Da un bel po’ di tempo le grandi società petrolifere, finite giustamente nel mirino dell’opinione pubblica per come alimentano la crisi climatica, stanno cercando di ripulire la loro immagine attraverso importanti campagne di marketing (la cui sincerità è decisamente dubbia). Soprattutto di recente un connubio assai praticato è quello con lo sport.
I numeri della politica di marketing
Secondo una ricerca condotta dal New Weather Institute, un think-tank che si occupa del cambiamento climatico, i finanziamenti da parte delle società petrolifere al mondo dello Sport hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 5,6 miliardi di dollari. La più attiva in questo senso è stata Aramco, la compagnia petrolifera Nazionale dell’Arabia Saudita, che ha pompato circa 1,3 miliardi di dollari nel mondo sportivo. Ma sono praticamente tutte le compagnie ad adottare un trend following rispetto a questa strategia.
Lo scopo fondamentale di questa feroce iniezione di denaro sarebbe di acquisire una sorta di licenza sociale per continuare ad operare, viste le massicce critiche riguardo al loro ruolo fondamentale di alimentare la crisi climatica.
Nessuno sport si salva
Questa imponente campagna di marketing globale non sta escludendo alcuno Sport. Sebbene i più finanziati restino gli sport motoristici, anche per via di una maggiore affinità tra i due settori, l’attivismo delle società petrolifere si manifesta anche nel calcio, nel golf e addirittura arriva anche agli sport sulla neve (che dovrebbero essere quanto di più lontano dal loro mondo e dai loro affari).
Del resto, appena un anno fa, il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman, ammise candidamente che se il lavaggio sportivo fosse servito ad aumentare il PIL del paese avrebbero continuato senza dubbio a farlo. Ed è ciò che sta accadendo.
Le star più ricercate
Nell’ambito di questa strategia rientrano anche i corteggiamenti a molteplici star dello Sport. Si pensi a Cristiano Ronaldo che guadagna 200 milioni di dollari l’anno (180 milioni di euro, secondo il cambio attuale pubblicato da Pocket Option Italia), oppure Tyson Fury ed Anthony Joshua. Pagati per andare a trascorrere del tempo in Medio Oriente nell’ambito di contratti veri e propri, oppure di semplici sponsorizzazioni. Tutto questo per riciclare la propria reputazione globale, in barba agli sforzi del mondo per viaggiare verso un’economia verde.
Se facciamo due conti, basandoci sul fatto che il social network ha distribuito azioni ai dipendenti ad un prezzo di 45 dollari, ne viene fuori che la valutazione di X non arriva neppure a 20 miliardi di dollari.
Nel panorama globale, ci sono soprattutto pochi grandi attori che si spartiscono la torta del commercio internazionale sul mercato dell’agrifood.
Tutti quanti fanno il “tifo” per i vaccini, che potrebbero (relativamente) presto farci gettare alle spalle le paure di altri contagi. Ma è chiaro che bisognerà ricostruire lo scenario economico globale, affrontando temi che forse avrebbero dovuto essere affrontati già in passato con maggiore decisione. Parliamo cioè di riforme economiche strutturali. questa necessità si avverte non maggiore impellenza soprattutto nei mercati emergenti.