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  • Occhiali made in Italy: nuove regole per mercato USA da 1,2 miliardi di euro

    Cambiano le regole per vendere occhiali da sole negli Stati Uniti (e non solo). E le imprese dell’occhialeria, considerata un’eccellenza produttiva italiana, devono adeguarsi. GS1 Italy Servizi è l’unico operatore italiano ad accompagnarle in questo percorso obbligato di data management.

    Gli americani amano gli occhiali made in Italy. E sempre di più: nel 2021 il nostro export ha battuto un nuovo record (+20,9%)[1], confermando gli Stati Uniti come il primo mercato di sbocco per questi prodotti, di cui siamo i secondi esportatori al mondo dietro la Cina, ma i primi negli occhiali da sole e nelle montature di fascia alta[2].

    Ma ora gli oltre 1,2 miliardi di euro di esportazioni realizzate negli Stati Uniti potrebbero essere a rischio: l’8 dicembre negli USA entrerà in vigore una nuova normativa sui dispositivi medici, in cui rientrano anche gli occhiali da sole. E le 848 imprese italiane dell’occhialeria sono chiamate a registrarsi su una nuova piattaforma di codifica univoca dei dispositivi medici, altrimenti i loro prodotti non saranno più considerati a norma sul mercato statunitense.

    La soluzione più semplice per farlo è Allineo MED, il nuovo strumento sviluppato da GS1 Italy Servizi – la società nata per supportare l’adozione delle soluzioni GS1 Italy, anche da parte delle imprese non utenti – che permette alle aziende di caricare in maniera automatica sui database healthcare a livello globale tutte le informazioni strutturate e standardizzate relative ai dispositivi medici, occhiali da sole compresi.

    «Allineo MED è uno strumento innovativo, chiaro, efficace e rapido, che rende semplice un’azione complessa come la gestione delle informazioni relative ai prodotti del settore sanitario» afferma Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy. «Un obbligo sempre più oneroso per le aziende dell’healthcare considerato che i dispositivi medici si sono moltiplicati e che le normative hanno chiesto alle aziende di registrare le informazioni di prodotto sui repository gestiti dalle varie authority di riferimento».

    Il sistema UDI, acronimo di “Unique Devide identification”, prevede infatti l’identificazione standard e la marcatura dei dispositivi medici e diagnostici in vitro e la loro registrazione sui database UDI. E Allineo MED consente proprio la raccolta e gestione dei dati di prodotto su questi database in maniera automatica, massiva e controllata, tramite una piattaforma dedicata al mondo healthcare, con un data set specifico per questo settore e con un supporto locale dedicato. Allineo MED trasmette in tempo reale le informazioni registrate e autorizzate dalle aziende direttamente nei database internazionali obbligatori, come EUDAMED in Europa, GUDID negli Stati Uniti e NMPA UDID in Cina, eliminando completamente gli errori dovuti a un inserimento manuale e riducendo i tempi di gestione e invio dei dati.

    Allineo MED nasce espressamente per consentire alle aziende italiane del settore healthcare di adeguarsi ai regolamenti internazionali che prevedono l’obbligo di registrare i propri prodotti su banche dati comuni. Dai dispositivi medici e diagnostici in vitro, a quelli per la vista e i farmaci, Allineo MED aiuta le imprese nel processo di digitalizzazione, data management e condivisione dei dati di prodotto in un linguaggio globale condiviso e garantito dall’autorevolezza di GS1 Italy in tema di codifica e standard.

     

    Per approfondimenti:

    https://landing.allineomed.it/

    https://gs1it.org/settori/sanitario-healthcare/udi-con-standard-gs1/

    https://www.gs1.org/industries/healthcare/udi

     

     

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    GS1 Italy Servizi è la società nata per offrire un supporto concreto all’adozione delle innovazioni e delle soluzioni GS1 Italy a favore dell’efficienza del business aziendale. GS1 Italy Servizi sviluppa servizi per aiutare le imprese italiane, dalle piccole aziende alle multinazionali, a innovare e ad accelerare la trasformazione digitale: i suoi servizi semplificano lo scambio di informazioni, velocizzano i processi operativi, ottimizzano la logistica e la supply chain, e rendono più efficiente il business.

    Info: https://servizi.gs1it.org/

     

    [1] Agenzia ICE: https://www.ice.it/it/settori/sistema-moda-e-persona/occhialeria

    [2] Fonte Anfao

  • Social network: cresce l’uso nelle insegne Non Food. Ikea, Bottega Verde e Sephora i best performer.

    Quanto e come le insegne del commercio non alimentare utilizzano i social network in Italia? E quali sono quelle che ottengono i risultati migliori?
    La classifica dei top 10 stilata dall’Osservatorio Non Food 2021.

    Per il terzo anno consecutivo, l’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy ha realizzato un focus sull’utilizzo dei principali social network da parte delle insegne della distribuzione moderna non alimentare (specializzata e non).

    «L’obiettivo è verificare quanto e come le insegne utilizzano questi strumenti per interagire e comunicare con i propri clienti, attuali e potenziali» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «I risultati dicono che anche nel 2021 le aziende del Non Food mantengono una forte presenza sui social network e che questo consente loro sia di sviluppare la propria attività (aumentando la visibilità e stimolando visite al proprio e-commerce), sia di mantenere un contatto costante e quasi in tempo reale con i clienti per fidelizzarli e creare engagement. Inoltre, attraverso i social, i retailer del Non Food riescono anche a fornire un servizio clienti molto tempestivo e di facile utilizzo».

    Dall’analisi condotta dall’Osservatorio nel mese di maggio 2021 emerge che, rispetto al 2020, è aumentato il numero dei retailer presenti su almeno uno dei principali social network analizzati (Facebook, Twitter e Instagram): l’incidenza è arrivata all’83,9% contro l’83,5% del 2020.

    Facebook resta il social preferito e più diffuso: l’83,7% delle insegne Non Food analizzate ha una pagina ufficiale italiana, contro il 16,3% con pagine solo in lingua straniera. Nel 2021 la pagina italiana con il maggior numero di like è stata quella di H&M, seguita da Adidas e Ikea.

    Il secondo social network più utilizzato dai retailer Non Food è Instagram, adottato dal 64,1% delle insegne non alimentari con un profilo in italiano (63,5% lo scorso anno). Ai primi due posti per numero dei follower si confermano i profili Ikea e Sephora, mentre al terzo posto sale Maison du Monde.

    Terzo social per diffusione è Twitter, rimasto pressoché stabile in termini di presenza delle insegne (49,5%), tra pagine in lingua italiana e straniera. Al primo posto per numero dei follower resta Feltrinelli, quindi Ikea e MediaWorld.

    A livello qualitativo, il focus dell’Osservatorio Non Food 2021 conferma come le aziende più “presenti” sui social puntino sulla costanza di pubblicazione, sull’innovazione e sulla qualità delle interazioni avute con i propri clienti o quelli potenziali. Le pagine con il maggior numero di follower, infatti, vengono aggiornate una-due volte al giorno e un buon numero di insegne mantiene il proprio profilo aggiornato tra due e tre volte a settimana.

    L’analisi sulla viralità potenziale generata mostra come la quantità di contenuti pubblicati e la capacità di coinvolgere gli utenti identifichino la notorietà di ogni brand sul web. In quest’ultimo anno molte insegne hanno anche trasformato la propria pagina in un vero e proprio shop (riportando i clienti al proprio sito) o presentato offerte, facendo percepire al cliente cosa troverà nel negozio in caso di visita.

    L’Osservatorio Non Food 2021 ha anche stilato la classifica delle insegne del Non Food più performanti nell’uso dei social network in lingua italiana.

    Basandosi su parametri sia quantitativi (presenza di pagina ufficiale, numerosità dei fan, capacità di ascolto, presenza di contenuti distintivi rispetto al sito Internet, viralità e frequenza di aggiornamento della pagina) sia qualitativi (livello di interazione con gli utenti e livello di coinvolgimento dei fan), al primo posto per performance si posiziona Ikea, poi Bottega Verde e Sephora.

    Allargando l’analisi alle insegne che rientrano nella top 10 di questo ranking, si nota che provengono da ben sei comparti merceologici differenti: profumeria (Sephora e Bottega Verde), edutainment (La Feltrinelli e Mondadori), elettronica (Gamestop e MediaWorld), abbigliamento (Primadonna e Motivi), mobili e arredamento (Ikea) e articoli sportivi (Decathlon).

     

     

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org e scarichi gratuitamente l’estratto dell’Osservatorio Non Food 2021 .

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

     gs1it.org

  • Comunicare la sostenibilità dei prodotti: ne parlerà GS1 Italy al seminario Green Retail LAB.

    Management sostenibile delle risorse, agricoltura o allevamento sostenibili, responsabilità sociale, rispetto degli animali: ben 26 mila dei prodotti che acquistiamo nei supermercati e ipermercati in Italia riporta sulla sua confezione un claim o un logo che ne evidenzia la sostenibilità. Nel 2020 questi prodotti hanno realizzato un giro d’affari di oltre 10 miliardi di euro, in crescita +7,6% annui. A fare i conti sulla sostenibilità nel carrello della spesa degli italiani è l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che dipinge un quadro molto chiaro: alla crescente sensibilità da parte del consumatore per il rispetto dell’ambiente, delle persone e degli animali, le aziende hanno risposto con un maggiore impegno, non solo nel rendere i loro prodotti e le loro pratiche sempre più green, ma anche nel comunicare questo sforzo, percepito dai consumatori come un valore aggiunto.

    «Origine, caratteristiche distintive e certificazioni dell’impegno sul fronte della responsabilità sociale e ambientale: gli italiani sono sempre più interessati al ‘backstage’ dei prodotti alimentari che scelgono di acquistare e si aspettano che gli attori coinvolti nelle filiere raccontino le pratiche adottate per ottenere un prodotto buono per chi lo realizza, per chi lo consuma e per l’ambiente. La sostenibilità, quindi, può e deve diventare un vantaggio competitivo per le aziende, a patto, però, che sappiano trasmettere ai consumatori il loro impegno in modo trasparente e puntuale, in particolare quando si tratta di prodotti alimentari» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy, che interverrà nel corso del seminario online “Green Retail LAB. La filiera alimentare sostenibile” organizzato da Retail Institute Italy mercoledì 14 luglio 2021, dalle 9:30 alle 12:30.

    L’incontro sarà occasione per un confronto su temi ormai diventati di importanza strategica per le aziende, come l’attenzione per l’ambiente, il benessere animale, la tracciabilità e l’origine degli ingredienti, il rapporto con il territorio, la lotta allo spreco, e per fare il punto sulle prospettive e sulle azioni, spesso coordinate, attuate dalle aziende del Retail e dell’Industria per garantire al consumatore una filiera alimentare pienamente sostenibile.

    Il seminario, fruibile gratuitamente in live streaming, è la terza tappa di “Green Retail LAB”, il percorso dedicato ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare applicati al settore del retail, sviluppato da Retail Institute Italy, a cui GS1 Italy aderisce in qualità di partner strategico, in virtù del suo riconosciuto know-how e dei suoi progetti nell’area della sostenibilità applicata al mondo del largo consumo.

    Il programma del seminario “Green Retail LAB. La filiera alimentare sostenibile” del 14 luglio e il form di iscrizione sono disponibili sul sito di Retail Institute.

    Il prossimo appuntamento 2021 sarà:

    • 3 novembre “Green Retail LAB. Il negozio sostenibile”.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • A che punto è il Category management in Italia? Risponde GS1 Italy con Aspiag, Barilla e Peroni

    Partendo da un nuovo report internazionale di ECR, GS1 Italy ha organizzato un evento per indagare il ruolo del Category management nel largo consumo in Italia e far raccontare direttamente ai produttori e ai retailer come sta cambiando il loro approccio e con quali risultati.

    Da oltre 20 anni il Category management è il linguaggio comune e il processo collaborativo con cui Industria e Distribuzione dialogano per far crescere le categorie e soddisfare al meglio le esigenze dei clienti. Un approccio in continua evoluzione per seguire i cambiamenti del mercato, dei consumatori, della tecnologia e della disponibilità dei dati. Ma a che punto si trova oggi in Italia? E quale sarà il ruolo del Category management nel prossimo futuro?

