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  • Pubblicata l’opera prima dell’autrice veronese Flavia Guzzo, il romanzo “La contrada dei tagliatori di pietra”: L’Altopiano di Asiago, le donne, la Grande Guerra

    E’ uscito e disponibile nei maggiori e.stores il romanzo “La contrada dei tagliatori di pietra”, opera prima dell’autrice veronese Flavia Guzzo. L’opera, ambientata fra inizio ‘900 e la fine della prima guerra mondiale, è un affresco sulla vita nell’Altopiano di Asiago a inizio secolo, sull’avvento della Grande Guerra e sugli effetti devastanti della stessa in questa terra bella e fragile.
    Nel panorama narrativo italiano poche sono le opere in cui la Grande Guerra è mostrata dalla prospettiva dei civili, mentre molto più si è scritto dal punto di vista dei soldati. La guerra vista dei civili, dunque, ed in particolare dalla protagonista, la bella ed impetuosa Teresa, e dalla sua famiglia, è il tema di questo romanzo; la particolarità quasi unica dell’opera, inoltre, è il racconto, poco noto dal punto di vista della produzione romanzesca, dell’esodo totale dell’Altopiano di Asiago, avvenuto fra il 1916, con la spedizione punitiva, ed il 1917, con la disfatta di Caporetto. La vita fra i monti, bella e difficile, e poi la guerra, l’esodo, il profugato, infine la febbre spagnola, flagello del secolo.
    Di famiglia di origine eneghese, l’autrice intreccia la realtà storica documentata con i moltissimi racconti familiari.
    Il libro, presentato ad Enego (VI) lo scorso 21 luglio, è disponibile anche in versione cartacea, stampata con la sponsorizzazione di Rigoni di Asiago S.r.l..
    I proventi della versione cartacea saranno interamente devoluti in beneficenza, a favore delle scuole per l’infanzia dell’Altopiano di Asiago.

    La pagina facebook del romanzo, dove vengono condivisi alcuni contenuti del libro, è pubblicamente disponibile al link:
    https://www.facebook.com/flaguzzo/

    Il press kit del romanzo, con informazioni sul libro, recensioni, informazioni sull’autrice, è consultabile al link:
    https://goo.gl/SxZogY

  • L’arte pubblica di Joshua Cesa ai confini dell’Italia: l’installazione ‘Prisoners’

    Orari: L’installazione sarà fruibile presso la Fortezza di Chiusaforte, dal 29 al 30 luglio dalle 14.00 alle 18.00.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

     

    IoDeposito Ong, in collaborazione con la regione Friuli Venezia Giulia e il Comune di Chiusaforte, inaugura presso la Fortezza di Chiusaforte Prisoners, opera concettuale di arte pubblica dell’artista Joshua Cesa. Da sabato 29 a domenica 30 luglio l‘installazione patrocinata dall’UNESCO sarà fruibile gratuitamente nell’area della Fortezza dalle 14.00 alle 18.00, con visite guidate gratuite sempre disponibili direttamente nel sito. Dopo un intenso tour in diverse città italiane ed estere come Udine, Pirano, Genova e Roma, l’opera giunge ora in una delle location friulane più suggestive e storicamente importanti della regione. L’appuntamento con IoDeposito Ong rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

    In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso la sua installazione, l’artista Joshua Cesa coinvolge lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. Prisoners nasce infatti dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo e, partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, innesca una riflessione ‘sensoriale’ e contemporanea sull’idea della reclusione, invariabile implicazione di tutti i conflitti. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. «Prisoners riesce a farsi vera e propria esperienza artistica» spiega l’artista Joshua Cesa «portando in sé due linguaggi apparentemente molto diversi: la fissità e la perfezione della figura geometrica dialoga e si relaziona col movimento disperato e primordiale di chi, nello schermo, sa di non potersi liberare».

    Inserita nella terra di confine dell’estremo nord-est, l’opera dialoga in modo vibrante con le selvagge Alpi Giulie, dove i lineamenti di Italia, Slovenia e Austria si confondono condividendo un passato storico fatto di migrazioni forzate e di presidio bellico. Quel severo monte su cui si erige la Fortezza ospitava infatti, un tempo, militi e civili costretti a un freddo esilio montano che li derubava non solo delle risorse alimentari ma anche, soprattutto, della loro libertà. I cubi di Prisoners diventano allora contenitore e contenuto e ciascun prigioniero, proprio come ciascun visitatore, è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Gli stessi guardiani -deputati all’epoca al controllo a vista- si ritrovarono prigionieri di quello stesso forte che dovevano difendere, in una sensazione di ambivalenza e poli-vocalità della storia resa oggi intensamente dai prisoners dell’opera di Cesa. Vagando per la Fortezza, il visitatore s’imbatte quasi per caso in questi cubi ed è questa la prigione, senza prospettive, che l’artista racconta rivisitando uno scenario di uomini carcerati-carcerieri, che ha segnato la storia -e la memoria collettiva- di questo maestoso territorio di confine.

