Categoria: Arte e Cultura

  • Torrese e Antolini dedicano “Samhain” a Meredith Kercher

    Stefano Torrese e Diego Antolini nuovamente insieme per un progetto cinematografico di spessore. Il film, dal titolo “Samhain – A Halloween Tale”, si ispira al delitto della studentessa inglese Meredith Kercher avvenuto a Perugia nel 2007. Il talento visionario di Torrese ha poi creato un thriller inquietante e dai toni gotici. Protagonista della pellicola è l’ex-agente dell’FBI Bryan Nolan, che si trova a Perugia nella notte di Halloween, quando avviene il misterioso omicidio di una giovane studentessa. Nolan inizia a indagare quando diverse visioni lo avvicinano allo spirito di Mary, la ragazza assassinata. In un crescendo di segni, rivelazioni, e paurose apparizioni, Nolan capisce di essere entrato in un mistero che ruota attorno alla notte di Samhain, la fine dell’anno celtico, la notte dove il mondo dei vivi e quello dei morti si incrociano. In quella notte qualcosa di maligno viene evocato con un macabro rituale, e si contrappone allo spirito di Mary. Al centro delle due forze c’è Bryan, che sacrificherà ogni cosa alla ricerca della verità su Mary, che è anche la chiave per ritrovare Susan, la sua sorellina scomparsa.

    Le prime immagini del film sono state pubblicate in rete, la produzione è in corso e, come hanno più volte sottolineato Torrese e Antolini, “è un progetto che vogliamo dedicare a Meredith, alla sua memoria e al suo riposo”.

    E’ possibile visitare la pagina ufficiale di Facebook “Samhain – The Halloween Tale”

    o aprire il video su youtube al seguente link:

    http://www.youtube.com/watch?v=gDc9CqlzMLs&feature=related

    Locandina "Samhain", diretto da Stefano Torrese

    Conferenza Stampa del film "Samhain"

  • Figurati un po’ – Concorso Calligrafico Internazionale 2010/2011

    Il CAUS Centro Arti Umoristiche e Satiriche indice un bando di concorso calligrafico, ideato da Raffaele Palma e rivolto a tutti gli appassionati di calligrafia, disegno, computer grafica, enigmistica e umorismo.

    Torino, 29 novembre 2010 * * * Settima edizione per il classico Concorso Calligrafico Internazionale ideato dal Caus – Centro Arti Umoristiche e Satiriche di Torino.

    La partecipazione è assolutamente gratuita, non comprende tassa d’iscrizione e si rivolge ad un ampio pubblico di appassionati di calligrafia, disegno, computer grafica, enigmistica e umorismo.

    La commissione esaminatrice, composta da autori professionisti, valuterà ogni opera in relazione alla difficoltà tecnica e grafica ed al suo contenuto per singolarità e originalità.

    Emblematico il titolo della competizione, “Figurati un po’”, che allude al compito di ciascun candidato, che dovrà ideare una figura, utilizzano le lettere dell’alfabeto del proprio nome e/o cognome, o di quello di un personaggio famoso riferendosi ad uno o più di questi input:

    • significato etimologico
    • contenuto simbolico
    • attributi fisici
    • competenze professionali
    • qualità morali

    Ciascun concorrente può partecipare con un massimo di tre opere, realizzate con qualsiasi tecnica. Ogni opera dovrà comprendere tutte le lettere del nome e/o del cognome. Un file allegato dovrà contenere una legenda con la descrizione dell’opera e l’indicazione dell’ubicazione delle singole lettere (massimo 25 righe, formato Times New Roman 14, o similare).

    Il candidato, inoltre, dovrà comunicare in allegato, i propri dati personali e recapiti. Ai sensi della legge 31.12.96 N° 675 tutti i dati personali pervenuti saranno trattati nel rispetto della privacy.

    Le opere dovranno essere spedite esclusivamente in formato elettronico e possibilmente zippate, (valore massimo 400 Kb), a: [email protected], nei formati JPG, GIF, TIF, entro e non oltre il 30 novembre 2011.

    I vincitori non riceveranno alcun premio in denaro, bensì un riconoscimento virtuale, con medaglia e pubblicazione delle opere sul sito: www.caus.it

    Sarà, inoltre, dato il massimo risalto alle prime tre opere classificate, sui media specializzati e su Internet entro il primo trimestre del 2012. La rassegna delle migliori opere in concorso comparirà in permanenza sul sito www.caus.it.

