Categoria: Arte e Cultura

  • Coupè: la sedia dai sensi autentici

    Coupè è la nuova seduta presentata, con grande successo, da Softline in occasione del Salone Internazionale del Mobile di Milano.

    L’azienda italiana Softline da anni si contraddistingue nel settore dell’arredamento d’interni come realtà giovane ed innovativa, per la progettazione di sedie, sgabelli, tavoli ed imbottiti dalle linee essenziali ed originali, che si adattano perfettamente allo stile di tutte le case, donando colore e personalità ad ogni tipo di arredo.

    Softline, specializzandosi nel corso del tempo nel settore delle sedute, è riuscita a conciliare perfettamente in tutte le proprie creazioni le due caratteristiche fondamentali della seduta: estetica ed ergonomia, realizzando così prodotti ad alto impatto estetico ma soprattutto sedie e sgabelli nelle quali la distribuzione del carico sulla colonna vertebrale è ottimale.

    L’ergonomia delle sedute targate Softline si basa sulla posizione della schiena che rimane dritta quanto più possibile, senza un affaticamento della colonna vertebrale.

    La sedia Coupè, disegnata da Stefano Sandonà e presentata in anteprima al Salone Internazionale del Mobile di Milano, è l’espressione di un’azienda che lavora per offrire prodotti ricercati ed innovativi dagli standard qualitativi elevati.

    Sedia Felix Softline

    Si presenta come un prodotto eclettico, funzionale e trasversale, ideale sia per i locali pubblici che vogliano regalare emozioni alla mente e sensazioni tattili al corpo, sia per i focolai domestici che, nel loro quotidiano, sappiano scrivere una storia tutta individuale.

    Le linee sono semplici ed essenziali, adattabili a qualsiasi abitazione, ma allo stesso modo il design futuristico dona carattere e stile all’ambiente nel quale è inserita.

    Scheda tecnica:

    Coupé.2: cm 53x41x79h

    Coupé.5: cm 53x42x79/86h

    Coupé.7G: ø cm 67×77/90h

    Coupé.3: cm 53x52x79h

    Coupé.5G: ø cm 57×79/92h

    Coupé.C: cm 53x48x79h

    Coupé.4: cm 53x48x79h

    Coupé.6: cm 53x48x79h

    Coupé.CA: cm 52x41x110/131h

    Prezzo: a partire da 139 €

    Scheda Tecnica

  • “gliSfacciati”

    Le Biciclette Art Bar & Rosaspinto

    presentano:

    “gliSfacciati”


    Mostra fotografica a cura di Indira Fassioni

    Venerdì 17 Giugno dalle 20.30

    “Ti sei mai chiesto se l’immagine riflessa allo specchio ti appartiene?“

    Questo lo slogan de gliSfacciati, progetto provocatorio e non convenzionale ideato dalla mente creativa di tre persone, tre professioni diverse, tre modi di vedere il mondo: Andrea Milanesi, il creativo, la mente da cui è partita l’idea; Francesca Cortesi, il direttore creativo; Alessandro Taino, il fotografo.

    gliSfacciati affrontano la realtà con un bisturi virtuale, rompono lo schema, distruggono la simmetria, mescolano i pezzi svelando qualcosa di nuovo…

    “la vera anima delle cose oppure solo pungente ironia?”

    Negli shooting ognuno attinge dal suo background per dare al progetto tutta la sua esperienza mentre nell’elaborazione delle sfacciature le intuizioni personali di ognuno danno vita a sorprendenti interpretazioni ogni volta diverse, sempre imprevedibili.

    Durante la serata verranno esposti i migliori ‘s-facciati’ fotografati durante il 13° B-Day delle Biciclette lo scorso 8 giugno.

    In consolle:

    Jacopo May

    Beat, progression, loop e percussioni su tappeti armonici, per non ingabbiare la musica elettronica e trovarle casa solo a Berlino.


    In mostra fino a martedì 28 giugno 2011.


    Ingresso libero, è gradita la prenotazione.
    02.8394177

    gliSfacciati
    http://www.glisfacciati.it/

    Le Biciclette Art Bar + Ristorante
    Via Gian Battista Torti, 1
    Milano

    Ufficio Stampa e Direzione Artistica Rosaspinto
    Indira Fassioni
    [email protected]
    +39/3338864490
    www.rosaspinto.it
    pagina facebook
    http://www.facebook.com/pages/ROSASPINTO/107767055930798

  • Creattiva

    L’arte e la creatività che combattono lo stress da lavoro correlato.

