Categoria: Arte e Cultura

  • Maturità 2011 commissioni

    Maturità 2011 commissioni

    Dopo la grande attesa dei giorni scorsi sono finalmente usciti i nomi dei commissari esterni che completeranno le commissioni d’esame di questi esami di maturità 2011 insieme ai membri interni.

    I nominativi sono usciti proprio ieri ma sono stati resi noti solo oggi infatti le commissioni sono state comunicate alle segreterie delle scuole per poi apparire on line già da ieri sera ed è subito scattata la caccia al commissario del proprio istituto.

    Ormai infatti manca davvero poco all’esame di matuità e con la lista dei commissari esterni e e commissioni al completo ormai non resta che aspettare la data di inizio prevista per il 22 giugno 2011 con il compito di Italiano.

    I presidenti e i commissari di questa edizione degli esami di maturità sono moltissimi: i commissari esterni sono 43.226, mentre i presidenti di commissione ammontano a 12.680. E già da ieri è partita da parte degli studenti la ricerca dei commissari e dei presidenti mandando già in tilt il sito del Ministero che è stato fin da subito subissato di accessi che hanno rallentato di molto il server.

    Sicuramente, una volta saputo il nome del commissario esterno, anche Facebook rappresenterà una valida ricerca del professore in oggetto, conoscendo la scuola di provenienza e i nominativi completi. Tutto per carpire maggiori informazioni possibili sul commissario che sarà determinante per il giudizio finale di questo esame di maturità 2011 per cui gli studenti già cominciano a provare timore e agitazione.

    Se ancora non avete idee della commissione di esame della vostra classe e istituto, finalmente avete tutti i mezzi per trovarlo.

    Per cercare il nome dei commissari e i nominativi della vostra commissione di maturità basta andare su maturita.biz/maturita-2011-commissioni

  • Soqquadro Factory

    Sabato 4 giugno 2011 si inaugura alle ore 18.30 presso la galleria Metamorfosi in Piazza Antonio Fontanesi 5/A a Reggio Emilia, la mostra Soqquadro Factory degli artisti Turi Angilella, Maurizio Bono, Elisabetta Fontana, Cinzia Li Volsi, Nadia Misci Conter, Roberto Perocco, Roberta Peverelli. La mostra è dedicata ad artisti che hanno recentemente lavorato con l’associazione Soqquadro

    DURATA: dal 4 al 18 giugno 2011
    INAUGURAZIONE: sabato 4 giugno ore 18.30
    ORARI: martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 10.00/13.00 e 16.00/20.00
    LUOGO: galleria Metamorfosi
    INDIRIZZO: Piazza Antonio Fontanesi 5/A – Reggio Emilia
    CURATRICE: Marina Zatta
    INFO: tel. 0522.1710432, cell. 333.7330045
    @mail: [email protected][email protected]
    www.soqquadro.euwww.artemetamorfosi.it

    Soqquadro è un’associazione culturale che opera particolarmente sul territorio romano dall’ottobre del 2000. In questi anni, sotto la direzione artistica di Marina Zatta, ha realizzato circa centocinquanta mostre d’arte in spazi pubblici e privati. Nel tempo gli artisti che hanno esposto con Soqquadro hanno superato la soglia dei cinquecento aderenti e tra essi figurano pittori, scultori, performer, fotografi che si esprimono in diverse espressioni d’arte, dall’informale al figurativo, dall’astratto alla pop art, dal surreale al concettuale, tutte le correnti di ricerca artistica contemporanee sono state rappresentate nelle esplorazioni espositive di Soqquadro.

    Da un anno Soqquadro ha iniziato una fruttuosa collaborazione con la galleria Metamorfosi di Reggio Emilia e l’incontro tra Marina Zatta e Anna Paglia, vivace curatrice dello spazio Metamorfosi, ha dato viva a quattro precedenti esposizioni, che hanno tutte riscosso un buon successo di pubblico.

    Con questa quinta mostra Soqquadro chiude l’anno lavorativo prima delle vacanze estive dedicando l’esposizione ad alcuni degli artisti che hanno recentemente collaborato con l’associazione.

    Turi Angilella definisce queste foto “quadri fotografici” perché non sono una pura e semplice riproduzione della scena che gli si pone davanti agli occhi. Le foto esposte e quelle che sta realizzando su altre tematiche, seguono un percorso che si avvicina a quello che si intraprende nel compiere un’opera d’arte dipinta. Sono fotografie – senza trucchi, mai corrette al computer se non nel bilanciamento del bianco e nero, realizzate lavorando sui tempi e diaframmi, con gli ISO, sul movimento – che evocano immagini fantastiche, surrealiste. Le immagini diventano fuggevoli, la transitorietà si nasconde ad ogni angolo e quella magica evanescenza di cui sono pervase trasforma la parola “fine” in “cosa succederà dopo”. Forme simboliche di un linguaggio in cui la luce intrappolata diventa guida nelle penombre dell’esistenza.

    L’opera di Maurizio Bono , “Petrolio” nasce dall’idea che noi tutti siamo figli delle macchine e di ciò che le muove, rapiti da ingranaggi che troppo spesso ci rendono soli in mezzo a gente sola. Petrolio evidenzia la solitudine di chi è schiavo di un sistema che lascia pochi margini alla libertà: non è un inno alla libertà, ma rappresenta coloro che la cercano.

