Nella mia esperienza di psicologo a Novara ho osservato che, nell’arco del tempo in cui si segue un paziente con una psicoterapia, poco per volta l’appuntamento con lo psicologo entra nella routine quotidiana, diventa l’oasi settimanale, il terreno franco in cui trovare conforto e ricarica, in quanto lo psicologo, comunque e in qualsiasi caso, è sempre molto disponibile per tutti e ha una parola per tutti, oltre che un consiglio per ciascuno, ed è infatti proprio questa disponibilità, pare, una delle cause principali che originano i problemi legati al transfert e controtransfert.
Bisogna innanzitutto dire che l’analisi non è certamente l’unica forma di trattamento psicoterapica, forse è la più affascinante, se si pensa che ha ispirato tanta letteratura, infatti, personalmente, nella mia pratica clinica quotidiana di psicologo Novara, ho adottato la terapia cognitivo-comportamentale, che è la mia formazione psicoterapeutica, pur avendo ottenuto notevoli successi nella terapia di ansia, panico e depressione attraverso la somministrazione di una terapia di mia ideazione, che ho voluto denominare somatopsichica, proprio per la sua attenzione unicamente votata al controllo della sintomatologia somatizzata, ciò nonostante, sempre a proposito dell’analisi, è difficile trattare un percorso terapeutico tipico, per il semplice fatto che ogni persona lo vive in modo completamente diverso e l’approccio dello psicologo ad ogni caso è un universo a sè.
Per esempio uno dei concetti fondamentali e molto affascinanti dei miti dell’analisi è, appunto, quello legato al fatto per cui il paziente debba innamorarsi del proprio analista, soprattutto se di sesso diverso, infatti il mitizzato e spesso banalizzato transfert è il momento culminante dell’analisi, in quanto tra il paziente e lo psicologo si crea una corrente emotivo-affettiva che spinge il paziente ad idealizzare il proprio analista, anche se esiste il lato opposto di questa medaglia perchè, molte volte, poi, l’analista diventa l’oggetto anche di sentimenti di odio e rancore immotivati, peraltro allo stesso modo che l’innamoramento di cui si parlava prima.
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