Categoria: Arte e Cultura

  • “Cose dell’altro mondo” Saggio-Racconto di Gianfranco Valenti in uscita il 12 Maggio 2011 per Rai-Eri/Infinito

    Cose dell’altro mondo (ed. Rai-Eri/Infinito) è uno sguardo distaccato e allo stesso tempo gonfio di coinvolgimento su ciò che ci spinge ad entrare in una comunità digitale.

    Chat line, social network, blog, forum. Sono tutte facce di un’unica moneta: la nuova tecnologia annulla l’esistenza dello spazio fisico e aumenta il senso di smarrimento provocato dalla vastità umana della rete.

    Claudio Baglioni, asse verticale di questo testo, anticipa clamorosamente il malessere della comunicazione on-line con un brano denso di significati nascosti. Chi c’è in ascolto” Chi c’è in ascolto”Chi c’è in ascolto:Io non so più se vado verso o all’inverso torno, se è un sogno o è l’universo, che un insieme è di mille e mille soli e gli altri e me che siamo soli insieme”.


    Solitudine o libertà? Isolamento o emancipazione? Viaggio immoto o in mòto?

    La sensazione di confusione aumenta quando ci si trova al bivio, all’incertezza: coprire le

    distanze virtuali con un incontro reale oppure passare alla prossima relazione da internauti?

    “…chissà se queste macchine che parlano per noi ci riavvicinano o ci allontanano quando sembra di sfiorarsi e invece in mezzo restano dei ponti levatoi che non si abbassano mai”.

    Gianfranco Valenti narra di chi ha scelto di riempire questi spazi: “… perché c’è una calamita che li porta a guardarsi negli occhi, a smettere di usare il ponte virtuale…”.

    Il gioco dell’eros riscrive, così, le sue regole ancestrali e misteriose. Rifiuta l’intrusione dei nuovi media e riconduce i protagonisti della storia A-normale ai comportamenti quotidiani dell’amore.

    Cose dell’altro mondo è un saggio-racconto, quindi, sull’idea di viaggio virtuale, sul rapporto con l’altro a 360°, sulla comunicazione nuova. Arricchito dalla prefazione mirata ed essenziale di Vincenzo Mollica e dall’appassionata postfazione di Camila Raznovich. E da una ristretta tavola rotonda virtuale tra 4 eccellenze del mondo accademico.

    Queste le prime presentazioni del libro:


    12 Maggio: Salone del Libro –T
    orino alle ore 17.00 presso lo Stand Rai-Eri: con Gianfranco Valenti, Alessandra Comazzi e Giorgi Simonelli

    17 Maggio: Roma presso Libreria Rinascita Savoia alle ore 18.00: con Gianfranco Valenti, Monica Setta, Gianmaurizio Foderaro e Ernesto Assante.

    Ufficio Stampa: Alessandra Placidi – [email protected]

  • “Il Pane, Immagine dell’ Uomo” Milano 3- 8 maggio 2011

    “Il Pane, Immagine dell’ Uomo”

    Milano 3- 8 maggio 2011

    Villa Litta Spazio Esposizioni – Università Statale Milano – Aula Magna Via Festa del Perdono

    Il Cetec riprende il suo cammino verso l’Edge Festival 2011 con Il Pane, Immagine dell’Uomo, un progetto con realtà Edge e Istituzionali, che vede protagonista proprio il pane e che prevede Convegni, spettacoli, mostre e performance. Un progetto articolato che prevede differenti momenti di approfondimento:

    – il Convegno titolo del Progetto, “Il Pane Immagine dell’ Uomo” – a cura di Aurora Marsotto presso l’ Università Statale di Milano

    – la Mostra “La Farina del mio Sacco”, raccolta di opere dell’artista Marisa Strozzi

    – le serate di teatro e musica

    “Meterikon. I segni del pane: Salemi” con le artiste del Cetec-Edge Network a Villa Litta ad Affori. Una settimana che vede Cetec cooperativa sociale a vocazione europea, sempre più impegnata a costruire ampie reti con realtà istituzionali e di studio per la cultura del prendersi cura di sé e dell’ ambiente, della mente e del corpo, spaziando dall’ alimentazione , cibo del corpo, all’ arte, cibo dell’ anima. Un’occasione per lanciare un nuovo habitat operativo per la regista Donatella Massimilla: il parco e gli spazi di Villa Litta ad Affori, luogo ideale per eventi interpretati da artiste che coniugano ricerca e sperimentazione ai luoghi di confine e al femminile.