    Elisabetta Fontana è interprete dell’universo informale attraverso percorsi dell’anima, di rielaborazioni materiche e interiori che la portano a far uscire le sue creazioni allo scoperto. Trova nella pittura il canale espressivo per comunicare la sua interiorità attraverso opere d’arte dal particolare impatto visivo.

    Clivo (pseudonimo di Cinzia Li Volsi) opera nell’ambito della Fiber art : ha realizzato arazzi, sculture, rilievi tessili, installazioni. Oltre alle tecniche tradizionali, la sua ricerca include sperimentazioni personali di materiali e procedure. I materiali, naturali ma anche d’uso quotidiano, di scarto e di recupero (pluriball, incarti di caramelle, lattine…) sono scelti per le loro potenzialità espressive e di contenuto: alludono, evocano, raccontano, talora denunciano. L’attività artistica coincide con una sorta di artigianalità spirituale, la magia del gesto primo, atavico, che assume la materia e le dà un’anima. La riflessione sulle urgenze delle problematiche ambientali ha ispirato diverse opere.

    Per Nadia Misci Conter la pittura, e soprattutto i colori, sono la sua vita. Attraverso di loro cerca di esprimere i sentimenti che in questi ultimi anni la stanno accompagnando, con la stessa naturalezza di un bambino che scopre il mondo. E se nel rosso vede il passato, nel blu i desideri sfumati, nel verde vede la speranza di un mondo migliore…

    Roberto Perocco, influenzato da teorie materialistiche e relativiste, sviluppa la propria ricerca attorno al rapporto Uomo-Natura in bilico fra possesso e appartenenza, Filosofia e Scienza; non esprime messaggi intelligibili, ma piuttosto provoca, isola e sospende dei momenti, situazioni e fenomeni, ora oggettivandoli,ora ponendoli in equilibrio.
    Considera il linguaggio un mezzo espressivo con limiti superabili dall’arte. La sua produzione non rimanda a nessun messaggio, sfugge ad una interpretazione univoca e si propone come fenomeno che ne induce altri come reazioni fisiche, mentali, emozionali.

    Roberta Peverelli in questa mostra espone tre opere in cui la Natura è al centro dell’esplorazione dell’artista; Abyss è un viaggio negli abissi più remoti della coscienza dove non c’è luce e gli oggetti e le forme appaiono indistinti. Star Implosion nasce per l’influenza sull’artista per il cielo stellato e rappresenta la fine di una stella che cade in un buco nero. Infine Sea Wish esprime il desiderio di una natura incontaminata, così com’è stato in passato, mentre la realtà di oggi è mutata e l’azzurro intenso del mare appare offuscato da cupi colori che avanzano dall’orizzonte.

  • Un sito interamente dedicato alle pinacoteche italiane

    Troppo spesso tanti tesori d’arte vengono dimenticati, oltre ai musei esistono le pinacoteche, strutture pubbliche o private che raccolgono egregi dipinti di artisti del passato e contemporanei.

    Queste pagine presentano oltre 200 pinacoteche suddivise per regione per facilitare il reperimento delle informazioni necessarie per organizzare la visita alla pinacoteca di vostro interesse: ogni scheda contiene indirizzo postale ed internet, recapiti telefonici e fax, indirizzo e-mail, un breve testo descrittivo/informativo, orari di apertura, eventuale ammontare del biglietto di ingresso per la visita.

    Interessante la sezione dedicata alle notizie: si tratta di brevi ed esaurienti articoli inerenti mostre ed iniziative legate al mondo della pittura, dell’arte anche nell’ambito delle pinacoteche stesse così da fornire agli utenti appassionati indicazioni sulle mostre temporanee e sui diversi eventi che vengono organizzati presso musei, pinacoteche e gallerie d’arte.

    Completano l’offerta del sito recensioni di altri siti web che trattano argomenti in qualche modo legati al mondo artistico, all’ambito turistico e al tempo libero impiegato in maniera costruttiva.

    Interessanti gli approfondimenti su Andy Warhol, poliedrico artista protagonista di numerose esposizioni e sulla prestigiosa Pinacoteca Ambrosiana di Milano, istituzione nata nei primi anni del 1600 e che vanta nella sua collezione dipinti del calibro del Musico di Leonardo, la Canestra di frutta di Caravaggio.

  • Oltre la Torre Pendente e la Piazza dei Miracoli: Pisa!

    Se siete tra i molti che pensando a Pisa visualizzano mentalmente la sola Torre pendente, vi consigliamo una visita al sito pisaxnoi.it

    Indubbiamente la Torre è simbolo della città di Pisa ed uno dei monumenti che vengono identificati con l’Italia in tutto il mondo. Pisa però non è solo quello: la sola piazza dei Miracoli ospita altri grandiosi monumenti ed anche il resto della città non è da meno, come si evince leggendo la pagina del sito dedicata ai Palazzi storici di Pisa nella sezione approfondimenti.

    Pisaxnoi offre anche numerosi informazioni e spunti per la visita ed il soggiorno in città: hotel e ristoranti per il vostro comfort, agriturismo per garantire relax e il contatto con la bella campagna toscana, schede dettagliate dei musei da visitare, ristoranti per rifocillarvi con le ricette della deliziosa cucina toscana. Se poi l’arte e la cultura non sono i soli vostri interessi vi sono indirizzi di outlet e spacci aziendali dove potersi dedicare ad un po’ di “sano” shopping a prezzi convenienti.

