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  • Imprese, il settore delle Utility è pronto per una grande ripresa

    Nell’ultimo anno e mezzo, le imprese che fanno parte del settore delle utility hanno sofferto uno scenario economico decisamente poco favorevole. Tuttavia ci sono diversi fattori che fanno ritenere che il quadro complessivo stia per cambiare, generando nuove opportunità di crescita.

    Le difficoltà vissute dalle imprese

    imprese utilitiesLe aziende che si occupano di offrire servizi di pubblica utilità hanno sofferto notevolmente il periodo di tassi di interesse elevati, che le banche centrali hanno dovuto vivere per combattere l’incremento dell’inflazione.

    I costi di finanziamento elevati infatti hanno scoraggiato gli investimenti in infrastrutture, in special modo quelli riguardanti progetti di transizione energetica. Le imprese che hanno sofferto di più sono proprio quelle del settore delle rinnovabili. Allo stesso tempo, tassi di interesse elevati comportano la concorrenza più forte da parte dei titoli di Stato, visto che il loro rendimento è diventato più allettante.

    La mini-crisi

    Le difficoltà delle imprese del settore utility sono evidenti guardando alle performance degli indici azionari corrispondenti.
    A Wall Street, il mercato azionario più importante al mondo, la sottoperformance delle utility rispetto all’indice principale è stata superiore al 30%. In Europa nel 2023 è andata un po’ meglio, ma nel corso di questo 2024 la sottoperformance ha già raggiunto il 13%, e questo accade in tutti gli indici Nazionali (FTSE Mib, Dax Xetra, Ibex, Cac, ecc).

    La debolezza dei prezzi delle utilities tuttavia diventa adesso un’opportunità, dal momento che nella maggior parte dei casi le aziende sembrano sottovalutate. Tutto questo senza considerare lo scenario globale che potrebbe diventare molto favorevole di cui a breve.

    Prospettiva interessante

    Il primo fattore importante è appunto l’andamento dei tassi di interesse. Le banche centrali stanno per cominciare il ciclo di tagli al costo del denaro (la Banca Centrale Svizzera già ha cominciato), e questo spingerà progressivamente le imprese ad investire nei loro progetti.

    Un altro fattore importante riguarda i prezzi dell’energia. Negli ultimi mesi il mercato ha viaggiato su previsioni talmente caute da risultare fortemente pessimistiche. In realtà i prezzi dell’energia elettrica sono calati del 20% da inizio anno, e non dovrebbero scendere ancora molto. Val la pena ricordare che i prezzi dell’energia sono una variabile determinante per le valutazioni delle Utility, a causa delle correlazioni con i prezzi dell’energia elettrica.

    Un altro fattore che potrebbe dare slancio alle utilities è la domanda di energia elettrica. Il recente calo visto negli ultimi mesi è quasi esclusivamente legato alla frenata dell’attività industriale, ma con i tagli e i tassi di interessi e la conseguente crescita economica la domanda potrebbe nuovamente salire.

  • Imprese, l’Italia sta costruendo un mercato delle PMI quotate di livello europeo

    Le imprese italiane che decidono di quotarsi in borsa rimangono ancora poche rispetto al totale. Tuttavia l’esperienza del mercato Euronext Growth Milan (già AIM Italia) ha vissuto negli ultimi anni una crescita senza precedenti.

    Infatti nel quinquennio 2017-2021 ci sono state bene 146 IPO. Una trentina l’anno in media. Ma la cosa più importante è che per larga parte si tratta di piccole e medie imprese (circa l’80%). Il totale delle società quotate è così salito a 176, per una capitalizzazione complessiva di 11,4 miliardi di euro.

    Il mercato EGM e le imprese

    imprese borsa egmIl fatto che siano state coinvolte nel mercato dei capitali le piccole realtà è molto importante. Bisogna infatti ricordare che l’Italia è caratterizzata da un tessuto imprenditoriale ricchissimo, ma quasi totalmente composto da entità di piccole se non piccolissime dimensioni.
    In larga parte sono soggetti imprenditoriali che non potrebbero quotarsi, ma spesso anche a coloro che potrebbero sfuggono i benefici della quotazione.

    Cambio di prospettiva culturale

    Va rimarcato che il processo di quotazione non è soltanto un fatto finanziario, è una vera e propria svolta culturale. Chi decide di compiere questo passo deve imparare a ragionare come si fa nelle aziende più famose: cambiare l’approccio alla governance, al presidio sui sistemi di reporting e di trasparenza, e imparare a gestire il dialogo con gli investitori.

    La spinta delle istituzioni

    La spinta alla quotazione in Borsa è arrivata grazie a una serie di provvedimenti legislativi incentivanti, come il Decreto Incentivi PMI, il Bonus IPO (credito d’imposta sui costi di quotazione) e il lancio dei PIR.
    E’ stato particolarmente importante il Bonus IPO, perché ha alimentato un circolo virtuoso e ha fatto da volano alla crescita delle richieste di quotazione. Sono segnali operativi affidabili da parte delle istituzioni, e dei quali si sentiva il bisogno, per alimentare il mercato dei capitali in Italia (che ricordiamo, produce effetti positivi su occupazione e PIL).

    L’Italia sta così pian piano colmando l’enorme divario rispetto agli Paesi europei. Oggi le PMI scelgono la Borsa per accelerare il proprio progetto di crescita, avendo compreso che non è solo una modalità nuova per raccogliere capitale, ma soprattutto in modo per favorire il finanziamento di progetti innovativi.

  • Nuove frontiere di sostenibilità nel settore dell’archiviazione: materiali innovativi e biopackaging

    Sostenibilità e innovazione vanno di pari passo, lo sappiamo. Succede anche nel mondo dell’archiviazione, che è per intenderci, tutto quel settore legato a raccoglitori, cartelle e cartelline dove catalogare e conservare nel tempo. E non solo per scuola e ufficio.

    Anche qui nascono le prime linee green davanti a tutti c’è un’azienda italiana (milanese di Liscate) che ci aveva già visto lungo quando ormai diversi anni fa aveva capito che la produzione poteva essere sostenuta dall’energia solare. Da lì per arrivare oggi a confezionamenti salva-ambiente, completamente compostabili. Il che significa: zero residui in natura.

    «Per noi il rispetto dell’ambiente è una nostra priorità da sempre. Era il 2010 quando abbiamo scelto i pannelli fotovoltaici per alimentare la nostra produzione, all’epoca già aggiornata sull’utilizzo di materiali destinati al riciclo» spiega l’AD Riccardo Rota, che insieme al fratello Andrea guida l’impresa di famiglia.

    Da dove si parte e dove si sta arrivando

    «Siamo partiti dall’energia rinnovabile e oggi lanciamo la nostra gamma Green, destinata presto ad ampliarsi con l’introduzione di nuove buste a U, raccoglitori ad anelli e custodie porta documenti capaci di fornire soluzioni capaci di convincere i più attenti consumatori, anche in tema di sostenibilità. La strada è ormai tracciata e la nostra identità è quella di un’azienda a misura d’uomo che guarda al mondo da ospite rispettoso».

    I primi prodotti dell’innovativa linea Green di SEI sono Gea ed Era, le buste con foratura universale e le cartelline a L in polipropilene riciclato e riciclabile. L’utilizzo di un materiale così evoluto in termini di sostenibilità conferma la costante attenzione di SEI Rota nei confronti dell’ambiente, come dimostrano l’utilizzo di materiali sicuri e non tossici, la riciclabilità dei suoi prodotti e la scelta di affidarsi a pannelli fotovoltaici per il fabbisogno energetico del proprio stabilimento.

    SEI Rota è stato il primo marchio del settore a fare uso, nei suoi prodotti in PVC, di componenti chimici con valori di tossicità nulli, in linea con la normativa europea (REACH).

    I processi di produzione e le lavorazioni dei materiali di SEI Rota non comportano alcun tipo di emissioni in atmosfera. Persino gli impianti termici interni sono da molti anni convertiti a gas metano, proprio allo scopo di non immettere anidride carbonica nell’aria. L’energia di SEI Rota arriva dal sole: al fabbisogno energetico ci pensa il fotovoltaico.

    I prodotti SEI Rota sono in gran parte riciclabili e quelli green sono sia riciclabili sia riciclati. Il packaging SEI Rota ha una coscienza ecologica: tutte le confezioni green sono compostabili

    Made in Italy al 100%

    Un’idea abbozzata alla scrivania, lo studio dei materiali più performanti, l’approvvigionamento delle materie prime, la produzione vera e propria fino allo stoccaggio: tutto, ma proprio tutto, avviene unicamente all’interno della storica sede di Liscate. Ogni procedimento che porta al prodotto finito che conosciamo ha dunque un indirizzo preciso e reale: questo è il Made in Italy garantito da SEI Rota.

    Una storia italiana, un’azienda a misura d’uomo

    SEI Rota è un’azienda italiana con sede a Liscate (Milano) che dal 1953 produce articoli per ufficio, scuola, casa e studio, seguendo da sempre severi controlli e mantenendo nel tempo standard qualitativi eccellenti, sempre con uno sguardo al futuro, anche nella direzione della sostenibilità ambientale, così come dimostrano le ultime gamme che vanno verso l’impatto zero.

    L’impronta che la famiglia Rota (arrivata alla terza generazione fra tradizione e innovazione) ha voluto dare a tutte le gamme si basa sulla personalizzazione e sul concetto di espressione della propria idea di ordine. Un’attitudine che si concretizza in un mondo di prodotti ideati e realizzati interamente in Italia (nello stabilimento di Milano) che si sono imposti sul mercato come funzionali e duraturi, imitati ma inimitabili. Molti dei macchinari SEI Rota, infatti, vengono progettati e costruiti all’interno dell’azienda, con l’obiettivo di realizzare articoli e soluzioni innovative, sia dal punto di vista tecnico sia estetico. Il valore delle idee è la chiave della strategia dell’azienda milanese, da ben oltre 60 anni una storia di successo.

    Curiosità: la classica cartellina trasparente forata per poter essere archiviata in raccoglitori che è nei nostri uffici e nelle nostre case da sempre è un’idea SEI Rota.

  • Union PMI lancia Aetika, la chiave per realizzare i progetti delle imprese.

    Una vera e propria chiave per accedere a tutte le soluzioni per imprese in difficoltà. Il suo nome è Aetika e si tratta di un fondo al 98%, studiato per favorire progetti imprenditoriali ed istituito da Union PMI, la confederazione delle piccole e medie imprese.

    Qualcosa di unico, finora inesistente nel mondo della finanza e in quello di supporto alle imprese: per la prima volta un sostegno che guarda all’aspetto etico e deontologico, attraverso il quale sarà possibile finanziare progetti imprenditoriali per le pmi .

    “Vogliamo sconvolgere quanto fatto finora dal mondo della finanza – dice il presidente di Union PMI, Pasquale D’Alena – partendo dalla volontà di costruire qualcosa di unico, che oggi nel mondo di supporto alle imprese non esiste”.

    “Abbiamo voluto far nascere Aetika – continua D’Alena – per dividere l’operatività della confederazione e i suoi servizi. E’ un progetto che nasce da lontano, partendo dalla volontà di mettere in campo strumenti diversi spaziando dalla parte giudiziale e stragiudiziale, a quella strettamente legata ad interventi di supporto finanziario e strutturale”.

    “Legato a Aetika ci sono una serie di servizi che daranno quella linfa vitale per creare un fondo in grado di sostenere le imprese e le proprie necessità, che siano di natura strutturale, di consolidamento, di sviluppo o di creazione di una nuova impresa. Di qui la nostra idea di creare un lab uno spazio dedicato alle nuove imprese”.

