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  • Debito pubblico UE alle stelle dopo il Covid. Ma cancellarlo affonderebbe l’Euro

    Per stimolare l’economia colpita duramente dal Covid, i governi dei paesi UE hanno dovuto aumentare la spesa e quindi il debito pubblico. Da solo però questo non è bastato a contrastare l’urto della pandemia, e si è quindi reso necessario l’intervento della BCE. Questo significa altro debito, ed anche se è spalmato su tutti i Paesi, sempre di debito si tratta.

    L’idea di cancellare il debito pubblico

    debito pubblicoMolti si sono chiesti allora se non avrebbe avuto senso, visto che siamo tutti sulla stessa barca, chiedere alla UE di procedere alla cancellazione del debito pubblico da parte delle banche centrali. Ma a ben guardare, ci sono fondati motivi per i quali nessun governo si è avventurato ad avanzare una richiesta del genere.

    Ipotesi sconveniente

    In primo luogo, perché non è interesse delle banche centrali stesse. Infatti all’atto pratico la cancellazione del debito… non cancella proprio nulla. Semmai trasforma una attività (ovvero il credito vantato verso lo Stato) in una passività (ossia in un credito ormai non più esistente).
    I titoli di Stato sarebbero sostituiti da perdite nel bilancio, e non c’è stop loss order che tenga. Teniamo conto che parliamo di montagne di denaro, visto che a ottobre 2020 la Bce e le singole banche centrali dell’area dell’euro, avevano in pancia circa 3.454 miliardi di euro, contro 109 miliardi di capitali e riserve.

    Le conseguenze

    La cancellazione del debito renderebbe necessario quindi il risanamento delle banche centrali dell’Eurosistema.
    Ciò potrebbe avvenire in due modi. Aumentando le risorse in entrata (e quindi le tasse), oppure spalancando la porta a un finanziamento illimitato della spesa pubblica realizzato stampando moneta. Ma chi stampa moneta inevitabilmente la deprezza. L’euro cioè crollerebbe, dando un colpo irreparabile (sfiducia totale) all’Eurozona. Ipotizzando uno scenario simile, domani indebitarci ci costerebbe 10 volte di più, perché chi verrebbe a mettere i capitali da noi? Solo uno al quale viene offerto un rendimento stratosferico (che per noi sarebbe un costo da interessi).

    L’esempio greco

    La storia recente peraltro ci fornisce un piccolo esempio. Il governo greco dichiarò l’insolvenza sul debito pubblico. In un sol colpo lo tagliò del 70%. Fu una liberazione? No, tutt’altro, fu l’inizio di un periodo nerissimo, con una recessione drammatica lunga quasi sette anni. Inoltre chi conosce il significato di volatilità, cos’è e i suoi effetti, sa benissimo quanti rischi comporta una mossa simile.
    Meglio allora tenerci il debito pubblico così com’è, e fare qualcosa di concreto (riforme?) per affrontarlo.

  • La Banca d’Inghilterra ha deciso di sfidare i mercati finanziari

    La Banca di Inghilterra ha tirato indietro la mano dopo aver gettato il sasso. Qualche settimana fa appena, il governatore dell’istituto centrale del Regno Unito aveva dato quasi per scontato che ci sarebbe stato un ritocco del costo del denaro. Ma nel corso dell’ultima riunione invece questa mossa non solo non è avvenuta, ma è stata rinviata a data da destinarsi. La BoE infatti ha concluso il suo meeting di politica monetaria facendo sapere che i prossimi ritocchi ai tassi dipenderanno dagli eventi.

    La decisione di lasciar tutto com’è ha un po’ il sapore della sfida nei confronti dei mercati e degli speculatori. Per il momento l’effetto ottenuto è stato quello di affossare la sterlina, che ha perso pesantemente terreno contro euro e dollaro. La presenza di un piercing line pattern forex evidenzia un cambio di rotta verso il basso.

    La mossa della Banca d’Inghilterra

    banca d'inghilterraVengono alla mente le parole del parlamentare del Labour Pat McFadden, che ha definito il governatore della Banca d’Inghilterra come “marito inaffidabile” dei mercati. Effettivamente un cambio di rotta così rapido non è frequente vederlo. Dopo aver promesso una stretta monetaria, la banca centrale ha annunciato che manterrà i tassi guida invariati allo 0,5%. Solo due membri con diritto di voto, Saunders e McCafferty, hanno dissentito.

    Hanno pesato i dati macro deludenti dell’ultimo periodo. Rispetto a febbraio scorso, le previsioni circa l’inflazione si sono fatte molto più pessimiste. Non si dovrebbe affatto raggiungere l’obiettivo del 2% prima dei due anni. Questo ha fatto perdere slancio alla sterlina, che ha perso 100 punti base dopo il report della Bank of England, per la disperazione di chi ha visto scattare lo Stop Loss Operativo trading sulle proprie piattaforme. Del resto i mercati monetari adesso scontano soltanto un altro rialzo dei tassi quest’anno (entro novembre).

    Come detto, la Bank of England si è posta quasi come a voler sfidare i mercati. La sua prima preoccupazione infatti sarà lo stato di salute finanziaria delle famiglie e delle aziende, mentre c’è disinteresse verso chi specula sull’andamento della sterlina. Una mossa rischiosa, tenuto conto che c’è sempre la Brexit che incombe…