    La società RBS Retail Banking Services, con sede a Roma, Milano e Sassari, ha intrapreso da oltre un anno il Progetto Creattiva, portato avanti da Pamela Cento in collaborazione con una equipe interna all’azienda stessa.

    Uno degli obiettivi di Creattiva è quello di ridurre, tramite l’arte e la creatività, i rischi di stress correlato al lavoro, di cui oggi tanto si parla in seguito all’entrata in vigore del D.lgs. 81 che obbliga tutte le aziende italiane, sia pubbliche che private, a monitorare ed eventualmente intervenire con azioni di miglioramento per contenere e ridurre i rischi di questa malattia psicosociale che dilaga negli ambienti di lavoro.

    Dopo esposizioni di fotografia, presso location prestigiose come la Bloomsbury Auction, dove gli scatti fotografici esposti erano stati creati dai dipendenti stessi del call center, è stata la volta del lancio della marca di abbigliamento Bag’N’Dress le borse che si trasformano in vestiti presentate alla Fiera delle eccellenze artigiane ARTO con il patrocinio della Regione Lazio, adesso per Creattiva è la volta della creazione di due abiti del Settecento rivisitati in chiave postmoderna, dipinti a mano da due artisti che hanno contribuito a fare la storia dell’arte italiana e internazionale: Xante Battaglia ed Ezio Gribaudo, artisti di cui hanno scritto i critici d’arte più importanti a livello mondiale;

    Battaglia, che Gregory Battcock definì “gesto unico nella storia dell’arte”, ha esposto tra l’altro alla Bonino Gallery di New York, alla Biennale di Venezia, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, Al Palazzo della Permanente di Milano, al Grand Palais di Parigi ed in altre innumerevoli gallerie pubbliche e private; Gribaudo, che Pierre Restany definì “fonte inesauribile di immagini poetiche e nuove…” ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui: il Premio alla XXXIII Biennale di Venezia, alla Biennale di San Paolo del Brasile e quello alla IX Quadriennale di Roma. Nel 2011 Ezio Gribaudo è stato invitato a partecipare al Padiglione Italiano della 54° Biennale di Venezia, dove esporrà un’opera inedita.

    La linea abiti di Creattiva è realizzata dalle capo sarte Francesca Del Zio e Loredana Antonilli, operatrici telefoniche inbound del call center RBS, così come la modella Letizia Lucchini che, insieme alla modella Luna Balsamo, sfilerà e dunque avrà l’onore di indossare le due opere d’arte esclusive.
    L’ideazione e la supervisione artistica è di Pamela Cento, Creative Project Manager di Creattiva, e artista di cui citiamo l’ultima esposizione di videopittura “Inside” realizzata presso la Fondazione Zerilli Marimò di New York, in collaborazione con la New York University.
    I due abiti costituiscono la chiusura della sfilata dell’evento “Le Stagioni della Vita”, organizzato e ideato dalla EP Eventi di eliana Petruzzelli in collaborazione con il Teatro Regio di Torino e la Nopain, Associazione Italiana per la cura della malattia dolore, a cui verrà devoluto parte del ricavato della vendita dei due abiti di Creattiva.

    L’evento si svolgerà l’11 giugno, presso il Teatro Regio di Torino, prima tra i teatri più belli e prestigiosi d’Italia. Una cornice unica per un progetto qual è Creattiva, che persegue la sostenibilità dello sviluppo umano.

    “Creattiva nasce da un desiderio che a volte appare sogno e a volte miraggio, di vivere meglio in azienda, riuscire a stare meglio in quelle millecinquecento ore di vita media che in un anno si passa all’interno dei muri aziendali. La creatività”, afferma ancora Pamela Cento, “ è energia positiva e propositiva, bisogna riconoscerla e imparare a usufruirne. E’ essenza dell’ essere umano. I risultati della “Formazione Creativa” sono tanti, da una migliore comunicazione interna, al miglioramento del clima in azienda, a uno stare meglio con se stessi. Un altro beneficio, di certo da non sottovalutare, è che tutto questo può aumentare la produttività in azienda. Non è un caso che lo studio IBM dell’agosto 2010, dove sono stati intervistati 1500 amministratori delegati di aziende nel mondo, ha identificato la creatività come la competenza numero uno”.