    Tutti i dettagli sono sul sito www.unionpmi.it

  • Reagire alla crisi: i commercialisti siano alleati degli imprenditori

    Investire sulle competenze. Riscoprirsi uniti. Imparare a reagire. Sono queste le leve fondamentali per ripartire secondo Simona Bonomelli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo.

    In carica da gennaio 2017, Simona Bonomelli ha ripercorso le condizioni dell’economia globale, nazionale e provinciale, soffermandosi sulle conseguenze generate dai due mesi di lockdown. Dalla fine di febbraio la diffusione dell’epidemia di Covid-19 ha infatti determinato un forte impatto negativo sull’attività economica con una contrazione del PIL nel primo trimestre del 4,7% e una riduzione degli occupati, soprattutto tra i dipendenti a termine. Le stesse prospettive della finanza pubblica sono state modificate dall’emergenza sanitaria: il rapporto tra il debito e il PIL, ad esempio, potrebbe aumentare di oltre 20 punti percentuali quest’anno, raggiungendo il 155,7%. Nel contempo, si è attenuata la crescita dei consumi delle famiglie e vi è stato un calo marcato nei servizi turistici, nella ristorazione, nel trasporto, nelle attività ricreative e culturali. Un contesto nel quale i commercialisti sono stati chiamati a dare un importante contributo al Paese con le loro competenze e peculiarità, manifestando proposte concrete al Governo. Da qui, il richiamo a una maggiore coesione e ad un’attenzione crescente al ruolo della categoria.

    «Sono numerose le sfide e le opportunità che noi professionisti siamo chiamati a cogliere, ad analizzare e a risolvere nell’ottica di un ruolo che non può più essere solo di comunicazione di nuovi obblighi e adempimenti, ma di alleanza nella gestione aziendale dell’impresa. Durante la pandemia, abbiamo lavorato ininterrottamente per garantire assistenza a imprese e contribuenti, adattandoci in tempi rapidissimi e, non senza difficoltà, a logiche di lavoro nuove. Questa esperienza è stata per noi, come per tutto il mondo del lavoro, un importante banco di prova che può aiutarci a cambiare e a migliorarci. Per farlo, dobbiamo investire sempre di più nelle competenze, dobbiamo fare leva sulla capacità di adattarci, di reagire, di svilupparci, spingendo anche le imprese a fare lo stesso, e dobbiamo agire uniti, condividendo le nostre capacità. Solo così potremo dare la necessaria forza al Paese per ambire a una nuova “ricrescita”» – ha dichiarato Simona Bonomelli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo.

    Un richiamo forte che trova riscontro in molte delle sfide che attendono le imprese italiane, specie le PMI. Oltre alla ripartenza, l’attenzione per il nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza d’impresa (D. Lgs. n. 14/2019) nel quale i professionisti sono chiamati ad avere un ruolo determinante. In molti casi, infatti, le PMI non hanno le competenze e gli strumenti necessari per osservare i nuovi adempimenti e i sistemi di allerta interna. Il ruolo dei commercialisti è quindi fondamentale per far comprendere agli imprenditori la necessità dell’implementazione di un nuovo modello di gestione basato sui moderni sistemi di controllo.

    «Le sfide di mercato che si stanno rapidamente e prepotentemente manifestando impongono all’imprenditore un netto cambiamento del modus operandi, essendo ormai imprescindibile la necessità di rilevare tempestivamente i segnali della crisi. Di conseguenza anche la nostra categoria deve essere pronta ad adattarsi alle nuove sfide del tempo, facendo leva sulle sue risorse professionali. È questo l’auspicio con cui vado a concludere il mio mandato in scadenza alle fine dell’anno, un percorso che mi ha fatta crescer a livello personale e professionale, nella consapevolezza che ciascuno di noi è un patrimonio fondamentale per il Paese e che le nostre risorse sono indispensabili per la crescita di ciascuno» – ha concluso Bonomelli.

     

    DATI E ATTIVITA’ DELL’ODCEC

    Gli iscritti, alla data del 31 dicembre 2019, sono complessivamente 1708 di cui 1696 all’elenco ordinario e 12 all’elenco speciale, oltre a 32 STP. Nel corso dell’anno 2019 vi sono state 37 iscrizioni e 38 cancellazioni (di cui 6 decessi, 19 dimissioni, 10 trasferimenti, 3 radiazioni). Per quanto attiene ai Praticanti al 10 giugno 2020, n. 77 sono iscritti nella sezione A dei Commercialisti e n. 20 sono iscritti nella sezione B degli esperti contabili.

    Oltre alle attività ordinarie è proseguito il lavoro dell’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio del debitore così come l’attività della Scuola di Alta Formazione della Lombardia attraverso la quale si sta cercando di favorire la specializzazione anche in aree che non sono mai state riconosciute a livello istituzionale.

    Per informazioni https://www.odcec.bg.it/

  • Think, plan & go: i 3 pilastri per la ripartenza delle imprese

    A seguito della pandemia da Coronavirus, il Fondo monetario internazionale ha stimato un calo del Pil per l’Italia nel 2020 del -9,1%, mentre per le aziende è attesa una perdita di fatturato fino a 670 miliardi di euro[1]. Uno scenario critico per le aziende chiamate a ripensare il proprio business per effetto di Covid-19. La pandemia ha, infatti, fatto saltare tutte le variabili in gioco: i mercati, la produzione, la supply chain, l’organizzazione aziendale, e prima ancora l’equilibrio finanziario. Solo chi, senza indugi, saprà ripensare il proprio modello di business riuscirà a superare questa forte crisi: in gioco c’è la continuità aziendale.  Lo sostiene il pool composto dai professionisti specializzati in finanza d’impresa dello Studio BNC e gli advisor industriali di 4WARD CONSULTING, al lavoro nel cuore delle aziende con analisi e soluzioni per la ripresa.

    I numeri dell’emergenza – L’impatto del Covid-19 si è abbattuto sul sistema produttivo italiano e internazionale in maniera improvvisa, con una forza distruttiva e diffusa. E non fa eccezione nessun settore (o quasi): si registrano infatti flessioni tendenziali e congiunturali sia nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%) che nelle industrie tessili e abbigliamento (-51,2%) così come nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37,0%). Un po’ meno accentuato è il calo nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, con (- 6,5%).

    La chiusura dei mercati esteri – Negli ultimi due mesi, il Coronavirus ha travolto le borse di tutto il mondo, con perdite percentuali drammatiche. «Ma i mercati sono stati sconvolti anche da un punto di vista geografico, oltre che finanziario – sottolinea Caterina Lorenzi, partner di 4ward Consulting –. Il deterioramento del contesto macroeconomico globale ha portato a un crollo della domanda di beni e servizi che, aggiunto al blocco delle produzioni, avrà una forte ricaduta sui fatturati, incidendo soprattutto sulle aziende che più commerciavano con l’estero, con grandi incognite rispetto al futuro. Bisognerà costruire, settore per settore, scenari di possibili evoluzioni, tenendo conto dei mercati che per primi mostrano di arrivare alla fase Post Covid, come sembra essere per ora la Cina, anche grazie al controllo rigoroso dell’adesione alle restrizioni anche nella fase 2. Nel frattempo, bisogna risolvere un altro problema geografico: le forniture, che ieri avvenivano su scala globale anche per le PMI e che sono quindi un’altra fonte di criticità per le aziende. Quello che era saggio ieri, nell’aver trovato fonti a basso costo anche in paesi lontani, si trasforma oggi in una spada di Damocle che condiziona la ripartenza: riuscirò ad avere le merci per ricominciare? In quanto tempo e a che costi? Ogni azienda è quindi un mondo a sé, ha criticità che vanno individuate velocemente e risolte ridefinendo completamente modalità operative e processi, per adeguarsi a un “new normal” per ora complesso anche da immaginare, per garantire la continuità dell’azienda, che è il vero tema sul tavolo.»

    Think, Plan & Go – E’ questa la formula per affrontare la sfida che coinvolge tutti i livelli e tutti i settori aziendali che si basa su tre pilastri: equilibrio finanziario a sostegno del business, strategia commerciale per il rilancio e ottimizzazione dei processi industriali. «Agire tempestivamente, a partire dalla valutazione dell’impatto economico – finanziario generato dalla crisi in corso andando, di conseguenza, ad attivare nuove fonti di liquidità e a individuare l’appropriata struttura finanziaria di medio termine. Attività alla quale si affiancano una strategia commerciale e un’ottimizzazione dei processi industriali studiati nel breve, medio e lungo periodo e costantemente monitorati per fare in modo che siano adeguati con gli scenari mutevoli dei prossimi mesi. Abbiamo studiato questa formula alla luce delle esigenze delle imprese del nostro territorio, molte rischiano di non riuscire a superare questa crisi se non proveranno ad affrontarla con gli strumenti necessari. L’obiettivo del nostro progetto è quello di affiancare gli imprenditori che non hanno solo bisogno di procurare nuova finanza alla propria impresa, ma che hanno l’ambizione di trasformare la sfida del momento in un’opportunità di ripensamento, rilancio e consolidamento del proprio business.» – dichiara Valerio Chignoli, Studio BNC.

    Parola d’ordine: integrazione e personalizzazione – L’emergenza Covid-19 per le aziende significa ridisegnare geografie ed ampiezza dei mercati di sbocco e approvvigionamento, ma anche precisare i segmenti serviti e la propria value proposition nonché il modo di finanziarsi e di gestire il proprio capitale circolante. L’affiatamento consolidato dei team di lavoro con competenze multidisciplinari permette all’imprenditore di avere un unico referente in grado di mettere a fattor comune la quantità di informazioni provenienti dalle varie aree della gestione aziendale con il fine di confezionare una soluzione integrata e “taylor-made”.

    Il pool di esperti entra in profondità nelle aziende, lavorando in stretta collaborazione con i manager aziendali per implementare azioni strutturate ed interrelate in ogni area della gestione aziendale: si parte da una nuova VISION e si ripensano coerentemente processi ed operatività. KPI definiti e monitorati costantemente garantiscono la rotta. Un intervento su misura per le aziende del nord Italia e in particolar modo della Lombardia, la regione che più di tutte ha sofferto per la diffusione del virus. Ogni azienda è affiancata proattivamente con il coinvolgimento di tutti gli attori del processo decisionale, dalla proprietà alle varie direzioni aziendali.

    [1] analisi Cerved

  • Piccole e medie imprese, ecco la carta degli USA per superare questa crisi

    La ripresa dell’economia, messa a durissima prova dalla crisi Covid, non passa per le grandi imprese ma per le le piccole e medie. Sono loro ad aver subito il danno maggiore, perché a differenza delle grandi imprese non hanno abbastanza “potenza di fuoco” per reggere all’urto. Questo discorso vale tanto per l’Europa quanto per gli Stati Uniti. Non a caso proprio negli USA è stato varato un piano in tal senso, con speciale attenzione per il settore delle Small Cap.

    L’importanza strategica di piccole e medie imprese

    piccole medie impreseVa precisato che queste società non sono proprio piccole per gli standard europei, visto che le Small Cap hanno una capitalizzazione da 300 milioni a 2 miliardi. La cosa più importante però è che sono molto radicate nei loro ambiti locali. Per questo le misure messe in campo dagli Stati Uniti per sostenere l’economia domestica, hanno puntato con forza su di loro. Perché il governo sa che le fortune economiche del Paese passano soprattutto per loro. Il loro contributo supera la media mobile di quella complessiva di tutte le altre categorie. E anche perché nelle fasi di maggiore acutezza della crisi, le banche Usa hanno chiuso i rubinetti del credito.

