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  • GS1 Italy scommette sul Foodservice e lancia un nuovo progetto per risparmiare oltre 131 milioni di euro l’anno

    Riduzione di costi, processi più efficienti e sinergie nella filiera del fuori casa italiano: gli standard globali GS1 e le soluzioni di GS1 Italy creano nuovo valore con importanti vantaggi. Anche per il consumatore finale. E dopo la ricerca di mercato che mostra i risparmi generati, al via i primi progetti pilota.

    Più di 131 milioni di euro risparmiati, nonché un’operatività più precisa, linguaggi armonizzati, meno errori, maggiore professionalità della filiera e possibili nuovi canali di vendita aumentata. Sono alcuni dei vantaggi derivanti dall’utilizzo degli standard globali GS1 nel settore del foodservice, emersi dalla ricerca realizzata da GS1 Italy in collaborazione con la società di consulenza Progettica.

    Lo studio – che ha coinvolto 25 distributori (11 nel food e 14 nel beverage) e ha posto le basi per l’avvio di alcuni progetti pilota, che proseguiranno per tutto il 2022 – ha misurato il risparmio economico e i vantaggi immateriali generati dall’adozione degli standard GS1 (come GTIN, GDSN, EDI[1]) e dei servizi GS1 Italy (come Immagino) nel canale dei distributori, rilevando i bisogni della filiera Ho.Re.Ca. a partire dall’analisi delle inefficienze.

    Parliamo di un mercato composto in Italia da 3.900 grossisti che complessivamente generano 17,2 miliardi di fatturato[2] e che fino a oggi, tra produzione, distribuzione e pubblici esercizi Ho.Re.Ca., hanno sempre gestito le codifiche e le anagrafiche di base dei prodotti in modalità non meccanizzata, con conseguente incremento dei costi diretti associati (manodopera di attivazione e mantenimento) e indiretti. Solo in rari casi la tracciabilità avviene in maniera meccanica. Molto più spesso, ogni attore della filiera gestisce in autonomia le informazioni ritenute necessarie ai fini della gestione di un processo commerciale, logistico o di certificazione. Dunque, aumentano le attività ridondanti, gli errori e i disallineamenti informativi, gli stock di prodotto non sono gestiti in modo efficiente e gli spazi nei magazzini non sono ottimizzati.

    Dalla ricerca emergono quindi molteplici inefficienze, che potrebbero essere in buona parte risolte attraverso l’adozione degli standard globali GS1 e degli strumenti GS1 Italy che, anche nel foodservice, come già avviene nel largo consumo, può portare importanti benefici in termini di ottimizzazione e digitalizzazione dei processi, nonché rappresentare un’opportunità̀ di collaborazione e crescita per tutti gli operatori del settore. Un’evoluzione che consentirebbe ai distributori di avere interfacce normalizzate, meno errori di prelievo e riconsegna merce, una migliore gestione nei richiami di prodotto, un’intercettazione preventiva dei saldi puntuali per partita a riduzione dello smaltimento merce per scadenza e flussi di riordino ottimizzati. Vantaggi visibili anche a livello economico: il passaggio agli standard GS1 porterà, infatti, risparmi nell’area dei costi di magazzino (-3,1% beverage e -3,8% food) e amministrativi (-4,3% beverage e -4,5% food), con un impatto significativo sull’EBITDA[3] di quanti lo adotteranno (+10,8% beverage e +12,3% food).

    In particolare, si stimano oltre 131 milioni di euro di risparmi totali all’anno, di cui il 73% collegati alla meccanizzazione con applicazioni WMS[4]. Di questi, la maggior parte è legata all’attività di pick dei prodotti (46 milioni), seguita dalla ricezione della merce (24 milioni), dagli ordini ai fornitori (20 milioni), dalla chiusura degli ordini e carico a sistema (quasi 18 milioni). Infine, da anagrafica e codifica articoli (quasi 15 milioni) e dalle rettifiche e riconciliazioni inventariali (quasi 8 milioni di euro). Con l’adozione degli standard GS1, quindi, il risparmio lato distribuzione e le relative efficienze saranno sia indipendenti dall’assetto tecnologico, sia condizionate alla gestione della logistica di magazzino con applicazioni WMS.

    Senza contare i benefici immateriali. Parliamo di armonizzazione dei linguaggi, migliore qualità e aggiornamento delle immagini e migliore descrizione dei prodotti come strumento per una vendita più efficace. E ancora: maggiore precisione nell’operatività, riduzione degli errori qualitativi, percezione di una superiore professionalità della filiera, maggiore velocità nella formazione e nell’inserimento dei venditori, fino alla possibile vendita aumentata verso i supporti di raccolta ordini dei venditori, attraverso l’erogazione diretta di materiale informativo e promozionale.

    «Il mondo del fuori casa ha ampi margini per ottimizzare i processi e per digitalizzarsi. Questa evoluzione non può che fondarsi sull’adozione degli standard GS1» dichiara Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy. «I nostri standard portano efficienza logistica, migliorano lo scambio delle informazioni, generano maggiore trasparenza e riduzione dei costi di gestione, il tutto a vantaggio anche del consumatore finale. Entrare a far parte del sistema GS1 significa, inoltre, generare condivisione e dialogo tra gli attori della filiera. E questo è il momento propizio per farlo, così da poter agganciare al meglio la ripresa economica del paese».

     

    Sul canale YouTube di GS1 Italy è inoltre disponibile un video dedicato alla ricerca, con gli interventi di Paolo Cibien, foodservice engagement manager di GS1 Italy, e Damiano Possenti, partner di Progettica.

    Per maggiori informazioni sull’iniziativa Foodservice, visiti il sito di GS1 Italy.

    [1] GTIN – Global Trade Item Number, identifica i prodotti (unità consumatore) e i colli (unità imballo).

    GDSN – Global Data Synchronisation Network, è lo standard globale per la comunicazione e la sincronizzazione delle informazioni anagrafiche di prodotto tra i vari partner commerciali.

    EDI – Electronic Data Interchange, è lo standard utilizzato nello scambio elettronico di documenti di natura transazionale (ordini, fatture, bolle).

    [2] Fonte: Database Progettica, anno 2019.

    [3] EBITDA, acronimo di Earnings Before Interests, Taxes, Depreciation and Amortization, rappresenta il profitto dell’impresa al netto del pagamento di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti. Si tratta di una misura utilizzata nel calcolo dei flussi di cassa per l’impresa, utile per valutare la profittabilità della gestione ordinaria di un’azienda.

    [4] WMS, acronimo di Warehouse Management System, è un’applicazione software progettata per supportare e ottimizzare le funzionalità del magazzino e la gestione dei centri di distribuzione.