    Non potevano inoltre mancare indicazioni per praticare un po’ di sport: golf, maneggi, palestre e piscine e, nalla città di una delle più rinomate Università italiane, una sezione dedicata a biblioteche, librerie, scuole di lingue e scuole di italiano per stranieri.

    Completano le pagine del sito dedicato a Pisa e provincia link e recensioni di altre pagine web che trattano argomenti correlati al turismo, a Pisa ed alla Toscana in generale.

  • Gioielli & Dintorni – Arte da Indossare XI Edizione

    TITOLO ESPOSIZIONE: Gioielli & Dintorni – Arte da Indossare XI Edizione

    ARTISTI : Jennifer Albertini – Cat B – Cynzi@ – E_Vasiva – Maya Di Lello – Valeria Casella – Fiorella Mattoni – Ester Motta – Alessandra Spagnolo – Sonia Mazzoli

    DOVE :GARD Galleria Arte Roma Design

    Via Dei Conciatori 3/i (giardino interno) Roma (Metro Piramide)

    INAUGURAZIONE : Mercoledì 1 giugno ore 19,00

    DURATA : dal 1 al 24 giugno 2011

    ORARI: dalle 16.00 alle 19.00 – dal lunedì – al venerdì ( in altri giorni e orari su appuntamento)

    INGRESSO: libero

    A CURA DI: Sonia Mazzoli

    PATROCINIO: Comune Di Roma Municipio RMXI

    Info: 06.5759475 – 340.3884778 – [email protected] – www.galleriagard.com

    La GARD Galleria Arte Roma Design nata nel 1995 , presenta l’edizione estiva della mostra denominata Gioielli & Dintorni Arte da Indossare giunta all’undicesima edizione.

    Uno sguardo speciale al abito, al gioiello d’artista e all’accessorio, si potranno ammirare e comprare i modelli unici creati da giovani designer, con l’utilizzo di materie tradizionali o inusuali: dall’argento alle resine, dalla cartapesta a materiali plastici, dall’alluminio alle stoffe, dalla carta a materiali di scarto rielaborati. Il risultato, qualunque sia la materia utilizzata, è un’estetica raffinata elaborata con tecniche d’avanguardia e diversi stili di ricerca. L’esposizione si aprirà il 1 giugno e per tre settimane sarà ospitata nella sede espositiva della Gard a Roma, dove va sottolineata l’originalità e la qualità degli spazi espositivi, dislocati su due livelli, uno open space con grandi vetrate e l’altro, differente rispetto al primo, dall’atmosfera della Soho newyorchese. GARD ha scelto come sede nel 97 un’ex deposito cartaceo abbandonato, trasformandolo in uno spazio multifunzionale di 600 mq dall’atmosfera newyorchese degli anni ottanta, situato in un giardino interno, dell’ex zona industriale del vecchio Porto Fluviale tra il Gazometro e la Piramide Cestia.

    Gli artisti partecipanti Sono:

    Maya Di Lello: Nasce a Cassino il 17 maggio 1977, dopo gli studi nel settore moda si trasferisce a Roma. Consegue la specializzazione presso lo IED dove lavorerà come docente. Crescerà in aziende con sedi a Ferrara,Firenze e Roma. Nel 2004 vince Fashion&Technology. Nel 2005 diviene coordinatrice per il Designer Nicola Del Verme per la realizzazione del progetto Haute Couture di AltaRoma “Tribute ad Elsa Schiapparelli” e successivamente sua assistente personale e di stile per Roberta Di Camerino a Milano. Nel 2007 diviene responsabile di linea ZuElements donna presso il gruppo Phard. In seguito prima Coordinatrice per la linea donna Relish poi Art Director dello studio Dos Officine Creative e Responsabile dell’area Moda. Attualmente Stilista indipendente per la linea di autoproduzione Réinventer. Dal 2007 vive ed elabora le sue creazioni in Abruzzo. Giovane Fashion Designer sia progetti di Recycling Art che progettazione e realizzazione di abiti da sposa su misura, favorendo un nuovo modo di acquistare etico, ragionato e consapevole, miscela l’innovazione con la tradizione, intuizioni, invenzioni , multi creatività, queste contaminazioni la portano all’incapacità di avere una fissità mentale. Sviluppare prodotti socialmente sostenibili è uno degli obiettivi principali per Maya, progettare il ciclo di vita di un prodotto in modo da riuscire a limitare il più possibile gli impatti ambientali, grazie all’utilizzo di specifici metodi progettuali.

    Cinzia Saguto: In arte Cynzi@, nasce a Roma l’11 luglio 1953 e fin da bambina manifesta spiccate doti artistiche e creative. La mamma materna le trasmette la passione per l’arte della maglia e della sartoria. Crescendo disegna e realizza abiti per sè e le sue figlie. Successivamente si specializza nel riutilizzo di oggetti antichi, riuscendo a trasformare cassetti in librerie e antiche toilette in mobili di design.