    Il pacchetto per combattere la crisi

    Il pacchetto anti-crisi americano vale circa 2.550 miliardi di dollari, ovvero l’11% del PIL nazionale. Gli interventi sono a tutto campo, nel senso che cercano di coprire diverse situazioni di emergenza. Tra questi il Paycheck Protection Program (PPP), ovvero un fondo da quasi 350 miliardi di dollari per quelle imprese con meno di 500 dipendenti. Grazie a questo intervento, si possono ottenere prestiti per pagare stipendi, sostenere spese health care, pagare gli interessi sui mutui accesi in precedenza, pagare affitti e utenze. Anche la Fed ha fatto la sua parte. Ha tagliato a più riprese il costo del denaro e ha varato un piano illimitato di Quantitative easing.

    Il sostegno nel momento della crisi

    Grazie a questi massicci interventi, le piccole e medie imprese hanno potuto fronteggiare gli obblighi verso i creditori nel breve termine. Ciò è accaduto proprio durante la fase di sell-off sui mercati azionari, caratterizzati da una montagna di buy sell stop orders. Quando l’ondata di vendite è finita, i mercati si sono stabilizzati e le small Caps hanno iniziato il recupero dalle perdite. Questo ha consentito e consentirà alle aziende di rifinanziarsi e agli investitori di riguadagnare sicurezza.

  • Nasce dispositivianticovid.com, il sito web di intermediazione per comprare e donare Dpi anti covid promosso dalla Coalizione Solidale

    Start Hub scende in campo e supporta la Coalizione solidale per fornire un aiuto concreto alle realtà imprenditoriali e sociali.

     

    Bologna, 17 aprile 2020. Start Hub, la rete multidisciplinare di professionisti che sviluppa prodotti con la partecipazione collettiva di consumatori e imprese, scende in campo e supporta la Coalizione Solidale lanciando insieme il sito web dispositivianticovid.com, un canale di intermediazione attraverso il quale è possibile entrare in contatto con i produttori per l’acquisto o la donazione dei principali dispositivi di sicurezza, un supporto fattivo per tutte le aziende del territorio e un aiuto concreto a coloro che si prendono cura della comunità.

    Dopo aver promosso una Coalizione Solidale con l’obiettivo di produrre, certificare e distribuire gratuitamente dispositivi di protezione individuali, Start Hub ha supportato ASP Città di Bologna e CNA Bologna creando un sito web volto a promuovere una serie di donazioni per la copertura dei costi di produzione e fornitura dei dispositivi di sicurezza, come ad esempio le mascherine di tipo chirurgico, dando un concreto aiuto a tutti i professionisti sanitari e del settore sociale, fino a raggiungere anche la piccolissima impresa e le famiglie.

    Il sito web dispositivianticovid.com mette a disposizione tre differenti opzioni di donazione: con l’opzione “Richiedi preventivo” è possibile entrare in contatto con i produttori/fornitori di Dpi per acquistare dispositivi di sicurezza o donarli a chi si desidera, scegliendo tra una gamma di prodotti che garantiscono un elevato rapporto qualità/prezzo e che sono forniti da partner di grande valore etico e solidale; “Dona comunità” per coprire i costi della produzione dei dispositivi di sicurezza, che verranno forniti gratuitamente da ASP Città di Bologna agli operatori socio sanitari. Una percentuale di ogni acquisto sarà devoluta ad ASP per finanziare progetti sociali e solidali sul territorio o per fornire dispositivi sanitari all’ente stesso garantendo la sicurezza del personale operativo. Infine, “Dona impresa” per supportare le piccole imprese nella ripartenza, grazie a questa opzione è possibile contribuire alla copertura dei costi di fornitura dei dispositivi di sicurezza che saranno distribuiti gratuitamente per garantire una sicura ripartenza a tutte le attività imprenditoriali, questa opzione è in sinergia con CNA Bologna.

    La Coalizione Solidale è un’iniziativa nata a Bologna che unisce il tessuto imprenditoriale italiano e offre un netto sostegno all’emergenza nel nostro Paese. Nata dalla collaborazione con ASP Città di Bologna, CNA Bologna e Start Hub, nelle scorse settimane la Coalizione Solidale si è da subito attivata per la ricerca di aziende produttrici di tessuti mettendo in ascolto anche tutte le aziende che volessero contribuire a vincere la sfida contro il Covid-19. Un’iniziativa che si è dimostrata da subito capace di connettere le imprese italiane che hanno dimostrato la volontà e le risorse per trovare nuove soluzioni e sinergie dando luogo a un importante contributo per tutti i settori professionali.

    Chi è Start Hub – Prima di tutti Start Hub ha creato una metodologia che connette e crea relazioni con i consumatori potenziali durante le fasi di analisi e sviluppo, così da assicurarsi i primi clienti ancora prima del lancio dei prodotti sul mercato. In pratica, si parte dal coinvolgimento attivo del consumatore per arrivare al prodotto finale attraverso una struttura che si avvale di veri e propri “team di prodotto”, gli Hub, ognuno dei quali opera a stretto contatto con le imprese coinvolte nei diversi progetti. Ogni team fornito alle imprese da Start Hub è capace di connettersi con i consumatori tramite nuove tecnologie, ascoltandone necessità e ispirazioni per creare qualcosa di nuovo, di desiderato e di utile attraverso una forma di comunicazione diretta e del tutto innovativa. Oggi più che mai questa metodologia può servire alle imprese per pianificare attività future e realizzare nuovi modelli di business. Un’opportunità per tutti gli imprenditori di diventare più consapevoli rispetto ai bisogni del consumatore e di affrontare le future e imminenti variazioni di mercato.

    Interdisciplinarità ed etiche comuni sono le filosofie che guidano Start Hub, una realtà di professionisti che ascolta il mercato ed entra in risonanza con esso per studiare e realizzare una concreta soluzione ai problemi e alle richieste dei consumatori” commenta uno degli ideatori di Start Hub “partendo da questi valori, abbiamo sentito il bisogno di scendere in campo e dare un concreto supporto all’emergenza che tutti stiamo affrontando in queste settimane. Grazie alla collaborazione tra ASP Città di Bologna e CNA Bologna è stato possibile lanciare un sito web di intermediazione tra i produttori/fornitori di dispositivi anti-covid e chi li ricerca, per dare la possibilità a tutte le realtà territoriali di ripartire in sicurezza”.

     

    Per tutte le informazioni visita il sito https://dispositivianticovid.com/

     

    O contatta Start Hub a [email protected]www.rebelchange.it

  • Start Hub, Rebel Change! Apre alle imprese e lancia la sfida dell’innovazione

    Presentato a Bologna un nuovo approccio di business che permette alle PMI di crearsi team con competenze specialistiche e sviluppare prodotti innovativi.

     

    Bologna, 18 febbraio 2020. “Start Hub, rebel change!” si è presentato sabato 15 febbraio con il primo incontro aperto a manager e imprenditori che hanno assistito così al lancio di un nuovo modello di business per la ricerca e lo sviluppo di prodotti innovativi.

    Start Hub è infatti una rete integrata e multidisciplinare di professionisti con specificità e competenze di impresa, distribuzione ed economia digitale, che in modo liquido possono essere aggregati per coprire pragmaticamente le esigenze delle aziende che non hanno al loro interno risorse o figure professionali per ricoprire attività di project management o di marketing da dedicare all’analisi e allo sviluppo di un prodotto o di un servizio.

    Una suite di servizi che permette alle imprese di esternalizzare tali attività con un team dedicato, flessibile e disegnato attorno alle esigenze specifiche del produttore, per realizzare progetti complessi e innovativi in modo rapido e soprattutto con investimenti minimi e certi contribuendo all’aumento della loro competitività e della loro forza sul mercato.

    Nuove forme di consumo Quella creata da Start Hub è una metodologia che connette e crea relazioni con i consumatori potenziali che indicano e ispirano il team sulle loro esigenze durante le fasi di analisi e sviluppo, così da assicurarsi i primi “clienti” ancora prima del lancio dei prodotti sul mercato e allo stesso tempo creare qualcosa di richiesto per l’utente finale e di grande appeal per il mercato di riferimento.

    Un metodo rivoluzionario che mette a disposizione di tutte le PMI l’opportunità di attivare nuove forme di consumo grazie alla progettazione e alla comunicazione diretta con il consumatore che diventa il vero protagonista del processo di creazione.

    Con gli Start Hub Team, le opportunità per vincere la sfida dell’innovazione vengono messe a disposizione delle imprese, che possono accedervi in modo facile e veloce per creare i prodotti del domani come testimonia una delle realtà imprenditoriali che ha partecipato all’incontro di Start Hub, rebel change! “Dobbiamo essere in grado di creare prodotti che non sono replicabili nel breve termine, dobbiamo creare quei prodotti capaci di rigenerare l’economia per dare vita a nuove realtà di mercato e assecondare il cambiamento che sta interessando tutti noi. Lo dobbiamo fare adesso, attraverso realtà come questa”.

    https://www.youtube.com/watch?v=D79Q1Hl-lj0&feature=youtu.be

    La sfida è tra le PMI Italiane Start Hub ha già aiutato individualmente la crescita di diversi mercati. Oggi, più di un migliaio di potenziali clienti stanno partecipando attivamente allo sviluppo di prodotti innovativi nel settore dell’infanzia e del benessere. In questo momento, Start Hub sta valutando i produttori che hanno deciso di mettersi in gioco ed è in fase di ascolto per tutte quelle imprese che vorrebbero sviluppare nuovi prodotti con un approccio di business contemporaneo. Una grande opportunità di crescita e di sviluppo per tutte quelle imprese che vogliono scendere in campo e vincere la sfida dell’innovazione.

     

    CONTATTI

    Start Hub, rebel change!

    www.rebelchange.it

    [email protected]

    https://www.youtube.com/watch?v=Cbk0Rd61dzY

  • Imprese: obiettivo Emirati Arabi Uniti

    Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujairah, Ras Al Khaimah, Sharjah e Umm Al Quwain. Con una popolazione di circa 10 milioni di abitanti e un PIL 2017 di 335 miliardi di euro, i sette Stati degli Emirati Arabi Uniti vantano uno dei prodotti interni lordi più alti al mondo e si distinguono per essere uno dei mercati più interessanti per l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

    Al momento, gli Emirati sono il 15° mercato di destinazione per l’Italia e il primo mercato di sbocco per le imprese italiane nell’intera area del Medio Oriente. Posizionata al settimo posto tra i fornitori, l’Italia raggiunge una quota di mercato di circa il 3% con un interscambio commerciale positivo e costante. E questo anche grazie alle zone di libero scambio presenti nel Paese (FTZ – Free Tax Zone) che attirano un numero cospicuo di capitali esteri.

    Dei sette Emirati, Dubai ne costituisce il fulcro economico, lo snodo dell’intero Golfo Persico.

    Dubai oggi è un hub logistico e commerciale di spicco nell’intera regione, certamente il migliore per chi investe in Africa. Per le imprese, la piazza di Dubai rappresenta un luogo dove intercettare le multinazionali che investono in Africa, i capitali del Golfo diretti in Italia e anche un nutrito gruppo di potenziali clienti nei settori più dinamici dell’economia emiratina: quello bancario e assicurativo per esempio, ma anche quello dei trasporti e quello, piuttosto promettente, della salute, che va dal farmaceutico fino alle strutture ospedaliere.

