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  • Acquario Dohrn Napoli

    Il più antico acquario pubblico di Napoli , nato nel 1874 per mostrare ai napoletani e ai visitatori della città le meraviglie della vita marina del Golfo e del Mediterraneo. Entrare all’interno dello storico acquario, significa immergersi nel sogno del suo fondatore, lo zoologo Anton Dohrn. Il suo sogno è sempre stato quello di poter fornire e diffondere la conoscenza del mondo sottomarino. Studiosi, scienziati e ricercatori di tutto il mondo arrivavano a Napoli per studiare ed analizzare gli animali dal vivo nel loro ambiente naturale. Benedetto Croce lo definì “il grande albergo degli scienziati”. Questo luogo nacque con la triplice funzione di osservazione diretta del mare, li a pochi passi, intrattenimento divulgativo e finanziamento della ricerca.

    Al piano terra l’acquario è collegato ancora oggi, direttamente al mare da un canale sotterraneo. L’opera ingegneristica venne affidata all’inglese Alford lloyd, che aveva già elaborato gli acquari di Londra ed Amburgo.

    Il viaggio all’interno dell’Aquarium condurrà il visitatore alla scoperta del mare, e sembrerà una vera e propria immersione nel mondo di Poseidone, un viaggio che si realizza grazie al sogno di Dohrn.

    Il museo ricorda la strettissima relazione tra Anton Dohrn e Charles Darwin.

    Il Museo è stato realizzato nella casina del boschetto, di recentissima ristrutturazione, con la stessa finalità che ha sempre avuto la stazione Zoologica di Napoli, ossia quella di aprire al mondo della ricerca i napoletani e i visitatori di ogni parte del mondo.

    La vita è nata in mare e il DaDoM, mantiene intatta la tradizione della Stazione Zoologica.

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  • Il decumano del mare, Piazza Mercato

    Il quartiere mercato di Napoli è una delle zone della città, dove le presenze storiche sono ancora molto forti. Uno dei luoghi simbolo del quartiere è la piazza del Mercato, che venne inserita nelle mura cittadine della città dai sovrani Angioini, diventando molto presto l’area del mercato del regno assieme alle piccole botteghe degli artigiani.

    La piazza è stata considerata per molti secoli il luogo delle feste popolari, ovviamente del mercato ma anche ricordata tristemente perchè, utilizzata, sempre in epoca angioina, anche come sede delle pene capitali. Proprio qui, infatti, venne decapitato il giovane Corradino di Svevia.

    Per questi tre motivi, nei secoli la zona è stata denominata la Piazza delle tre Effe, ossia Festa, Farina e Forca. La piazza fu anche palcoscenico della rivolta di Masaniello del 1647. Una particolarità, della piazza è la sua forma irregolare, dove ingloba anche piazza del Carmine. Sembra essere incastonata, come un gioiello tra quattro chiese: la chiesa di San’Eligio, la prima chiesa fatta costruire dagli Angioini, la chiesa di San Giovanni a mare, la chiesa della Croce al Purgatorio ed infine il santuario della basilica del Carmine Maggiore.

    Proprio in quest’ultima chiesa scrigno del barocco napoletano, è fortissima la devozione popolare verso la Madonna del Carmelo o Madonna Bruna, festeggiata il 16 luglio, con una particolare tradizione. Il giorno della vigilia ossia il 15 luglio, avviene simbolicamente l’incendio del campanile della chiesa. il campanile alto più di 75 metri, viene rivestito completamente da fuochi d’artificio per simulare un vero incendio, che viene spento solo nel momento in cui arriva il quadro della Vergine del Carmine.

    L’incendio vuole rievocare l’usanza già famosa ai tempi di Masaniello, di quando in piazza i fedeli erano soliti dare alle fiamme un castello di legno, costruito per ricordare le antiche battaglie combattute contro i mori.

    Un vero e proprio appuntamento fisso dei napoletani che si recano in basilica.

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  • IamHero Educational, la presentazione a Didacta 2023

    IamHero sarà presente a “Didacta 2023”, il più importante appuntamento fieristico sull’innovazione del mondo della scuola, per presentare in anteprima “IamHero Educational”, la versione di scenari terapeutici game-based per bambini con problematiche del neurosviluppo (Dsa). Insieme al team della startup con sede a Volla, in provincia di Napoli, ci sarà RoboCode, partner per la Toscana, e Stranogene, la startup innovativa che lavora nell’ambito dell’intrattenimento. Quest’ultima porterà a Didacta il nuovo progetto denominato “Coderino”, un sistema ibrido per l’insegnamento.

    Fiera Didacta Italia, che si terrà dall’8 al 10 marzo 2023 presso la Fortezza da Basso di Firenze, ha l’obiettivo di favorire il dibattito sul mondo dell’istruzione tra gli Enti, le associazioni e gli imprenditori, per creare un luogo di incontro tra le scuole e le aziende del settore.

    IamHero Educational, la presentazione a Didacta 2023

    “La partecipazione a Didacta 2023 è un passo fondamentale per portare l’innovazione di IamHero nelle scuole di tutta Italia. – ha detto Emanuele Pisapia, direttore commerciale di IamHero – Ogni bambino è un mondo a sé e quando sono presenti Dsa e problematiche del neurosviluppo occorre una metodologia immersiva che coinvolga e migliori il flow dei giovani studenti per una didattica più efficace e partecipativa. IamHero crea scenari immersivi di cui tutta la classe può beneficiare in termini di team building ed aggregazione senza esclusioni”.

    Con il team e i responsabili scientifici ci saranno anche Robocode, partner per la Toscana, e Stranogene

    RoboCode, partner di IamHero, sperimenta la programmazione e la robotica di base per bambini, ragazzi e adulti. È un ambiente creativo che promuove incontri, workshop digitali e percorsi educativi multimediali per l’apprendimento digitale. RoboCode nasce dalla necessità di incoraggiare i ragazzi a diventare progettisti dei loro videogiochi, esperti nel montaggio video, nella creazione di storie, dando vita alle proprie idee attraverso percorsi di tecnologia digitale.

    “Quando abbiamo saputo dell’utilizzo dell’oculus – ha spiegato la fondatrice e attuale presidente di RoboCode Gloria Zanichelli – per percorsi terapeutici educativi personalizzati che coinvolgevano i ragazzi attraverso i videogiochi per curare disturbi del neurosviluppo ci è apparsa subito una cosa molto interessante che poteva unire le nostre due realtà. Noi utilizziamo il gioco e suoi elementi di base educativi e ludici che rappresentano un modo innovativo per veicolare contenuti didattici attraverso il learning by doing”.

    Stranogene pronta a varare il suo nuovo progetto, Coderino

    Come già accennato, a Didacta sarà presente anche Stranogene che, insieme ad IamHero, è risultata recentemente vincitrice a Napoli del Premio Innovazione Smau. Stranogene ha ideato il videogame Super Fried Heads, nato con l’idea di far apprendere micro informazioni agli utenti in maniera “trasparente” durante l’atto di gioco, utilizzando i concetti di hidden learning e di massive iteration. A Firenze la startup sarà pronta a varare il suo nuovo progetto, Coderino.

    “Parliamo di un ibrido materico e digitale – ha affermato Paolo Di Capua, responsabile dell’iniziativa – ideato per sviluppare il pensiero computazionale in giovani dai 4 ai 13 anni. Insegniamo insomma a ragionare per algoritmi e ad affacciarsi al problem solving”.

    I Coderini sono blocchi di legno con capacità magnetiche, caratterizzati dalla presenza di uno o più simboli sulle diverse facce. Possiamo vederli come piccoli supereroi, capaci di rendere semplice ed immediata l’esperienza di gioco del bambino. Una volta connessi tra loro, costituiscono la sequenza che viene “letta” da un sistema di Intelligenza Artificale, inviata in seguito al sistema digitale di gaming. Il bambino osserva il risultato all’interno dei Gamerini, micro game presenti in Coderino, e riceve ricompense più o meno consistenti a seconda della correttezza delle proprie scelte.

  • A Villa delle Ginestre, IamHero e Stranogene i Premi Innovazione Smau Napoli

    Tre riconoscimenti per tre realtà che si stanno sempre più affermando nel campo della ricerca e dell’innovazione in campo terapeutico: Villa delle Ginestre srl – Centro di Riabilitazione e Fkt e le startup IamHero e Stranogene riceveranno il Premio Innovazione Smau presso la Mostra d’Oltremare di Napoli il 15 ed il 16 dicembre prossimi. Smau Napoli è l’appuntamento di riferimento per tutte le imprese che vogliono avviare attività di sviluppo di prodotto e di processo per portare sul mercato la vera innovazione. Le startup dedicate alla digital therapy dei più piccoli sono promosse e partecipate da Villa delle Ginestre.

    A Villa delle Ginestre, IamHero e Stranogene i Premi Innovazione Smau Napoli

    Villa delle Ginestre bissa così il successo del 2018 a Milano, in quanto già vincitrice del Premio Smau per l’Innovazione. Primo grande riconoscimento, invece, per IamHero e Stranogene. La prima startup ha sviluppato un ambiente terapeutico avanzato game-based che aiuta giovani pazienti con deficit di attenzione e iperattività (Adhd) a migliorare le proprie skill cognitive-comportamentali. La seconda, invece, ha ideato il videogame Super Fried Heads, nato con l’idea di far apprendere micro informazioni agli utenti in maniera “trasparente” durante l’atto di gioco, utilizzando i concetti di hidden learning e di massive iteration. Villa delle Ginestre, IamHero e Stranogene hanno sede a Volla, in provincia di Napoli. All’evento sarà presente anche l’Università di Napoli “Federico II” che ha sperimentato le tecnologie delle startup.

    “E’ una grande soddisfazione per tutto il team – commentano da IamHero – che vede riconosciuta la propria metodologia di lavoro in una manifestazione importante nei settori del digitale, dell’innovazione e della tecnologia come Smau Napoli”.

    All’avanguardia nei campi della robotica e della realtà immersiva

    Villa delle Ginestre è alla continua ricerca di risorse tecnologiche in campo terapeutico. E’ infatti all’avanguardia nei campi della robotica e della realtà immersiva come strumento di riabilitazione, facendo dell’innovazione tecnologica una leva per far diventare una seduta di riabilitazione in un gioco divertente. Da ottobre 2021 è stata avviata la sperimentazione con IamHero che introduce l’utilizzo di realtà virtuale e motion tracking per la terapia dei pazienti con deficit dell’attenzione ed iperattività (Adhd) al fine di migliorare il coinvolgimento dei destinatari e l’efficacia clinica.

    L’idea rivoluzionaria di IamHero, invece, è quella di portare i piccoli in una realtà virtuale per aumentare il coinvolgimento e rilevare le performance ed i livelli di stress. Il termine chiave è “seriuous game”. I giochi seri sono dei game digitali che coniugano elementi educativi e ludici. Ciascuno dei game punta al miglioramento di specifiche skill cognitive e comportamentali, individuate in collaborazione con team di esperti medici e terapisti.

    Gli algoritmi di gioco

    Grazie agli algoritmi di gioco sviluppati da Stranogene poi, non solo è possibile tenere traccia dell’apprendimento dell’utente tramite il sistema di machine learning che personalizza la difficoltà in base all’utente, ma diventa uno strumento clinico di raccolta dati fondamentali per l’analisi dei progressi dei giovani pazienti, come i tempi di reazione, i potenziali errori e le scelte effettuate. Tali dati sono utili al fine di confrontare i valori ottenuti in un campione di bambini di controllo rispetto a bambini selezionati affetti da patologie neuropsichiatriche. Il target di bambini a cui verrà somministrato il videogioco è nella fascia d’età di 6-8 anni, anche in virtù dell’obiettivo didattico, che è quello di insegnare i concetti di addizione e sottrazione.

    A Smau saranno presenti startup, Pmi innovative, corporate, Enti locali, incubatori e acceleratori d’innovazione. Tutti avranno l’occasione di raccontare la propria storia, incontrare potenziali partner ed entrare a far parte dell’ecosistema dell’innovazione Made in Italy.

  • Serata Gatsby a Napoli: grande successo per la kermesse a Villa Marinella

    Un trionfo di classe ed eleganza, catapultati negli anni ’30 tra abiti leggerissimi di raso e chiffon di seta, tra lustrini e piume, sinuosi swing, danze e musica partenopea: è stato tutto questo e molto altro la “Serata Gatsby – Atmosfere napoletane anni ’30” andata in scena con successo nella cornice liberty di Villa Marinella nel capoluogo campano.

    Serata Gatsby a Napoli: grande successo per la kermesse

    Una kermesse unica, immersiva ed emozionante, caratterizzata dalla presenza di tutti gli ospiti in abiti d’epoca anni ’30. Lo stupore negli occhi dei tantissimi ospiti ha fatto sì che l’evento unico nel suo genere riscuotesse un grandissimo successo. Ha preso parte alla Serata, in veste di ospite a sorpresa, il tenore lirico napoletano Giuseppe Gambi. Il tenore è vincitore di numerosi premi e considerato una delle voci più promettenti del panorama nazionale ed internazionale.

