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  • Brexit, la May stretta all’angolo. E intanto la sterlina va giù

    La Brexit potrebbe costare carissima alla premier britannica Theresa May. Soltanto pochi giorni fa aveva annunciato la data precisa dell’uscita dalla UE. In realtà ad uscire prima di tutti potrebbe essere proprio lei, visto che la sua posizione è sempre più a rischio.
    Due ministri hanno rassegnato le dimissioni nel giro di poche ore per via di alcuni scandali. Ma oltre a queste faccende, sembra che si sia formata una coalizione trasversale dei deputati filo-europeisti alleati al Parlamento che vuole toglierla di mezzo. Come? Presentando una serie di emendamenti a raffica sul progetto Brexit così da ostacolarne l’approvazione.

    La situazione è sempre più complessa e aumenta le incertezze legate al divorzio dalla UE. Il ministro degli Esteri Boris Johnson, leader del fronte pro-Brexit e quello dell’ambiente Michael Gove, ex avversario del Primo ministro nella leadership dei conservatori, la pressano perché dia luogo alla rottura immediata con l’Ue. Brexit a tutti i costi quindi, anche senza accordo. Dall’altra parte ci sono 40 rappresentanti del suo partito della May, che sarebbero pronti a sfiduciarla per via dello stallo nei negoziati. Proprio questo blocco nel dialogo tra Bruxelles e Londra ha spinto Michel Barnier, capo-negoziatore Ue, a non escludere un collasso delle trattative.

    Gli effetti finanziari della Brexit

    brexitLa vittima maggiore di tutto ciò continua ad essere la sterlina, che non appena fa un passo avanti si ritrova a farne due indietro. La valuta britannica scende di nuovo contro il dollaro, con l’indicatore Chaikin Money Flow che evidenzia un trend al ribasso per il pound. E ne fanno le spese anche gli investimenti, dal momento che sono tutti bloccati nell’attesa di sviluppi il più definitivi possibile.

    Anche nei confronti dell’euro lo scenario è simile. Dopo una lieve ripresa tra agosto e settembre, l’euro sta tornando a premere verso il rialzo. Basta vedere una strategia Awesome oscillator come funziona in questo caso per evidenziare che nel medio periodo c’è un allentamento della fase ribassista, forse propedeutico ad un innalzamento verso la prima area di resistenza vista a 0,89. Se non altro siamo lontanissimi dal rischio parità che aveva allarmato in molti a inizio 2017. Ma è chiaro che certi discorsi rimarranno apertissimi finché non si capirà la reale direzioni che sta prendendo la Gran Bretagna, che al momento è molto distante dall’Europa.

  • Brexit, fissato il prossimo round tra Londra e Bruxelles

    La questione Brexit continua a tenere banco nei rapporti tra Londra e Bruxelles, dopo il nulla di fatto dei primi incontri. Il prossimo round negoziale è stato fissato in calendario per la settimana del 18 settembre. Poi come sollecitato dalla Gran Bretagna (che vuole infittire il programma di meeting) ce ne sarà un altro ancora agli inizi del mese di ottobre. Quest’ultimo andrà quindi in scena poco prima che ci sia il vertice UE del 19 ottobre.

    La May ci prova ma i mercati restano scettici

    brexit mayI negoziati stanno procedendo senza grandi colpi di scena ma neppure grossi passi avanti. Si prosegue tra comunicati che invitano alla cooperazione ed altri che invece si riservano stoccate reciproche. Nel frattempo il primo ministro britannico Theresa May ha in programma di tenere un discorso sulla uscita del Regno Unito dalla UE entro fine mese (al momento non c’è una data in calendario). Resta comunque la forte sensazione che la strada da percorrere si ancora piuttosto impervia.

    L’incertezza sull’esito dei negoziati spinge i mercati alla prudenza. Il rafforzamento della sterlina cui si è assistito negli ultimi tempi, con i prezzi prossimi alle Bande di Bollinger, è da ricondursi a fattori esogeni come il dollaro debole e l’aumento del corto speculativo registrato durante la prima settimana di settembre. Non sembra infatti essere riconducibile agli ultimi dati macro, che anzi hanno deluso le aspettative. Basti pensare che il PMI è sceso in prossimità dei minimi di settembre dell’anno scorso. Non è un caso che in seguito il valore del pound sia tornato a scendere e il grafico three line break si avvicini al punto di reversal.