    La finanza islamica è ormai argomento di discussione da diverso tempo tra gli esperti in tutto il mondo, ha enormi potenziali inespressi, e porterebbe enormi benefici all’economia globale se inserita in modo appropriato nelle economie occidentali. I fondamenti sono totalmente diversi, cambia il principio sottostante anche se gli strumenti possono nella prassi essere analoghi ed avere delle somiglianze. Il sistema giuridico religioso permea la realtà nella ricerca di soluzioni eque, quindi ad esempio: non esiste finanza pura, deve essere sempre collegata alla finanza reale, minimizzando il rischio di un’esposizione finanziaria non garantita; Salvaguardia della liquidità, per garantire la stabilità del mercato finanziario.

    Il mercato è di forte interesse anche per le imprese bergamasche. Già nel 2016 le imprese edili bergamasche, hanno siglato un accordo con Dubai in merito alla ristrutturazione dell’aeroporto e delle linee ferroviarie. Ma molto esigua rimane ancora oggi la presenza di imprese bergamasche in questi Paesi. Le imprese bergamasche prediligono l’export tramite distributori locali, piuttosto che una presenza stabile sul territorio. Elemento che, invece, potrebbe fare la differenza nel Golfo.

    Per fare luce sulle potenzialità di questo mercato, evidenziandone le peculiarità in materia fiscale, finanziaria e di diritto societario, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili organizza un convegno di approfondimento in programma giovedì 19 luglio alle ore 15 presso la sede dell’Ordine in via Rotonda dei Mille 1 a Bergamo.

    «Nel 2017 l’export italiano verso gli Emirati ha superato i 5,3 miliardi di euro, con un buon andamento soprattutto delle vendite di macchine di impiego generale, dei prodotti  derivanti  dalla  raffinazione  del petrolio e dei metalli preziosi. Ma le possibilità di crescita sono numerose e riguardano anche altri settori. Essere informati è fondamentale per poter operare le scelte migliori per il proprio business. Per questo, nel corso del convegno affronteremo alcuni degli aspetti più importanti legati all’internazionalizzazione delle imprese bergamasche negli Emirati Arabi Uniti inquadrando quali sono i  trend  evolutivi  dell’economia globale e di quest’area nello specifico» – annuncia il dott. Paolo Saita, consigliere dell’ODCEC di Bergamo, delegato della Commissione di Diritto e Fiscalità Internazionale dell’ ODCEC Bergamo.

    Il convegno vedrà la partecipazione degli esperti: Laura Diana, componente della Commissione “Diritto e Fiscalità Internazionale” dell’Ordine, Pietro Paolo Rampino, Componente della “Commissione Internazionalizzazione delle Imprese e Rapporti con Organismi Internazionali” dell’ODCEC di Milano, Vice Presidente della Joint Italian Arab Chamber of Commerce (JIACC), docente alla Luiss Business School in ‘ Islamic Finance & Doing Business in MENA area’ e Roberto Scalia, avvocato e professore a contratto di diritto tributario presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Bergamo, nonché presidente della commissione sulla fiscalità della JIACC.

    La partecipazione è gratuita. Per informazioni: www.odcec.bg.it

     

  • Al Forum di Sme.UP: «Le imprese e il business 4.0»

    In un’epoca di profondo cambiamento, tre grandi rivoluzioni sono alle porte: la fatturazione elettronica, la business intelligence e l’Industrial Internet of Things.
    Sme.UP, gruppo specializzato nella risoluzione delle complessità del business moderno, da sempre pioniere in fatto di cultura dell’innovazione, ha presentato questa mattina durante il suo Forum 2018 ospitato al ristorante Da Vittorio di Brusaporto le novità e le strategie che consentiranno alle aziende di lavorare in modo integrato traendo valore aggiunto dalle loro attività.
    Come noto, dal 1° luglio 2018 la fatturazione elettronica diventerà obbligatoria per gli operatori del settore dei subappalti pubblici e della filiera dei carburanti e dal 1° gennaio 2019 si estenderà a tutte le aziende – imprese, commercianti e professionisti – sia nei rapporti B2B che nel B2C. Per la fatturazione elettronica, il Gruppo mette a disposizione un servizio accreditato che consente di gestire tutte le fasi di invio e ricezione delle fatture in modalità digitale da e verso aziende private e verso la Pubblica Amministrazione, di archiviare le fatture XML in un’unica piattaforma integrabile ai gestionali in uso, di organizzarle, di firmarle e trasmetterle gestendo le ricevute/notifiche. Con il servizio si potrà anche ricevere le fatture XML e inviare notifiche di accettazione/rifiuto, portare in conservazione a norma le fatture, ricercare e consultare le fatture emesse e corredate dai messaggi e notifiche del SdI, da qualsiasi device mobile.

    Allo stesso modo, l’Industrial Internet of Things, uno dei trend tecnologici più importanti del decennio (e non solo), sta ormai facendosi sempre più spazio tanto nel lavoro quanto nella vita quotidiana. L’avvicinamento a IoT va di pari passo con lo sviluppo della Smart Industry e dunque presuppone la perfetta interconnessione tra tutte le macchine aziendali. Solo così sarà possibile estrapolare i dati più utili per inviare e ricevere informazioni. Grazie ai software di Sme.UP, i dati sono raccolti in tempo reale e resi immediatamente disponibili per diversi tipi di analisi e visualizzazioni a seconda delle necessità. Così facendo è, ad esempio, possibile monitorare lo stato degli impianti e l’avanzamento della produzione, facendo statistiche, analisi di processo, andamenti e storicizzazione delle attività. Insomma, attivando una strategia totalmente 4.0.

    E altrettanto rivoluzionaria è la business intelligence, ovvero tutti quei sistemi che consentono di rendere sempre più efficace ed efficiente l’attività aziendale, migliorando e semplificando i processi decisionali. Parliamo, in particolare, di modelli che permettono di analizzare i dati aziendali, pianificare e simulare (what-if simulation), eseguire il processo legato al budgeting, capire le informazioni racchiuse nei dati esistenti sui vari sistemi informativi e prendere la miglior decisione di business in quel momento. Il Gruppo Sme.UP ha sviluppato strumenti molto intuitivi, come Qlik Sense®, che tramite semplici interfacce drag-and-drop, consente di creare visualizzazioni dati interattive e flessibili con una navigazione più visuale e self-service, lasciando che l’utente liberi il proprio intuito per trovare i dati più utili rispetto a ciò che sta cercando. Con QlikView®, invece, soluzione considerata leader di mercato da Gartner Group, è possibile creare applicazioni personalizzate e complete di analisi guidate, lavorando direttamente sui dati reali nel momento in cui questi servono, eliminando la necessità di creare serbatoi di informazioni che possono diventare obsolete.

    «Le aziende sono chiamate a un profondo cambiamento: un business oggi è competitivo se è interconnesso, smart, integrato con software e sistemi interni ed esterni all’azienda e capace di generare potenti flussi informativi. Sia fatturazione elettronica che Industrial IoT che Business Intelligence, impatteranno moltissimo sulle nostre vite con importanti miglioramenti, ma trattandosi di cambiamenti epocali, possono in un primo momento disorientare. Per questo è importante confrontarsi, approfondire, in alcuni casi rimettersi a studiare» – dichiara Silvano Lancini, presidente del Gruppo Sme.UP.

    Tutti questi settori vedono il Gruppo Sme.UP in prima linea per fornire soluzioni immediate e performanti che aiutano ogni azienda a gestire al meglio il cambiamento, a partire dal laboratorio di sviluppo Sme.UP LAB fino alle nuove soluzioni pensate per infrastrutture, cloud e security. Strumenti che nell’ottica di un business integrato mettono in dialogo tra loro sistemi software interni ed esterni per fornire un valore aggiunto alle aziende. Con i modelli brevettati dal Gruppo Sme.UP, infatti, le aziende possono aumentare l’affidabilità e la sicurezza dei loro data center, sapere esattamente quanto stanno spendendo, eliminando i costi imprevedibili, possono intervenire da remoto per la risoluzione di eventuali problemi e identificare le esigenze più importanti ottenendo il massimo risultato a livello di efficienza e di efficacia. L’infrastruttura, infatti, è fondamentale per l’operatività quotidiana del business.

    «Sono tutti sistemi che rispondono alle esigenze della nuova economia 4.0 e che richiedono non solo macchine evolute ma anche mindset, competenze e visioni all’avanguardia. Il nostro Gruppo sta rafforzando la propria presenza sui mercati e continuerà a crescere anche con prossime acquisizioni offrendo risposte sempre più efficaci alle aziende. La cosa più sbagliata che un imprenditore può fare in questo momento, infatti, è pensare che queste innovazioni siano passeggere. Non è così, siamo nel bel mezzo di una rivoluzione. E solo chi riuscirà a capire come sfruttare e valorizzare queste nuove dinamiche, non rischierà di esserne sopraffatto» – conclude Lancini.

  • “…E prima di essere dei Managers siate dei Coraggiosi”: si è spento il Prof. Dott. Roberto Marziantonio.

    Il Prof. Dott. Roberto Marziantonio, padre del primo metodo ufficiale per la gestione strategica  della Comunicazione d’Impresa e delle Relazioni Pubbliche Internazionali, si è spento nella sua Orvieto – dove da tempo si era ritirato – pur continuando a formare e a sostenere con i suoi valori, la sua rigorosa etica e le sue metodologie, sia i  managers che lo hanno affiancato  in uno straordinario cammino professionale sia le giovani leve alle quali ci ha lasciato il compito di trasferire la sua esperienza e il suo know-how: insostituibile maestro di vita e straordinario compagno di viaggio.

    Lascia a tutti noi in eredità l’energia di credere profondamente  che “fare meglio significa innanzitutto la qualità con la quale si realizza” e lascia a tutti noi un messaggio estremamente attuale : “…Ricordatevi sempre che, nel nuovo che avanza, non è mai un’ eccezione che il vecchio si contrapponga… Sia per la difesa di rendite di posizione sia per inerzia abitudinale, fatta di luoghi comuni, sterili liturgie, snervanti burocratismi…. Ma abbiate sempre il coraggio e la determinazione di essere l’energia innovativa che non si arrende.”

    E’ stato Presidente di G&M Strategia d’Immagine per 54 anni, nata in partnership con la Ruder Finn & Rotman , la più grande società indipendente di Relazioni Pubbliche del mondo;   presidente de l’IBS,  Istituto Europeo per il Bilancio sociale; membro  del Comitato Scientifico di SEAN, Social &Ethical, Auditing & Accounting Network (Fondato da KPMG e da Strategia d’Immagine);  socio fondatore del CERP Confédération Europeénne des Relations Publiques  e di Nova Spes (Fondazione Internazionale per lo sviluppo Umano Qualitativo),  oltre che autore di libri di management , docente in master e percorsi universitari specialistici in Italia e all’estero.

    http://www.management-gm.it/robertomarziantonio/

     

  • Industria 4.0 e ripresa economica italiana – Dopo 10 anni, produzione e occupazione tornano a crescere

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    Le imprese italiane sono definitivamente ripartite. La prosecuzione del Piano Industria 4.0 anche nel 2018 segna nuovi record di investimenti e crescita per le aziende italiane, che assistono, partecipi, ad uno sviluppo che non ha eguali negli ultimi 10 anni. Una scelta quella di prolungare il piano Calenda anche per l’anno prossimo che ha avuto, e continua ad avere, effetti a cascata lungo tutta la filiera produttiva, non solo sulla produzione ma anche sull’occupazione. In merito a quest’ultima, in particolare, uno studio di Regione LombardiaUnioncamere e Assolombarda stima che, a fronte di 8 milioni di posti di lavoro destinati a sparire, sono 10 milioni i posti di lavoro previsti per  i prossimi anni e associati all’avvento delle nuove tecnologie.