    Per rispondere a queste domande, analizzando il passato, riflettendo sul presente e progettando il futuro di questo approccio metodologico, GS1 Italy ha organizzato l’incontro “Category management ieri, oggi e domani”, che si è tenuto oggi in forma virtuale, e che, grazie alle testimonianze dirette di Aspiag, Barilla e Peroni, al coordinamento di Andrea Farinet – chairman del Socialing Institute – e alla presentazione delle più attuali best practice internazionali, ha tracciato l’evoluzione del Category management nel largo consumo.

    «Partendo dai risultati del report internazionale “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow”, abbiamo voluto costruire un piano di attività finalizzate a divulgarne i contenuti, raccontando – e facendo raccontare direttamente alle aziende – come sta cambiando l’approccio al Category management» ha affermato Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy. «Da sempre la missione della nostra organizzazione è quella di contribuire all’efficienza del sistema nella gestione e nel trasferimento dei dati. Abbiamo il compito di abilitare un nuovo modo di dialogare con il consumatore, grazie alla capacità degli standard GS1 e delle soluzioni GS1 Italy di rendere disponibili tutte le informazioni che servono per instaurare un rapporto continuativo e di fiducia con il consumatore online e nel mondo fisico».

    Se il report realizzato da ECR Community riconosce il ruolo chiave del Category management nell’evoluzione della Distribuzione e del marketing dei beni di consumo, quale sarà il suo ruolo quando, terminata la pandemia, si entrerà nella “nuova normalità”?

    Come hanno ricordato Brian Harris e Luc Demeulenaere, i due esperti internazionali intervenuti nell’incontro, negli ultimi 10 anni il focus si è spostato da prezzo, assortimento e layout dello scaffale, a un più complesso sviluppo di promozioni, store format, strategie omnicanale, fino all’emergere di nuovi driver che ruotano intorno a valori importanti come salute, sicurezza, ecologia, globalizzazione, convenienza: valori su cui hanno influito fortemente tanto l’ondata pandemica quanto i suoi impatti sull’economia, rendendo ancora più rilevante per il futuro il ricorso ad una precisa segmentazione e alle nuove tecnologie di intelligenza artificiale per capire e rispondere alle esigenze dei consumatori.

    «Oggi il Category management si sta confermando l’approccio di riferimento per il marketing collaborativo nella filiera del largo consumo a livello mondiale» ha detto Antonella Altavilla, owner di ADF consulting. «Il futuro lo proietta in spazi di applicazione sempre più ampi, delineando nuove opportunità di collaborazione a valore aggiunto per l’Industria e la Distribuzione. A caratterizzarle saranno una “tailorizzazione” più marcata e la sostenibilità dell’offerta omnicanale di prodotti e servizi mirata a specifici target di clienti».

    A raccontare come sta evolvendo l’approccio al Category management delle aziende di Produzione e Distribuzione sono state le testimonianze di Aspiag, Barilla e Peroni, che hanno condiviso le loro esperienze e i risultati raggiunti.

    Aspiag: diventare un retail sempre più sostenibile e “shopper centric”

    Roberto Sinigaglia, organizzazione acquisti e business process manager di Aspiag, ha illustrato, nel suo intervento, l’impatto del Category management sull’organizzazione e sui processi interni all’azienda e il suo ruolo nella collaborazione proattiva con i fornitori.

    I pilastri su cui si devono fondare i progetti di Category management, al di là di quello che è o sarà il modello seguito sono: strategia, capacità analitiche, capacità organizzative, information technology, misurazione delle performance. In ognuna di queste troviamo le ragioni che hanno frenato l’approccio e le cause principali del fallimento del Category management.

    Alla luce di queste evidenze, come sarà il Category management per Aspiag del futuro? «Continuerà a essere “shopper centric” – lo shopper deve essere al centro del progetto – per creare valore alla categoria, aumentando la shopper exhibition. Il passaggio da product oriented a shopper oriented è un passaggio fondamentale che il retailer deve compiere in collaborazione con il fornitore “category captain” della categoria. La conoscenza dello shopper – come si comporta dinanzi allo scaffale – quali sono i suoi criteri di scelta e la costruzione dell’albero decisionale sono i concetti che per noi di Aspiag sono un driver fondamentale di sviluppo» ha sottolineato Sinigaglia.

    Barilla: rendere lo scaffale della pasta più leggibile e ispirazionale

    L’approccio dei consumatori occidentali al mondo del food è in continua evoluzione e, negli ultimi anni, è stato guidato da nuove esigenze in fatto di salute e benessere e di premiumizzazione dei prodotti. Sono trend che coinvolgono anche la categoria “pasta meal” (all’interno del quale le categorie Pasta e Sughi svolgono un ruolo predominante), ma che ancora non sono del tutto soddisfatti dall’offerta a scaffale. «Per questo abbiamo deciso di avviare un progetto con un importante cliente internazionale, con cui lavoriamo da diversi anni, nei mercati di Italia, Francia ed Emirati Arabi Uniti» ha spiegato Paolo Zazzi, global director customer and shopper marketing di Barilla «con l’obiettivo di supportarlo con soluzioni basate sui nuovi trend di consumo e su comportamenti e percorsi d’acquisto».

    Partendo dagli studi da cui emerge che la penetrazione è il principale driver di vendita e che ispirare le persone è fondamentale per l’acquisto, Barilla ha ideato un approccio di Category management che ha completamente ripensato la categoria “pasta meal” e l’ha declinato sulle specificità di ognuno dei tre paesi coinvolti. I risultati? In Italia e in Francia, la più chiara segmentazione dell’offerta ha migliorato sia la produttività sia la leggibilità degli scaffali, mentre negli Emirati Arabi Uniti è stata creata una nuova ambientazione degli scaffali, più interattiva ed emozionale, con cui il brand ispira i consumatori attraverso il fascino gastronomico dei piatti.

    «Il consiglio per chi sta valutando di investire nel Category management è di partire da uno studio approfondito dei comportamenti degli acquirenti e sviluppare costantemente iniziative per i consumatori, che sono sempre alla ricerca di novità e di ispirazione. Inoltre, l’approccio omnicanale può permettere alla categoria di esprimere ancora un importante potenziale» ha affermato Marco Greggio, key account category developer di Barilla.

    «È importante anche adottare soluzioni facilmente scalabili ed estendibili a tutta la rete di punti vendita, ed essere flessibili, rivolgendosi a tutti i diversi target di acquirenti, adattando la strategia di categoria ai continui cambiamenti del mercato e dei comportamenti di consumo, aggiornando costantemente le ricerche e lavorando su soluzioni specifiche d’insegna» conclude Giuliana Tavani, customer team director di Barilla.

    Peroni: soddisfare le nuove logiche dello shopper di birra

    Forte di una comprovata esperienza nel Category management, Peroni ha sviluppato un nuovo progetto dedicato alla categoria “birra” nel canale supermercati e ipermercati italiani. Partendo dall’analisi delle ragioni del calo delle vendite, l’azienda ha deciso di focalizzarsi sui nuovi trend di consumo salutistici e sull’ottimizzazione dell’assortimento e della visibilità a scaffale, con il duplice obiettivo di invertire il trend delle vendite e di aumentare il closure rate degli acquirenti. Il nuovo approccio alla categoria in-store è stato sviluppato in sinergia con i clienti, concentrandosi sugli alberi decisionali dei consumatori e aumentando la leggibilità dello scaffale per favorire la crescita sia degli acquisti programmati che degli acquisti d’impulso non promozionali.

    «Abbiamo sfruttato i risultati di uno studio sull’evoluzione del comportamento degli shopper fornendo un’alternativa all’approccio del leader, in cui il marchio è il fattore principale» racconta Barbara Ottonelli, customer trade marketing manager di Peroni. «In particolare, stiamo lavorando con un player locale, che sta puntando all’innovazione nel format dei superstore per aumentare gli acquisti d’impulso, e con una catena nazionale, che ha lanciato due nuovi format, di cui uno è rivolto ai clienti interessati ai prodotti premium e l’altro a quelli più sensibili alle promozioni».

    Birra Peroni ha proposto un’esposizione a scaffale che riflette i criteri di scelta del consumatore (marca, tipo di birra, occasione di consumo), migliorando la visibilità dei diversi segmenti della categoria e del portfolio aziendale e la leggibilità, facilitando la selezione e il processo di acquisto dei clienti. Il risultato? Il Category management ha contribuito a migliorare il trend delle vendite complessive a valore e di quelle non in promozione e a riportare in positivo il segmento delle birre analcoliche. Ma ha anche fatto diminuire l’out-of-stock e crescere il closure rate degli acquirenti target.

    «Per chi guarda al Category management, il consiglio è continuare a investire sull’analisi degli acquirenti e aggiornarla costantemente per cogliere le evoluzioni nel loro comportamento e sfruttare strumenti più interattivi per raggiungere i target di acquirenti chiave» ha concluso Veronica Maggioni, national account manager di Peroni.

    Le conclusioni dell’incontro sono state affidate alle parole di Brian Harris, ideatore del Category management e oggi senior advisor, che ha inviato un messaggio importante ai manager del largo consumo: «Per capire e dare risposte ai bisogni dei consumatori occorrono collaborazione, segmentazione e corretto utilizzo delle nuove tecnologie. È importante che Industria e Distribuzione migliorino la loro capacità di sviluppare e di condividere nuove visioni di categoria in un’ottica strategica. Anche la capacità di segmentare e coinvolgere specifici target di consumatori sarà fondamentale: è necessaria una visione integrata e olistica delle persone, dei loro comportamenti, dei loro bisogni e dei loro valori. Infine, le nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale saranno imprescindibili per accedere ad una vasta quantità di dati e sviluppare una profonda conoscenza dei consumatori».

    GS1 Italy è al fianco delle imprese anche nella costruzione delle competenze che servono a realizzare tutto questo. L’evento è stata anche l’occasione per annunciare che prenderanno il via i corsi dell’Academy di GS1 Italy in aprile con un percorso specifico dedicato al Category management, composto da una serie di webinar che abbineranno la presentazione dell’approccio teorico, supportato da casi di successo, a esercitazioni pratiche e interattive in cui testare l’impatto dell’utilizzo dei modelli. I corsi potranno essere fruiti singolarmente in modalità multiclient a titolo gratuito per le aziende aderenti a GS1 Italy oppure personalizzati in specifici percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

     

  • Nel carrello della spesa è boom di ialuronico e il cura casa è sempre più green

    L’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino individua e misura i trend che stanno cambiando il mondo non alimentare al super. Nel cura casa volano i prodotti “green” (+22,2%), soprattutto “biodegradabili” o in confezioni con meno plastica o con plastica riciclata.
    Nel cura persona boom del claim “ialuronico” (+11,6%).

    Due tendenze prevalenti stanno spingendo le vendite dei prodotti non alimentari nei supermercati e ipermercati italiani: nei prodotti per la cura della persona prosegue il successo del claim “ialuronico”, mentre nel cura casa green l’attenzione si sposta sul packaging e sui materiali a basso impatto ambientale con performance positive per i claim “biodegradabile”, “meno plastica” e “plastica riciclata”. Lo rileva l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, realizzato in collaborazione con Nielsen.

    Cura persona

    Se il claim più diffuso resta “dermatologicamente testato” (+1,9% del sell-out), nei prodotti per la cura della persona (oltre 18 mila quelli analizzati dall’Osservatorio Immagino) si mantiene alta la domanda di antiossidanti naturali e l’acido ialuronico continua ad essere l’ingrediente indicato in etichetta che fa registrare il maggior incremento delle vendite anche nell’anno mobile giugno 2019-giugno 2020 con un +11,6%, dopo il +16,6% dell’anno mobile precedente. A trainare il claim “ialuronico” l’espansione dell’offerta (+9,8%), in particolare nei prodotti per la cura e la pulizia del viso donna. In crescita anche i prodotti con il claim “biologico” (+5,1% di vendite dopo il +14,3% dell’anno precedente) per un valore di oltre 72 milioni di euro. Ad aumentare nella cosmesi bio sono soprattutto i disinfettanti, i saponi liquidi, le salviette per i bimbi, i dopo shampoo e i prodotti per la pulizia del viso donna.

