Nell’ultimo mese sono due i temi caldi che hanno animato il dibattito sui mercati finanziari. Il primo è l’inflazione, perché assieme alla ripresa post-Covid è comparsa anche una forte corsa dei prezzi al consumo. Una conseguenza che per il momento sembra allarmare più i mercati che non le banche centrali.
Il secondo tema caldo riguarda le valute digitali, che erano state protagoniste di una fortissima corsa nei mesi scorsi, e che invece stanno precipitando da alcune settimane.
Periodo critico per le valute digitali
Non c’è alcun dubbio che il momento per questo settore così chiacchierato non sia affatto facile. Dopo essere arrivato alle porte dei 65mila dollari, il Bitcoin si è sgretolato in pochi giorni. Non tutto in una volta, ma a fiammate repentine è scivolato fin sotto i 35mila, lasciando scoperti quelli che non si erano imposti un buy limit.
Se l’innesco ai movimenti – tanto al rialzo quanto al ribasso – è giunto soprattutto dai privati (Musk, PayPal e alcuni istituti che hanno investito nella più famosa delle valute digitali), bisogna ricordare che non c’è mai stato grande feeling con le istituzioni finanziarie più importanti di tutte, ossia le banche centrali.
Le critiche delle banche centrali
C’è una lunga sfilza di commenti negativi che hanno da sempre picconato le fondamenta delle valute digitali. L’ultimo in ordine di tempo è stato il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, che ha tuonato: “Le valute digitali non hanno valore intrinseco, potete comprarle se siete disposti a perdere i vostri soldi”.
Anche gli hedge funds voltano le spalle
Ma adesso hanno voltato le spalle alle crypto anche gli hedge funds più famosi del mondo. Secondo una indagine dell’agenzia Goldman Sachs, addirittura Bitcoin risulterebbe l’asset “meno favorito” in assoluto. Un terzo dei direttori finanziari degli hedge fund l’avrebbe messo in cima alla lista degli investimenti da evitare, seguiti dalle IPO e dai prodotti rate sensitive (cioè influenzati direttamente dalle variazioni dei tassi).
E dire che appena un mese fa, un sondaggio condotto da Bank of America aveva messo in luce uno scenario opposto: la posizione lunga su Bitcoin era l’investimento più gettonato. Ma si sa che in un mese sui mercati finanziari si può capovolgere un mondo intero.
A confermare questa situazione è la stessa Unione Europea. Ha infatti portato all’attenzione il fenomeno del greenwashing, ossia quella pratica che spinge imprese e società di ogni genere, a fare campagne di marketing che evidenziano la loro sostenibilità, quando invece non lo sono veramente. Perfino alcuni degli
Il sentiment adesso è senza dubbio migliorato. Un contributo è giunto pure dal recupero del prezzo del petrolio, che a metà aprile aveva vissuto la fase più cupa della sua recente storia (il WTI addirittura in negativo di 37 dollari). Tuttavia nello scenario che si va delineando, il maggiore appeal lo hanno gli asset a reddito fisso. Lo dimostrano i flussi verso i segmenti dell’investment grade europeo e l’high yield statunitensi (ovvero quelli considerati dalle agenzie di rating sufficientemente sicuri). Normalmente si tratta di obbligazioni, quindi non parliamo di
Nella forte ondata di volatilità che sta caratterizzando i mercati finanziari, anche l’oro è sceso assieme al comparto azionario. Il metallo prezioso, da sempre considerato un porto sicuro in fasi di stress, stavolta sembra non avere efficacia. Poche settimane fa sembrava lanciatissimo verso i 1700 dollari l’oncia, ma poi hanno cominciato a comparire le prime