Categoria: Arte e Cultura

  • Modica (RG) – Teatro Garibaldi, Enzo Ruta porta in scena la follia di Pinò

    Modica (RG) – Domenica 15 aprile alle ore 18 al Teatro Garibaldi (Corso Umberto I, 207), nell’ambito della rassegna “La follia in scena”, la compagnia Controscena presenta lo spettacolo “Trieste, padiglione B” per la regia di Enzo Ruta.

    La pièce è liberamente ispirata al libro di racconti “L’acqua e il sale di Pinò e altre storie di mare, di costa e d’amore” di Nicola Colombo (2011). È ambientata in un sanatorio a Trieste, dove il nostromo Pinò – unico superstite di un naufragio che lo ha condotto fino alla follia – vegeta da anni, come una nave alla deriva in un porto di nebbie perenni. Il padiglione dell’ospedale diventa per lui la tolda di una nave arenata, sempre in quarantena, che non parte mai. Il ricordo della madre e di una “nuvola bionda”, una donna perduta in una notte di bora e mai più ritrovata, si alternano a vuoti di memoria e bagliori di follia. In questo percorso di pena troverà Giustino, umanissimo infermiere che ascolterà la sua follia.

    E proprio sull’ascolto della follia è incentrata la chiave registica dello spettacolo. Non a caso le note del programma di sala finiscono con una citazione di Franco Basaglia, psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia. «La follia può essere tutto e niente – si legge – È una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, in definitiva la follia non viene mai ascoltata per ciò che dice o vorrebbe dire».

    Nel cast Vittorio Rubino (Pinò nostromo), Emanuele Sipione (Pinò giovane), Carlotta Pluchino (Nuvola bionda), Grazia Arena (la madre), Enzo Ruta (Basilio, il vecchio marinaio), Piero Pisana (Ciro, infermiere) e Nele Pluchino (Giustino, infermiere). Le musiche sono di Gianluca Abbate, i costumi della stilista Loredana Roccasalva, le immagini e i video di Gialuca Tela.

    Info e contatti:

    Botteghino del Teatro Garibaldi.

    Tel. 0932 1972298

  • “in nomine Satan” il film di Emanuele Cerman al Riff 2012

    il 15 aprile 2012, alle ore 22.20 presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma in anteprima nazionale in concorso al Riff 2012, verrà presentato il film di Emanuele Cerman “ in nomine Satan“, ispirato alle vicende di cronaca nera che hanno coinvolto ” le bestie di Satana”. Il film racconta attraverso il rapporto causa effetto, la sottile linea che divede bene e male e le conseguenze scaturite dalle azioni e dalle scelte dei personaggi principali del film. Il film indipendente è stato realizzato in condizioni estreme: solo 10 giorni di riprese e tre mesi per il montaggio e la finalizzazione. Tempi da record che hanno permesso al film di essere selezionato al Riff insieme alle opere di altri 3 autori italiani nella sezione “National Future Film Competition: Hedy Krissane autore di “Aspromonte”, David Petrucci regista di “Canepazzo”, “Ristabanna” di Cardillo e De Plano. “in nomine Satan” è un film drammatico, che non spettacolarizza la violenza in termini visivi, ma che agisce sul piano psicologico. Il regista si è concentrato narrativamente attraverso differenti piani semantici dando respiro alla storia attraverso il punto di vista di chi agisce e di chi subisce le conseguenze di determinate azioni. Come in un dramma famigliare e sociale esteso si alternano dall’inizio alla fine i rapporti tra figli e genitori, amore e morte, onirico e reale, giustizia e responsabilità della società. Il film inizialmente doveva essere destinato per la realizzazione di due puntate televisive dirette da Stefano Calvagna (ora co-sceneggiatore e protagonista del film), poi recentemente riscritto e diretto per il cinema da Emanuele Cerman, alla sua opera prima. Il film è atteso anche per comprendere il potenziale che può scaturire dalla realizzazione di film difficili (low budget) e “in nomine Satan” è stato realizzato estremizzando ogni difficoltà in termini di tempo e budget. In tempi di crisi ipotizzare alternative è necessario e vitale, e quelle proposte dalla federazione “indicinema” per il rilancio dell’industria cinematografica attraverso lo sviluppo e la regolamentazione del cinema indipendente, sembrano essere l’unica via perseguibile per generare lavoro, creare ricchezza, mercato e rilanciare un intero settore in termini produttivi e distributivi, evitando così le consuete spese folli (che troppo spesso non giustificano il risultato finale) dove viene anche utilizzato denaro dei contribuenti e dove i costi “sopra la linea” superano talvolta anche di 5 volte quelli produttivi necessari alla realizzazione di un’opera.

  • Moda Musei Archivi, una mostra-convegno inaugura l’Archivio storico dell’Opera Pia Carpentieri di Scicli (RG)

    Scicli (RG) – Sabato 21 aprile, in occasione della XIV Settimana della Cultura, sarà inaugurato con una mostra-convegno l’Archivio storico dell’Opera Pia Carpentieri, in procinto di essere dichiarato “Bene culturale di notevole interesse storico” ai sensi degli articoli 10 e 11 del Codice dei Beni culturali e del paesaggio.