    Infocreattiva: +39 3331210272 _ www.creattivarbs.it

  • L’Attimo e l’Essenza di Guido Mazzolini – Arduino Sacco Editore

    L’Attimo e l’Essenza raccoglie una parte di poesie scritte in un arco temporale di circa dieci anni. Sono componimenti eterogenei nati in momenti e situazioni differenti, parole e versi gettati in fretta su un pezzo di carta o sugli appunti di un telefono cellulare, riscritti e meticolosamente ordinati in seguito; frammenti di vita, esperienze ed emozioni diverse che hanno come denominatore comune alcuni temi ed argomenti. Resta sempre presente a permeare la parola la splendente speranza di chi sprofonda ingenuo nel baratro enorme del sé, per cercare di catturarne le risposte più segrete e carpire così il senso oscuro della propria esistenza. E’ la missione esasperata e assolutamente vana di chi, appena rientrato da un viaggio lunghissimo, porta in dono solamente briciole di emozioni e quesiti irrisolti; solo attraverso il buio si può raggiungere la luce, è solo amando la notte che si può abbracciare con consapevolezza il giorno che nasce perché l’oscurità non sorge cieca e totalmente buia, ma sempre pregna di bagliori infuocati, nascondendo lampi di stelle smarrite e luminose. Sono versi di forti immagini e contrastanti sensazioni; l’uso ricorrente di una metrica libera alternata a versi in molte parti quasi “obbligati” si lega ad immagini e metafore opposte che passano alternativamente dalla gioia al dolore, dall’imprecare al benedire, in un contrasto variegato di colori e suoni. L’ansia, l’amore universale come dono regalato da un dio geloso all’uomo imperfetto ed infinito, lo scorrere del tempo come costante equazione di un dramma immobile ed eterno sono aspetti essenziali di questa raccolta. L’uomo è prigioniero di un destino cronologicamente definito e avverso, ma che sempre anela all’eternità ed al riscatto di sé lungo tutto il percorso della vita; si dipinge così un’umanità perduta, sedotta e disperata che contiene però il seme divino della totale redenzione in un dialogo che alterna il sussurro al grido, tra chi scrive e chi ancora non c’è, un ipotetico confidente, lettore ed amico. Il tempo nella poesia si dipana adagio, manifestandosi all’interno di una dimensione onirica e passata, pregna di ricordi e rimpianti e di una futura fatta di aspettative e sogni inenarrabili, facce opposte di una stessa luna che svelano la loro fragilità di dimensioni e spazi inesistenti, fallaci e menzogneri. Il tentativo di collocarsi nel presente, considerato l’unico tempo davvero reale, è perciò un altro motivo ricorrente di tutta la raccolta; qui ed ora, ma con ampi salti nel “prima” e nel “dopo” vissuti come pretesti per raccontarsi tracciando metafore e parabole, alla ricerca di una felicità incompleta perché fisicamente legata al divenire e all’infinito. Per questo solo assaporando l’Attimo che nasce ogni istante e si consuma collocandosi nel presente l’uomo può riuscire a cogliere l’Essenza e il senso più profondo del proprio essere Vita sublime. Edito da Arduino Sacco, la prefazione è di don Antonio Mazzi. Disponibile in libreria o sul net.

  • Design Italiano Contemporaneo: Al&Jo su Style.it

    Le creazioni di Al&Jo, recentemente ospitate al Fuori Salone di Milano di quest’anno, stanno incontrando l’interesse crescente del mondo del design contemporaneo, italiano e non, e delle più importanti riviste che da sempre si occupano di arte e di tutto ciò che fa tendenza.

    L’ultimo articolo riguardante il design d’arredo di Al&Jo è uscito su Style.it, che del duo creativo ha colto la linearità bizzarra delle boiseries, la geometria rigorosa combinata alla stravaganza delle forme.

    Per leggere l’articolo: Al&Jo su Style.it

    Al&Jo Sito Ufficiale

    Al&Jo Blog

  • La Fondazione Arena di Verona ospite a Spazio Italia di Air Dolomiti

    Fino al 15 giugno Air Dolomiti ospita a Spazio Italia l’Arena di Verona: continua così la collaborazione tra la Compagnia e la Fondazione lirica nata nel 2006 con il progetto ‘Sulle Ali della Musica’ e che procede anche quest’anno con la promozione del Festival Lirico all’aeroporto di Monaco.

    La presenza dell’Arena a Spazio Italia dimostra la condivisione della stessa filosofia: l’interesse per la diffusione della cultura italiana nel mondo.

    Grazie alla presenza a Spazio Italia, la Fondazione Arena di Verona può raggiungere un target di altissimo livello come quello che transita all’aeroporto di Monaco di Baviera e far conoscere la propria realtà insieme alla programmazione dell’estate areniana. Nel promotional corner al Terminal 2 è infatti possibile avere informazioni sul programma della stagione lirica.

