Nessuno è più fragile di chi crede di avere il mondo tra le mani e si sente così saggio da pretendere che nulla sfugga alla sua comprensione. Il capolavoro shakespeariano “Re Lear” è una tragedia della fragilità che scopre se stessa con sgomento e dolore fino a una sorta di dolorosa rinascita. Sarà Michele Placido, affiancato da Francesco Manetti nella regia, a vestire i panni del sovrano che vede crollare inesorabilmente le sue certezze il primo novembre alle 21 al Teatro Verdi di Salerno. Le repliche proseguiranno fino a domenica, quando il sipario si alzerà alle 18.30. Gigi Angelillo sarà il Conte di Gloucester, mentre il resto del cast è composto da Margherita Di Rauso, Federica Vincenti, Francesco Bonomo, Francesco Biscione, Linda Gennari, Giulio Forges Davanzati, Brenno Placido, Enzo Curcuru’, Peppe Bisogno, Alessandro Parise, Riccardo Morgante. Carmelo Giammello ha curato le scene, Luca D’Alberto le musiche originali, Danile Gelsi i costumi, Giuseppe Filipponio il disegno luci. Emanuela Vicentini, Andrea Grisanti e Andrea Ricciardi sono rispettivamente aiuto scenografo, aiuto costumista e aiuto regista.
La vicenda nasce da un’incomunicabilità che oppone il sovrano a quella che si rivelerà l’unica figura davvero amorevole nei suoi confronti. Al momento della spartizione del regno, Lear vuole che le tre figlie gli manifestino il loro amore. Mentre Goneril e Regan conoscono bene l’arte della menzogna e sanno circuirlo con un linguaggio accattivante, Cordelia non sa dare voce a ciò che prova e appare la più ingrata. Il padre non comprende che il vero amore si spiega soltanto alla luce di se stesso, che le parole spesso non sono altro che uno stanco riflesso di inganni coltivati con ostinazione. E quando tutto si sfalderà, quando la solitudine più desolata porrà il protagonista dinanzi alla propria anima nel viaggio oscuro della follia, si farà strada l’unica consapevolezza possibile, quella del limite. Tutte le opere di Shakespeare sono attraversate dal sentimento della caducità, dall’amarezza insinuante di chi sa che la vita ama tendere trappole. Nel sapersi stretti all’angolo dalle proprie sconfitte, i personaggi di questo autore recuperano una grandezza che nessuna vittoria avrebbe saputo offrirgli, anche quando alla sofferenza risponde solo il silenzio.
Gemma Criscuoli
Lascia un commento