    Moda Musei Archivi. Per una storia del costume in Sicilia tra Ottocento e Novecento – questo il titolo dell’iniziativa organizzata dal Museo del Costume con il coordinamento scientifico di Salvatore Adorno, docente di Storia contemporanea all’Università di Catania – si articolerà in due momenti: il convegno dalle 9,30 a Palazzo Spadaro (Via Francesco Mormina Penna) e l’inaugurazione dell’Archivio storico alle 16,30 nei locali dell’Opera Pia Carpentieri in Via Francesco Mormina Penna 65.

    Il convegno vedrà gli interventi di illustri studiosi dell’economia, della società e della moda, da Carlo Belfanti (docente di Storia Economica, Università statale di Brescia) il quale affronterà il tema della Nascita del Made in Italy, a Elisabetta Merlo (Storia economica, Università “Bocconi” di Milano) che parlerà di Stilismo e industria, fino a Vanessa Maher (Storia e antropologia culturale, Università di Verona) che tratterà di Sarte e sartine a Torino tra Otto e Novecento. E proprio la circolazione delle maestranze tra l’Italia e Sicilia tra Otto e Novecento sarà al centro della relazione di Giovanna Giallongo (Museo del Costume di Scicli), dal titolo Ada Longhi, una sarta di Pistoia a Scicli (1910-1914) che presenta per la prima volta i risultati di una ricerca, condotta sulle carte dell’Archivio storico dell’Opera Pia. La Giallongo ha riportato alla luce la vicenda della sarta pistoiese Ada Longhi, chiamata dall’Opera Pia per istituire a Scicli una scuola di sartoria, aperta sia alle orfanelle del Ricovero sia alle esterne. Una scuola, la sua, che in pochi anni apportò una ventata di grande novità nella moda e nello stile, nella cultura e nella mentalità della provincia iblea agli inizi del Novecento. Modererà gli interventi Salvatore Adorno (Università di Catania).

    Alle 16,30 nei locali di Via F. Mormina Penna 65 sarà inaugurato l’Archivio storico dell’Opera Pia Carpentieri. L’Archivio, che prossimamente sarà aperto agli studiosi, è stato riordinato da Giovanna Giallongo con un accurato lavoro iniziato nel 2005 e coronato dall’imminente riconoscimento del “notevole interesse storico”. Contiene, infatti, documenti rilevantissimi per la storia economica, politica, sociale e religiosa della città e del Val di Noto dal 1480 al 1959, suddivisi in tre fondi: Famiglia Carpentieri, Opera Pia Carpentieri, Conservatorio e Asilo infantile Mirabella, più una sezione speciale di Leggi e decreti sulle Opere Pie. L’Archivio, in gran parte inesplorato, promette di riservare non poche sorprese a ricercatori e studiosi di storia locale.

    All’inaugurazione interverranno Filippo Papaleo (presidente dell’Opera Pia Carpentieri), Gabriele Arezzi di Trifiletti (Casa museo “Tre secoli di moda”, Palermo) e Giovanni Calabrese (direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa).

    A seguire, sarà inaugurata una mostra dal titolo Scicli attraverso le carte d’archivio, curata da Giovanna Giallongo e Giovanni Portelli. Si tratta di un percorso tra antiche mappe e documenti dell’epoca, che illustrano la tipologia dei documenti presenti nell’Archivio e raccontano la storia di Scicli. In mostra anche un’inedita cronaca del terremoto che nel 1693 distrusse i centri del Val di Noto. La mostra, aperta fino al 30 giugno, potrà essere visitata tutti i giorni (inclusa la domenica) dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30.

    L’iniziativa è stata realizzata con il patrocinio dell’Archivio di Stato di Ragusa, dell’Università di Catania – Dipartimento di Scienze umanistiche, della Rete museale della Cultura Iblea, dell’Opera Pia Carpentieri e dell’Associazione culturale “L’isola” e con il sostegno di Hotel Novecento, Agenzia immobiliare Ferraro, Gold Communication (Scicli), Confeserfidi (Scicli) e Antica Dolceria Bonajuto (Modica).

    Info e contatti

    Associazione culturale “L’isola” Via F. Mormina Penna 65, Scicli (RG). http://www.associazioneisola.it/ e-mail [email protected] cell. 334 3658158

    Ufficio stampa

    INpress di Giovanni Criscione Via Assì 13, Modica (RG) http://www.inpressufficiostampa e-mail: [email protected] tel. 0932 752707, cell. 329 3167786

  • Per lo chef internazionale Luigi Sforzellini, le pietanze del menu di Pasqua 2012. Sono legate alle tradizioni regionali italiane.