    Informazioni: tel. 3396057369 – [email protected]

  • “Campobasso fuori le mura”, oltre 40 scatti d’autore per descrivere il contemporaneo del capoluogo regionale

    Saranno poco più di quaranta gli scatti fotografici che verranno presentati ed esposti nella mostra fotografica “Campobasso fuori le mura” ideata dall’Associazione culturale NOIDEA e che prenderà il via l’11 dicembre nel capoluogo molisano.
    “Per questa esposizione che proporrà un’ottica visuale e non solo estetica della nostra città per come essa si sviluppa nel nostro tempo contemporaneo – dichiara Anna Falcone di NOIDEA – le foto sono state realizzate dalle associazioni fotografiche Camera Chiara e Sei Torri con le quali già abbiamo proficuamente collaborato in occasione della passata mostra dedicata al centro murattiano del capoluogo. La specificità di questa mostra è nell’idea stessa di apertura che abbiamo voluto dare all’intero evento, rendendolo un punto di sintesi per delle proposte di analisi future del nostro territorio cittadino che speriamo, sia come associazione che come cittadini di Campobasso, di poter incentivare anche attraverso manifestazioni artistiche mirate come questa in oggetto”
    L’esposizione avrà come nucleo centrale espositivo i locali del nuovo quartiere de La Città nella Città in Corso Bucci a Campobasso e sarà visitabile da venerdì 11 dicembre all’11 gennaio 2011, dal lunedì al sabato, dalle ore 16.00 alle ore 20.00, e la domenica e i festivi dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00.
    La cura della location è stata affidata agli architetti Ciaramella e Colagiacomo che hanno cercato di materializzare le idee compositive più appropriate per uno spazio espositivo che renderà dinamico il percorso dei visitatori suggerendo spunti di riflessione e di approfondimento anche testuali.
    La mostra progettata e organizzata dall’Associazione Culturale NOIDEA, godrà fra gli altri del patrocinio della Presidenza del consiglio regionale del Molise e della Provincia di Campobasso, a dimostrazione dell’attenzione riportata dall’evento che ha già una press area appositamente dedicata sul sito www.altrimedia.org.
    “A dicembre gli occhi e il cuore avranno una sola destinazione: Campobasso”.

  • “Il segreto di Ernetti”: in un romanzo la vera storia di un monaco e della sua incredibile invenzione

    Autore: Peter Schiera
    Editore: Aletti Editore (
    www.alettieditore.it)
    Anno di Pubblicazione: 2010
    Collana: Gli Emersi – Narrativa
    Codice ISBN: 978-88-6498-431-5
    Informazioni: Pagine: 290
    Prezzo di copertina: € 18,50

    Correva l’anno 1972 quando padre Pellegrino Ernetti, monaco bendettino del convento di San Giorgio Maggiore a Venezia, in una storica intervista rilasciata a La Domenica del Corriere, sostenne di aver inventato, grazie alla collaborazione di dodici scienziati, una macchina capace di vedere nel passato. Si trattava del cronovisore, un’elaborazione basata sul principio fisico secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono ma si trasformano e possono essere recuperate in quanto forme di energia.
    L’intervista sollevò un vespaio. Chi era dunque padre Ernetti? Un mitomane alla ricerca di un po’ di fama o un genio che aveva saputo infrangere le barriere del tempo con una sensazionale invenzione? Al monaco fu imposto il silenzio e il cronovisore, dopo essere stato smontato fu riposto in qualche stanza segreta del Vaticano.

    IL LIBRO – “Il segreto di Ernetti”, romanzo d’esordio di Peter Schiera edito da Aletti Editore, rappresenta il tentativo, a distanza di diversi anni dalla morte di padre Pellegrino, di dare un po’ di luce al mistero del cronovisore e alle oscure vicende del suo inventore. L’autore, ripercorrendo le tappe più significative che portarono alla genesi di questa scoperta, crea un inquietante mondo di apparenze e di inganni in cui nulla è ciò che sembra. Protagonista del romanzo è un professore di Letteratura latina che dopo aver ricevuto una misteriosa lettera, si ritrova a raccogliere la sfida più ardua della sua vita, alla ricerca di una verità fondamentale, capace di produrre un eccidio dell’Umanità o la nascita di una nuova morale.

    L’AUTORE – Peter Schiera è nato nel 1970 a Como, dove vive e lavora. Mente curiosa ed amante dell’Antichità, dopo gli studi classici ha continuato ad alimentare le sue passioni all’Università, dedicandosi all’approfondimento della cultura greca e latina. Appassionato di filosofia, i suoi interessi spaziano in diversi campi del sapere, alla ricerca della verità e del perché delle cose.

    A supporto dell’articolo ecco l’OFFICIAL WEBSITE di Peter Schiera:
    http://www.peterschiera.net

  • TRENTA ARTISTE PER SANTO STEFANO. CHIOSTRO DI SANTO STEFANO. BOLOGNA

    dal 2 Dicembre 2010 al 15 Dicembre 2010

    1° Dicembre: vernissage ad inviti e nella stessa serata battuta d’Asta Sotheby’s di tutte le opere.

