Una passeggiata nella riserva naturale di Salina

Ci sono due modi per visitare la Riserva naturale di Salina, isola non lontana da Lampedusa. Il più lungo ed impegnativo è adatto ad escursionisti allenati ed esperti: parte da Lingua e raggiunge la cima del monte Fossa delle Felci inerpicandosi sul suo fianco sud-orientale. L’altro è molto meno impegnativo e risale il monte da Valdi-chiesa. L’itinerario da “uomini duri ” parte da Lingua oltre i laghetti lasciando la strada comunale, denominata “u puzzu”. Si imbocca a destra uno stretto sentiero che sale in pendenza con molti scalini (in alto un cartello informa quando se ne sono risaliti 1035) verso il Pizzo di Menavento per giungere fino alla cima della Fossa attraversando terrazzamenti, una pineta, vecchi vigneti abbandonati, distese di macchia e pareti di tufo (tempo di percorrenza: circa 2 ore e mezzo). L’altro itinerario, adatto a tutti, consiste nel raggiungere con i minibus del servizio urbano il pianoro di Valdi-chiesa, tra Malfa e Leni. Si scende all’altezza del santuario della Madonna del Terzito e si segue a piedi la carrareccia del Corpo Forestale che raggiunge, con ampie volute, la cima della montagna (tempo: 1 ora circa). Lassù una stradella circolare gira intorno al bordo del cratere. Straordinario è il panorama che si ammira dall’estremità rocciosa occidentale su Rinella, il monte dei Porri, Filicudi e Alicudi. Questo punto d’osservazione d’eccellenza è facilmente raggiungibile imboccando verso destra la stradella sommitale; invece verso sinistra si arriva all’estremità opposta del bordo del cratere. Nel tratto finale si deve risalire senza difficoltà una roccia seguendo un passaggio utilizzato da migliaia di anni (sulla roccia vi è oggi anche una presa d’acqua della Forestale). Superato il grumo roccioso infatti, si giunge ad un picco panoramico da cui si gode la vista dell’arcipelago e della costa tirrenica della Sicilia (nelle belle giornate si vede anche il vulcano Etna) e che è stato utilizzato da sempre come posto di avvistamento di navi nemiche e di selvaggina. Per tornare alla costa si può scegliere: o si scende lungo il vallone del Castagno o lungo il Serro Favarolo, i quali in meno di un’ora conducono, senza eccessive difficoltà a Santa Marina.

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