    La “napoletanità” è stato il leitmotiv della manifestazione. Davide Brandi, presidente dell’associazione “I Lazzari”, da anni promotore del patrimonio linguistico storico del dialetto napoletano, ha coinvolto gli ospiti con un particolare “rubabandiera” incentrato sul dialetto e sui luoghi simboli di Napoli. Momenti culturali che si sono succeduti uno dopo l’altro: la cantante Francesca Curti Giardina, accompagnata dal Maestro Sasà Dell’Aversano, ha interpretato ‘O paese d”o sole, Silenzio cantatore, Passione, Na sera ‘e maggio, Dicitencello vuje.

    Monica Fiorito: “Una Serata indimenticabile”

    Tra gli sponsor dell’evento la Pasticceria Poppella e l’azienda agricola vinicola Cavasete. La Serata Gatsby – Atmosfere napoletane anni ’30, si è avvalsa della main partnership dell’Atelier Artinà di Napoli, specializzato nella moda storica e diretto dalla costumista e stilista Monica Fiorito. Ad occuparsi dell’allestimento e della direzione artistica musicale la Luxury Events di Napoli.

    “Una Serata indimenticabile. – ha dichiarato Monica Fiorito – Ringrazio per la presenza anche l’associazione ‘DinAmiche’, di cui faccio parte. Che da sempre si occupa della promozione delle attività imprenditoriali al femminile. Il prossimo appuntamento? Siamo già al lavoro per il Carnevale a febbraio”.

  • Il Natale arriva in anticipo al Centro Studi Luca Giordano di Napoli

    Tre importanti collaborazioni ampliano la platea delle opportunità.

    Napoli, 12 dicembre 2022 – Tre nuove partnership si aggiungono alle attività di recupero anni scolastici e formazione universitaria, ampliando in questo modo il quadro delle proposte del Centro Studi Luca Giordano di Napoli.

     

    Abbiamo lavorato lungamente per raggiungere questi obiettivi che annunciamo ufficialmente oggi” dichiara la Dott.ssa Laura Chiarolanza, Fondatrice e Amministratore del Centro Studi Luca Giordano. “Da sempre i nostri servizi si rivolgono al territorio, alla costante ricerca di nuove opportunità. Le tre neonate collaborazioni rispondono a queste esigenze e si integrano perfettamente con la mission della nostra attività, che il prossimo mese di maggio festeggerà il ventesimo anniversario”. 

     

    Le Nuove partnership del Centro Studi Luca Giordano

    ESAT Ltd – Ente di certificazione linguistica internazionale riconosciuto dal MIUR

    ALFA TEST Srl – Preparazione ai test di ammissione alle facoltà a numero chiuso

    Università Telematica San Raffaele – Corsi di Laurea Triennale, Magistrale e Master

     

    Siamo felicissimi di queste nuove e prestigiose convenzioni”, continua la Dott.ssa Chiarolanza,  “Il Centro Studi Luca Giordano sarà più di prima una risorsa strategica per la crescita del territorio, punto di riferimento scolastico, universitario e post universitario”.

     

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    Centro Studi L. Giordano SAS

    Via E. PESSINA 66

    80135 NAPOLI

    tel. 081 544 8130

    [email protected]

  • Resistenza agli antibiotici, Italia maglia nera in Europa: le opportunità offerte dalle molecole innovative

    Il tasso di resistenza agli antibiotici in Italia è sette volte maggiore rispetto a quello della Scandinavia. Il nostro Paese si colloca al quinto posto tra quelli ad alto reddito per indice di resistenza a tali medicinali dopo Lettonia, Irlanda, Slovacchia e Spagna. La prevenzione delle infezioni ospedaliere (di cui il 65% è resistente) è ai livelli più bassi d’Europa. La percentuale di utilizzo improprio sale ulteriormente al Sud.

    Sono alcuni dei dati emersi durante la conferenza stampa di presentazione della Settimana mondiale della consapevolezza antimicrobica promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un’iniziativa che include la Giornata europea degli antibiotici celebrata ogni anno il 18 novembre.

    Resistenza agli antibiotici, Italia maglia nera in Europa: le opportunità offerte dalle molecole innovative

    “Un tema su cui è necessaria una consapevolezza analoga a quella del cambiamento climatico”, ha sottolineato il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini, evidenziando come l’Italia sia maglia nera per le resistenze alle infezioni ospedaliere. Le organizzazioni sanitare italiane stanno cercando di reagire con azioni volte a sensibilizzare la medicina territoriale, i medici di famiglia e i pediatri.

    “L’antibiotico resistenza è un pericoloso fenomeno biologico di resistenza alle infezioni batteriche, dopo la somministrazione di antibiotici, derivato da un abuso nel tempo di questi farmaci. Le ragioni sono legate sia a cattive pratiche mediche, sia a una medicina difensiva. – spiega il professor Francesco D’Andrea, ordinario di Chirurgia Plastica al Policlinico Federico II – Per evitare problemi legali non di rado si prescrivono antibiotici senza che ce ne sia un reale bisogno terapeutico.

    A ciò si aggiunge, nel nostro campo, un’abitudine sbagliata da parte di medici di chirurgia plastica, estetica, di dermatologi, che sia per profilassi sia nel post intervento chirurgico o trattamento dermatologico prescrivono antibiotici in modo inappropriato”.

    Linee guida scientifiche e sanitarie

    Ci sono linee guida scientifiche e sanitarie molto precise sull’utilizzo degli antibiotici che vanno rispettate. Come università cerchiamo di fare formazione e informazione per evitare che questa deriva in cui il nostro Paese sta scivolando provochi la vanificazione di trattamenti terapeutici anche salva vita a causa dell’antibiotico resistenza”.

    In questo complesso e particolarmente delicato contesto la conoscenza da parte del medico di prodotti che non sviluppano resistenze quali quelli contenti rigenase e poliesanide può rappresentare una soluzione innovativa, efficace, altamente tollerata, in linea quindi con le raccomandazioni dell’Oms.

  • Casa Fellini, nasce la residenza dedicata al cinema, al circo e al teatro: tra i protagonisti il napoletano Alessandro Gallo

    Casa Fellini a Gambettola, la casa dell’infanzia del regista Federico Fellini, torna a nuova vita e diventa residenza dedicata alle arti del cinema, del circo e del teatro. Tra i fautori dell’iniziativa Alessandro Gallo, tra i direttori artistici della neonata Casa Fellini, 36 anni di Napoli, protagonista di una storia di riscatto. Una storia di chi ha detto no alla camorra rifiutando di seguire le orme del padre: lo studio e l’indirizzo del mondo artistico lo hanno salvato da un futuro nebuloso.

    Domenica 6 novembre dalle ore 11, quindi, si terrà l’inaugurazione ufficiale di questa nuova realtà che nasce dal restauro e rifunzionalizzazione del casolare di campagna situato in via Soprarigossa, 821, in cui vissero i nonni del celebre regista Federico Fellini e dove lo stesso Fellini trascorse parte dell’infanzia, traendo forte ispirazione per la creazione delle sue opere cinematografiche. Un intervento di restauro e valorizzazione realizzato dal Comune di Gambettola con l’importante contributo della Regione Emilia-Romagna, per un importo complessivo di 429mila euro, e su un progetto dello studio di Architettura InternoUndici.

    Casa Fellini, nasce la residenza dedicata al cinema, al circo e al teatro

    L’affascinante cornice di Casa Fellini domenica 6 novembre diventerà per un giorno palcoscenico per il lancio di un progetto socio-culturale innovativo, votato alle residenze artistiche e alla formazione in materia di cinema, circo e teatro, curato dal collettivo di associazioni culturali che gestiranno lo spazio, Caracò, Ventottoluglio e Sputnik.

    Alla giornata inaugurale interverranno il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, la sindaca Maria Letizia Bisacchi, l’assessora alla Cultura Serena Zavalloni, l’architetto Alessandro Piraccini e i direttori artistici Alessandro Gallo (Caracò), Adriano Sforzi (Ventottoluglio) e Alan Angelini (Sputnik Cinematografica). Alle ore 11 si terrà il taglio del nastro, con l’accompagnamento musicale del Corpo Bandistico Città di Gambettola, e a seguire uno show cooking dello chef Reponi, in collaborazione con cooperativa Idea, con brindisi e degustazioni per tutti gli intervenuti.

    Tra i protagonisti il napoletano Alessandro Gallo

    “Quando a quindici anni ho scoperto chi era mio padre leggendo un giornale, ho pensato che dovevo fare una scelta. O sottolineare subito la mia appartenenza al suo mondo, oppure invece sottolineare che appartenevo a mia madre, a un mondo pulito, fatto di sacrifici. Un’eredità completamente diversa, ed è questa che ho scelto”. Così Gallo, che oggi vive in Emilia Romagna, anche se quando può torna nella sua Napoli che ama più di ogni altra cosa, e da anni lavora nel campo dell’educazione alla legalità con progetti di teatro civile. Ha pubblicato numerosi libri tra romanzi autobiografici, inchieste sulla mafia e antologie e nel 2014 ha ricevuto la Medaglia d’argento al valor civile Premio Carlo La Catena per l’attività editoriale e per il teatro di impegno civile.

    Ora è pronto per un’altra grande sfida, il sogno della sua vita: il 6 novembre inaugurerà, insieme a una serie di partner, Casa Fellini a Gambettola, la casa dell’infanzia del grande regista romagnolo Federico Fellini. Il casolare tornerà in vita diventando una residenza dedicata alle arti del cinema, del circo e del teatro. Questa nuova realtà nasce dal restauro e rifunzionalizzazione del casolare di campagna situato in via Soprarigossa, 821, in cui vissero i nonni del celebre regista. L’affascinante cornice di “Casa Fellini” sarà curata dal collettivo di associazioni culturali che gestiranno lo spazio: Caracò, di cui è presidente proprio Gallo, Ventottoluglio, presieduto dal regista Adriano Sforzi, erede di un’antica famiglia circense e vincitore del premio David di Donatello nel 2011 come migliore cortometraggio, e Sputnik, diretto da Alan Angelini.

    Il progetto di Residenza Artistica a cura delle associazioni Caracò-Ventottoluglio-Sputnik

    La cornice di Casa Fellini sarà caratterizzata inoltre dall’installazione dello chapiteau circense nello spazio retrostante la casa, dove dalle ore 16 di domenica si terranno la presentazione del progetto di Residenza Artistica a cura delle associazioni Caracò-Ventottoluglio-Sputnik e lo spettacolo di Circo-Cinema a cura di Raffaele De Ritis offerto da Famiglia Togni e Circo Medrano.

    Durante la giornata sarà possibile partecipare alle visite guidate all’interno della Casa Fellini e al tour Peripezie Felliniane proposto dall’associazione Natura Magica. Per l’occasione gli ambienti della Casa avranno un allestimento speciale offerto dalla Stamperia Pascucci e Stamperia Bertozzi che impreziosiranno le camere al primo piano con allestimenti realizzati per la Casa di Fellini, insieme agli interventi di Scarpellini Garden Center e con il sostegno di Unica Reti e Romagna Acque.

    “Finalmente si conclude il percorso di recupero di Casa Fellini”

    “Finalmente si conclude il percorso di recupero di Casa Fellini e si apre un nuovo percorso, diamo vita ad un nuovo sogno, proprio qui a Gambettola. – dichiarano la sindaca Maria Letizia Bisacchi e l’assessora alla cultura Serena Zavalloni – Con questo progetto diamo vita ad un vero e proprio unicum nel panorama residenziale italiano. Abbiamo un patrimonio inestimabile nella nostra città, la casa che ha ospitato l’infanzia del più grande regista del Novecento, Federico Fellini, e intendiamo riconsegnarla alla comunità con l’obiettivo di renderla un luogo vivo di produzione culturale.

    Siamo convinti che questo progetto potrà avvicinare le persone e appassionarle al cinema e ai processi culturali, sia attraverso progetti di formazione, sia attraverso eventi culturali e percorsi didattici e di coinvolgimento del territorio. Una bottega culturale in cui i maestri possano confrontarsi con le giovani generazioni nell’arte del cinema e con il linguaggio audiovisivo. Un punto di riferimento importante anche per la Regione Emilia-Romagna, terra di cinema.

    Ringraziamo gli uffici comunali, gli architetti Piraccini e naturalmente le associazioni coinvolte che hanno creduto in questo percorso condiviso. E non dimentichiamo la lungimiranza dell’amministrazione che vent’anni fa circa salvò la Casa dalla demolizione e dell’amministrazione che ci ha precedute che ha intercettato le fondamentali risorse per il restauro. Aspettiamo tutta la comunità per festeggiare insieme questa nuova realtà dedicata alla cultura”.

    “L’obiettivo è dare opportunità a tutti coloro che hanno talento”

    Il regista Adriano Sforzi (Ventottoluglio) è entusiasta. “Vogliamo dare vita – afferma – a una bottega dell’arte dove il maestro insegna e gli allievi in maniera gratuita imparano. L’obiettivo è dare opportunità a tutti coloro che hanno talento di poterlo sviluppare al di là delle proprie condizioni sociali ed economiche. Saremo soddisfatti se il sogno dei giovani aspiranti artisti si possa realizzare così come è accaduto a me e ad Alessandro Gallo. Entrambi siamo partiti dal basso, riuscendo con perseveranza e applicazione a raggiungere i nostri obiettivi”.