  • L’economia circolare nel mondo del largo consumo: ECR presenta 18 case history di aziende “virtuose”

    Pubblicato il nuovo report in cui ECR Community illustra come le imprese di Produzione e Distribuzione stanno concretamente adottando i principi dell’economia circolare in diversi ambiti aziendali: dalle innovazioni nel packaging e nel digital alla gestione delle eccedenze alimentari e dei rifiuti.

    ECR Community – l’associazione che raggruppa le iniziative nazionali ECR in tutto il mondo, in Italia parte di GS1 Italy – annuncia la pubblicazione di “A Global Review of Circular Economy Case Studies from the Retail & CPG Sector”, il report che raccoglie 18 case history relative all’adozione dell’economia circolare da parte delle aziende di Produzione e Distribuzione del largo consumo di tutto il mondo. Un lavoro, messo gratuitamente a disposizione della business community, degli stakeholder e di tutti coloro che si interessano di sostenibilità, con cui ECR vuole fornire esempi concreti, interessanti e attuali di come le imprese stanno affrontando le sfide poste dall’economia circolare e di come la stanno implementando nelle loro attività.

    Le case history

    Questa pubblicazione, sponsorizzata da GfK, presenta nel dettaglio le case history di 18 tra distributori e produttori internazionali, in aree quali packaging, gestione dei rifiuti, eccedenze alimentari e soluzioni digitali.

    Le esperienze delle aziende, raccolte dalla rete globale ECR, forniscono esempi reali di come l’economia circolare può aiutare le imprese a ridurre il proprio impatto ambientale e le emissioni globali di gas serra e sono presentate in modo tale da essere facilmente comprese nella loro complessità e contestualizzate nel loro impatto. Le aziende includono retailer (tra cui AB Vassilopoulos & Chalkiadakis SA, Coop, Jerónimo Martins, Pingo Doce), imprese industriali (tra cui Alpla, Birra Peroni, Cycle, Henkel, Inditex, Nestlé) e aziende che forniscono soluzioni circolari (come Cameleon Group, FoodCloud, GS1 Austria, Pandobac, Uzaje).

    Gli approfondimenti

    A completare il report ci sono anche articoli di approfondimento, dedicati al tema della transizione verso un’economia circolare e all’evoluzione della domanda dei consumatori, e articoli firmati dai rappresentanti di ECR Community (tra cui ECR Italia) che illustrano il ruolo collaborativo che svolgono a livello nazionale. La pubblicazione include, inoltre, un approfondimento sul ruolo dei dati nell’economia circolare firmato da Francesca Poggiali, chief public policy officer GS1 Europe, e un articolo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dedicato allo sviluppo di metriche di economia circolare per le aziende.

    La transizione verso un’economia circolare, del resto, è un viaggio collaborativo, in cui le aziende di Industria e Distribuzione sono chiamate a collaborare con i partner lungo l’intera catena del valore. Per questo ECR Community e le organizzazioni nazionali come ECR Italia sono a disposizione per supportarle nell’adozione di nuove soluzioni di economia circolare e di sostenibilità grazie al suo “Modello di collaborazione ECR”, che riunisce aziende e partner commerciali (retailer, produttori e fornitori di servizi) per collaborare a beneficio dei consumatori (e del pianeta) in modo sostenibile.

    La pubblicazione e il webinar

    “A Global Review of Circular Economy Case Studies from the Retail & CPG Sector” è scaricabile gratuitamente dal sito www.ecr-community.org.

    In occasione del lancio di questa pubblicazione, martedì 1° febbraio, alle ore 13.00, si terrà un webinar gratuito per presentare il documento e discutere le tematiche affrontate. Per informazioni e iscrizioni: https://www.ecr-community.org/a-global-review-of-circular-economy-case-studies-from-the-retail-cpg-sector/.

    La parola a…

    Declan Carolan, co-presidente di ECR Community & general manager ECR Ireland: «L’economia circolare richiede un impegno globale. I consumatori e le aziende hanno iniziato a rendersi conto che è necessaria una vera sostenibilità per ridurre la quantità di materie prime in entrata nell’economia e di rifiuti in uscita. Eppure c’è molta incomprensione all’interno delle aziende su come procedere per incoraggiare la circolarità. Pertanto, l’obiettivo di questa pubblicazione è evidenziare casi di applicazione durante tutto il ciclo di vita di un prodotto che contribuiscono a un’economia circolare nella speranza che le azioni di queste aziende ispirino altre».

    Lenneke Schils, global insights director GfK: «È motivante leggere così tanti casi rilevanti di aziende che stanno aprendo la strada alla circolarità. Non perché sia affascinante essere ecologici, ma perché c’è una domanda reale, in crescita e senza compromessi da parte dei consumatori. Sempre più spesso i consumatori rispondono all’onere ambientale con azioni chiare. Di conseguenza, molti stanno fuggendo verso alternative di marca che abbiano un impatto positivo. E non ci sono segnali che questa sia una moda passeggera. Al contrario: nel mercato più verde del mondo, gli acquirenti eco-attivi sono già quasi la maggioranza. L’ECR Review è una lettura obbligata per riflettere sull’imperativo commerciale di un’industria circolare dei beni di largo consumo e sulle sue implicazioni pratiche».

    Jaroslava Haid-Jarkova, general manager Laundry & Home Care Austria Henkel: «Un design accurato degli imballaggi gioca un ruolo centrale nell’economia circolare. Il nostro obiettivo in Henkel è lanciare solo imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. La sfida più grande al momento è ancora la disponibilità di materiale riciclato in quantità sufficiente e di qualità soddisfacente: vogliamo contrastare questo problema con soluzioni pionieristiche sui materiali e informazioni mirate per i consumatori sul riciclo».

    Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy: «Con questo report ECR prosegue nella sua opera di sensibilizzazione, informazione, monitoraggio e misurazione dell’applicazione delle soluzioni di economia circolare nel mondo del largo consumo. Siamo certi che si tratti di un lavoro prezioso per tutti coloro che sono attenti al tema della sostenibilità e che vogliono conoscere le esperienze più virtuose per valutare le strategie e le azioni da intraprendere nella loro attività».