    Trend negativi invece per i claim “prodotto in Italia” (-10,4%), “ipoallergenico” (-6,4%), “senza parabeni” (-8,4%), e anche per gli altri quattro claim, che rimandano a un ingrediente, analizzati dall’Osservatorio Immagino: “argan” (-0,6% dopo il +6,3% annuo a giugno 2019), “mandorla” (-0,4%),“karité” (-5,9%) e “avena” (-0,9% dopo il +11,8% dell’anno mobile precedente). A determinare queste flessioni è il calo dell’offerta a discapito di una domanda positiva (Figura 1).

    Cura casa green

    Nel cura casa si fanno spazio i prodotti che indicano in etichetta il loro contributo alla sostenibilità ambientale. L’Osservatorio Immagino rileva che, nell’ultimo anno, questo paniere (quasi 11 mila prodotti) ha registrato un +22,2% del fatturato negli ipermercati e supermercati e +15,5% di offerta a scaffale, arrivando a comprendere quasi 900 prodotti per un giro d’affari di 191 milioni di euro.

    Nella performance di vendita, in testa il claim “meno plastica” che registra un +34,5% del sell-out grazie soprattutto a detersivi per lavatrice e stoviglie e ammorbidenti, dopo il +27,2% dell’anno finito a giugno 2019. Positivo anche il push delle industrie con un incremento dell’offerta del +18,4%. Lo segue “biodegradabile” (+26,6% delle vendite) che è anche il più rappresentativo in termini di numero di prodotti a scaffale (3,9%) e di giro d’affari (oltre 93 milioni di euro), con un aumento dell’offerta di +18,0%. L’incremento del sell-out è legato all’acquisto di piatti e bicchieri usa e getta, sacchetti per la spazzatura e salviettine per la pulizia delle piccole superfici. Ancora un riferimento al packaging per il terzo claim più performante, “plastica riciclata”, il cui fatturato sale di +15,5% grazie, in particolare, a sacchetti per la spazzatura e detersivi per lavastoviglie (Figura 2).

    Per scaricare l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino: osservatorioimmagino.it

    Per rimanere aggiornati e seguirlo sui social: #OsservatorioImmagino

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

  • Il Category management nel “new abnormal”: leit-motiv di ECR e GS1 Italy per tutto il 2021

    Webinar, eventi e corsi di formazione: al via un piano di informazione e formazione su uno dei temi chiave del largo consumo, per aiutare produttori e retailer a soddisfare le nuove esigenze del mercato “stressato” dal COVID-19.

    “Processo che consente di gestire le categorie di prodotto come unità fondamentali di business (…) per soddisfare il consumatore”: è una delle definizioni più comuni del Category management, l’approccio che ha rivoluzionato il mondo del largo consumo, coinvolgendo il mondo della produzione e quello della distribuzione nella creazione di un’offerta di prodotti e servizi sempre più performanti in ogni fase del consumer journey. Dovendo rispondere alle mutevoli esigenze del mercato, il Category management è un modello in continua evoluzione e il suo successo è dettato anche dalla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dinamici che investono il mass market. E, quindi, come sta funzionando oggi, in uno scenario tanto instabile e discontinuo come quello plasmato dagli effetti della pandemia?

    È questa la domanda a cui vuole rispondere la community internazionale di ECR – in Italia parte di GS1 Italy – con il progetto dedicato al Category management e rivolto alla business community del largo consumo per condividere con le aziende i contenuti e le best practice internazionali.

    L’obiettivo è aumentare la conoscenza su questo tema e contribuire alla costruzione di una piattaforma europea a supporto delle aziende dell’Industria e della Distribuzione per aiutarle ad affrontare i cambiamenti che stanno investendo il mercato.

    «Partendo dagli interessanti e stimolanti risultati del rapporto dedicato all’evoluzione del Category management adottato nel largo consumo che l’ECR community ha presentato a fine 2020, abbiamo costruito un piano di attività finalizzate a divulgarne i contenuti, raccontando – e facendo raccontare direttamente alle aziende – come sta cambiando l’approccio al Category management» spiega Silvia Scalia, ECR Italia and training director di GS1 Italy. «Accanto a un ciclo di webinar internazionali, abbiamo in programma un grande evento nazionale a marzo e abbiamo intensificato l’impegno sul fronte della formazione, attivando presso l’Academy di GS1 Italy nuovi corsi e percorsi dedicati al Category management».

     

    16 febbraio: il webinar ECR Community

    Proprio ECR Italia sarà protagonista, martedì 16 febbraio, alle ore 16.30, del webinar internazionale dell’ECR Community, in cui, dopo la presentazione della case history di Barilla, affronterà il tema del Category management omnichannel, con un focus sul passaggio dalle categorie di prodotti alle categorie di esigenze e desideri degli shopper. Il webinar è gratuito, previa iscrizione online.

     

    30 marzo: l’evento GS1 Italy

    Il 30 marzo sarà la volta di un evento organizzato da GS1 Italy per illustrare le soluzioni e le best practice in ambito ECR Italia e che vedrà la partecipazione di importanti aziende di Produzione e Distribuzione che presenteranno le loro esperienze.

     

    Aprile: partono i corsi Academy

    Quindi, a partire da aprile, prenderanno il via i corsi dell’Academy di GS1 Italy, con un percorso di webinar di approfondimento e condivisione dell’evoluzione delle diverse componenti del Category management per affrontare i cambiamenti nelle aspettative e nei comportamenti degli shopper e l’evoluzione dei canali di vendita per il presidio dell’omnicanalità. Ciascuno di questi webinar abbinerà la presentazione dell’approccio teorico supportato da casi di successo a esercitazioni pratiche in cui i partecipanti testeranno concretamente l’impatto dell’utilizzo dei modelli teorici presentati. I webinar potranno essere fruiti singolarmente in contesti multiclient o personalizzati in specifici percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Covid-19 “contagia” le etichette dei prodotti: volano i claim relativi al rinforzo del sistema immunitario nel food e quelli sull’efficacia contro germi e batteri nel non food. Lo rivela la…

    Che impatto ha avuto l’emergenza sanitaria sulle caratteristiche dei prodotti segnalate sulle loro confezioni? E come questo ha influito sulle loro vendite? Le risposte nella nuova edizione dell’Osservatorio Immagino, che ha misurato l’andamento di 10 fenomeni di consumo, dal “free from” all’italianità. Con un approfondimento dedicato all’emergenza Coronavirus e un dossier sulla sostenibilità nel carrello della spesa degli italiani.

     

    Le etichette dei prodotti sugli scaffali come “termometro” dei trend di consumo, dei fenomeni emergenti e delle caratteristiche determinanti per il successo di un prodotto, alimentare e non, nel carrello della spesa. È questo lo spirito con cui, nel 2016, è nato l’Osservatorio Immagino: un approccio innovativo che anche durante l’emergenza sanitaria si è confermato efficace nel documentare i cambiamenti dell’offerta presente nei punti vendita e degli acquisti effettuati dagli italiani.

    La nuova edizione dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, l’ottava, racconta gli effetti della pandemia sul mondo del largo consumo italiano, misurati con una doppia ottica: da un lato monitorando l’evoluzione dei claim e delle informazioni volontarie presenti sulle confezioni e dall’altro collegando i prodotti alle vendite canalizzate da supermercati e ipermercati.

    «L’Osservatorio Immagino di GS1 Italy si rivela essere uno strumento importante di diffusione della conoscenza anche in un periodo di incertezza come quello che stiamo attraversando» afferma Francesco Pugliese, presidente di GS1 Italy. «Con la sua capacità di fotografare e interpretare i fenomeni di consumo, fornisce un contributo di qualità per sostenere le decisioni che le aziende devono prendere per servire al meglio il consumatore. E, insieme al servizio Immagino, è diventato uno standard di fatto per lo scambio delle informazioni e delle immagini di prodotto per l’intero sistema del largo consumo».

     

    I numeri

    La nuova edizione dell’Osservatorio Immagino elabora i dati di vendita e le informazioni presenti sulle etichette di oltre 115 mila prodotti di largo consumo, alimentari e non alimentari, venduti in supermercati e ipermercati italiani. Questa enorme basket di prodotti – che è raddoppiato rispetto alla prima edizione dello studio– a giugno 2020 ha sviluppato circa 37,6 miliardi di euro di vendite, pari all’82,1% del sell-out totale realizzato da ipermercati e supermercati.

     

    I contenuti

    Come fa dal 2016, basandosi sulle indicazioni e sui claim presenti sulle confezioni, l’Osservatorio Immagino ha organizzato questo mega carrello della spesa in 10 panieri che rappresentano altrettanti fenomeni e tendenze di consumo:

    Nel food:

    • Italianità: le declinazioni del “made in Italy”, le Dop e le regioni in etichetta.
    • Free from: i claim consolidati e quelli emergenti nel mondo dei prodotti “senza”.
    • Rich-in: i claim consolidati e quelli emergenti nei prodotti ricchi o arricchiti.
    • Intolleranze: la dinamica dei prodotti “senza glutine” o “senza lattosio”.
    • Lifestyle: vegetariano, vegano, biologico, halal e kosher. Il cibo identitario.
    • Loghi e certificazioni: Fairtrade, Ecolabel, Cruelty free. I nuovi valori in etichetta.
    • Ingredienti benefici: dall’avocado al matcha, i gusti e i sapori più trendy.
    • Texture dei prodotti: ruvido o croccante? Le consistenze evidenziate sul packaging.

    Nel non food:

    • Cura persona: i prodotti per la cura personale, con un focus su quelli biologici.
    • Cura casa green: la sostenibilità dei prodotti per la pulizia indicata in etichetta.

     

    Effetto Covid

    Analizzando i consumi del 2020, non si può non considerare la pandemia. L’Osservatorio Immagino ha costruito due panieri, uno nel food e l’altro nel non food, in cui ha raccolto i prodotti che hanno evidenziato in etichetta almeno un claim collegabile alle nuove esigenze dettate dall’emergenza sanitaria, come:

    • L’efficacia nel rimuovere germi e batteri.
    • La capacità di rinforzare il sistema immunitario.
    • La presenza di vitamine considerate benefiche.

    Nel caso del paniere alimentare, nei 12 mesi analizzati le vendite dei 950 prodotti individuati sono aumentate di +5,3%, grazie alla crescita della domanda. Invece il sell-out dei 647 prodotti del paniere non food è cresciuto di +27,0% rispetto ai 12 mesi precedenti.

     

     

    La sostenibilità in etichetta

    Un corposo dossier è dedicato al tema della sostenibilità e a come viene comunicata dalle aziende sulle confezioni dei prodotti. L’Osservatorio Immagino ha, infatti, rilevato che il 20,9% dei prodotti monitorati riporta in etichetta almeno un claim o una certificazione relativi al mondo della sostenibilità e li ha organizzati in quattro cluster:

    • Management sostenibile delle risorse.
    • Agricoltura e allevamento sostenibili.
    • Responsabilità sociale.
    • Rispetto degli animali.

    Il carrello della spesa “green” costruito dall’Osservatorio Immagino comprende oltre 24 mila prodotti, che hanno generato oltre 9,1 miliardi di euro di vendite e, in 12 mesi, ha messo a segno una crescita di +5,5% a valore.

    Un’ulteriore analisi è dedicata alle sostenibilità nel mondo delle private label e un focus è incentrato sulla comunicazione in etichetta della riciclabilità dei packaging.

     

    Per scaricare l’ottava edizione dell’Osservatorio Immagino: osservatorioimmagino.it

    Per rimanere aggiornati e seguirlo sui social: #OsservatorioImmagino

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Nuovi temi, aule virtuali e format più “smart”: l’Academy di GS1 Italy rinnova la sua proposta 2021. Con la didattica di qualità e “tailor made”

    Dopo il boom del 2020, con 30 corsi multiclient e oltre 900 partecipanti, il department di GS1 Italy dedicato alla formazione aziendale presenta il suo calendario 2021. Molte le novità sia nella didattica sia negli argomenti dei corsi: dai tool per usare gli standard GS1 agli strumenti ECR nei processi collaborativi di filiera, passando per sostenibilità, blockchain, category management e out-of-stock. Tutti rivisti alla luce delle sfide dettate dal Coronavirus.