    Con il contributo e patrocinio di

    Regione Lombardia – Il Consiglio

    Provincia di Milano – Assessorato Moda, Eventi, Expo

    Comune di Milano – Assessorato alla Salute

    Coop Lombardia

    Unione Regionale Panificatori Lombardia

    Cassa Panificatori Lombardia

    Con il patrocinio di

    EXPO 2015 spa

    Regione Lombardia – Assessorato alla Cultura

    Comune di Milano – Consiglio Zona 9

    Ministero dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca – Progetto Monitorato dal Comitato Tecnico – Scentifico “Scuole e Cibo”

    Università degli Studi di Milano

  • I talismani dell’Antico Mondo

    Ciondolo dell'abbondanza - oro

    Molte persone hanno la propria idea di talismano. “E’ un anello d’oro con incise degli strani simboli” o “è un ciondolo che sembra antico che mio nonno non si è mai tolto dal collo perchè lo proteggeva” o “è una rara moneta d’oro che abbiamo trovato in una vecchia cassapanca in soffitta”. Ma cosa sono i talismani esattamente? Hanno davvero dei poteri magici?

    La storia parla

    I più vecchi talismani conosciuti erano soltanto dei simboli tracciati su dei piccolo pezzi di pietra portati vicino al corpo. I simboli rappresentavano i poteri che il portatore desiderava avere.

    L’Ankh degli antichi egizi simbolizzava la vita eterna. Lo incidevano sull’oro o sul rame e lo inserivano nelle pietre tombali, a significato del dono della vita eterna per la morte.

    Nell’antica Africa, le persone portavano con sè il piede tagliato di un animale noto per la sua velocità, credendo che se mai si fossero trovati in pericolo, la velocità dell’animale li avrebbero aiutati a scappare.

    Il pentagramma è il simbolo più utilizzato per i talismani. Dai tempi dei Sumeri è utilizzato da tutte le culture ed ha resistito al tempo.

    La storia umana in tutto il mondo è piena di credenze a proposito di talismani utilizzati per dare dei poteri straordinari, rendere fertile, far piovere, attrarre il sesso opposto, vincere guerre, accumulare ricchezze o qualunque cosa desideri chi li porta. Ciò che hanno in comune è il fatto che ruotano tutti attorno ai simboli che rappresentano le credenze delle persone. Rappresentano il sole, la luna, la terra. Rappresentano l’amore, il denaro, la famiglia. Rappresentano qualunque cosa e tutto.

    Guarda nel tuo cuore

    I talismani sono realizzati comunemente con dei metalli come l’oro, l’argento, il platino, il rame ed il bronzo. Alcuni sono arricchiti con pietra e legno. Ciò detto probabilmente potresti prendere un antico ciondolo dai cimeli di famiglia e farne il simbolo della forza del tuo gruppo. Se credi nel profondo del tuo cuore che ti guiderà nell’affrontare le sfide della vita allora per tutti gli intenti e gli scope hai un ciondolo talismano.

    Se comunque preferisci un talismano che porti un autentico simbolo antico in cui credi devi trovare un pezzo che non porti soltanto quel simbolo ma che lo incorpori con le vere antiche iscrizioni che lo accompagnano. Vuoi un pezzo creato non da un artigiano qualunque che lo ha copiato da una rivista, ma da un vero artista e credente che ha una profonda comprensione dei simboli e di cosa rappresentano.