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • FLASH NEWS Tutti i benefici e i vantaggi (anche per il portafoglio) dell’EDI (Electronic Data Interchange): il punto con GS1 Italy

    Imboccata la via della digitalizzazione, l’Italia prosegue nel percorso verso la maturità digitale nei processi business-to-business: le evidenze dell’ultima edizione del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, confermano il costante aumento delle imprese utilizzatrici dell’EDI (Electronic Data Interchange), del numero di documenti e il tipo di messaggi scambiati, nonché il continuo maturare delle relazioni digitali tra gli operatori: ben 19 mila aziende italiane hanno adottato l’EDI per scambiare 252 milioni di documenti nel 2020, e, di queste, quasi 8 mila (+4% rispetto al 2019) l’hanno fatto utilizzando l’EDI a standard GS1, per un totale di oltre 67 milioni di messaggi scambiati (+5%).

    Del resto, per le imprese l’EDI è in grado di apportare molteplici benefici, a partire da un importante taglio dei costi: i produttori possono risparmiare dai 3 ai 5 euro per ogni singola fattura trasmessa via EDI, dai 10 ai 14 euro per ogni ordine ricevuto e fino a 42 euro a ciclo se la dematerializzazione di tutti i documenti del ciclo dell’ordine è completa. Il risparmio per i retailer invece và dai 4 ai 6 euro per ogni singola fattura ricevuta via EDI, dai 5 ai 7 euro per singolo ordine emesso e fino a 23 euro a ciclo.

    Non solo. Nel “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, GS1 Italy riepiloga tutti i benefici, diretti e indiretti, dello scambio elettronico dei documenti (EDI), come:

    • Ridurre costi ed errori.
    • Velocizzare i pagamenti.
    • Accelerare i tempi di consegna.
    • Eliminare le attività a scarso valore aggiunto, come il data entry.
    • Azzerare controlli e verifiche manuali per tutte le transazioni commerciali.
    • Diminuire le rotture di stock e le scorte.
    • Ridurre i contenziosi.
    • Migliorare la tracciabilità dei prodotti.
    • Esportare i prodotti.

    E con Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy, già usata da 3.500 aziende italiane per lo scambio dei documenti commerciali (il 45% delle 8 mila che usano gli standard GS1 EDI), l’EDI può essere implementato in modo semplice anche (e soprattutto) dalle PMI, apportando ulteriori benefici rispetto all’EDI “tradizionale”:

    • Semplicità di adozione e di utilizzo.
    • Facilità di accesso per qualsiasi dimensione aziendale (non serve know-how specifico).
    • Interoperabilità con i vari sistemi e con gli standard GS1.
    • Ampia rete di trasmissione, con provider certificati e interoperabili tra loro.

     

    Per maggiori informazioni, sul sito web di GS1 Italy è possibile scaricare gratuitamente l’edizione 2021 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” e trovare approfondimenti su GS1 EDI ed Euritmo.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Dieci trend che stanno cambiando il Non Food: dal boom dei barbecue alla rinascita delle periferie

    L’edizione 2021 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy ha stilato il decalogo dei nuovi fenomeni più rilevanti del largo consumo non alimentare
    e che stanno avendo il maggior impatto sulle vendite e sul retail.

    Dei cambiamenti avvenuti nel carrello della spesa degli italiani per effetto dell’emergenza Covid-19 sappiamo (quasi) tutto. Ma come si sono modificati, invece, gli acquisti di prodotti non alimentari, dall’abbigliamento agli elettrodomestici, dai videogiochi alla telefonia, dal bricolage all’arredo casa? La risposta è nel decalogo delle tendenze e dei fenomeni di consumo che hanno caratterizzato il periodo della pandemia realizzato, per la prima volta, dall’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy in un estratto dedicato.

    «Abbiamo raccolto spunti interpretativi e di analisi per aiutare la business community a conoscere sempre meglio il Non Food e a scoprire com’è cambiato e come ripensarlo alla luce dei comportamenti, delle esperienze e del riscontro dei consumatori, sui quali ha lasciato una traccia profonda la realtà mutata con cui hanno dovuto fare i conti» spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy.

    A rendere unico questo estratto intitolato “Non Food: le 10 tendenze. Cosa non puoi non sapere sul Non Food” non è solo l’attenta e dettaglia lettura di come le nuove tecnologie e gli eventi hanno influenzato le dinamiche di domanda e offerta, ma soprattutto la capacità di inquadrare e “mettere in rete” fenomeni e trend che spesso rimangono confinati all’interno di un singolo comparto del Non Food ma che, invece, rappresentano tendenze di fondo comuni e che impattano, in modalità diverse, tutto il mondo del largo consumo non alimentare.

     