    Dal 2 al 15 Dicembre: mostra aperta al pubblico.

    Elenco delle artiste che hanno dato la disponibilità ad offrire una loro opera d’arte:

    Wanda Benatti, Paola Bergami, Luisa Bergamini, Anna Boschi, Milena Buti, Giovanna Caimmi, Annalisa Cattani, Isabella Ciaffi, Emma Civallero, Franca Forconi, Giovanna Galota, Clara Ghelli, Anna Girolomini, Carla Leonelli, Claudia Marchi, Paola Martelli, Emma Maschio, Patrizia Merendi, Lucilla Mongardi, Lina Osti, Rossella Piergallini, Rosella Re Pistani, Valeria Resca, Antonietta Sabatini, Donatella Schilirò, Giovanna Sciannamè, Sandra Senni, Roberta Serenari, Gianna Solmi, Lolita Timofeeva, Laura Toponi

    Con il Patrocinio di: Comune di Bologna – Provincia di Bologna – Regione Emilia Romagna

    L’Arte di fare squadra. Ovvero, tutti uniti per salvare non solo un monumento illustre, ma il riconosciuto cuore religioso e storico di Bologna. A raccogliere e rielaborare, in chiave artistica,
    l’appello lanciato dai Monaci Benedettini di Santo Stefano, sono state ben 30 artiste bolognesi che hanno deciso di offrire una loro opera d’arte da mettere all’asta per contribuire al salvataggio delle Sette Chiese. Si tratta di un evento che non ha precedenti nella storia della città. Mai infatti, un così
    alto numero di artiste era stato riunito per un evento caratterizzato da finalità così alte. A coinvolgerle, selezionando tele e sculture è stato Comunicatori su Misura, nuova realtà della comunicazione bolognese, che ha ideato l’evento ed ha ricevuto il preziosissimo
    supporto di Silvia Evangelisti, che ha accettato di essere “madrina artistica” dell’iniziativa.
    Trenta opere d’arte donate con il cuore e senza riserve da tutte le artiste coinvolte: in ognuna di loro, tante motivazioni per dire sì, da quelle di tipo personale ed affettivo a quelle artistiche, legate
    all’ammirazione che le Sette Chiese suscitano in tutti gli animi più sensibili.
    Avviato il progetto, la parola passerà ai nostri concittadini, che già in numerose occasioni hanno saputo rispondere
    all’appello dei Monaci di Santo Stefano, con entusiasmo e grande generosità.
    Tra ottobre e novembre prossimi, infatti, all’interno del chiostro della Basilica si svolgerà una mostra nel corso
    della quale tutti i bolognesi potranno ammirare e iniziare ad affezionarsi a queste opere, per poi essere chiamati a partecipare ad un’asta, che ha l’ambizioso obiettivo di
    raccogliere un importante somma da devolvere a favore dei costosi lavori di ristrutturazione di Santo Stefano.

  • Intervista con Ottavio Adriano Spinelli

    Ottavio Adriano Spinelli

    Sogno, arte e magia

    di Safì Baliverna

    Poggio Catino, 31 ottobre 2010

    Incontro Ottavio Adriano Spinelli la sera del 31 ottobre, a Poggio Catino (RI), grazioso borgo medievale della Sabina, dove l’Associazione “Italia Esoterica” ha organizzato la festa di “Samhain” alla vigìlia di Ognissanti.

    Spinelli ha appena licenziato i testi e le immagini del suo ultimo libro, che ha voluto far nascere precisamente questa notte.

    Piove e ne parliamo sotto gli alberi della piazza che ospita la manifestazione.

    Questo Suo ultimo lavoro esce dopo un lungo silenzio:

    cosa aveva frenato la Sua penna negli ultimi anni?

    Rispondere a tale domanda non sarà facile, la sua curiosità mi chiede di riesumare le ingloriose spoglie d’inconfessati turbamenti e di molteplici pigre omissioni, ma, complice questa vivace pioggia che incurante ed implacabile lava via i detriti dell’umano passaggio, proverò comunque a soddisfarla.

    Ho praticato il Silenzio certo che non fosse semplicemente assenza di suono, consapevole, piuttosto, di come esso possa manifestarsi quale pienezza assoluta, coniugazione equilibrata di opposte e difformi tensioni, culmine doloroso ed abissale acme del piacere, muta canzone d’ogni possibile fantasia ed infine, panica sazietà.

    Accadde, un giorno, che, saturo d’esperienze, ebbi in uggia riti e consuetudini della socialità, abbracciando i temi della solitudine, assunsi l’atavica veste del lupo ramingo e, nella desolazione, inseguii la traccia della mia vicenda animale, attratto dalle memorie di arcani retaggi spirituali.