     

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    Link dell’evento: Prisoners a Chiusaforte

    Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

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  • Il B#SIDE WAR FESTIVAL a Treviso, con la nuova mostra ‘Organic Memory’

    Vernissage: giovedì 29 giugno ore 19.00, presso lo spazio espositivo TRA del primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso).

    Orari: La mostra sarà fruibile fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Ogni domenica, dalle 17.00 alle 20.00, aperture straordinarie con visite guidate.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    Giovedì 29 giugno alle ore 19.00, in collaborazione con l’associazione Treviso Ricerca Arte e con il Patrocinio del Comune di Treviso, IoDeposito Ong inaugura la mostra Organic Memory, presso lo spazio espositivo TRA al primo piano di Ca’ Dei Ricchi (via Barberia 25, Treviso). Patrocinato dall’UNESCO, questo nuovo appuntamento artistico verrà presentato attraverso un talk di approfondimento e sarà fruibile gratuitamente fino al 5 agosto da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30. Sono inoltre in programma aperture straordinarie che interesseranno tutte le domeniche dalle 17.00 alle 20.00, con la possibilità di visite guidate gratuite. La mostra-evento trevigiana rientra nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR FESTIVAL, ideata e promossa da IoDeposito Ong attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

     

    Gran Bretagna, Cina, Canada, Italia, e ancora Slovenia, Belgio, Olanda, Romania, Cambogia: questi i paesi che IoDeposito porta a Treviso attraverso le opere protagoniste della mostra, per riflettere e dialogare sulla memoria collettiva di guerra. Organic Memory accoglie infatti immaginari inediti del conflitto e del ricordo bellico, partoriti da artisti nazionali e internazionali molto diversi fra loro per provenienza e vissuto: una riflessione corale sul tema del conflitto e sul rapporto con quest’ultimo, con la tragicità e con la memoria, espressa attraverso linguaggi differenti (dalla scultura e al ready made, dalla video-arte alla fotografia). Il B#SIDE WAR FESTIVAL continua dunque a chiedersi, lavorando sulle guerre che hanno devastato il Novecento con un occhio puntato a quelle che sconvolgono la società contemporanea, cosa significhi oggi -soprattutto per le nuove generazioni- ricordare e parlare di guerra. La prospettiva proposta dalla mostra affronta e si confronta con rielaborazioni artistiche personali dei concetti di identità, memoria, fragilità e appartenenza, attraverso un fil rouge che accomuna tutte le opere: il richiamo (implicito o manifesto) alla natura e al suolo. Allo stesso tempo metafora di vita così come di morte, questi due elementi sono dunque al centro di una dualità profonda che ben rappresenta la complessità delle dinamiche storico-sociali in gioco. Dalla mostra emerge infatti come il paesaggio, gli elementi naturali e gli oggetti materiali che lo hanno popolato durante il conflitto, assorbendo il lutto hanno sepolto e incorporato spoglie e ricordi, rendendo il suolo vero e proprio corpo fisico della memoria del conflitto.

    Il protagonismo dell’organicità del suolo si declina proprio in base al ruolo che in ogni opera questo ricopre, a seconda che la terra venga evocata o si integri fisicamente con l’oggetto bellico. Nel lavoro di Ilisie Remus (Romania), l’elemento naturale non è solo richiamato ma proprio mostrato, attraverso la rivisitazione di elementi chiave della divisa del soldato -come gli stivali- in un’accezione ambivalente che, incamerando la memoria, dà vita a qualcosa di nuovo, di organico. La cenere delle opere di Nathalie Vanheule (Belgio) funge invece da elemento simbolico del conflitto: è soffocante, ma è anche legata al fuoco e dunque alla purificazione e alla rinascita. «Organic Memory concepisce e presenta la memoria collettiva nella sua dimensione tangibile, rendendola viva e vicina» spiega Chiara Isadora Artico, art director del B#SIDE WAR FESTIVAL «grazie al dialogo schietto tra opera e opera, tra le opere e i visitatori, la mostra mira a coinvolgere il pubblico in modo interattivo, stimolando una riflessione che porti in contatto con la memoria del conflitto in modo inedito, potentemente sensoriale, emotivo, quasi carnale. Un inno alla gioia della vita, costituito da opere che sono immediatamente comprensibili a tutti».