    Parigi 2012. Secondo lo chef Luigi Sforzellini, raggiunto all’estero in queste giornate. Basta sperimentazioni e ricette stravaganti, sulla tavola pasquale, quest’anno vincono i piatti della tradizione e la cucina della nonna, quella ancorata ai sapori della famiglia, che diventa il fulcro della festività. Le proposte dei menù sono ispirate alla cucina tradizionale, con i suoi sapori antichi ma rassicuranti e con ingredienti semplici e senza tempo, per capirci quelli che non passano mai di moda…..Con una grande preferenza e un importante spazio ai prodotti a km 0, in una impronta di ritorno alle origini.Tali prodotti trasmettono sicurezza, danno l’idea di festa e, dato da non trascurare in un periodo di crisi come questo, hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo. Situazione non poco rilevante per i costi imprenditoriali e famigliari del momento. Quindi sulle tavole degli italiani quest’anno trionferà la grande tradizione culinaria italiana, con proposte debitamente alleggerite e rielaborate in semplicità per ottenere pietanze che hanno fatto la storia della cucina italiana e la continuano a rappresentare al meglio nel mondo.

  • Sensitivi caratteristiche e poteri

    Il sensitivo è colui che riesce a percepire e vedere con una certa chiarezza il cosiddetto prana, ovvero quell’energia vitale che avvolge sia gli uomini che gli animali. L’attributo di sensitivo viene attribuito anche al chiaroveggente, al telepatico, al medium, al rabdomante, al telecinetico, al cartomante, il veggente e molte altre figure ancora. Tra il sensitivo e queste altre figure esiste però una sostanziale differenza: mentre i primi possono solo offrire il loro potere, il sensitivo pranico può invece percepire il prana di ogni essere vivente, ovvero quella parte di energia che è rinchiusa dentro di noi e determinarne così l’intensità. Non solo visto che il sensitivo pranico è anche in grado di interagire con il prana stesso andandone a modificare il flusso di energia, vedere l’aura, ovvero l’energia che avvolge tutti i corpi viventi, stabilirne il colore e determinarne lo stato di purezza o di contaminazione. Il sensitivo è inoltre capace di percepire la bontà o la cattiveria, l’irritabilità o la calma, avendo inoltre la possibilità di spingersi in altri campi del paranormale con risultati che variano a seconda dell’impegno con il quale il sensitivo affronta il compito che gli è stato affidato.

    Molti sensitivi, dopo molti anni di pratica e di esperienza, sono capaci di percepire anche le più piccole variazioni praniche riuscendo a coinvolgere l’intero corpo fisico e ampliando conseguentemente il proprio potere.

    Questo fa si che il corpo del sensitivo si trasformi in una sorta di accumulatore di energia, facendo appunto passare attraverso il proprio corpo l’energia pranica di un corpo squilibrato da fattori fisici o di volontà esterne al proprio corpo. Grazie a questa tecnica il sensitivo pranico è capace di assorbire il corpo delle persone, provocando sul proprio corpo quegli stessi disturbi in modo da individuarne con maggior precisione i disturbi. Tutti i disturbi, sia quelli di origine traumatica che psichica formano infatti una sorta di ostacolo che il sensitivo pranico è in grado di rimuovere permettendo quindi una più rapida guarigione sia del corpo che della mente, avvalendosi chiaramente anche del supporto di un medico.

  • I disturbi dell’alimentazione diventano protagonisti di un evento artistico di grande impatto

    Arriva a Napoli, dopo l’esordio a Milano e le tappe di Cesena e Pescara, la performance-mostra itinerante di Giovanna Lacedra “IO SOTTRAGGO. LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO”.

    I disturbi dell’alimentazione diventano protagonisti di un evento artistico di grande impatto che vuole trasformare in arte la patologia del disturbo anoressico-bulimico: dal 14 al 21 aprile alla Galleria LineaDarte Officina Creativa, con il Patrocinio del Comune di Napoli.


    Foto di Massimo Prizzon

    Foto di Massimo Prizzon


    Napoli, 14 aprile 2012: alle ore 18:00, la galleria LineaDarte Officina Creativa ospiterà “Io sottraggo. La triangolazione cibo-corpo-peso”, una performance-confessional autobiografica, ideata, scritta e agita da Giovanna Lacedra, artista di origine lucana e fiorentina di formazione, che vive e lavora a Milano.

    L’evento, curato da Grace Zanotto, con video-sonorizzazione di Giuseppe Fiori, mette in scena, nello spazio creativo-distruttivo-creativo-rigenerativo di venti minuti, i rituali ossessivi-compulsivi che normalmente vengono consumati in segreto da chi sviluppa una patologia del comportamento alimentare, svelandone ogni crudezza.


    “E’ un atto performativo caustico, autentico, catartico e sensibilizzatore – afferma l’artista – in cui è il corpo stesso a confessare la verità che è dentro tutto il cibo divorato e rifiutato. La verità che è dentro tutto il nutrimento sottratto e vomitato. La vera patologia è la piaga del disamore. La corrosione del contatto. La voragine di una mancanza. L’incolmabile precipizio dentro il cuore e nello stomaco. Perché nei disturbi del comportamento alimentare non è l’appetito a essere disturbato, ma l’anima, l’emotività, il vuoto affettivo, la relazione”.

    Giovanna Lacedra ha deciso di prendere tra le mani la materia informe della propria sofferenza per trasformare in arte la patologia del disturbo anoressico-bulimico e per sensibilizzare le coscienze verso un disagio troppe volte sottovalutato o, peggio ancora, tenuto nascosto.