    Fino ad arrivare alla sua attuale passione : realizzare gioielli con i più svariati materiali, questo l’ha portata qui alla galleria GARD per far conoscere le sue creazioni

    E-vasiva: Nata nell’ottobre 2008 da un’idea di Valentina Marchetti (grafica – IED), Simona Marchetti (architetto – La Sapienza) e Vanessa Paglia (grafica – Accademia delle Belle Arti), E-vasiva è l’ultima avanguardia della scena artistica italiana. Un modo unico di pensare, un’originalità che crea differenza. La differente unicità di un oggetto irripetibile. Gioielli in plastica riciclata delle bottiglie, in lattice dei palloncini, in carta auto-prodotta o di quotidiani. Bijoux artistici frutto della non classificazione del materiale utilizzato. Ma anche rilegature e serigrafie artigianali, grafica cartacea. Dal grafic design al jewel design, E-vasiva è arte nella accezione più ampia possibile. Con E-vasiva non esiste un punto di vista predefinito, conforme a regole stabilite. E-vasiva interpreta e trasforma. Materiali poveri e di riciclo vengono ripensati e diventano altro: le bottiglie finiscono sul collo come collane, le mollette da prodotto casalingo si tramutano in accessori da indossare come orecchini. “Puntiamo tutto sul pezzo unico ed irripetibile, sulla particolarità e l’originalità dell’oggetto che diventa unico al mondo”, spiega Simona Marchetti. Partendo dalle paste polimeriche, passando attraverso la creazione manuale di carta artigianale, fino alla sperimentazione di tecniche di stampa quale la serigrafia. Un percorso che ha portato ad una riflessione più ampia e profonda sul riutilizzo dei materiali più comuni, come la plastica e la stessa carta che diventano gioielli (collane, anelli, orecchini, bracciali). Nella filosofia artistica di E-vasiva “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Un potenziale infinito per tre artiste che guardano al mondo con occhi diversi e danno agli oggetti una prospettiva e uno scopo completamente rinnovato. “E-vasiva rappresenta tre ragazze con la passione per l’arte e la moda, la grafica e l’architettura, per l’artigianato, il bello e i libri, le cose uniche e particolari. Tutto è nato una sera. Ci siamo ritrovate a parlare della possibilità di fare delle nostre passioni un vero e proprio lavoro, di creare pezzi unici e artigianali attraverso cui potevamo sfogare le nostre qualità e la nostra creatività”. Da quella sera, da quell’incontro di idee e capacità poliedriche una nuova realtà, apprezzata e riconosciuta già da molti “addetti ai lavori”, ha fatto capolino. A novembre di quest’anno E-vasiva è stata invitata a partecipare alla mostra Art&Design a Roma, e da qualche mese collabora con una orafa. Inoltre, esposizioni e vendite dirette sono già attive non solo nella città natale di Tivoli, ma anche nel cuore di Roma, presso la libreria “Ferro di cavallo” a Via del Governo Vecchio. Prime esperienze che indicano già un percorso.

    E-vasiva non sfugge, non elude. E-vasiva è nata per marchiare un’era.

    Valeria Casella: Architetto, nasce nel 1973 a Roma dove attualmente vive e lavora. Ha coltivato sempre la passione per l’arte trasmessagli dal padre architetto e scultore. Dai primi approcci giovanili con l’argilla ai lavori con le resine termoplastiche, arriva alla creazione di gioielli realizzati con la tecnica della cera persa, nuova e attuale esplorazione in un mondo carico di stimoli e possibilità creative. E’ un viaggio appassionato tra l’architettura e la scultura, forme distinte e complementari di costruzione dello spazio, quello in cui Valeria Casella si immerge per esplorare, conoscere ed esprimere una necessità creativa che si muove su molteplici strade. Ogni tappa di questo percorso è un nuovo progetto nel quale la materia è protagonista privilegiata di una ricerca e di uno studio approfondito che allarga i propri confini dalla professione di architetto, con specializzazione nel restauro dei monumenti, alla creazione di oggetti plastici realizzati con materiali diversi. Oggetti nei quali la materia della terra, pietre che raccontano di colori, venature e porosità disegnati dal tempo, viene accolta e fissata in forme pure, astratte e geometriche, ordine della materia umana al caos e alla complessità del reale. È questa raffinata ed equilibrata fusione che ci presenta dei pezzi che sembrano essere usciti dalla terra stessa, regalati alle mani dell’uomo che con armonia e misura li ha accolti, modellati e restituiti

    Catharina Birkel: Nata in Germania nel 1974. Dopo alcuni anni spesi come art director nel settore pubblicitario ad Amburgo e Berlino, si è trasferita in Italia. Qui ha approfondito i suoi studi sul design per poi dedicarsi interamente alla creazione di gioielli e accessori. Oggi vive tra Roma e Amburgo. Ognuna delle borse ideate da Cat B. declina in un modo nuovo e originale un elemento comune a tutte: il manico-gioiello che ne costituisce il polo d’attrazione per lo sguardo. Si tratta di una vera e propria scultura, ispirata alla civiltà sciita. Al mondo di questo popolo nomade dell’Asia minore, che due millenni fa elaborò una raffinata cultura orafa. I loro gioielli ci narrano in forme eleganti e preziose un immaginario legato alla caccia e al viaggio. Il manico riassume in un segno stilizzato e quasi astratto il loro universo, nella forma del ciclo vitale e nelle figure del cavallo e dei nomadi protetti dalla volta celeste. Il manico – scultura diviene un vero e proprio gioiello portato sulla spalla, o, nella versione più piccola, indossato sul polso come bracciale. Tutti i prodotti sono di altissima qualità. Le borse sono cucite a mano in Italia con pelle italiana di prima scelta mentre il manico è realizzato in Germania, in tiratura limitata, e reca un numero seriale progressivo.