    Il 2021 segna un nuovo step nel percorso dell’Academy di GS1 Italy, il department che dal 2004 si occupa della formazione aziendale offrendo un bagaglio di competenze e conoscenze nate da oltre 40 anni di esperienza nel settore del largo consumo e di collaborazione diretta con l’Industria e la Distribuzione.

    L’impatto indotto dall’emergenza sanitaria, sia sulle modalità con cui realizzare la didattica, sia sulle esigenze delle aziende del largo consumo, hanno portato il team dell’Academy a ripensare l’offerta formativa nei temi, negli strumenti e nei format dei corsi.

    «Già durante il 2020 abbiamo dovuto rinunciare ai corsi in presenza e siamo stati costretti a rimodulare il calendario formativo» spiega Silvia Scalia, ECR Italia and training director di GS1 Italy. «Un’operazione che ci ha dato grandi soddisfazioni perché abbiamo chiuso un anno da record, per numero di corsi e di partecipanti, con un elevato grado di soddisfazione. Partendo dall’esperienza del 2020 abbiamo quindi ridisegnato la nostra proposta e realizzato il calendario del 2021, che propone molte novità, adottate per rendere i corsi sempre più fruibili, multimediali e smart, e garantirne lo svolgimento in piena sicurezza per tutti».

     

    Il calendario dei corsi 2021

    Per il 2021 l’Academy di GS1 Italy propone un fitto calendario di corsi, suddivisi su diverse macro-aree che affrontano tutti i temi centrali per le aziende di produzione e distribuzione del largo consumo e del mondo dell’healthcare e dei dispositivi medici, rivisti e aggiornati alla luce dei cambiamenti e delle nuove sfide indotti dalla pandemia.

    Ai contenuti già consolidati (come il codice a barre e gli altri standard GS1, la tracciabilità, le relazioni Industria – Distribuzione), quest’anno si sono aggiunti quelli legati alla blockchain, all’out-of-stock e alla sostenibilità, come la gestione green della supply chain e l’utilizzo di Circol-UP, lo strumento per misurare la circolarità in azienda. Inoltre, è stata arricchita in maniera considerevole l’area tematica del category management con percorsi dedicati all’omnicanalità e ai nuovi comportamenti di acquisto, alle vendite e al merchandising.

    In particolare, i corsi dedicati ai diffusi standard GS1 hanno un taglio molto pratico perché forniscono alle aziende le basi per diventare autonome nel processo di codifica dei loro prodotti e servizi e per saper sfruttare gli strumenti GS1 in modo più ampio e performante, anche in ambiti innovativi come la blockchain. Mentre i corsi dedicati al mondo ECR affrontano i processi collaborativi nella filiera del largo consumo e il ruolo degli standard GS1 nel renderli più efficaci ed efficienti. Nel 2021 verrà ad esempio analizzato l’intero processo order-to-cash, per individuare i tool e gli strumenti che GS1 Italy propone in ogni tappa della supply chain.

     

    Online è più facile e sicuro

    I corsi sono gratuiti per tutti gli utenti GS1 Italy e sono tutti fruibili da remoto: realizzati via webinar o in aula virtuale, si avvalgono anche delle app sviluppate per Interno 1, il nuovo digital innovation center di GS1 Italy. E grazie all’Academy Learning Center, la piattaforma di formazione online di GS1 Italy, i webinar e i contenuti dei corsi restano sempre a disposizione degli iscritti, 24 ore al giorno, sette giorni su sette.

     

    La formazione in azienda

    Confermata anche quest’anno la formazione “tailor made”, con contenuti e modalità di svolgimento modulati appositamente sulla base delle esigenze, degli obiettivi e delle risorse delle singole aziende.

     

    Tutta l’offerta formativa Academy di GS1 Italy è online all’indirizzo
    gs1it.org/academy/

    Il calendario completo dei corsi è disponibile a questa pagina
    gs1it.org/servizi/academy/calendario-corsi/

    Per approfondimenti e per i corsi in azienda, è possibile contattare Academy all’indirizzo [email protected].

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Vaccini COVID-19: l’adozione degli standard GS1 e l’implementazione del codice a barre sono necessarie per garantire sicurezza e fiducia nella vaccinazione. Lo sostiene un rapporto Deloitte. E anche l’OMS.

    Il white paper di Deloitte sulla sicurezza della supply chain dei vaccini contro il COVID-19 evidenza le numerose ragioni per cui gli standard comuni in tutta la filiera sanitaria sono essenziali per la diffusione e la somministrazione di vaccini ben identificati e sicuri, nella più grande campagna di vaccinazione della storia. Un evento online il 28 gennaio offrirà un approfondimento con i riunirà i leader mondiali del settore healthcare.

    Mentre i governi e le imprese di tutto il mondo si trovano ad affrontare una delle sfide più significative della storia – sviluppo, distribuzione e somministrazione di massa, senza precedenti e in tempi molto rapidi, di vaccini contro il COVID-19 – un nuovo rapporto pubblicato da Deloitte indica come l’adozione universale di standard globali in tutta la filiera sanitaria mondiale abilita una distribuzione rapida, efficiente e sicura dei vaccini.

    I funzionari della sanità pubblica mondiale hanno incoraggiato tale posizione e Tom Woods, presidente del Comitato direttivo globale per la garanzia della qualità dei prodotti sanitari alla World Bank, ha chiesto l’adozione di standard comuni, tra cui la scansione dei codici a barre, descrivendolo come «l’elemento più importante per prevenire errori nella distribuzione dei vaccini e per garantire tracciabilità e sicurezza dei pazienti nella campagna di vaccinazione COVID-19».

    Lo studio “Securing Trust in the Global COVID-19 Supply Chain, condotto da Deloitte, sostiene che, oltre alla collaborazione nel settore e alla comunicazione trasparente, “l’adozione degli standard GS1 aggiunge un elemento di fiducia a tutti i livelli della filiera. Una fiducia che, in ultima analisi, si estende ai pazienti stessi”.

    Gli standard globali GS1 consentono ai produttori farmaceutici, alle aziende di distribuzione dei farmaci e agli operatori sanitari di seguire protocolli e misure di sicurezza fondamentali per garantire la sicurezza e la fiducia degli utenti, sia nei confronti del vaccino sia nella capacità di somministrarlo in modo sicuro.

    I codici a barre che riportano gli standard GS1 identificano in modo univoco e sicuro i prodotti farmaceutici, inclusi i vaccini, dai laboratori e dagli studi clinici fino al punto di somministrazione. Gli standard GS1 portano così trasparenza nel mondo sanitario e contribuiscono a migliorare il coordinamento della filiera, riducendo il rischio di disguidi nella consegna e nella scadenza dei vaccini o nella diffusione di vaccini falsi.

    Gli standard GS1 sono adottati in misura crescente nel settore sanitario, ma non sono ancora universalmente applicati. Lo studio Deloitte definisce le informazioni di identificazione del vaccino (come l’identificativo del prodotto, il numero di lotto e la data di scadenza) come “essenziali affinché gli operatori sanitari possano somministrare i vaccini con fiducia”, osservando che “l’OMS raccomanda che tutti i vaccini siano identificati con questi dati in un codice a barre standardizzato“. Anche l’Alleanza Globale per le Vaccinazioni (GAVI) e l’UNICEF hanno richiesto l’uso delle norme GS1 sulle confezioni secondarie dei vaccini.

    Miguel Lopera, Presidente e CEO di GS1 ha affermato: «Un livello di ricerca senza precedenti, collaborazione e investimenti hanno portato speranza sotto forma di vaccini COVID-19. Il mondo, tuttavia, si trova ora ad affrontare un’enorme sfida di distribuzione e somministrazione in cui gli standard di identificazione globale assumono un ruolo fondamentale. Tutti i paesi del mondo stanno mettendo in atto importanti campagne di vaccinazione in un’enorme corsa contro il tempo, mentre il virus continua a uccidere migliaia di persone ogni giorno. Gli standard globali possono contribuire a identificare correttamente e a tracciare i vaccini nel settore sanitario globale e a ridurre le possibilità di errore. GS1 è pronta a supportare tutte le parti interessate affinché questa operazione fondamentale abbia successo».

    Greg Reh, Global Life Sciences & Health Care Industry Leader presso Deloitte ha aggiunto: «Per gli sviluppatori di vaccini, gli attori del settore sanitario e la società in generale, il livello di trasparenza e fiducia del pubblico determineranno l’accettazione e la fiducia nei confronti del vaccino COVID-19. L’adozione di standard globali da parte di organizzazioni come GS1 sta contribuendo a infondere tale fiducia nei vaccini COVID-19».

    Oggi più di 70 paesi hanno normative sanitarie o requisiti per i partner commerciali per cui il settore utilizza gli standard GS1. Questi paesi fanno affidamento sui codici a barre bidimensionali (2D) GS1 DataMatrix, che possono codificare le informazioni di identificazione del vaccino per aiutare a ridurre gli errori e consentire la tracciabilità.

    Poiché alcuni paesi hanno difficoltà a tracciare gli abbinamenti tra vaccini e pazienti al momento della somministrazione, il rapporto Deloitte rileva che “è importante identificare ed etichettare i vaccini per determinare con precisione quale paziente ha ricevuto quale vaccino e quando”. L’identificazione univoca a livello globale e il codice a barre GS1 possono supportare questo obiettivo fondamentale.

    Ulteriori informazioni sono disponibili al link: https://www.gs1.org/industries/healthcare/trust.

     

    Il 28 gennaio l’approfondimento nell’evento online di GS1 Healthcare

    Per approfondire il ruolo degli standard globali nella distribuzione e nell’amministrazione efficiente dei vaccini COVID-19 a livello globale, GS1 Healthcare riunirà i leader del settore sanitario e delle principali organizzazioni healthcare nel corso dell’“Executive Dialogue” che si svolgerà online giovedì 28 gennaio alle ore 13:00. L’evento vedrà gli interventi di:

    • Lisa Hedman, Group Lead, Supply and Access to Medicines, World Health Organization.
    • Tom Woods, Chairman of the Global Steering Committee Assurance of Health Products, World Bank.
    • Tjalling van der Schors, Hospital Pharmacist at Dijklander Hospital, Board Member at the European Association of Hospital Pharmacists, Netherlands.
    • Gregory Reh, Global Life Sciences and Healthcare Leader, Deloitte.
    • Ulrike Kreysa, Senior Vice-President Healthcare, GS1.

    Discuteranno le principali sfide, le opportunità e i primi insegnamenti appresi dalla distribuzione dei vaccini COVID-19 in tutto il mondo.

    Maggiori informazioni e il form di iscrizione all’evento sono disponibili sul sito di GS1.

     

     

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    GS1 Healthcare è una comunità neutrale e aperta che riunisce tutte le parti interessate del settore sanitario per guidare lo sviluppo e l’implementazione degli standard GS1 globali, migliorando la sicurezza dei pazienti e l’efficienza operativa e della filiera. Lo sviluppo e l’implementazione degli standard GS1 sono condotti dagli esperti che li utilizzano: produttori di dispositivi medici e farmaceutici, grossisti, distributori, organizzazioni di acquisto collettivo, ospedali, farmacie, fornitori di servizi logistici, fornitori di soluzioni, enti governativi e normativi e associazioni di categoria. Le prove disponibili dalle implementazioni del settore dimostrano che gli standard GS1 di identificazione, acquisizione e condivisione dei dati nel settore sanitario offrono vantaggi tangibili per tutte le parti interessate. I membri di GS1 Healthcare includono più di 100 organizzazioni sanitarie leader in tutto il mondo.
    web:
    www.gs1.org/healthcare.

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • COVID-19 e largo consumo in Italia: GS1 Italy presenta il Vademecum per la business continuity

    Presentato oggi il “manuale operativo” che aiuta le aziende ad affrontare le nuove sfide dettate dall’emergenza sanitaria: raccoglie, descrive e sistematizza le 360 iniziative anti-COVID messe in campo nel 2020 da produttori e retailer, frutto dello studio coordinato da ECR Italia con il supporto dei team di ricercatori di LIUC Università Cattaneo e Politecnico di Milano.