    Rinnegato Eros, desiderai morire agli occhi del mondo, anelando il ventre di Thanatos perseguii, ostinatamente, l’oblio dallo strazio degli eventi che, figli del caso fatale, incatenano l’Anima e le negano il regale, libero, volo d’aquila.

    Ombra nell’ombra, imitando l’ibrida natura della bruma invernale, ho pervaso, svogliato, le forme ed i fenomeni di una realtà che, istante dopo istante, anno dopo anno, si faceva sempre più distante, perversa, aliena.

    Così tacqui ammantando il mio percorso vitale di quella straordinaria, saggia follia che a lei piace chiamare silenzio, tacqui e lo feci sino al giorno in cui l’eco assordante dei pensieri non detti fu, per me, definitivamente intollerabile.

    Quale spinta l’ha portata ad aggiornare e ripubblicare “Fronde dell’Antico Noce”?

    Questa edizione contiene un nuovo messaggio rispetto alla precedente?

    “Fronde dell’Antico Noce”, nella percezione di alcuni, manifesta unicamente la banale apparenza di un qualunque altro oggetto cartaceo, raccogliendo, più o meno, la considerazione riservata a qualsiasi libro non divenga soggettivo simulacro dell’epos emotivo: una traccia oggettiva fra quelle che ogni singolo individuo finisce per collocare, prima o poi, nella personale hit parade dei testimoni simbolici del proprio bagaglio sentimentale ed esperienziale.

    La Volontà creativa, invece, ha concepito Fronde con i sottili attributi di una pura malia, limpido gesto magico espresso, al pari d’ogni altra mia “Opera”, con i tempi, i modi e la struttura propria ad un Incantesimo che, al pari d’ogni altro Incanto, richiede cicliche attenzioni e pretende ripetute, congrue devozioni.

    Così, trascorsi vent’anni dalla prima stesura, ho ritenuto opportuno dare la stura all’attuale riedizione di un testo che, nel mio giudizio, è e sempre sarà Canzone Fatata.

    Lei, ora, mi chiede se questa pubblicazione contenga nuovi messaggi rispetto alla precedente, ebbene no, il messaggio è il medesimo, ma ho deliberatamente infisso la lama della mia indagine speculativa ancora più a fondo nel tessuto narrativo, trattando temi, prima, solo lambiti. Nel nuovo testo ho liberato coniugazioni espressive desuete, infatti, non le sfuggirà il significato di “Hapax Legomena”: parole dette una sola volta.

    In copertina di “Hapax Legomena 2010” vediamo di nuovo la “Magna Mater”:

    questo ci conferma il Suo legame profondo con la Dea.

    È sempre stato così, o si tratta della conseguenza di un’evoluzione nel Suo percorso magico?

    Indubbiamente l’esaltazione dialettica e filosofica del Femminino Divino discende da una originale e meditata maturità culturale.

    La determinazione a piegare il ginocchio innanzi all’arcano altare della Prima Madre rappresenta una conquista derivata tanto dallo studio della summa esoterica quanto dalla prassi strumentale, pratica attuata e consolidata nella “realtà occulta”.

    Onorare e difendere la Sostanza mistica della Dea è una scelta che assume i tratti del voto ed i gesti della devozione. L’essenza della Tenebra Matrice è consolidata nella mia Coscienza profonda quale mirabile conseguenza del risveglio di memorie ancestrali proprie al patrimonio della conoscenza collettiva della specie.

    Essere Strega oggi configura ed esprime la volontà rivoluzionaria di quanti abbiano attuato l’esaltante risorgenza di arcaiche, ed altrimenti obliate, virtù che sono il frutto consapevole di molteplici esperienze vissute su altri piani e la feconda traccia delle “manifestazioni sensibili” generate in ulteriori spazi del “sogno fenomenico”.

    Abbiamo visto che, nei social-network in cui Lei incontra i suoi lettori, (n.d.a.: Facebook e Myspace), molti Le si rivolgono con l’appellativo di “Maestro”:

    Maestro di magia? Maestro di vita? Maestro d’arte?

    In tal guisa si esprimono molti, ma il mio Desiderio non si spiega nell’essere Maestro d’alcuno nè, del resto, d’alcuna cosa, semmai, parafrasando l’immortale dettato di Georges Ivanovic Gurdjieff, posso essere, eventualmente, una Guida per percorrere, aggirando ostacoli e rischi, Sentieri a me noti ed ad altri, invece, ancora oscuri.

    Non trova incompatibilità tra il Suo stile di scrittura e i supporti usati oggi nella comunicazione globale? Riesce a conciliarli facilmente?

    Io credo non sussista alcuna incompatibilità tra i toni e la forma del mio stile espressivo rispetto alla natura ed alla qualità dei palcoscenici ove, inevitabilmente, si dipani la rappresentazione dell’attuale dramma sociale ed umano.