    Sulla stessa lunghezza d’onda è Alessandro Gallo (Caracò). “Casa Fellini – spiega – sarà la casa degli autori, di teatro e di cinema. Un luogo dove potersi prendere del tempo per far crescere le loro storie mettendosi anche in relazione con il territorio attraverso dei momenti di incontri, dibattiti e laboratori perché crediamo che i linguaggi artistici hanno costantemente bisogno di stare in dialogo con ciò che gli circonda e nel caso del nostro centro di residenza ciò che si muove attorno deve essere parte integrante del progetto. Per questo motivo crediamo che attivare da subito dei percorsi educational per le scuole sia per noi importante. Tutte le scuole, del territorio e non, devono attraversare la casa così come devono farsi attraversare emotivamente dai lavori degli artisti in residenza”.

  • accordi @ DISACCORDI – Festival internazionale del cortometraggio – 19ma edizione a Napoli

    Dal 7 al 13 Novembre 2022 si terrà a Napoli la diciannovesima edizione di accordi @ DISACCORDI – Festival internazionale del cortometraggio diretta da Pietro Pizzimento e Fabio Gargano; festival organizzato dall’associazione Movies Event in collaborazione con il Comune di Napoli e con il contributo della Regione Campania tramite il fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo.

    Centotrenta cortometraggi, documentari, film d’animazione e sperimentali, in rappresentanza di ventitre nazioni, con moltissime opere in assoluta anteprima europea e italiana sui quattromiladiciotto lavori pervenuti da centoventuno Paesi a cui si affiancheranno incontri con gli autori e gli attori delle opere presentate, sono il robusto programma di questa edizione. Alle sezioni di sei concorsi consueti (internazionale, nazionale, Regione Campania, documentari, film brevi d’animazione e film a tematica ambientale) si affianca anche quest’anno, oltre alla sezione “Cortissimi”, quella fuori concorso dei film sperimentali giunti dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e da moltissime nazioni dei sette continenti, sezione di lavori cinematografici che ha tanto intrigato lo scorso anno il pubblico del festival costituito soprattutto da cinefili e da professionisti della filiera cinematografica.

    Lo svolgimento di questa diciannovesima edizione, ad ingresso gratuito in presenza, avverrà in varie location di Napoli: oltre al PAN – Palazzo delle Arti Napoli, che rimarrà la location di prestigio principale si aggiunge la Corte dell’Arte di FOQUS – che ospiterà la serata conclusiva della kermesse il 13 Novembre con la cerimonia di premiazione condotta da Mariasilvia Malvone e con la visione dei filmati brevi vincitori di tutte le categorie del concorso festivaliero.

    Novità anche nelle giurie del festival, oltre a quella del pubblico che assegnerà come di consueto il suo premio e quella artistica composta quest’anno dai presidenti, i  produttori cinematografici Alessandro Cannavale ed Andrea Cannavale,  anche le giurie delle associazioni nazionali partnership della manifestazione AMC – Associazione Montatori Cinematografici e Televisivi e AIC – Associazione Italiana degli Autori della Fotografia Cinematografica che assegneranno un loro premio al miglior montaggio e alla migliore fotografia ai film in concorso nelle sezioni, nazionale e quella della regione Campania. Le due associazioni nazionali di categoria hanno designato come giurati i montatori: Annalisa Schillaci, Francesco Di Stefano e Michele Sbendorio e gli autori della fotografia cinematografica: Daniele Nannuzzi, Simone Marra e Luca Cestari. La giuria d’onore composta da Guido Lombardi, Nero Nelson e Marcello Sannino affiancherà quella artistica nelle decisioni di assegnazione dei premi. Il festival si avvarrà, come sempre, della preziosa collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia – Production, del Centro Nazionale del Cortometraggio, dell’Associazione Festival Italiani di Cinema  e delle agenzie nazionali di promozione cinematografica tedesca, francese e belga.

     

    Nella sezione internazionale si contenderanno la vittoria finale, il film breve francese Bonjour Minuit di Elisabeth Silveiro con una stellare Fanny Ardant, l’americano When the rain sets in di James Hughes con un montaggio spettacolare del nomination Oscar 2019, Patrick J Don Vito; lo spagnolo pluripremiato Work it class! di Pol Diggler,  l’iraniano The Recess di Navid Nikkhah Azad sulla storia della “ragazza blu di Teheran” : alle donne in Iran dei giorni nostri è vietato l’ingresso negli stadi durante le partite di calcio maschili. Chiudono la sezione il sorprendente film inglese ”olfattivo”  Aroma cue di Michael Frank, il film spagnolo di un crudo realismo Frontera di Anatael Pérez Hernández e il tedesco sul Cile di Pinochet The things you don’t know about me, mum di Daniela Lucato e chiude la sezione il canadese Can I help you? di Nadeem Akhtar.

    La sezione nazionale è ben rappresentata dal film Venti minuti di Daniele Esposito, premiato quest’anno con il Globo d’Oro, da L’ultimo stop di Massimo Ivan Falsetta, con Neri Marcorè in gran spolvero, Ieri di Edoardo Paganelli, con un’ottima recitazione di Alessandro Haber e Giuliana De Sio sul tema dell’Alzheimer, Sissy di Eitan Pitigliani, con Fortunato Cerlino e si rifletterà sul periodo di quarantena appena passato con Chiusi fuori di Giorgio Testi interpretato da Stefano Accorsi, rivisiteremo letterariamente Dorothy non deve morire di Andrea Simonetti e gli anni Sessanta con Un’ora sola di Serena Corvaglia con Giuliano Montaldo . L’ultimo spegne la luce di Tommaso Santambrogio, presentato lo scorso anno alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, chiude la sezione.

     

    Sorprendente e ricchissima anche quest’anno la sezione dei film brevi prodotti o girati in Campania, che esprime il momento di notevole vivacità creativa della produzione cinematografica campana e di Napoli. La coppia di attori internazionali Teresa Saponangelo e Andrea Renzi rappresentano la punta di diamante di questa edizione del festival con l’anteprima nazionale de L’altro di Maurizio Fiume, ottimamente recitato da una intrigante Teresa Saponangelo e Bruno De Nittis P.M. di e con Andrea Renzi. Il mondo LGBT viene esplorato dal testo di Enzo Moscato con Ragazze sole di Gaetano Acunzo, ambientato pochi minuti prima del terremoto dell’Irpinia del 1980. Destinato a far discutere sarà Ambasciatori con Marcello Fonte, e di Francesco Romano, regista del Centro Sperimentale di Cinematografia,  già vincitore della edizione passata di accordi @ DISACCORDI  con il film Tropicana. Lello Arena conferma il suo notevole spessore attoriale con il nuovo film Destinata coniugi Lo Giglio di Nicola Prosatore; l’atmosfera pesante delle scene del  gioco d’azzardo si proverà con Buon compleanno Noemi di Angela Bevilacqua e si respirerà,  invece, l’atmosfera incantevole dell’isola di Procida, capitale italiana della cultura 2022, con Gigi Savoia nel film La challenge di Carlo Alessandro Argenzio. Ottima prova di Gianfranco Gallo nel film prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia La vedova più bella del paese di Mino Capuano; chiudono la sezione Redento di Biagio Celotto e La gioia di Eduardo Castaldo.

    Tra i documentari selezionati in concorso, meritano particolare attenzione l’anteprima nazionale di Ostav, Masha e Jurij – La guerra dei bambini , crude scene dal fronte di guerra in Ucraina, diretto dal giornalista, inviato di guerra per il Tg2 Rai Vincenzo Frenda , e il documentario breve prodotto in Germania da Monica Manganelli, The BLACK ChristS. Far From Justice. Rimarremo incantati dall’atmosfera delle moschee in Nahsh / Pattern 2022 di Hamideh Javadi.

    Ricchissima anche la sezione dei film brevi d’animazione, sia in concorso che fuori concorso, pervenuti soprattutto grazie alla presenza accreditata del nostro festival nei principali circuiti internazionali del Cinema d’Animazione e Sperimentale. In concorso l’attenzione è stata rivolta al cinema d’animazione britannico, italiano e quello spagnolo.

    Infine a chiudere le sezioni in concorso quella a tematica ambientale e sui cambiamenti climatici. Uno sguardo a 360° gradi sullo stato del Pianeta Terra, contemplando anche bellezze che forse un giorno potranno definitivamente scomparire.

    In selezione ufficiale non mancherà lo sguardo verso il cinema sperimentale e verso i film brevissimi di durata fino a tre minuti. Si terranno, come di consueto workshop sul formato breve cinematografico per alcuni licei partenopei.

  • Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia, i sovrani di Napoli

    Il Regno di Napoli, arrivò al suo massimo splendore grazie al sovrano Carlo di Borbone, che tramite il suo amore per la conoscenza e lo studio, fece nascere l’archeologia proprio qui nel regno. Carlo era figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna, sposò Maria Amalia di Sassonia, donna innamorata dell’arte antica. I due diventati sovrani di Napoli , intrapresero nel regno una vera e proprio rivoluzione culturale. Carlo di Borbone, arrivò alla conquista del Regno a seguito della guerra di successione polacca. Dopo il conflitto si stabilì che la corona di Spagna dovesse essere separata dal Regno di Napoli, in quanto risultava troppo egemone rispetto alle altre potenze europee.

    Carlo arrivò a Napoli nel 1734, portando da Parma, come dote della cara madre la cosiddetta “Collezione Farnese” che costituisce il nucleo principale sia del Museo Archeologico di Napoli, il MANN che la Pinacoteca di Capodimonte. Collezione ricchissima e famosa nel mondo, pezzi inestimabili e unici come il famoso Ercole Farnese.

    Oltre questa importante collezione, dopo pochi anni dall’arrivo del sovrano, iniziarono anche i primi ritrovamenti archeologici. Si narra che la regina Maria Amalia di Sassonia, tramite il Principe d’Elbeuf, viene a conoscenza di una città sepolta. il Principe d’Elbeuf, nel far scavare un pozzo nella sua tenuta di Portici, in località Resina, s’imbatté nel Teatro di Ercolano, cominciando a tirar fuori una serie di suppellettili, che lo stesso inviò in dono al papà di Maria Amalia.

    Passano solo pochi anni dal suo insediamento, che già nel 1738 viene scoperta Ercolano, mentre nel 1748 viene alla luce anche Pompei. Sicuramente i due scavi archeologici e non solo fanno parte di un immenso patrimonio che si dischiude nella città di Partenope rendendola, oltre che per le bellezze naturali, una vera e propria Capitale della Cultura internazionale.

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  • Quartieri Spagnoli

     

    I Quartieri Spagnoli  la loro unicità e la bellezza di vedute e scorci mozzafiato della città.

    I quartieri Spagnoli, uno dei luoghi simbolo della città di Napoli, dove l’antico  e il moderno si intrecciano in un turbinio di colori, suoni e profumi; ci porterà ad attraversare secoli di storia.

    Attraverseremo le sue strade incontreremo luoghi cari alla cultura teatrale napoletana come , come la casa di Filumena Marturano, sino ad arrivare ad ammirare le opere di street art; come lo storico Maradona, con il “nuovo” volto (recentemente ridisegnato), l’affascinante Pudicizia/Iside dell’argentino Bosoletti e i colorati murales antropomorfi degli eclettici Cyop&Kaf.

    Tutto parte da Via Toledo,una una delle arterie principali della città di Napoli.

    Via Toledo,  che Il Vicerè Don Pedro de Toledo volle costruire per ampliare la zona, dalle vecchie cinte murarie cittadine. Ben presto questa arteria, considerata una delle principali del Regno di Napoli, divenne anche fulcro della vita culturale grazie alla fama che crebbe in seguito alla presenza dei viaggiatori del Grand Tour, che affollavano il Bel Paese. La vitalità di via Toledo colpì perfino Stendhal che la definì la più popolosa al mondo e un tripudio di colori e gioia.

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  • Echoes Music Academy, Live Event

    Domenica 3 Luglio al Teatro Dell’ Immacolata di Napoli

    L’accademia musicale Echoes Music Academy di Napoli, leader in formazione musicale finalmente dopo due anni di eventi in live streaming apre le porte ad un esilarante concerto di fine anno.

    Un anno in cui l’accademia fa letteralmente esplodere il suo brand con un nuovo modello organizzativo e con l’inaugurazione dell’etichetta musicale “Echoes Music the Label” che completa il modello di servizi necessario alla nascita, crescita e pubblicazione dei lavori dei sui Artisti.

    Una realtà di formazione a 360° che grazie alle collaborazioni e partnership con aziende nazionali sta conquistando un importante posizionamento strategico nel business musicale.

    Essere un allievo della Echoes Music Academy vuol dire partecipare ad un programma formativo composto da corsi base, corsi complementari e corsi professionali finalizzati, oltre allo sviluppo delle abilità degli artisti, al lancio dei progetti inediti direttamente sul mercato musicale con il supporto sin dal primo step del team docenti dell’Accademia e di tutte le aziende partner.

    Il concerto di fine anno accademico 2021/22 imprime una vera e propria metamorfosi alla logica di esibizione che passa da una dimostrazione del percorso didattico/tecnico dell’artista ed un concerto basato esclusivamente sullo spettacolo, mediante un insieme di Cover, interpretate dagli artisti in “incubazione” presso l’accademia.

