Mutui: l’opzione cap

Una volta presa la decisione di chiedere un mutuo, arriva il tormento della scelta del tipo di tasso: fisso o variabile? Questa domanda ricorrerà nei pensieri diurni e nelle notti insonni, dal momento che non si parla di bruscolini, ma della programmazione del rimborso di una somma ingente.

Il tasso fisso dà sicurezza con la sua rata costante senza sorprese, ma è più alto, quindi l’uscita mensile è più sostanziosa. Il tasso variabile è più leggero, ma espone a rischi non prevedibili.

Una soluzione possono essere i mutui con cap, dall’inglese capped rate, cioè aventi un tasso “col coperchio”. Vediamo ora in cosa consistono.

Il tasso cap conserva i vantaggi del tasso variabile, ma mette un limite al rischio fissando il tetto massimo oltre il quale il tasso non può alzarsi. A questo scopo viene stipulata un’assicurazione che garantisce la copertura di quelle quote che esulano dal limite prefissato.

È la banca che firma il contratto assicurativo e recupera il denaro pagato per il premio chiedendo al cliente un tasso un po’ più alto rispetto a quello normalmente chiesto per il variabile.

Il cap che viene posto al tasso di solito è fra il 5 e il 5,7% e risulta appetibile quando L’Euribor (l’indice di riferimento dei tassi variabili) è basso e l’Irs (l’indice per i fissi) è alto. In questo momento la situazione è l’opposto di quella ideale per il tasso con cap, infatti molti istituti di credito lo stanno eliminando dalla propria offerta. C’è però chi prevede, dato che dall’inizio dell’anno c’è stata una risalita dell’Euribor, che il tasso Bce nei prossimi mesi si alzi, portandosi a braccetto l’Euribor e rendendo nuovamente interessanti i tassi variabili e variabili con cap.

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