    Gli antichi talismani di David Weitzman Ancient Talismans

    David Weitzman è un devoto discepolo che semplicemente traduce le verità che ha appreso in intricate pezzi di gioielleria. Ha acquisito una profonda conoscenza nel campo del Buddismo, Giudaismo, Cabala, spiritualismo orientale e antiche credenze.

    David ha un approccio risoluto nella creazione dei suoi talismani . Ogni pezzo che crea è il risultato diretto della sua intima comprensione degli antichi simboli che studia. Per lui non sono soltanto caratteri. Sono la forte rappresentazione delle cose che tengono insieme le nostre vite. Sono realizzati per rafforzare ed ispirare.

    Si può dire che un talismano è solo forte tanto quanto la convinzione della persona che lo indossa. È un punto sul quale non si discute. Infatti è esattamente ciò che David Weitzman cerca di ottenere coi suoi antichi talismani, per rafforzare la fiducia nelle proprie capacità, abbastanza da ottenere i desideri che si trovano nel più profondo del cuore. È il tipo di potere che tutti possiamo utilizzare, non sei daccordo?

  • Corso di scrittura ‘Le vie dei cinque sensi – scrivere con tutte le emozioni’

    rio coverinoDal 16 al 19 giugno 2011 (termine prenotazioni 10 maggio)

    Agriturismo Rio Coverino – Civita Castellana (VT)

    Progetto quattro stagioni > Primavera/Estate

    Seminario residenziale di 20 ore nel fine settimana a cura di Nadia Tarantini

    Il tema della SCRITTURA è il tema dei cinque sensi, del rapporto fra TATTO, ODORATO, GUSTO, VISTA e UDITO: le tappe che, dall’inizio di un racconto, ci faranno prendere contatto con le emozioni, i personaggi, gli ambienti e l’atmosfera di una storia. E ci faranno ascoltare, ci faranno vedere, dentro e fuori di noi, la storia che vogliamo raccontare. Faremo un percorso attraverso i cinque sensi, ma il FILO ROSSO è l’autorizzazione alla scrittura, l’ESPRESSIONE dei propri contenuti interiori nella scrittura. Il dare FORMA a qualcosa che all’inizio si presenta confuso, magmatico, potenzialmente dispersivo; e poi trova un LUOGO dentro/fuori di noi, da cui trarre forza, ordine, piacere.

    PROGRAMMA

    Giovedì 16 giugno
    ore 17,30 – 19,30: primo incontro
    PRIMAVERA-ESTATE: IL TATTO, LA VISTA
    ore 20: cena
    dopocena: racconti ai bordi della piscina

    Venerdì 17 giugno
    ore 9,30 – 12,30: secondo incontro
    L’INCIPIT DEL RACCONTO, IL RESPIRO DEL TESTO
    ore 13: pranzo
    fino alle 17,00: spazio per passeggiate e scrittura
    ore 17,30 – 19,30: terzo incontro
    IL GUSTO E L’ASCOLTO DEL RACCONTO
    ore 20: cena
    dopocena con le storie, le saghe, le fiabe

    Sabato 18 giugno
    mattinata per esplorare
    ore 13: pranzo
    ore 15,30 – 18,30: quarto incontro
    TOCCARE LE PROPRIE EMOZIONI: TRAMARE
    aperitivo letterario in piscina
    ore 20: cena
    dopocena con le storie, le saghe, le fiabe

    Domenica 19 giugno
    ore 9,30 – 11,30: quinto incontro
    VEDERE DENTRO, VEDERE FUORI: LA REVISIONE DEL RACCONTO
    spazio alla scrittura solitaria
    ore 13: pranzo
    dopopranzo: Festa del racconto

    Info, costi e prenotazioni: Nadia Tarantini – [email protected] oppure Rachele Muzio – [email protected]

  • “LeggeRE Cultura”. I Festa del libro nel Municipio VIII di Roma.


    27 – 30 aprile Per la Giornata Mondiale del Libro
    “LeggeRE Cultura”. I Festa del libro nel Municipio VIII di Roma.

