Categoria: Arte e Cultura

  • CREATIVITA’, BENE COMUNE.

    L’iniziativa del gruppo Building con l’ Accademia delle Belle Arti di Torino trasforma la palizzata del cantiere all’angolo tra via Lagrange e via Giolitti in una galleria open air

    Torino, 29 aprile 2014. L’arte torna en plein air: allievi talentuosi dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino si stanno preparando all’intervento site specific nel cantiere di “Lagrange12”, il progetto di restauro del gruppo Building dello storico edificio all’angolo tra via Lagrange e via Giolitti.

    L’iniziativa coinvolge quattordici giovani artisti coordinati dai docenti nella realizzazione di dodici dipinti sui grandi pannelli allestiti lungo il perimetro del cantiere. Ragionando intorno all’assioma “Creatività, bene comune”, ispirato al tema della XXVII edizione dal Salone Internazionale del Libro 2014, partner dell’iniziativa, i ragazzi creeranno le loro opere direttamente in loco, dal 28 aprile all’8 maggio, con il disvelamento il 9 maggio. L’evento si inserisce nel programma del Salone Off-Circoscrizione 1.

    L’obiettivo dell’iniziativa è di offrire una straordinaria opportunità di visibilità ai giovani di talento, creando una galleria a cielo aperto in uno degli angoli più frequentati di Torino, attraverso l’utilizzo innovativo e creativo della recinzione di cantiere. “Abbiamo da poco iniziato il cantiere che riporterà alla bellezza e all’eleganza originaria uno degli angoli più belli del centro, andando così ad aggiungere un piacevole tassello ad una delle più affascinanti zone di Torino”, spiega Piero Boffa, promotore dell’iniziativa e amministratore delegato del gruppo Building. “Vorremmo che il palazzo parlasse di bellezza fin dall’inizio, partendo già dalla fase cantieristica, progettata in modo da impattare il meno possibile sui vicini e sui passanti, e da essere occasione di attenzione al pregio dell’area e di espressione artistica a favore del territorio”.

    Da parte loro il Presidente dell’Accademia Albertina Fiorenzo Alfieri e il Direttore Salvo Bitonti precisano:Il progetto “Lagrange12” vede la partecipazione dei giovani artisti che frequentano le due scuole di pittura dell’Accademia, tenute rispettivamente da Marco Cingolani e Laura Avondoglio e da Giuseppe Leonardi e Laura Valle e del corso di Illustrazione di Daniele Gay. Si tratta di un’iniziativa che vede coinvolta una committenza privata che sa scommettere su una realtà artistica di livello europeo, quale è l’Accademia Albertina di Torino con i suoi allievi. Il nuovo corso dell’Accademia continua quindi il suo dialogo con la Città e con le sue energie culturali e questa volta anche imprenditoriali. Per noi è di particolare significato il fatto che l’inaugurazione del cantiere avvenga mentre il Salone del Libro è nel pieno del suo svolgimento; questa concomitanza è all’origine del tema “creatività: bene comune” che ispirerà le dodici creazioni artistiche e che si disvelerà nel suo segreto formarsi , dinanzi allo sguardo di noi spettatori.”

    Dopo la realizzazione le opere resteranno esposte per quasi un anno, fino allo smantellamento della palizzata, quando saranno vendute all’asta e l’incasso sarà devoluto in beneficenza. Grazie al contributo che il gruppo Building erogherà all’Accademia, questa sarà in grado di offrire a ognuno degli artisti partecipanti una borsa di studio di tutto rispetto. “Il nostro interesse” spiega Piero Boffa “è quello di sostenere i giovani artisti dell’Accademia, e più in generale di favorire operazioni che migliorino la qualità urbana. Crediamo che questa proposta possa avere un impatto positivo sul territorio, dimostrando che il cantiere di una ristrutturazione storica può trasformarsi in uno spazio in cui l’espressione artistica accompagna e testimonia la trasformazione, valorizzando giovani talenti e promuovendo contenuti di qualità e spunti di analisi”.

    Il progetto Lagrange12 prevede la ristrutturazione totale dei sei piani fuori terra e dei due piani interrati e la trasformazione in residenze di design e negozi con vetrine di due piani di ispirazione europea. Grazie ad un intervento di 18 mesi, l’edificio di epoca neoclassica, recentemente utilizzato come sede degli uffici comunali della Polizia Municipale, torna al suo splendore nel nuovo salotto torinese dove le griffe hanno recentemente aperto i loro flagship di punta.

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  • Intervista di Alessia Mocci a Luisa Ronconi ed alla sua raccolta di racconti Donne di ieri

    “Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni. Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina.”

    Il percorso della donna attraverso il tempo, settant’anni di storia raccontata grazie ai ricordi d’infanzia ed alla mistificazione letteraria. Tredici racconti che iniziano con una fotografia e proseguono con storie di donne che non hanno vinto, donne che sono state alle regole sociali del tempo.

    Luisa Ronconi racconta fotografie, istantanee del 1950 di un’Italia che cercava di non pensare ai recenti anni della Seconda Guerra Mondiale, un’Italia che sta conoscendo il Mondo grazie alle innovazioni tecnologiche quali la radio e la televisione. Luisa Ronconi descrive il movimento femminile con personaggi inusuali, infatti per le sue protagoniste non c’è lieto fine, non c’è la rottura con il sistema sociale.

    Donne di ieri”, edito nell’aprile 2014 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella Collana editoriale “Oltre il confine”, è l’emanazione delle riflessioni dell’autrice su tematiche importanti quali l’emancipazione della donna e la conservazione del suo essere femminile.

    “Alle femmine bastava la quinta elementare, in seguito la scuola media, ma poi erano avviate a diventare buone mogli, dovevano saper cucinare, ricamare, rammendare e tenere la casa in ordine. Le giovani coppie vivevano con i suoceri e la nuora doveva essere sottomessa e laboriosa, modesta e ubbidiente.” – “Aborto mancato”

    Luisa è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua recente pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: “Donne di ieri”, un titolo significativo che rievoca subito la tematica presente nel libro. Come nasce l’idea di questa pubblicazione?