    Le dieci tendenze del Non Food in Italia

    1. Un nuovo carrello della spesa: meno rossetti e ferri da stiro, più tagliacapelli e barbecue. La minor vita sociale ha tagliato molte esigenze degli italiani e quindi sono diminuite le spese per tanti prodotti Non Food: dai rossetti alle sneaker, dai palloni alle macchine fotografiche ai ferri da stiro. D’altro canto, la maggior vita domestica ha spronato gli acquisti di altri prodotti, come tagliacapelli, macchine per il caffè, scrivanie, barbecue, cyclette, ciabatte e stampanti. E l’home working ha imposto nuove esigenze, che hanno attutito il calo storico di alcuni comparti, come la cancelleria e il tessile casa. Da segnalare anche la riscoperta del vinile, che, dopo 19 anni, è tornato a superare i cd per valore delle vendite.
    2. L’edutainment vola ed è “positivo” all’online. In cinque anni l’edutainment è passato dal 3,2% al 4,9% di incidenza sul totale dei consumi Non Food in Italia, e oltre la metà delle vendite (55,8%) è ormai realizzata online. Tra i casi di successo spiccano i libri non scolastici (+16,7% nel quinquennio), e-book (+37% nell’anno) e audiolibri (+94%). Ma le superstar dell’edutainment restano i videogiochi, che in cinque anni hanno aumentato le vendite di +180,1%. A esplodere sono stati soprattutto gli acquisti realizzati sul web, con un aumento di +417,5% nell’arco di cinque anni.
    3. Il ritorno nelle vie dello shopping valorizza i centri storici. Il commercio urbano centrale resta ancora oggi il più rilevante tra le sei tipologie di agglomerazioni commerciali classificate dall’Osservatorio Non Food e, con la pandemia, ha vissuto una riscoperta da parte degli italiani. E non solo per ragioni di comodità, ma anche perché spesso ha saputo rispondere in modo più efficace alle nuove esigenze, com’è avvenuto per le grandi superfici specializzate nell’elettronica di consumo situate nei centri urbani, che hanno rimodulato assortimenti e servizi per rispondere alle nuove esigenze dettate dalla pandemia.
    4. Nuovi stili di consumo e crollo del turismo straniero affossano il lusso. Il ritorno all’essenzialità e la riduzione degli acquisti voluttuari hanno penalizzato i beni di lusso. Sul luxury shopping ha avuto un impatto negativo anche il crollo del turismo straniero. Ma le ricerche sottolineano che comodità e convenienza, insieme alla ricerca di una qualità accessibile, rimarranno driver importanti nel Non Food. E questo potrebbe, quindi, favorire i factory outlet e i parchi commerciali. Ma anche sostenere il boom della second hand economy (in particolare nell’e-commerce fashion), che continua a crescere e coinvolge ormai oltre metà degli italiani.
    5. Covid-19 costringe a ripensare i centri commerciali. Le misure sanitarie hanno fortemente penalizzato i centri commerciali e accelerato il processo di cambiamento di questi “contenitori”. Già prima della pandemia, avevano visto aumentare gli spazi e i servizi legati al tempo libero e all’intrattenimento, diventando sempre più spazi di aggregazione culturale e sociale. Nel post Covid-19 sarà ancora più importante innovarsi, evolvere e andare incontro alle nuove esigenze del consumatore, riposizionandosi come luoghi di ristoro ed entertainment e non solo di shopping.
    6. L’e-commerce vola e conquista nuovi consumatori. Le limitazioni agli spostamenti imposti dal Covid-19, e anche i timori sanitari, hanno spinto l’e-commerce, che non ha solo aumentato le vendite ma anche avvicinato molti nuovi user. Le vendite online hanno guadagnato quota e valore in tutti i comparti del Non Food, con performance di spicco nell’elettronica di consumo (e in particolare nella telefonia, dove sono aumentate di oltre il 74% in un anno), nel tessile (+44,4%) e nella profumeria (+40,4%). E nei piccoli elettrodomestici il web è diventato il primo canale di vendita con il 40,4% di quota a valore.
    7. La distribuzione “alternativa” conquista per la sua comodità. Accelera la crescita delle forme di distribuzione alternativa, come le vendite a domicilio o per corrispondenza, e quelle realizzate nei distributori automatici e nelle cosiddette “tabelle speciali” (come tabaccherie, stazioni di carburanti e farmacie). E cambiano anche i prodotti acquistati. Con la pandemia sono aumentati i prodotti legati all’igiene personale, seguiti dagli accessori per la telefonia, comprati nella distribuzione automatica, mentre le edicole hanno trovato nuova linfa nei giocattoli.
    8. I “personal shopper” salvano i punti vendita fisici. Negozi di ottica e computer shop, mobilifici e ferramenta, garden center e autofficine: sono alcuni dei negozi specializzati che stanno dimostrando di saper resistere all’evoluzione dei consumi non alimentari degli italiani. A loro favore giocano la presenza capillare sul territorio nazionale (anche nei centri più piccoli), l’elevato livello di servizio, la riconosciuta professionalità e la flessibilità dei costi. Inoltre, svolgono un ruolo di rassicurazione sia in fase di scelta d’acquisto sia come assistenza nel post-vendita, grazie alla competenza del personale e alla consulenza che garantiscono, alla pari di quanto fanno i personal shopper nel mondo del lusso.
    9. Effetto home working: la riscossa delle periferie e dei piccoli centri. Uffici chiusi, lavoro da casa o, comunque, da remoto: una novità che ha penalizzato le attività commerciali nei business district (urbani e non) e che ha ripopolato i quartieri residenziali, le periferie e, in genere, tutta la provincia italiana. Il permanere dello smart working potrebbe portare alla rivitalizzazione stabile dei centri di minori dimensioni e, quindi, far diventare interessanti anche location decentrate rispetto alle grandi città. In questo contesto anche le polarità commerciali extraurbane e le periferie metropolitane potrebbero cogliere l’occasione per rafforzare la propria posizione competitiva.
    10. Tutti sui social, tra blogger e influencer. Sono internauti 88 italiani over 14 su 100. E amano soprattutto i social, in particolare nella fascia dei cosiddetti “digital rooted” (11% della popolazione), che sono i più tecnologici, i più dediti all’e-commerce e anche i più sensibili ai suggerimenti di influencer. Un trend che i retailer del Non Food hanno ben intercettato, come conferma il focus dell’Osservatorio Non Food sull’utilizzo dei principali social network da parte delle insegne della distribuzione moderna non alimentare. Emblematici sono i casi dell’ottica e dei libri non scolastici dove l’aumento delle vendite online è stato sostenuto da influencer e blogger, grazie alla loro attività e al loro seguito sui social.

    Per saperne di più, scarichi gratuitamente l’estratto dell’Osservatorio Non Food 2021 e visiti il sito nonfood.gs1it.org.

  • Misurare e migliorare la sostenibilità: l’Academy di GS1 Italy porta soluzioni e strumenti per la filiera del largo consumo al Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS

    Dal 30 settembre al via quattro appuntamenti online organizzati dall’Academy di GS1 Italy per capire come misurare e ridurre l’impatto ambientale dei processi aziendali, grazie a standard, processi condivisi, strumenti operativi e alle buone pratiche messe a punto in ambito ECR Italia.

    La sostenibilità ambientale è un tema chiave per la filiera del largo consumo, che impatta trasversalmente sui processi decisionali e organizzativi delle imprese. Ma come misurare e ridurre l’impatto ambientale della propria attività? Per rispondere, l’Academy di GS1 Italy porta al Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS un percorso strutturato per capire come utilizzare standard, processi condivisi e strumenti operativi, e applicare le buone pratiche messe a punto in ambito ECR Italia, per misurare e migliorare la sostenibilità della propria supply chain.

    Quattro gli appuntamenti in programma, tutti fruibili online:

    GS1 Italy dedica due webinar, approccio semplificato e approccio completo, alla misurazione dell’impatto climatico aziendale, elemento chiave nel percorso di crescita delle imprese verso la sostenibilità, nonché tema articolato che implica l’impostazione e il progressivo affinamento di un processo di raccolta dati. Nell’occasione, GS1 Italy presenterà le linee guida elaborate con GreenRouter per aiutare le aziende a individuare e reperire i dati utili a misurare la cosiddetta “corporate carbon footprint”.

    • 18 ottobre 2021, dalle 16:00 alle 17:00: Circol-UP: lo strumento per la misurazione della circolarità in azienda. Economia circolare protagonista del quarto ed ultimo appuntamento di GS1 Italy, che mostrerà come utilizzare Circol-UP, lo strumento di autovalutazione realizzato da ECR, per misurare la circolarità all’interno della propria azienda per ogni fase del ciclo di vita dei prodotti: dall’approvvigionamento fino al consumo e al riciclo.