    28 aprile
    Ore 10.00 MATTINE D’AUTORE

    C’era una volta… una, dieci, cento storie.
    Laboratorio di fiabe e scrittura creativa con i ragazzi della scuola primaria e della scuola media inferiore.

    Conducono: Helga Dentale e Fabio Filippi GirasoliTeatro.

    30 aprile ore 18.00
    Tavola rotonda: Il Teatro come pedagogia.
    Interviene tra i registi e i maestri: Helga Dentale.

    c/o Biblioteca Borghesiana
    Borghesiana, Largo Monreale, Roma –

    Io racconto…tu ascolti…insieme giochiamo
    Libro di fiabe interattive di Helga Dentale

    http://girasoliteatro.blogspot.com

  • PIANA DELLE ORME

    Il museo storico Piana delle Orme rappresenta un viaggio nella storia del Novecento italiano.

    Le curiose particolarità domestiche e di uso comune ed i potenti mezzi militari rivivono nei quattordici padiglioni tematici.

    Un’attenta e scrupolosa ricerca messa a punto per dare vita ad una delle più grandi collezioni di natura storica del mondo.

    Cultura sociale e tradizione danno vita a percorsi di scoperta.

    Visitando il parco storico Piana delle Orme si entra in un mondo che, paradossalmente, è antico e nuovo allo stesso tempo.

    È possibile capire la storia del Novecento, così come i nostri nonni l’hanno vissuta.

    Tante sono le curiosità sul secolo appena trascorso che possono essere soddisfatte.

    Un’occasione di crescita e scoperta di quel pezzo di storia che ci riguarda così da vicino e che ci affascina. ( manca il verbo)

    Il Novecento, con le sue guerre, le sue abitudini ancora rurali, diviene territorio di esplorazione, soprattutto per i bambini Osservatori attenti che, grazie ai percorsi rurali, potranno toccare con mano la vita quotidiana dei loro nonni.

    Attraverso la scoperta di giocattoli d’epoca, scene di vita rurale, mezzi agricoli impiegati nelle colture e ricostruzioni fedeli di scene di vita, il Museo storico di Piana delle Orme riesce a farli entrare nella storia ricostruendo tutto il percorso storico che li porta ai giorni nostri.

    La collocazione del museo, sito nel basso Lazio, offre un valido spunto di riflessione e di comprensione delle tecniche di bonifica impiegate in una zona, fino a qualche decennio fa, paludosa.

    I mezzi impiegati, le tecniche alternate alle scene di vita riescono quasi a proiettare il visitatore in una sorta di viaggio nel tempo.

    Un’ occasione unica per condividere con amici o parenti un momento ricco di svago e curiosità, in un luogo che sembra fuori dal tempo pur essendo, invece, una splendida testimonianza del suo scorrere.

  • Mostra collettiva SENZA TITOLO

    Soqquadro & Vista

    Presentano

    SENZA TITOLO

    Mostra personale

    DURATA: 30 Aprile 2011- 13 maggio 2011

    INAUGURAZIONE: sabato 30 Aprile 2011 h:18.30

    ORARI: dal lunedì al sabato 14.00/19.30

    LUOGO: VISTA Arte e Comunicazione, Via Ostilia 41, Roma (zona Colosseo)

    CURATRICE: Michela Melis

    INFO: tel. 06.45449756 – cell. 349.6309004 – 333.7330045

    [email protected] [email protected]

    www.soqquadro.eu

    “Vista” è un centro dedicato all’arte e alla comunicazione che nasce dall’esperienza di alcuni giornalisti da sempre impegnati nell’organizzazione di eventi d’arte e cultura. Una project gallery che si rivolge ai giovani talenti esordienti, ma accoglie anche esperienze confermate all’ombra della splendida cornice del Colosseo. In questo luogo Soqquadro presenta la mostra collettiva “ Senza Titolo”. L’esposizione vuole rappresentare il rifiuto dell’arte di essere circoscritta da una definizione, spiegata con le parole, incanalata dal punto di vista dell’autore; l’arte come libertà del fruitore di interpretare l’opera attraverso la sua esperienza e gli strumenti che ha a disposizione.