    L’aeroporto bavarese è inoltre un luogo ideale di promozione della propria attività visto anche l’affetto e l’interesse del pubblico tedesco (e non solo) per l’Opera, l’Arena e la città scaligera.

    L’Arena di Verona è sede del celebre Festival Lirico che giunge quest’anno alla sua 89° edizione, proponendo cinque titoli: La Traviata, Aida, Il Barbiere di Siviglia, Nabucco e La Bohéme. La magia del Festival areniano coinvolge ogni anno numerosi spettatori (oltre 400 mila nel 2010) provenienti da tutto il mondo. Grazie alla qualità delle sue produzioni e alla capacità di entrare in contatto con varie tipologie di pubblico, l’Arena di Verona è diventata una delle più importanti istituzioni per la promozione della cultura musicale e per la diffusione della cultura italiana nel mondo.

    Spazio Italia è uno strumento di promozione al quale importanti marchi del made in Italy hanno abbinato la propria immagine: sono numerosi gli ospiti che dal 2005, anno della sua nascita, hanno presentato i propri prodotti e servizi nel corner italiano dell’aeroporto di Monaco, vetrina dello stile e gusto italiano.

    Per ulteriori informazioni www.spazioitalia.com– www.arena.it

  • Io prigioniero in Russia di Vincenzo Di Michele, La Stampa Editore

    “In quei giorni di combattimento gli aerei russi ci lanciarono sulle nostre linee dei volantini, invitandoci alla diserzione. In tali messaggi ci ricordavano le festività di Natale, le nostre mogli, i nostri figli e i familiari. Ci dicevano: ‘Perché siete venuti qui in Russia a combattere contro un popolo che non ha mai minacciato di invadere l’Italia?’ Quindi concludevano dicendo di tornare a casa o di darci prigionieri.”

    I racconti di guerra non sono tutti uguali. Ogni ricordo ha la caratteristica di essere l’esperienza di una vita, di una vita che ha potuto raccontare ciò che realmente è successo. Non quindi il racconto dei vincitori, non quello dei vinti ma le parole di un uomo che durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale si è trovato in terra straniera, lontano dai familiari, in un luogo del quale non si conosceva nulla con una sola convinzione: sarà breve. L’unica convinzione che Alfonso Di Michele aveva si è dimostrata errata.

    “Io, prigioniero in Russia”, edito nel 2008 dalla casa editrice L’Autore Firenze Libri e dopo numerose ristampe edito dalla casa editrice La Stampa Editore, ha venduto 50.000 copie ed è la seconda pubblicazione dell’autore Di Michele Vincenzo, scrittore e giornalista pubblicista. La prima pubblicazione è avvenuta nel 2006 “La famiglia di fatto” e l’ultima risale al 2010 “Guidare oggi”. Tre libri che sottolineano la poliedricità di contenuti e la salda attenzione verso la società.

    “Io, prigioniero in Russia” è il diario di un uomo che a distanza di 50 anni dagli episodi narrati ha sentito il bisogno di lasciare la sua personale testimonianza. Un’esperienza, quella della campagna in Russia, che ha solcato profondamente lo spirito ed il corpo e che doveva esser raccontata per sottolineare che protagonista della guerra è stato il popolo; per questo “Io, prigioniero in Russia” è sinonimo di “guerra vista con gli occhi dell’uomo comune”. Alfonso Di Michele (1922, Intermesoli fraz. Pietracamela – 1993, Roma) è stato uno dei 10.000 reduci che hanno avuto la fortuna di tornare in Italia, 10.000 su 200.000 soldati inviati per la campagna in Russia. Un diario che amorevolmente il figlio Enzo Di Michele ha curato e pubblicato per condividere questa preziosa documentazione storica su un argomento scottante sul quale si vuole tacere.

    “C’era la fame; una fame di quelle vere che ti istradava il cervello verso un unico pensiero. Mangiare, mangiare; sempre mangiare. Solo chi ha vissuto una simile esperienza può comprendere quali variegate sensazioni si provano, quando lo stomaco incessantemente ti reclama il cibo. È veramente un’ossessione trascorrere la giornata nel pensare a qualcosa da mettere sotto i denti, e ancora più ossessionante è il pensiero mirato all’escogitare delle possibili soluzioni per procurarsi il cibo.”