    Fiorella Mattoni: Nata a Roma dove vive e lavora. Si diploma come orafo costruttore e cerista nel 1993. Dal 2006 realizza le sue creazioni con la tecnica della modellazione e fusione a cera persa

    e si dedica con passione a questa modalità di espressione artistica. Rappresenta temi legati alla Vita, alla Natura, risultato di ricerca e di sperimentazione.

    2007 – espone la collezione presso la Galleria d’Arte Hesperia di Pomezia – RM.

    2007 – partecipa alla collettiva “Raduno Artistico Città di Pomezia”

    2007 – partecipa ed è ammessa con “Venere” al concorso di selezione alla VII Edizione della Biennale di Roma tema “Donne e Dee nel mito di Enea”. La Premiazione si à svolta al Museo Archeologico di Pratica di Mare.

    Jennifer Albertini: Nasce a Borgomanero (NO) nel 1984. Fin da piccola ha la passione per l’arte e inizia la sua formazione artistica frequentando il Liceo Artistico “Piero Gobetti” . Prosegue il suo percorso artistico frequentando il corso quadriennale di Pittura presso l’Accademia di Belle arti di Brera di Milano, seguita dal professore Diego Esposito, una delle figure più significative nel panorama dell’arte italiana. Si laurea con la tesi che porta il titolo di “Il ready made prima e dopo”, analizzando i vari movimenti artistici della storia dell’arte moderna e contemporanea nella quale si fa uso di materiale riciclato e del comune oggetto che diventa “opera d’arte”. E’ proprio durante gli studi accademici che, oltre a coltivare la passione per la fotografia, inizia a sensibilizzarsi all’utilizzo di materiali di recupero e inusuali per le sue opere, lavorando in primo luogo su installazioni pittoriche e, in un secondo momento, seguita dall’ eco-artista Maria Teresa Illuminato, su creazioni di fashion design; disciplina che ha deciso di approfondire frequentando l’omonimo biennio specialistico nella medesima accademia, in cui è attualmente laureanda. Nel 2010 approfondisce la sua ricerca tesa all’utilizzo di nuovi materiali intraprendendo un viaggio in Giappone, che, grazie alla sua ricchezza culturale, sarà una grande fonte di ispirazione per i suoi futuri progetti.

    Ester Motta: nasce a Giussano, il primo gennaio del 1985. Dotata di una predisposizione naturale al disegno e alla pittura, dopo la scuola media si iscrive al Liceo Artistico Progetto Leonardo, dove apprende le possibilità del disegno tecnico progettuale, ma anche di quello più libero e pittorico. Dopo il diploma, ottenuto a pieni voti, si iscrive all’Accademia di Belle arti di Brera, dove segue il corso di decorazione. Progetta per lo spazio ambientale, ma anche per il corpo, concentrando la sua attenzione sull’ornamento e sul gioiello. Ottiene il Diploma di Laurea Accademica con 110 e lode, nel 2009, con una tesi intitolata “Alchimia del pensiero prezioso. Gioiello d’artista, d’autore, di designer, d’azienda”. Il progetto pratico e teorico è realizzato grazie alla collaborazione di GianCarlo Montebello. Segue un corso di modellazione della cera per oreficeria alla Scuola Orafa Ambrosiana di Milano. Dal gennaio al marzo del 2010 segue il Corso di Alta formazione in Design del Gioiello presso Poli.design.

    Sperimenta le sue possibilità espressive attraverso, ornamenti, pittura, installazioni.

    Alessandra Spagnolo: Per gli alunni delle scuole medie ed elementari io sono la Maga della Spazzatura. I laboratori dedicati ai bambini che si svolgono nelle scuole o nella sede del Centro al sabato mattina, sono incentrati sul riutilizzo del materiale di scarto. Lo scopo è quello di insegnare a giocare con tutto quello che si ha a disposizione, dando nuova vita agli oggetti di scarto. La mia ricerca artistica si basa invece sul tema del totem. La radice dell’uomo tecnologico non sta più nell’animale primigenio, ma nell’anima delle nuove materie, immediatamente superate da altre tecnologicamente più avanzate. Per cui dall’estetica degli scarti nascono le radici culturali della modernità. Il totem urbano è anche il monumento dell’inutile, dello spreco, dal quale siamo esageratamente circondati.

    Sonia Mazzoli: Nata a Roma il , 30 – 12 – 67, inizia il suo percorso creativo giovanissima, manipolando argilla in un ambiente familiare artistico e creativo che assieme al gusto di creare dal nulla, le da la spinta iniziale. I suoi studi si concludono all’Accadiaemia di Belle Arti Di Roma. Inizia creando collezione di monili, accessori, sculture e complementi d’arredo, realizzate con materiali tradizionali per poi proseguire con le sue sperimentazioni, già dai primi lavori ha una spiccata predilezione per il riciclo. Le sue principali fonti di approvvigionamento sono le discariche, i negozi specializzati e la mania di conservare sempre tutto. Nel 1995 è socia fondatrice della GARD Galleria Arte Roma Design, dove cura la Direzione artistica

    .Ufficio Stampa

    Sonia Mazzoli

    Federica Cammilloni

    Damiana Enea

    CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

    .