    Gli allievi di propedeutica musicale presenteranno tre brani corali accompagnati da alcuni alunni più grandi. In questo modo si consente di affrontare la prima esperienza su di un palco importante. “È fondamentale affrontare insieme le ansie e le paure in modo che il palcoscenico diventi un luogo sicuro per i nostri ragazzi.”Diretto dal Direttore Artistico Mark Basile, il concerto avrà luogo al Teatro Dell’Immacolata al Vomero (NA) quartiere ove sono ubicate le sedi dell’accademia, domenica 3 luglio dalle ore 18:00. A presentare lo Show ci sarà la bravissima e preparatissima Giuliana Galasso di Radio CRC.

    Inizieranno i bambini del Corso Echoes Music Young diretti dai Maestri Benedetta Ferrigno e Mauro D’Ambrosio che si alterneranno in brani singoli e corali, per poi passare ai gruppi di Musica d’insieme diretti e coordinati dal maestro Stefano Di Meglio. I gruppi si esibiranno con classici brani di musica internazionale preparati durante l’ultima fase dell’anno accademico finalmente tutti insieme in presenza, cosa che non accadeva da due lunghi anni per le normative imposte dal Covid.

    Successivamente ci sarà una pausa dove si consentirà al pubblico interessato alle esibizioni “Premier” di accedere a teatro.

    Dalle 21 circa partirà il concerto degli Artisti Premier ovvero un’esibizione esclusiva dell’allievo accompagnato dal team docenti, Maestro Rosario Pellegrino (chitarra), Maestro Riccardo Bottone (Batteria), Maestro Stefano Di Meglio (basso) e Maestro Mark Basile (cori e testiere), dove verranno interpretate Cover coinvolgenti che assicureranno uno spettacolo unico all’insegna del divertimento e della buona musica.

    “L’idea di far suonare tutti i nostri allievi avanzati con i maestri ad accompagnarli durante l’esecuzione dei brani, nasce dall’esigenza didattica di far trovare i ragazzi in una “difficoltà reale” rispetto al mestiere della musica, difficoltà che, una volta superata, li arricchisca, li faccia crescere e li metta in relazione con i reali problemi del palco, grazie all’esperienza di chi frequenta lo stesso da lungo tempo.
    Una delle esperienze più intense della formula “Premium” risiede proprio nella potenza che il palco riesce ad esercitare su chi vi metta piede, come una livella, al momento della performance stessa, annulla le distanze tra allievo e maestro e mette tutti sullo stesso fiato dell’esperienza musicale”.

    L’evento verrà interamente ripreso e successivamente inserito in un piano editoriale con uscite delle performances su tutte le piattaforme social dell’Accademia.

    

https://www.echoesmusicacademy.it/

    Teatro Dell’ Immacolata
    Via Francesco Giuseppe Nuvolo , 9
    80129 Napoli

  • accordi @ DISACCORDI – Festival Internazionale del Cortometraggio – 18ma Edizione a Napoli

    Termina il Novembre 2021 , a Napoli e online, la diciottesima edizione di accordi @ DISACCORDI – Festival internazionale del cortometraggio diretto da Pietro Pizzimento e Fabio Gargano; festival organizzato dall’associazione Movies Event in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e co-finanziato dal Piano Cinema della Regione Campania tramite Film Commission Regione Campania.

    Centocinquantotto cortometraggi, documentari, film d’animazione e sperimentali, in rappresentanza di trentadue nazioni, con moltissime opere in assoluta anteprima europea e italiana sui tremilanovecentoventisette lavori pervenuti da centoventidue Paesi a cui si affiancheranno incontri con gli autori e gli attori delle opere presentate sono il robusto programma di questa edizione. Alle sezioni di sei concorsi consueti (internazionale, nazionale, Regione Campania, documentari, film brevi d’animazione e film a tematica ambientale) si affiancherà quest’anno, oltre alla sezione “Cortissimi”, quella fuori concorso dei film sperimentali giunti dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Francia e da moltissime nazioni dei sette continenti.

    Lo svolgimento di questa diciottesima edizione, ad ingresso gratuito in presenza,  avverrà in varie location di Napoli: oltre al PAN – Palazzo delle Arti Napoli, che rimarrà la location di prestigio principale si aggiungerà la Corte dell’Arte di FOQUS che ospiterà la serata conclusiva della kermesse il 21 Novembre con la cerimonia di premiazione condotta dalla presentatrice Mariasilvia Malvone. Inoltre, dopo il successo della scorsa edizione, svoltasi interamente sulla piattaforma internazionale  Festhome TV, causa normativa di contenimento della pandemia Covid-19, anche quest’anno parte del festival verrà presentato nella sala virtuale di FESTHOME fino al 5 dicembre, con l’intento di raggiungere un pubblico più ampio e di permettere ai cinefili di tutto il mondo di poter partecipare al festival a distanza. Con un accredito di 4 Euro si potrà seguire il programma del festival via computer, smartphone, tablet o smart TV e si potranno visionare oltre alle tantissime opere in anteprima nazionale ed europea anche molti film brevi destinati alla sola visione online, come se si avesse a disposizione un posto in prima fila  al cinema.

    Novità anche nelle giurie del festival, oltre a quella del pubblico che assegnerà il suo premio tramite FESTHOME e quella artistica composta quest’anno dal presidente il produttore cinematografico e teatrale Angelo Curti e dai director casting, Adele Gallo e Massimiliano Pacifico anche le giurie degli enti nazionali partnership della manifestazione AMC –  Associazione Montatori Cinematografici e Televisivi e AIC – Associazione Italiana degli Autori della Fotografia Cinematografica che assegneranno un loro premio al miglior montaggio e alla migliore fotografia ai film in concorso nelle sezioni, nazionale e quella della regione Campania. Le due associazioni nazionali di categoria hanno designato come giurati i montatori: Alessandro Giordani, presidente, Cristina d’Eredità e Marco Monardo e dai direttori di fotografia Daniele Nannuzzi, presidente, Simone Marra e Luca Cestari. La giuria d’onore composta da Guido Lombardi, Nero Nelson e Marcello Sannino affiancherà quella artistica nelle decisioni di assegnazione dei premi. Il festival si avvarrà, come sempre, della preziosa collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia – Production e del Centro Nazionale del Cortometraggio.

    Nella sezione internazionale si contenderanno la vittoria finale, l’americano Doug Roland con il film breve nomination Oscar 2021, “Feeling Through”, i registi inglesi David Bartlett con “Mousie” e Tommy Gillard con il pluripremiato film “Shuttlecock, il noto regista iraniano Alireza Ghasemi con “Extra Sauce”, film breve presentato a Locarno e nei principali festival internazionali, il brillante musical “Cris Superstar” di Guillermo Fernández Groizard; chiudono la sezione il film cileno ”Moostro” il francese “O Mà” di Vincent Launay – Franceschini e il film del regista iraniano Alireza Teimori “Mostafa”.

    La sezione nazionale è ben rappresentata dal film premiato col Nastro d’Argento 2021, “Bataclan” di Emanuele Aldrovandi, dai film brevi prodotti dal Centro Sperimentale di Cinematografia, “Ninnaò” di Ernesto Maria Censori e “Tropicana” di Francesco Romano premiato con Menzione Speciale per la regia alla Festa del Cinema di Roma 2020 – Alice nella Città, dal sorprendente “La Terra delle Onde” di Francesco Lorusso ben recitato dai giovanissimi attori protagonisti. “Una nuova Prospettiva” di Emanuela Ponzano, presente in concorso nazionale, ci farà riflettere sui “muri” alzati in diverse nazioni. Si sorriderà con “Bailabamba” di Andrea Walts, apprezzeremo infine le recitazioni di Giorgio Colangeli presente in “Nel Blu” di Mounir Derbal e della commovente Milena Vukotic in “Con i Pedoni tra le Nuvole” di Maurizio Rigatti.

    Sorprendente e ricchissima la sezione della Regione Campania che esprime il momento di notevole vivacità creativa della produzione cinematografica campana. La coppia di registi Chiara Marotta e Loris Giuseppe Nese rappresentano la punta di diamante di questa edizione del festival con il loro “Il Turno” presentato alla 78ma Mostra del Cinema di Venezia e in concorso anche nel nostro festival e con “Malumore”, fuori concorso” e premiato alla scorsa edizione Torino Film Festival. Valerio Vestoso presenterà in concorso dopo il successo alla recente Festa del Cinema di Roma, “Le buone Maniere” con la coppia di attori in gran spolvero, Giovanni Esposito e Gino Rivieccio. Maddalena Stornaiuolo con “Coriandoli” presentato alla Mostra del Cinema veneziana quest’anno e Edgardo Pistone con “Le Mosche” premiato lo scorso anno a Venezia, “Homeless” di Luca Esposito e “Estate Povera” di Andrea Piretti ci porteranno a riflettere sulle “periferie” del centro e di tutto il mondo. Chiudono la sezione “una Coppia” del regista del Centro Sperimentale di Cinematografia, Davide Petrosino, il film breve dall’atmosfera ovattata “Dal Giorno finché Sera” di Alessandro Gattuso, “La Musica nell’Anima” di Loris Arduino ottimamente recitato da Lello Serao, e “L’Invito” dei Fratelli Borruto con Andy Luotto.

    Tra i documentari selezionati in concorso, meritano attenzione, tra gli altri, “Fiaba Garganica” di Adriano Losacco, “Fritti dalle Stelle” del cinegustologo e critico cinematografico Marco Lombardi, “Vive Saint Sara!” di Daniele Lucaferri, un viaggio di 48 ore nel mondo dei gitani e “La Napoli di Mio Padre” di Alessia Bottone, un viaggio nel tempo che fu.

    Ricchissima anche la sezione dei film brevi d’animazione, sia in concorso che fuori concorso, pervenuti soprattutto grazie alla presenza accreditata del nostro festival nei principali circuiti internazionali del Cinema d’Animazione e Sperimentale. In concorso l’attenzione è stata rivolta al Cinema delle Americhe e a stupefacenti film sperimentali premiati o presentati in concorso al Festival Internazionale del Cinema di Animazione di Annecy: “Jung & Restless” di Joanna Priestley e “Memorabilia” di Mélissa Faivre. “Mondo Domino” di Suki Suki e prodotto da Arte France Cinéma farà stupire gli spettatori.

    Infine a chiudere le sezioni in concorso quella a tematica ambientale e sui cambiamenti climatici. Uno sguardo a 360° gradi sullo stato del Pianeta Terra, contemplando anche bellezze che forse un giorno potranno definitivamente scomparire!

    Info:   www.accordiedisaccordi.it    Tel. 0815491838

  • Il tradizionale Concerto dell’Immacolata 2021 a Napoli

    Tradizionale Concerto dell’Immacolata 2021 a Sant’Anna dei Lombardi di Noi per Napoli

    Concerto dell’Immacolata a Sant’Anna dei Lombardi, NapoliL’8 dicembre con la Festa dell’Immacolata  si entra e si inzia a vivere, respirare l’ atmosfera vera e propria del Natale,  con l’Associazione Culturale  Noi per Napoli che realizzerà, come consuetudine, presso il Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi,in Via Monteoliveto n.4 a Napoli, l’8 dicembre 2021, alle h.19.30,il Tradizionale Concerto dell’Immacolata, con un repertorio dedicato alle più belle Ave Marie, di Caccini, Gounod, Adam,Schubert,Verdi,Mascagni,Verdi, con  immortali melodie della tradizione natalizia partenopea, con la Pastorale in lingua napoetana,Quanno nascente ninno”,eseguita dagli” zampognari“, con i loro tipici strumenti, zampogna e  ciaramella,melodie senza tempo che toccano ed emozionano i cuori degli spettatori.

    Gli interpreti saranno le meravigliose e melodiose voci di artisiti quali il soprano Olga De Maio, il tenore Luca Lupoli, artisti del Teatro San Carlo, il tenore Lucio Lupoli,accompagnati dalla pianista Nataliya Apolenskaja, dall’ arpista Gianluca Rovinello, dal fisarmonicista Francesco Schiattarella, da Vittorio Oriani, flautista,ciaramella e voce popolare, da  Andrea Parisi alla Zampogna,,con la presentazione e narrazione del Prof. Claudio Canzanella,storico e studioso di tradizioni popolari partenopee!

    Un evento che si  propone, inoltre, di valorizzare e scoprire, anche attraverso la visita guidata della Cinquecentesca Sala del Vasari,  uno dei siti di particolare bellezza,un tesoro del nostro patrimonio storico artistico, promuovendone la conoscenza sempre attraverso  la musica ed il belcanto, rendendoli accessibili ai cittadini napoletani ed agli ospiti in visita a Napoli in questi giorni di festa.

    Canto, musica, narrazione  illustreranno ed esploreranno in maniera poliedrica la figura della Vergine Maria, nella sua tenera concreta maternità umana e divina, per riflettere in maniera più consapevole sul mistero del S.Natale, con l’intreccio delle tradizioni partenopee più  popolari .

    Un progetto,nato dall’idea e dalla direzione artistica del soprano Olga De Maio  e dal tenore Luca Lupoli,rappresentanti dell’ Associazione Culturale Noi per Napoli, che coniuga arte,cultura e solidarietà con la finalità benefica per la mensa dei senzatetto  di Napoli, diventato ormai istituzionale,nel corso degli anni, attraverso il riconoscimento dei Patrocini della Presidenza del Consiglio Regionale della Campania, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e della Curia Arcivescovile di Napoli.