    Sembra, dunque, che sia proprio iniziata una nuova era per le imprese italiane. Grazie al Piano Industra 4.0, gli effetti benefici della ripresa dell’economia italiana cominciano a farsi sentire ed a coinvolgere tutti i settori economici, dalla produzione all’occupazione, portando ossigeno e conseguenze benefiche lungo tutta la filiera. A fronte di questo trend positivo e del boom produttivo, centinaia di imprese stanno riprogrammando i loro piani di crescita e i loro processi produttivi e manageriali, in vista di un aumento continuo della domanda di mercato, non solo estera ma soprattutto interna.

    Sono gli stessi imprenditori a rendersi conto dell’enorme crescita economica di questi anni e delle conseguenze positive che questa comporta sull’acquisto di macchinari e sull’occupazione:  sono questi i due elementi che meglio testimoniano che la ripresa è effettivamente ricominciata, soprattutto per quanto riguarda il mercato italiano. Quest’ultimo, infatti,dopo anni di subordinazione al ben più forte mercato estero, sta cominciando a riguadagnare posizioni, grazie alla spirale positiva innescata dal piano Calenda e agli effetti benefici che gli incentivi per l’assunzione e gli ammortamenti per i macchinari hanno su tutta la filiera produttiva.

    Una crescita costante dunque, che va di pari passo con un aumento costante della domanda di macchinari e di personale specializzato . Quest’ultimo, tuttavia, come sostenuto da Fabio Pierini, titolare dell’impresa bresciana Olma, specializzata nel campo della meccanica di precisione, continua ad essere una risorsa scarsa, difficile da trovare, e che spesso le aziende devono creare in toto. Via libera, dunque, agli investimenti in formazione e creazione di competenze specializzate, le quali, come sostenuto da Alberto Orioli, editorialista del Sole 24 Ore, e dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89, sono in questo momento il vero fattore chiave della competitività e della crescita delle aziende. Infatti, solo le imprese che riusciranno ad adeguarsi tempestivamente agli standard di mercato in merito alla preparazione delle risorse umane acquisiranno quella competitività da cui non possono prescindere per affrontare le sfide dei mercati e gli obiettivi di crescita di domani.

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  • Addio petrolio, benvenuta energia green – Imprese e società alle soglie dell’era post petrolifera

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    L’avvento della green economy sta cambiando profondamente non solo le dinamiche economiche ma le abitudini stesse degli individui, che in una scala macroscopica vanno a costituire i modi di vivere, pensare e agire di interi popoli. Per quanto l’approccio alle risorse rinnovabili sia sempre più parte del vivere comune, la domanda su che fine farà il petrolio e in che misura ancora questa materia prima condizionerà la vita umana è, anch’essa, più che mai attuale.

    Nel dialogo sulla green mobility e sullo sharing per la costruzione di scenari futuri improntati alla sostenibilità, già al centro delle tematiche affrontate nel tour #Protagonisti organizzato dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89, parlare di efficientamento energetico ed energie rinnovabili non può prescindere dal parlare anche del destino del petrolio. Questione che anche gli studiosi del Boston Consulting Group si sono posti, e alla quale hanno provato a rispondere ipotizzando tre scenari, tutti incentrati sul presupposto che la domanda di greggio raggiungerà il picco tra il 2025 e il 2030, per poi procedere verso il declino.

    Tre ipotesi, dunque, che prendono in considerazione l’aumento dello sfruttamento di altre fonti energetiche: nel primo caso, l’energia elettrica, applicata soprattutto al mercato dell’automobile; nel secondo caso, l’aumento dell’efficienza energetica grazie ad una combinazione di incentivi e restrizioni governative; nel terzo caso, la crescita del consumo di gas, a causa di una diminuzione del suo costo, con una progressiva riconversione della produzione industriale, attualmente basata sul carbone, all’utilizzo del gas.

    In tutti e tre i casi, il petrolio sarà soggetto ad un declino progressivo, più o meno lento, e le industrie non possono ignorare questo fatto. Per tutte quelle imprese che non vogliono farsi trovare impreparate nel prossimo futuro, la parola d’ordine deve essere “diversificazione”. La sopravvivenza delle imprese nei prossimi anni dipenderà, infatti, dalla loro capacità di sviluppare nuove soluzioni e nuovi modelli di management per affrontare i mercati, e dall’abilità intrinseca delle aziende di sfruttare al massimo le risorse messe a loro disposizione e incorporare, in maniera sempre crescente, le energie rinnovabili nei processi produttivi aziendali.

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  • Chi ha voglia di imparare, alzi la mano – La Business Sales Academy svela agli imprenditori i segreti delle vendite 4.0

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    Formazione e crescita professionale sempre più al centro delle attività trasversali di imprese e liberi professionisti, per i quali l’acquisizione delle competenze è di cruciale importanza dell’era dell’industria e del lavoro 4.0.

    È in atto un vero e proprio cambiamento nel mondo del mercato e delle industrie italiane. Dopo un lunghissimo periodo di stasi e stagnazione, a causa anche della crisi, la voglia di crescere è tornata a farsi sentire, e ha trovato nuovi personaggi pronti a soddisfarla.

    La necessità di formazione tocca non solo le aziende ma anche i liberi professionisti, a beneficio dei quali la Fondazione Enasarco ha predisposto fondi specifici per la maternità e soprattutto per i corsi di formazione e aggiornamento. Il fondatore di EnasarcoGian Roberto Costa, ha precisato come i nuovi obiettivi della Fondazione abbiano al centro la figura degli iscritti alla fondazione e le loro necessità nella prosecuzione sia della loro vita individuale che del loro percorso lavorativo. Ed è proprio in merito a quest’ultimo punto che Enasarco ha deciso di predisporre fondi specifici per sostenere le spese di formazione e aggiornamento dei suoi iscritti.

    Se da un lato, dunque, c’è chi sostiene i liberi professionisti nel loro percorso di crescita e formazione, dall’altro le proposte formative non si fanno attendere. Nasce per questo il progetto del Business Day di Alta Formazione in Selling e Relationship 4.0 promosso e organizzato da BSA (Business Sales Academy). Un’idea di formazione veloce, personalizzabile, interattiva, dinamica e coinvolgente che si è concretizzata nell’organizzazione di una giornata formativa aperta ad imprese, liberi professionisti e studenti. Un ciclo di 12 lezioni che si susseguiranno per tutta la giornata, grazie alla presenza si speaker e formatori di eccellenza, affrontando tutte le tematiche fondamentali del mondo delle vendite e dell’evoluzione del concetto di vendita nel mercato 4.0.

    Di fronte alla richiesta di ampliamento delle competenze, BSA risponde con una giornata formativa dai contenuti quanto più possibile attuali e, allo stesso tempo, spendibili sul mercato del lavoro, per fornire a tutti i partecipanti, indipendentemente dal loro percorso pregresso, gli strumenti per approcciare efficacemente al mondo delle vendite e costruire una carriera di ampio respiro.

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  • L’Annuario è sempre più vicino – Arriva la presentazione del 30 novembre tra nuove idee e nuove domande

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    Anche quest’anno, si avvicina a grandi passi la presentazione dell’Annuario Economico dell’Umbria, di ESG89 la classifica delle migliori aziende umbre che da oltre 20 anni costituisce un punto di riferimento per la conoscenza e la valutazione delle imprese umbre e del loro percorso di crescita e sviluppo nel tempo.

    L’evento di quest’anno, che avrà luogo il 30 novembre 2017 presso l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria, metterà al centro dell’attenzione gli sviluppi dell’industria umbra in tutti i suoi settori, non solo nell’ambito dell’agroalimentare, quello generalmente associato in primis a questa regione, ma anche in merito agli altri settori dell’industria e della manifattura, che tanta parte hanno nel tessuto imprenditoriale e nel successo dell’economia della regione.

    Il dialogo che si vuole instaurare mira appunto a capire come l’industria umbra si sia sviluppata negli ultimi anni, quali siano i punti di forza e le connotazioni che ne fanno un’eccellenza regionale, quali possano essere, al contrario, i punti di debolezza e le strategie da implementare per il futuro. Per fare questo, interverranno anche importanti industriali di ogni settore, ed ognuno contribuirà individualmente allo sviluppo del dialogo. Un incontro di voci diverse che vuole portare alla condivisione positiva di contenuti e alla creazione di un immaginario collettivo in cui, in maniera unitaria, emerga in maniera decisa il ruolo dell’industria umbra sia nel centro Italia che a livello nazionale e internazionale.

    Moderatore dell’incontro sarà Giovanni Giorgetti, presidente del Centro Studi Economico Finanziario ESG89 e ideatore dell’Annuario Economico dell’Umbria, che anche quest’anno, in anticipo sui tempi, è stato in grado di comprendere il valore aggiunto intrinseco nella manifattura umbra derivante dalla tradizione e dall’artigianalità, e quali conseguenze ha questa connotazione nel panorama del mercato nazionale e internazionale.

    Anche quest’anno, dunque, si prospetta una giornata quella della presentazione dell’Annuario di grande interesse sotto molteplici punti di vista, che porterà sicuramente nuove idee e nuovi progetti al centro dei pensieri e dei piani di lavoro non solo delle industrie umbre, ma sicuramente anche di stakeholder nazionali e internazionali.

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  • Il Made in Marche conquista i mercati – Dopo due anni, assunzioni e investimenti tornano a crescere

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    Il Made in Italy torna a crescere e le Marche, nel panorama più ampio del centro Italia, si confermano terra di innovazione e sviluppo. Secondo i dati presentati il 13 ottobre alla 31esima edizione della Classifica delle principali imprese marchigiane, promossa dalla Fondazione Aristide Merloni e ospitata da Confindustria Marche Nord, nel 2016 il Made in Marche ha accelerato la sua crescita, con un +3,6% dei ricavi delle aziende sopra i 5 milioni di fatturato e con un +3,4% di crescita dell’occupazione stimati su un campione di 500 aziende del settore manifatturiero regionale.

    Un’analisi dai dati sicuramente positiva e che fa ben sperare per lo sviluppo del manifatturiero di una regione che da sempre rappresenta un’eccellenza del Made in Italy, con prodotti e brand conosciuti in tutto il mondo. Tra i nomi più importanti, Ariston ThermoTod’s e Biesse si confermano rispettivamente al primo, secondo e terzo postonella classifica delle Migliori imprese marchigiane per fatturato del 2016 stilata dall’Osservatorio Imprese Fondazione Aristide Merloni.

    Un trend positivo e che prosegue da due anni e che ha consentito una ripresa consistente sia degli investimentiin ricerca e sviluppo e strumentazioni che delle assunzioni, come affermato dal curatore della ricerca Donato Iacobucciprofessore di Economia Applicata all’Università Politecnica delle Marche. Una crescita che ha premiato, in primis, i settori del mobile e della meccanica; quest’ultimo, particolarmente importante nel mercato italiano, sarà oggetto di discussione anche in sede di presentazione dell’Annuario Economico del Centro Studi Economico Finanziario ESG89, che si terrà a Perugia il prossimo 30 novembre.

    Oltre alla meccanica, anche settori come chimica e farmaceuticacartaalimentareprodotti in metallo e legnoregistrano andamenti positivi con livelli di produzione e fatturato che superano felicemente i livelli pre-crisi. Tuttavia, in un panorama così roseo non mancano situazioni difficili, che fanno emergere, come sottolineato ancora da Iacobucci, tutte le difficoltà di crescita che ancora affliggono, ad esempio, piccole e medie imprese, legate a produzioni a basso valore aggiunto e a modelli manageriali ad impronta familiare, che limitano l’attrazione di capitali di rischio e di talenti professionali, fattori entrambi fondamentali per la crescita aziendale.

