Filantropia: fra beneficienza e imprenditoria, volontariato e professionismo, il barometro della ricchezza

Londra, settembre 2009. Secondo il “Family Foundation Philanthropy 2009” report la spesa per beneficenza delle fondazioni famigliari del Regno Unito nel 2007 ha registrato un aumento del 10%. Lo studio, condotto dalla Professoressa Cathy Pharoah, co-direttrice del Centre for Charitable Giving and Philanthropy della Cass Business School di Londra, è il primo ad analizzare e comparare la nascita e lo sviluppo delle fondazioni famigliari in Inghilterra, Stati Uniti, Italia e Germania.

Un mondo complesso, in cui filantropia, beneficienza e imprenditoria si mescolano creando un tessuto variegato di relazioni sociali e finanziarie che riflettono le differenze di costume fra vecchio e nuovo continente e che fungono da barometro della ricchezza.

Il rapporto della Cass Business School, redatto in collaborazione con le ricercatrici italiane Giuliana Gemelli e Deborah Bolognesi, prova che lo slancio filantropico verificatosi nel 2007 ha beneficiato della ricchezza acquisita immediatamente prima della crisi economica internazionale. Il focus dello studio esalta le differenze fra la spesa nel Regno Unito e quella negli USA facendo un confronto, per la prima volta, con Italia e Germania. Ne emerge che le 100 principali fondazioni famigliari del Regno Unito hanno devoluto 1,3546 miliardi di Euro in beneficenza, equivalente a un aumento del 10% nel biennio 2006-07, contro un aumento dell’8,4% negli Stati Uniti.

La realtà italiana, ampiamente analizzata, mostra la particolarità di un paese in cui la chiesa e lo stato detengono ancora il primato delle organizzazioni caritatevoli attraverso le tradizionali “opere pie” e gli “enti morali” e dove i termini “filantropia” e “beneficienza” sono spesso usati come sinonimi.

Nonostante ciò, l’Italia conta a oggi 4,720 fondazioni: il 12% è di tipo famigliare e il 23% del totale si occupa di assistenza sociale, posizionandosi tra i paesi europei più attivi in ambito filantropico.

I dati aggregati sulle fondazioni italiane (fra 2006 e 2009) indicano che la spesa per beneficenza si aggira attorno ai 90 milioni di euro. Una cifra importante, ma ben lontana dai 724.8 milioni di Euro investiti dalle più importanti fondazioni tedesche nello stesso periodo.

Cathy Pharoah ha commentato: “Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un’escalation della ricchezza privata, costruita sul successo dei mercati internazionali e dei flussi di capitali e alla creazione di molte nuove fondazioni in paesi con regimi politici, fiscali e legali molto diversi. Come termini di paragone nel nostro studio abbiamo scelto Italia e Germania, due paesi con antiche tradizioni di attività filantropica (sebbene molto diverse). Le abbiamo incluse nello studio malgrado i dati finanziari di pubblico dominio fossero più scarsi rispetto al Regno Unito e agli USA e i rendiconti finanziari delle fondazioni tedesche ed italiane differiscano molto da quelli richiesti nei paesi anglosassoni” .

Dall’analisi emerge che l’azione filantropica delle fondazioni famigliari in Germania costituisce un caso veramente straordinario, se consideriamo che nella Germania Est del periodo post-bellico il ruolo della beneficenza privata si sia praticamente azzerato. Negli Stati Uniti, le fondazioni vengono scelte per l’impatto che esercitano sul pubblico e per la capacità di indurre cambiamenti sociali, grazie alla loro indipendenza e alle risorse sociali e finanziarie su cui possono contare.

In Italia invece, il fenomeno delle fondazioni famigliari si fonde spesso con l’attività imprenditoriale delle grandi famiglie protagoniste del mondo industriale, (si veda come esempio la fondazione Adriano Olivetti o la Giovanni Agnelli), dando luogo a dei fenomeni di promiscuità.

I principali obiettivi della ricerca sono stati quindi:

  • Rilevare la crescita e l’evoluzione dell’azione filantropica delle fondazioni famigliari, mediante l’aggiornamento dei trend nei paesi presi in esame (soffermandosi soprattutto su UK e USA);
  • Fornire uno strumento migliore di confronto internazionale, mediante l’inserimento di nuovi dati relativi a due paesi dell’Europa continentale (Italia e Germania);
  • Incoraggiare una maggiore trasparenza ed accessibilità alle informazioni sulla spesa per scopi caritativi delle fondazioni famigliari, aumentando la consapevolezza sui dati ed evidenziando i divari esistenti;
  • Incoraggiare la spesa per beneficenza, fornendo degli esempi reali e migliorando l’accesso alle informazioni

Contatto stampa: Luisa Maschio presso l’Agenzia Noir sur Blanc

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ibottini@ noirsurblanc.com

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