli eccezionali Colle der Fomento e Piotta.

    Davvero bellissima questa Roma in musica che ha incollato oltre un milione di italiani davanti allo schermo.

  • Mimmo Schivo, scultura

    La mostra ha come scopo quello di far conoscere la Città di Ferrara come “Città della Scultura” con un grande evento che presenti una rassegna di scultori e artisti contemporanei con un tema molto accattivante che riguarda la storia più antica dell’Europa con un santo, San Giorgio, che per le sue gesta divenne protettore di città e di nazioni e diede il nome a centinaia di città e paesi in Italia e all’estero. San Giorgio, il Santo Guerriero, non conosciuto e venerato solo in Europa, ma essendo proveniente dalla Cappadocia, (regione dell’odierna Turchia) è considerato profeta in quelle lontane terre di fede musulmana. San Giorgio è un’ importante figura legata alla cristianità e alla cultura islamica ed è anche simbolo della lotta dell’uomo contro gli elementi avversi….il Drago, la natura, le grandi pestilenze, il terremoto, ecc. per salvare gli inermi: …la Principessa, la popolazione, gli indifesi e i deboli. La mostra di scultura fa riferimento naturalmente al protettore della città di Ferrara a cui è dedicata la Cattedrale di San Giorgio (consacrata nel 1135).

    Caratteristiche: La mostra di sculture occuperà le piazze e le vie del centro storico per la durata di 15 giorni; consiste in sculture di grandi dimensioni con sviluppo orizzontale o verticale realizzate con tecnica libera e qualsiasi materiale (marmo, pietra, bronzo, ceramica, legno, polistirolo, terracotta, ecc) o con installazioni “site specific”; Il concept della mostra deve trovare riferimenti nella mitologia, nella storia della chiesa, ma soprattutto nell’attualità. Titolo completo: San Giorgio, il Drago e la Principessa – L’Eterna Lotta – Tra Mito e Fantasia.