    Innovazionecompetenze e valore aggiunto sono dunque gli elementi che contraddistinguono la corsa allo sviluppo e alla crescita delle grandi imprese marchigiane, e che devono rappresentare una guida anche per le PMI non solo marchigiane ma di tutto il territorio nazionale.

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  • Start-up in bilico – Lo sviluppo delle nuove imprese tra idee e scarse risorse

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    Parlare di start-up e delle loro prospettive nel mercato italiano è all’ordine del giorno, e lo studio “Start up in Italia: mercato, valutazioni ed exit” realizzato da AIAF, Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari, e presentato al Luiss Enlabs a Roma, tira le somme di un’analisi lunga e approfondita sulle potenzialità e i punti deboli delle start up italiane, tra idee innovative e limiti economici e finanziari che ne appesantiscono lo sviluppo.

    Al centro della discussione, che mirava a valutare la capacità delle start up italiane di sopravvivere oltre i cinque anni dalla creazione, e dunque oltre il periodo di start up, vi è proprio la questione della scarsità delle risorse economiche e dei capitali di rischio veri e propri, indispensabili per alimentare le start up, ma che troppo spesso non sono sufficienti a garantirne la sopravvivenza oltre i cinque anni.

    Dallo studio, infatti, emerge che in Italia solo la metà delle start up supera felicemente il primo quinquennio, mentre per le altre la mancanza di fonti di finanziamento, unita anche alla carenza informativa che gli investitori incontrano nell’analisi della domanda e offerta di mercato, come sostenuto da Paolo Marescasocio Aiaf responsabile del gruppo di lavoro dello studio, risultano essere elementi decisivi verso il declino. Un limite, dunque, quello del reperimento delle informazioni utili alla valutazione di mercato che è sempre più un fattore da non sottovalutare da parte delle imprese, che al contrario, come sostenuto e promosso dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 attraverso i portali IoConosco.it e IoValuto.it, devono considerare sempre più dati e informazioni come elementi essenziali per crescere e svilupparsi.

    Non solo carenze finanziarie, dunque, ma soprattutto informative. Come sostengono anche Marco Morchio, Accenture Strategy Lead per Italia, Europa Centrale e Grecia, e Alberto Borgiapresidente di Aiaf, i potenziali angels e investitori finanziari non hanno spesso i mezzi e gli strumenti utili e adeguati per valutare le start up, comprenderne il valore e scegliere su chi puntare, e dunque investire. E questo gap informativo non spinge certamente i potenziali investitori a puntare denaro, e fiducia, in progetti innovativi, dei quali per l’appunto non riescono a comprendere il valore e le potenzialità.

    Torna anche questa volta la tematica dello sharing, che qui è tutta dedicata alla condivisione della conoscenza e delle informazioni, alla circolazione delle idee come dei dati, al fine di creare flussi informativi utili alla comprensione delle realtà e delle dinamiche di mercato da parte di tutti gli stakeholder e consentire una crescita a lungo termine tanto delle start up quanto delle imprese affermate.

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  • Il mondo non è usa-e-getta – La Circular Economy e la sua applicazione per le imprese di oggi e domani

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    Nel 2017, profitti, progresso e crescita economica fanno sempre più rima con economia circolare, riutilizzo e riciclo. Le nuove dinamiche del business rigenerativo, così definito da Elena Cornelli, editorialista del Corriere della Sera, hanno definitivamente messo in luce come il paradigma del mercato monouso e usa-e-getta, di cui è stata capostipite la lametta Gillette, non è più applicabile nel contesto socio-ambientale di riferimento in cui ci troviamo a vivere oggi. Risulta necessario dunque, come sostenuto anche dal Centro Studi Economico Finanziario ESG89 nel dialogo sullo sharing e sulla green economy, dar vita subito a nuovi processi di produzione, ma anche di consumo, dei beni non più unidirezionali, ma circolari.

    Se si guardano gli ultimi settant’anni nel loro complesso, è facile intuire come questo sia l’unico periodo della storia umana a portare il nome di Grande Accellerazione: crescita della popolazione mondiale del 180%, aumento del consumo di acqua del 215%, concentrazione del metano nell’atmosfera raddoppiata e concentrazione dell’anidride carbonica aumentata del 30%.

    A conti fatti, in nemmeno un secolo la presenza umana sul pianeta ha avuto un impatto sulla terra e sulle sue risorse come mai prima d’ora nella storia dell’uomo. Solo oggi, tuttavia, si insinua nella mente di imprenditori, politici e consumatori la “colpevole” certezza che tutto quello che fino a ieri era considerato progresso sia, in realtà, solo un’involuzione, una strada molto ripida verso una potenziale crisi globale delle risorse, con conseguenze inimmaginabili.

    La risposta a questo rischio e a questo consumo sfrenato, insensato e irresponsabile delle materie prime è arrivata già negli anni ’80 dal mondo tedesco, con la teoria del chimico Michael Braungart, che per primo ha teorizzato quello che poi è stato ribattezzato modello “cradle-to-cradle”, ovvero dalla culla alla culla, in opposizione al modello dalla culla alla tomba. Un paradigma che prevede la destrutturazione del modello economico attuale, che va dall’utilizzo irreversibile della risorsa naturale alla sua trasformazione in rifiuto, e la costruzione congiunta e condivisa di un modello nuovo a carattere circolare, in cui ogni prodotto viene realizzato con parti frutto del riutilizzo o del riciclo di prodotti precedenti, in un circolo continuo di ricollocamento e riadattamento degli elementi tecnici e di restituzione all’ambiente di quelli organici.

    La sfida è ardua, senza dubbio. Ripensare interi processi produttivi in virtù della riutilizzabilità dei componenti dei prodotti significa adottare un paradigma industriale completamente diverso, con una supply chain completamente nuova, investire in ricerca e sviluppo e affidarsi a nuove competenze e professionalità. Ma significa anche creare nuove opportunità di sviluppo green delle aziende, nuovi posti di lavoro, stimati in un +30% entro in 2030, nuove prospettive di crescita nel rispetto dell’ambiente e delle persone che in esso vivono. E per quanto la sfida possa sembrare ardua, un simile obiettivo finale la rende oggetto dell’attenzione e dello sforzo di tutti.

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  • Occupazione giovanile, solo una “comparsa” nel teatro dell’Economia Italiana – Approvata la nuova Legge di Bilancio, restano i dubbi su giovani e occupazione

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    http://www.esg89group.it/occupazione-giovanile-la-comparsa-nel-teatro-delleconomia-italiana-approvata-la-nuova-legge-di-bilancio-restano-i-dubbi-su-giovani-e-occupazione/

    La riforma è passata, l’Economia Italiana ha trovato la sua strada anche per il 2018. Forse. Perché l’approvazione della legge di bilancio 2018, una manovra da 20,4 miliardi definita “snella” dal Presidente del Consiglio Gentiloni, appare più promettente di quanto non sia in realtà. La legge è stata approvata il 16 ottobre in consiglio dei ministri e ha raccolto un ampio bacino di consensi grazie al suo profilo moderato. Un atteggiamento che tuttavia, ad un occhio più attento, mostra la sua vera natura, ovvero quella di operazione di mantenimento piuttosto che di incentivo.

    La manovra, infatti, è un investimento di 20,4 miliardi, di cui ben 15,7 sono stati predisposti per evitare l’aumento dell’IVA, e altri 2 miliardi sono stati stanziati  per il rinnovo dei contratti degli statali. Nel conto finale degli aiuti concreti allo sviluppo economico, dunque, pur con il rinnovo del piano Industria 4.0, di cui sono stati confermati il superammortamento, l’iperammortamento e il credito d’imposta per le spese relative alla formazione e all’aggiornamento, la quota disponibile a sostegno dell’occupazione giovanile è di appena 300 milioni. Una cifra che risulta quasi irrisoria rispetto al totale della manovra e che solleva forti dubbi sulla capacità della politica e dei decisori di riconoscere le vere priorità per la crescita economica del paese.

    È indubbio, infatti, che una manovra così pensata abbia un effetto più residuale che promotrice rispetto alla condizione dell’occupazione giovanile. Lo stanziamento di 300 milioni a sostegno delle assunzioni degli under 29, sebbene sostenuto anche da altre misure approvate per il 2018, quali, ad esempio, lo sgravio fiscale per le assunzioni esteso ai giovani fino ai 35 anni, è un provvedimento molto cauto, che si inserisce in una manovra che punta più al “non-peggioramento” dello status quo piuttosto che all’applicazione di misure strutturali per l’aumento massiccio dell’occupazione.

    Ancora una volta, a tante parole sulla necessità di sostenere in maniera concreta ed efficace l’occupazione giovanile seguono, purtroppo, pochi fatti. Non è una mera questione finanziaria, ma qualcosa di più profondo: la percezione, infatti, è quella di una sottovalutazione del problema, come se il sostegno ai giovani e al lavoro giovanile non fosse una priorità da considerare in maniera distinta, ma piuttosto un elemento di corollario, la cui gestione non richiede un impegno dedicato. È tutta qui la miopia della politica italiana, che a fronte di una legislazione ampia e completa sul sostegno al lavoro giovanile e alle giovani imprese, rimane in disparte nel momento in cui è necessario offrire un supporto economico concreto, rendendo, di fatto, ogni provvedimento legislativo inutile e inefficace.

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  • Investimenti e crescita all’orizzonte delle imprese italiane – Il Piano Industria 4.0 e le aspettative per il 2018

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    Domanda in crescita sia sul mercato nazionale che estero per la produzione italiana di beni strumentali e robot meccanici, che nel terzo trimestre 2017 registra un +68%, secondo le stime dei produttori, e si riallinea lentamente ai livelli dell’export, che durante la crisi hanno assorbito la maggior parte della produzione nazionale. Un risultato positivo che testimonia l’efficacia del Piano Industria 4.0 e l’utilizzo virtuoso che aziende e imprenditori hanno fatto, e continuano a fare, dei fondi statali messi a disposizione per ammodernamento, ricerca e sviluppo e formazione.

    Sembra dunque che le aziende italiane, in particolare quelle del settore meccanico e della robotica, al centro della discussione del Centro Studi Economico Finanziario ESG89 in occasione della presentazione dell’Annuario Economico 2018-2019, stiano davvero uscendo dal tunnel della crisi economica e dell’immobilismo e la nuova unione positiva di incentivi statali e propensione degli imprenditori sta velocemente guidando le imprese verso il superamento del gap tecnologico nato dalla crisi e che per lungo tempo ha condizionato la produzione italiana e ne ha minato la competitività. Il successo del Piano Industria 4.0 è evidente nella capacità che questo intervento ha avuto nello stimolare la produzione e, soprattutto, nel dare nuova vita al mercato interno, andando a riequilibrare, come sottolinea Massimo Carboniero, presidente di UCIMU, le vendite nazionali e le vendite estere. Un risultato così chiaro e prezioso che il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha dichiarato la ferma necessità di confermare gli incentivi del Piano 4.0 per tutto il 2018, e rassicurare le aziende sulla possibilità di proseguire nei loro programmi di investimento e formazione.