    E così, può capitare che una donna, artigliando nelle sabbie mobili della propria fragilità, si ritrovi sotto le unghie briciole di coraggio. Un coraggio inaspettato ma utile per gridare il proprio dolore, il proprio disagio, la propria fame. Può capitare che una donna, confessando se stessa, con la parola, con l’azione, con il corpo, riesca a prestare la propria voce, la propria rabbia e la propria speranza a milioni di altre donne che invece tacciono. Per paura o per vergogna. O per non disturbare. Perché a tutt’oggi, scandalosamente, i disturbi del comportamento alimentare sono ancora sottovalutati, superficializzati, e ignobilmente derisi. Patologie che uccidono, sono lette come capricci.

    Una mostra in cui nulla più si nasconde, e ogni crudezza si svela: a integrare le tematiche affrontate dalla performance, una sequenza di foto-reportage che hanno catturato dettagli di un corpo in spigoloso dissolvimento e le intime pagine dei diari scritti nei mesi più deliranti della patologia.

    Trasformare in arte la patologia.

    Fare in modo che il corpo, da anni ostaggio di rituali ossessivi, da anni contenitore di vuoti affettivi, di assenze e di mancanze, da anni vittima e carnefice di se stesso, diventi racconto espressivo e creativo di una tra le più paradossali malattie: il disturbo anoressico-bulimico.

    Mangiare niente come mangiare tutto. Svuotarsi come ingombrarsi.

    Mettere dentro il mondo intero, o il mondo intero rifiutare.

    Sbranare pulsionalmente l’amore che non si ha. O scegliere stoicamente la rinuncia.

    Controllare il corpo per illudersi di controllare la vita intera.

    Operare calcoli minuziosi, e istituire una vera e propria aritmetica del desiderio.

    Sottrarsi chili per sottrarsi ai desideri. Scarnificarsi e rischiare la vita, pur di rendersi visibili. Fingersi inarrivabili, perché il contatto è già una ferita.

    Non ho bisogno di niente. Non ho bisogno di cibo. Non ho bisogno di te

    IO SOTTRAGGO. LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO.

    IO SOTTRAGGO è atto performativo caustico, autentico, catartico e sensibilizzatore. Un atto in cui è il corpo stesso a confessare la verità che è dentro tutto il cibo divorato e rifiutato.

    La verità che è dentro tutto il nutrimento sottratto e vomitato.

    La vera patologia: la piaga del disamore.

    La corrosione del contatto. La voragine di una mancanza. Incolmabile precipizio dentro al cuore e nello stomaco. Perché nei disturbi del comportamento alimentare non è l’appetito a essere disturbato, ma l’anima, l’emotività, il vuoto affettivo, la relazione.

    Anoressia, Bulimia, Bing Eating, Obesità. Malattie della nutrizione. Malattie dell’amore.

    Perché il nutrimento cui si anela, quello stesso nutrimento che si teme, e che spinge a divorare bestialmente tutto e più di tutto, cibo cotto, cibo crudo, perfino cibo congelato, prima dolce e poi salato… quel nutrimento, non sarà mai cibo. Mai.

    Inutili orge alimentari si alternano a digiuni ascetici: corse al massacro, per il corpo e per l’anima, schiaccianti quanto vacue al fine di anestetizzare una fame insaziabile. Un flusso di vacuità non arginabile. Perché è l’amore il nutrimento primario che chiamiamo all’appello, con un grido che dalle fauci si perde in corridoi infiniti, e senza ascolto. E’ l’amore, e non il cibo, il nutrimento che ci affama.

    Il cibo non è che una dipendenza e un’astinenza. È il sintomo di una patologia.

    Ma la verità è altrove: è nel bisogno di non aver bisogno. È nell’inesauribile fame di tutto. È in quell’anoressia che nel tempo massimo di un infinitesimo, si trasforma in bulimia, Perché la bulimia, in realtà, è sempre stata lì appostata, ad aspettare il momento della resa. La bulimia in realtà è quel mostro che brama e trama dietro le quinte dell’anoressia.

    Dai diari in mostra:

    14 Maggio 2005

    “Voglio diventare la trama di me stessa. Devo diventare quello che c’è sotto.

    Si può incontrare la verità delle cose… quando si impara a levare il superfluo.

    4 Luglio 2005

    “Lasciarsi morire di fame. Sottrarsi al mondo.

    Farlo con coscienza. Sceglierlo, ogni giorno, con vocazione.

    Oggi: 475 Kilocalorie.”

    22 Luglio 2005

    “ Ore 9.00: Kg 40.8. Anche dopo i dieci vasetti di yogurt ingurgitati, il mio peso è rimasto invariato. Ho paura del tempo, soprattutto quando non scorre. Devo pianificarlo. Devo controllarlo. Ore 18.00: Kg 40.7”

    28 Luglio 2005

    “Sento il cuore rallentare… freddo e formiche tra le costole…sento la mia bradicardia…il formicolio nella testa… le gambe di gesso… la vita che si slaccia da me…”

    SCHEDA TECNICA

    IO SOTTRAGGO.