    CONCERTO DELL’ IMMACOLATA 8 DICEMBRE 2021

    h.19:30

    presso

    Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi

    Piazza Monteoliveto n.4 Napoli

    Infoline

    ASSCOCIAZIONE CULTURALE NOI PER NAPOLI 3394545044

    W.app : 351 5332617

    Contributo associativo 14 €

    Etes Tickets online e punti vendita

    https://bit.ly/concertoimmacolata-napoli

    Tickets point Edicola Piazza del Gesù Napoli

    Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi 081 4420039

    Possibilità di visita guidata dalle h.18:00 del Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi e della Cappella del Vasari a cura di Cooperativa ParteNeapolis con un costo di 4€ da pagare in loco

    EVENTO CON FINALITÀ DI BENEFICENZA

    Saranno osservate le norme anticovid e richiesto Green Pass all’ingresso cartaceo o digitale

    Il soprano Olga De Maio ed il tenore Luca Lupoli nella Sala Vasari

  • Aperte le iscrizioni ad accordi @ DISACCORDI – Festival Internazionale del Cortometraggio -18ma Edizione a Napoli

    Scade il 24 settembre 2021 il bando per partecipare alla 18ma Edizione  di “accordi @ DISACCORDI – Festival Internazionale del Cortometraggio” che si svolgerà a Napoli presso la location d’elite del Palazzo delle Arti Napoli – PAN, Sala Di Stefano, dal 9 al 13 Novembre. Il tema del Festival è: consonanze e dissonanze dei nostri tempi.

    La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta ad opere di durata massima di 25 minuti (per i documentari è ammessa la durata fino a 35 minuti) realizzate dopo il     1 gennaio 2018. Il bando di concorso ed il regolamento per partecipare sono disponibili sul sito  www.accordiedisaccordi.it   La  kermesse diretta da Pietro Pizzimento e Fabio Gargano,  è organizzata da Associazione ‘Movies Event’, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e con il sostegno della Regione Campania.

    I finalisti del concorso avranno a disposizione una vetrina d’eccezione per farsi conoscere dal pubblico e dagli addetti ai lavori della Città di Partenope e staranno a contatto con registi, produttori ed attori di fama riconosciuta.

    Ai vincitori come miglior corto internazionale, miglior corto nazionale, miglior corto della Regione Campania, miglior corto d’animazione, miglior documentario, miglior cortometraggio a tematica ambientale,  miglior regista, miglior attore, migliore attrice, e premio del pubblico per il miglior corto, verrà consegnata una targa.

    Info:  www.accordiedisaccordi.it   – tel. 0815491838

     

  • Cantando con Caruso

    Cantando con Caruso…

    Cantando con Caruso è il titolo dell’ultimo video lanciato sul canale Youtube, LucalupolitenoreOlgaDeMaiosoprano, realizzato dal soprano Olga De Maio e dal tenore Luca Lupoli, noti artisti lirici del mondo partenopeo ed internazionale, artisti del Teatro San Carlo e rappresentanti della storica Associazione Culturale Noi per Napoli : omaggio tributato al più grande tenore napoletano di tutti i tempi Enrico Caruso, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte,2 agosto 1921.

    Olga De Maio soprano e Luca Lupoli tenoreI due artisti Olga De Maio e Luca Lupoli, che già in passato avevano dedicato uno spettacolo al grande mito canoro partenopeo ,Enrico Caruso la Voce dei due Mondi,raccontando attraverso l’intreccio narrativo teatrale e le loro interpretazioni musicali del repertorio carusiano,la sua biografia, realizzato nei maggiori teatri di Napoli e della Campania con grande successo ,hanno voluto ora proporre un’interpretazione in “trio” di una delle più famose ed immortali canzoni napoletane che il grande Caruso consacrò alla fama mondiale con la prima registrazione discografica con la Victor il 5 febbraio 1916, O Sole mio della coppia Capurro Di Capua.

    Enrico CarusoUn virtuale e magico intreccio ed alternanza delle tre voci che evocano atmosfere, calore e passioni dell’ età d’oro del belcanto partenopeo diffuso in tutto il mondo grazie appunto alla fama della prima star discografica internazionale della canzone classica napoletana.

    Vi invitiamo quindi a seguire i nostri beniamini sui loro canali social nelle loro attività e prossimi eventi.

     

    https://olgademaio.it/

    https://lucalupoli.it/

    http://www.noipernapoli.it

    https://www.facebook.com/profile.php?id=100068940074915

    https://instagram.com/olgademaio7453?utm_medium=copy_link

    https://www.facebook.com/luca.lupoli.142

    https://youtube.com/c/LucaLupolitenoreOlgaDeMaiosoprano

    https://www.facebook.com/AssociazioneNoiPerNapoli

  • Piazza San Domenico Maggiore Napoli

    Piazza san Domenico Maggiore è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Piazza San Domenico Maggiore è situata lungo il decumano inferiore della città, ed è a poca distanza da Piazza del Gesù Nuovo.

    La piazza quindi si trova proprio nel cuore del centro antico partenopeo, crocevia di due importanti strade di Napoli, Via Spaccanapoli strada conosciuta nel mondo, e Via Mezzocannone, deputata ormai a zona universitaria.

    La piazza deve il suo nome alla chiesa monumentale dedicata ai frati domenicani. Della chiesa dalla piazza si può già ammirare la zona absidale chiusa in alto da una cornice merlata. La chiesa di San Domenico Maggiore, che risale come costruzione al periodo angioino, è molto famosa sia per la sua architettura di pregio e per le sue sovrapposizioni stilistiche, ma anche, e soprattutto, per essere stata la sede degli studi di figure storiche di rilievo come Giordano Bruno e San Tommaso d’Aquino.

    Al centro della piazza si innalza una delle guglie di Napoli, costruita nel seicento da Francesco Antonio Picchiatti e dedicata a san Domenico. La guglia fu voluta dai napoletani, come ringraziamento al santo per essere scampati da un’epidemia di peste.

    La piazza è da sempre uno dei luoghi più significativi della città, perché storicamente, rappresenta il limite orientale delle mura greche di Neapolis. La risistemazione urbanistica della piazza fu voluta fortemente da re Alfonso I d’Aragona. Proprio a lui infatti si deve la grande scalinata a fianco della chiesa di San Domenico. Ferdinando IV che amava molto questa piazza addirittura ne vietò gli esercizi commerciali e ludici.

    La zona nel corso dei secoli, ha avuto molteplici usi e ruoli. Da quelli politici a quelli commerciali, ma ha anche avuto un certo alone misterico, data la vicinanza alla famose Cappella Sansevero. Tutt’attorno troviamo palazzi nobiliari, che creano una vera e propria cornice che racchiude la zona. Palazzi come Palazzo Corigliano , Palazzo Petrucci e Palazzo di Sangro Casacalenda. Proprio al primo piano di quest’ultimo palazzo ha sede la plurisecolare pasticceria napoletana Scaturchio, famosa oltre che per le sfogliatelle anche per il dolce chiamato Ministeriale.

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  • Il Festival delle Arti Noi per Napoli 2021 ed i progetti di solidarietà

    Il soprano Olga De Maio ed il tenore Luca Lupoli tra il Festival delle Arti ed i progetti di solidarietà

     

    Olga De Maio e Luca Lupoli,con la storica Associazione Culturale Noi per Napoli, di cui sono legali rappresentanti, nonché direttori artistici,sono prossimi ad annunciare la VI Edizione del Festival delle Arti 2021, progetto ispirato,orientato,dedicato ai principi ed alle finalità istituzionali dell’Associazione Culturale Noi per Napoli fondata e voluta dalla Dott.ssa Emilia Gallo,suo Presidente Emerito,con lo scopo di promuovere le Arti,le passioni, gli hobbies per il sociale e per tutti quanti vogliano sentirsi vivi ed in compagnia e la possibilità di esprimere le forze creative che sono nel cuore e nella mente di ogni essere umano, per abbattere l’isolamento sociale.

    Ecco i dettagli del bando :

    L’iniziativa è aperta a tutte le ARTI senza limiti di età e di nazionalità

    • MUSICA ( STRUMENTISTI; AUTORI E CANTAUTORI) cat. Junior ( fino a 14 anni) Senior
    • CANTO ( lirico,pop,leggero ecc…) ct Junior/senior
    • DANZA classico, moderno,tango,latino americano ecc.
    • TEATRO/ RECITAZIONE,
    • POESIA,LETTERATURA,NARRATIVA
    • PITTURA,DISEGNO,SCULTURA,
    • FOTOGRAFIA,
    • CINEMA (Cortometraggi Videoclip)
    • ARTIGIANATO ARTISTICO( manufatti, ceramica,orafi ecc…)
    • ARTI ENOGASTRONOMICHE ( Le Arti della cucina e del vino)
    • MAKE UP e MODA
    • ” IL CIRCO IMMAGINATO “(cit. Marco Lombardi), novità di quest’anno, una SEZIONE dedicata alle ARTI CIRCENSI

    Le tematiche saranno la Creatività, l’energia creativa,in generale ed anche ispirate alla Città di Napoli ad i suoi tesori, patrimoni storici e culturali, tradizioni e come tematica speciale anche L’Associazione stessa e ciò che i suoi artisti,il soprano Olga De Maio ed il tenore Luca Lupoli rappresentano : la lirica ed il bel canto !

    Le proposte,esibizioni,testi,immagini,produzioni,già PRONTI PER LA PUBBLICAZIONE SUI SOCIAL  dovranno pervenire entro il 21 maggio, naturalmente sotto forma di files digitali,con INDICAZIONE,ALL’INTERNO DEL FILE, DEL NOME E COGNOME DELL’ARTISTA, LA SEZIONE O CATEGORIA PER LA QUALE PARTECIPA, TITOLO E DESCRIZIONE DELL’OPERA,ESIBIZIONE,ELABORATO ECC…

    Ogni Artista può gareggiare per una singola,specifica Sezione che sceglierà all’atto dell’ invio della richiesta e del materiale e deve presentare UNA SINGOLA OPERA,ESIBIZIONE, ELABORATO,ATTRAVERSO UN SOLO FILE. NON SARANNO TENUTI IN CONTO PIÙ FILE INVIATI!

    VIDEO ( formato MP4 o SIMILARE non pesante ed adatto al veloce caricamento sulle pagine fb) per le esibizioni delle

    ARTI PERFORMATIVE  danza,  musicateatro, ‘illusionismo, mimo, il teatro dei burattini, arte circense,

    ARTI ENOGASTRONOMICHE,

    CINEMA ( Corti e Videoclip)

    FORMATO,IMMAGINI JPG,GIÀ PRONTE PER LA PUBBLICAZIONE SUI SOCIAL PER LE SEZZ :

    POESIA,LETTERATURA, NARRATIVA(breve)

    PITTURA,SCULTURA,DISEGNO,FOTOGRAFIA

    all’indirizzo email [email protected], “OGGETTO PARTECIPAZIONE FESTIVAL DELLE ARTI” SEZ….?

    completi di:

    propri dati anagrafici con foto

    Recapito telefonico

    indicazione della SEZIONE  per la quale si intende partecipare

    LIBERATORIA al trattamento dei dati e all‘utilizzo del materiale inviato, per le finalità strettamente connesse alla manifestazione

    N.B non saranno prese in considerazione le domande prive di tali dati e materiale incompleti !

     

    SARANNO ASSEGNATI I SEGUENTI PREMI :

    PREMIO LIKE DEL PUBBLICO

    Le votazioni del PUBBLICO avranno luogo dal 25 maggio, fino alla mezzanotte del 1 giugno 2021, attraverso i like apposti SUL POST ” INTERNO” ( UNICO POST) DEI MATERIALI DIGITALI RICEVUTI E PUBBLICATI DALL’ORGANIZZAZIONE TECNICA DEL FESTIVAL, sull pagine social dell’Associazione Culturale Noi per Napoli ( Pagina fb del Gruppo Festival delle Arti) e la Pagina fb di Campania Felix tv,MEDIA PARTNER UFFICIALE DELL’EVENTO e verranno assegnati e dichiarati vincitori i primi tre classificati per ogni categoria

    PREMIO GIURIA

    UNA GIURIA DI ESPERTI DEI VARI SETTORI, composta da personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo,del giornalismo, della musica ecc.stilerà dopo aver preso visione del materiale in gara pubblicato,a suo insindacabile giudizio,una propria graduatoria ed assegnerà i Premi ai Vincitori per i primi tre classificati di ogni categoria

    PREMI SPECIALI SARANNO ASSEGNATI DALLA DIREZIONE ARTISTICA DEL FESTIVAL:

    PREMIO NOI PER NAPOLI

    MENZIONI SPECIALI

     

    LA FINALE E LA PREMIAZIONE in cui verranno proclamati e pubblicati i nomi dei vincitori avverrà il 2 giugno 2021, compatibilmente con la situazione pandemica, sarà realizzata in una location da definire nella città di Napoli che sarà possibile seguire sia sulle pagine social in diretta,sui canali del digitale di CAMPANIAFELIXTV( CH 210,613,694) e streaming.