    SENZA TITOLO. Potrebbe essere un dettaglio trascurabile, una dimenticanza che l’immagine fa presto ad ingurgitare nei suoi colori e nelle sue forme, un riferimento mancato. Eppure per me e per gli artisti che hanno aderito a questa mostra “senza titolo” significa assenza di etichette, di barriere, di confini, di costrizioni.

    Se ci riferiamo all’arte astratta la mancanza di un titolo è totale rifiuto di ingabbiare il segno e il colore in significati. Se, invece, parliamo di arte figurativa e formale non dare definizione a ciò a cui, comunque, i nostri occhi danno un nome, determina uno stravolgimento del significante che, senza definizione, potrebbe divenire altro da sé. Forse sarebbe banale ricorrere a citazioni di shakespeariana memoria, ma se è vero che “una rosa senza il suo nome avrebbe lo stesso profumo”, possiamo anche pensare che senza un nome, la rosa potrebbe essere solo essenza, senza preamboli. Così l’opera d’arte senza titolo diventa solo essenza delle sensazioni e delle emozioni che l’artista vuole raccontarci, senza suggerirci ciò che solo il nostro umano sentire può trasformare in senso per la nostra vita.

    Cristiana Ardoino: Nelle sue tele colori ed elementi materici si fondono per dar vita ad un’opera unica che si genera senza bisogno di un disegno preparatorio. Nessun tratto di matita precede la stesura del colore che, attraverso spatole usate come fossero pennelli o raschietti, crea piani in cui tele, colori ed elementi materici si fondono per dar vita ad un’opera unica che si genera senza bisogno di un disegno preparatorio. Nessun tratto di matita precede la stesura del colore che, attraverso spatole usate come fossero pennelli o raschietti, crea piani che conferiscono spessore e vita alle tele.

    Giuseppe Basili: “Cerco di vivere il mio tempo, di ascoltare, provocare, stimolare, interagire attraverso un linguaggio pittorico fatto di forti contrasti cromatico/gestuali e di materia tracimante; una materia viva che porti lo spettatore a partecipare all’ opera stessa attraverso la sua interpretazione/reazione; ad avere il desiderio di sfiorarla, amarla, sentirla; a considerarla come fosse L’ALTRO che ci tende la mano e ci invita a comunicare con lui; a realizzare quel “contatto” che altrimenti oggi, a mio avviso, avviene in maniera più virtuale che reale.”

    Gelsomina Catena: “Senza Titolo” rappresenta un viaggio attraverso le emozioni interiori femminili dove i gesti e le mescolanze dei colori si fondono con libertà e raccontano ciò “che le parole non dicono”.

    Marco Del Re: Marco del Re, nasce a Venezia nel 1960.

    Gira intorno alla pittura per timore reverenziale ma durante una visita alla Tate Gallery di Londra viene folgorato e nasce un grande indissolubile amore.

    Pittore sperimentale, nelle tecniche e nelle composizioni, dipinge tele visive, tattili e sonore.

    Dei suoi quadri ama profondamente il pensiero che sta dentro, dietro e oltre al colore.

    Silvio Gatto: Appassionato di architettura, fotografia e pittura, ama l’arte in tutte le sue espressioni. Da dieci anni circa si dedica alla realizzazione di opere pittoriche principalmente su supporti di tela, realizzate con colori acrilici, mettendo in risalto la matericità dell’opera e puntando ad una continua ricerca di nuovi materiali e tecniche di realizzazione per la sua arte.

    Rossella Liccione: L’opera d’Arte è un viaggio verso l’interiorità del suo creatore, è uno sguardo interiore. Così, la ricerca estetica si fa vita e ri-nasce sotto forma di opera: il segno naturale la terra, i paesaggi sono elementi vitali che si trasformano in emozioni pure, un invito a guardare da dentro le cose, dove i sensi e l’armonia interiore sono in perfetto equilibrio e l’artista può comunicare con tutto ciò che la circonda”.