     

    Gli appuntamenti di GS1 Italy sono inseriti anche nel calendario eventi del Festival dello sviluppo sostenibile 2021 e sono gratuiti per le aziende utenti GS1 Italy e associate a IBC e ADM e per gli operatori logistici.

    Maggiori informazioni e i form di registrazione sono disponibili sul sito di GS1 Italy.

  • Quanto sono riciclabili le confezioni dei prodotti del supermercato? Aumentati di quasi 3 punti % i prodotti che lo indicano in etichetta. E nell’83% dei casi sono confezioni riciclabili o…

    In attesa che l’indicazione su come conferire i packaging diventi obbligatoria, il 30,1% dei prodotti di largo consumo venduti in GDO presenta già in etichetta l’informazione sul livello di riciclabilità. E nell’83,4% dei casi si tratta di imballaggi totalmente o largamente riciclabili. Ma ci sono materiali virtuosi e “green”, come il vetro, su cui spesso ancora non compare.

    “È una confezione riciclabile?”: quale consumatore non si è posto questa domanda nel momento in cui si è trovato a mettere nella raccolta differenziata la confezione di un prodotto alimentare o di un detersivo? La risposta arriva dagli oltre 36 mila prodotti di largo consumo che presentano in etichetta le indicazioni sul livello di riciclabilità del packaging. Il dato emerge nell’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che ha rilevato le informazioni presenti sulle etichette di oltre 120 mila prodotti, che concorrono all’82,6% del fatturato di supermercati e ipermercati in Italia.

    «Rispetto a giugno 2020, la quota dei prodotti di largo consumo che danno indicazioni sulla riciclabilità del packaging è aumentata di quasi 3 punti %, arrivando a coinvolgere il 30,1% delle referenze rilevate dall’Osservatorio Immagino» afferma Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy. «Un chiaro segnale di quanto le aziende siano attente alle esigenze di informazione del consumatore e di come la sostenibilità sia sempre più anche un tema da comunicare ai clienti finali. Ma resta ancora molto da fare. Un esempio significativo è quello delle confezioni in vetro, materiale riciclabile al 100%, ma su cui spesso questo aspetto viene dato per scontato e non viene, quindi, esplicitato in etichetta».

    Surgelati e gelati sono le categorie merceologiche dove l’etichetta sul grado di smaltimento delle confezioni è più diffusa (si trova sul 50,3% delle referenze), seguiti da ortofrutta (46,4%), mentre bevande (17,7%), petcare (16,4%) e prodotti per la cura personale (15,3%) sono quelli a minor tasso di diffusione.

    L’83,4% degli oltre 36 mila prodotti rilevati dall’Osservatorio Immagino che forniscono esplicite indicazioni sul livello di riciclabilità delle loro confezioni è venduto in packaging totalmente o largamente riciclabili. Con punte sopra al 90% nei reparti ortofrutta, cura casa e bevande. Rispetto all’anno finito a giugno 2020, questa quota è aumentata di +0,8%, mentre è diminuita di -0,4% l’incidenza delle referenze vendute in confezioni non riciclabili, scese al 5,3% della numerica totale (Figura 1).

    Ma quanto pesano effettivamente sul volume della spesa i packaging che indicano la sostenibilità dell’imballaggio? Partendo dalla composizione del carrello medio (fatto per circa il 50% dai prodotti delle 20 marche top e dalle private label), l’Osservatorio Immagino ha calcolato il dato ponderato sulle vendite per numero di confezioni (Figura 2). Risultato: il 74,7% delle confezioni di prodotti a marca del distributore vendute in supermercati e ipermercati spiega quanto sia riciclabile il packaging. Il dato è migliorato di +2,1 punti % rispetto all’anno finito a giugno 2020. Per le 20 imprese top, l’incidenza sulla numerica delle confezioni è inferiore (53,3%), ma il trend di crescita è decisamente più brillante (+9,2% annuo). Le aziende follower si fermano al 40,4% del numero delle confezioni vendute (-1,7%) e i fornitori minori al 22,3% (+2,6%).

    Nella classifica dei comparti merceologici in base al numero di confezioni vendute, la pasta si conferma al primo posto davanti a pane e sostitutivi, prodotti da forno e cereali. A chiudere la classifica sono stati ancora una volta le bevande alcoliche (come vino, birra e champagne/spumanti) e il cura persona (come profumeria e cosmetica).

    L’Osservatorio Immagino ha voluto approfondire anche come sono composti i packaging utilizzati nel mondo dei prodotti di largo consumo. Nel 47,0% dei casi si tratta di confezioni monomateriale (-1,5% rispetto alla rilevazione precedente) che per quasi il 90% sono totalmente o largamente riciclabili. Il 51,5% delle referenze è venduto in packaging composti da diversi materiali (+1,5%) e via via che aumenta il numero dei materiali utilizzati diminuisce la quota di quelli riciclabili. Ortofrutta e petcare sono le aree merceologiche in cui il packaging monomateriale è più diffuso (rispettivamente 74,9% e 71,0% delle referenze), mentre la drogheria alimentare è quella con il maggior utilizzo di confezioni plurimateriali (52,6%).

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Boom di avocado ma crollo dei superfood nel nuovo Osservatorio Immagino

    Quali sono stati gli ingredienti benefici top del 2020, quelli segnalati come differenzianti sulle etichette dei prodotti alimentari venduti in GDO?

    Nella classifica stilata dall’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, analizzando le confezioni di 76.119 prodotti alimentari di largo consumo, in pole position c’è sempre la mandorla, evidenziata su ben 1.140 prodotti (1,5% del totale), a cui si deve l’1,2% del fatturato totale di ipermercati e supermercati. Nel 2020 questi prodotti hanno aumentato il sell-out di +3,5%.

    All’avocado va il titolo di ingrediente top performer dell’anno, con un aumento di +67,4% delle vendite totali (compresi i prodotti che lo contengono). Crescite record anche per i semi di sesamo (+32,5%), l’alga spirulina (+20,7%) e la farina di mais (+14,9%). Ottimo recupero invece per la cannella, che capovolge il dato negativo del 2019 (-4,6%) ottenendo un +8,0% nel 2020.

    27 ingredienti rilevati dall’Osservatorio Immagino sono stati riuniti in 5 macro-famiglie.

    Quella dei semi ha registrato la miglior performance annua in termini di vendite (+10,9% rispetto al 2019). Bilancio positivo anche per i superfruit (+2,1%), mentre i supercereali/farine sono rimasti stabili (+0,0%).

    Vendite in calo annuo di -2,2% per i dolcificanti e di -4,5% per le spezie. Da notare il crollo del paniere dei superfood, che in un anno hanno perso quasi un quarto delle vendite (-24,9%), accelerando la tendenza negativa già registrata nel 2019.