    Sono altresì certo, confortato in tale sentire da quotidiane attestazioni, che coloro i quali abbiano in sorte il comprendere, capiranno e lo faranno spesso principiando da uno stato obliquo che definirei “inconsapevolezza creativa”.

    Di contro, quanti siano, per ottusità, indisposizione, perverso fato o qualsivoglia altro genere di condanna spirituale, destinati a vagar come ciechi nella Luce, quelli saranno anche totalmente sordi ad ogni genere di virtù e crudelmente muti, così da non poter cantare neppure un verso dell’armoniosa canzone della vita vera.

    Leggendo i Suoi testi si percepisce chiaramente un grande Amore per la costruzione dell’espressione del pensiero. Cos’è, per Lei, una “parola”? Forse un elemento magico?

    Sono convinto che per poter realmente comprendere sia indispensabile rimembrare la latente facoltà del “sentire”, quel sentire fatto di indicibili pulsioni sensibili coniugate nelle attonite dimensioni della meraviglia per l’illuminante percezione di Se stessi.

    Capire significa Essere ed essere è riconoscersi, identificarsi al talvolta abbacinante, ma indubitabilmente costante, riflettersi dei clamori silenziosi dell’interiore nelle allucinate armonie dell’esteriore manifesto.

    Accettare il proprio riflesso nell’ombra dinamica delle nostre molteplici maschere vitali consente la realizzazione dell’ibrido e vivificante abbraccio fra la fluida coscienza esoterica e la rigida consapevolezza essoterica.

    L’intento principe della mia prosa è volto al risveglio dell’intensità emozionale, intensità che considero vibrante ed ideale viatico alla riacquisizione delle memorie cognitive altrimenti obliate nello stordimento causato dalla sbornia razionale.

    Quando fu il verbo, allora fu anche la vita. Le emozioni affidano all’Aria le proprie intrinseche polluzioni divenendo così suoni, i singoli suoni traducono gli stati emotivi complessi articolandosi e strutturandosi in parole, simbolayon, parole che sono pietre e pietra su pietra esse si armonizzano in concetti, concetti che si fanno Terra, terra pronta a ricevere la lama del vomere che traccia i segni, strumento servo della volontà, duro ferro per incidere caratteri destinati a divenire eterni, immortali.

    In tal modo rispondo alla sua domanda: le parole sono musica e la musica è Magia.

    Lei ha sempre detto e scritto che la “Magia” – in sé – non è né bianca, né nera: tutto dipende da “come” viene esercitata, dal grado di “purezza” di chi la esercita.

    Ha qualche considerazione da fare a proposito dello scenario attuale?

    L’attuale scenario non appare sostanzialmente diverso da quello noto in passato e, a mio parere, esso non differirà di molto neppure in un prossimo futuro.

    Sul palcoscenico del dramma misterico s’agitano vecchi e nuovi attori impegnati ad interpretare una commedia le cui maschere sono archetipi senza tempo stolidamente rappresentati con la ciclica fissità di ruoli suggeriti da incorrotte, arcaiche pulsioni ed ispirati a temi arcani che, nella “memoria bestiale” sono e saranno sedimento eterno.

    La cupa e pulsante eco di lontani tamburi nella notte, l’agghiacciante, straziato urlo dello sciacallo, l’ammiccante malia di vivaci violini, la sottile armonia scaturita da preziosi flauti che penetrano la nebbia del mattino stracciandone l’ovattata sostanza, l’argentino canto di fresche e limpide fonti, il potente ruggito dell’astro solare che, impietoso, rivela ogni misera viltà e nutre pudiche se pur legittime speranze mentre arde la proba materia del giusto quanto quella infame del dannato.

    Molte cose potrei narrarle se non fossi così stanco, molti segreti potrei svelarle se non fossi così incosciente, se non fossi, infine, tanto crudelmente umano.

    Rapito dai piaceri nella gloria della Carne, estasiato dalle immensità ove dimora lo Spirito, commosso per la superba fragilità dell’Anima, ho visto nani perversi proiettare illusorie, grandi ombre, patetiche, incerte ballerine spudoratamente fiere della loro danza sbilenca, improbabili santi storditi dalla saggezza della propria ingenua follia ed, insieme a questi, ho incontrato lo sguardo di innocenti giovani occhi, forti e salvifiche guide per il debole passo di vecchi fieri e sereni.

    Tutto questo e molto di più ho visto mentre ascoltavo aliene armonie gustando frutti proibiti, ma non credo d’aver osservato alcun gesto o attitudine che non fosse già ampiamente e diffusamente descritto nelle banali cronache della Bestia/Uomo.

    Ha in programma nuove pubblicazioni?

