RIAPRIRE GLI ORFANOTROFI? ANCHE DALLA LIGURIA UN “NO G RAZIE”!

Comunicato stampa di sabato 25 ottobre 2008

Riaprire gli orfanotrofi?
Anche dalla Liguria un “No grazie”!

Il Coordinamento Case Famiglia per Minori della Liguria
è contrario alla proposta di Mons. Liberati.

Abstract
Pensare di riaprire gli orfanotrofi non è una soluzione, ma una scorciatoia.
L’orfanotrofio è semplicemente un mezzo per scaricare una responsabilità che spesso la collettività rifiuta di assumersi, per pigrizia, per paura, per indifferenza. Invece di riaprire gli orfanotrofi dovremmo riaprire i cuori delle nostre famiglie, e imparare a rendere la nostra casa disponibile a chi una casa non ce l’ha.

Comunicato
Un secco “no, grazie” alla proposta dell’Arcivescovo di Pompei Mons. Carlo Liberati, pubblicata su La Stampa del 20 ottobre, di riaprire gli orfanotrofi arriva anche dalla Liguria. Nazzareno Coppola, Presidente dell’Associazione CO.FA.MI.LI. (Coordinamento Case Famiglia per Minori della Liguria), che comprende 7 realtà, da Genova a Vallecrosia, sulla polemica afferma deciso: “Vogliamo pensare e sperare che le affermazioni fatte da Mons. Liberati sull’infelicità e inadeguatezza delle legge 149 del 2001, che disciplina l’adozione e l’affidamento dei minori, e sul conseguente auspicio di una riapertura degli orfanotrofi, siano frutto di uno sfogo, dettato dall’amarezza. Se, come molte altre associazioni italiane per la tutela dei minori in difficoltà familiari, possiamo condividere la sua amarezza nel constatare le difficili condizioni di disagio, privazioni, sofferenza e abbandono in cui versano ancora oggi tantissimi bambini, ragazzi e giovani, certo non possiamo concordare con lui circa l’opportunità di riaprire gli orfanotrofi”.
Mons. Liberati afferma che la legge 149/2001, che ha modificato la legge 184/1983 sull’adozione e sull’affidamento educativo, è “una legge fallimentare”. “Invece – continua Coppola – questa legge ha riconosciuto la soggettività del minore e quella della famiglia naturale come portatrice di risorse da mettere in gioco col sostegno di una comunità solidale. La stessa definisce inequivocabilmente l’affido come presa in carico temporaneo di minori in presenza di rilevanti problemi nella famiglia d’origine, la quale deve tornare ad essere uno spazio affettuoso, relazionale, educativo e valido: la Famiglia infatti è una struttura sociale imprescindibile. La legge 149/2001, è un’ottima legge, una legge che sottolinea con forza il valore della famiglia, e tutela il diritto di ogni minore di averne una o quantomeno di crescere in una realtà di tipo famigliare”.
Il portavoce dell’Associazione CO.FA.MI.LI., nata nel 2005 e comprendente sette realtà del Ponente ligure (da Genova a Vallecrosia), in cui sette coppie hanno fatto la scelta di aprire la propria casa a minori con percorsi difficili, incalza: “il problema a nostro avviso non risiede nella legge, che punta molto sulla capacità di solidarietà delle famiglie, con i canali dell’affido e dell’adozione, ma nel confronto tra i numeri”. Infatti purtroppo, anche nella regione ligure, un numero limitato di famiglie accoglienti si trova di fronte a un numero altissimo di minori che si trovano in stato di bisogno.
“Pensare di riaprire gli orfanotrofi non è una soluzione, ma una scorciatoia. Anche dentro la Chiesa vi sono numerosi e positivi esempi di Ordini religiosi che hanno promosso, a seconda delle situazioni, le adozioni e gli affidamenti familiari a scopo educativo, e di altri che da anni hanno chiuso gli istituti di ricovero a carattere di internato e aperto comunità alloggio parafamiliari di 6-8 posti. L’orfanotrofio è semplicemente un mezzo per scaricare una responsabilità che spesso la collettività rifiuta di assumersi, per pigrizia, per paura, per indifferenza. Invece di riaprire gli orfanotrofi dovremmo riaprire i cuori delle nostre famiglie, e imparare a rendere la nostra casa disponibile a chi una casa non ce l’ha. E’ un’esortazione di questo tipo, che sproni la società e la collettività ad andare incontro alle esigenze minori in stato di abbandono e semiabbandono ciò che ci aspetteremmo da un vescovo del calibro di Mons. Carlo Liberati, anche a stimolo dei credenti”.

L’Associazione CO.FA.MI.LI. (Coordinamento Case Famiglia per Minori della Liguria), che aderisce al CE.S.P.IM., è nata nel 2005 e comprende sette realtà del Ponente ligure (da Genova a Vallecrosia), tutte diverse, in cui sette coppie hanno fatto la scelta di aprire la propria casa a minori con percorsi difficili. Precursore è stata la Casa Famiglia Pollicino, che accoglie nella frazione Sant’Agata di Imperia in media 5 bambini oltre ai figli di Nazzareno e Liliana (così come nelle altre Casa Famiglia su base professionale). Poi sono nate le altre esperienze: nel 2000 “La Casetta” a Vallecrosia (IM), nel 2003 “La Gabbianella” ad Andora (SV), nel 2004 “Betania” a Genova, nel 2005 la Casa Famiglia della "Comunità Servizi Fondazione Diocesana – ONLUS" a Savona, nel 2006 "Il Campo dei Girasoli" a Calizzano (SV), e l’anno scorso “La Piuma” a Genova.
Per ogni Casa Famiglia una coppia ha deciso di aprire la propria casa e di allargare la propria famiglia accogliendo minori in stato di abbandono e semiabbandono. Un modo per restituire a questi bambini disagiati la possibilità di far parte di un contesto famigliare, un importante aiuto per affrontare il loro percorso di crescita e formazione.

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