    Dal lato delle aziende, l’ottimismo è palpabile, e la fiducia è ai massimi livelli dal periodo pre-crisi, come testimoniato da Ref ricerche. Un atteggiamento positivo testimoniato concretamente dal livello di saturazione degli impianti che solo in questo momento sta tornando ai livelli di prima della crisi economica. A questo si aggiunge una nuova propensione all’investimento supportata dalle nuove politiche degli istituti di credito, che propongono prestiti a tassi vantaggiosi e rapporti flessibili.

    Un panorama dunque roseo e pieno di aspettative quello delle imprese italiane per il 2018, che hanno voglia di tornare a crescere, produrre e conquistare i mercati, ribadendo come il Made in Italy sia sempre simbolo di qualità, innovazione ed eccellenza.

    http://www.esg89group.it/investimenti-e-crescita-allorizzonte-delle-imprese-italiane-il-piano-industria-4-0-e-le-aspettative-per-il-2018/

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  • Dall’Industria 4.0 al Lavoro 4.0 e al nuovo welfare – Come le nuove tecnologie digitali hanno ridefinito mercati, lavoro e previdenza sociale

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    Parlare di Industria 4.0 non significa solo far riferimento al Piano Calenda e agli effetti positivi che ne sono derivati, ma significa anche parlare di Lavoro 4.0 e del nuovo welfare da sviluppare per garantire, come sostiene il Centro Studi Economico Finanziario ESG89supporto e assistenza ai lavoratori di domani nell’epoca della flessibilità e della mobilità costante.

    Potenziare l’orientamento e gli strumenti di passaggio dal mondo della scuola a quello del lavoro, garantire il diritto alla formazione e all’aggiornamento costanti e ripensare il welfare in modo tale da renderlo fruibile ed efficace soprattutto nelle fasi più impegnative della vita dell’individuo. Sono questi i risultati dell’indagine conoscitiva condotta dalla Commissione Lavoro del Senato sull’impatto che i nuovi paradigmi della quarta rivoluzione industriale hanno sul mercato del lavoro e sulla vita quotidiana dei cittadini.

    Il concetto principale che emerge come risultato dell’analisi è la necessità di prendere consapevolezza non solo dei vantaggi delle nuove tecnologie digitali, ma soprattutto dei rischi esse possono comportare. Sarà dunque compito delle istituzioni e dei legislatori creare le condizioni normative e strutturali per coniugare la nuova fluidità del mercato del lavoro con la sicurezza e la stabilità necessarie per il benessere dei lavoratori, ed evitare che la flessibilità si trasformi in una trappola di incertezza e precarietà. È necessario dunque creare un nuovo modello di welfare in grado di integrare previdenzasanità e assistenza, per offrire una protezione a 360 gradi e in grado di coprire ogni aspetto della vita dei lavoratori.

    Ancora una volta, parlare di Industria 4.0 significa entrare in un argomento ampio e trasversale, che tocca nel profondo la vita dei lavoratori. Dai nuovi ritmi lavorativi alle nuove tipologie contrattuali, dalla flessibilità alla formazione costante, il Lavoro 4.0 è qui ora e richiede un adeguamento immediato di lavoratori, enti e istituzioni.

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  • Imprenditoria Giovanile lancia il Digital StartUp Contest

    Quali sono le finalità dell’associazione e del Digital StartUp Contest? Scopriamolo…

    Molti di noi sanno quanto sia difficile, in Italia, partendo da un’idea di business, creare un’azienda che sia in grado di svilupparsi e crescere nel tempo. E quanto faticoso e lungo sia il processo per acquisire le capacità e le competenze necessarie per l’autoimprenditorialità.

    Per far fronte a questi problemi è nata, da poco, Imprenditoria Giovanile, un’associazione, senza scopo di lucro, con sede operativa a Roma e che si pone come centro aggregante per i giovani imprenditori italiani.

    Formazione, informazione e incontri di networking sono le parole chiave attorno alle quali ruota l’attività dell’Associazione che, grazie a molteplici iniziative mirate ad uno sviluppo di conoscenze e competenze e, mettendo a disposizione il know-how dei propri membri fondatori, punta a rafforzare le capacità imprenditoriali e manageriali dei propri associati.

    Il Contest nel dettaglio

    L’Associazione, proprio al fine della valorizzazione di nuove idee imprenditoriali, in collaborazione con lo Studio RBM di Roma e la società di consulenza Up2Lab, nonché in partnership con il Rotaract Club degli studenti dell’Università L.G.C., ha da poco lanciando il progetto “Digital StartUp Contest”, per promuovere lo sviluppo dell’imprenditoria e la cultura dell’innovazione attraverso una competizione tra startup innovative del settore digitale.

    Il progetto è rivolto a team di startupper con una business idea, a spin-off di ricerca e a imprese che vogliano accelerare il proprio business innovativo e raggiungere obiettivi di crescita già dalle prime fasi di sviluppo. Questi i settori di riferimento:

    • ADV
    • Cyber Security
    • Entertainment
    • Fintech
    • Formazione
    • Intelligenza Artificiale
    • Life Science & Agritech
    • Realtà Virtuale
    • Smart Energy
    • Smart Tourism

    In palio – per i 3 progetti vincitori – sono previsti percorsi di incubazione e accelerazione, consulenze legali-manageriali e di marketing gratuite e una borsa di studio messa a disposizione del Rotaract Club degli studenti dell’Università L.G.C.

    Il Premio Innovazione, invece, sarà assegnato al progetto più innovativo e che risulterà più pronto ad essere finanziato (il relativo team, infatti, avrà la possibilità di partecipare ad alcuni eventi di networking con società di investimento e business angels, organizzati – a Milano – da uno dei partner del Contest).

    Sul sito www.digitalstartupcontest.com è già possibile scaricare il Regolamento di partecipazione. Le candidature potranno essere inoltrate a partire dall’1.11.2017 e sino al 31.12.2017.

    Digital StartUp Contest | Believe in your idea

  • Sottoscritto accordo di collaborazione tra Cribis e Volo.com

    Milano, 6 giugno 2017 – Al via la partnership tra Cribis e Volo.com, l’accordo ha per oggetto la collaborazione delle rispettive piattaforme web dedicate alle piccole imprese e ai professionisti, iCRIBIS, l’ecommerce per informarsi sulle imprese e Rassegna al Volo, il servizio di rassegna stampa fai da te.

    L’accordo permetterà ai reciproci utenti di beneficiare dei vantaggi di questa collaborazione, infatti le aziende registrate sul sito Rassegna al Volo potranno richiedere i report iCRIBIS, per verificare l’affidabilità dei loro clienti e fornitori con uno speciale sconto dedicato, mentre gli oltre 300.000 utenti iCRIBIS avranno la possibilità di provare il servizio di rassegna personale risparmiando il 15%.

    La collaborazione porterà inoltre nel corso dell’anno alla realizzazione di ulteriori iniziative, sempre volte ad offrire vantaggi e promozioni a tutte quelle aziende che per farsi aiutare nei propri affari, sceglieranno di valutare i loro partner commerciali controllando le informazioni su protesti, pregiudizievoli, bilanci e molto altro su iCRIBIS o monitorando con Rassegna al Volo i temi di proprio interesse sulle testate nazionali e locali, in totale autonomia e semplicità. 

     

    iCRIBIS, è il canale e-commerce di Cribis, società del gruppo CRIF, per accedere alla banca dati di Informazioni Commerciali sulle imprese. iCRIBIS soddisfa le esigenze di piccole imprese e professionisti, che hanno la necessità di tutelare i propri crediti e di ridurre gli insoluti. Una gamma di report a contenuto crescente, acquistabili singolarmente, mette a disposizione informazioni riguardanti la struttura societaria, il controllo protesti, le pregiudizievoli e i dati economico-finanziari di tutte le aziende italiane. iCRIBIS è la scelta quotidiana di migliaia di piccole aziende che in modo semplice e conveniente riescono a informarsi su clienti, fornitori e concorrenti, con la garanzia di dati di qualità, accessibili in qualsiasi momento direttamente online.

     

    Rassegna al Volo (RAV) è un Servizio e un “Market Place” per la produzione e la rivendita di rassegne stampa. Il servizio è articolato in due aree principali: Rassegna Personale e Store.

     La Rassegna Personale è un servizio di self service di rassegna stampa che da al Cliente la possibilità di creare e gestire in totale autonomia le proprie rassegne a prezzi assolutamente competitivi. E’ possibile acquistare sia la rassegna del giorno, sia una rassegna in abbonamento. La semplicità d’uso consente l’utilizzo sia da parte degli utenti professionali degli uffici di comunicazione, sia da qualsiasi cliente che voglia monitorare il proprio nome, il proprio brand o le proprie curiosità/interessi.

     Lo Store è una piattaforma dedicata all’acquisto di rassegne tematiche già confezionate per il Cliente da esperti di settore (Giornalisti, Editori, Associazioni, Uffici Studi). La vastità di argomenti e il lavoro di addetti alla rassegna stampa offrono la possibilità di avere una raccolta su temi caldi, eventi, news, etc.

     

    Per ulteriori informazioni sui servizi iCRIBIS visitate il sito www.icribis.com

    Per informazioni sul partner http://www.rassegnalvolo.it/

  • DESIGN DEL SISTEMA PRODOTTO SERVIZIO PER LA SANITÀ

    L’Healthcare al centro del nuovo Master POLI.design

    Disponibili agevolazioni alla frequenza entro il 20 giugno 2017

    Inizierà a settembre 2017 il Master in Design del Sistema Prodotto Servizio per la Sanità del Politecnico di Milano. Una novità assoluta nel catalogo POLI.design, ente gestore del Master, che apre così la propria offerta formativa al settore dell’Healthcare.

    Una risposta concreta alle esigenze di un panorama internazionale sempre più competitivo dove, alla progettazione di prodotti industriali per il settore sanitario, è necessario accostare un sistema di servizi integrati che ne migliorino la qualità. L’obiettivo è quindi quello di formare professionisti capaci di affrontare l’iter progettuale e produttivo di servizi e dispositivi biomedici innovativi, efficaci e di elevato valore tecnologico e di design.

    Approccio user centered, innovazione tecnologica e qualità espressiva. Queste le linee guida che gli healthcare designers dovranno seguire nella progettazione di prodotti – tangibili e intangibili –  a supporto delle diverse attività cliniche: dalla diagnosi alla terapia fino alla riabilitazione.

    Il Master offre quindi una preparazione a 360° grazie a insegnamenti altamente specialistici. Dal modulo in Design ed Ergonomia a quello dedicato alla conoscenza di standard e normative di riferimento, senza tralasciare l’apporto delle nuove tecnologie attraverso le quali progettare sistemi semplici o App con qualifica di dispositivo medico per servizi innovativi di monitoraggio o assistenza sanitaria.

    A supporto della preparazione teorica sono previsti un workshop progettuale di sviluppo di sistemi innovativi, visite a strutture sanitarie e uno stage in aziende o presso istituzioni del settore.

    Le selezioni sono aperte: la I edizione del Master in Design del Sistema Prodotto Servizio per la Sanità inizierà a settembre 2017. Il Master è rivolto a candidati in possesso di Diploma universitario o Laurea V.O., Laurea o Laurea Specialistica/Magistrale N.O. in Ingegneria, Architettura, Disegno Industriale che vogliano specializzarsi nel Design di prodotti-servizi per la sanità.

    Sono state istituite alcune agevolazioni alla frequenza.

    La deadline per richiedere uno degli esoneri è il 20 giugno 2017.

    Il regolamento è disponibile all’indirizzo: http://polidesign.net/it/healthcare

    Per informazioni sulle modalità di selezione e iscrizione si prega di contattare l’Ufficio Formazione POLI.design:

    e mail: [email protected], Tel. +39 02 2399 5911.