    La classifica completa degli ingredienti benefici è disponibile nella nona edizione dell’Osservatorio Immagino, scaricabile gratuitamente dal sito osservatorioimmagino.it.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Il digitale ci sta trasformando: sì, ma come? GS1 Italy lo ha chiesto alle imprese del largo consumo e ne ha misurato gli impatti sui processi e sulle competenze aziendali

    L’84% delle aziende di Produzione e Distribuzione si sente pronta per accogliere la sfida del digitale. E per vincerla stanno investendo (e lo faranno anche nel prossimo biennio) su nuovi modelli organizzativi, formazione del personale e digital culture. I risultati della ricerca condotta da GS1 Italy con il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi di Parma e presentata oggi.

    Rivedere i processi interni e i modelli organizzativi, sviluppare nuove competenze e costruire una cultura digitale aziendale: sono queste le priorità su cui le imprese del largo consumo italiano si stanno concentrando per affrontare la trasformazione digitale. E quelle che ritengono saranno strategiche anche nel prossimo biennio. A rivelarlo è la ricerca “La trasformazione digitale. Impatti su processi e competenze nel largo consumo”, condotta da GS1 Italy con un team di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Parma, e presentata oggi nel corso dell’evento digitale dal titolo “Il digitale ci trasforma?”.

    «Lo scoppio della pandemia ha accelerato una serie di processi, mettendo in luce come il digitale può aiutare le imprese a lavorare, comunicare e gestire meglio tutte le attività. Ma la digitalizzazione va ben oltre il semplice e-commerce» commenta Francesco Pugliese, Presidente di GS1 Italy. «Digitalizzare significa mettere a fattor comune tutte le informazioni che derivano dal rapporto con il consumatore. Si rendono quindi necessari diversi modelli organizzativi interni, che tengano conto delle nuove modalità di lavoro, che hanno ridisegnato la relazione stesse tra le persone, e che diano spazio a profili adeguati, con culture differenti e, soprattutto, giovani. La sfida è trovare l’equilibrio e aprire il dialogo tra i nuovi ingressi e il management senior, costruendo una solida cultura digitale aziendale».

    Lo studio ha indagato le diverse aree che rappresentano i temi della relazione informativa con il cliente e quello dei nuovi format, il contesto dell’efficienza operativa e la negoziazione. Dall’indagine emerge che le aziende si sentono “pronte” per le nuove sfide imposte dalla digitalizzazione: il 49% si dichiara pronta e il 35% più che pronta a lavorare sugli aspetti che renderanno possibile questo cambiamento. Per accompagnare la trasformazione digitale, le aziende sentono il bisogno di investire per sviluppare nuove competenze nelle persone e per migliorare l’approccio aziendale alla digitalizzazione. Minore è, invece, l’impatto sulle strategie di business, limitato alla messa a fuoco di come sfruttare al meglio le opportunità offerte dal digitale.

    Il percorso verso una sempre maggiore digitalizzazione è ormai tracciato. Ma è anche costellato di ostacoli e criticità. Le principali, individuate dalla ricerca, sono la complessità di riprogettare i processi aziendali, la resistenza da parte delle persone e la difficoltà nel diffondere una cultura del digitale.

    «La trasformazione digitale produce cambiamenti significativi nei flussi informativi nella relazione tra imprese e con il consumatore, cambiamenti che condizionano le modalità di lavoro e le competenze necessarie alle organizzazioni» ha commentato Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy. «È un aspetto che tocca da vicino GS1 Italy, che da sempre si occupa di contribuire all’efficienza del sistema nella gestione e nel trasferimento dei dati attraverso gli standard, sin da quando ha creato il codice a barre, il primo esempio di hyperlink della storia».

     

    Riorganizzare i processi interni è la priorità

    Lo studio ha chiesto alle aziende quali sono i processi che mostrano la maggiore rilevanza strategica e qual è il livello di soddisfazione attuale delle soluzioni adottate e, in base alle risposte, li ha classificati in quattro macro aree di intervento.

    • Nel quadrante delle priorità, caratterizzato da alta rilevanza strategica futura e soddisfazione rispetto alle soluzioni a supporto al di sotto della media, ci sono i processi di omnichannel category e nuovi formati (fisico e digitale) che hanno chiari legami logici e funzionali con il tema dell’e-commerce.
    • Nel quadrante del consolidamento si posizionano gestione e presidio dell’accuratezza del dato, comunicazione digitale, CRM e loyalty, data science e shopper marketing, tutti strettamente legati al tema del presidio della relazione informativa con il cliente, per i quali si conferma la strategicità per le imprese e gli alti livelli di soddisfazione attuali.
    • Nell’area della manutenzione (ossia con alta soddisfazione ma con minor rilevanza strategica) ricadono la gestione della relazione commerciale (più rilevante per il mondo dell’industria), dell’attività a punto vendita e presidio del territorio, e le soluzioni per aumentare la visibilità e l’efficienza negli ordini di consegna. Si tratta di processi già in parte ottimizzati, su cui le aziende intendono lavorare in un’ottica di mantenimento per garantire i flussi di merci/prodotti.
    • Infine, nel quadrante dell’osservazione (con bassa rilevanza strategica e soddisfazione) figurano mobile e smart payment (ritenuto però strategico dai retailer), e-procurement, B2B finance.

     

    Cambiare i modelli organizzativi, soprattutto per gestire l’omnicanalità

    La soluzione più adottata per gestire la digital transformation è la creazione di team interfunzionali, presenti nel 46% dei retailer e nel 56% dei produttori (dato che sale al 70% se consideriamo le aziende industriali di maggiori dimensioni). Il 20% delle industrie e il 35% dei distributori hanno creato una funzione digital, che risponde quasi sempre al top management, mentre il 43% delle imprese industriali e il 25% di quelle commerciali (soprattutto multinazionali) ha scelto il “digitale trasversale”, facendo in modo che ogni funzione incorporasse ruoli e competenze digitali creando di fatto una cultura digitale orizzontale e pervasiva.

    Una riflessione a parte la merita l’e-commerce che nella Distribuzione è gestito da una funzione dedicata in una azienda su tre, mentre nell’Industria vede soluzioni più eterogenee, non ultima quella di affidarlo alle “vendite” (nel 25% dei casi). Dall’altra parte, va segnalato che nella Distribuzione raramente (9% dei casi) l’e-commerce risponde ai colleghi degli acquisti.