    Prioritarizzazione dell’assortimento, razionalizzazione dei formati, rallentamento nel lancio di nuovi prodotti e riduzione della complessità. E ancora, attivazione di fornitori alternativi di materie prime, packaging e prodotti finiti, ma anche creazione di scorte strategiche e ricerca di soluzioni alternative per il trasporto e il magazzino. E poi snellimento degli iter decisionali e switch dinamico tra stabilimenti produttivi, magazzini e punti di consegna delle merci. Fino alla ridefinizione dei calendari e dei planning di lavoro e maggior ricorso al trasporto intermodale, senza dimenticare la volata della digitalizzazione, con l’aumento dell’EDI, della raccolta di ordini da remoto e dell’e-commerce. Ma, soprattutto, una maggiore collaborazione tra attori della filiera grazie al rafforzamento delle relazioni e alla condivisione delle informazioni per far fronte insieme alle conseguenze della pandemia sulla supply chain.

    Sono solo alcune delle soluzioni adottate in Italia dalle aziende del largo consumo nel corso del 2020 per rispondere alle inedite sfide portate dalla pandemia, che hanno trovato strade alternative per risolvere i problemi imposti dall’emergenza sanitaria e individuato iniziative per prepararsi a una migliore gestione del rischio nel futuro.

    Il nuovo studio, presentato oggi da GS1 Italy nel corso dell’evento online “COVID-19 nel largo consumo: vademecum per il new (ab)normal, mette in evidenza gli effetti della pandemia sui diversi processi delle aziende del largo consumo in Italia e “fotografa” le azioni messe in campo per garantire la catena di fornitura nonostante il momento di difficoltà.

    «Abbiamo voluto approfondire le reazioni delle imprese di produzione e distribuzione dal punto di vista dei processi di filiera» afferma Silvia Scalia, ECR and training director GS1 Italy «e studiare le iniziative e le buone pratiche introdotte per ridurre gli impatti derivanti dalla pandemia e per assicurare la disponibilità dei prodotti lungo la filiera. L’obiettivo pertanto è stato quello di raccogliere e capitalizzare le esperienze direttamente dalle aziende e metterle a fattor comune per creare una base di conoscenza diffusa riguardo alle soluzioni e agli approcci adottati e adottabili in queste situazioni».

    L’indagine, coordinata da ECR Italia con il supporto di un team di ricerca congiunto della LIUC Università Cattaneo e del Politecnico di Milano, si inserisce in un filone di lavoro avviato da anni, volto a ricercare nuovi spazi di efficienza nella relazione tra Industria e Distribuzione, ed ha l’obiettivo di fornire indicazioni utili alle imprese del largo consumo chiamate ad affrontare l’emergenza Coronavirus.

    «Abbiamo raccolto direttamente dalle aziende le iniziative e le soluzioni collaborative che hanno adottato a causa della pandemia per garantire la business continuity e abbiamo razionalizzato questo patrimonio di informazioni secondo categorie ragionate per facilitarne la consultazione, la diffusione e la condivisione» spiega Giuseppe Luscia, ECR project manager di GS1 Italy. «Dalla raccolta, dall’organizzazione e dalla sistematizzazione di queste informazioni è nato il Vademecum presentato oggi, che mettiamo a disposizione di tutto il sistema come patrimonio di conoscenze condivise e come “manuale” operativo a garanzia della continuità del business e della gestione del rischio».

    Il panel delle aziende coinvolte in questa ricerca comprende 21 operatori:

    • Distribuzione: Bennet, Conad Adriatico, Conad Centrale, Conad Nord-Ovest, Coop Nord-Ovest, Esselunga.
    • Produzione: Barilla, Bauli, Bolton, Cameo, Coca Cola HBC, Fater, Ferrero, FHP di R.Freudenberg, Heineken, Kellog’s, Lavazza, Mondelez, Nestlé, Ponti e Unilever.

    Complessivamente, dall’analisi dei 21 casi di studio è emerso che, per rispondere alle sfide imposte dalla pandemia, le imprese del largo consumo hanno adottato 360 iniziative diverse, pari a una media di 18 iniziative per impresa. Nel 41% dei casi sono state pensate nella fase pre-COVID, nel 47% sono state sviluppate durante le settimane cruciali del primo lockdown nazionale e nel 12% dei casi sono state intese per essere attivate dopo la prima ondata.

    L’adeguamento alle nuove esigenze imposte dall’emergenza sanitaria ha comportato in media per le aziende, nel bimestre marzo-aprile 2020, un aumento del 2-5% dei costi logistici rispetto allo stesso periodo del 2019.

    «Le soluzioni sviluppate dalle aziende hanno riguardato soprattutto la semplificazione dei processi logistici e la velocizzazione dei processi decisionali» spiegano Fabrizio Dallari e Alessandro Creazza, del Centro sulla logistica e supply chain management della LIUC Università Cattaneo. «I nuovi rischi emergenti hanno richiesto di introdurre ridondanze nei sistemi, aumentandone la flessibilità e la fungibilità e abilitando una pianificazione dinamica al variare delle condizioni al contorno. In questo contesto la collaborazione di filiera si è confermata elemento cardine per garantire gli approvvigionamenti ed aumentare la resilienza nei processi order-to-delivery e demand-to-supply».

    Il team dei ricercatori ha sistematizzato queste 360 attività disegnando l’albero delle soluzioni per la business continuity (Figura 1) – descritto puntualmente nel Vademecum – in cui:

    • I tronchi rappresentano le 8 macro-categorie individuate.
    • I rami le 24 categorie di soluzioni.
    • Le foglie le 60 soluzioni operative adottate.

    «L’80% delle aziende ha fatto leva su almeno 7 delle 8 macro-categorie individuate nello studio, mentre tra le 60 soluzioni ben 38 sono state adottate da tutte le imprese del campione, 19 sono state appannaggio delle aziende di produzione e 3 di quelle dei retailer» spiega Marco Melacini, professore di logistics management e direttore dell’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano. «Se nell’immediato le dotazioni di health & safety hanno consentito di rispondere ai rischi sanitari, per il futuro sono sempre più necessarie nuove capability che consentano di fronteggiare le nuove sfide per la filiera del largo consumo».

    Le 8 macro-categorie individuate dal Vademecum GS1 Italy sono:

    • Decomplexity: ridurre la complessità della supply chain, focalizzandosi sull’essenziale per utilizzare al meglio le risorse a disposizione (“Less is more”), ad esempio rivedendo l’assortimento per eliminare temporaneamente le referenze basso-vendenti oppure riducendo gli ordini relativi ad espositori, palbox o display pallet in favore di unità di carico standard non rilavorate.
    • Ridondanza: disporre di risorse aggiuntive/alternative da attivare in caso di necessità per assicurare la continuità delle operations (“Just in case”), ad esempio aumentando lo stock di prodotti alto-vendenti nel caso di emergenza o attivando dei fornitori alternativi di materie prime e packaging.
    • Streamlining: rivedere i processi di supply chain, specialmente in termini di decision making, per renderli più snelli e agili, operando “at the speed of relevance”, ad esempio riducendo la “burocrazia” o estendendo l’orario di ricevimento delle merci nei Ce.Di..
    • Dynamic Planning: modificare in real time le scelte logistiche relative all’utilizzo e all’allocazione delle risorse, per incrementare adattabilità e flessibilità (“It is not the strongest that survives”), ad esempio allocando gli stock in modo dinamico nei diversi nodi logistici del network o ridefinendo i quantitativi da distribuire ad ogni cliente per garantire la disponibilità di prodotto a tutti.
    • Fungibilità: aumentare la sostituibilità di articoli e sistemi produttivi, riducendo gli switching cost, per attivare rapidamente piani alternativi (“Design for resilience”), ad esempio standardizzando formati e confezioni dei prodotti destinati a mercati o canali differenti oppure allocando le produzioni su più siti alternativi in caso di necessità.
    • Collaborazione di filiera: adottare comportamenti virtuosi nelle relazioni di filiera a beneficio di tutti gli attori coinvolti, ad esempio avviando logiche di collaborative planning, condivisione delle previsioni di domanda e aumento della visibilità lungo la filiera oppure riducendo i tempi di pagamento dei fornitori.
    • Health & Safety: tutelare la salute e la sicurezza di dipendenti, fornitori e clienti per ridurre il rischio di contagio e garantire la capacità operativa (“Work hard, stay safe and make history”), ad esempio adottando tutti i sistemi di distanziamento oppure remotizzando e digitalizzando la raccolta degli ordini da parte della forza vendita.
    • New Capabilities: sviluppare competenze innovative per migliorare la capacità di affrontare le nuove sfide (“Bridging the future”), ad esempio introducendo sistemi automatici di gestione del magazzino, potenziando l’e-commerce oppure adottando sistemi di supporto alle decisioni alimentati con dati storici per simulare gli scenari distributivi e fare analisi “what-if”.

     

    La sintesi della ricerca delle soluzioni è stata pubblicata nel Bluebook “Un vademecum per il next normal. Lesson learned post Covid-19 nella filiera del largo consumo” disponibile gratuitamente sul sito di GS1 Italy.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    web: gs1it.org

     

  • Nel 2020 del foodservice italiano la volata digitale passa anche dal ciclo delle merci

    Da una gestione più fluida ed efficiente degli ordini, a un miglior rapporto con i clienti: l’adozione di standard per digitalizzare il ciclo delle merci è una priorità per gli operatori dell’Ho.re.ca. che vogliono creare valore, tagliando i costi. La fotografia del foodservice italiano nello studio voluto da GS1 Italy.

     

    Il 2020 nel mondo del fuoricasa sarà ricordato come l’anno dell’affermazione dell’e-commerce, del delivery e del take away: con i limiti imposti per fronteggiare la pandemia, gli operatori del foodservice hanno dovuto sviluppare e investire su queste modalità “alternative” per poter proseguire le loro attività. Ma erano pronti ad affrontare queste novità, in particolare per quanto riguarda la digitalizzazione del ciclo delle merci?

    La risposta arriva dallo studio che GS1 Italy ha affidato a TradeLab, che ha intervistato 66 manager dei quattro segmenti dell’Ho.re.ca.: produzione, distribuzione, catene di ristorazione commerciale e ristorazione collettiva.

    «Digitalizzare il ciclo delle merci significa mantenere allineato il flusso fisico dei prodotti e il flusso informativo ad esso correlato. Questa ricerca ha mostrato che in Italia la digitalizzazione del ciclo delle merci nel foodservice è ancora limitata, ma ha, altresì, fatto emergere l’interesse e l’attenzione da parte degli attori della filiera per le potenzialità che l’adozione di un linguaggio comune standard porta con sé» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «La crisi sanitaria ha messo in discussione paradigmi consolidati e spinto a intraprendere nuovi percorsi e modi “di fare”: portali di e-commerce BtoB, piattaforme per la gestione degli ordini online, il boom dell’home delivery, senza dimenticare la crescente attenzione alla tracciabilità dei prodotti come driver di trasparenza e patto di fiducia con i consumatori».

    L’umile barcode – come è stato definito in un articolo del World Economic Forum – e gli altri standard internazionali GS1 sono il potente strumento a supporto delle imprese, il prerequisito che abilita nuove soluzioni e nuovi servizi.

    I sistemi che, grazie alla presenza del GTIN, possono informare in tempo reale sulle caratteristiche del prodotto sono considerati anche un’opportunità per essere più performanti nel customer care, ad esempio perché permettono di aggiornare in modo più rapido e preciso i prodotti e i menu pubblicati sul web, o perché consentono di condividere le immagini dei prodotti per finalità di marketing e comunicazione online.

    L’adozione degli standard GS1 che consentono di digitalizzare il ciclo delle merci appare prioritaria anche in tutti quei segmenti del foodservice dove c’è ampio spazio per l’innovazione tecnologica, come emerge in modo chiaro dallo studio promosso da GS1 Italy, che ha tratteggiato una situazione molto diversificata tra i diversi operatori del mercato.