    Il materiale sarà oggetto di votazione da parte di tutto il pubblico che seguira’ la manifestazione,attraverso l’indicazione “mi piace “,criterio che sarà ritenuto valido per decretare i vincitori.

    La partecipazione è GRATUITA,la premiazione avverrà tramite l’assegnazione di ATTESTATI DI PARTECIPAZIONE E PERGAMENE DIGITALI,prevista pubblicità e la pubblicazione dei premiati sulle pagine social, sulle testate web dell’Ufficio Stampa dell’Associazione Culturale Noi per Napoli.

    PREMI SPECIALI saranno interviste, articoli su noti quotidiani NAPOLETANI WEB E CARTACEI,ed EMITTENTI TV e RADIOFONICHE E PARTECIPAZIONE AL FORMAT TV NOI PER NAPOLI SHOW.

    Festival delle Arti dell’Associazione Culturale Noi per Napoli

    Infoline3394545044 W.App3515332617

    [email protected]

    FESTIVAL DELLE ARTI SUL WEB V EDIZIONE 2020Associazione Culturale Noi per Napoli pagina fbhttps://noipernapoli.it

    #AIUTATECIADAIUTARLI

    Il progetto solidarietà che gli artisti hanno lanciato attraverso il loro format Noi per Napoli Show, in onda sull’emittente Campania Felix tv e che stanno portando avanti con il titolo #aiutateciadaiutarli riguardano due obiettivi:

    – la popolazione di Malaka (Indonesia),distrutta dal recente disastro alluvionale,attraverso le sorelle missionarie francescane l’ Associazione Culturale Noi Per Napoli  e i benefattori che desidereranno partecipare,stanno inviando ed invieranno dei contributi affinché  siano garantiti i generi di prima necessità,

    –la Mensa per i senzatetto della Fraternità di San Pietro ad Aram di Napoli , “anche una piccola goccia fa un oceano….”

    Coloro che desiderano contribuire alla realizzazione di questi due progetti possono rivolgersi ad:

    Associazione Culturale Noi per Napoli [email protected]

    Whats App e tel : 351 5332617

    OLGA DE MAIO soprano e LUCA LUPOLI tenore

    #Lirica e #Sociale Olga De Maio soprano e Luca Lupoli tenore si raccontano e raccontano…

    sono entrambi artisti lirici del prestigioso Teatro San Carlo di Napoli e rappresentanti della storica Associazione Culturale Noi Per Napoli. Vivono e si sono formati a Napoli, conseguendo i loro titoli di studio a pieni voti presso il Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli. Hanno alle spalle una carriera lirica e concertistica di livello internazionale, vinto numerosi Concorsi e si sono esibiti in prestigiose Stagioni Concertistiche ed operistiche con musicisti di grande calibro.
    La stampa nazionale ed internazionale dà sempre spazio e visibilità alle loro figure artistiche ed alle loro iniziative.
    Attualmente dediti all’ attività teatrale, sono presentatori di un format tv ed hanno un occhio sempre attento al sociale con solidarietà e beneficenza.
    Con l’ Associazione Culturale Noi Per Napoli promuovono la musica lirica , classica e la cultura partenopea non solo a Napoli ma in tutto il mondo . Hanno realizzato Eventi importanti, con i Patrocini delle massime Istituzioni pubbliche
    Tanti sono i format da loro ideati per promuvere costantemente l’ Arte, la Cultura, la Musica ed il bel canto, quali ” Luoghi Storici e Musica, Atmosfere da Sogno, realizzati nei più importanti siti storici e monumentali della Campania.
    Hanno lanciato l’ Iniziativa del Festival delle Arti che ha riscosso successo internazionale, sia sul web che in importanti teatri di Napoli, che a maggio prossimo raggiungerà la sesta edizione.

    Vi rinviamo per un approfondimento più completo a visitare il loro Canale youtube,
    la Pagina fb dell’ Associazione Culturale Noi Per Napoli e le pagine del loro sito web:

    https://olgademaio.it/
    https://lucalupoli.it/
    http://www.noipernapoli.it
    https://youtube.com/c/LucaLupolitenoreOlgaDeMaiosoprano
    https://www.facebook.com/AssociazioneNoiPerNapoli/

    https://www.facebook.com/Noi-Per-Napoli-Show-113094520448884/

  • Palazzo Sanfelice Napoli

    Palazzo Sanfelice è uno dei palazzi storici e monumentali della città di Napoli. Situato nello storico e antichissimo Rione Sanità, Palazzo Sanfelice racchiude il gusto del barocco napoletano.

    Tra il 1724 e il 1728 da Ferdinando Sanfelice progetta il palazzo come propria abitazione e per la sua famiglia, in una zona, quella del Rione Sanità situata un tempo fuori le mura cittadine.

    Il Rione Sanità era considerato un luogo salubre e molto meno affollato rispetto al centro della città di Napoli.

    L’architetto Sanfelice progetta il palazzo accanto ad un edificio già esistente e che era già stato acquistato dall’architetto. Il vecchio edificio quindi, venne inglobato nel progetto della sua maestosa residenza. Sui portali gemelli costruiti in piperno e marmo, ancora oggi sono visibili le due targhe settecentesche, che ricordano la costruzione del palazzo. Le targhe sono posizionate tra le sirene e il balcone del primo piano.

    La facciata del palazzo è un alternanza di finestre decorate con stucchi. Notevoli sono i cortili che secondo il gusto barocco dell’epoca, sono utilizzati come vere e proprie scenografie insieme alle scale. Il primo cortile è a pianta ottagonale e permette di accedere al vestibolo con resti di affreschi e stemmi nobiliari dei proprietari. Nel cortile si ammira la caratteristica scala sanfeliciana che ripercorre le pareti ottagonali del palazzo. Il secondo cortile, dove si intravede ciò che rimane di una pianta rettangolare, ha una semplicissima scala sanfeliciana ad “ali di falco” che fa da proscenio al giardino retrostante, oggi non più visibile.

    Nell’interno c’erano affreschi di Francesco Solimena e nella cappella privata sculture di Giuseppe Sanmartino, autore del famosissimo Cristo Velato. Di queste opere oggi non abbiamo traccia, ma sono descritte nelle guide settecentesche della città.

    Sulle scale all’ingresso si nota la copertura degli scalini con pietra lavagna inserita da Ferdinando Sanfelice in onore della moglie originaria proprio del paese di Lavagna in Liguria. Il primo cortile con la famosa scala aperta sanfeliciana fu utilizzata per l’ambientazione del film Questi fantasmi, trasposizione cinematografica della commedia Questi fantasmi! Di Eduardo De Filippo.

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  • Basilica di Santa Maria della Sanità Napoli

    La Basilica di Santa Maria della Sanità, più conosciuta come la chiesa di San Vincenzo alla Sanità, è una delle chiese antiche della città di Napoli, situata nello storico Rione Sanità.

    La Basilica di Santa Maria della Sanità venne costruita tra il 1602 e il 1610 da Frà Nuvolo. La chiesa è uno dei tanti esempi di arte barocca che abbiamo a Napoli. L’arte barocca difatti trovò nel XVII a Napoli, uno dei momenti di massimo splendore. Gli artisti utilizzavano linee curve e sinuose, creando un gioco di chiaroscuro, utilizzando materiali diversi come marmo e piperno. Si utilizzava assieme pittura, stucco e scultura, e proprio questa chiesa nel cuore del Rione Sanità ne è un altissimo esempio.

    La basilica venne dedicata alla Madonna come segno di perpetua devozione dei napoletani nei confronti della Santa Madre. Ma la dedica avvenne anche a seguito del ritrovamento della più antica raffigurazione della Vergine Maria a Napoli . L’immagine risalente al V-VI secolo d.C. venne ritrovata nella cripta della chiesa. Ma come detto sopra la chiesa è molto conosciuta anche con il nome chiesa di San Vincenzo soprannominato ‘O munacone. Questo perché il complesso custodisce al suo interno una stata lignea di San Vincenzo Ferrer, detto affettuosamente ‘O munacone . San Vincenzo era un predicatore medievale appartenente all’ordine domenicano al quale sono stati attribuiti molti miracoli. Una leggenda narra che questa statua, molto amata dal popolo napoletano, venne portata in processione nel 1863, quando la città fu colpita da un’epidemia di colera. Grazie all’intercessione del santo il contagio cessò e da allora, ogni primo martedì di luglio, il rito si ripete nel Rione Sanità, per ricordare la grazia ricevuta.

    La chiesa ha una pianta a croce greca ed un presbiterio rialzato, grazie alla scala di marmi policromi ideata da Ferdinando Sanfelice, che ingloba l’antica chiesa paleocristiana, da cui si accede per visitare le famose catacombe di San Gaudioso, un area cimiteriale napoletana risalente al IV-V secolo a.C. Santa Maria alla Sanità conserva numerose opere che testimoniano la bellezza che contraddistinse la pittura napoletana del XVII e del XVIII secolo. Fra i grandi nomi degli artisti napoletani spiccano i dipinti di Luca Giordano come “La Vergine con i Santi Giacinto, rosa e Sant’Agnese”, “L’estasi della Maddalena” e “La Gloria di San Pio V”. Inoltre non si possono dimenticare alcune tele di Andrea Vaccaro come “Nozze mistiche di Santa Caterina d’Alessandria” e “Santa Caterina da Siena che riceve le stimmate”.

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  • Chiesa di Sant’Antonio Abate Napoli

    La chiesa di Sant’Antonio Abate è una delle più antiche chiese della città di Napoli. Sorge proprio nell’omonimo borgo, che per secoli è stato uno dei cuori pulsanti della città.

    La Chiesa di Sant’Antonio Abate, seppur considerata tra le abbazie importanti della città di Napoli, le notizie storiche a disposizione sono inspiegabilmente scarse. Nel 1905 Benedetto Croce, avendo notato questa enorme lacuna riguardo la storia di una delle chiese più antiche della città, invia nell’abbazia un cronista per descriverne dettagliatamente la struttura, le opere artistiche contenute nella chiesa, per poi riportarle nella rivista culturale Napoli Nobilissima.

    Oltre all’importante iniziativa di Benedetto Croce, che ci ha reso molte notizie sulla chiesa, tra le fonti utilizzate per ampliare le notizie sul complesso monastico,è stato ritrovato un diploma del Re Roberto d’Angiò del marzo del 1313, un documento di papa Pio IX , un accenno nella Guida Sacra di Galante e due litografie, di cui una a colori risalente al 1890, e l’altra del pittore francese del XVIII Remond.

    La leggende sulle origini della chiesa la vuole fondata dalla regina Giovanna I d’Angiò nel XIII secolo, ma come detto sopra, un diploma di re Roberto, dimostra che già nel 1313, esistevano chiesa ed ospedale. Molto probabilmente il complesso fu ampliato e ricostruito in un programma di edilizia religiosa e assistenziale voluto nel 1370 dalla Regina. In questo luogo venivano curati gli infermi del morbo detto “fuoco sacro” o anche Fuoco di Sant’Antonio, con un prodotto ricavato dal grasso di maiale. Tra i napoletani si diffuse così l’abitudine di allevare maialini per donarli al monastero. Il complesso era tenuto dai monaci antoniani i quali preparavano la sacra tintura utilizzata per curare l’herpes zoster. Ma nel quattrocento gli Aragonesi, che presero il potere a Napoli, bandirono l’ordine, considerandolo troppo legato ai monarchi francesi.

    Chiusa da sei anni e finalmente riaperta nel gennaio 2021, la chiesa è uno squisito esempio di architettura gotica, anche se la facciata principale della chiesa risale al 1769, quando il cardinale arcivescovo Antonino Sersale, la costruì coprendo quella originale risalente al periodo gotico.

    L’interno ha una navata unica con soffitto a cassettoni, si possono ancora notare le strutture angioine. Le strutture angioine sono visibili al di sotto degli stucchi, gli archi delle cappelle. Dello stesso periodo sono due frammenti di affreschi sul primo pilastro a sinistra e su quello a destra, raffiguranti la crocifissione di Sant’Antonio Abate e la Madonna delle Grazie col Bambino.

    Dell’ultimo affresco possiamo notare la naturalezza del bambino nell’afferrare il seno della madre ed anche la vivacità dei colori, nonostante il mancato restauro.

    Tra le opere medioevali non possiamo dimenticare la marmorea Madonna col Bambino, che la tradizione vuole abbia il volto della regina Giovanna I.

    L’inviato di Benedetto Croce, quando venne a visitare la chiesa, parlò di quattro dipinti su tela di forma circolare che raffiguravano quattro episodi dell’agiografia di Sant’Antonio. Oggi ne rimangono solo due

    In uno è possibile vedere la morte di Sant’Antonio e in un altro la morte di San Paolo martire assistito da Antonio. Queste tele di un elevato valore artistico, sono state attribuite alla mano di Domenico Viola, ma il restauro ottocentesco eseguito da un ricoverato del Real Albergo dei poveri ha coperto l’originale dipinto del pittore allievo di Luca Giordano.

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  • Palazzo dello Spagnolo Napoli

    Il palazzo dello Spagnolo o dello Spagnuolo, è uno dei palazzi storici della città di Napoli.

    Ubicato in Via dei Vergini nel Rione Sanità, il Palazzo dello Spagnolo è uno dei palazzi monumentali che si trova nel pieno centro antico di Napoli.