     

     

    Press Contact:

    Ufficio Comunicazione

    Tel. (+39) 0223997201

    [email protected]

  • Ironia e polemica di Antonello De Pierro contro politica da Contini a Roma

    Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti è intervenuto all’evento in occasione della presentazione della nuova collezione dello storico marchio, esprimendosi a sostegno del commercio, stritolato da norme soffocanti dell’attuale ordinamento giuridico
    Antonello De Pierro e Antonio Giuliani
    Roma – Il copione della vigilia lasciava già presagire un enorme successo per la presentazione ufficiale della nuova collezione di articoli da regalo di Contini, lo storico esercizio commerciale capitolino, ma la realtà ha superato ogni più rosea previsione, con un’inimmaginabile ressa che ha invaso tutta via Appia, l’arteria stradale dove lo stesso è ubicato, tanto da creare problemi anche alla viabilità, particolarmente intensa in quella zona cittadina.
    Il tam-tam scatenato da Giò Di Giorgio, deus ex machina dell’evento, ha funzionato alla perfezione, richiamando un esercito smisurato di persone, nemmeno lontanamente ipotizzabile solo qualche ora prima, con numeri da rischio di turbamento dell’ordine pubblico. Di certo comunque bisogna registrare un pomeriggio di passione per chi ha scelto quel tratto di strada per il suo transito nelle ore di durata della straordinaria esposizione, con non pochi malumori tra gli automobilisti che nemmeno lontanamente si aspettavano un fiume umano da concerto rock sulla nota consolare romana.
    Luciana Frazzetto, Adriana Russo e Antonello De Pierro
    Il nome del testimonial del rendez-vous, il comico Antonio Giuliani, ha indubbiamente influito sull’affluenza, e qualcuno più fortunato è riuscito a farsi scattare una foto ricordo o a immortalarsi in un selfie con il celebre artista. Per il resto, sono stati i professionisti dei flash a raffica accreditati a monopolizzare gli scatti, mentre la stragrande maggioranza degli astanti si è dovuta accontentare di qualche click a distanza con lo smartphone.
    Un turbinio di flash dei numerosi paparazzi accorsi all’interno del locale ha investito anche gli altri ospiti, tra cui il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it, passato agli annali dell’etere capitolino come ex direttore e voce storica di Radio Roma, che non ha voluto mancare all’appuntamento, come sempre, quando gli è possibile, a sostegno di realtà imprenditoriali e commerciali.
    “Sento il dovere civico e morale — ha dichiarato polemico e ironico al contempo — di esplicare il mio supporto a chi ancora ha il coraggio di proseguire nella gestione di attività commerciali, o meglio, di continuare a investire. Mi inchino di fronte a questi arditi cittadini, che la politica degli ultimi anni, nel nome della lotta all’evasione e del risanamento della fiscalità statale, ha stritolato tra le maglie di tasse e imposte e schiacciato pertanto sotto il macigno della pressione fiscale. Ci troviamo di fronte a degli eroi, che riescono a sfidare tutti gli elementi avversi imposti dalle norme sempre più stringenti e ostili, le quali, invece di incentivare gli investimenti, scoraggiano e demoralizzano, decretando la morte del piccolo commercio. Sono tanti valorosi che hanno scelto di continuare, nonostante sappiano che il vampiro statale è lì pronto costantemente a succhiare il frutto pecuniario della fatica e delle energie profuse nel lavoro d’impresa. Nel caso di specie dello storico marchio Contini credo che ci sia una fusione di più elementi portanti che ci permettono ancora di godere dei suoi prodotti. Da un lato ci sono la voglia, la passione, che generano e nutrono l’audacia imprenditoriale, dall’altro l’affetto per la tradizione, l’attaccamento vero e inoppugnabile a una continuità d’impresa difficile da coartare. E il risultato di ciò si riscontra ictu oculi nell’ottima riuscita dell’evento odierno”.
    Tra gli altri sono intervenuti le straordinarie attrici Adriana Russo e Luciana Frazzetto, Pierfrancesco Campanella, l’on. Antonio Paris, la modella Marika Oliverio, Antonio Jorio, Riccardo Bramante, Ester Campese, i Milk & Coffee, Daniela Diaferio, Roberta Salvagnini, Roselyne Mirialachi, Oscar Garavani, Elisabetta Viaggi, Antonella Uspi, Sara Pastore, Maria Elena Fabi e Sabrina Tutone.
    (Foto di Laura Pelargonio)

  • dEDIcated ha partecipato a DIGITALmeet 2016

    dEDIcated ha partecipato a DIGITALmeet  2016 con due eventi sui temi della Digital Transformation dedicata alle imprese.

    I due eventi si sono tenuti presso START CUBE – Incubatore Universitario d’Impresa Via della Croce Rossa, 112 – 35129 Padova.

    Il tema del primo evento è stato:  Quale vantaggio competitivo per l’azienda digitale?

    L’adozione di tecnologie digitali può far fare un salto di qualità ad ogni organizzazione, piccola e grande, consentendole di eliminare perdite di tempo, recuperare inefficienze, ridurre i costi e aumentare la qualità del servizio.

    Diego Caron, Presidente presso Raggruppamento Bassano Confindustria Vicenza, ci porta la testimonianza di quanto la sua azienda abbia migliorato l’efficienza grazie alla digitalizzazione di processi quali la gestione di ordini di vendita e di acquisto, bolle di spedizione, fatture, lavorazione interne ed esterne, magazzino, kanban.

    Abbiamo approfondito i seguenti temi:

    • Il ciclo attivo ed EDI clienti
    • Il ciclo passivo ed EDI fornitori
    • Il Kanban Elettronico
    • La Fattura Elettronica

    Il secondo evento ha trattato i temi:  Eliminare la carta dalla gestione Amministrativa

    Dal 1° gennaio 2017, così come previsto dal decreto legislativo 127/2015, si aprirà una nuova opportunità per le imprese che vogliono trasmettere all’agenzia delle entrate “tutte le fatture, emesse e ricevute” in formato elettronico. La gestione di documenti digitali passa necessariamente per processi di invio e ricezione, gestione e conservazione anch’essi digitali, con positive ricadute sulle performance dell’amministrazione aziendale.

    Abbiamo approfndito i seguenti temi:

    • Conservazione digitale
    • Data certa elettronica
    • Gestione ciclo passivo
    • Fattura elettronica tra imprese

    Se questi sono temi che interessano alla tua azienda il team dEDIcated è a disposizione per fare con te il punto sulla trasformazione digitale della tua azienda.

    Sei curioso delle novità e dei vantaggi che potresti avere attraverso la digital tranformation?

    Scrivici a [email protected]

     

     

  • Azienda agricola, obiettivo dei giovani imprenditori

    Contro ogni pronostico e tendenza l’agricoltura in italia sta mostrando un repentino e radicale cambio di tendenza, si è innestato da qualche tempo un trend di ripresa nella nascita di nuove aziende agricole fondate da giovani, questo ha portato a un forte stimolo all’innovazione nel settore e soprattutto a un restyling dell’immagine di un settore come quello agricolo caratterizzato da arretratezza, obsolescenza e con pochissime prospettive, per diventare, invece, una nuova opportunità di crescita, sviluppo e occupazione. (altro…)

  • Sai quali sono i vantaggi dell’outsourcing nei servizi ICT?

    L’outsourcing è per definizione l’esternalizzazione di processi aziendali al fine di renderli più efficienti ed efficaci. Nel settore IT è ormai prassi consolidata, in passato soprattutto per le componenti infrastrutturali, oggi anche per l’intera funzione ICT.

    Le imprese di dimensioni minori si avvalgono di questo servizio soprattutto per conseguire cost-saving, per garantirsi competenze e continuità di servizio, o per sostenere l’espansione dell’organizzazione.

    Le grandi imprese, invece, lo scelgono per migliorare l’efficienza complessiva di una specifica funzione.

    Vantaggi dell’Outsourcing:

    Vantaggi di costo: il motivo principale che porta a esternalizzare è la riduzione dei costi. La possibilità di trasformare i costi fissi in costi variabili (i costi del personale, i costi di apprendimento e tutte le immobilizzazioni sono sostenuti dall’operatore esterno).

    Aumento dell’efficienza: il provider esterno ha maggiore conoscenza ed esperienza da apportare al progetto. Non solo è specializzato nel suo ambito, ma ha anche avuto nel tempo la possibilità di testare e innovare sul campo, cosa che spesso non è possibile per una PMI con limitate risorse.

    Focalizzazione sulle principali attività dell’impresa: esternalizzare significa liberare risorse ed energie che possono essere spese per il “core business” dell’azienda.

    Risparmio su infrastrutture e tecnologia: l’outsourcing elimina il bisogno di investire su nuove infrastrutture; il provider esterno si carica delle responsabilità di produzione di parte del prodotto/servizio, sviluppando le necessarie competenze.

    Accesso a personale altamente qualificato: provider specializzati possono garantire personale esperto in diversi ambiti massimizzando la qualità del prodotto/servizio finale.

    Time-to-market e alta qualità: i punti precedentemente menzionati portano ad avere un generale miglioramento di qualità e velocità dell’intero processo, migliorando anche il lasso di tempo necessario al prodotto per raggiungere il mercato.

    Risk management: l’outsourcing permette di superare il normale turnover e le carenze di personale, per esempio durante festività e vacanze o i periodi di massimo lavoro. Inoltre, in caso di calamità naturali, problemi tecnici o incidenti, l’esternalizzazione è un utile strumento per controllare il rischio, fornendo una risposta rapida alla crisi, un recupero più veloce, una imputazione chiara e condivisa delle responsabilità.

    dEDIcated ti aspetta per raccontarti molte altre cose >>>>

  • NASCE EVEHO GROUP IL PARTNER IDEALE DELLA TUA IMPRESA

    Eveho Group è una realtà giovane e dinamica che nasce con l’intento di orientare l’impresa nella sua internazionalizzazione attraverso una gamma di servizi gratuiti e a pagamento, che spaziano dalle informazioni di primo orientamento sul singolo mercato, alle strategie di penetrazione e di consolidamento delle imprese nei mercati esteri.

    Con 12 unità operative e 2 uffici in Italia Eveho Group opera attualmente in oltre 18 paesi con una struttura che si rivolge esclusivamente ai mercati esteri.

     

    MODALITA’ OPERATIVE

    Le imprese vengono promosse all’estero attraverso l’organizzazione di eventi e di attività coordinate durante le quali le aziende italiane possono presentare la loro produzione e incontrare i potenziali partner esteri

    Eveho group sostiene e valorizza l’azienda partner nel suo complesso diffondendo contestualmente la peculiarità e l’eccellenza del sistema produttivo italiano oltre i confini nazionali.

    Per garantire la trasparenza di tutte le attività, Eveho Group svolge un costante lavoro di monitoraggio dei servizi erogati e del livello della soddisfazione dei clienti, sempre finalizzato al continuo miglioramento degli standard qualitativi offerti in quanto migliorare i servizi rimane sempre l’obiettivo principale; gli standard qualitativi dei servizi vengono infatti costantemente revisionati, con appositi strumenti di valutazione sull’andamento dei servizi e sulla qualità percepita dai clienti.

    Chiarezza, competenza, cortesia riservatezza e imparzialità sono i punti cardine su cui si fonda la società Eveho Group per soddisfare le richieste con sempre maggiore tempestività e trasparenza nelle procedure.

     

     

    Eveho Group Ltd

    39 031 5140063

    Via Borgo Vivo, 35 – Como

    27 Old Gloucester Street – London

    Telefono: +39 031 5140063

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