    Valentina Majer: Da diversi anni mi occupo di “riciclo artistico”, ossia del riutilizzo della materia , dai libri usati alle stoffe, per conferirle nuovo significato e una nuova dimensione estetica. Ho utilizzato così nei miei quadri i ritagli di stoffe, tovaglie, lenzuola, e indumenti usati, esaltandone la loro naturale semplicità nel movimento. Trasferisco in questo modo, come in una danza, la forza e l`energia derivata dalla mia emozione. La materia negletta così diventa per me uno strumento espressivo e una nuova forma di linguaggio.

    Rachele Mari-Zanoli: La matericità entra con decisione nelle sue opere: corde, metalli, legni e gesso su tele. Dipinge esclusivamente all’esterno, a contatto con la natura. Sin dalle prime realizzazioni un intenso fil rouge caratterizza il suo operato. Ogni tela è un proseguo di quella precedente, una ricerca ulteriore, un passo in avanti che attinge dal passato, pur non ripetendosi. È unica, è l’oltre. Rachele Mari-Zanoli vive la pittura non soltanto come ricerca interiore e mera rappresentazione. Ma soprattutto come intersoggettività.

    Roberta Sedocco: “La mia espressione dell’arte viene bene rappresentata da questa mostra, niente titoli e definizioni, libertà da schemi e strutture, libera gestualità, ricerca di materiali che si fondono con il colore.”


  • Smartarea presenta Giulio Zanet

    Nessun progetto, nessun messaggio, nessuna invenzione, nessuna appartenenza.
    Ma una spietata capacità di vedere dentro le persone.

    Smartarea presenta Giulio Zanet, 27 anni. Nella sua intervista di presentazione (leggi il testo completo su Smartarea.it http://bit.ly/gHFIR4 >>) Zanet rivendica con lucidità l’appartenenza a una generazione che ha tagliato i ponti definitivamente con ogni tipo di ruolo “forte” assegnato all’arte: “Non mi interessa provocare, scandalizzare o colpire. Penso più a suggerire o ad invitare lo spettatore ad una riflessione, una sospensione. L’interpretazione resta liberissima, non ho nessun messaggio da veicolare.”

    Nella ricerca di Zanet, la consapevolezza di non avere messaggi da offrire e nemmeno soluzioni formali, è assunta con dolore e sincerità disarmante: “Cerco di fare il mio e di farlo al meglio”.
    Quello che resta una volta sfrondato tutto, in compenso, è notevole: la pulizia e l’acutezza dello sguardo, e la disponibilità totale a creare un contatto con l’osservatore. Smartarea presentando Giulio Zanet intende proseguire in una valorizzazione di giovani artisti che rappresentano, documentano ed interpretano il loro tempo. È proprio la grande libertà rispetto alle attese e ai meccanismi del sistema dell’arte che permette a Giulio Zanet di assumere la capacità di lasciare una testimonianza meditata ed onesta sul loro mondo.

    Per informazioni:
    Email: [email protected]
    Tel.: +39 02 45074757
    Cell.: +39 331 7784459
    Skype: smartarea.it
    Web: www.smartarea.it
    Twitter: http://twitter.com/smartweet
    Facebook: http://www.facebook.com/pages/Smartarea/14010374506
    YouTube: http://www.youtube.com/user/smartareaTV
    Sede legale della galleria:
    Via Savona, 94 20144 – Milano
    Tel.: + 39 0245074757
    P.Iva: 06101180963

  • Paremiologi oggi essere o non essere?

