IL DECRETO ANTI-STUPRI E LA BABILONIA DELL’IMPUNITÀ

Con l’istituzione delle ronde ancora una volta il Governo sembra voler dimostrare la sua impotenza. Si preferisce demandare al cittadino il controllo del territorio piuttosto che potenziare energicamente l’apparato sicurezza comprendente le forze dell’ordine ed il sistema giuridico nazionale. I nostri tribunali: ingolfati da una ridondanza legislativa, non riescono ad evadere le pratiche nei tempi che la logica del buon governo dovrebbe imporre, tale da rendere il nostro Paese un invogliante ricettacolo per la peggior classe d’immigrazione. Questa è la vera emergenza e questo è il vero problema della sicurezza in Italia. Il recente decreto appare quindi come un palliativo che serve solo a gettare un po’ di fumo, se non della sabbia, negli occhi di quell’opinione pubblica che sempre più sofferente ed ormai insofferente nei riguardi di questa disarmante realtà, si lascia “incantare” dalle populistiche soluzioni proposte dal governo.

STUPRATE DUE VOLTE!

Con il decreto anti-stupro il governo sembra voler stuprare ancor una volta la dignità delle nostre donne: le statistiche nazionali citano che il 70% degli stupri denunciati avviene in casa per mano di familiari, e il 30% su strada, senza considerare che molte delle violenze avvenute dentro le mura domestiche non vengono denunziate e le ronde, di certo non proteggeranno le nostre donne all’interno del focolare domestico. Il decreto n°11 sancisce inoltre che per tutti i sospettati dei reati di mafia e stupro non potranno essere concessi gli arresti domiciliari, l’assurdo e che se uno stupratore oltre che a violentare uccidesse la vittima, allora gli arresti domiciliari potrebbero essere concessi, ciò dimostra con quale faciloneria sia stato redatto il citato decreto che anziché irrobustire il sistema giustizia, magari andando ad abolire un grado di giudizio tale da poter snellire le procedure nei nostri tribunali (condizione questa che disturberebbe l’impunità dei nostri potenti), si preferisce far finta di potenziare la macchina sicurezza del nostro paese.

297 NUOVE ASSUNZIONI NEL C.N.VV.F.

Tra le 2.876 assunzioni legate al varo del decreto anti-stupri è incluso il reclutamento di 297 nuovi Vigili del Fuoco, cifra che sembra uno scherzo di cattivo gusto se vengono considerate le reali carenze di organico del nostro Corpo. I reali beneficiari di questo decreto sembrano essere i “Bertolasi” della Protezione Civile, unica struttura che in questi anni ha realmente beneficiato di un particolare periodo propizio, tale da permettergli di mettere le mani in pasta un po’ dappertutto, mani che vanno dall’emergenza “monnezza“ sino ad arrivare alle attuali ronde anti-stupro. Il rischio per la Nazione è rappresentato da un pericoloso inizio di una dilettantistica giustizia fai da te, che con l’attuale decreto verrà gestita direttamente dai sindaci delle nostre città.

IL VOLONTARIATO MATURA E CRESCE CON LA COMPLICITÀ DELLE FAMIGLIE E DELL’ISTRUZIONE.

Serve ricordare che il servizio di protezione civile è una istituzione civica, fortemente voluta dalle direttive europee, che in primo luogo serve a far maturare la coscienza del volontariato nei cittadini di un popolo, attivandone la responsabilità nei confronti del dovere civico. Il volontariato non può e non deve sostituirsi ai compiti che per costituzione sono attribuibili solo alla Stato; Il volontariato rappresenta un insostituibile necessità ed un dovere dei cittadini, in grado di contribuire all’accrescimento di una cultura civica tale da alleviare quelle criticità antropiche, che lo Stato per entità dell’evento non è in grado di assicurare. Il volontariato non può e non deve sostituirsi al professionismo ed il professionismo non può e non deve sostituirsi al volontariato. In Italia sempre più spesso, il volontariato diviene sinonimo di precariato, risorsa che per impotenza governativa appare come facile un palliativo, apparentemente in grado di poter colmare quelle lacune, che lo Stato sembra non essere più in grado di gestire.

Adriano BEVILACQUA

www.cisalvvf.eu

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