    Tredici capitoli nei quali passo passo Alfonso Di Michele ci racconta della sua vita, di chi era, di quando è partito da Intermesoli piccolo paese alle pendici del Gran Sasso, delle sue speranze, delle sue convinzioni, del gelido freddo russo, della gentilezza delle donne russe, della battaglia, delle differenze con i soldati tedeschi, dei temuti lager dei quali si evita in genere di parlare, della marcia del ‘davai’, della prigionia, del cannibalismo, del tifo petecchiale, della fame ossessiva, degli amici morti per denutrizione, delle mancate informazioni, del ritorno a casa.

    “Il primo abbraccio fu quello ai miei fratelli e al mio compare allorché mi vennero a prendere per riportarmi a casa. In quel 7 dicembre del 1945, in una notte decisamente invernale con i fiocchi di neve che si aggrappavano delicatamente sui tetti delle case, peraltro già carichi di un consistente strato di manto nevoso, si consumava l’insperato ritorno al mio paese.”

    Per coloro che volessero saperne di più dell’autore lascio il link diretto che riporta direttamente al suo curatissimo sito nel quale potrete seguire le novità sulle sue pubblicazioni ed eventi:

    http://www.vincenzodimichele.it/

    Vincenzo Di Michele è anche su Facebook:

    http://www.facebook.com/pages/Vincenzo-di-Michele/148568031840673?ref=ts&sk=wall

    Link sulla biografia di Vincenzo Di Michele:

    http://oubliettemagazine.com/2011/02/18/vincenzo-di-michele-vita-ed-opere/

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Vincenzo Di Michele

  • “BOBOFIX – Bike, City, Life”

    Rosaspinto & Bond

    presentano

    “BOBOFIX – Bike, City, Life”

    Navigli a 360° con uno stile: il tuo

    Mercoledì 15 Giugno 2011

    Dalle ore 21.00

    c/o Bond Club

    Mercoledì 15 giugno, a partire dalle ore 21.00, il Bond Club di via P. Paoli si riempirà dei colori e dell’allegria della biciclette a scatto fisso Bobofix, che potranno essere visionate e vendute. Interamente customizzabili con il tuo stile, sono il miglior modo per osservare da un posizione privilegiata il paesaggio urbano in continuo mutamento.

    Abbandona per una sera l’auto e vieni al Bond in bicicletta: la tua energia farà il resto. Scopri i Navigli da un punto di vista inedito: respira un’aria diversa, muoviti senza fretta.

    Godi della possibilità di pedalare per la tua città senza l’assillo del traffico, dei costi, dell’inquinamento. Affidati a Bobofix Fixed-gear: le biciclette dei messenger americani rivivono in nuove linee glamour che rievocano la semplicità vintage di un tempo. Stile libero e rapporto unico: lasciati andare alla ritrovata libertà.

    Le biciclette Bobofix sono customizzabili. Nuovo manubrio o nuove gomme? Niente di più facile. Con Bobofix puoi essere unico anche nello stile. Lo scatto fisso permette di muoversi in totale autonomia, rendendo trasparente per la prima volta il concetto di “auto-trasporto”. Nulla potrà ostacolare la tua voglia di viaggiare.

    Dj set della serata a cura di Moscova Dreamers. Divisi tra Milano e Rimini, tra chitarre e cassa dritta, tra underground metropolitano e dance vacanziera, sono innamorati dei dancefloors affollati, del volume alto e della sottoculture musicali. Hanno sonorizzato le sfilate di La Perla e Chantelle e suonato in locali milanesi e romagnoli di tutto rispetto: Magnolia, Bitte, Tunnel, Atomic, Rocket e la Casa 139 a Milano, Cocoricò e Velvet a Rimini.

    Alle pareti un omaggio alle creazioni di Bobofix attraverso gli scatti dello street photographer Dario Ponzo.

    Per chi raggiungerà il Bond Club in bicicletta

    2 birre in bottiglia a 8 €

    e altre gradite sorprese

    Bond Club

    Via P. Paoli, 2

    20143 Milano

    L’evento è realizzato in collaborazione con

    Heineken

    Partesa Milano

    Rosaspinto Direzione Artistica e Ufficio Stampa

    tel: 3338864490 www.rosaspinto.it [email protected]

    Diventa Fan http://www.facebook.com/pages/ROSASPINTO/107767055930798

  • Un’antologica itinerante rende omaggio all’artista Raffaele Luigi Leone

    Dall’11 al 21 giugno p.v. verrà allestita presso le sale dello storico Complesso Monumentale del San Giovanni una Mostra antologica itinerante del M° Raffaele Luigi Leone. Esposta al pubblico un’ampia raccolta di circa cinquanta opere pittoriche, oli su tela anche di grandi dimensioni, disegni, tecniche miste, due inedite zincografie, oltre alla celebre serie de I caschi, i sette vizi capitali a cui l’artista ne aggiunge un ottavo: la tossicomania, in diversificati marmi pregiati, di colore e provenienza diverse, che rappresenta il trasferimento su materia dell’attenta analisi sociale meditata da tempo e “con cui Leone compie un salto di qualità purtroppo interrotto dalla sua precoce scomparsa che ci fa solo supporre chissà quali sviluppi degni di nota”. (G. Simongini- Monografia Raffaele L. Leone, 2010).