    La paremiologia (dal greco paroimia), è la scienza che studia i proverbi, ma generalmente ogni frase che ha intenzione di trasmettere la conoscenza basata sull’esperienza. La paremiologia comparativa studia nei proverbi differenti linguaggi e culture.
    La paremiologia si occupa dei proverbi, delle informazioni accumulate in moltissimi anni di storia. Queste informazioni possono in genere essere di: sociologia, gastronomia, meteorologia, storia,letteratura, zoologia, linguistica, religione, agronomia.
    Molto frequentemente un proverbio nasce da un’abbreviazione di una storia bizzarra o di una composizione tradizionale: in esso viene espressa la credenza di superstizioni popolari con molte allegorie, oltre a possedere talvolta un formato letterario.(wikipedia)

    I quasi centomila proverbi presenti nella lingua spagnola rapresentano un ricco patrimonio culturale di origine popolare che nella lingua parlata irrompe con forza centenaria. Nelle conversazioni quotidiane non mancano mai detti o proverbi per illustrare metaforicamente i nostri argomenti. I proverbi sono parte essenziale del nostro vivere quotidiano e fin dalla letteratura medievale sono stati scritti diversi refraneros che sono venuti a costituire la tradizione paremiologica spagnola. Da allora il refrán accompagna le nostre conversazioni offrendoci con la loro precisione e brevità linguistica un efficace modello di comunicazione metaforica.

    Paremia
    Il termine paremia ha un significato molto ampio e suggestivo; fondamentalmente potremmo definirla un enunciato aforistico o sentenzioso. La paremia infatti è un enunciato che espone brevemente un consiglio o un giudizio applicabile alla vita pratica. L’origine di queste sentenze può essere popolare, come nel caso dei refranes o proverbios, o colta, come nel caso di massime e aforismi. La disciplina che studia le paremie si chiama la paremiologia e per svolgere le proprie indagini si serve di strumenti filologici, linguistici e antropologici. Il termine paremiologia proviene dal greco paroim…a (paroimia)che significa “detto o insegnamento che devia dalla maniera solita di parlare” o “insegnamento simbolico o figurato” o “metafora estesa ed elaborata”.
    Refrán o proverbio?
    Secondo Casares (lessicografo spagnolo) la differenza fondamentale tra i due termini sta nel fatto che mentre i refranes passano da una lingua ad un’altra i proverbi sono esclusivi di ciascuna lingua. A fini della nostra ricerca non verrà fatta questa distinzione ma saranno solo presi in considerazione i refranes oproverbios che indifferentemente hanno superato i confini nazionali e nazionalistici ed attraverso un mutuo scambio sono diventati patrimonio paremiologico dei popoli in genere. In particolare, ai fini di un lavoro comparativo tra la lingua spagnola e italiana, analizzeremo le paremie sia sul piano lessicale sia sul piano semantico, in altre parole ci soffermeremo non solo su quei proverbi che hanno espressioni linguistiche affini, ma anche su quelli che hanno un senso paremiologico comune, cioè quelli che trattano lo stesso argomento o trasmettono lo stesso messaggio.

    «La paremiología comparada nos enseña que una gran proporción de los refranes que realmente pretenden condensar la experiencia humana y aleccionar a las generaciones futuras es común, no en la forma, pero sí en el concepto,a muchos pueblos distanciados por la geografía o por la historia» (Casares).

    Secondo Julio Casares i refranes dunque sono comuni nella forma ma non nel contenuto. Qui invece vogliamo sostenere che sia nel contenuto sia nella forma i proverbi, specialmente in spagnolo ed italiano, si equivalgono. D’altronde in molti proverbi la stessa rima usata per rendere più incisivi i proverbi e per facilitare la memorizzazione degli stessi la ritroviamo sia in italiano sia in spagnolo.
    Cosa sono i refranes?
    In realtà cosa sono i refranes o proverbios e come possiamo distinguerli? Volendo semplificare le cose potremmo dire che i refranes sono detti di origine popolare che racchiudono metaforicamente un insegnamento morale ed esprimono le credenze e le idee di una comunità. Quasi tutti i grandi scrittori hanno fatto uso e fanno uso di questa risorsa letteraria.