  • Poltrona Barcelona : Made in Italy!


    La Poltrona Barcelona è la poltrona più conosciuta del mondo, ideata dal grande architetto Ludwig Mies Van der Rohe.
    La Poltrona Barcelona è creata interamente in pelle, il suo esclusivo design la rende opportuna per qualsiasi arredamento, ma decisamente meglio per un arredamento moderno.
    La poltrona fù realizzata con materiali innovativi per il tempo che fù, infatti l’acciaio, molto amato da Mies, non era usato abitualmente.. Anche attualmente la Struttura portante di solito è realizzata in acciaio cromato con sospensioni a cinghie di cuoio del medesimo colore della pelle di rivestimento.

    Gli elementi distintivi principali della Poltrona Barcelona sono:
    • La particolare lavorazione della pelle con losanghe cucite con bordino e tirate con bottoni
    • La struttura portante in acciaio cromato.
    • Le sospensioni con cinghie di cuoio.

    La poltrona Barcelona fu progettata da Ludwig Mies van der Rohe in occasione dell’Esposizione universale di Barcellona del 1929

    Offerta artemobili –> Poltrona Barcelona

  • Arredo ufficio: come sceglierlo

    Considerate le tante proposte del mercato nel campo dell’arredo ufficio, sceglierlo è sempre più difficile. Come fare? L’arredo ufficio è uno degli aspetti più importanti dell’ambiente in cui lavoriamo, poiché deve rispondere a diverse esigenze: anzitutto deve essere gradevole e funzionale, per venire incontro ai bisogni di chi in ufficio passa ore e ore, e inoltre deve essere pensato con un occhio per il cliente, poiché lo stile dell’arredo ufficio è il primo biglietto da visita che viene presentato a un potenziale cliente.

    Guardandosi un po’ attorno non sarà sfuggito a nessuno la grande quantità di proposte per l’arredo ufficio, proposte sensibilmente differenti tra di loro, alcune delle quali di alta qualità e molto costose, altre invece più economiche e all’apparenza anche più convenienti. Quando si sceglie l’arredo ufficio per la propria attività lavorativa, è sempre bene valutare con un occhio al prezzo e uno alla qualità dei materiali, allo scopo di trovare un buon rapporto qualità / prezzo.

    Trovare elementi di arredo ufficio di qualità richiede quindi attenzione ed esperienza. Quando si tratta di arredamento, non bisogna accontentarsi della prima cosa che capita sotto mano oppure di ciò che costa meno. L’arredo ufficio deve rispondere a varie esigenze, ed essere, oltre che bello esteticamente, anche ergonomico, per tutelare la salute propria e dei dipendenti.

    Sedie e poltrone ergonomiche, scrivanie con porta tastiera scorrevole e un piccolo ripiano rialzato per lo schermo del computer, possono sembrare piccoli elementi d’arredo per ufficio di poca importanza, ma acquisiscono un grande pesano quando si pensa che tutelano la salute di chi a quella scrivania, seduto a quella sedia, passerà molte ore della giornata. Una piccola attenzione per se stessi per chi lavora con noi.

  • Bauhaus: Architettura e Arti applicate al servizio della Modernità

    Lo Staatliches Bauhaus, meno noto solo come Bauhaus, nasce a Weimar nel 1919 dalla fusione tra l’Accademia di Belle Arti e la Kunstgewerbeschule (Scuola d’Arti Applicate). Il progetto del suo fondatore Walter Gropius, però, andava ben oltre quello di fondare una semplice scuola di architettura e artigianato artistico: Gropius infatti fu fortemente influenzato dalle correnti d’avanguardia in voga nella Germania del primo dopoguerra, in primis l’Espressionismo, e riteneva che l’architettura dovesse riprodurre in forma visibile lo Spirito collettivo del Popolo, così come, secoli prima, gli artigiani medievali e l’architettura gotica avevano edificato maestose cattedrali, fusione di pittura e architettura, in cui si riconosceva un’ispirazione “collettiva”.

    La scuola di arte e architettura Bauhaus aveva dunque lo scopo di formare giovani artigiani in grado di far rivivere questo mito nella Modernità, fondendo sensibilità estetica e ricerca della funzionalità. Nel Bauhaus ciò si traduceva in un corso di studi di architettura e arti applicate, tenuto da alcuni tra i più geniali artisti dell’epoca, tra cui i pittori astratti Paul Klee, Wassily Kandinsky e Johannes Itten. Scopo del Bauhaus, in architettura come nel design per arredamento, era creare prodotti che fossero funzionali al loro scopo, ma allo stesso tempo artistici, disegnati a partire da semplici forme geometriche (fondendo così architettura e metafisica).

    Un brillante esempio di architettura Bauhaus è l’edificio che ospiterà la scuola dopo il trasferimento a Dessau (1925), su progetto dello stesso Gropius: un gruppo di parallelepipedi collegati tra di loro da corridoi intermedi, che creano un gioco armonico di volumi e piani orizzontali e verticali, con ampie pareti vetrate, simbolo dell’età della macchina. Nel Bauhaus, architettura e design d’arredamento hanno dunque la vocazione di essere non solo gradevoli ma anche funzionali, e di esprimere appieno lo Spirito del tempo, lo spirito dell’Età della macchina che vive nell’architettura e nella nostra vita quotidiana.