    Nato a Catanzaro, calabrese di nascita e toscano d’adozione, medico sensibile e attento ricercatore universitario, Raffaele Luigi Leone era soprattutto un artista straordinario, versatile, completo; un pittore e uno scultore dotato di particolare curiosità intellettuale, aperto ai più attuali linguaggi espressivi e alle tecniche più diversificate, personalizzate da una grande impronta di una propria assoluta identità: dall’olio all’acquarello, dalla china ai collage, alla scultura, dalla composizione di testi musicali alle poesie, che per l’artista hanno da sempre avuto il significato di intime annotazioni, quasi una grafia dei suoi pensieri e della sua particolare sensibilità di osservare, interiorizzare e trascrivere la realtà, anche oltre la tela e la materia.

    Raffaele Luigi Leone torna nella sua città d’origine con questa prestigiosa proposta espositiva della sua “opera omnia” che si impone come una mostra-evento che premia e completa il suo grande progetto, da lui stesso ideato alcuni anni prima della sua scomparsa. Sono opere che rappresentano la cifra della sua ampia e feconda attività artistica, esposte per la prima volta a Roma in una grande antologica a Palazzo Margutta nella nota Galleria Il mondo dell’Arte, diretta da Elvino Echeoni. Dalla storica strada degli artisti nella capitale, la Mostra del M° Leone ha così avviato (nella primavera del 2010) il suo percorso itinerante “per approdare – come afferma Wanda Ferro, Presidente della Provincia di Catanzaro – nella sua terra, nei luoghi così ricchi di cultura e di stimoli emozionali, che custodiscono preziosamente le origini della sua matrice creativa e si inserisce nel filone di interesse per la pittura contemporanea.”

    Un inedito confronto di luoghi, di storia, di matrici creative, di emozioni e memorie, un notevole confronto – incontro stimolante e di sicuro interesse culturale.

    Personalità poliedrica e indagatrice, Leone si è meritato l’appellativo di “sismografo” del nostro tempo, capace grazie all’enorme talento che lo caratterizza di “andare al di là delle apparenze per intercettare la vita interiore del “soggetto scelto”, come scrive Gabriele Simongini nella presentazione a catalogo.

    RAFFAELE LUIGI LEONE

    Una vita per ricerca scientifica e creativa

    Figura eclettica, nell’arte e nella vita, Raffaele Luigi Leone, inizia da bambino a sperimentare il disegno, dimostrando fin da subito una capacità innata. Da autodidatta comincia a dedicarsi all’acquarello e a tracciare disegni con l’inchiostro di china, impiegando supporti diversi. Ad attirare la sua attenzione anche la molle plastilina con la quale esegue varie copie di statue classiche, tutte caratterizzate dalla dovizia di particolari e da un’enorme espressività. A scatenare il sacro fuoco della passione pittorica, verso la quale è spinto anche dalla frequentazione con il maestro Parentela, pittore e insegnante catanzarese, un libro monografico sull’opera di Van Gogh da cui trae ispirazione per la sua prima tela a olio “Ritratto di Vincent Van Gogh”. Quando anche la tela non si mostrerà più sufficiente a dare espressione all’animo dell’artista, Leone sceglierà di comporre poesie e testi di canzoni oltre che mettere per iscritto i propri pensieri. Nel 1966 inizia a esporre all’interno di collettive, che gli varranno premi e riconoscimenti diversi, lo porranno all’attenzione del pubblico e della critica e gli faranno ottenere largo consenso. Dieci anni più tardi viene recensito sul mercato dell’arte italiana e le quotazioni delle sue opere compaiono sul volume, a cura di Giorgio Falossi, Il Quadrato. Pittori e Pittura contemporanea. Nel 1978 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia e si iscrive al corso di Specializzazione in Oftalmologia. L’anno successivo viene nominato ricercatore presso la Cattedra di Clinica Oculistica dell’Università di Siena. Gli impegni professionali, tuttavia, non lo allontanano dal fuoco sacro. Dal 1983 inizia a recarsi sempre più spesso a Roma. Affascinato dalla storica via Margutta, frequenta il mondo degli artisti e delle gallerie, segue mostre, avvia rapporti interpersonali con diversi pittori e scultori dell’epoca.