    Il Palazzo dello Spagnolo è stato costruito nel 1738, su commissione del marchese di Poppano Nicola Moscati. Il marchese volle unificare due lotti di terra ricevuti dalla moglie. Il progetto venne affidato all’architetto Ferdinando Sanfelice. Il Sanfelice oltre al progetto dell’imponente palazzo, realizzò la monumentale scala a doppia rampa, chiamata ad “ali di falco”. La scala è stata pensata come una sorta di luogo di incontro, ove avveniva una vera e propria vita sociale. Le decorazioni di stucco in stile rococò vennero affidati a Francesco Attanasio, ma eseguiti in un secondo momento da Aniello prezioso.

    Infatti le porte di accesso agli appartamenti sono decorati con stucchi che inquadrano medaglioni con i ritratti a mezzo busto della famiglia che abitava quell’appartamento.

    Il sovrano Carlo III di Borbone, spesso visitava il palazzo. Proprio nel palazzo infatti cambiava i suoi cavalli, per sostituirli con dei buoi, unici animali capaci di portarlo a Capodimonte, nella sua dimora di vacanza e di caccia. Attraversava la lunga e ripida Via Vergini per arrivare in quello che oggi uno dei musei più apprezzati al Mondo ossia il Museo di Capodimonte.

    Alla fine del secolo, il palazzo venne acquistato da un nobile spagnolo, Tommaso Atienza, il cui il soprannome Spagnolo o Spagnuolo, è il motivo per cui il palazzo si chiama oggi in questo modo. Il nobile spagnolo realizzò delle opere di espansione, come la costruzione di un altro piano e facendo decorare tutto il piano nobile. Decorazioni che purtroppo sono andate perdute a causa dei cattivi restauri avvenuti nel corso degli anni.

    A metà dell’ottocento il palazzo fu acquistato dalla famiglia Costa, grazie al fatto che il nobile Atienza, perse quasi tutto il suo patrimonio, indebitandosi a causa delle estrose opere di abbellimento del palazzo.

    Secoli dopo, il palazzo come molti edifici di Napoli, vide la proprietà frammentarsi, arrivando sino ad oggi ad avere diverse proprietà private. La regione Campania è riuscita ad acquistare solo due degli appartamenti del palazzo. Nell’edificio in passato è stato ospitato L’Istituto delle guarrattelle, un vero e proprio museo dedicato ai burattini locali ed internazionali, invece il secondo e il terzo piano sono sede del museo dedicato a Totò, il principe della risata, vissuto proprio nel Rione Sanità.

    Il palazzo dello spagnolo ancora oggi è considerato uno degli esempi più pregevoli di architettura civile in stile barocco napoletano.

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  • La Villa comunale di Napoli

    La Villa comunale di Napoli è uno dei giardini storici cittadini. È un vasto giardino piantato a lecci, pini, palme, eucalipti. La Villa comunale si estende per oltre 1 Km tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica, giardino che è fiancheggiato dalla Riviera di Chiaia e da Via Caracciolo.

    La prima idea e fondazione della Villa Comunale di Napoli, è del  1697, quando il vicerè duca di Medinacoeli fece piantare lungo la Riviera di Chiaia un doppio filare di alberi, che venne abbellito da tredici fontane.

    Questa costruzione vicereale volle dare alla città di Napoli, una prima idea di passeggiata che dalla porta di Chiaia arrivava fino alla Crypta Neapolitana.

    Ma la vera trasformazione di questa passeggiata, e della spiaggia lungo la riviera, avvenne per volere di Ferdinando IV di Borbone. Il sovrano tra il 1778 e il 1780 diede l’incarico a Carlo Vanvitelli, figlio del celebre Luigi Vanvitelli, di trasformare in parte la passeggiata, in un vero e proprio giardino urbano, molto in voga in quegli anni.

    Carlo Vanvitelli prese esempio sia dai giardini francesi, sia dal Salon del paseo del Prado di Madrid creato dal re Carlo III in Spagna. Il Vanvitelli sviluppò diversi progetti e ricorse all’aiuto e ai consigli del botanico Felice Abbate, giardiniere reale. Lunghi viali paralleli abbelliti da statue e fontane, con un estensione senza una conclusione prospettica. Il disegno architettonico dava molta importanza e risalto alla vista del golfo di Napoli. All’ingresso principale, sul lato dell’attuale Piazza Vittoria, erano stati posizionati due casini simmetrici, che ospitavano caffè e botteghe di classe. Il giardino venne inaugurato l’11 luglio del 1781, sorvegliato da guardie, e con accesso consentito esclusivamente alle persone ben vestite.

    Per volere di Giuseppe Bonaparte  nei primi anni del XIX secolo la villa fu ingrandita e ridisegnata dagli architetti Stefano Gasse e Paolo Ambrosino. Incaricato per la scelta delle essenze arboree fu il tedesco Friedrich Dehnhardt, direttore dell’orto botanico. Nello stesso periodo si discuteva anche del rinnovamento della strada che affiancava il giardino, e si riaprì il dibattito sulla Villa e la creazione di una nuova strada. Le discussioni portarono alla creazione di Via Caracciolo, iniziata nel 1872 e terminata nel 1883, secondo il progetto di Alvino. Ma il giardino, con il prolungamento della strada, perse uno degli elementi che lo contraddistingueva, ossia il rapporto esclusivo con il mare.

    Nel 1872 si iniziò la costruzione della Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’acquario di Napoli più famoso ed antico d’Europa. Il naturalista seguace di Darwin, volle creare un centro che ancora oggi è luogo di eccellenza che cura e analizza gli animali che provengono tutti dal golfo di Napoli. Anni dopo iniziarono anche i lavori per la realizzazione della cassa Armonica.

    Nel 1900 la parte occidentale della villa venne utilizzata per l’allestimento di padiglioni provvisori per l’esposizione Nazionale dell’Igiene, caratterizzati da uno stile eclettico con molti richiami allo stile liberty.

    Nel 1924, fu eseguita in prima assoluta la Turandot per banda di Giacomo Puccini.

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  • La chiesa di Sant’Eligio Maggiore Napoli

    La chiesa di Sant’Eligio Maggiore è una delle chiese di epoca angioina più antiche della città di Napoli. Situata a ridosso della piazza dove si svolgeva l’antico mercato della città, Piazza Mercato, ancora oggi è considerata uno scrigno dove è custodita la storia della città di Napoli.

    La costruzione della chiesa di Sant’Eligio risale al 1270. La zona che oggi conosciamo come detto sopra, come Piazza Mercato, un tempo era chiamata Campo Moricino. Luogo avvolto anche da tristezza dato che li, a pochi passi, e anni prima, era stato decapitato il giovane Corradino di Svevia, per opera di tre cavalieri francesi al seguito di Carlo I d’Angiò. Carlo d’Angiò divenuto sovrano di Napoli, fece costruire questa chiesa che inizialmente venne dedicata ai santi Eligio, Dionigi e Martino. Alla chiesa venne affiancato un ospedale e l’intero complesso godette della protezione e dei privilegi reali, prima con Giovanna I d’Angiò e dopo sia con Giovanna II d’Angiò ed Alfonso d’Aragona.

    Nel XVI secolo il vicerè Don Pedro de Toledo, decise di fondare un educandato femminile, chiamato conservatorio per le vergini, dove le ragazze erano istruite al servizio infermieristico nel vicino ospedale. Sul finire del XVI alle attività benefiche dell’educandato e dell’ospedale si aggiunse l’attività di banco pubblico.

    Proprio a questo periodo si fanno risalire i primi interventi di restauro con il rifacimento del soffitto ad opera di Nicolò di Tommaso e il posizionamento dell’organo realizzato da Giovanni Francesco Donadio e da Giovanni Mattia. Nel 1863 l’architetto Orazio Angelini trasformò il soffitto quattrocentesco.

    Il complesso monumentale venne colpito e danneggiato gravemente dal violento bombardamento del 4 novembre del 1943, il restauro fatto alcuni decenni dopo, riportò la chiesa all’originaria linea gotica.

    Molto particolare è l’ingresso della chiesa, attraverso un imponente portale strombato di fattura gotica francese. Si trova nel lato destro della chiesa, essendosi persa la funzione di portale principale a seguito delle stratificazioni strutturali.

    L’arco quattrocentesco  di Sant’Eligio è avvolto da mistero e leggenda. Si innalza su due piani a collegare il campanile della chiesa con un edificio vicino. Sul primo piano è inserito un orologio, sotto si trovano due testine che raffigurerebbero una fanciulla di nome Irene Malarbi e il duca Antonello Caracciolo.

    Pare che il Caracciolo nobiluomo perfido e senza scrupoli, innamorandosi follemente della fanciulla che lo respingeva, fece condannare ingiustamente il padre della fanciulla. Solo in un modo il Caracciolo avrebbe salvato l’uomo, con la resa ai propositi del duca della bella Irene.

    La ragazza con il cuore distrutto accettò, e il padre venne liberato. Ma la famiglia di lei chiese giustizia a Isabella di Trastàmara, figlia del sovrano Ferdinando II d’Aragona, ottenendo come condanna lo sposalizio riparatore della giovane da parte del Caracciolo e la sua successiva morte per decapitazione.

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  • Piazza Dante Napoli

    Piazza Dante è una delle piazze più importanti della città di Napoli. Situata proprio nel cuore del centro antico di Napoli, costituisce l’inizio di via Toledo, e tramite il passaggio di Port’Alba, dalla piazza si confluisce nel Decumano Maggiore della città, conosciuto da tutti come Via dei Tribunali.

    Piazza Dante in origine era conosciuta come Largo del Mercatello, perché fino al 1588, si teneva proprio qui uno dei mercati della città. Si differenziava con il diminutivo di mercatello, proprio perché più piccolo, rispetto al più grande e antico mercato, che si teneva in Piazza Mercato.

    Fino all’ottocento in questa piazza sorgevano le fosse del grano, mentre nel lato sud della piazza, dove oggi si trova il cinema Modernissimo, si trovavano le cisterne dell’olio. Questi due magazzini, per secoli erano i principali luoghi di conservazione delle derrate alimentari della città.

    Importantissima fu nel 1625, l’apertura ufficiale di Port’Alba. Si parla di apertura ufficiale perché in realtà in origine il varco per passare dall’altro lato della città, era un buco che i napoletani avevano creato nelle mura difensive della città. Era un pertugio o in napoletano un pertuso, creato ed utilizzato, per facilitare le comunicazioni tra i borghi, in modo particolare con quello dell’Avvocata, che si stava rapidamente ingrandendo.

    Piazza Dante assunse l’attuale struttura ad emiciclo, nella seconda metà del settecento, grazie all’architetto Luigi Vanvitelli. Il Foro Carolino, così chiamato e a lui commissionato, doveva essere un monumento celebrativo dedicato al sovrano Carlo III di Borbone. I lavori che durarono dal 1757 al 1765, vide alla luce il grande emiciclo, che ancora oggi ammiriamo, tra le mura aragonesi e con l’inserimento di Port’Alba.

    L’emiciclo ancora oggi, con le sue caratteristiche ali ricurve, ha in alto 26 statue che rappresentano le virtù di Carlo III di Borbone. Curiosità, tre di queste statue sono di Giuseppe Sanmartino, conosciuto al mondo come l’autore del Cristo Velato, custodito nella Cappella del Principe di Sansevero. Al centro dell’emiciclo la nicchia centrale avrebbe dovuto ospitare una statua equestre del sovrano, che non venne mai realizzata.

    Dal 1843, la nicchia invece, divenne l’ingresso al convitto dei padri gesuiti che divenne nel 1861 Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. Al centro della piazza si erge una grande statue di dante Alighieri, opera dello scultore Tito Angelini e Tommaso solari junior, inaugurata nel 1871, data in cui la piazza venne dedicata al sommo poeta.

    Piazza Dante a Napoli ancora oggi è sconsiderata la piazza cuore della città. Da qui ci si può spostare in ogni direzione per arrivare in qualsiasi punto della città di Napoli, grazia anche alla Linea 1 della metropolitana, inaugurata nel 2002.

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  • La Chiesa di Santa Caterina a Formiello Napoli

    La Chiesa di Santa Caterina a Formiello, è una delle chiese monumentali della città di Napoli. Sita accanto a Porta Capuana, vicinissima anche a Castel Capuano, è una delle chiese che non può mancare, se si decide di effettuare una visita guidata a Napoli.

    Chiamata a formiello, dal latino ad formis, ossia presso i canali o condotti, la chiesa sorgeva nei pressi di un formale reale, un pozzo dell’acquedotto della Bolla sul sagrato ove sorge un edicola votiva dedicata a San Gennaro, opera di Antonio Vaccaro. L’acquedotto venne totalmente sostituito alla fine dell’ottocento , dall’acquedotto del Serino.

    Tutto il complesso religioso si espandeva nella zona orientale della città, nella nuova cinta muraria che venne ricostruita dai regnanti Aragonesi, che allargava lo spazio urbano antico.

    Una chiesa dalla forma rinascimentale, con forme architettoniche che hanno destato stupore negli amanti dell’arte. Il complesso venne costruito su una precedente e piccola chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, che venne edificata nel quattrocento assieme al convento, affidato inizialmente ai frati celestini. Santa Caterina a Formiello, custodisce sin dalla sua fondazione le reliquie appartenenti ai celebri Martiri d’Otranto uccisi dai turchi il 14 agosto del 1480, per non aver mai rinnegato la loro fede.