  • Intervista di Alessia Mocci ad Erica Angelini ed al suo Dall’anima alle parole, Rupe Mutevole Edizioni

    Chiudi gli occhi ed immagina/ come sarebbe la notte senza le stelle?/ L’acqua del mare senza sale,/ le onde senza il vento,/ il tempo senza il ricordo di un momento./ Immagina le nostre dita senza una matita,/ le nostre menti senza poter pensare…/ una chitarra senza le corde da sfiorare,/ un cantante senza la voce per urlare/ un uccello senza le ali per volare./ […]” – “Immagina …”

    Dall’anima alle parole” è una silloge di poesie edita nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, l’introduzione è a cura dello scrittore romano Antonello De Sanctis. L’autrice, Erica Angelini, ha ben dimostrato di aver le idee chiare sulla sua poetica e sulle tematiche affrontate. Liriche che sgusciano impressioni di parole istantanee, presente e passato che si relazionano in versi puliti e sereni. Ricordi che si intagliano e veridicità sconcertante.

    Erica è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua poetica. Buona lettura!

    A.M.: Perché si scrive? E tu, perché senti il bisogno di scrivere?

    Erica Angelini: Si scrive perché si crede di aver qualcosa da comunicare, un messaggio da dare ai lettori. Io scrivo perché scrivere fa stare bene me prima di tutto, poi perché mi piace provare a regalare delle emozioni a chi leggerà le mie parole.

    A.M.: Oltre ai versi, ti dedichi anche alla prosa?

    Erica Angelini: Sì. Amo la scrittura in ogni sua forma. Ho vinto anche dei premi letterari partecipando alla sezione narrativa.

    A.M.: C’è una lirica de “Dall’anima alle parole” che pensi possa piacere maggiormente rispetto alle altre?

    Erica Angelini: “Immagina” è quella più apprezzata dai lettori per il messaggio che racchiude nella parte finale, credo.

    A.M.: E tu, hai una poesia preferita all’interno del libro?

    Erica Angelini: Se dovessi sceglierne una direi “Il sognatore”: racchiude sagge verità ed è quella che più mi rispecchia, forse. Ma io le amo tutte le liriche del libro: ad ognuna di esse ho ricordi legati a quando le ho scritte, a cosa le aveva ispirate in quel momento, ecc.

    A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che acquistano la tua silloge poetica?

    Erica Angelini: Non credo ci sia un target di lettori ben delineato perché le poesie sono di varia natura: dall’amore ed i sentimenti in cui si possono facilmente rispecchiare anche tutti gli adolescenti, a delle liriche più impegnative adatte a persone più mature.

    A.M.: Con cinque aggettivi come descriveresti “Dall’anima alle parole”?

    Erica Angelini: Emozionante – credo che tutte le poesie possano regalare emozioni a chi sa leggerle con il cuore.

    Diretto – le parole riversate sulla carta sono pure, volutamente scritte in modo diretto esattamente come il cuore le ha dettate alla mano.

    Profondo – alcune liriche sono intense e molto profonde.

    Leggero – altre, invece, sono più leggere quasi a voler creare un equilibrio perfetto tra le parti.

    Completo – le tematiche trattate rendono il libro davvero completo. Liriche che parlano d’amore e di sentimenti si alternano ad altre ispirate al mare o ai luoghi che ho nel cuore, e a quelle sulle mie passioni (calcio, musica, Palio …): ce n’è davvero per tutti i gusti!

    A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

    Erica Angelini: Il romanzo “Oltre l’orizzonte – Una semplice storia d’amore” di Antonello De Sanctis: non smetterei mai di leggerlo perché quella storia intensa ogni volta mi regala delle emozioni nuove.

    Ed il film di Gabriele Muccino “La ricerca della felicità” con Will Smith: mi piace davvero molto.

    A.M.: Come ti stai trovando con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Erica Angelini: Molto bene per adesso, e spero anche in futuro. Grazie a loro ho potuto partecipare, con il mio libro uscito da appena un mese, all’importantissimo Salone internazionale del libro di Torino: è stato molto bello essere lì con un po’ di me, è stato come un sogno visto che sempre ero abituata a seguire questa importante manifestazione da semplice spettatrice amante della lettura. Quindi la consiglierei anche ad altri.

    A.M.: La mostra artistica che prevedeva anche la presentazione del libro “Dall’anima alle parole” è stata un successo. Vorresti continuare con l’organizzazione di eventi nei quali la poesia si avvicina ad altre arti?

    Erica Angelini: Senza dubbio sì. In quell’occasione, ma anche durante altre mie mostre, ho capito che arte e poesia si sposano perfettamente: colori e parole sanno creare una magia che sempre viene apprezzata dai visitatori. Di quell’evento poi, della presentazione del mio libro durante l’inaugurazione della mostra, ho un ricordo talmente vivo e bello che non posso non giudicare positivamente questo tipo di manifestazioni: venire a contatto con chi compra il tuo libro e quindi diventerà un futuro lettore è davvero stupendo!

    A.M.: Hai altre presentazioni in programma? Puoi anticiparci qualcosa?