    Le aziende di produzione sono quelle che presentano il livello più alto di utilizzo del sistema di codifica basato sul GTIN e sugli standard GS1, perché implementato nelle relazioni con la GDO. Le aree di miglioramento espresse dagli intervistati sono focalizzate sul livello del servizio logistico e sulle previsioni di riordini con la distribuzione, sullo sviluppo di sistemi di pianificazione delle consegne condivisi con le catene della ristorazione organizzata (commerciale e collettiva). Un altro ambito emerso è quello della dematerializzazione della bolla cartacea per accelerare le pratiche di consegna, la comunicazione di eventuali riserve e le procedure di pagamento.

    Le aziende di distribuzione più strutturate ed evolute scansionano il GTIN per verificare la corrispondenza tra ordine effettuato, documento di trasporto e merce consegnata all’ingresso del Ce.Di. La lettura del codice GS1-128 sull’imballo e la cattura automatica delle informazioni relative a lotto e scadenza semplificano la tracciabilità e la rintracciabilità (nel rispetto dei vincoli normativi) anche verso le filiali e il cliente finale.

    I distributori più piccoli stanno valutando il “salto” di operatività, con l’implementazione di WMS (Warehouse management system) e radiofrequenza per digitalizzare i processi e migliorare il servizio ai clienti.

    Il ciclo di fornitura per la ristorazione organizzata (commerciale e collettiva) ha due direttrici: verso i propri centri di distribuzione oppure diretta al punto di consumo.

    L’implementazione completa del sistema GS1 consente:

    • Efficienza e digitalizzazione in molteplici processi aziendali.
    • Rilevanti economie nella gestione del magazzino e nell’aggiornamento degli inventari per la consegna a magazzino.
    • Automatizzazione nel controllo merci e conseguente snellimento delle attività a minor valore aggiunto da svolgere nei punti di consumo.
    • Una risposta più rapida a richiami di prodotto.
    • La digitalizzazione semplificata delle informazioni di prodotto, come allergeni e informazioni nutrizionali.

    «La nostra sfida» conclude Cibien «è quella di aiutare la filiera del fuori casa ad essere più efficiente, favorendo la digitalizzazione e la condivisione delle informazioni di prodotto. Ogni attore della supply chain può ottenere importanti benefici dall’adozione degli standard GS1».

    Per maggiori informazioni sul progetto Foodservice visiti il sito di GS1 Italy.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

  • Category management: ieri, oggi e domani

    Pubblicato il nuovo report in cui ECR Community analizza il presente e delinea il futuro del Category management nel largo consumo, con numerosi case study e best practice da tutto il mondo.

    Si intitola “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow – An ECR Community Review of current practices in Category Management 2020” la pubblicazione che ECR Community – l’associazione che raggruppa le iniziative nazionali ECR in tutto il mondo, in Italia parte di GS1 Italy – ha dedicato all’approccio al Category management adottato nel largo consumo.

    Un contributo chiave per la costruzione della piattaforma europea a supporto delle aziende dell’Industria e della Distribuzione per affrontare i cambiamenti che stanno investendo il mercato.

    Realizzato in collaborazione con dunnhumby & Hoffrogge, nelle sue 200 pagine , il rapporto presenta 14 case study internazionali, tre approfondimenti da parte delle organizzazioni ECR nazionali, tra cui l’Italia, e numerosi articoli sulla gestione delle categorie, sullo shopper marketing e sull’impatto delle nuove tecnologie.

    I case study

    Per comprendere meglio il presente del category management, questa pubblicazione lo inquadra in una visione storica e lo proietta in una prospettiva futura avvalendosi anche del racconto delle case history di un mix molto rappresentativo di aziende di tutte le dimensioni (dalle PMI alle imprese internazionali), presenti in diversi continenti (Europa, Nord e Sud America, Asia) e appartenenti sia al mondo della produzione (tra cui Nestlé, Coca-Cola, Heineken, Peroni, Barilla, Lactalis e Mars) che a quello del retail (come Rewe, Musgraves, Metro, Rainbow Department Store e Raia Drogasil).

    Questi case study evidenziano il ruolo del Category management in ogni fase del customer journey e rappresentano esempi concreti di come venga usato per guidare la crescita delle aziende del largo consumo in tutto il mondo. Tutti i case study sono presentati secondo un modello comune e offrono informazioni di background utili a contestualizzare la portata e la complessità di ogni iniziativa.

    Gli approfondimenti e i report

    Gli articoli di approfondimento sono firmati da alcuni dei principali esperti di Category management e shopper behaviour, tra cui Brian Harris, Luc Demeulenaere, Ken Hughes, David Ciancio e Claudio Czapski, mentre i contributi redatti dalle associazioni dell’ECR Community in Francia, Germania e Italia testimoniano il ruolo collaborativo che ECR svolge in ogni singolo paese.

    «Dallo studente che vuole fare carriera nel largo consumo ai manager di alto livello, questa pubblicazione stimolerà nuove idee e costruirà una maggiore comprensione delle strategie di successo in un mercato in continua evoluzione e, non da ultimo, in situazioni di crisi economica come quella recente, quando il comportamento del consumatore cambia in modo significativo» commenta Declan Carolan, Co-presidente ECR Community & General Manager ECR Irlanda.

    La pubblicazione e i webinar

    “Category Management Yesterday, Today & Tomorrow – An ECR Community Review of current practices in Category Management 2020″ è scaricabile gratuitamente dal sito www.ecr-community.org.

    ECR Community ha inoltre previsto una serie di webinar gratuiti per presentare la pubblicazione e delineare i prossimi passi:

    • 24 novembre 2020 ore 16:30
    • 12 gennaio 2021 ore 16:30
    • 16 febbraio 2021 ore 16:30
    • 16 marzo 2021 ore 16:30

    Per informazioni e iscrizioni: https://www.ecr-community.org/category-management-webinar-series-2020-21/

    L’Academy di GS1 Italy proporrà a inizio 2021 webinar gratuiti in lingua italiana per condividere con le aziende nazionali i contenuti e le best practice internazionali.

    Inoltre, a partire da aprile 2021, sarà attivato un percorso di webinar di approfondimento e condivisione dell’evoluzione delle diverse componenti del Category management per affrontare i cambiamenti nelle aspettative e nei comportamenti degli shopper e l’evoluzione dei canali di vendita per il presidio dell’omnicanalità.

    Ciascuno di questi webinar abbinerà la presentazione dell’approccio teorico supportato da casi di successo a esercitazioni pratiche in cui i partecipanti testeranno concretamente l’impatto dell’utilizzo dei modelli teorici presentati. Tali webinar potranno essere fruiti singolarmente in contesti multiclient o personalizzati successivamente per percorsi aziendali, in funzione delle specifiche esigenze.

    La parola al comitato editoriale e alle aziende

    Brian Harris e Luc Demeulenaere: «Per oltre 30 anni, il Category management ha fornito i principi e la metodologia per garantire che i retailer e i produttori concentrino le loro decisioni di marketing sul consumatore. La sua capacità di adattarsi ai cambiamenti dinamici che stanno continuamente plasmando il settore è stata una caratteristica del suo successo. Questo rapporto fornisce la tabella di marcia e le azioni specifiche che distributori e produttori devono intraprendere per garantire che le loro capacità di Category management continuino a fornire il massimo vantaggio competitivo. È un “must da leggere” per tutti i senior manager, i professionisti del Category management e gli studenti».

    Paolo Zazzi, Barilla: «Nell’era dello shopper power ispirare le persone lungo il Consumer & Shopper Journey è fondamentale per qualsiasi strategia di category management. Il nostro scopo in Barilla è “Good for You, Good for the Planet” e ha guidato i nostri progetti di Category management oltre a tutte le nostre operazioni, le iniziative, gli investimenti e i piani di comunicazione. “Far crescere la categoria” per Barilla significa prima di tutto aggiungere valore partendo da un acquisto responsabile delle materie prime fino ad aiutare le persone a fare le giuste scelte alimentari nell’omnicanale. Questo è ciò che abbiamo fatto nei nostri progetti con Carrefour».

    David Ciancio, dunnhumby: «Una chiara lezione della pandemia per i marchi e i retailer è che siamo alle porte del futuro e che non torneremo mai più come prima. Fortunatamente, abbiamo dei quadri di riferimento, in particolare il Category management, che ci aiutano a navigare e a essere pronti per il futuro e rilevanti per i consumatori. Questo rapporto condivide le attuali migliori pratiche di Category management, vitale, essenziale e a prova di futuro».

    Wilhelm Hoffrogge, Hoffrogge: «Crediamo nel potere di ECR e ci aspettiamo che le numerose best practice internazionali siano di ispirazione per mettere in pratica il processo ora e in futuro. È stato un piacere e un onore per noi contribuire a questa pubblicazione completa della comunità ECR insieme ai nostri partner».

    Antonella Altavilla, consulente Academy di GS1 Italy: «Riteniamo che, per supportare la crescita sostenibile delle aziende della filiera FMCG per il prossimo decennio, sia fondamentale condividere esperienze e casi di Category management sviluppati in tutto il mondo e che offrono insight e approcci gestionali di successo».

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

    gs1it.org

  • Incentivi fiscali e innovazione tecnologica (e lockdown) spingono gli acquisti per la casa

    Dal bricolage agli elettrodomestici, dai mobili ai casalinghi, dal tessile al gardening: gli interventi per rendere la casa più sicura e confortevole
    sono una voce di spesa sempre più significativa per le famiglie italiane.

    Trend e novità nell’analisi dell’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy.

     

    Uno degli effetti dei lockdown causati dall’emergenza Covid-19 è sicuramente la riscoperta della vita in casa e la conseguente rivalutazione del valore degli spazi e dei comfort nell’home living. Durante il lockdown le attività domestiche hanno trainato anche parte degli acquisti non food, sintomo che gli italiani hanno sfruttato il tempo per riparazioni o abbellimenti che in altri momenti vengono rimandati o fatti gestire a terzi.

    «La sensibilità per la cura e l’ammodernamento della casa e degli ambienti domestici si è acuita negli ultimi mesi ma è una tendenza che era già in atto da alcuni anni, come emerge chiaramente dall’Osservatorio Non Food 2020» afferma Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «Un fenomeno conseguente alla crescita dei redditi, alla ripresa del mercato immobiliare, che sostiene la domanda di primo acquisto di mobili ed elettrodomestici, e alla conferma delle agevolazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica».

    Mobili e arredamento: effetto traino delle agevolazioni fiscali

    Il comparto dei mobili e dell’arredamento mostra da anni segnali di ripresa: tra il 2015 e il 2019 le vendite sono aumentate di +8,4%. Solo nel 2019 il tasso di crescita è stato di +1,8% per un valore complessivo di 14,9 miliardi di euro.

    A sostenere la domanda di mobili sono state la ripresa del mercato immobiliare e le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e di riqualificazione energetica. Tra le principali voci di spesa gli arredi per il bagno e i mobili per la cucina, anche grazie agli effetti positivi derivanti dall’evoluzione dei grandi elettrodomestici da incasso di nuovo in crescita.

    In questo mondo i negozi specializzati tradizionali restano il principale canale distributivo, perché concentrano quasi metà delle vendite (48,0%) e mantengono stabile la quota di mercato, nonostante la minore competitività dei prezzi. Evidentemente gli italiani apprezzano i mobilieri per il servizio che offrono, come consulenza, trasporto e montaggio, che si confermano autentici punti di forza.

    I consumatori che puntano al risparmio hanno puntato su altri canali (internet in primis), che detengono il 27,7% di quota e che hanno registrato il 4,3% di vendite in più. Positivo anche il trend, delle grandi superfici, come catene e mercatoni, che hanno registrato un +1,8% sul fatturato e sono stabili al 19,5% in termini di quota di mercato.

    Bricolage: innovazione e tecnologia per risparmiare tempo

    Vendite in lieve aumento annuo (+0,4%) per il mondo del bricolage, che nel quinquennio 2015-2019 ha visto crescere il sell-out di +2,9%.

    Il trend positivo del mercato è sostenuto dagli interventi realizzati dalle famiglie per la manutenzione e l’abbellimento sia degli ambienti interni che di quelli esterni della casa, per ammodernarli e adeguarli al cambiamento dello stile di vita.

    A segnare la vera novità è la proposta dei prodotti che uniscono innovazione e tecnologia per intercettare la richiesta dei consumatori in termini di migliori prestazioni d’uso e risparmio di tempo.