    Nel corso degli ultimi anni ho pubblicato poco, ma molto ho studiato, sperimentato ed annotato per cui immagino sia giunto il momento di trasferire ad altri, almeno in parte, il succoso frutto di tanto lavoro.

    Penso quindi di affidare alla carta e a qualsivoglia altro supporto parimenti leggibile od udibile la sintesi di alcune, personali speculazioni esoteriche, certamente lo farò, come è mio costume, trattando le ardite dinamiche del pensiero astratto sincronicamente coniugate a quelle grevi del fenomeno concreto.

    Ad esempio, mi è stata data in sorte l’opportunità d’approfondire le tematiche legate ai potenziali livelli d’interazione fra diversi generi di campi elettromagnetici.

    Praticando tal sorta di studi ho maturato l’opinione che l’attuale scarsa efficacia di molte tecniche “magiche” dipenda in larga misura dall’incontrollato proliferare d’incongrui stati elettrici generati dall’innumerevole congerie di apparati e supporti tecnologici che caratterizzano l’odierno stile di vita proprio alla comunità delle genti.

    Nell’alveo della “realtà fenomenica” ogni cosa è avvolta da un suo proprio campo elettromagnetico, campi assimilabili a vibranti sfere d’energia dotate di peculiarità tipiche e specifiche. Ora, gentile ed attenta signora, sappia che tali sfere, nelle dimensioni dello spazio e del tempo, tendono ad assumere identità e personalità conformandosi in entità. Oggi esse sono ancora confuse, nell’insieme rarefatte e distorte, ma presto si faranno dense, cogenti e drammaticamente immanenti.

    Io definisco tali ibridi abominii con l’appellativo di “ParaElementali” e sono fermamente convinto della necessità d’elaborare nuovi sufficienti “metodi di filtraggio” a necessario sollievo d’alternativi metodi rituali, riti volti al contatto ed al rapporto con le dimensioni che stanno oltre il Velo di Maya. Tutto quanto esposto verrà operato al fine di restituire l’antica dignità ed efficacia agli Enti dell’ultrasensibile almanaccati nel noto dettato della “Tradizione”.

    Come vede, fosse anche solo in merito a quanto detto, vi è di che scrivere ed Io prego i miei Dei affinché me ne diano la forza e, graziosi, m’offrano l’agognata occasione.

    Sta spiovendo.

    Si è fatto buio e – sulla balconata che guarda a valle – si sono accese le fiaccole di Samhain.

    Arrivano gruppi di persone con l’abbigliamento stravagante che si usa indossare in queste occasioni.

    Saluto Spinelli, lo ringrazio e lo guardo avviarsi tra la gente: sembra così “normale”…

    (S.B.)

  • Un piccolo pensiero per lo zio

    Considerate vostro zio quasi come un secondo padre perchè durante l’infanzia vi ha tenuto spesso con sé quando i vostri genitori dovevano andare a lavorare. Ricordate ancora con tenerezza i pomeriggi passati a passeggiare in città o quelli trascorsi a giocare nel parco. Questi momenti sono ormai lontani e voi ora siete persone adulte magari con una propria famiglia da far crescere. I ricordi però sono indelebili e spesso tornano nella vostra mente facendo riaffiorare emozioni davvero intense.

    Esistono dei regali per lo zio che sono in grado di suscitare in lui queste stesse emozioni. Si tratta dei regali fotografici. Grazie alla stampa in alta definizione è possibile personalizzare veramente qualsiasi tipologia di oggetto con una fotografia. Scegliete la fotografia più bella che vi ritrae insieme a vostro zio durante la vostra infanzia. Scegliete un’immagine particolarmente significativa e allegra, un’immagine insomma che sia davvero in grado di commuovere vostro zio al solo vederla. Una volta scelta l’immagine non vi resta che scegliere l’oggetto su cui farla stampare. Potete realizzare una tazza personalizzata per la prima colazione, un salvadanaio in ceramica o un portapenne per lo studio o l’ufficio.

    Potete realizzare anche un bellissimo foto calendario perfetto per accompagnare tutto l’anno vostro zio con le emozioni più belle.
    Grazie al foto calendario potete anche scegliere di accompagnare l’immagine con un testo personalizzato per rendere questo piccolo oggetto ancora più originale. I regali fotografici sono regali economici per Natale e per qualsiasi altra occasione in cui ci sia la necessità di offrire un pensiero piccolo e semplice ma carico davvero delle emozioni più intense.

    www.fotoregali.com

  • I “Malavoglia” di Pasquale Scimeca al Cinema Pindemonte di Verona

    LA REGIONE DEL VENETO PER IL CINEMA DI QUALITA’
    LE GIORNATE DELLA MOSTRA – 6° EDIZIONE 2010
    ORIZZONTI e RETROSPETTIVA
    a Belluno, Padova, Rovigo, Verona, Vicenza e Vittorio Veneto