    «Il digitale rimodella le relazioni orizzontali all’interno delle imprese (interfunzionalità e pervasività), ma anche le relazioni verticali tra Industria e Distribuzione creando nuovi spazi di dialogo» spiega Davide Pellegrini, direttore scientifico del Master GS1 in Retail and Brand Management dell’Università di Parma. «Industria e Distribuzione si aprono al confronto su temi che impattano sull’efficacia, e non solo sull’efficienza. Le nuove sfide che si prospettano alle aziende rimandano sì ai processi, ma anche alla dimensione soft dell’organizzazione, su cui abbiamo voluto concentrare la seconda parte della nostra ricerca».

     

    I nuovi profili professionali ai tempi del digitale

    La trasformazione digitale e la ridefinizione delle attività aziendali hanno comportato la necessità di nuove professionalità e competenze, da formare internamente o da ricercare all’estero. Dalla ricerca di GS1 Italy emerge che tra i ruoli maggiormente presenti ci sono l’e-commerce manager e il digital marketing manager, seguiti dal chief information security officer. Invece, tra le figure più ricercate nei prossimi 12 mesi, le aziende indicano il social media listening analyst e il lean/agile specialist/scrum master, seguiti dalla figura del data scientist.

    Grazie alla forza attrattiva dei brand sui consumatori, le aziende del largo consumo percepiscono meno la concorrenza per attrarre i profili digitali rispetto al campione multisettoriale, ma il 60% del campione lamenta la difficoltà a identificare percorsi di carriera attrattivi dedicati a queste figure. Nonostante ciò, i livelli di diffusione di profili digitali sono maggiori rispetto al campione multisettoriale, soprattutto per le funzioni Marketing e IT (e-commerce manager, digital marketing manager, chief information security officer).

     

    La formazione di competenze e specialisti nel digital

    L’avvento del digitale ha cambiato radicalmente i compiti e i processi della Direzione HR: se da una parte è chiamata a supportare persone e organizzazione nel processo evolutivo, assumendo il ruolo di promotrice del cambiamento, contemporaneamente deve essa stessa raccogliere la sfida ed evolvere verso paradigmi innovativi, più digitali.

    «Il ruolo della Direzione HR è fondamentale nell’abilitare la transizione dell’organizzazione verso il digitale: da una parte deve essere promotrice del cambiamento sviluppando iniziative e attività di formazione per creare un digital mindset a tutti i livelli aziendali e supportare i fabbisogni specifici di profili e competenze digitali, dall’altra deve lavorare su se stessa ripensando i propri processi in chiave digitale per avvicinarsi alle esigenze e alle aspettative di candidati e collaboratori» racconta Fiorella Crespi, direttore Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano.

    La necessità di dotarsi di una cultura del digitale sta impegnando i responsabili delle risorse umane aziendali nell’attivare processi e iniziative finalizzati allo sviluppo interno, all’integrazione e al reperimento dall’esterno delle competenze e delle professionalità digitali.

    «Centralità delle persone e innovazione sono i protagonisti della nostra strategia di recruiting ed employer branding: il progetto di selezione è, infatti, sempre più orientato a una digitalizzazione people centered, disegnata per offrire ai candidati una candidate experience gratificante, generando un impatto positivo anche sulla sostenibilità sociale e ambientale» spiega Daniele Del Gobbo, talent acquisition & employer branding manager in Esselunga. «Inoltre, l’era dell’esperienza condivisa, in cui le esperienze assumono significato nell’atto stesso della loro condivisione, ci ha portato a sviluppare un’employer branding strategy che dia voce alle nostre Persone in qualità di ambassador, attraverso il programma di employee advocacy: i veri protagonisti dei successi e delle sfide aziendali diventano, così, centrali nella costruzione di uno storytelling che valorizzi i nostri valori, mission, purpose e cultura».

    L’importanza dell’attenzione verso l’aspetto umano emerge anche dalle parole di Alessio Gianni, global digital & content marketing director di Barilla: «La conoscenza delle persone e la raccolta di dati di prima parte è una priorità strategica. È l’obiettivo della Listening Room di Barilla, nata per poter essere sempre in ascolto e andare incontro agli interessi di consumatori e shopper».

    Lo sviluppo di competenze digitali rappresenta un’attività in costante evoluzione e divenire. Rispetto a cinque anni fa è cresciuta di molto la quantità di contenuti formativi dedicati ai temi del digitale, con la Distribuzione che tende ad affidare a provider esterni l’erogazione della formazione sul digitale e concentra la formazione principalmente sul personale di sede, e con l’Industria che, invece, preferisce gestire internamente il processo, attraverso percorsi di learning on the job, l’utilizzo di video formativi e corsi d’aula in presenza, e che apre la formazione sul digitale anche a parte del personale di stabilimento.

    «L’accelerazione della trasformazione digitale nelle aziende passa per la creazione di nuove competenze da parte delle persone che devono muovere e guidare questa trasformazione» commenta Ermanno Bertelle, HR and training manager di GS1 Italy. «L’Academy di GS1 Italy da diversi anni si occupa di formare i futuri manager del Largo Consumo, grazie ai rapporti instaurati con le principali università italiane, in primis l’Università di Parma e il Politecnico di Milano. Inoltre, attraverso i suoi percorsi di formazione, favorisce la creazione di tutte quelle competenze necessarie proprio alla digitalizzazione dei processi, verso una sempre maggiore efficienza ed un rapporto rinnovato con il consumatore finale».

     

    La ricerca “La trasformazione digitale. Impatti su processi e competenze nel largo consumo” di GS1 Italy è disponibile alla pagina dell’evento sul sito di GS1 Italy.

    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • Nasce Circol-UP: il nuovo strumento di GS1 Italy per misurare la circolarità in azienda

    Un check-up digitale focalizzato su tutti gli aspetti specifici dell’economia circolare e della gestione efficiente delle risorse lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. Un report da cui le aziende del largo consumo possono partire per capire cosa stanno facendo per la circular economy e dove possono migliorare.

    La transizione verso l’economia circolare diventa più semplice: è nato Circol-UP, lo strumento messo a punto da GS1 Italy – con la partecipazione dell’Istituto di Management della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa – per aiutare le aziende del largo consumo nel loro percorso di sviluppo della circular economy.

    Circol-UP è un check-up tool che consente alle aziende di misurare e di identificare le opportunità̀ per massimizzare la circolarità̀ dei processi produttivi, della filiera e dei prodotti. Grazie a Circol-UP, quindi, le imprese possono conoscere tutte le nuove opportunità̀ connesse all’economia circolare, ad esempio in termini di strategia, di maggiore efficienza e di innovazione.