    Luisa Ronconi: Ho scritto questo libro per indurre le persone a riflettere, in un tempo di cambiamenti, di violenza e di sfacciata libertà, che non ha motivazioni profonde, ma mira all’interesse e al piacere. Sembra che l’attenzione verso gli altri sia limitata alla capacità di questi ultimi di arrecarci vantaggi e privilegi. Ho scelto il tema della condizione femminile, perché è quello che conosco meglio e che è di grande attualità. Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni. Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina. Mi ha ispirato il modo in cui tiene l’ombrellino da sole dietro la schiena, quasi con aria di sfida. Sono passata poi alle storie dei partigiani, saltando le due guerre mondiali, che meriterebbero una trattazione a parte. Si consideri che mio nonno, un ragazzo del ’99, è partito per il fronte dopo essersi fidanzato, ma l’hanno rimandato a casa, con suo grande disappunto, perché sua madre era vedova e suo fratello aveva perso una gamba sull’Ortigara.

    È giusto che i giovani di oggi abbiano la consapevolezza della fatica, delle lacrime e dei sacrifici che le donne hanno fatto in settanta anni di storia. Purtroppo, questa società è troppo superficiale ed ha l’abitudine di non approfondire molti concetti e spesso ci si limita ad informarsi sugli avvenimenti passati senza fare un’analisi critica. Il mio vuole essere, in un certo senso, lo sguardo attento della situazione della donna, che man mano, lentamente, si è evoluta grazie alla cultura, alle proprie lotte che hanno permesso di raggiungere posizioni professionali remunerative e l’hanno resa, oggi, indipendente anche finanziariamente. Infatti le mie “Donne di Ieri” sono tutte perdenti e la riflessione su queste sconfitte rappresenta la prima spinta per l’emancipazione. Anche la conoscenza del proprio corpo ha aiutato la donna a gestire se stessa e la sua sessualità ed è risaputo che la conoscenza rende liberi e sicuri di sé. Sono certa che sia necessario riflettere sul passato, per poter meglio vivere il futuro con consapevolezza e fiducia.

    A.M.: La copertina della raccolta è molto particolare, ritrae una bellissima donna che ha lo sguardo sospeso nell’aria, quasi come se cercasse il sole di un inverno infinito. Ci sai dire qualcosa in più di questa fotografia?

    Luisa Ronconi: Come ho detto, mi ha colpito il modo in cui mia nonna tiene l’ombrellino dietro le spalle con aria di sfida. L’ho trovato un atteggiamento provocatorio e poco consono alle ragazze dell’epoca. Il suo sguardo è rivolto al futuro e la vedo felice. Ciò rappresenta l’ideale di quello che avrebbero dovuto essere le donne di allora. Nella realtà le cose andavano ben diversamente. Ho scelto questa copertina, perché gli occhi di mia nonna sembrano vedere le nostre vittorie di oggi e quegli occhi devono essere gli occhi di ogni donna.

    A.M.: 13 storie che vedono come protagoniste donne che hanno avuto una storia diversa dalla tua e dalla mia. Quale fra queste ha una percentuale di realtà?

    Luisa Ronconi: Diciamo che tutte le storie sono liberamente tratte da fatti di cronaca e dai racconti che le donne facevano tra loro nei salotti, nelle cucine, dalla sarta e dalla parrucchiera, senza curarsi delle orecchie indiscrete delle bambine, che giocavano vicino a loro fingendo indifferenza, ma che assimilavano tutto. Le donne di allora appartenenti alla cosiddetta borghesia non lavoravano ed avevano tempo libero, anche troppo, di qui le visite alle amiche e le chiacchiere. Andare dalla sarta, in particolare, significava trascorrere l’intero pomeriggio fra donne a fare pettegolezzi. Si pensi che c’erano le apprendiste, le stiratrici, le tagliatrici e non erano meno di dieci donne. Il ricordo è ancora vivo in me. Lì si distruggevano reputazioni, si combinavano matrimoni e si sparlava di tutto e di tutti.

    Certamente “ Partigiani” è una storia vera. Ne è testimone mio padre, che oggi ha più di novanta anni. Quando ero bambina erano storie di grande attualità, come le storie degli ebrei nei lager e ricordo uomini al cancello del mio giardino, di ritorno a piedi dai campi di prigionia, chiedere del cibo, che in casa mia non veniva ma negato. Anche le storie di Giannazz, che ho personalmente conosciuto, sono vere. Ho visto anche i pastori e ho mangiato la ricotta che producevano e mettevano in canestri di vimini. La storia “ Le Contadine non si siedono a tavola con gli uomini” è reale. La bambina che si sedeva vicina al padre avvocato e guardava stupita quelle donne sono io.

    A.M.: In “Le contadine non si siedono” racconti di donne che non potevano mangiare sedute al tavolo con gli uomini e con gli ospiti. Realtà o finzione letteraria?

    Luisa Ronconi: Come ho detto è una storia vera. Nel mondo contadino, in Romagna come dovunque credo, le donne avevano un ruolo di secondo piano, erano sottomesse agli uomini e non pensavano di ribellarsi: erano rassegnate. Questa situazione, a mio parere, non è stata sufficientemente analizzata. Le Classi Sociali esistevano ed anche all’interno delle stesse classi, dalla più elevata alla classe contadina, le donne dovevano sempre e comunque essere sottomesse.

    A.M.: La donna oggi. Com’è cambiata la relazione con la società e con le opportunità rispetto agli anni che descrivi nella tua pubblicazione?

    Luisa Ronconi: La donna di oggi è più consapevole, più colta, indipendente finanziariamente, padrona del proprio corpo e capace di programmare i figli che vuole far nascere. Tuttavia, non tutte le donne oggi riescono a farsi aiutare alla pari, nella famiglia, dai loro compagni, che cercano ancora di mantenere alcuni privilegi che avevano i maschi una volta. Le antiche abitudine sono dure a morire. A volte, però, si cade nell’eccesso opposto. Non è necessario cancellare la propria femminilità per affermare l’indipendenza e la parità, scimmiottando gli atteggiamenti degli uomini, come si rileva in molte donne in carriera.

    A.M.: Hai delle autrici guida che ti hanno accompagnano nella lettura e nell’immaginazione?