    LA TRIANGOLAZIONE CIBO-CORPO-PESO

    di Giovanna Lacedra

    a cura di Grace Zanotto

    Galleria LineaDarte Officina Creativa

    Via Domenico Soriano 34 –Napoli

    con il Patrocinio del Comune di Napoli

    Live performance: sabato 14 aprile 2012, ore 18.00

    Mostra diari, foto e video: dal 14 al 21 aprile – dalle 16.00 alle 19.00

    Ingresso libero

    Infoline: 081 5494271

    www.lineadarte-officinacreativa.org

    [email protected]

    [email protected]

  • Intervista di Alessia Mocci a Rosine Irénée Nobin ed al suo Parole dell’altro Orizzonte, Rupe Mutevole

    La strada fila via lenta/ fiancheggiando manieri/ e vasti campi.// Silenziosa passeggera/ di questo laminato cubico/ osservo scorrere/ muti paesaggi.// Il verde pascolo/ sembra un letto disteso./ Impalpabile,/ soffia un vento leggero:/ il suo pettine invisibile/ carezza la lunga/ ondeggiante chioma,/ sotto la luce del cielo/ screziato di brume.// Nei miei occhi si riflettono/ delicate ombre color pastello/ di verdi smeraldi.” – “Impressione”

    Rosine Irénéé Nobin scrive da ben 40 anni e solo nel 2011 ha deciso di pubblicare una sua raccolta poetica intitolata “Parole dell’altro Orizzonte”, edita dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Poesia”. Ciò che colpisce subito è la padronanza delle diverse lingue all’interno della raccolta, infatti, “Parole dell’altro Orizzonte” presenta le liriche in lingua italiana, in lingua francese ed in lingua creola. La prefazione è a cura di Gualtiero De Santi e le immagini presenti sono di Vincenzo Eulisse.

    L’autrice è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua pubblicazione. Buona lettura!

    A.M.: Da quanto tempo ti dedichi alla scrittura?

    Rosine Irénéé Nobin: Da più di quarant’ anni.

    A.M.: Come nasce l’idea di scrivere “Parole dell’altro Orizzonte”?

    Rosine Irénéé Nobin: In seguito ai riconoscimenti ufficiali ottenuti, la pubblicazione mi è sembrava doverosa non soltanto per condividere le mie liriche con un pubblico più ampio ma sicuramente, nel desiderio di testimoniare la mia piena integrazione nelle carte di un mondo plurale.


    A.M.:
    Perché scrivere in tre idiomi linguistici?

    Rosine Irénéé Nobin: Parlo, mangio, canto sogno e scrivo con queste tre lingue, perché bisogna nutrirsi per sopravvivere ovunque … loro fanno parte di me, nonostante, che il francese ed il creolo siano strettamente legate alle mie radice d’origine, debbo dire che tutte le mie poesie nascono in italiano, elemento primario che unito alle altre due è e diventa indissociabile.

    A.M.: Quali sono le tematiche predominanti della raccolta poetica?

    Rosine Irénéé Nobin: Scrivere poesie è raccontare la vita … anzi, la poesia è vita. Ho voluto con questa raccolta evidenziare l’immaginario di un passato schiavista vissuto dai miei avi, la nostalgia della terra lontana, la rabbia, l’ozio, la felicità i sogni, i desiderio, in una parola: identità creola.

    A.M.: All’interno della raccolta c’è una poesia che ti è cara più delle altre?

    Rosine Irénéé Nobin: Sì due “Il Lontano Orizzonte” e “Haiti Dolore”, la prima perché vivendo a Recanati, ho voluto verificare quale poteva essere la mia visione del “L’Infinito” di Giacomo Leopardi vista dalla sua siepe ed iniziando cosi il mio nostalgico viaggio verso il paese natio la Guadalupe. L’altra in ricordo di un comandante della marina Americana, al quale quando chiesi di dove fosse, mi disse queste esatte parole “Vengo da un paese dove anche i cani si nascondono per morire”…appunto Haiti.

    A.M.: Oltre alla poesia hai qualche altra passione?

    Rosine Irénéé Nobin: Certo, sono una mamma e adoro cucinare, cucire, viaggiare, organizzare eventi per i miei amici e non per ultimo, la mia nuova passione riguarda il Teatro Sociale dove con uno staff di normodotati e di ragazzi diversamente abili sto imparando tante cose meravigliose.

    A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

    Rosine Irénéé Nobin: Questo è il mio primo libro, quindi il nostro primo camino insieme, si vedrà dunque strada facendo … poi, il nome Rupe Mutevole, mi fa pensare ad’uno scoglio instabile che nel stesso tempo da un senso di sicurezza ed insicurezza come d’altronde sono fatti i poeti. Ne approfitto per ringraziare la casa editrice per la gentilezza, la pazienza e la disponibilità concessa durante tutta la lavorazione del libro. Sicuramente la consiglierei.

    A.M.: Curiosità: l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film che hai visto?

    Rosine Irénéé Nobin : “Un chemin dans le monde“ di V.S . Naipaul, l’ultimo film “ Clash of the Titans” di Martin Laing.

    A.M.: In programma hai delle presentazioni di “Parole dell’altro Orizzonte”, ci vuoi anticipare qualcosa?

