Andreas Mershin è un ricercatore del Mit Center for Bits and Atoms , che ha iniziato una sorta di rivoluzione che se verrà realizzata avrà una portata inimmaginabile a livello mondiale, si tratta di effettuare l’estrazione delle molecole che nelle foglie si occupano della fotosintesi clorofilliana conosciute come Photosystem-I.
Una volta estratte queste particelle, si adagiano su una superficie di vetro ricoperta a sua volta di nanofili di ossido di zinco, tramite questo procedimento si produce energia elettrica alla stessa stregua di un pannello fotovoltaico, basterà esporre la composizione sotto la luce del sole.
L’esperimento ha iniziato a prendere vita circa dieci anni fa, i primi prototipi di celle solari organiche avevano una resa di molto inferiore rispetto alla soglia considerata utile per un loro effettivo impiego, lo scienziato ha semplificato di molto il procedimento rendendolo facilmente replicabile in ogni laboratorio ed aumentando a sua volta l’efficienza del sistema, anche se il livello di produttività rimane esiguo se comparato a quello di un pannello fotovoltaico.
Il ricercatore sostiene la diversità tra il sistema classico e quello biologico, poiché nei pannelli fotovoltaici canonici vengono usate sostanze chimiche tossiche mentre il bio-fotovoltaico riguarda solamente pigmenti organici, questo spiega il risvolto anche sociale della scoperta, senza trascurare anche il fattore dell’assoluta biodegradabilità dei pannelli ecologici.
L’augurio che tutti ci facciamo è quello che l’innovazione vada verso una dimensione sostenibile, ormai gli sprechi e l’inquinamento devono lasciare il passo alla concreta possibilità di un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
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