    I testi che noi chiamiamo proverbi sono brevi, incisivi, concisi e acuti, sono delle oasi semantiche pronunciate in contesti o situazioni pertinenti. In realtà i refranes sono autonomi ed hanno senso completo ma si incapsulano sempre in un contesto discorsivo e si integrano con altri testi. I proverbi hanno valore o senso paremiologico solo se si basano su situazioni concrete o su realtà storiche. In altri termini i proverbi si usano solo quando una comunità li riconosce come tali e attribuisce loro forza espressiva e comunicativa. Un proverbio del XIX secolo oggi probabilmente potrebbe non avere più la stessa incisività di allora.

    I refranes sono detti di origine popolare che racchiudono metaforicamente un insegnamento morale ed esprimono le credenze e le idee di una comunità.
    Sono delle oasi semantiche pronunciate in contesti o situazioni pertinenti.

    Detti
    A differenza dei refranes i detti sono frasi che descrivono una situazione e usano termini o una concatenazione di termini che esprimono un significato comprensibile sono nel luogo dove vengono usati. Spesso li ritroviamo sotto forma di esclamazioni.
    I detti sono quei testi che hanno una funzione decorativa, d’ingegno sottile, quasi barocca in un dato contesto argomentativo. I detti non consistono in verità morali espresse dalla sapienza popolare come i refranes bensì contengono elementi espressivi emotivi e sentimentali che nella conversazione svolgono il ruolo di abbellimento del discorso ed affascinano per il il gioco di suoni che svolgono in un enunciato.

    Frasi fatte
    All’interno di un processo di comunicazione si uniscono e si combinano parole tra di loro per esprimere delle idee. Potremmo definire le frasi fatte come l’unione di parole che conducono alla formazione di frasi ormai fissate dalla tradizione che non possono essere cambiate ne suddivise in altre unità linguistiche o che comunque se suddivise non avrebbero più lo stesso significato o senso. In altre parole sono combinazioni linguistiche che devono essere usate come una sola entità espressiva altrimenti non hanno più lo stesso significato.
    A differenza dei proverbi le frasi fatte difficilmente possono essere tradotte letteralmente in altre lingue anche se spesso e possibile incontrare un equivalente.http://digilander.libero.it/paremias/

  • Made in Russia

    Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita*
    Partendo da una riflessione sul tema* ci siamo dati un obiettivo espositivo: Milano EXPO2015.
    Come un countdown creativo, per ogni anno che ci separa dall’evento e dal 2011, sarà organizzato un web contest che permetterà, agli artisti vincitori, di esporre e far conoscere la propria ricerca creativa a Milano.
    Cinque web contest, dunque, idealmente dedicati ai cinque Continenti ed ai cinque anni che ci separano da EXPO2015.
    Open Art Milano vuole portare nel proprio spazio la produzione degli autori emergenti più interessanti provenienti da Paesi rappresentanti di: Asia, Africa, America, Oceania, Europa.
    Un progetto ambizioso, appassionante, innovativo, ricco di stimoli intellettuali.
    La Russia, in rappresentanza del Continente asiatico, è il primo territorio in cui abbiamo deciso di operare. Il 2011 è l’anno di Made in Russia, progetto coordinato dalla dr.ssa Ingeborga Jura esperta conoscitrice della produzione artistica del territorio di riferimento.
    La scelta dei Paesi da coinvolgere non è casuale, ma s’inserisce nell’ambito di eventi e/o iniziative culturali di ampio respiro.
    Perché la Russia? I rapporti culturali tra i due Paesi tradizionalmente sono molto intensi e, in modo particolare, il 2011 è l’anno, voluto dai rispettivi Governi, della cultura e lingua russa in Italia ed anno della cultura e lingua italiana in Russia.
    Il web contest porterà ad esporre le opere dei vincitori delle quattro sezioni (pittura, fotografia, video, grafica) negli spazi di Open Art Milano e presso sedi partner.
    La spinta ad un’apertura verso i linguaggi espressivi ci ha portato a voler ampliare le nostre conoscenze partendo dalla Russia e in modo specifico a ciò che di più interessante ed innovativo viene lì prodotto.