    Rosine Irénéé Nobin: Le date non sono ancora tutte confermate tranne una che sarà organizzata da l’associazione “l’Alchimia d’Arte” dalla quale faccio parte fino giugno a San Benedetto del Tronto, sono previste una presentazione a Parigi, una in Guadalupe ed altre tra Urbino, Forlì, Fermignano, Recanati ed ovviamente a Parma con la casa editrice Rupe Mutevole.

    A.M.: Salutaci con una citazione …

    Rosine Irénéé Nobin: Sono fiore di campo ed emozione, sono sole e vento, pioggia rugiade, terra e fuoco… parole di stelle, semplicemente sono poesia.

    Notizie su Rupe Mutevole:

    http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

    Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

    http://www.rupemutevoleedizioni.com/

    http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

    http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

    Alessia Mocci

    Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

    Fonte:

    http://oubliettemagazine.com/2012/04/07/intervista-di-alessia-mocci-a-rosine-irenee-nobin-ed-al-suo-parole-dellaltro-orizzonte-rupe-mutevole/

  • ViDay

    RASSEGNA DI VIDEOARTE E DEL CORTOMETRAGGIO: ViDay
    A CURA: Pamela Cento.
    COORDINATOR: Lucia Ciardo.
    ARTISTI: Apollo, Arcella, Bonardi, Bramanti, Catton, Cheney, Croci, Dalailara, Davide Coluzzi Daz, De Gregorio, Ebro, Giovanelli, Libero Arbitrio, Madonna, Mazzuoli, Millo, Oipme, Piva, Rottichieri, Valle, Vestoso.
    DOVE: Sala Blu del Cinema Filmstudio,
    Via Degli Orti D’Alibert 1c – zona Trastevere, Roma.
    QUANDO: Sabato 14 aprile 2012.
    Primo Tempo ore 18.30/21 – Aperitivo 21.00/21.30 – Secondo Tempo 21.30/24.00
    INFO e PRENOTAZIONE BIGLIETTI: www.viday.it[email protected]

    La Rassegna di Videoarte e del Cortometraggio ViDay, è un contenitore di immagini che corrono lungo l’asse temporale, intrappolate dentro lo spazio dell’ inquadratura e dei limiti dello schermo cinematografico, che pulsano nel loro volerne uscire attraverso la visione degli spettatori, attraverso gli occhi e il sentire.
    Come location cinematografica, il ViDay ha scelto Filmstudio, il filmclub che ha contribuito, a livello internazionale, a fare la storia dell’arte cinematografica. Numerosi cineasti hanno presentato le loro opere e hanno frequentato il Filmstudio, come ad esempio Pasolini, Godard, Giuseppe Bertolucci, Bernardo Bertolucci, i fratelli Taviani, Moretti, Bellocchio, Amelio, Antonioni, Leone, Moravia, Eduardo, Scola, Monicelli, Ugo Nespolo, Alberto Grifi, Mario Schifano, e tanti altri.
    Il Viday, per parlare dell’immagine in movimento, ha scelto la proiezione cinematografica, una scelta che vuole dimostrare come i linguaggi più innovativi possano conciliarsi e interagire con la tradizione.

    Ogni giorno flussi di immagini ci investono, le ingoiamo con il nostro sguardo senza nemmeno accorgercene, con tutta la loro potenza comunicativa che ci parla incessantemente in ogni momento del nostro vivere. Ci dicono di noi, della società in cui viviamo, entrano nel nostro modo di pensare, nelle nostre elaborazioni celebrali, così come riesce a mettere bene a fuoco il video dell’artista Daz Crack-shell of memory, presente al ViDay, che, dentro a un soffio di vento, mostra come le miriadi di immagini partecipino alla creazione della memoria degli individui e della memoria collettiva, ponendoci la domanda su cosa creerà nel nostro futuro l’attuale cultura mediatica.
    In un periodo storico dove è complesso riconoscere chi siamo, dove i valori si contraggono, dove continuamente costruiamo immagini, di noi stessi e del mondo intero (in realtà frantumato), il ViDay non solo vuole proporre una panoramica dell’arte delle immagini in movimento nell’era in cui perfino il postpostmoderno è “vecchio”, ma vuole tentare anche di rilasciare un’identità dell’Italia e degli italiani: qualcosa in cui sia possibile riconoscersi.
    Le opere presentate hanno immagini che si fanno guardare per la loro bellezza formale o immagini che diventano narrative per magari parlarci, come nel cortometraggio di Vestoso, dell’ Italia derubata di tutto ciò che aveva costruito con ingegno, coraggio e passione nel crederci, dove ormai i politici sotterrano il malaffare e i vecchi applaudono donne bambine che ballano in televisione.
    E se i fratelli Lumière parlavano della loro invenzione come senza futuro, sta di fatto che l’immagine in movimento ha fatto tantissima strada, evolvendosi lungo il percorso, lungo i binari di quel treno del 1896.
    Il Viday è una Rassegna che coinvolge e fa dialogare le opere di ventuno artisti provenienti da tutta Italia: tecniche e stili differenti che dimostrano come l’immagine in movimento sia inarrestabile nel suo progredire trasformandosi.
    Il Novecento è stato l’era indiscussa della documentazione e della riproducibilità, immagazzinare eventi e storie che potevano essere riprese e riprodotte. Oggi siamo arrivati a documentare ogni tipo di informazione, basti pensare ai video (s)caricati su Youtube o postati su Facebook. La tecnologia ha permesso questo, telecamere e videocamere sempre più maneggevoli e a buon prezzo, con ormai l’alta fedeltà, hanno favorito la facilità della produzione video, ma è grazie alla poetica dell’artista che poi un video non è solo tale, ma diviene opera d’arte.
    L’archeologia della Videoarte vuole il video come testimonianza di performance, o video politico, o ancora come video concettuale. Nell’Italia che trasmetteva in bianco e nero le gemelle Kessler che cantavano Dadaumpa, e dove la Cinquecento era ben lontana dall’essere una macchina d’epoca, la collettiva bolognese Gennaro 70, con la sua sezione di videorecording, era sembrata roba da fantascienza. Eppure la Videoarte era già cominciata da tempo grazie a Vostell e Paik, ma il pubblico italiano medio, conservatore nel gusto artistico, non sembrava ancora pronto per questa arte innestata con la tecnologia.
    La tecnologia, di strumenti e di software, hanno consentito in modo esponenziale allo sviluppo di questo linguaggio artistico, per molti di difficile comprensione, ma estremamente seducente per altri.