    Tornando alla Brexit, va evidenziato che nessuno sa prevedere che scenari si apriranno da qui ai prossimi 2 anni. Soltanto gli economisti di Morgan Stanley – in una relazione – sostengono ancora che ci sia il 10% di possibilità che il Regno Unito rimanga nell’Unione europea. Certo non a pieno titolo, ma con un accordo che lascerà le cose più o meno come sono oggi. Ma al momento sembra difficile credere in quel 10%.

  • Sterlina sotto pressione, i negoziati sulla Brexit agitano i mercati

    I giorni della tensione per la sterlina continuano, e anzi si può prevedere che le cose andranno anche peggio. Il risultato elettorale ha disegnato un quadro politico molto instabile, e questo proprio a pochi giorni dall’inizio dei negoziati sulla Brexit.
    La May ha voluto fare una mossa azzardata, spinta probabilmente da troppa convinzione di sé e del suo peso. LA Premier britannica era sicura di aumentare la propria forza in vista dei negoziati sulla Brexit. Invece come spesso accade in politica, azzardare troppo rischia di diventare un boomerang. E così è stato infatti. Il popolo ha punito il suo partito, che ora si ritrova con una maggioranza risicata per accompagnare il paese nell’uscita dalla UE.

    L’andamento sul dollaro della sterlina

    sterlinaCosa succederà adesso al pound? Se guardiamo al cross con il dollaro, la sterlina continua ad avere un andamento altalenante. Lunedì scorso ha aperto la sessione europea infrangendo il livello degli 1,2750$, ma poi è scivolata verso il livello 1,2650$ (molti infatti hanno cominciato ad adottare una strategia hedging forex opzioni binarie).

    La spinta ribassista c’è e si vede. Questo proprio a causa delle incertezze determinate dalle elezioni. Per questo motivo crediamo che i rally offriranno delle opportunità per vendere. Se però ci fosse una rottura al di sopra di quota 1,28$, allora avremmo un forte segnale rialzista.

    Le prospettive di euro e sterlina

    Riguardo al cross euro-sterlina, si vede chiaramente che l’andamento di questo cross è determinato proprio dai movimenti del pound (suggeriamo di utilizzare l’indicatore RSI trading opzioni binarie forex). L’euro è apparso relativamente stabile, e così l’impulsività della coppia dipende quasi tutta dalla valuta britannica. Ha un senso ipotizzare che il mercato possa ancora muoversi in rialzo, a causa delle continue incertezze che provengono dalla capitale britannica.

    Potremmo ipotizzare un livello delle 0,90$ che possa fungere da notevole resistenza, anche sotto il profilo piscologico. Se ci fosse una rottura al di sopra di questo livello, allora si potrebbe spianare le strada al livello di parità nel corso del lungo termine.

  • HARD O CLEAN BREXIT? LA SFIDA TRA CONSERVATORI E LABURISTI DECIDE LE SORTI DELLA PREMIER LEAGUE

    Britannici al voto a un anno dal famoso referendum. Conservatori in netto vantaggio ma una vittoria del Tories potrebbe cambiare le sorti della Premier League. Opinioni, pronostici e curiosità raccolte da Oddschecker a una settimana dal voto decisivo.

     

    Dopo la Brexit e con l’approssimarsi della sfida elettorale tra Conservatori e Laburisti dell’8 giugno, ci si interroga su quali possano essere le conseguenze nel caso in cui a prevalere sarà la linea della Hard Brexit voluta dalla leader dei Tories, Theresa May, o quella Soft promossa dal laburista Jeremy Corbyn.

    GLI EFFETTI DELLA BREXIT SUL CALCIO INGLESE – Una Hard Brexit e l’incertezza su come il Regno Unito dovrà rinegoziare gli accordi commerciali influirà anche sulla Premier League, visto che una svalutazione ulteriore della sterlina potrebbe favorire le cessioni all’estero dei giocatori di Premier e, viceversa, complicare la campagna acquisti dei club inglesi.

    COME CAMBIERA’ LA PREMIER LEAGUE – Oggi i calciatori “stranieri” in Premier League rappresentano circa 70% del totale. Ben 14 club del massimo campionato inglese sono di proprietà totale o sostanziale di imprenditori esteri. Il Chelsea campione in carica potrebbe essere il team più penalizzato da una Hard Brexit (il 76% dei gol realizzati quest’anno dai Blues di Conte sono di marca europea).