    Luisa Ronconi: Il mio pensiero va ad Oriana Fallaci, Dacia Maraini, Armanda Guiducci, Franca Rame, Elsa Morante, Anna Banti e Maria Bellonci. Queste autrici, così fortemente consapevoli della loro femminilità, mi hanno insegnato la forza e la costanza nell’intraprendere la via della consapevolezza di sé. Le loro donne sono combattive, vanno controcorrente, perseguono la verità, e l’affermazione della propria identità ad ogni costo. Non negano i sentimenti e soffrono per amore, senza rinunciare alla lotta.

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Luisa Ronconi: Penso che le donne scrivano in maniera chiara e che non rifuggano dai sentimenti, che sappiano descrivere in maniera precisa e sincera i moti dell’anima. In una parola, spesso preferisco le autrici agli autori, perché suscitano in me maggiori emozioni e leggo molti libri di autori italiani. In realtà leggo molto e di tutto. Ho appena finito di leggere Chiara di Assisi di Dacia Maraini. Mi ha entusiasmato il punto di vista dell’autrice; Santa Chiara è una disubbidiente, una ribelle e afferma fortemente la sua volontà nel perseguire la scelta della povertà; non possiedo cose donatemi, dunque non appartengo a nessuno. Non avevo esaminato la questione da questo punto di vista. Non vado al cinema da anni, perché preferisco guardare i film in dvd o in tv, ma ho visto il film La grande bellezza del regista Sorrentino e devo dire che vi è rappresentata appieno la decadenza della nostra società, così permissiva e inconcludente, così egoista. È necessario guardare i bambini e tornare a stupirsi con loro, per questo scrivo favole e racconti di animali, per mantenere un contatto costante con il mondo dei più piccoli.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Luisa Ronconi: Con la Casa Editrice Rupe Mutevole mi trovo molto bene, perché si è dimostrata sensibile alle tematiche sociali e non segue esclusivamente le mode del momento.

    Consiglio tale casa editrice a quegli Autori che intendono porre all’attenzione del pubblico riflessioni originali e spunti di analisi su questa nostra mutevole realtà. Gli editori aprono un dialogo con gli autori e li seguono, affancandoli a ottimi collaboratori, che fanno interviste e altro, per far conoscere i libri e per fare apprezzare gli autori.

    A.M.: Hai delle novità in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Luisa Ronconi: Intendo presentare il libro in varie sedi, e sto concordando con la Casa Editrice le relative modalità. È mia intenzione approfondire ulteriormente il tema delle donne, analizzando il periodo storico che va dagli anni ’70 ai giorni nostri, perché il percorso dell’emancipazione femminile non è ancora finito e deve essere sostenuto.

    A.M.: Salutaci con una citazione

    Luisa Ronconi: Da Dacia Maraini, Chiara da Assisi. Edizione Rizzoli.

    L’autrice, a pag. 95, cita un Padre della chiesa, san Giovanni Crisostomo e tale citazione mi sembra appropriata per chiudere l’intervista.

    “La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini. Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse all’uomo, e la minore e inferiore alla femmina; e quegli divenisse degno d’onore per il ruolo suo eminente, questa invece per gli uffici suoi più vili non pensasse ad alzare la cresta contro il coniuge.”

    Care donne, pensiamo che da quei tempi è stata fatta molta strada, per fortuna!!!

    A.M.: Luisa, ti ringrazio per le tue parole, ogni risposta ha svelato un po’ di te ed un po’ delle donne protagoniste della tua raccolta.

    Written by Alessia Mocci

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/25/intervista-di-alessia-mocci-a-luisa-ronconi-ed-alla-sua-raccolta-di-racconti-donne-di-ieri/

  • Le novità editoriali di aprile 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni

    Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.

    La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.

    Ecco le novità editoriali per il mese di Aprile 2014

    Il paese di paglia” di Rosario Castronuovo

    Anni sessanta, in uno dei tanti piccoli paesi appollaiati su una collina della catena dell’Appennino.
    La vigilia di Natale, Alessandro siede intorno al camino insieme ai genitori, i due nonni e i due fratelli. La tipica famiglia contadina di quell’epoca. Godono il piacere del fuoco e l’atmosfera del Natale. La nonna è felice, a volte si rabbuia, ricorda il figlio morto in Svizzera. La natura è a riposo e gli uomini sono in vacanza. Si raccontano storie. La legna e le provviste sono sufficienti e danno sicurezza. A mezzanotte vanno tutti a messa, tranne i nonni che non sopportano il freddo…

    Marialidia bambina” di Michele Vittorio Del Vecchio

    Che cosa rappresenta questa narrazione? L’amore, il grande amore di Michele per la sua bimba Marialidia, e forse anche la spinta a riprendere il bandolo della propria esistenza e a tessere relazioni umane con consapevolezza nuova. L’Autore con questo volo verso il mondo ultraterreno immagina , in un’atmosfera di sogno, di planare in dimensioni ultraterrene dove tutti i bambini tragicamente scomparsi ritrovano spazi dell’infanzia che in vita era stata loro negata o recisa. L’Autore esprime con molto coraggio, nella sua profonda esplorazione, questi suoi sentimenti, attraverso le storie tragiche di questi bambini che le cronache di questi ultimi tempi hanno registrato e il dolore delle loro famiglie, dolore che ha toccato e avvolto in maniera forte anche l’Autore.

    Riflessioni” di Germano Tarea

    Riconosco di avere una penna alquanto pesa da leggere e spesso mi perdo, ma sì, nell’inconcepibile, per questo penso all’editore che mi ha capito e come lui, il suo staff, penso alla protagonista Rossana che ha accettato di buon grado questo scritto.

    Agli altri che ho menzionato nel libro.

    Ed infine e, soprattutto, a voi lettori che avete voluto conoscermi ed apprezzare, oserei dire, con simpatia ed amore; come l’argomento principale riportato in questa opera.

    Che dire?

    Buona lettura e… grazie infinite!

    Ancora un’altra cosa” di Saula Astesano

    Ludovica Neri è una ragazza di ventitré anni con un passato non dei più felici: un ex fidanzato che la picchiava, un rapporto freddo con la famiglia e un approccio con l’anoressia. Proprio grazie a quest’ultima malattia lei incontra il Dottor Conio, uno psicologo disponibile, che la aiuta, seduta dopo seduta, a superare la sua terribile fase, e nel momento in cui lui si trasferisce in Toscana, lei lo segue e inizia una “nuova vita”. Per la prima volta assaggia cosa vuol dire essere una donna libera, senza vincoli, senza pregiudizi riguardo al suo passato, e inizia a lavorare come lavapiatti per mantenersi. Proprio qui incontra Nathan, il figlio del proprietario del locale dove lavora, di cui lei si innamorerà, ma il fato non sarà esattamente dalla sua parte: lui si deve sposare con Cristiana, un’aristocratica ragazza di Milano, bellissima e apparentemente sicura di sé.