    Conosce Luigi Montanarini e Renato Guttuso, che hanno lo studio nella splendida cornice di Via Margutta, fa amicizia con Schifano, Lillo Messina, Franco Angeli. Accanto alle soddisfazioni e ai riconoscimenti legati all’attività pittorica e scultorea arrivano quelli legati alla professione di medico: nel 1998 – a conclusione di un progetto di ricerca riguardo la prevenzione e la cura di un diffuso problema oftalmologico, il Tracoma – il Capo dello Stato gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana per “Attività meritevoli nel campo medico”.

    Del 2002 è l’incontro con Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore della Rivista Segni d’Arte. “Una grande amica”, ricorderà Leone, ”l’incontro della mia vita artistica”. Sarà proprio quest’ultima, infatti, che, apprezzando le sue opere, lo inciterà a un importante progetto per una sua mostra nella capitale. L’anno successivo gli viene assegnato il Premio Segni d’Arte, ambito riconoscimento. Insieme a lui vengono insigniti tanti importanti personaggi della cultura e della vita pubblica nazionale, tra cui: Maurizio Fagiolo Dell’Arco, noto storico dell’Arte e già Professore d’Accademia di Belle Arti di Roma; i Maestri Trotti, Calabria e Attardi; l’étoile Carla Fracci; Remo Girone; Alessandro Nicosia, Presidente di Comunicare Organizzando; le Sorelle Fontana; il Maestro Francesco La Vecchia.

    Nel 2004 Leone inizia il suo lavoro scultoreo I caschi, un minuzioso studio sulla crisi dei valori che solo un artista dalla sensibilità così energica poteva essere in grado di trasferire su pietra.

    A far da cornice il laboratorio del maestro scultore Berrettini, la cava di marmo a Serre di Rapolano vicino Siena e il suo studio di pittura.

    In quello stesso periodo comincia a progettare con Nicolina Bianchi un’importante esposizione a Roma in cui intende esporre tele e sculture.

    Scompare a Pisa nel 2009 in seguito a grave malattia.

    Tutte le opere presenti nella nuova prestigiosa esposizione presso lo storico Complesso Museale del San Giovanni, con la quale la famiglia ha scelto di rendergli ancora un importante omaggio, offrono al pubblico la possibilità di conoscere a pieno questo appassionato artista, e di ammirare uno spaccato importante della sua vasta e ricca attività artistica.

    L’esposizione a ingresso gratuito ed il catalogo sono a cura di Nicolina Bianchi, critico d’arte, editore e direttore di Segni d’Arte; mentre l’allestimento è a firma di Claudio Leone, Patrizio Muraca, Gino Viola.

    Il ricavato dalla vendita dei cataloghi verrà devoluto in beneficenza all’Associazione Viva la Vita Onlus di cui Erminia Manfredi, presente all’inaugurazione con un saluto in omaggio all’Artista, è Presidente Onorario.

    Vernissage – cocktail sabato 11 giugno 2011, ore 18.00.

    All’inaugurazione presenzieranno personalità istituzionali della Provincia e del Comune di Catanzaro e personaggi della vita pubblica, della critica, della cultura di chiara fama nazionale.

    La mostra si protrarrà fino al 21 giugno 2011— orario mostra: 9,30-13,00; 17,00-20,30

    Organizzazione : SEGNI D’ARTE di Nicolina Bianchi – Roma

    Ufficio Stampa:

    Segni d’Arte, Roma: [email protected]

  • Hamid Barole Abdu – Vita ed Opere

    Hamid Barole Abdu è nato ad Asmara, in Eritrea, nel 1953 ma dal 1974 vive in Italia.

    Nella sua carriera Hamid si è interessato di tutto ciò che concerne l’arte indagando nel verso, nella prosa, nel cinema; collabora anche con alcuni giornali e riviste on-line ed in qualità di docente ed esperto è stato il protagonista di convegni, seminari, comitati, corsi di formazione e di aggiornamento.

    La prima pubblicazione risale al 1986 “Eritrea: una cultura da salvare”, segue nel 1996 “Akhria – io sradicato poeta per fame”. Questa seconda pubblicazione ha ricevuto unanimi consensi di critica tanto da aggiudicarsi nel ’96 la XIII edizione del Premio letterario “Satyagraha” di Riccione.