    Il segmento del giardinaggio, tempo libero e autoaccessori ha coperto il 52,3% delle vendite totali, mentre quello dell’edilizia e fai da te il restante 47,7%.

    Le grandi superfici specializzate si sono confermate il primo canale di vendita con una quota di mercato del 28,3%, anche grazie all’azione di fidelizzazione dei consumatori intrapresa introducendo nei punti di vendita di servizi e spazi dedicati per la personalizzazione dell’ambiente domestico.

    Elettrodomestici: sì alle super performance, ma senza dimenticare il design

    Il segmento degli elettrodomestici bianchi ha registrato una crescita delle vendite a valore di +5,1%, favorita dall’esigenza di sostituzione dei vecchi elettrodomestici e dagli incentivi delle ristrutturazioni edilizie.

    Innovazione tecnologica, risparmio energetico, multifunzionalità, usabilità e design hanno guidato le scelte dei consumatori, che hanno premiato i frigoriferi con touchscreen e monitoraggio della conservazione del cibo, le lavatrici dotate di sistemi di ottimizzazione dei cicli per il dosaggio automatizzato dei detersivi, le asciugatrici e le lavastoviglie. Anche l’home comfort (come condizionatori d’aria e prodotti per il riscaldamento) hanno contribuito al trend espansivo degli elettrodomestici bianchi.

    I canali leader si confermano i mobilieri e le grandi superfici specializzate per una quota complessiva del 70,9%.

    I piccoli elettrodomestici, con un valore complessivo di 1,724 miliardi di euro, registrano un incremento del fatturato di +5,9% annuo, che sale a +14,8% rispetto al 2015. A trainare il mercato nell’ultimo anno sono stati soprattutto i prodotti per la cura della casa, in particolare gli aspirapolvere senza fili, mentre i prodotti per la preparazione del cibo hanno rallentato la crescita. Tra i prodotti per la cura della persona le performance migliori sono state quelle di asciugacapelli e prodotti per l’igiene dentale.

    Per quanto riguarda i canali di vendita le grandi superfici specializzate si sono confermate al primo posto (43,8% di quota) e in crescita. A seguire l’online che, grazie a un aumento di 1,1 punti quota, ha raggiunto il 28,9% di quota.

     

    Sicurezza domestica: è corsa alle visual cam

    Inversione di tendenza per il comparto informatico (inteso come parte hardware) che nel 2019 ha segnato una flessione annua di -1,6% riprendendo e confermando l’andamento negativo su base quinquennale (-5,4%). Unica eccezione è rappresentata dalle vendite di visual cam per la sorveglianza domestica, che sono aumentate come conseguenza di una crescente attenzione verso i prodotti legati alla sicurezza e delle crescenti politiche promozionali attivate su queste referenze.

    Tessile casa: trionfa l’home living. E la personalizzazione lancia l’online

    Nel tessile casa è continuata la diffusione del concetto di home living, ovvero il piacere di arredare gli ambienti di casa in modo che risultino curati in tutti i dettagli e dotati quasi di una propria personalità. Ma si è speso sempre meno per queste referenze: il segmento, infatti, perde il -2,4% su base annua e il -5,9% nel quinquennio e il fatturato complessivo si attesta a 1,309 miliardi di euro.

    Il 2019 ha segnato una nuova crescita in termini di quote del peso delle grandi superfici specializzate (+1,2 punti quota annuo) che mantengono quindi il ruolo di leader del comparto (37,6% sul totale).

    A registrare la crescita più significativa tra i canali di vendita è stato l’online: +3,3% annuo, ma +78,3% nell’ultimo quinquennio. Decisive per questa performance sono state la possibilità di acquistare sul web i prodotti delle principali aziende del comparto e soprattutto il servizio di personalizzazione dei prodotti.

     

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

     gs1it.org

  • Più efficienza, meno costi, tanto e-commerce: Covid-19 spinge la digital revolution nel foodservice. Primo step: l’allineamento automatico dei dati, delle immagini e delle informazioni tra gli operatori

    Logistica, amministrazione, vendite e anche relazioni con il cliente, sempre più orientati al web: sono tanti i processi che diventano più efficienti, rapidi e performanti con l’adozione di sistemi automatici per l’aggiornamento delle informazioni condivise tra i partner. Lo rivela uno studio voluto da GS1 Italy.

     

    L’impatto del Coronavirus e delle restrizioni introdotte per limitarne la diffusione si è rivelato uno tsunami per il mondo del foodservice. Ma ne ha anche stimolato l’evoluzione, in particolare verso il mondo digitale, portando a sviluppare l’e-commerce e ad adottare strumenti digitali capaci di migliorare l’efficienza della filiera. Come quelli che consentono agli operatori di questa filiera di automatizzare la condivisione delle informazioni sui prodotti e sui servizi essenziale per evitare errori per offrire ai clienti (e ai consumatori) informazioni sempre corrette e aggiornate.

    Che l’allineamento digitale delle informazioni sia una delle aree del foodservice più coinvolte dalla rivoluzione digitale lo ha confermato lo studio realizzato da TradeLab per conto di GS1 Italy, che ha coinvolto 66 manager dei quattro principali segmenti dell’Ho.re.ca (distribuzione, catene di ristorazione commerciale, ristorazione collettiva e punti di consumo indipendenti) e dei due cicli di fornitura (diretta, da parte delle aziende produttrici, e indiretta, mediante distributori e grossisti), individuando le maggiori criticità e le principali opportunità per chi offre soluzioni di sistema, come GS1 Italy.

    «L’adozione di sistemi digitali per lo scambio delle informazioni e delle anagrafiche – come gli standard GS1 – tra gli operatori della filiera foodservice consente di semplificare i processi aziendali (in particolare ordini e inventario), di evitare errori e inefficienze, di ridurre i costi e di rispondere alle nuove esigenze del mercato» afferma Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «Eppure, com’è emerso dal nostro studio, i processi di inserimento, modifica e condivisione dei dati sono ancora prevalentemente manuali, con ampi rischi di inesattezze e ritardi, e pesanti ricadute sull’efficienza della filiera. Ecco perché molti operatori del foodservice riconoscono l’importanza di sviluppare soluzioni digitali che consentano di automatizzare questo processo, in particolare nella logistica. E nel catalogo prodotti, fondamentale soprattutto in questa fase di forte sviluppo dei servizi di e-commerce, anche per offrire sul web immagini di prodotto, informazioni organolettiche e nutrizionali sempre precise e aggiornate».

    Dallo studio di GS1 Italy, inoltre, emerge come l’esigenza di digitalizzare l’allineamento delle informazioni sia percepita in modo diverso dai differenti operatori: ad avvertirne maggiormente l’urgenza sono le aziende di produzione che si rapportano con i distributori, per cui l’allineamento delle anagrafiche è una priorità perché coglie un’esigenza comune e importante.

    Più tiepidi appaiono i produttori che si rivolgono alla ristorazione commerciale e a quella collettiva e i produttori che lavorano con punti di consumo indipendenti.

    Tra i distributori intervistati, i più interessati a implementare dei sistemi digitali per allineare le anagrafiche sono quelli che si rivolgono ai punti di consumo indipendenti e quelli che lavorano con la ristorazione commerciale, mentre i più distanti dal tema sono gli operatori del food delivery e quelli che vendono al pubblico nei punti di consumo.

    Sono le industrie di produzione che riforniscono direttamente i distributori a conoscere meglio e a utilizzare in modo più diffuso i gli standard GS1 e le soluzioni di GS1 Italy per digitalizzare l’allineamento delle anagrafiche, rendendo più snella, semplice ed efficiente la condivisione di dati sempre allineati e aggiornati. Si tratta di:

    • Allineo: lo strumento che consente di sincronizzare le informazioni di prodotto con i partner commerciali e che nel foodservice riscuote interesse soprattutto presso i produttori che lavorando direttamente con i distributori del fuori casa, in particolare per l’allineamento delle informazioni logistiche (come la stratificazione dei pallet).
    • Immagino: il servizio che permette di allineare le immagini e le schede informative dei prodotti è già molto usato dalle aziende di produzione che forniscono la GDO. Queste stesse aziende ora si dichiarano pronte ad estenderlo anche nel foodservice.
    • Condivido: la soluzione per gestire e scambiare i contenuti digitali tra partner della filiera apre nuove frontiere al mondo del foodservice.

     

    Per maggiori informazioni sul progetto Foodservice, visita il sito di GS1 Italy.

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Cosa c’è dietro (e sotto) la blockchain? Le risposte nel webinar gratuito di GS1 Italy

    Il 10 dicembre, un evento digitale, curato da Andrea Ausili – data & innovation manager di GS1 Italy, per approfondire le basi della blockchain e il ruolo fondamentale degli standard di GS1 per le aziende del largo consumo.

    Mai più senza blockchain: questa tecnologia è sempre più diffusa nel mondo delle imprese, soprattutto nel largo consumo nelle soluzioni per garantire la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza ai consumatori.

    Ma come devono strutturarsi le aziende per adottare questa tecnologia? In particolare: quali requisiti necessitano i dati per renderne efficace la tracciabilità e come garantire l’interoperabilità dei diversi ecosistemi di condivisione di questi dati?

    Le risposte sono rintracciabili nell’architettura della blockchain, e nello specifico dei suoi “mattoni”, ossia gli standard da adottare per conseguire risultati e perché tutti gli operatori coinvolti nella blockchain parlino la stessa lingua. Come gli standard di GS1, che garantiscono l’interoperabilità globale e l’unicità delle informazioni dei prodotti, oltre a “certificare” molti altri elementi che garantiscono la tracciabilità e la rintracciabilità delle informazioni.

    «Lo sviluppo di filiere più efficaci e sicure richiede l’utilizzo di tecnologie innovative per soddisfare i bisogni concreti delle imprese» spiega Andrea Ausili, data & innovation manager di GS1 Italy. «Gli attori coinvolti devono collaborare alla definizione di tali esigenze, individuando le intersezioni che richiedono l’interoperabilità nonché gli standard necessari per conseguire risultati positivi a livello globale. GS1 sostiene questo lavoro, supporta già numerosi standard utilizzati in diverse filiere, ed è pronta a soddisfare le nuove esigenze del settore, tra cui quelle legate all’integrazione della blockchain nelle soluzioni future».

    Per esplorare il tema, GS1 Italy organizza il webinar gratuito “Blockchain e gli standard GS1”, in programma giovedì 10 dicembre dalle 11.00 alle 12.00. Guidato da Andrea Ausili, l’evento sarà occasione per approfondire:

    • Il ruolo fondamentale degli standard GS1 nelle soluzioni blockchain.
    • Le soluzioni GS1 per la tracciabilità e la rintracciabilità, considerando lo scenario di queste applicazioni nella sua complessità, per una valutazione oggettiva degli sforzi necessari e dei benefici ottenibili.

     

    Maggiori informazioni e il form di registrazione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

     

     

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

    gs1it.org

     

     

  • Incrementare l’efficienza della filiera: il 26/11 il webinar gratuito di GS1 Italy

    Si rivolge a produttori, distributori e operatori logistici che mirano ad ottimizzare e rendere più sostenibili i processi lungo tutta la supply chain il webinar gratuito Incrementare l’efficienza della filiera. Standard e processi collaborativi a supporto delle imprese del largo consumo, organizzato da GS1 Italy il prossimo giovedì 26 novembredalle 11.30 alle 13.00.

    Curato da Valeria Franchella, ECR project manager di GS1 Italy, il webinar si focalizzerà sul processo order to cash, condividendo, per ogni sua macro fase, le soluzioni collaborative che GS1 Italy ha messo a punto con le aziende del largo consumo che favoriscono la riduzione dei costi di filiera, un minor impatto ambientale e lo sviluppo della digitalizzazione dei processi: una panoramica “dall’alto” che, mantenendo una visione di sistema, apre le porte a successivi percorsi di approfondimento.

    Per maggiori informazioni e per iscriversi gratuitamente al webinar: https://gs1it.org/chi-siamo/eventi/20201126-ecr-incrementare-lefficienza-della-filiera/

     

  • Attenzione alla spesa e minor potere d’acquisto: e la “low cost economy” vola anche nel Non Food

    Dai “category killer” ai “brand pandemici”, dall’“affordable luxury” al boom dei “Black Friday” nell’e-commerce: l’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy rileva la crescita in Italia della low cost economy nel largo consumo italiano.

