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  • Lingotti d’Oro da Investimento Contro l’Instabilità Finanziaria

    I lingotti d’oro in un periodo di profonda crisi economica e di instabilità dei prezzi rappresentano per i risparmiatori un ottimo mezzo per mantenere il valore dei propri soldi, invece che tentare di destreggiarsi tra i molti investimenti alternativi che in molti casi si rivelano rischiosi e difficili da prevedere.
    Sono molti anche i consulenti finanziari che suggeriscano, a chi vuole preservare il valore dei propri risparmi da brutte sorprese, di acquistare lingotti d’oro, questi sono un metodo sicuro per poter conservare il valore dei soldi nel lungo periodo al riparo da qualsiasi genere di crisi economica e non.
    La cosa che è bene sapere prima di scegliere la strategia compro oro come forma di investimento è che questa non darà guadagni di alcun genere se non al momento della sua cessione, per questo motivo l’oro non è il metodo giusto per chi vuole investire soldi per cercare di ottenere dividendi o elevati guadagni in tempi rapidi.
    La strategia del compro oro ha un carattere prevalentemente difensivo rispetto al valore del capitale investito e per questo che questo metallo prezioso viene considerato come un bene rifugio tra i più affidabili, anche se in alcuni momenti è possibile avere la possibilità di venderlo ad elevate quotazioni monetizzando guadagni di tutto rispetto.
    in Italia il risparmiatore privato può liberamente detenere oro sotto forma di lingotti o monete, che più si adattano per gli investimenti di minor valore, i lingotti al contrario sono molto adatti per investire elevate cifre di denaro, in quanto in poco spazio e peso possano essere accumulati ingenti capitali.
    Se si acquista lingotti d’oro senza volersi accollare l’onere della custodia possiamo rivolgersi a società specializzate in investimenti in oro che vendano quote d’oro senza che il compratore riceva l’oro fisicamente, che verrà detenuto in appositi caveau che lo conserveranno per nostro conto fino al momento nel quale non decideremmo di rivenderlo monetizzando il proprio investimento secondo la valutazione oro del momento.
    Ci sono varie misure di lingotti d’oro, si parte da quelli piccoli che pesano 10 grammi per arrivare a quelli di un chilo che vengano solitamente utilizzati per stoccare le riservare auree degli stati o per i capitali delle grandi società di investimento.
    I lingotti d’oro certificati vengano venduti da società specializzate che sono ufficialmente riconosciute a livello internazionale e garantiscano la purezza dell’oro contenuto nei lingotti, i lingotti d’oro da investimento sono realizzati con oro 24 carati che corrisponde ad una purezza del 99,9%, la conservazione di questi nei caveau di queste società specializzate è un ulteriore garanzia di purezza che in caso di vendita viene riconosciuta a livello internazionale.

  • Pratiche auto, Unasca: Il certificato di proprietà digitale aumenta i fogli da stampare invece di diminuirli

    23 ottobre 2015 – Quella annunciata da Aci come la rivoluzione digitale nel mondo delle formalità del PRA, quindi delle pratiche auto, ha iniziato a fare i conti con la realtà.

    Sono infatti passate due settimane dall’avvio del nuovo sistema del certificato di proprietà digitale (CDPD) che sostituisce quello cartaceo con la promessa dei vantaggi della dematerializzazione (in termini di risparmio di carta, tempo e denaro), e gli operatori del settore rappresentati da UNASCA fanno un primo bilancio degli effetti di questa riforma. Bilancio che mette in evidenza alcune sorprese e paradossi. La prima occasione per parlarne è stato il convegno di FEDERMOTORIZZAZIONE oggi 23 Ottobre, a Milano, presso Confcommercio, di cui Unasca fa parte da quest’anno, e in cui ha preso parte con un intervento Ottorino Pignoloni, segretario nazionale Unasca Studi.

    “Aci racconta Pignoloni –  ha annunciato l’introduzione del CDPD dichiarando che questo porterà il risparmio, oltre che di tonnellate di inchiostro, di circa 30 milioni di fogli, specificando anche il peso della carta in 115 gr/mq. Tuttavia la realtà è che da 14 giorni a questa parte fare un passaggio di proprietà è diventato molto più complesso di prima”.  Innanzitutto è stato  introdotto un pezzo di carta in più, la delega, che il proprietario del veicolo deve firmare per la stampa dello stesso CDP  (2 pezzi di carta) su cui redigere l’atto di vendita che poi sarà autenticato dalle Agenzie abilitate o dal Pra o dalla Motorizzazione. Inoltre i fogli complessivi da stampare per portare a termine il passaggiosono passati da uno (che era il certificato che non viene più consegnato) ad almeno cinque: uno per la delega, due per il CDP (stampato come atto di compravendita), poi l’allegato A che contiene le informazioni aggiuntive all’atto di compravendita ed infine la fotocopia del documento del delegante.

    Questo mette in evidenza Pignoloni –  comporta maggiori tempi di lavoro per gli operatori e di attesa per gli Utenti per portare a buon fine la pratica. E se a tutto aggiungiamo che gli automobilisti continuano a pagare 27 euro per un documento che prima gli veniva consegnato e ora non piu’, senza risparmiare nulla, viene da domandarsi: dove sta questa rivoluzione digitale e soprattutto chi sta risparmiando con il CDP digitale? Solo ACI i cui bilanci non sono certo statali ma la cui unica funzione pubblica è proprio la gestione del PRA. Questa è la risposta e il primo bilancio.

    Sono inoltre maggiori poi le complicazioni sia tecniche che pratiche quando la compravendita dell’auto è a favore di un concessionario che a sua volta la rivende. Blocchi informatici, impossibilità nell’effettuare il doppio passaggio in tempo reale a differenza di come avveniva prima. Questa è una palese limitazione della libera contrattazione e dei rapporti commerciali che lascia stupefatti, così come il nuovo archivio messo in piedi da ACI  che traccia gli atti di vendita non ancora autenticati e ben lungi dall’essere tali.

    “Noi  – conclude Pignoloni – auspichiamo che l’automobilista italiano possa finalmente avere gli stessi diritti dei cittadini comunitari nel pagare un solo documento di circolazione come prevede la riforma Madia affinché si riducano i costi connessi alla gestione pubblica dei dati relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli e della realizzazione di significativi risparmi per l’utenza. Si sta parlando di oltre 300 milioni di euro di risparmio per gli automobilisti e di circa 150 milioni di risparmio strutturale per la spesa pubblica. L’accorpamento dei due sistemi e l’efficientamento della macchina pubblica, 1,5 miliardi in 10 anni”.