    I corpi dei martiri furono traslati da Alfonso II di Napoli prima nella chiesa della Maddalena e poi, al ritorno delle monache al loro convento, nell’antica chiesa di Santa Caterina.

    Federico d’Aragona, diede nuovo inizio alla storia sia della città di Napoli, che della piccola chiesetta. Il sovrano concesse nel 1499 ai padri domenicani della Congregazione riformata di Lombardia, che ricostruirono l’attuale chiesa e lo tennero senza interruzione fino al 1806, anno in cui Gioacchino Murat, decise la soppressione del monastero. Con il ritorno del nuovo re di Napoli Ferdinando I delle Due Sicilie nel 1815, gran parte del monastero fu riconvertito e riadattato a nuovi usi, tra cui quello di Lanificio militare. Difatti ancora oggi l’ingresso del monastero conserva in alto ancora l’insegna ottocentesca del Lanificio.

    La chiesa subì gravi danni con il terremoto dell’Irpinia del 1980, a cui seguirono importanti restauri.

    Oggi la chiesa ci appare con uno stampo cinquecentesco, grazie al progetto attribuito ad Antonio della Cava ed eseguito dall’architetto settignanese Romolo Balsimelli. Il primo elemento ad essere terminato nel 1514 fu il chiostro grande del monastero con archi e pilastri di forme mormandee. In seguito venne costruito anche il chiostro piccolo che conserva ancora oggi parti di affreschi del cinquecento.

    L’interno della chiesa è a croce latina ad unica navata, con cinque cappelle per lato. Al centro della chiesa si apre sul pavimento una accesso alla cripta delle consorelle del santissimo rosario. L’apertura è in corrispondenza di una lapide che si trova proprio al centro della navata. Sulla lapide sono raffigurate quattro donne in preghiera con il rosario tra le mani.

    La chiesa di santa Caterina a Formiello, è considerata ancora oggi una tra le chiese più antiche e più ricca di storia della città di Napoli.

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  • Chiesa di San Gregorio Armeno Napoli

    La chiesa di San Gregorio Armeno , conosciuta popolarmente anche come la Chiesa di Santa Patrizia, è una delle chiese più famose del centro antico di Napoli.

    La chiesa di San Gregorio Armeno è una chiesa monumentale sita tra il decumano maggiore, meglio conosciuto come Spaccanapoli, e il decumano inferiore, conosciuto come Via Tribunali. Più precisamente si trova nell’omonima strada via San Gregorio Armeno, conosciuta nel mondo, grazie all’antica arte artigianale dedicata alla produzione presepiale e di statuine del presepe.

    La chiesa, assieme al complesso monastico  costituisce uno degli edifici religiosi più antichi, grandi e importanti del centro antico di Napoli. Un vero e proprio gioiello del barocco napoletano, la chiesa nasce sopra le rovine del tempio dedicato alla dea Cerere, divinità antichissima legata alla vegetazione e al raccolto. Le sacerdotesse della dea erano le più desiderate dell’epoca romana. Secondo una leggende il luogo avrebbe ospitato il monastero fondato da Flavia Giulia Felice, madre dell’imperatore Costantino, di cui Santa Patrizia sarebbe stata una discendente. Santa Patrizia  intraprese diversi pellegrinaggi con le sue monache ed a seguito di un naufragio approdò a Napoli nei pressi di Castel dell’Ovo, dove fondò una sua comunità di preghiera e di aiuto ai bisognosi. Patrizia morì giovane e fu sepolta nel monastero dei santi Nicandro e Marciano.

    Secondo le fonti la chiesa è stata fondata nell’ VIII secolo dalle monache di San Basilio, seguaci di Santa Patrizia. Le monache, dopo la morte della santa, e portando con loro le spoglie di San Gregorio Illuminatore, patriarca di Alessandria, decisero di fonare  la chiesa  che proprio per questo motivo venne dedicata al Santo. Le reliquie del Santo sono ancora oggi conservate all’interno della chiesa napoletana.

    Nella chiesa si decise di portare nell’ottocento anche il corpo di Santa Patrizia. Con il passare del tempo a Napoli il culto verso la santa divenne ancora più forte di quello riservato a San Gregorio. L’urna con il suo corpo è meta di pellegrinaggio, così come l’ampolla che conserva il suo sangue, sgorgato prodigiosamente dalla sua bocca, come se fosse un corpo vivo. Il sangue della santa prodigiosamente si liquefa più volte l’anno.

    La struttura della chiesa che ammiriamo oggi non è esattamente quella originale della sua fondazione. Grandi rifacimenti si sono fatti dal 1572, ad opera di Giovanni Vincenzo Della Monica e Giovan Battista Cavagna. Molti altri lavori nel secolo successivo vennero realizzati dall’architetto napoletano Dionisio Lazzari.

    La chiesa al suo interno è una vera e propria esplosione del barocco napoletano. Il soffitto ligneo a cassettoni è un vero capolavoro  dell’artista Teodoro D’Errico. Volgendo lo sguardo verso l’alto si potranno notare finestre chiuse con reti metalliche, tutte decorate in oro, da cui un tempo,  le monache di clausura assistevano alla messa. Ma quello che colpisce, in questa esplosione decorativa, è l’immensa opera di Luca Giordano “La gloria di San Gregorio” che decora la semi cupola. Non si può considerare completa la visita in questo scrigno barocco, senza aver ammirato il Chiostro delle monache. Avvolto dal verde e completamente stravolto per creare un luogo che rendesse meno dura la clausura, ha addirittura cinque belvedere, cosa che permetteva alle monache di non perdere completamente la visione sul mondo esterno. Al centro del chiostro si incontra un pozzo in marmo con una struttura in ferro in stile barocco, affiancato da due statue settecentesche realizzate dallo scultore salentino Matteo Bottiglieri, raffiguranti Cristo e la Samaritana

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  • Castel dell’Ovo Napoli

    Castel dell’Ovo è uno dei castelli più antichi della città di Napoli. In latino castrum ovi, sorge sull’isolotto di Megaride, dove secondo la leggenda approdò la sirena Parthenope. Infatti proprio la sirena Parthenope diede il primo nome all’antica città di Napoli; primo insediamento dei greci nella metà del VII secolo a.C.

    Il Castel dell’Ovo è uno dei monumenti che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo di Napoli. Il luogo dove sorge il castello oggi è famoso e conosciuto come il Borgo Marinari. Luogo molto amato dai napoletani e non solo, soprattutto quando d’estate, la brezza marina fa attenuare il caldo e concede refrigerio, grazie alla presenza della baia dove si trovano locali e ristoranti tipici.

    Il borgo Marinari è collegato alla terraferma da un ponte che lo lega al lungomare di Napoli in via Parthenope.

    Ma bisogna fare un passo in dietro, prima della costruzione del Castel dell’Ovo, nel I secolo a.C. l’isolotto di Megaride venne legata alla terraferma grazie al patrizio Lucio Lucullo. Lucullo si rese conto delle e normi potenzialità del posto, acquistò un terreno molto vasto, proprio in quella striscia di terra circondato dal mare, e vi fece costruire la sua magnifica villa, nota come il Castrum Lucullanum.

    Ripercorrere e raccontare tutta la storia di Castel dell’Ovo, non è semplice, proprio perché di tratta di un continuo trasformarsi del castello, assieme al susseguirsi degli eventi storici.

    In principio dal V al X secolo, la villa di Lucullo, divenne un eremo per i monaci basiliani, che scappavano dalla Pannonia. I monaci adottarono la regola benedettina e idearono lo scriptorium, grazie soprattutto alle opere bibliotecarie lasciate in eredità da Lucullo.

    Nel X secolo, i monaci dovettero abbandonare il castello dopo l’arrivo dei saraceni. I Duchi di Napoli trasformarono quindi l’ormai ex eremo in una fortezza destinata alla difesa del regno di Napoli.

    Basti pensare che è stata fortezza dai Normanni, sino quasi all’unità d’Italia ,ove venne adibito ad avamposto militare.

    Miti popolari, aneddoti e leggende si intrecciano nel raccontare la storia del Castel dell’Ovo, dalla sua fondazione sino ai giorni nostri.

    Una di queste leggende riguarda il suo nome e il poeta Virgilio. La leggenda Medioevale, narra che il nome del castello derivi dal fatto che il poeta e mago Virgilio aveva nascosto nelle segrete dell’edificio un uovo magico, che aveva il potere di mantenere in piedi l’intera fortezza, nonché proteggere Parthenope.

    La rottura dell’uovo magico avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche sciagure e catastrofi per la città di Napoli.

    Durante il regno della regina Giovanna I nel XIV secolo, proprio il castello subì dei danni a causa del crollo di una parte di un arco sul quale è poggiato. Per evitare che tra la popolazione si scatenasse il panico, la regina dovette giurare di aver sostituito l’uovo.

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  • La Basilica di Santa Chiara Napoli

    La Basilica di Santa Chiara o il monastero di Santa Chiara, è una dei più importanti complessi monastici della città di Napoli.

    La basilica di santa Chiara, si trova tra via Benedetto Croce, e Piazza del Gesù, proprio nel cuore del centro antico della città di Napoli.

    Una visita guidata a Napoli, non può per nulla escludere questo complesso monumentale ricco di storia. Si tratta di una delle più grandi basiliche gotico angioina della città. Al suo interno ha quattro chiostri, il più grande quello maiolicato, è il più famoso al mondo. Nel complesso è possibile visitare gli scavi archeologici, venuti alla luce dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nell’are sono comprese anche altre sale nelle quali è ospitato il Museo dell’opera di santa Chiara.

    La basilica gotica più grande della città, fu voluta da re Roberto d’Angiò e sua moglie Sancia di Maiorca. Sancia era molto devota e desiderosa di diventare monaca di clausura, ma le venne vietato a rispondere a tale vocazione, per questo era desiderosa della nuova costruzione.

    La chiesa trecentesca venne costruita in forme gotiche provenzali, divenne molto presto tra le più importanti di Napoli. Al suo interno lavorarono alcuni dei più importanti artisti dell’epoca, come Tino di Camaino e Giotto. Giotto lavorò nel coro delle monache affrescando episodi dell’Apocalisse e Storie del Vecchio Testamento. I resti di questi affreschi sono ancora oggi possibile da ammirare.

    Ma il vero angolo di paradiso, all’interno della città di Napoli, è il chiostro maiolicato. Il chiostro ideato da Domenico Antonio Vaccaro, aveva lo scopo di soddisfare le richieste della committente, la badessa Suor Ippolita di Carmignano. L’architetto progettò su un impianto del trecento un restauro che iniziò nel 1739 e terminò nel 1742. Un luogo spirituale che conserva eleganza e cura del bello, in conformità con il gusto delle donne che l’avrebbero frequentato, ossia le future Clarisse di stirpe nobile.

    Il monastero di Santa Chiara, con il suo Chiostro, la sua storia e la sua arte, è uno dei luoghi più straordinari di Napoli.

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  • Palazzo Reale di Napoli

    Il Palazzo Reale di Napoli, affaccia su piazza del Plebiscito. In un unico edificio si uniscono storia, arte e cultura. La sua facciata racconta la storia del regno di Napoli. All’interno delle nicchie volute dal Vanvitelli, si trovano per volere di Umberto I, otto statue raffiguranti, i sovrani più rappresentativi delle dinastie che hanno regnato su Napoli: Ruggero d’Altavilla, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso I d’Aragona, Carlo V, Carlo di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II.

    La costruzione di Palazzo Reale, si decise nel XVII secolo, quando il Vicerè spagnolo Fernando Ruiz de Castro conte di Lemos assieme a sua moglie, decisero la realizzazione e anche la costruzione di un palazzo sontuoso, in onore del re di spagna Filippo III. Un palazzo che lo potesse accogliere in una sua imminente visita nel regno di Napoli. L’architetto ideatore del progetto è Domenico Fontana. Domenico Fontana era uno degli architetti più amati da Papa Sisto V, Il Fontana delineò il progetto del Palazzo reale nell’opera “Dichiarazione del Nuovo Regio Palagio cominciato nella Piazza di San Luigi”. Piazza San Luigi era l’antico nome di Piazza del Plebiscito. Ma ironia della sorte il sovrano non venne mai in visita nel regno di Napoli.

    Carlo di Borbone nel 1734 conquistò Napoli, che ritornò ad essere capitale, di un regno autonomo. Il nuovo sovrano, in primis, decise di utilizzare il palazzo come residenza reale, e avviò in contemporanea dei lavori di restauro, riorganizzando gli spazi e gli ambienti ufficiali. Ampliamenti e abbellimenti che videro a lavoro Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga.

    Con l’arrivo a Napoli di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, lo fecero decorare con arredamenti neoclassici in parte arrivati da Tuileries. Il palazzo venne danneggiato da un incendio nel 1837, e fu fatto restaurare da Ferdinando II di Borbone, dall’architetto Gaetano Genovese, che realizzò anche la nuova facciata verso il mare. Il palazzo reale di Napoli fu abitato da tutti i regnanti di Napoli; gli austriaci, i Borbone e i Savoia.

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