    Nel 2001 pubblica “Sogni e incubi di un clandestino” pubblicato dalla casa editrice AIET di Reggio Emilia, una silloge poetica che vede come tema predominante le problematiche legate all’immigrazione e dunque: la nostalgia, le aspettative, lo sradicamento, il desiderio di realizzarsi.

    Nel 2005 un suo articolo intitolato “Come in spiaggia non farsi scambiare per un venditore di accendini” è stato pubblicato nell’antologia “Migrantemente – il popolo invisibile prende la parola” curata da Sabatino Annecchiarico e pubblicata dalla EMI Edizioni.

    Nel 2006 pubblica “Seppellite la mia pelle in Africa – poesie e brevi racconti”, edito dalla casa editrice Artestampa, tradotto in italiano ed in inglese.

    Il libro è stato scritto al ritorno di un viaggio in Sudan, lungo la fascia del confine con l’Eritrea, nel 2004 nel quale l’autore ha potuto visitare i campi profughi in cui vivono eritrei in condizioni drammatiche. Da qui la decisione di devolvere il ricavato delle vendite a favore di ragazzi eritrei in età scolare per consentire un minimo di materiale didattico per poter agevolare l’istruzione.

    “Seppellite la mia pelle in Africa – poesie e brevi racconti” si è aggiudicato, collocandosi al primo posto, il Premio Multiculturalità ed Intercultura promosso dal Comune di Roma – Poliche della Multietnicità, Ministero della Solidarietà Sociale, Provincia di Roma, Regione Lazio, Camera di Commercio, Caritas, O.I.M. (Organizzazione Internazionele per le Migrazione), Archivio dell’Immigrazione.

    Nel 2009 assieme al giornalista Daniele Barbieri ha scritto un testo intitolato “Le scimmie verdi”, oggetto di una performance che è stata presentata in più di cento città italiane. Il testo è stato pubblicato in “Limite acque sicure”, racconti a cura di Massimo Avenali, Noubs edizioni, 2009.

    Hamid e Daniele hanno continuato la loro proficua collaborazione realizzando altre performance teatrali quali per esempio “B.O.H. – cosa farà il nuovo Presidente dell’USA?“, Omsizzar: il ruolo dei mass-media sul fenomeno immigratorio. Da sottolineare il loro impegno nel realizzare, anche, laboratori teatrali con studenti delle scuole medie e superiori per un approccio diverso e costante del teatro.

    Nel febbraio del 2010 ha pubblicato “Il volo di Mohammed“, un antologia di poesie scelte, per la casa editrice Libertà Edizioni.

    Ha contribuito con un racconto nell’antologia “Permesso di Soggiorno”, gli scrittori stranieri raccontano l’Italia, a cura di Angelo Ferrucci, Ediesse Editrice, 2010.

    In cantiere ci sono altri tre lavori: un testo per un cortometraggio, uno per un lungometraggio ed un testo teatrale, un monologo dal titolo “The Black Memory” che ricostruisce la storia sconosciuta dell’Africa a partire dalla tratta degli schiavi, al colonialismo, post-colonialismo fino all’era della globalizzazione.

    Il testo per il lungometraggio si intitola “Il vicario del Diavolo” e racconta di un ragazzo egiziano e di un affare di terrorismo internazionale, il finale è fitto di colpi di scena e si palesano le vere cause della tensione e della paura dell’altro, del musulmano e dell’Islam. Come, infatti, sostiene il Prof. Gabriele Proglio dell’Università di Torino nell’introduzione del lungometraggio: “Altro è anche sinonimo di marocchino, egiziano, tunisino, dei migranti che abitualmente vengono etichettati per una provenienza nazionale: fenomeno che, come Homi K. Bhabha ha fatto acutamente notare, indica un vincolo imposto al migrante, un confine, tanto soggettivo quanto collettivo, che limita la visibilità agli autoctoni. Non esistono, cioè, Hamid o Sallah, ma soggetti che appartengono a gruppi, ad universi preconcetti di significazione. Tant’è che le identità imposte, prodromi del razzismo e della xenofobia, associano ad ogni origine specifiche caratteristiche.”

    Vi lascio il link del sito web di Hamid Barole Abdu:

    http://www.hamidbarole.it/default.htm

    Ed il suo contatto face book, email, cellulare:

    http://www.facebook.com/baroleabdu

    [email protected]

    339.5919387

    Alessia Mocci

    Responsabile dell’Ufficio Stampa di Hamid Barole Abdu