    Al ViDay sono presenti alcune opere video create grazie all’ausilio della computer art, e così è vediamo un giocatore di basket che gioca la partita contro un robot nel video MJ23 dell’artista Apollo; un’entità intelligente che, proveniente dal futuro per ricercare bolle di sapone, rimane intrappolata nel luogo spaziotemporale della città di Vittoria, nell’ opera di Giovanelli; fino a entrare nei mondi sintetici vissuti da coscienze che vivono alterate tra pasticche e schermi televisivi nelle immagini visionarie di Bramanti.
    Sono presenti opere video che nascono dal fascino che producono il televisore come strumento, e /o la televisione come frastuono di contenuti, esemplare l’opera Not only off della Bonardi che riatualizza gli inizi della sperimentazione della Videoarte; la seduzione delle immagini volutamente sporche, così “perfette” nelle imperfezioni della loro bassa risoluzione in Rottichieri.
    Immagini che nascono sgranate, nella De Gregorio; l’estetica potente di un uomo che per cinque minuti scivola da se stesso dentro una vasca da bagno e che ricorda le “lezioni” warholiane nell’opera Exil onirico di Ebro; il documentare una performance in modo ossessivo in Pistacchiolimonemirtillo di Madonna, dove un uomo per tredici minuti semplicemente guarda, guarda il suo gelato ai tre gusti Italia, che squagliandosi cade a terra in una poltiglia impossibile da rimettere a posto; l’artista Oipme invece taglia e cuce le immagini, utilizzando il montaggio per creare collage visivi, sezionando quadranti differenti in cui ritmicamente si producono narrazioni simultanee; la Catton, con Fame, ci porta dentro il dolore dell’incomunicabilità; Dalailara con il protagonista dei suoi video, il personaggio stilizzato a cui è stato tolto un vero e proprio corpo e che, simile nelle fattezze ad uno smile, diventa esilarante nella sua espressività ironica e cinica che accompagna i suoi brevissimi episodi di vita vissuta; l’artista Millo ci fa invece viaggiare con i suoi video performance che creano disegni “animati” da storie ricche di suggestione e poesia; Mazzuoli ci fa addentrare lungo i sentieri della storia, degli accadimenti che in una data precisa hanno segnato la nostra vita collettiva, davanti ai quali ci si vuole rifugiare ritornando nella placenta; e i Libero Arbitrio ci raccontano, nella formula della narrazione classica e inossidabile del cortometraggio, di due pugili amici e complici anche davanti alla morte. Al ViDay, con gli artisti Arcella e Croci, è presente anche il videoclip. Il linguaggio video deve molto alla musica, grazie ad essa si passò dal semplice video promo, che doveva promuovere un cantante o un gruppo musicale in modo poco creativo, al videoclip capace di creare alte espressioni visive. L’alta con-fusione di musica e immagini certamente si ritrova in Luna dell’artista Piva, video nato dall’unione di composizioni musicali e immagini di computer art. Come si è detto, il video nella sua storia è stato anche video politico, e in questa feritoia entra Valle con i suoi cortometraggi girati in Super 8 che sognano un mondo migliore per l’ambiente.
    Per assistere al ViDay si consiglia di fare la prenotazione online direttamente sul sito www.viday.it

  • La percezione visiva tra arte e scienza

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    L’Istituto Quasar ha curato per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma l’allestimento architettonico e l’immagine grafica coordinata della mostra sull’Arte Programmata e Cinetica, che sarà aperta al pubblico fino al 27 maggio 2012.

    Questo incarico rientra nel progetto di protocolli d’intesa che, da oltre venticinque anni, l’Istituto Quasar stringe con le più importanti realtà istituzionali di tutta Italia. A riconferma del prestigio della Scuola e della qualità formativa, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha affidato all’Istituto Quasar questoprestigioso e stimolante progetto.

