L’anno di presidenza BRICS che spetta al Sudafrica è iniziato all’insegna delle critiche rivolte da Bruxelles e Washington. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa voleva mantenere l’attenzione sui problemi e sugli interessi dei Paesi africani e portarli al prossimo summit del blocco, che si terrà nel suo Paese probabilmente ad agosto. Le diplomazie occidentali, invece, si sono focalizzate sulle manovre navali “Mosi II”, effettuate nella seconda metà di febbraio al largo di Durban.
Le critiche e la reazione del Sudafrica
Dall’Ambasciata americana in Sudafrica come pure da quella ucraina sono piovute critiche sul governo locale, colpevole secondo loro di aver scelto una tempistica infelice per le esercitazioni militari. Tuttavia il generale Siphiwe Lucky Sangweni, capo delle operazioni militari congiunte, precisa che tali manovre erano in programma già da due anni, quindi da ben prima del fatidico 24 febbraio 2022. Inoltre la ministra delle relazioni internazionali e della cooperazione del Sudafrica Naledi Pandor aveva già liquidato i commenti negativi degli occidentali descrivendoli come ipocriti e semplicistici. Il Sudafrica infatti intende scegliere liberamente con chi intrattenere relazioni e in che modo, senza bisogno che Washington dia il suo assenso.
L’atteggiamento dell’Africa e i suoi interessi
Diversi Stati africani avevano mantenuto un atteggiamento neutrale e distante rispetto alla questione ucraina. Si erano ad esempio astenuti durante le votazioni all’ONU sulle risoluzioni di condanna contro la Russia. Oggi, invece, con le esercitazioni militari il Sudafrica mostra la sua scelta di campo, dettata anche dalla volontà di promuovere i bisogni e gli interessi africani presso il BRICS, blocco in via di espansione. Al prossimo summit potrebbe persino partecipare la stessa Unione Africana, il cui Consiglio esecutivo si è riunito proprio a febbraio.

Quello che sta pesando enormemente sull’economia sudafricana è la questione riguardante il presidente Jacob Zuma. Il numero uno del paese è nel mirino della magistratura per corruzione. Il punto è che Zuma sta affrontando una crescente critica anche all’interno del partito ANC. Finora il presidente è riuscito a rimanere in sella, anche perché i voti di sfiducia sono stati espressi a scrutinio palese, e molti hanno avuto paura di prendere posizione apertamente contro di lui. Tuttavia la situazione politica è molto fragile, e tale dovrebbe rimanere fino alla conferenza ANC alla fine del 2017.