    Per tutto il tempo che ci resta” di Valentina Bazzani

    Hamelin, capelli biondo ramati e occhi azzurri, vive con il padre e i due fratelli in un mondo dove la brulla terra e le svettanti rovine di antichi grattacieli sono oppresse da un onnipresente cielo infuocato. È un mondo parallelo al nostro, un pianeta morente le cui risorse sono ormai da tempo esaurite. Un giorno, dinanzi alla tomba della madre morta molti anni prima, il ragazzo viene avvolto all’improvviso da un’intensa luce. Sam è una ragazza di Los Angeles, che condivide l’appartamento con la sua migliore amica, Ellen, e lavora in una biblioteca.

    Donne di ieri” di Luisa Ronconi

    La donna dà alla società così come alla famiglia un grande apporto per la sua sensibilità, concretezza e senso del dovere ed ora che, a buon diritto, può stare a testa alta al fianco degli uomini nel mondo del lavoro, si nota quanto sia preparata e caparbia nell’arrivare alla radice dei problemi e nel cercare di risolverli al meglio. Anch’io, per raggiungere la parità con gli uomini, sto lottando da una vita a casa e nel lavoro. Ora mi sono fermata e, sorridendo, mi volto indietro.

    Manuale per non cadere dalle nuvole” di Francesca Mugelli

    Appena cinque secondi prima della tragedia, ossia molto poco tempo prima di inciampare e cadere giù dal cielo come una pera cotta, Rischio corre a perdifiato sul bordo della piscina nel prato nuvola. Già, perché i draghetti azzurri è lì che abitano. Se ne stanno tutto il giorno sulle nuvole, sulle nuvole mangiano, sulle nuvole dormono e sulle nuvole vanno anche a scuola. Su ognuna si trova una casa. Quella di Rischio è gialla e celeste, un tetto nuvola, tantissime finestre e mille tigli in fiore in giardino…

    Le favole della sera” di Luisa Ronconi (2° ristampa)

    Raggiunta l’età della pensione, posso fermarmi finalmente a riflettere e dedicarmi ad un compito importante, anche se sono consapevole di apportare un contributo modesto: vorrei cercare di migliorare la vita delle giovani generazioni, il loro modo di pensare, le loro abitudini. Tutto ciò è doveroso, infatti noi adulti non abbiamo lasciato ai giovani una società pacificata e serena, dove si possa vivere tranquillamente del proprio lavoro, senza guardare il prossimo con ostilità, senza essere sempre in competizione. Abbiamo indotto nei giovani bisogni che non sono autentici e non ci siamo curati di dare loro degli ideali validi e seri.

    In allegato al volume Audiobook con fiabe recitate da Mario Lucarelli

    Per pubblicare con Rupe Mutevole Edizioni invia un’email ([email protected]) alla redazione inviando il tuo inedito, se vuoi pubblicare nella collana “Trasfigurazioni” con la collaborazione di Oubliette Magazine invia a: [email protected]

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    Fonte

    http://oubliettemagazine.com/2014/04/27/le-novita-editoriali-di-aprile-2014-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

  • “L’imboscato” di Pietro De Santis

    30 aprile 1945. I sovietici conquistano Berlino metro dopo metro, mentre Hitler è asserragliato nel suo bunker sotterraneo, dove lo ha raggiunto volontariamente la sua compagna, Eva Braun.
    Per non cadere vivo nelle mani dei sovietici, il dittatore trova nel suicidio l’unica via d’uscita. Ma non tutti pensano che debba finire così: il fedelissimo Bormann, per esempio, che vuole salvare a ogni costo la vita del suo creatore, e Stalin, che ha fatto della cattura del Führer una vera e propria ossessione.
    In quella data, Hitler si suicidò, come riportato dalla storiografia ufficiale, oppure, stando alle numerose teorie alternative, venne portato via da Berlino?

    Alla fine della vicenda, solo il lettore ne conoscerà tutti gli aspetti, mentre nessuno dei personaggi, neanche quelli convinti di sapere tutto, sarà consapevole del quadro completo.

  • Funambola, primo romanzo di Josomersim

    Il libro Funambola, scritto dall’esordiente Josomersim, calabrese adottata dalla capitale quindici anni fa, è un racconto che parte da un ritorno, ritorno da un viaggio. Protagonista, Viola, una trentenne che ben rispecchia la frenesia e le incertezze dei giovani adulti di oggi.

    Il romanzo è in uscita a giorni, in formato digitale e cartaceo, sui principali book-store on-line.

    Il racconto si snoda attraverso l’alternarsi di narrazione ed introspezione, con toni leggeri ed avvolgenti, che riescono senza fatica a rendere il lettore parte integrante della storia, libero di esprimere il suo giudizio o di rispondere alle domande che Viola gli pone. Il suo è il racconto di un viaggio, partito con la voglia di fare chiarezza in sé e subito interrotto da uno scontro. Si viene così catapultati nella vita di Livia e da questo incontro e dai racconti che ne scaturiranno, verranno mano a mano fuori delle verità, le tante piccole e grandi verità che ognuno di noi si sforza di trovare anche quando sono là, e magari aspettano solo di essere ascoltate o viste. In questo romanzo è ben presente e vivace la voglia di essere e vivere, al di là dei mille ostacoli che a volte rendono il filo su cui camminiamo più sottile, strappandoci via ad esempio un genitore, nel modo e nel tempo più assurdo e brutale.

    Alla fine, sembrerà di essere sedute su quelle scomode poltrone d’aeroporto anche a noi, di essere sul punto di allacciarsi le cinture di sicurezza e di vedere quella lingua di terra allontanarsi dal finestrino dell’aereo.

    Condensato in una scrittura semplice ed accattivante, Funambola non darà al lettore il lieto fine, non lo lascerà ammutolito di fronte ad una grande verità svelata, non finirà con un insegnamento di vita, ma lo lascerà alla vita, mutevole, incostante e incerta così come lo è davvero, e saprà lasciarlo affamato di vivere, così come lo sono Viola e Livia, Edo ed Alfio, io e voi.

    “Viola e Livia: due donne, uno scontro che diventa incontro… A raccontare questa storia sarà Viola, la protagonista di questo romanzo. Percorreranno i loro tasselli di vita cercando entrambe, ed ognuna a modo suo, una dimensione esistenziale che le faccia sopravvivere in un mondo in cui le fragilità di una ed il coraggio dell’altyra semnbrano essere a volte loro avverse, altre volte la giusta strada per continuare a vivere il loro viaggio….”

    Simona Mercurio, in arte Josomersim, nasce nel 1980 in un paese della costa calabrese. Coltiva la passione per la scrittura fin da bambina, poi sceglie un percorso lavorativo apparentemente lontano dalla scrittura, quello di Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva; sarà invece grazie alla sua esperienza lavorativa che nasce la sua prima fiaba, “Nanaba”, la quale avrà il potere di riaprire il cassetto in cui aveva custodito uno dei suoi sogni più grandi.

    FUNAMBOLA di Josomersim

    editore Youcanprint

    contatto autore: [email protected]

    http://mergis.wix.com/josomersim

  • Intervista di Alessia Mocci al compositore Mark Drusco: la nuova corrente musicale Armony Haiku

    L’Haiku è un componimento poetico nato in Giappone, composto da tre versi per complessive diciassette sillabe. L’armonia è il ramo della teoria musicale che studia la sovrapposizione dei suoni (accordi), la loro reciproca concatenazione e la loro funzione all’interno della tonalità.

    Armony Haiku” è la nuova corrente musicale creata da Mark Drusco e nata dalla sua enorme passione per la poesia Haiku e per la sperimentazione musicale. Una sperimentazione che va oltre il confine sovrasensibile per insinuare altre possibilità di espressione che hanno il compito di emanare Bellezza.

    Brevissime storie che si susseguono e che mirano alla completezza armoniosa di melodia e significato. Il compositore e musicista Mark Drusco non ha posto limiti alla sua immaginazione ed il risultato è una piacevole scalata all’emanazione delle energie della Natura.

    Non è semplice spiegare con le sole parole l’armonia sovrasensibile, ma Mark Drusco ha gentilmente risposto alle nostre domande sulla sua passione e professione. Buona lettura!

    A.M.: Nel 2011 hai fondato “Supernal Armony – Armonia Sovrasensibile” dando avvio ad un’evasione dalla musica contemporanea. Puoi illustrarci il significato di “armonia sovrasensibile” e la sua applicazione nella corrente musicale del XXI secolo?

    Mark Drusco: Armonia Sovrasensibile è musica tanto nuova da sembrare arcaica e tanto arcaica da sembrare nuova. È espressione armonica di visioni, intuizioni e percezioni di un mondo ‘oltre il confine’, dell’energia della Bellezza, cioè dell’aspetto sovrasensibile della Natura. È sintesi estrema, tradotta in musica, di emanazioni della Bellezza. Io compongo attraverso armonie che riconducono a visioni primordiali; non scrivo melodie, ma armonie. Una melodia è una sequenza lineare ed orizzontale di note, un’armonia è un lemma, una struttura. L’armonia nella mia musica è un intreccio labirintico e verticale di note e sonorità che si inseguono, si raggiungono, si esprimono in brevissime storie sonore indipendenti una dall’altra, all’inizio, per poi confluire in un lemma principale che caratterizza la struttura della mia musica: indagare ed esprimere l’energia di quel mondo ‘oltre il confine’. In realtà la mia musica non è un’evasione dalla contemporaneità, ma è una nuova visione che rende la mia musica ancora più contemporanea, e lo è proprio perché va oltre. Si è figli del proprio tempo solo quando si riesce a superarlo. Io compongo per l’essere umano di questo tempo affinché non ne sia suddito, ma libero di andare oltre.

    A.M.: Leggendo le interviste sparse nel web, ho potuto constatare che nel tuo pensiero tornano spesso il concetto di solitudine, vastità ed ignoto. Potresti dunque rappresentare una sorta di poesia poetica, visto che i concetti sovra espressi sono in correlazione con il poeta e la poesia?

    Mark Drusco: Solitudine per me è silenzio interiore, è l’inizio di ogni forma di creatività. Bisogna cercarla, trovarla e poi condividerla la Solitudine, altrimenti non si raggiungerà mai il Sublime. Vastità ed Ignoto sono lemmi sovrasensibili ai quali ricorro per addentrarmi in quel territorio inesplorato che è la Bellezza. La mia musica è molto simile alla poesia proprio perché si esprime per significati, non per descrizioni.

    A.M.: Clavicembalo, tiorba, viola da gamba, violino, viola, violoncello e contrabbasso sono gli strumenti che utilizzi nelle tue composizioni. Fra queste antiche sonorità, qual è rappresenta al meglio il tuo stato d’animo?

    Mark Drusco: Il violoncello, con la sua calda sonorità, la sua profondità, la sua espressività primordiale, e la sua potenza avvolgente.

    A.M.: Hai definito i tuoi brani “emanazioni cromatiche della Bellezza” come se le note fossero colori e le diverse cromature fossero la rappresentazione della Bellezza pura. È corretta questa interpretazione? Vorresti aggiungere qualcosa in merito?

    Mark Drusco: Ma le note sono colori. Sono colori sonori ed il loro insieme fa il quadro armonico, proprio come i colori, tutti insieme, fanno un dipinto. Come io rendo il suono di uno strumento, come gli infondo energia ed espressività è esattamente come un pittore usa i pennelli e come infonde espressività ai tocchi. E le note sono come parole o versi, illuminazioni, come nella poesia.

    A.M.: Qual è il tuo rapporto con l’improvvisazione musicale?

    Mark Drusco: Si comincia sempre con l’improvvisare un’armonia sulla partitura. Si comincia col pasticciare con le note e si finisce col raggiungere il Sublime.

    A.M.: Mark, sei un compositore che si lascia trascinare dal’energia dell’esterno, della natura? Pensi che ci siano mondi percettivi da scoprire?

    Mark Drusco: La mia musica esprime l’energia di magici lemmi della Natura, ma sono lemmi sovrasensibili, non descrizioni oggettive naturali. E dietro l’aspetto oggettivo della Natura ce n’è un altro, primordiale, eterno: la Bellezza. Io indago questa con la mia musica.

    A.M.: La scrittrice Haria con i suoi scritti editi da Rupe Mutevole Edizioni, potrebbe aver in qualche modo influenzato questa armonia sovrasensibile di cui sei il portavoce?

    Mark Drusco: Haria ed io, con espressività diverse, parliamo lo stesso linguaggio, al punto che siamo arrivati ad una condivisione artistica, e così Armonia Sovrasensibile è diventato un Movimento.

    A.M.: Nel corso del 2014 ci saranno altre novità che riguardano la tua sfera artistica?

    Mark Drusco: Sto lavorando ai miei Harmony Haiku, brevissime composizioni (dai 50 secondi ad 1 minuto circa). Sono tutte visioni sovrasensibili, micro-storie di eventi di Bellezza, di Primordialità.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Mark Drusco: “Un destino non è migliore di un altro, ma ogni uomo deve compiere ciò che ha in sé.” (Jorge Luis Borges)

    Alessia Mocci

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    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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    http://oubliettemagazine.com/2014/04/23/intervista-di-alessia-mocci-al-compositore-mark-drusco-la-nuova-corrente-musicale-armony-haiku/

  • Intervista di Alessia Mocci a Pierluigi Curcio ed alla sua raccolta di racconti da brivido Legàmi

    Se mi affido a un editore, è suo dovere trovare un modo per divulgare l’opera. Sono convinto che nessuno di noi esordienti si sia mai sognato di pubblicare con una casa editrice pressoché sconosciuta, tornare a casa, accendere la tv e ritrovarsi davanti a uno spot che inneggi all’idea dell’anno.”

    In questi ultimi dieci anni l’editoria è profondamente cambiata, le case editrici sbucano come funghi e gli scrittori non hanno alcuna certezza di poter vedere il proprio libro nelle librerie delle maggiori città italiane.

    Pierluigi Curcio ha scelto di pubblicare la sua ultima raccolta di racconti con l’autopubblicazione, dunque scavalcando qualsiasi casa editrice. Nasce dunque “Legàmi”, quattordici storie del mistero che indagano sul fenomeno del poltergeist, sulle sedute spiritiche, sulle case infestate da fantasmi inquieti, sui tetri cimiteri popolati da strane energie, su animali spaventosi ormai mitologici.

    Dal 2006 pubblica i romanzi “Venedetta”, “Artorius”, “Il prezzo dell’odio”, “La stirpe dei re”; i racconti “Chiara & Congo”, “Ordinary man”, “Draculea”, “Dunnottar”, “Il volo dell’aquila”, “Wild West”, “Amanda”, “Chester House”, “Senza fine”.

    Pierluigi Curcio è stato molto disponibile nel raccontarci qualche verità nascosta dietro alla sua raccolta ed alla sua carriera da scrittore. Buona lettura!

    Giro per casa. Non so dove andare. Le foto sono dove le ho lasciate, così come tutta la mia roba, i miei vestiti, la collezione di miniature. Tutto è come dovrebbe essere. Entro nello studio, mi stendo sul divano. Sono irrequieto. C’è silenzio. Troppo.” – Incipit del racconto “Legàmi”

    A.M.: Dal primo romanzo, “Vendetta”, sono trascorsi otto anni. Ritieni che oggi il tuo modus scribendi sia mutato in qualche modo?

    Pierluigi Curcio: Otto? Otto anni… in questo fantasmagorico arco di tempo che sembra esser trascorso con un semplice battito di ciglia, ne son cambiate di cose: ho conosciuto e perso persone, ho avuto nuovi amici e ne ho ritrovati altri. La mia vita è stata completamente stravolta nel corso di questo tempo, pur restando fondamentalmente sempre la stessa. Il Pierluigi di otto anni fa che si accingeva a scrivere di Embreis, Medved e Fearghal, si era lasciato irretire dalla scrittura di David Gemmell e, con timidi passi, si approcciava al mondo della scrittura. Accidenti se son cambiato. Lo stile fondamentalmente è sempre quello, ma oggi ho un occhio più attento. Ho imparato a conoscere e temere il nemico più infido che un addetto ai lavori conosca: il refuso. Sembra si annidi nascondendosi al di sotto dell’inchiostro per poi balzar fuori dopo la decima lettura oppure… proprio dopo aver dato l’ordine di stampa. Un vero incubo. Ho iniziato a scrivere portato dall’ispirazione, oggi come oggi posso dire di riuscirci anche sotto commissione e di essere in grado di destreggiarmi con discreti risultati su almeno tre generi: romanzo storico, horror, western. Cerco di essere meno impulsivo e di approfondire la caratterizzazione dei personaggi. Tutto hanno un quando, un perché e un come, anche le comparse destinate a sparire dopo solo poche righe.

    Sì, il mio modus scribendi, è cambiato parecchio.

    A.M.: “Legàmi”, un titolo che anticipa la connessione esistente fra i racconti della raccolta. Quanto è importante la scelta di un titolo per uno scrittore?

    Pierluigi Curcio: Più che la connessione esistente tra i vari racconti, il titolo è ispirato a una delle quattordici storie scritte. Esistono persone che non smettono inconsciamente di cercarsi. Nonostante i dissapori, i dissidi, le scelte affrettate dettate dall’orgoglio o da quel che la vita gli mette davanti… continueranno sempre a sentirsi “legate”. Il protagonista di questa storia lo capisce sin troppo tardi, ma il “tardi” è così relativo che il tempo per rimediare lo si trova anche dopo la morte terrena. Il titolo deve colpire, intrigare, deve abbinarsi con la storia e la copertina che andiamo a presentare… deve incuriosire e spingere il lettore a dire “Questo lo compro”. In genere li preferisco corti e d’impatto, facili da ricordare.

    A.M.: Poltergeist, sedute spiritiche, case infestate, tesori, cimiteri, personaggi mitologici e storici che divengono i protagonisti di una raccolta da brivido. Quando nasce la tua passione per il mistery e paranormale?

    Pierluigi Curcio: Forse non dovrei dirlo, ma ha radici decisamente profonde. Il paranormale in un certo qual modo, ha sempre fatto parte della mia vita. Da ragazzino, ci hanno pensato i miei nonni a “svezzarmi” con storie che, a lor dire, erano tutt’altro che fantasiose. Mia sorella poi… lei mi reclutava per vedere i vecchi film di Dracula, quelli in bianco e nero di una volta in cui bastava un solo sguardo di Christofer Lee per farmi nascondere sotto il tavolo.

    A.M.: Nel racconto “Chupacabras” narri di un animale mitologico dell’America conosciuto da svariate testimonianze oculari. Quando hai conosciuto la storia del chupacabras e perché è diventato oggetto di un tuo racconto?

    Pierluigi Curcio: Per la verità non sapevo molto dei Chupacabras, ma avevo necessità di variare, di inventare nuove storie che non fossero ripetitive. Quattordici racconti sul paranormale e il mistero non possono essere incentrati solo sugli spettri. Si rischia di annoiare e non potevo permettermelo.

    A.M.: Fantastichiamo: ti sei reincarnato in Oliver, uno dei personaggi di “Legàmi”. Come si sarebbe comportato Pierluigi?

    Pierluigi Curcio: Oddio, qui mi metti in imbarazzo, se parlassi di Oliver svelerei sulla storia più di quel che dovrei, invece, dato che ne ho già accennato in riferimento al titolo, ti dico che se dovessi reincarnarmi nel protagonista del racconto specifico “Legàmi”, non lascerei che la vita mi strappasse via l’amore della mia vita.

    A.M.: Qual è il racconto che ha destato maggiori apprezzamenti da parte dei lettori? E quello che invece ha colpito di meno?

    Pierluigi Curcio: Rischio di diventare ripetitivo, lo ha avuto proprio il racconto di cui sopra. Difatti è risultato il vincitore della seconda edizione del concorso letterario “Il cerchio di pietre” 2014. Quello meno avvincente? Onestamente non lo so, fino a oggi, nessuno ha avuto l’ardire di metterlo al bando e per me son tutti figlioletti della stessa penna. Qui sorrido.

    A.M.: La scelta dell’auto pubblicazione. Qual è il tuo pensiero sull’editoria odierna?

    Pierluigi Curcio: Eh, bella domanda. Fino a oggi ho pubblicato con diverse case editrici, sia in formato cartaceo che digitale. Sarà stato forse perché erano piccole, sarà stato che non ho trovato le persone giuste che mi abbiano saputo stimolare e dirigere, ma alla fine, la differenza con l’auto-pubblicazione sta tutta nei diritti d’autore.

    Se mi affido a un editore, è suo dovere trovare un modo per divulgare l’opera. Sono convinto che nessuno di noi esordienti si sia mai sognato di pubblicare con una casa editrice pressoché sconosciuta, tornare a casa, accendere la tv e ritrovarsi davanti a uno spot che inneggi all’idea dell’anno.

    Tutti noi siamo consci di affidarci spesso a soggetti di cui, fondamentalmente, non abbiamo mai sentito parlare prima del nostro repentino bisogno di pubblicare… però… però è dovere di quell’editore, fare di tutto per promuovere il nostro prodotto. In luogo di radio e tv, c’è la rete e, per quanto satura di autori, esistono buoni blog letterari seguiti da una cerchia di lettori che non attende altro di essere attratta dalla novità, da una storia che sappia tenerla incollata alla pagina, e lasciarla con un’ombra di rimpianto alla fine.

    Sino a oggi ho dovuto contattare personalmente la maggior parte dei blog da cui ho ottenuto qualche recensione e un pizzico di visibilità. Non mi pare giusto tenendo conto del fatto che vengono trattenuti più dell’80%, in taluni casi anche il 90% dei diritti d’autore. Con l’auto-pubblicazione, male che vada, potrò prendermela solo con me stesso.

    Le grandi per contro, penso badino a ottenere un repentino guadagno affidandosi a nomi più o meno noti, o che dimostrino di avere in rete un certo seguito. So che molti autori nuovi provengono proprio dal self e han dimostrato di saper vendere.

    È quasi una guerra persa in partenza, almeno per me. Come e meglio del sottoscritto ce ne sono e saranno mille altri, ma ognuno di noi ha le proprie storie che rodono dal di dentro per essere gettate su carta e ognuno, ritengo, debba avere la possibilità di riuscirci. Quindi, alla fine, ben venga il self, sarà la selezione naturale e un pizzico d’intraprendenza in più a garantire al testo una sua nicchia.

    A.M.: Hai in programma delle presentazioni del libro? Vuoi anticiparci qualcosa?

    Pierluigi Curcio: Per la verità, no. Sono un pessimo istrione e non amo fronteggiare una platea di sconosciuti che non hanno la più pallida idea di quel che abbia scritto, né trovo sia normale che sia l’autore a convincerli della validità della propria opera. Sempre fedele al detto “chi si loda s’imbroda” preferisco che siano altri a parlarne… sempre che si trovi qualcuno disposto a esporsi ed a crederci.

    A.M.: Salutaci con una citazione…

    Pierluigi Curcio: Sperare che il mondo ti tratti bene perché sei una brava persona, è come pensare che un toro non ti attaccherà perché sei vegetariano.” (Dennis Wholey)

    Written by Alessia Mocci

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    http://www.pierluigicurcio.it/

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  • MoMArt Giovani:‭ ‬DOPPIA‭ ‬PERSONALE DEGLI ARTISTI PAOLO MARCHESINI E ALEX VERLAN Presentazione di Stefania Gardin e Sara Cifarelli

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    COMUNICATO STAMPA

    MOMART GIOVANI Il progetto delle Associazioni Mosaico e MoMArt, sostenuto con 25.000 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nellambito del bando “Culturalmente 2013

    Avvicinare i giovani al mondo delle arti visive è la finalità del progetto “MoMArt Giovani realizzato dalle associazioni “Mosaico e “MoMArt, operanti nellambito delle arti visive e sostenuto con 25.000 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nellambito del bando “Culturalmente 2013.