    Gli studenti coinvolti hanno partecipato a tutte le fasi della progettazione, da quella iniziale di sopralluogo dell’area di intervento fino all’allestimento e alla verifica del montaggio del progetto. Un’occasione preziosa, fulcro dellaScuola-Laboratorio e del metodo didattico dell’Istituto Quasar, per imparare a gestire le problematiche reali del mondo del lavoro e per crescere sia professionalmente che culturalmente.

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    La mostra si occupa della storia dei gruppi e delle personalità più significative dell’arte programmata e cinetica operanti sia in Italia che all’estero tra gli anni cinquanta e gli anni sessanta – quando le esperienze collettive si concludono – ed illustra gli sviluppi che negli anni settanta i nuovi interpreti di questa espressione artistica continueranno in modo autonomo a condurre.

    La dott.ssa Mariastella Margozzi, storico dell’arte contemporanea e curatrice della mostra, interverrà insieme aFrancesco Ferretti, docente di Filosofia del Linguaggio e della Comunicazione all’Università degli Studi Roma Tre, all’evento “La percezione visiva tra arte e scienza”, organizzato dall’Istituto Quasar presso la Libreria Assaggi (Via degli Etruschi 4) giovedì 26 aprile h 18:30.

    L’arte programmata e cinetica, protagonista dell’evento, è l’arte in continuo divenire, alla base della quale c’è l’idea della forma in movimento, intesa non tanto come spostamento fisico dell’oggetto o di parti di esso, quanto come sua trasformazione nel momento in cui essa viene percepita dall’osservatore.

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    L’arte programmata, cinetica, visuale, tenta non solo il recupero, ma l’inglobamento dei metodi scientifici e tecnici nell’ambito del suo operare stesso, di assumerne i mezzi a fine estetico: di uccidere il demone della scienza facendone una sorta di mostro addomesticato, di meraviglia e di gioco raffinato per intellettuali, per lettori di Robbe-Grillet, ma anche per inserirsi nella vita di ogni giorno uscendo, come arte, dall’isolamento e dalla morte dei musei, come scienza dai laboratori, come tecnica dalle applicazioni negli oggetti d’uso. 1

    Questo connubio tra arte e scienza, presente nelle opere di arte programmata, ha ispirato il progetto dell’Istituto Quasar: l’allestimento diventa facilitatore del rapporto opera-pubblico e coinvolge attivamente lo spettatore che ricerca la simbiosi tra propria percezione e opera d’arte, completandone il senso. In tutte le ricerche risulta fondamentale il variare della percezione, con il quale l’opera vive e trova spazio nel mondo.

    1 Lara Vinca Masini in Domus n.422, gennaio 1965.

    Per approfondire: Ri-vivere. Allestire, Mostrare, Comunicare – Luna Todaro.

    La percezione visiva è assolutamente relativa o ha a che fare con la realtà?
    Il Prof. Ferretti approfondirà gli aspetti scientifici della percezione visiva, partendo dal presupposto che la vista non è determinata dagli occhi ma dalla mente. L’immagine arriva alla retina capovolta, i colori sono un allegro modo per distinguere le lunghezze delle onde luminose. L’uomo è capace di ricostruire interi pezzi di immagini che finiscono in zone d’ombre dell’occhio e di “interpretare” gli stimoli visivi a tal punto da poter dubitare addirittura dell’esistenza di quello che appare come assolutamente reale.

  • Il fantasma del Commissario

    TRAMA: Il Commissario Vincent Germano è un poliziotto vecchio stile, nato a San Francisco ma in Italia da quando, poco più che ventenne, un incontro non cambiò direzione alla sua vita.

    I Castelli Romani, nella provincia a sud di Roma, faranno da sfondo a due situazioni che metteranno a dura prova l’acume investigativo di Germano e dei suoi uomini, un arbitro in “fuorigioco” ed una ragazza scomparsa.

    NOTE AUTORE: Claudio Ruggeri, 28 anni residente a Grottaferrata (RM), Impiegato ed arbitro di calcio. Numerosi i soggiorni all’estero arricchiti da un periodo di studio negli Stati Uniti, il rientro definito in Italia avviene nel 2007.

    Dalla fine del 2010 è anche arbitro di calcio (AIA).

    “Un’ Americana a Roma” (Cavinato Internation, 2010) è stato il primo libro scritto da Claudio Ruggeri, che uscirà durante l’estate 2012 anche nella versione tradotta in inglese, con il titolo “Walking in Italy”, dello stesso autore anche “Un Italiano a Brooklyn” (2011).

    AUTORE: Claudio Ruggeri

    TITOLO: Il fantasma del Commissario

    EDITORE: CreateSpace, USA 2012

    ISBN: 978-1-475-10626-8

    GENERE: Poliziesco

    PREZZO: 6,99$

    Per avere una copia gratuita del libro in formato PDF (E-book), per ogni ulteriore informazione o richiesta è possibile contattarci ai seguenti recapiti:

    Claudio Ruggeri (autore)

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