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/organic-memory-2/

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  • Per la prima volta a Genova, presentazione del volume ‘Essere Corpo’

    IL RUOLO TESTIMONIALE DEL CORPO NELLA GRANDE GUERRA: PRESENTAZIONE DEL VOLUME ESSERE CORPO

    Orari: lunedì 15 maggio ore 16.30, presso la Biblioteca Civica Berio, Via del Seminario 13, Genova. Ingresso libero.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    A Genova lo start up del B#SIDE WAR FESTIVAL, rassegna artistica e culturale ideata e promossa da IoDeposito Ong, continua con la presentazione del volume Essere Corpo – la Prima guerra mondiale tra letteratura e storia, edito per Lint nel 2016 a cura di Tancredi Artico. Dopo l’inaugurazione dell’installazione di arte pubblica Prisoners di Joshua Cesa, la città marinara ospiterà infatti lunedì 15 maggio alle 16.30 un incontro dedicato alla raccolta di saggi sul ruolo del corpo e del suo immaginario nella Prima Guerra mondiale, presso la Biblioteca Civica Berio (Via del Seminario, 13). L’appuntamento appartiene al nutrito programma della terza edizione del Festival, che prevede numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

    Esito editoriale del complesso progetto di ricerca internazionale “Il corpo delle umane memorie”, Essere Corpo si compone di sedici contributi saggistici di oltre venticinque ricercatori e professori universitari provenienti da otto paesi. In una panoramica approfondita e trasversale, il volume si propone di mettere a fuoco il tema del ruolo del corpo nell’arco di ciò che si può considerare la fonte dei conflitti novecenteschi e attuali: la Grande Guerra. La prospettiva di analisi è incentrata sul valore originale della testimonianza e sul linguaggio universale del corpo, slegata pertanto dall’approccio unicamente storicistico. A tracciare il composito quadro, concorrono difatti pagine di letteratura e saggistica di storia contemporanea, così come di storia dell’arte, diaristica di guerra e di sociologia della comunicazione. Essere Corpo, che gode del patrocinio dell’Università degli Studi di Trento, della Struttura di Missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Segretario Generale del Consiglio d’Europa, si configura dunque come un attraversamento poliedrico del ‘quinquennio di sangue’, crudo ma sincero. E proprio da questo imprinting di ricerca il volume trae la propria forza critica, mettendo insieme una disamina corale che mira a restituire allo studio delle guerre (mondiali, ma non solo) la propria dimensione costitutivamente umana.

     

    A coronare il percorso di ricerca è infine la copertina, l’opera Glue Zebra di Paolo Patelli, che non solo esemplifica la scelta di evitare un rigido approccio storico-matematico ma contestualizza il libro nella contemporaneità, attraverso una rilettura moderna e sfaccettata di un’esperienza di dolore. «Una ricapitolazione necessaria» spiega Tancredi Artico, italianista in forza all’Università degli studi di Padova e curatore dell’opera «che nasce dall’esigenza di indagare i conflitti bellici in virtù di una visione poliprospettica, attingendo al multiforme ventaglio d’analisi offerto dalle espressioni artistiche, memorialistiche, e dai documenti diretti e indiretti». Finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e insignito del massimo riconoscimento da parte dell’UNESCO, Essere Corpo ritorna sulla Prima Guerra Mondiale con documenti e testimonianze d’eccezione la cui validità scientifica si fa risorsa stimolante, e non limite che si arena su date e resoconti di conquiste, permettendo così al lettore di non dimenticare che la guerra è stata fatta da uomini, contro uomini.

     

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/corpo-ruolo-del-corpo-del-suo-immaginario-nelle-guerre-ieri-oggi/

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  • Nel cuore di Gradisca d’Isonzo, due installazioni sul tema della prigionia: “Prisoners” e “Panoptico”

    Inaugurazione: giovedì 20 aprile ore 18.00, presso il Comune di Gradisca d’Isonzo (Gorizia).