    «Circol-UP è stato sviluppato per fornire alle singole aziende un feedback riguardo la valutazione del loro livello di circolarità e per evidenziare le azioni che potrebbero intraprendere per adottare un modello di business circolare, innovativo e competitivo» afferma Silvia Scalia, ECR Italia e training director di GS1 Italy. «Con questo progetto GS1 Italy vuole sensibilizzare le aziende italiane sull’importanza di misurare la propria performance di circolarità e contribuire così al raggiungimento degli obiettivi 12 e 17 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta in sede ONU».

    Il tool è stato ideato e sviluppato da un apposito gruppo di lavoro, creato da GS1 Italy nel 2018, a cui hanno partecipato 19 aziende: 3M Italia, Artsana, Barilla, Carlsberg Italia, Colgate-Palmolive, Conad, Coop Italia, Decathlon Italia, Eridania Italia, Fater, Ferrarelle, FGH PRS Management, Marchesi Antinori, Mondelez Italia, Panzeri Diffusion, Parmalat, Sammontana, Sanpellegrino, Simpool.

    Circol-UP prende in esame tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto (ossia approvvigionamento, design, produzione, distribuzione, consumo e gestione rifiuti) ed è stato adattato alle specificità degli operatori di tre diversi settori:

    • Alimentari e bevande.
    • Cura persona e cura casa.
    • Retail.

    La struttura del questionario riprende le sei le fasi della supply chain:

    1. Approvvigionamento.
    2. Design.
    3. Produzione.
    4. Distribuzione.
    5. Consumo.
    6. Gestione dei rifiuti.

    E fornisce, al termine della compilazione, una valutazione delle prestazioni e i margini di miglioramento acquisibili, attraverso:

    • Un indicatore complessivo di circolarità aziendale.
    • Un indicatore di circolarità per ogni fase del ciclo di vita.

    Grazie a questa serie di indicatori l’azienda potrà identificare in maniera autonoma le aree in cui performa meglio e quelle in cui può migliorare la performance di circolarità.

    In pratica, questo report di valutazione interna riconosce e valuta le opportunità di rendere più circolari i processi aziendali, grazie all’individuazione di tutti i punti del potenziale “circolo” in cui non vi è chiusura dei cicli di risorse e di materie mediante riuso, recupero o riciclo dei materiali.

    Sul sito GS1 Italy c’è una pagina interamente dedicata a Circol-UP e all’approccio di GS1 Italy per facilitare il percorso di transizione delle imprese del largo consumo verso un modello di economia circolare.

    Sempre sul sito, GS1 Italy mette a disposizione diversi strumenti utili per raggiungere una supply chain più sostenibile.

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

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  • L’EDI mette le ali: cresce lo scambio di documenti digitali tra le imprese del largo consumo italiano

    Superati i 240 milioni di documenti digitali scambiati tra le aziende del mass market e boom per quelli circolati nell’ecosistema Euritmo.

    Lo rivela l’edizione 2020 del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia” di GS1 Italy.

    L’Electronic Data Interchange (EDI) è in buona salute e viene sempre più utilizzato dalle imprese della filiera del largo consumo (produttori, distributori, operatori logistici), tanto che il 2019 ha segnato una tappa importante nel percorso verso la digitalizzazione delle imprese. La conferma viene dalla nuova edizione del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

    Dal report emerge che nel 2019 sono state 19 mila le aziende che hanno adottato l’EDI (Electronic Data Interchange), condividendo in via digitale 240 milioni di documenti. Rispetto all’anno precedente il numero delle imprese che hanno utilizzato l’EDI è aumentato di +19% e i documenti gestiti in modo digitale sono cresciuti di +14%.

    Nel 2019 la fattura si è confermata il documento più inviato in EDI – 55 milioni di scambi, pari al 23% del totale –, ma per la prima volta non è stata il leader per crescita perché ha registrato numeri in linea con l’anno precedente. Ad avanzare di più sono stati infatti le conferme d’ordine (+13%) e gli avvisi di spedizione (+9%), a riprova che la diffusione e il successo della fatturazione elettronica hanno portato le aziende a incrementare l’utilizzo di un formato strutturato anche per altri documenti del ciclo dell’ordine.

    Concentrando il focus sul settore del largo consumo, il report conferma che il 2019 è stato un anno di assestamento della crescita e di ulteriore espansione degli standard GS1 EDI.

    Nel 2019 il numero dei messaggi scambiati a standard GS1 ha battuto un nuovo record, arrivando a 64,8 milioni, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativo l’incremento dei messaggi scambiati nel circuito Euritmo: sono stati quasi 37,3 milioni, con una crescita del 42% rispetto al 2018.

    Le aziende che hanno scambiato almeno un messaggio via EDI secondo gli standard GS1 EANCOM sono state quasi 7.500 e nel 48% dei casi hanno operato all’interno dell’ecosistema Euritmo, la soluzione web-EDI studiata da GS1 Italy per le aziende italiane del largo consumo.

    Nel 2019 Euritmo è stato adottato da 3.621 imprese tra produttori (3.215), retailer (405) e operatori logistici (1). Da segnalare l’aumento annuo di +18% dei messaggi inviati a UNB esterni (punti di ricezione codificati), che hanno raggiunto quota 18,6 milioni. Questo dato indica che un numero crescente di aziende, pur essendo all’esterno del circuito Euritmo, ha avviato lo scambio di dati a standard GS1, gettando le basi di potenziali crescite negli anni a venire.

    Quanto ai messaggi gestiti secondo gli standard GS1, la fattura (INVOIC) resta la principale con 16,5 milioni di messaggi, confermandosi il documento d’ingresso nell’ecosistema Euritmo.

    Il secondo tipo di documento gestito con quasi 14 milioni di messaggi è l’inventario (INVRPT), che cresce di +14%, mentre il DESADV (l’avviso di spedizione) di ben +36% arrivando a quasi 12 milioni di messaggi.

    «Il 2019 è stato un anno di grande fermento per l’EDI nel largo consumo e in particolare di quello sviluppato secondo gli standard GS1, di cui Euritmo rappresenta una community particolarmente attiva» commenta Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy. «Abbiamo visto consolidarsi alcuni indicatori e crescere la qualità delle relazioni tra imprese, con chiare prospettive di sviluppo nell’area logistica e con il coinvolgimento di altri settori, come il foodservice. GS1 Italy continua a promuovere i benefici di Euritmo e ad ampliare la gamma degli strumenti disponibili per la filiera del largo consumo. Altrettanto importante è stabilire contatti con nuovi provider interessati alla certificazione, come i due operatori internazionali che stanno progettando l’ingresso nel mercato italiano».

     

    Sul sito web di GS1 Italy è possibile:

     

     

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    GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 35 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili

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