    VERONA
    Cinema PINDEMONTE
    lunedì 29 novembre
    ore 21.00: “Malavoglia” di Pasquale Scimeca (2010, 94′ )
    Ingresso 2 euro

    Segnaliamo l’ultimo appuntamento veronese con “Le Giornate della Mostra” , rassegna voluta per il sesto anno dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione La Biennale di Venezia in collaborazione con FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai) , l’Agis Triveneto con il sostegno di Fondazione Antonveneta , che propone 3 titoli dalla sezione di cinema contemporaneo Orizzonti e 6 dalla sezione di film cult Retrospettiva– intitolata “La situazione comica” e curata dalla Cineteca Nazionale– proposti nel corso della 67. Mostra d’Arte Cinematografica.

    Il Cinema Pindemonte di Verona, propone per la sezione Orizzonti lunedì 29 novembre (ore 21.00 , ingresso a 2 euro ) il film “Malavoglia” di Pasquale Scimeca (2010, 94′ ), che lo scorso settembre ha riportato sugli schermi l’epopea dei vinti. L ‘opera di Giovanni Verga è ambientata ai nostri giorni con interpreti siciliani e non professionisti. La storia sarà raccontata con una chiave di lettura non di tipo verista, ma metaforico, tragico. La storia di una famiglia attuale di pescatori che si trova a vivere una condizione difficile, ha sottolineato il regista.

    L’Azienda Agricola Ca’Lustra –Zanovello- di Faedo di Cinto Euganeo (Pd) offrirà agli spettatori una degustazione di vino, mentre ad introdurre il film ci sarà un esperto di storia del cinema.

    Per i film in programmazione nelle sale cinematografiche
    http://legiornatedellamostra.agistriveneto.it

    Per informazioni:
    Federazione Italiana Cinema d’Essai Tre Venezie

    Tel: 049.8750851
    [email protected]
    www.spettacoloveneto.it

    Ufficio Stampa
    STUDIO P.R.P.
    Alessandra Canella

    Via del Vescovado, 79
    35141 Padova Tel. 049 – 8753166
    [email protected]
    www.studiopierrepi.it

  • “Lo Scapolo ” di Antonio Pietrangeli e “Il Giovedì” di Dino Risi al Multisala Cinergia di Rovigo

    LA REGIONE DEL VENETO PER IL CINEMA DI QUALITA’
    LE GIORNATE DELLA MOSTRA – 6° EDIZIONE 2010
    ORIZZONTI e RETROSPETTIVA
    a Belluno, Padova, Rovigo, Verona, Vicenza e Vittorio Veneto

    ROVIGO
    Multisala Cinergia
    lunedì 29 novembre
    ore 20.00: “Lo scapolo” di Antonio Pietrangeli (1955, 89’)
    ore 21.45: “Il Giovedì” di Dino Risi (1964, 100’)
    Ingresso Gratuito

    Anche Rovigo ripete l’esperienza delle “Giornate della Mostra”, rassegna voluta per il sesto anno dalla Regione del Veneto e dalla Fondazione La Biennale di Venezia in collaborazione con FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai), l’Agis Triveneto con il sostegno di Fondazione Antonveneta, che propone 3 titoli dalla sezione di cinema contemporaneo “Orizzonti” e 6 dalla sezione di film cult “Retrospettiva” –intitolata “La situazione comica” e curata dalla Cineteca Nazionale– proposti nel corso della 67. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
    Lunedì scorso il film del coreano Hong Sangsoo “Ok- Hui- Ui Yeonghwa” ha riempito il Multisala Cinergia di Rovigo, che lunedì 29 novembre ospiterà 2 proiezioni gratuite per “Retrospettiva”, introdotte da un esperto in storia del cinema.

    Alle ore 20.00 “Lo Scapolo ” di Antonio Pietrangeli (1955, 89’) ci proporrà un bravissimo Alberto Sordi nei panni del ragionier Anselmi, scapolo impenitente. Conosce una giovane hostess ma, quando il rapporto tra i due comincia a diventare serio, lui si sottrae. La solitudine però lo attanaglia, fino a quando conosce la signorina Carla.

    Dopo una degustazione di vini offerta dall’Azienda Agricola Ca’Lustra –Zanovello- di Faedo di Cinto Euganeo (Pd), gli spettatori potranno assistere (ore 21.45) alla proiezione di “Il Giovedì” di Dino Risi (1964, 100’), con Walter Chiari che ci farà ridere amaramente interpretando un personaggo di estrema attualità, Dino Versino, separato dalla moglie, che ogni giovedì incontra il figlioletto, col quale vive l’intera giornata nella speranza di conquistarlo. Ma le circostanze e la fondamentale lontananza dei due non fanno che acuire il loro distacco.