    Il progetto si avvale del sostegno del Comune di Padova con lAssessorato al Commercio, lAssessorato alla Cultura e Progetto Giovani e prevede la creazione di opportunità professionali per dodici artisti e quattro curatori under 35. I giovani artisti avranno la possibilità di partecipare per un anno al “MoMArt, la galleria en plein air che si svolge la prima domenica del mese in piazzetta Capitaniato, di vedere realizzata una mostra personale alla “Galleria MoMArt, in Riviera Mussato, accompagnata da un catalogo e dalla presentazione critica fatta dai giovani curatori. Avranno inoltre lopportunità di partecipare ad “Arte Padova, il più importante appuntamento del mercato dellarte in città, dove i giovani curatori organizzeranno un convegno dedicato al futuro e alle opportunità lavorative dei giovani artisti e curatori, che vogliono impegnarsi nel campo dellarte. Sabato 5 luglio sarà realizzato anche un grande happening, “La Notte dellArte in cui saranno presenti tutte le arti, musica, danza, conversazioni sullarte, e in cui gli artisti non solo potranno esporre le loro opere sulla passeggiata più bella di Padova, il “Liston, ma le vedranno proiettate sulla facciata di Palazzo Moroni. Tutto il materiale prodotto verrà inserito nei siti del MoMArt e del MoMArt Giovani nonché condiviso sui social network.

    Sabato 3 maggio 2014 alle ore 17,00 presso la galleria del MoMArt, in Riviera Mussato 4, Padova, sarà presentata la doppia personale dei giovani artisti Paolo Marchesini e Alex Verlan.

    La mostra resterà visitabile fino all11 maggio 2014 in orario: lunedì domenica 16,00 19,30. Martedì chiuso.

    La mostra rappresenta la seconda doppia personale di giovani artisti, inclusa fra gli eventi che fanno parte del progetto “MoMArt Giovani, nuova sezione dellassociazione artistico-culturale “MoMArt.

    Lelemento che accomuna in maniera maggiormente evidente le opere di Paolo Marchesini e Alex Verlan è soprattutto lo studio e lutilizzo di tonalità di colore fortemente marcate e simboliche, profondamente significative, che insieme alla sperimentazione tecnica, e alla componente iconica dei soggetti rappresentati, configura due personalità artistiche originali e nettamente connotate nei loro caratteri distintivi, di grande versatilità pittorica.

    Paolo Marchesini si avvale del prezioso strumento dellironia per indagare le possibilità odierne della comunicazione attraverso le immagini dipinte, ripercorrendo quanto stabilito in precedenza dalla Pop Art: secondo una reinterpretazione e unacutezza e sensibilità di visione sua propria, che gli permettono riflessioni godibili e mai scontate sulla società dei consumi, la massificazione della cultura e la mercificazione del quotidiano. Quello che ne nasce è provocazione, finalizzata a suscitare emozioni, a produrre qualcosa di nuovo: perché è soltanto cambiando prospettiva che la realtà può apparirci diversa, più umoristicamente apprezzabile e meglio comprensibile.

    Le opere di Alex Verlan sono anchesse ispirate al quotidiano, ma secondo un punto di vista differente, maggiormente realistico e intimistico, seppure soffuso da un alone di delicata poesia. E la poesia delle cose semplici, che si rispecchia nello stesso uso di una base materica consistente quale la tela di juta, su cui il colore si rapprende e sidentifica, concretizzandosi in stesure di spessore più o meno denso a seconda che lartista adoperi la spatola o il pennello. Sinsinua a tratti il senso della caducità della vita e dellinesorabilità del destino delluomo e di ogni cosa, che aggiunge quel qualcosa in più di dolcemente malinconico al già citato lirismo.

    Ingresso libero.

    Per informazioni: Associazione MoMArt MoMArt Giovani, Riviera Mussato 4, 35137 Padova.

    www.momart.padova.it

    [email protected]

    www.momartgiovani.it

    [email protected]

    www.facebook.com/MomartPadova

    www.facebook.com/momart.giovani

    www.twitter.com/@MoMartGiovani

  • In uscita Lacrime d’inchiostro su carta di riso di Claudia Brigida Speggiorin da Edizioni Leucotea.

    È in uscita a maggio 2014 “Lacrime d’inchiostro su carta di riso”, l’esordio letterario dell’autrice di Varese Claudia Brigida Speggiorin.

    È la storia di due donne che pare nulla abbiano in comune, e il cui incontro avviene in modo del tutto casuale. Le loro vite sono diverse, come anche le loro esperienze e i loro caratteri, ma il destino non deve chiedere il permesso a nessuno per ordire i suoi disegni. Unirà i loro passati in modo indissolubile rendendo la storia dell’una incompleta senza quella dell’altra.

    Un toccante libro che celebra la vita e la sua casualità che porta all’intrecciarsi di storie e di circostanze, e che riserva sempre nuovi incontri.

    Claudia Brigida Speggiorin nasce al Varese nel solstizio d’estate. È educatrice di una comunità psichiatrica ed è al suo esordio nel mondo letterario.

    www.edizionileucotea.it

  • Alla Milano Art Gallery un riscontro di grande successo per la mostra fotografica di Laudadio con i complimenti anche di Mauro Corona

    Tutta l’attenzione dei media e di illustri personalità è puntata sugli innovativi scatti fotografici di Max Laudadio, inviato storico di Striscia la Notizia, in mostra presso la Milano Art Gallery fino al 10 Maggio, con l’organizzazione del manager di personaggi famosi Salvo Nugnes e la curatela di Vittorio Sgarbi. Grandi parole ed elogi ricevuti da Max, da parte di grandi nomi della cultura e dell’arte, per l’originalità della sua arte fotografica. Già lo stesso Sgarbi, Bob Krieger, uno dei più celebri ritrattisti a livello internazionale, Sergio Pappalettera, Graphic Designer e creatore delle copertine di CD dei più grandi esponenti della musica italiana, hanno espresso i loro apprezzamenti ed ora anche Mauro Corona, alpinista e scrittore di Bestsellers. “Ci sono vari modi per imbalsamare la memoria e donarla a quelli che verranno. La pittura, la scultura, la voce non resta nei morti” afferma e continua “Rimane la fotografia che diventa amante fedele ma non sottomessa. Un soffio e le mani si uniscono. Questa è la fotografia di Laudadio. Unità di gesto controbilanciata da sentimento e talento”.