Mi piace ricordare di quando frequentavo, per le prime volte, fresco di studi, nei primi anni ottanta, i cantieri edili, per acquisire esperienza.
L’impatto era sempre un po’ bohemienne, con impalcature (si chiamavano così allora) montate come pezzetti del “meccano”, vecchio gioco in scatola che i miei coetanei ricordano bene.
Il tutto avveniva senza una regola che non fosse quella che recitava: mio nonno faceva così, mio padre faceva così allora anch’io faccio così!
I tempi sono cambiati, e grazie al cielo, i ponteggi per l’edilizia, hanno assunto il ruolo di scienza esatta, regolati da norme molto severe, a salvaguardia della sicurezza e della salute degli operatori.
Non si vedono più, infatti, gli antesignani di Spiderman abbarbicarsi su tubi e traversi, calcando tavolati di risulta, il più delle volte calzando un paio di scarpe da ginnastica, senza l’ausilio dei guanti, e, soprattutto, senza protezioni per il capo.
L’uso di casco protettivo, imbracature, guanti e scarpe anti infortunio sono diventati, e dico finalmente, la prima regola da seguire prima di apprestarsi all’operazione di montaggio ponteggi. Anche l’esecuzione non è più un, metti qua metti là, ma segue un vero e proprio progetto redatto da professionisti accreditati che dotano,di disegni precisi, chi del montaggio è responsabile.
Un altro passo verso quell’industrializzazione edilizia che ancora, rispetto ad altri Paesi, un po’ per pigrizia, un po’ per negligenza, in Italia stenta a decollare.
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