    Gli italiani sono sempre più attenti al risparmio, anche quando si tratta di scegliere i beni non alimentari di largo consumo. E questo atteggiamento spinge e sostiene l’affermazione di prodotti e canali che hanno fatto della convenienza il loro punto di forza. Un trend che accomuna gran parte dei 13 comparti merceologici analizzati dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy, che ne monitora la struttura e l’evoluzione da quasi 20 anni.

    «Da questo rapporto emerge come la “low cost economy” stia ridisegnando non solo il mondo della moda e del tessile, da cui è partita e dove è già molto rilevante, ma come si stia affermando anche in altri comparti, come i giocattoli e la cartoleria, il giardinaggio e la gioielleria» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «A livello di domanda, gli shopper preferiscono i prodotti a minor costo o quelli branded ma offerti al miglior prezzo; a livello di offerta si affermano punti vendita focalizzati sulla convenienza (come le grandi superfici e i cosiddetti “category killer”) e catene di negozi nazionali e internazionali che puntano sull’affordable luxury e per cui, visto il successo, è stata coniata la definizione di “brand pandemici”».

    L’edizione 2020 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy ha analizzato la diffusione della low cost economy nei 13 principali comparti del largo consumo non alimentare in Italia, rilevandone anche le declinazioni specifiche per ogni settore merceologico.

     

    Abbigliamento e tessile: mai più senza “Black Friday”

    Tra i 13 comparti rilevati dall’Osservatorio Non Food 2020 di GS1 Italy sono quelli legati alla filiera del tessile a registrare le maggiori difficoltà e a evidenziare contrazioni delle vendite che proseguono da diversi anni. Solo nel 2019 il comparto abbigliamento e calzature ha chiuso l’anno con un giro d’affari in calo di -2,7% e il tessile casa con un -2,4%. Dietro queste riduzioni del giro d’affari c’è soprattutto il calo progressivo dei prezzi medi, più che quello dei volumi. Per i consumatori la ricerca di acquisti con un elevato rapporto qualità/prezzo e di una possibilità di risparmio è diventata un driver fondamentale: la spesa è sempre più concentrata nei periodi di promozioni (come i “Black Friday”) e nei luoghi di acquisto che permettono di risparmiare (soprattutto punti vendita situati negli outlet e siti specializzati di e-commerce).

     

     

    Calzature: brand low cost nel fisico e prodotti di marca online

    Continua il trend negativo delle vendite di calzature (-13,0% tra 2015 e 2019) e la pesante riduzione dei negozi (888 chiusure nel 2019). Si salvano solo le insegne low cost, i monomarca e le grandi superfici, in particolare alcune insegne di ipermercati che hanno rifatto il look ai propri reparti puntando su brand di massa a prezzi convenienti. La convenienza è uno dei punti di forza che hanno spinto la significativa crescita dell’online (da 9,8% del 2018 a 12,8% del 2019), trainata dalle piattaforme (come ASOS, Amazon e Zalando) slegate da punti vendita fisici e che offrono prodotti branded a prezzi più vantaggiosi.

     

    Spese per la casa: alla ricerca del prezzo migliore (anche per il fai-da-te)

    La crescente attenzione al comfort domestico, la ripresa del mercato immobiliare e la conferma delle agevolazioni fiscali statali per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica continuano a spingere il mercato dei beni destinati a migliorare le abitazioni. E anche in questo caso la ricerca del risparmio è un fenomeno importante. La si riscontra nel comparto dell’edilizia e del fai-da-te, tornato a crescere nel 2019 (+0,3%, per 5,8 miliardi di euro di vendite) anche per la tendenza a realizzare da soli gli interventi sulla casa in una chiave di risparmio economico. I miglioramenti in termini di convenienza, efficienza e sostenibilità generati dall’automazione del punto vendita hanno premiato le grandi superfici specializzate, in crescita annua di +1,5% e con una quota arrivata al 46,2%.

    L’attenzione al risparmio si è fatta sentire anche nel comparto “giardinaggio, tempo libero e autoaccessori”, che nel 2019 ha fatturato 6,3 miliardi di euro, crescendo di +0,5% sull’anno precedente (+7,2% nel quinquennio). In questo settore restano leader indiscussi del mercato i negozi specializzati (come garden center e autofficine), ma perdono quota a favore di altri canali più convenienti, come le grandi superfici specializzate (+2,7% le vendite) e gli ipermercati (+1,3%), che beneficiano delle offerte proposte in alcuni periodi dell’anno (ad esempio mobili e attrezzature da giardino nel periodo pre-estivo). Anche in questo settore prosegue l’espansione dell’e-commerce, utilizzato soprattutto da chi ricerca convenienza economica e comodità di acquisto.

     

    Mobili e arredamenti: cresce il low cost

    Anche il settore dei mobili e dell’arredamento nel 2019 ha aumentato il fatturato (+1,8%), arrivato a 14,9 miliardi di euro, a coronare un quinquennio molto positivo (+8,4%nel 2014-2019). Se i mobilieri restano il luogo d’acquisto principale (48% di quota) perdono però terreno a favore di altri canali più improntati alla convenienza, come internet (+4,3% di fatturato) e le grandi superfici specializzate, come i mercatoni (+0,8%).

     

    Per saperne di più, visiti il sito nonfood.gs1it.org.

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

    web: gs1it.org

  • Nuove funzionalità per Codifico di GS1 Italy, il web tool con cui ogni azienda crea i propri barcode

    Importanti upgrade e restyling grafico per lo strumento creato da GS1 Italy che consente alle imprese utenti di assegnare i numeri EAN ai loro prodotti e di generare i relativi codici a barre. In modo veloce e senza costi aggiuntivi.

    Una veste grafica user friendly, una navigazione semplificata e nuovi utili strumenti a disposizione degli utilizzatori: sono le novità di Codifico, la soluzione online sviluppata da GS1 Italy per consentire alle piccole e medie imprese del largo consumo e dell’abbigliamento di codificare i loro prodotti con il codice EAN e di generare i relativi codici a barre.

    Da pochi giorni la piattaforma Codifico si presenta con una nuova interfaccia grafica e di navigazione, e si è arricchita di nuove funzionalità, che ampliano la gamma dei servizi a disposizione delle imprese.

    Grazie alla nuova piattaforma Codifico, ora ogni azienda può:

    • Generare codici per imballo.
    • Creare codici UPC e l’immagine del barcode (disponibile anche per i codici GS1, EAN-13 e EAN-8).
    • Revisionare e scaricare schede prodotto.
    • Esportare i codici in maniera massiva.
    • Realizzare l’etichettatura completa.

     

    Per maggiori informazioni, visita il sito di GS1 Italy.

    www.gs1it.org

     

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.

     

  • Più sicurezza per i dispositivi medici: cresce la richiesta di codici UDI. GS1 Italy unica realtà italiana abilitata al rilascio

    Nonostante l’emergenza sanitaria abbia fatto slittare la data di entrata in vigore delle nuove norme di identificazione e tracciabilità dei dispositivi medici in tutta l’Unione europea, le richieste di codici UDI da parte dei produttori non si fermano. GS1 Italy, unica Issuing Entity italiana, aiuta le imprese dei dispositivi medici ad adottare i nuovi regolamenti UE, migliorando la sicurezza dei pazienti, la tracciabilità e i processi di tutta la filiera.

    Fino a qualche anno fa la sigla UDI (acronimo di Unique Device Identification) era nota solo agli addetti ai lavori. Ora sta diventando una realtà ampiamente conosciuta a chiunque operi nel settore sanitario.

    Lo UDI è infatti il sistema usato per identificare e marcare i dispositivi medici e diagnostici in vitro lungo la supply chain sanitaria in Europa, Stati Uniti e altri paesi per:

    • Garantire la sicurezza dei pazienti.
    • Assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi medici.

    E sebbene l’emergenza sanitaria tuttora in corso abbia fatto slittare la data di entrata in vigore delle nuove norme UE riguardanti i dispositivi medici e diagnostici in vitro – rispettivamente i Regolamenti EU 745/2017 e 746/2017 – continua a crescere il numero delle aziende produttrici che ne fanno richiesta.

     

    Il sistema UDI e gli standard GS1

    Lo UDI è un codice alfanumerico che identifica univocamente ogni dispositivo medico presente sul mercato ed è costituito da due parti:

    1. UDI-DI, che identifica il dispositivo medico.
    2. UDI-PI, che rappresenta le informazioni utili alla tracciabilità e rintracciabilità del dispositivo medico.

    I regolamenti europei hanno introdotto anche il BASIC UDI-DI, l’identificativo del modello del dispositivo medico, che descrive una famiglia di dispositivi con la stessa destinazione d’uso, classe di rischio e caratteristiche essenziali di progettazione e fabbricazione.

    L’identificativo univoco deve essere applicato sull’etichetta dei dispositivi medici, sulle confezioni e/o sugli stessi dispositivi in formato testuale oppure in formato codice a barre o RFID. I dati descrittivi relativi al dispositivo dovranno poi essere caricati su EUDAMED, la banca dati europea dei dispositivi medici.

    Gli standard GS1 sono la soluzione per identificare i dispositivi medici anche nel sistema UDI. In particolare:

    • Il GS1 GTIN per lo UDI-DI.
    • Il GS1 GMN per BASIC UDI-DI.
    • Gli Application Identifier GS1 per rappresentare lo UDI.

     

    Realizzare e ottenere lo UDI con GS1 Italy

    In Europa, per ottenere un codice UDI i produttori devono rivolgersi ad una Issuing Entity abilitata al rilascio e riconosciuta dalla Commissione europea. L’unica Issuing Entity autorizzata in Italia è GS1 Italy, l’associazione che riunisce oltre 35 mila imprese di beni di consumo e che rappresenta GS1, associazione senza scopo di lucro impegnata nello sviluppo e nel mantenimento degli standard più usati al mondo per un’efficiente comunicazione tra imprese, a partire dal più conosciuto in assoluto: il codice a barre.

    Gli standard globali GS1 sono i più diffusi e i più utilizzati dagli stakeholder della supply chain sanitaria: basti pensare che l’83% dei dispositivi medici in USA è identificato con gli UDI di GS1 e che GS1 è attiva come Issuing Agency/Entity anche in molti altri regolamenti UDI nel mondo, in particolare Cina, Corea del Sud e Arabia Saudita.

    «Come GS1 Italy – che rappresenta in Italia GS1 AISBL, la Issuing Entity accreditata presso la Commissione europea – stiamo supportando le imprese italiane del settore dei dispositivi medici a implementare lo UDI e mettiamo a loro disposizione le competenze e gli strumenti necessari a sostenerle in questo nuovo importante passo avanti nella digitalizzazione dell’healthcare» commenta Bruno Aceto, ceo di GS1 Italy.

    Oltre a rilasciare i codici UDI e a fornire l’assistenza su come rappresentarli mediante codici a barre standard GS1, GS1 Italy fornisce alle imprese assistenza in italiano e personalizzata e mette a disposizione servizi di formazione e di consulenza per aiutare le aziende con la documentazione tecnica dei prodotti (ad esempio, dichiarazioni di conformità, marchio CE, ecc.), a riportare il BASIC UDI-DI e lo UDI-DI e ad implementarli per ottemperare ai requisiti imposti dai nuovi regolamenti europei.

     

    L’identificazione dei dispositivi medici assicura tracciabilità ed efficienza

    Anche nelle situazioni più complesse come l’attuale emergenza sanitaria, dotare i dispositivi medici di codici UDI consente di armonizzare le norme per la loro identificazione, di accedere alle informazioni fornite dal produttore con una semplice scannerizzazione del codice, di assicurare la tracciabilità e la rintracciabilità dei dispositivi, anche di quelli impiantati nei pazienti, in modo veloce e preciso e di rendere più efficiente la gestione degli inventari e delle scorte di cliniche e ospedali, con l’obiettivo di migliorare la qualità delle cure, la sicurezza del paziente e i processi di business di tutta la filiera healthcare.

     

    Per saperne di più, visita il sito di GS1 Italy.

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    GS1 Italy è l’associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l’obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l’efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.