    Stesso discorso per gli allenatori. Tra le prime dieci classificate in questa stagione, solo il Bournemouth e il West Brom hanno in panchina un manager del Regno Unito (e negli ultimi sette campionati solo lo scozzese Sir Alex Ferguson ha spezzato lo strapotere dei manager “non britannici” vincendo la Premier nel 2011 e 2013).

    PRO E CONTROArsène Wenger, manager (francese) dell’Arsenal, si è detto “preoccupato” rispetto all’applicazione della Brexit sulla Premier League: “Oggi – ha spiegato – la Premier è vista come il campionato più attrattivo sia sul piano tecnico che sul piano degli investimenti. Purtroppo questa immagine potrebbe ben presto svanire”. Ma tra gli addetti ai lavori c’è anche chi sostiene che la Brexit gioverà ai giovani prospetti inglesi.

    IL VOTO NEL REGNO UNITO – Tutto (o quasi) però dipenderà da cosa accadrà dopo le consultazioni elettorali del prossimo 8 giugno. Gli ultimi report di Oddschecker, portale web leader nella comparazione delle quote, vedono il Partito Conservatore come il chiaro favorito per la vittoria finale (a 1/20 che, tradotto nelle “quote italiane”, diventa 1,07). Il divario tra le due formazioni è ancora ampio anche se la vittoria finale dei laburisti è quotata oggi a 10/1 (ovvero a 11,0) rispetto a 30/1 dello scorso 8 maggio.

    Quasi il 60% delle puntate (piazzate attraverso il portale inglese di Oddschecker) è stato indirizzato sinora sulla vittoria dei laburisti mentre un anonimo scommettitore di Londra ha piazzato in più riprese 350mila sterline (circa 407mila euro) sulla vittoria del partito guidato dalla May, utilizzando il portale di Oddschecker per trovare le probabilità di tutte le migliori agenzie scommesse inglesi.

     

     

     

     

     

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  • Mercato delle valute, continua il valzer di euro e sterlina

    Europa e Gran Bretagna hanno cominciato il loro percorso di divisione ufficiale e formale, e questo sta incidendo anche sul mercato delle valute. Seguendo le indicazioni popolari del referendum dello scorso giugno, pochi giorni fa la premier britannica May ha dato il via ufficiale al percorso che condurrà la Gran Bretagna fuori dalla UE. Ci vorranno circa un paio di anni per completare il percorso (tanto è il termine fissato dall’articolo 50 del Trattato), ma giungere ad una intesa si preannuncia come una corsa ad ostacoli. Peraltro il termine dei due anni non è neppure reale, visto che comprende anche il tempo che servirà perché tutti i negoziati siano approvati dalle parti in causa. Bisognerà quindi raggiungere un’intesa entro 18-20 mesi al massimo, altrimenti per la Gran bretagna sarebbero guai seri.

    BCE, Brexit e gli effetti sul mercato delle valute

    mercato delle valuteIntanto Euro e sterlina continuano a muoversi a fasi alterne sul mercato valutario. La Brexit si fa sentire sulla quotazione del pound, che chiaramente risente delle prospettive più o meno cupe legate all’uscita dalla UE. Dall’altra parte invece c’è l’euro, il cui driver principale sono le parole pronunciate da Draghi in settimana, e più in generale l’atteggiamento della BCE di fronte alle prospettive economiche della Eurozona. Nonostante i miglioramenti, Draghi resta cauto e dalla EuroTower giungono messaggi improntati alla prudenza circa la fine del quantitative easing.

    E’ inevitabile che tutto ciò abbia effetto sui mercati valutari. Venerdì la coppia EUR/GBP ha dapprima tentato un rally, poi si è infranto sulla resistenza nella media mobile esponenziale dei 100 giorni (vedi qui i concetti di media mobile semplice, ponderata e esponenziale trading) per invertire la rotta.

    Secondo gli analisti, le prospettive maggiori sono però quelle di una prosecuzione del mercato intorno all’area attuale, con la media mobile esponenziale dei 200 giorni appena sotto la regione delle 0,85 sterline. La sensazione comunque è che il cross Euro-Sterlina sarà ancora difficile da trattare, pertanto, a causa dell’andamento incostante. Si osservi in proposito l’Indicatore Average True Range (ATR).

    Un’ultima considerazione va fatta però riguardo lo scenario complessivo internazionale. L’attacco USA alla Siria e l’attentato di Stoccolma, nei prossimi giorni potrebbero avere degli effetti sull’orientamento degli investitori. Occorre quindi muoversi con cautela e aspettarsi anche qualche sessione molto volatile.