A settembre il primo ciak di “Ho soltanto chiuso gli occhi”, un film a sfondo sociale tratto da una storia vera. Scritto e interpretato dall’attore Fabrizio Rizzolo, “Ho soltanto chiuso gli occhi” è un messaggio di speranza per tutte le persone che non hanno più voglia di lottare perché scoraggiate dagli eventi contrari della vita.
La regia è affidata al giovane emergente Emiliano Cribari che recentemente ha iniziato a collaborare con la RAI, i suoi lungometraggi sono distribuiti dalla Cecchi Gori (“Via Varsavia” con Alessandro Benvenuti e Marco Masini).
Che cosa ti ha colpito di questa storia? “E’ intrisa di poesia” dice il regista Cribari, “tipicamente italiana, capace di creare un clima alla Gabriele Salvatores. In Italia non mancano i talenti, bisogna credere di più nel nostro cinema, scoprire le straordinarie energie e finanziare più lavori dando spazio ai giovani”.
Questo cortometraggio, che verrà proposto ai principali concorsi italiani e internazionali, non è fondamentalmente drammatico, ma vuole parlare con un tono romantico, intenso e a volte anche comico, di problemi drammatici della nostra società.
Quale messaggio vuole comunicare questo film? “Vorrei che le persone ricordassero che la voglia di lottare e di vincere si trova dentro se stessi” dice Fabrizio Rizzolo “dove c’è bisogno di stimoli per reagire, c’è bisogno di tenacia, nuovi slanci vitali. E per questo devo anche ringraziare il mio Personal Coach Rocco Lanatà, esperto di motivazione e pensiero positivo.”
Hai iniziato la tua carriera nel mondo della Musica, come sei arrivato al Cinema? “Passando dal Musical.” aggiunge Rizzolo “Col nome d’arte di Brian Ice riesco ad avere successo in Europa, era il 1985, ho venduto centinaia di migliaia di dischi. Un centinaio di concerti più tardi incomincio a scrivere e produrre per conto mio, scrivo anche per Tony Esposito e Gloria Gaynor, partecipo ad un Festival di Sanremo Giovani. Con i “Farinei dla brigna” abbiamo creato un gruppo dialettale moderno molto famoso in Piemonte: “La mia banda suona il rock”” di Ivano Fossati è diventata “”La me Panda a perd i toch””. Passo poi al teatro
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