    Erica Angelini: “Dall’anima alle parole” è ancora presente in un’altra mostra “Passaggi di arte e poesia”, che ho realizzato insieme ai quadri di mia sorella Elena Angelini, ad Asciano (Siena) nel ristorante “Da Valentino”: un buon modo per riempirsi gli occhi ed il cuore di colori ed emozioni, oltre che la pancia con i buonissimi piatti della cucina senese.

    Per il momento non ho altre presentazioni vere e proprie in programma, ma un libro appena uscito è come un cantiere aperto nella promozione. Non escludo nulla, quindi, con la certezza che qualcosa di nuovo uscirà fuori. Per restare aggiornati su tutti gli sviluppi della promozione, o semplicemente per avere maggiori informazioni su “Dall’anima alle parole” visitare il sito http://www.webalice.it/erica.angelini/ e la pagina facebook a cui si può iscriversi cliccando “mi piace” http://www.facebook.com/#!/pages/DALLANIMA-ALLE-PAROLE-di-Erica-Angelini/116192241795146

    Vi aspetto numerosi!

    E penso che molti non si lasceranno sfuggire la possibilità di curiosare nella pagina facebook di Erica Angelini. Link recensione de “Dall’anima alle parole”:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/27/dall%E2%80%99anima-alle-parole-di-erica-angelini-rupe-mutevole-edizioni-2011/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

  • Il terrazzo alla veneziana: un pavimento antico ma anche moderno

    Vi sarà sicuramente capitato di entrare in qualche edificio o palazzo storico e di ammirarne i pavimenti alla veneziana, riconoscendo in quegli stessi pavimenti lo stile presente in molte case contemporanee. E infatti una delle caratteristiche principali di questo particolare tipo di pavimento è l’aver attraversato praticamente indenne i secoli, riuscendo a non perdere lo smalto che aveva in passato e sapendosi adattare ai cambiamenti e alle evoluzioni che si sono avute nel tempo, senza essere superato da esse, ma anzi usandole a proprio favore per resistere fino ai giorni nostri.

    La storia dei pavimenti alla veneziana comincia in età ellenistica: già nell’Antica Grecia, infatti, venivano realizzati dei pavimenti con sassi di torrente cementati con calce e argilla, e anche se ovviamente questi tipi di pavimento avevano un altro nome, in essi possiamo riconoscere gli antenati dei pavimenti alla veneziana veri e propri. Dalla Grecia questo particolare tipo di tecnica raggiunse anche la nostra penisola a seguito del dominio romano: all’epoca romana risalgono l’opus signinum, pavimento realizzato mescolando cioccopesto e calce, e l’opus segmentatum, che si distingueva dal primo per la presenza di scaglie di marmo.

    Con il passare del tempo quello che noi chiamiamo terrazzo alla veneziana si è poi evoluto, sempre restando però fedele a se stesso e diffondendosi in varie zone. Nella zona di Venezia, in particolare, esso riscosse particolare successo, e il motivo per cui questo tipo di pavimento viene chiamato in questo modo si deve al fatto che fu proprio nel capoluogo veneto che questa particolare tecnica raggiunse il suo apice, ed è sempre a Venezia che venne redatto lo Statuto dell’Arte dei Terrazzieri, nel 1586. Lo scopo dello statuto, che constava di 17 capitoli, era quello di creare un’occasione d’incontro tra tutti i Maestri dell’Arte, in modo da poter discutere degli argomenti di comune interesse e stabilire le regole della Confraternita. Per entrare a far parte della Scola e diventare dunque un “terrazzer”, era necessario sostenere e superare delle prove speciali dimostrando di essere in grado di costruire un terrazzo che rientrasse nei parametri stabiliti dalla confraternita stessa. La nascita della confraternita dei terrazzai è di qualche anno antecedente lo Statuto: è nel 1582, infatti, che la Scuola dei terrazzai, che al tempo aveva la propria sede nell’ormai demolita chiesa di San Paternian, venne fondata da Giobatta Crovato insieme ad altri terrazzieri. Da ciò capiamo che il mestiere del terrazzier era visto come un lavoro molto importante, e la creazione del terrazzo alla veneziana era considerata alla stregua delle altri arti.

    La storia e le evoluzioni del seminato alla veneziana sono arrivate fino ai giorni nostri grazie anche ad antiche pubblicazioni, come il Della Architettura di Giovanni Antonio Rusconi, opera che conserva al suo interno la prima illustrazione relativa alla fabbricazione di un terrazzo. L’opera venne pubblicata nel 1590, ma le silografie risalgono ad un periodo precedente, più precisamente alla metà del Sedicesimo secolo. Verso la fine del secolo, comunque, le tecniche di realizzazione di questo particolare tipo di pavimento erano ormai risapute e stabilite, e nei secoli successivi l’arte si è solo affinata ed evoluta, senza però essere mai stravolta. La calce, per esempio, che veniva usata in passato come legante, col tempo è stata sostituita dal cemento, mentre l’avvento della corrente elettrica ha cambiato il modo in cui il cemento veniva levigato: non più manualmente, ma meccanicamente.

    A parte questi piccoli mutamenti, possiamo però dire che l’arte del terrazzo alla veneziana è rimasta invariata nei secoli, arrivando ad abbellire anche le nostre case.

    Articolo a cura di Francesca Tessarollo
    Prima Posizione Srl – marketing strategico