    Per i film in programmazione nelle sale cinematografiche

    http://legiornatedellamostra.agistriveneto.it

    Per informazioni:
    Federazione Italiana Cinema d’Essai Tre Venezie

    Tel: 049.8750851
    [email protected]
    www.spettacoloveneto.it

    Ufficio Stampa
    STUDIO P.R.P.
    Alessandra Canella

    Via del Vescovado, 79
    35141 Padova Tel. 049 – 8753166
    [email protected]
    www.studiopierrepi.it

  • Intervista di Alessia Mocci a Serafino Ettore Manias ed al suo “In libero arbitrio”, Rupe Mutevole Edizioni

    “In libero arbitrio”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, è un testo dalla consapevolezza sconcertante. L’autore, Serafino Ettore Manias, ha impiegato ben quattro anni per raccogliere informazioni e scrivere il suo libro. “In libero arbitrio” consta di 365 pagine ed è suddiviso in prefazione a cura di Sivarte Kim, introduzione, cinque capitoli (“Onora il padre e la madre”, “La visione di Ezechiele”, “Finché morte non ci separi”, “Il cielo sotto Palenque”, “le lacrime di Matè”), epilogo e ringraziamenti. Un thriller tout court che riesce anche a spaziare ed aver tempo per il romanticismo, per la filosofia, per la storia, per l’antropologia e per l’introspezione etica del genere umano.

    Sognante, futurista, adrenalinico, divulgatore, emozionante: questi sono i cinque aggettivi con i quali Serafino intende descrivere il suo testo, cinque aggettivi che palesano la complessità del libro ma anche l’interesse di fondo per la conoscenza. Di seguito le risposte di Serafino ed alcuni link utili per conoscerlo meglio e per acquistare il libro. Buona lettura!

    A.M.: Non pensi che la vicenda dell’11 settembre sia un argomento un po’ troppo inflazionato per poter al giorno d’oggi creare attenzione in potenziali lettori?

    Serafino Ettore Manias: No, nel senso che chi ha letto il libro capisce sin dal primissimo istante che la storia non è concentrata su quella tragedia, piuttosto ne prende spunto per raccontare tutt’altro e molto di più.

    A.M.: Pensi che il social network Facebook possa aiutare i giovani autori?


    Serafino Ettore Manias: Facebook è stato sviluppato inizialmente per mettere in contatto studenti di due o più università, poi ci si è resi conto che stava seguendo lo stesso sviluppo ed espansione che fece arpanet all’inizio, un successo mondiale perché mette in contatto il mondo stesso, io credo che al livello pubblicitario può avere sviluppi infiniti, ma i costi di gestione al livello globale della pubblicità sono troppo alti per essere accessibili alle tasche di uno scrittore esordiente, quindi è consigliabile approfittare della rete di amici iscritti ai gruppi fondati a nome del nostro libro per promuovere il nostro “sforzo”.

    A.M.: Hai mai pensato di fare un book trailer di “In libero arbitrio”?

    Serafino Ettore Manias: Sì, anzi è già pronto e scritto, dovrei soltanto trovare un regista che leggesse il libro e lo producesse.

    A.M.: Con cinque aggettivi descrivi “In Libero arbitrio”.

    Serafino Ettore Manias: Sognante: perché le atmosfere descritte ci portano in un epoca che non ha tempo, le avventure di Mike Travis potrebbero essere esperienze che chiunque potrebbe provare.
    Futurista: perché descrive scenari che non possono appartenere alla realtà che Mike Travis conosce senza per questo cadere nella fantascienza nel senso vero della parola.
    Adrenalinico: poiché la storia stessa porta il lettore a vivere il racconto senza soste, come se si stesse guardando un film.
    Divulgatore: dato che l’enorme mole di lavoro e studio approfondito necessario per descrivere i luoghi e le atmosfere presenti nel libro, hanno richiesto circa 4 anni di duro lavoro, ed il risultato mi sembra evidente.
    Emozionante: perché l’unica molla che mi ha spinto a scrivere “In libero arbitrio”, è stata la voglia di condividere delle emozioni, in seguito le stesse che io ho provato scrivendo, le prova il lettore che si trova catapultato in una storia incredibile ma proprio perché è così incredibile, risulta alla fine plausibile.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni?

    Serafino Ettore Manias: Per il momento bene.

    Vi lascio link per leggere un’altra intervista rilasciata:

    http://cultura.mondoraro.org/2010/06/26/intervista-di-alessia-mocci-a-serafino-ettore-manias-ed-al-suo-%E2%80%9Cin-libero-arbitrio%E2%80%9D/

    Link gruppo “In libero arbitrio”:

    http://www.facebook.com/profile.php?id=1269924906#!/group.php?gid=71014936358&ref=ts

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.poesiaevita.com/

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni