Categoria: Arte e Cultura

  • La cosa che tu fai, di Federico Li Calzi, tratta da Poetica Coazione – recensione

    “La cosa che tu fai
    è un nostro dispiacere,
    se pur congiunge te
    al mondo intero è un
    evento che ritorna a
    passi claudicanti.

    Tu lasci che sia così,
    un fraseggio di memorie,
    uno svuoto di parole,
    che sappiano le cose
    tacere all’esistenza.

    Le cose che tu dici
    sono povere miserie,
    le più vere
    lusinghiere
    rimaste ai nostri corpi.

    Tu chiami le persone,
    cerchi le parole
    dici che è la notte
    sulla spiaggia che
    è morta la luna sulla
    sabbia che rimpiange
    langue la tua faccia.

    Sono momenti che tu
    pungi e mostrano la vita,
    attimi che seguono
    i tuoi sfaceli.

    Sono brividi nel corpo
    le occhiate di traverso.
    Sono brividi nella notte
    gli occhi che tu indossi.”

    Poetica Coazione” è la prima silloge di Federico Li Calzi(1981, Agrigento). La raccolta poetica è stata pubblicata nel 2009 dalla casa editrice Tra@art, ma l’autore ha deciso di espandere la sua opera liberamente, infatti è scaricabile in modo del tutto gratuito sul suo sito web. L’introduzione di “Poetica Coazione” è stata scritta da Nuccio Mula.

    Le poesie di Federico Li Calzi non presentano un titolo per scelta stilistica, in questo caso in genere il primo verso della lirica ne diviene il titolo. “La cosa che tu fai” è, infatti, il primo verso della lirica, che si trova nelle pagine 54-55 della raccolta. “La cosa che fai tu” è suddivisa in sei strofe libere.

    “La cosa che tu fai/ è un nostro dispiacere,/ se pur congiunge te/ al mondo intero è un/ evento che ritorna a/ passi claudicanti.”

    Versi frantumati da enjambement per restaurare nella mente un ricordo. L’azione, il compiere qualcosa è percepito come dannoso per la continuità del presente e del rapporto tra l’io narrante e la sua compagna. Dispiacere ed unione per lo stesso atto, ci si allontana per avvicinarsi a qualcos’altro, al mondo intero, ai suoi bisogni mondani non senza uno sguardo verso il passato, come se, il personaggio narrato, non fosse sicuro del suo comportamento e continuasse a cercare altrove zoppicando nell’avvenuto.

    “Tu lasci che sia così,/ un fraseggio di memorie,/ uno svuoto di parole,/ che sappiano le cose/ tacere all’esistenza.”

    S’ instaura un rapporto di silenzio tra le azioni, la memoria ed il dialogo. L’io narrante, non senza rabbia compassionevole, delinea la relazione come una presenza al di fuori della vita stessa, la verità è lasciata alla musicalità degli eventi lontani, sgombri da descrizioni e vocaboli ed allo stesso tempo esperti e celati all’esistenza, alla realtà del presente. È un mentire a se stessi sapendo di mentire con un intento di leggerezza di esistere.

    “ Le cose che tu dici/ sono povere miserie,/ le più vere/ lusinghiere/ rimaste ai nostri corpi.”

    E così le parole, i discorsi del personaggio narrato si plasmano al bisogno di leggerezza laddove è rimasto soltanto il corpo a decretare visibilità. Le povere miserie equivalgono a cose vere e lusinghiere che l’io narrante plasma in un “nostri corpi” ed in un “nostro dispiacere” del secondo verso della lirica.

    “Tu chiami le persone,/ cerchi le parole/ dici che è la notte/ sulla spiaggia che/ è morta la luna sulla/ sabbia che rimpiange/ langue la tua faccia.”

    Frenetici versi che riprendono i discorsi e gli atteggiamenti di lei che racconta della notte ormai morta sulla spiaggia e del rammarico della luna per il suo volto, come se si fosse addentrata in una novella remota di astri e natura. Si notano due chiasmi semantici: terzo e quinto verso con notte e luna, quarto e sesto con spiaggia e sabbia; in quest’ultimo si ha anche la figura retorica del chiasmo in allitterazione ed in rima.

    “Sono momenti che tu/ pungi e mostrano la vita,/ attimi che seguono/ i tuoi sfaceli.”

    Questi racconti di lei riescono a forare, a colpire la quotidianità del rapporto, le parole riescono a mostrare l’esistenza anche quando sono presentate da parabole fantasiose. Ma ciò che precede il racconto e dunque quei momenti di dialogo non è altro che decadimento, sfacelo personale. È come se tutto partisse dalla perdita, dalla mancanza interiore di Ragione.

    “Sono brividi nel corpo/ le occhiate di traverso./ Sono brividi nella notte/ gli occhi che tu indossi.”

    L’anafora iniziale “Sono brividi” presenta quasi una contemporaneità tra corpo e notte. I brividi nel corpo e nella notte si tramutano in occhiate ed occhi. Gli occhi, che il personaggio narrato indossa nella notte, sono paragonati agli sguardi obliqui che rabbrividiscono il corpo.

    Le tavole sono di Tatiana Parodi, tecnica mista con base acquerello 20 x 30

    Contatto: [email protected]

    Lascio il link del sito nel quale potrete scaricare gratuitamente la sua raccolta intitolata “Poetica Coazione” ed il link della pagina del social network Facebook:

    http://www.federicolicalzi.it/

    http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172

    Link di una recensione di “Poetica Coazione”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/02/18/poetica-coazione-di-federico-li-calzi-traart-2009/

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

  • “FINO ALLA META”

    Le Biciclette Art Bar & Rosaspinto

    presentano:

    FINO ALLA META”

    Mostra fotografica di Sara D’Ambra

    Milano, 1 Giugno 2011, ore 20.00

    Il rugby è poesia del sacrificio”; la sua metrica eroica esalta il rispetto delle regole e dell’avversario, celebra il sudore della conquista e la tensione nell’agire.

    Un nobile e potente inno alla vita, un vibrato di istinti e di tattica, parafrasi sportiva di lotta, fatica e pazienza del vivere quotidiano.

    La mostra fotografica “Fino alla meta”, così come l’autrice stessa racconta: ”nasce dalla voglia di raccontare con i miei occhi le emozioni che questo sport – così brutale ma così umano – ha saputo regalarmi. Ho conosciuto il rugby per caso e sempre per caso ho iniziato a fotografarlo. Devo molto ai ragazzi del Rugby Parabiago, soggetti del reportage, che con il loro entusiasmo e i loro racconti hanno saputo trascinarmi nel cuore di queste battaglie.

    Il legame che tiene unita una squadra non è facile da descrivere, va ben oltre la competizione, oltre il risultato. Entrano in campo rabbia, sopravvivenza e istinti primordiali ormai assopiti ed è forse proprio questo ciò che mi ha colpito di più. Fuori dal campo ci sono uomini semplici, razionali, normali, che non aspettano altro che la domenica per tirare fuori l’animale che è in loro, sporcandosi, ferendosi, uniti, compatti, fino alla meta”.

    Le foto del progetto “Fino alla meta” sono state realizzate durante i campionati del Rugby Parabiago, tra il 2009 e il 2011.

    Sara D’Ambra, classe ’82, designer e fotografa free lance vive e lavora a Milano.

    Di sè ama ricordare: ” La fotografia è prima di tutto l’amore della mia vita. Credo che tutto sia nato dalla mania di mia madre di scattare e conservare foto degli eventi che ci circondavano. Passavo ore a riguardarle e le emozioni che mi davano – e che tutt’ora mi pervadono – erano meravigliose. La potenza di un’immagine e ciò che poteva scatenare mi affascinava”.

    Durante la serata inaugurale saranno presenti i giocatori del Rugby Parabiago soggetti degli scatti e organizzatori della manifestazione Rugby Sound 2011. Un’occasione per ricreare l’atmosfera del tanto nobile e celebrato “terzo tempo” del rugby assieme ai protagonisti stessi.

    Colonna sonora della serata curata da Deejay Dave (Davide Monteverdi) dj, consulente e giornalista musicale, ideatore della One Night Razzputin.

    Partner della serata la crew di designers d’assalto Mustachio Bean con probabili ospiti a sorpresa.

    www.mustac hiobean.it

    In mostra fino a Mercoledì 15 Giugno 2011.

    Sara D’Ambra

    www.saradambra.com

    Le Biciclette Art Bar + Ristorante

    Via Gian Battista Torti, 1

    Milano

    Ufficio Stampa e Direzione Artistica Rosaspinto

    Indira Fassioni

    [email protected]

    +39/3338864490

    www.rosaspinto.it

    pagina facebook http://www.facebook.com/pages/ROSASPINTO/107767055930798

  • 17 giugno: si alza il sipario sulla stagione lirica dell’Arena di Verona

    Si avvicina a grandi passi il momento dell’apertura della stagione dell’opera a Verona, uno degli eventi più attesi dell’estate veronese e non solo. Moltissimi sono i melomani che ogni estate si riversano nella città veneta per assistere ad una delle opere liriche senza tempo di Verdi, di Rossini, di Puccini – solo per citare alcuni dei compositori protagonisti della stagione lirica veronese – in una location che da sempre fa rima con opera lirica. L’Arena di Verona è sicuramente una cornice impareggiabile, che non fa che rendere ogni rappresentazione ancora più affascinante e suggestiva.

    La lunga stagione lirica dell’Arena comincerà il prossimo 17 giugno con La Traviata, un classico verdiano che quest’anno si presenta al pubblico con una nuova produzione, con la regia di Hugo de Ana e la direzione del maestro Carlo Rizzi. E i presenti alla prima serata della stagione potranno godersi una chicca, pensata per celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: la rappresentazione della Traviata sarà infatti preceduta dall’esecuzione dell’Inno di Mameli, un’occasione speciale per la quale è stato invitato anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    Una serata sicuramente unica e particolarmente suggestiva, a cui faranno però seguito molte altre serate, nel corso di tutta l’estate, che sapranno sicuramente soddisfare sia gli appassionati di lunga data sia coloro che si avvicinano a questo mondo per la prima volta. Anche coloro che non sono mai stati avvezzi al mondo della lirica, infatti, si faranno sicuramente trasportare dalla magia che un luogo come l’arena sa sprigionare, appassionandosi di alcune delle opere Arena di Verona che sono entrare a far parte della storia e del nostro bagaglio culturale. Opere verdiane come la già citata Traviata, il Nabucco e l’Aida, ma non solo: oltre a queste, il cartellone dell’Arena comprende quest’anno anche Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, La Bohème di Giacomo Puccini e Roméo et Juliete di Charles Gounod. Un programma di tutto rispetto, che accenderà l’Arena di Verona lungo tutto l’arco dell’estate, fino al 3 settembre, per un totale di ben 49 serate all’insegna della lirica.

    Della nuova produzione de La Traviata abbiamo già detto, ma non si tratta dell’unica opera che verrà presentata al pubblico con una veste nuova: anche l’opera Roméo et Juliette, con la regia di Fabio Mastrangelo, avrà una produzione completamente nuova, mentre il Nabucco e l’Aida saranno rappresentate nel loro storico allestimento. Direttore del Nabucco sarà Julian Kovatchev, mentre a dirigere l’Aida sarà Daniel Oren. Veronese doc è invece Andrea Battistoni, giovane direttore che al suo debutto in arena avrà l’onore e l’onere di dirigere Il Barbiere di Siviglia, mentre la direzione dell’opera pucciniana sarà affidata a John Neschling.

    Tutto è ormai pronto per cominciare, e anche per quest’anno si preannuncia una stagione di successo, complice non solo la ricchezza e la varietà del programma, ma anche una location in grado di rendere tutto ancora più speciale e di attirare a Verona e in Veneto in generale moltissimi appassionati da tutta Italia e anche dall’estero. E se venite da lontano e volete prolungare un po’ la vostra permanenza in Veneto, potete approfittare delle tante offerte week end benessere che molti hotel fanno proprio nel periodo del festival.

    Articolo a cura di Francesca Tessarollo
    Prima Posizione Srl – uscire ban google

  • “GOCCE DI INCHIOSTRO”

    GOCCE DI INCHIOSTRO”

    poesie di Viviana Noce

    a cura di Indira Fassioni

    MARTEDÌ 7 GIUGNO 2011 dalle 19.00

    c/o Bastioni di Porta Volta, 15, Milano

    Martedì 7 Giugno dalle ore 19.00 Rosaspinto è lieta di presentare “Gocce di inchiostro”, raccolta di poesie di Viviana Noce.

    Nata a Nuoro il 29 febbraio 1972, sotto la stella eccentrica dell’anno bisestile, Viviana Noce ha partecipato a diversi concorsi letterari online ed è stata selezionata con il racconto Il cantastorie. Oltre alla poesia, la Noce scrive recensioni e intervista saltuariamente artisti indie rock per la testata on line Shiver Webzine.

    Gocce di inchiostro” si propone come rifugio, catalizzatore di emozioni: vi troviamo espressa la più profonda essenza della scrittura di Viviana Noce. Pagina dopo pagina veniamo rapiti dalla danza delle parole, ora lenta, delicata e lieve, ora opprimente e carica, minacciosa.

    Affondando nella lettura, immergendoci in essa come in calde acque guaritrici, si riesce a percepire la tensione lirica dalla quale sono scaturite le composizioni. Lo stile personalissimo ed efficace della poetessa si amalgama, fin dai primi versi, con un ermetismo profondo. Il forte contrasto tra luci e ombre dona alla sua poesia la possibilità di diventare scrittura universale, capace di andare oltre le specificità individuali per farsi abbraccio poliedrico di sensazioni e istinto.

    E proprio in questo risiede il valore di “Gocce di inchiostro”, a un tempo diario personale e specchio della natura umana.

    A seguire, un reading di brani tratti da “Scusami amore ma mi sono dovuto fermare al bar, un’altra volta”, presentato da Apnea Records e La Frequenza. Protagonisti della lettura, il cantautore John Sbranza e il poeta prosatore Alessio Caccavale “Oste”. Insieme raccontano di un amore perduto, vissuto, ripreso.

    Un uomo esce di casa per bere una birra, in attesa di risolvere i problemi di una relazione tormentata, e si accorge di aver passato al bar ben tre anni della sua vita. In questo bar popolato di personaggi strani come Joe Black, il giocatore di macchinette, Carmine il vigile, Viola Senzaterra, Emilio Mezzosogno e Demis il grezzo, forse ci siamo anche noi.

    L’ironia è il fil rouge del reading dei due autori, che trattano con una punta di leggerezza i temi dell’amore e dell’incomunicabilità ai nostri tempi. A metà strada tra teatro canzone e sfogo emotivo, John Sbranza e Alessio Caccavale ci prendono per mano, suggellando il vizio folgorante della parola in compagnia di una chitarra e un’armonica. Un’occasione catartica per ridere, piangere e bere sulle piccole frustrazioni di ogni giorno.

    Atm Bar

    Bastioni di Porta Volta, 15 – 20100 Milano

    Tel. 02/89454988

    [email protected]

    Ufficio Stampa e Direzione Artistica Rosaspinto

    Indira Fassioni

    [email protected] [email protected]

    +39/3338864490

    www.rosaspinto.it

    Diventa Fan http://www.facebook.com/pages/ROSASPINTO/107767055930798

  • Resoconto della presentazione de “La Tara dell’Atman” di Siddharta-Asia Lomartire, Rupe Mutevole Edizioni

    Venerdì 6 maggio 2011 presso le Officine Culturali Ergot di P.tta Falconieri a Lecce si è svolta la presentazione de “La tara dell’Atman”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La quiete e l’inquietudine” curata da Silvia Denti.

    La presentazione è iniziata alle 21:00 ed è stata mediata dalla professoressa Carmen De Stasio, presente in sala l’autrice Siddharta-Asia Lomartire. Carmen De Stasio ha anche curato la prefazione della silloge “La tara dell’Atman”.

    Una presentazione molto interessante che ha visto un pubblico partecipe ed interessato, tanto che sono stati i presenti a recitare alcune poesie di Siddharta-Asia Lomartire così da scambiare le parti in gioco e diventare parte integrante dell’evento.

    Ma sentiamo dalle parole dell’autrice le curiosità della presentazione e le informazioni sulle prossime.

    A.M.: Com’è andata la presentazione de “La Tara dell’Atman”?

    Siddharta-Asia Lomartire: La presentazione svoltasi a Lecce, lo scorso 6 Maggio, la seconda presentazione per l’appunto dalla pubblicazione, si è rivelata molto interessante per quanto riguarda la situazione che si è venuta a creare tra l’autore, la critica e saggista Carmen De Stasio ed il pubblico,che ha partecipato attivamente a quella che da presentazione si è evoluta in un “manifestare il proprio pathos” nei confronti della poesia. I partecipanti alla presentazione hanno voluto dar voce alle mie poesie, e sono diventata io spettatrice, io pubblico, ero io ad ascoltare e loro a leggermi, a commentare e comunicarmi i loro punti di vista.
    Per quanto mi riguarda è stato piacevole essere spettatore delle mie stesse poesie.


    A.M.: Ci sono state domande del pubblico che ti hanno destato un particolare interesse o qualche aneddoto che vuoi condividere con noi?

    Siddharta-Asia Lomartire: Ci sono state molte domande che riguardavano il mio stesso libro, o la mia poesia. Una in particolare mi ha dato una sensazione piacevole, e cioè cosa provavo a sentir leggere le mie poesie da altre persone. Io credo, al di la di quella che può essere la mia visione, la musicalità, i momenti di silenzio ed i momenti urlati che ogni poesia hanno, e che solo il suo creatore sa quando e quanto fermarsi a una virgola o ad un punto (aspetti quelli della punteggiatura, molto importanti per quanto riguarda la mia poesia) che ognuno ha la possibilità di concepire, di vedere ed esprimere una poesia così come questa si presenta ai suoi occhi, così come essa viene vissuta agli occhi di chi la legge, di chi la sta assaporando secondo il suo modo di viverla, secondo il suo modo di sentirla in parte sua.

    A.M.: Hai altre presentazioni in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Siddharta-Asia Lomartire: Sì, a breve ci sarà un altra mia presentazione presso Eterarte – associazione artistico culturale, sempre nel salento.
    In quest’occasione insieme all’artista visivo Giuseppe Pespi Stefani e Ciro Vincenzo Motolese, collaborerò con loro per creare all’interno della presentazione dello stesso libro una mostra dei loro dipinti, lo stesso artista Giuseppe Pespi Stefani è il pittore che mi ha dato un suo particolare per la copertina de “La tara dell’Atman” , l’idea di amalgamare poesia ed arte mi è sempre piaciuta, poiché credo che i dipinti siano delle poesie mute,l’arte è una poesia, per questo la mia scelta in passato e anche oggi di collaborare con artisti visivi dove nei loro quadri scorgo poesia. La data della presentazione-mostra sarà il 3 giugno (data da confermare).

    Link articolo della presentazione del libro:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/02/presentazione-di-la-tara-dell%E2%80%99atman-di-siddharta-asia-lomartire-rupe-mutevole-edizioni-lecce-6-maggio-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • INAUGURATA “PERSONA” AL THQU BRENTART

    @font-face { font-family: “Times New Roman”; }@font-face { font-family: “Verdana”; }p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }p.MsoHeader, li.MsoHeader, div.MsoHeader { margin: 0cm 0cm 0.0001pt; font-size: 12pt; font-family: “Times New Roman”; }a:link, span.MsoHyperlink { color: blue; text-decoration: underline; }a:visited, span.MsoHyperlinkFollowed { color: purple; text-decoration: underline; }table.MsoNormalTable { font-size: 10pt; font-family: “Times New Roman”; }div.Section1 { page: Section1; }

    VARESE, 23 Maggio 2011 – Inaugurata ieri sera la mostra “Persona” di Ankur Sharma, che entra per la sua prima volta in uno spazio espositivo da protagonista, non da spettatore.

    Grande e sorprendente il successo di pubblico, sia come affluenza che come giudizio positivo sull’esposizione.

    Dopo un timido inizio, all’imbrunire della domenica, molti volti si sono fatti avanti, attirati dai colori, dalla sincerità e semplicità delle tele di Ankur, presente e commosso. A fianco dell’artista, l’amico e curatore della mostra Jack Ravi, che ha voluto celebrare il momento con una performance forse estrema, di certo loquace. L’artista infatti si è fatto tatuare, in loco, dal brillante tatuatore di Laveno, Denis Musumeci, la parola hindi “hameshaa”, che significa “per sempre”, inno all’arte ed all’amicizia, a tutto ciò che di buono è eterno.

    Il video della performance sarà visibile per tutta la durata della mostra. Il tatuaggio sarà visibile sulla sua pelle per sempre.

    “Nella totale incertezza sul mio futuro, nella drammaticità di questo presente schiacciante, non posso che desiderare di costruire a partire dalle pochissime certezze che possiedo, ora marchiate a fuoco sulla mia pelle” spiega Jack Ravi.

    “Vincere la paura di mostrare la mia arte è stata una scommessa che non poteva darmi maggiore soddisfazione. La gente è stata emozionata, in qualche modo toccata dalle mie esperienze più personali ed intime. Come far leggere il proprio diario e scoprire di avere in comune con gli altri molto più di quel che si creda” dice Ankur, che per tutta la serata, con il suo calice di vino rosso sempre in mano, ha cercato di percepire ogni commento, ogni impressione, pur nelle evidenti difficoltà di lingua, facilitato dal linguaggio dell’arte, che avvicina tutti per la tacita loquacità del colore.

    Apprezzato da tutti anche l’aperitivo di Brentart, con deliziosi finger food ispirati alla tradizione culinaria indiana, speziata e profumata.

    Ad accompagnare la serata infine, le dolci note del flauto bansuri, magistralmente suonato da Igor Orifici, e il ritmo della tabla indiana di Federico Sanesi, che con dedizione e trasporto hanno saputo creare un ambiente suggestivo e raccolto, immergendo il pubblico, attento e silenzioso, in una dimensione nuova e misteriosa.

    Per chi avesse perso l’inaugurazione, la mostra, a ingresso libero, rimarrà aperta fino al 12 Giugno e sarà visitabile dal giovedì alla domenica a partire dalle ore 18, oppure su appuntamento.

    Per informazioni:

    Giacomo Arioli

    + 39 338 81 303 96

    [email protected]

    Giuseppe Gestra

    + 39 334 60 600 11

    + 39 0332 973 330

    [email protected]

    [email protected]

    www.thqubrentart.com

    www.thqumusicandfood.it

  • Nuovo Teatro, la scena sovvertita alla Fondazione Menna di Salerno

    Decostruire, sgombrare il campo da ogni stereotipo, abbattere alla radice il linguaggio sedimentato per aprirsi alla più spregiudicata riflessione critica. Sono queste le parole chiave del Nuovo Teatro, il fenomeno che mutò radicalmente la scena italiana dal 1959 all’85 e su cui la fondazione Filiberto Menna di Salerno ha puntato la propria attenzione in collaborazione con il Dottorato in Storia del teatro moderno e contemporaneo dell’Università di Napoli “L’Orientale”. Nell’ambito di “Arte di sera”, progetto a cura di Stefania Zuliani, Lorenzo Mango, Salvatore Margiotta e Mimma Valentino, che stanno curando una trilogia di volumi dedicata all’argomento, hanno esaminato la rivoluzione del palcoscenico consumata in un periodo quanto mai ricco di suggestioni. Il primo libro, “La nascita del Nuovo Teatro in Italia 1959-1967” è uscito per i tipi dell’editore Titivillus, gli altri due sono attesi nei prossimi mesi. “Il teatro è giocare con il codice-ha precisato Mango- e per accostarsi a questo argomento, occorre prendere le distanze dalla museificazione dell’arte contemporanea, una tendenza che non giova a comprendere le dinamiche di un contesto che si propone di riscrivere la grammatica scenica, svincolando gli interpreti dal legame con il personaggio e il copione e guardando alla piena autonomia della regia”. Materiali filmati hanno introdotto la platea in un modo di gestire la scena che ancora oggi colpisce per la sua creatività. La recitazione nevrotica e irridente di Carmelo Bene ha dominato lo schermo nell’estratto dell’”Amleto”, dove l’esasperazione del carattere artificioso della messa in scena la rende campo di forze in cui rielaborazioni, citazioni e stravolgimenti esplodono senza sosta. Il bianco e nero che ingoia beffardo le figure sembrerebbe alludere a una dicotomia tra ordine e caos, ma si rende in realtà complice di un sovvertimento che porta il principe di Danimarca a desiderare di far l’attore a Parigi, piuttosto che perdersi tra tombe e ammonizioni. Il “Pirandello chi?” di Memè Perlini ha mostrato come l’influenza del genio siciliano –che trasforma in spettatori i sei personaggi- diventi terreno da cui germogliano ardite associazioni mentali che declinano in mille modi l’ambiguità del processo compositivo. L’ultimo filmato che vede in campo Leo de Berardinis e Perla Peragallo e oscilla tra lo stigmatizzare il qualunquismo dello spettatore e la mescolanza di codici alti e bassi, non ultimo la sceneggiata, ha dimostrato come l’improvvisazione propria del jazz fosse un punto di riferimento per il grande artista, allettato dall’idea di un teatro free. Il prossimo appuntamento con Arte di Sera è venerdì 27 maggio alle 20.

    Gemma Criscuoli

  • Corso di Mediazione presso l’Università Telematica Giustino Fortunato

    È di prossima attivazione il Corso per Mediatori. Il Corso teorico e pratico della durata di 54 ore, si svolgerà nella sede dell’Università Telematica Giustino Fortunato.

    La responsabilità scientifica del Corso è affidata al Prof. Piero Guido Alpa, Presidente del Consiglio Nazionale Forense.

  • RITRATTI FOTOGRAFICI DEL SUB CONTINENTE INDIANO. DAL 20 MAGGIO DARIO CAMILOTTO AL GELLIUS PER “I SENSI DELL’ARTE”

    18/05/2011. Sarà la fotografia artistica di Dario Camilotto la protagonista del nuovo appuntamento de “I Sensi dell’Arte”, rassegna dedicata all’arte veneta ospitata nelle sale espositive del Ristorante Gellius di Oderzo (TV).

    La vernice si terrà venerdì 20 maggio alle 18 (Calle Pretoria) mentre la mostra resterà aperta al pubblico fino al 9 luglio.

    In questa data “I Sensi” scelgono di celebrare vista e udito.

    La vista sarà appagata dai suggestivi scatti fotografici di Camilotto che presenterà il suo nuovo reportage di viaggio nel sub continente indiano, capace di coinvolgere lo spettatore e trasportarlo là dove l’artista ha catturato la scena. Tutte le opere sono realizzate utilizzando la prestigiosa tecnica in “Fine Art”, capace di valorizzare al meglio l’intensità dei colori originali.

    L’udito troverà piacere nella preziosa performance musicale del Quartetto Desueto, band composta da talentuosi musicisti, tutti insegnanti di musica, che dalle 18.30 daranno vita a uno straordinario live acustico.

    A seguire, il ricco buffet ideato dal rinomato chef Alessandro Breda.

    La presentazione della vernice sarà invece curata dal giornalista e critico d’arte Carlo Sala.

    Orari di apertura, da martedì a domenica dalle 10.30 alle 21.30, lunedì chiuso. Info al 0422 713577.

    L’ARTISTA DARIO CAMILOTTO

    Originario di Oderzo (TV) Dario Camilotto risiede e lavora a Bologna. La curiosità di scoprire e approcciare nuove culture lo spinge a viaggiare in tutto il mondo. Nel 2001 sceglie New York come sua seconda città ed è qui, grazie alle esperienze maturate durante il suo soggiorno nella Grande Mela, che darà una svolta significativa al suo approccio fotografico.

    Nel 2008, la prima personale a Bologna: è “Frammenti di New York”, viaggio pseudo-introspettivo nell’anima della città e nella propria. Sempre qui, nel 2010, porterà a termine un reportage dedicato alla cantante e musicista Rosita Kèss che includerà il lavoro nel suo ultimo album. A fine maggio, a Brooklyn, parteciperà ad un nuovo workshop fotografico dove, a fine lavori, è prevista una mostra collettiva.

    In occasione dell’anniversario dell’11 settembre, che dieci anni fa lo vide spettatore diretto, verrà presentato il suo nuovo progetto.

    QUARTETTO DESUETO

    Il gruppo acustico Quartetto Desueto vede nel 2008 la pubblicazione del primo album, intitolato col nome della band, che vende mille copie in poche settimane. Del quartetto fanno parte Aldo Betto (chitarra classica e acustica), Mauro Da Ros (voce e chitarra classica), Giacomo Da Ros (voce e basso), Cesare Ceschin (voce, sax e chitarra classica). A fine 2009 il secondo disco “Elementi desueti”, cui fanno seguito due tour in Sicilia e presenze importanti, come quella a Palazzo Ducale al fianco di Antonella Ruggiero e Pfm. Per loro, Andrea Mingardi ha firmato il brano “Aria”.

    Ufficio stampa [email protected], tel 0437.858465

  • Restaurato l’affresco dell’abside della chiesa del Salvatore.

    Concluso il restauro del grande affresco dell’abside della chiesa del Salvatore. L’intervento, realizzato dal restauratore Roberto Ercolani, è stato promosso e finanziato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Tarquinia. L’iniziativa rappresenta un altro importante risultato nella valorizzazione e tutela del monumento, che ha visto nelle scorse settimane l’assessorato ai Lavori Pubblici disporre la demolizione di un muretto costruito in modo improprio oltre 50 anni fa e connesso alla parete esterna dell’abside. «È stato svolto un ottimo lavoro. – afferma l’assessore alla Cultura Angelo Centini – Con il restauro si è voluto preservare un affresco di grande bellezza e rilevanza storica, risalente alla fine del XIV secolo. L’obiettivo ora è di rendere la chiesa nuovamente visitabile e usufruirne per eventi culturali o mostre. In tal senso, alla fine di giugno sarà uno dei luoghi dove si terranno le conversazioni del “Festival della Complessità”». Il recupero del dipinto, raffigurante l’immagine del Cristo assiso in trono, è consistito in un’accurata analisi sul suo stato conservativo e nella rimozione di un velatino, utilizzato in un precedente restauro, a cui è seguita la totale pulitura del dipinto e il consolidamento dei confini perimetrali, delle lesioni e delle lacune, per concludersi con la stuccatura della superficie dipinta (a livello nelle piccole lacune reintegrabili e a sottolivello, con malta neutra, nelle lacune maggiori) e la reintegrazione plastica degli stucchi e pittorica.