    Orari: L’installazione Prisoners sarà fruibile nel centro storico di Gradisca, nell’area circoscritta tra Piazza dell’Unità d’Italia, Via della Serenissima e Viale donatori di sangue, dal 20 al 23 aprile dalle 16.00 alle 22.00. L’installazione Panoptico sarà fruibile presso il Torrione San Giorgio (indicazioni sull’ingresso in Largo Porta Nuova), dal 20 al 23 aprile dalle 16.00 alle 20.00.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    IoDeposito Ong, in collaborazione con il Comune di Gradisca d’Isonzo, inaugura giovedì 20 aprile alle ore 18.00 presso il Palazzo Comunale di Gradisca (Go) le due installazioni Prisoners, opera concettuale di arte pubblica di Joshua Cesa e Panoptico (PAN-ὀπτικός), opera di sound art di Greta Lusoli. Entrambe le opere, organizzate con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio dell’UNESCO, saranno fruibili gratuitamente dal 20 al 23 aprile: Prisoners si troverà nel centro storico di Gradisca, dislocandosi dalle 16.00 alle 22.00 nella zona attorno a Piazza dell’Unità d’Italia, Via della Serenissima e Viale donatori di sangue, mentre Panoptico sarà ospitata dalle 16.00 alle 20.00 nello storico Torrione San Giorgio (indicazioni sull’ingresso in Largo Porta Nuova). I due appuntamenti rientrano nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito Ong e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

     

    In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso le loro opere, i due artisti Joshua Cesa e Greta Lusoli coinvolgono lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. L’opera Prisoners di Joshua Cesa nasce dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. Inseriti nello spazio urbano del centro storico di Gradisca, l’imbattersi casuale negli schermi di Prisoners induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando così una preziosa -seppur scomoda- memoria storica.

     

    Allo stesso modo, Panoptico (PAN-ὀπτικός) si relaziona con il terribile scenario di guerra tentando di evocare sonoramente (ricostruendola nella mente dell’uditore) l’angosciosa architettura di prigione ideata dal filosofo e giurista J. Bentham alla fine del XVIII secolo. Tale struttura permette a un singolo sorvegliante di controllare contemporaneamente tutti i detenuti pur rimanendo fermo al centro dell’edificio, grazie alla dislocazione che sviluppa le celle ad anello attorno allo spazio centrale. Un annullamento totale della privacy, dell’intimità e dell’identità dei prigionieri dunque, che contribuisce a quel pericoloso processo di oggettualizzazione e de-umanizzazione del prigioniero. La Lusoli sintonizza questa architettura del XVIII secolo sul dramma dei conflitti contemporanei, anche attraverso la particolarità della location: al centro dell’esperienza sensoriale del fruitore vi è infatti la proiezione di un suono primordiale, che rimbomberà nel Torrione San Giorgio ogni 5 minuti e 53 secondi rievocando il ricordo del pericolo. Quest’implacabile puntualità è il risultato di una proporzione matematica e concettuale che divide i minuti contenuti in 365 giorni per il numero di prigionieri che ogni anno muoiono vittime delle guerre, sottolineando così la disarmante quantità di morti di prigionia che, ancora oggi, perdono la propria libertà nei conflitti armati.

     

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-2/ ; http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/panoptico-by-greta-lusoli-3/

    Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

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  • Nel centro storico di Udine una riflessione sul tema della prigionia: “Prisoners” e “Panoptico”

    NEL CENTRO STORICO DI UDINE, DUE INSTALLAZIONI DI ARTE PUBBLICA DEL B#SIDE WAR FESTIVAL: “PRISONERS” E “PANOPTICO”

    Inaugurazione: venerdì 7 aprile ore 18.00, presso Loggia del Lionello, Udine.

    Orari: L’installazione Prisoners sarà fruibile nel centro storico di Udine, nell’area circoscritta tra Piazza Venerio, Piazza Matteotti e Via Manin, dal 6 al 9 aprile dalle 17.00 alle 21.00.

    L’installazione Panoptico sarà fruibile nel Rifugio antiaereo di Piazza I Maggio a Udine, dal 6 al 9 aprile dalle 17.00 alle 21.00.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    IoDeposito Ong, in collaborazione con il Comune di Udine, inaugura venerdì 7 aprile alle ore 18.00 presso la Loggia del Lionello (Udine) le due installazioni Prisoners, opera concettuale di arte pubblica di Joshua Cesa e Panoptico (PAN-ὀπτικός), opera di sound art di Greta Lusoli. Entrambe le opere, organizzate con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio dell’UNESCO, sono fruibili gratuitamente e disponibili dal 6 al 9 aprile, dalle 17.00 alle 21.00: Prisoners arricchirà il centro storico di Udine, dislocandosi nella zona attorno a Piazza Libertà, Piazza Giacomo Matteotti e Piazza XX Settembre, mentre Panoptico sarà ospitata nella storica sede del Rifugio antiaereo di Piazza I Maggio (Ud). I due appuntamenti rientrano nell’ambito della terza edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata da IoDeposito Ong e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni.

    In un’Europa che cento anni fa si configurava come una grande prigione a cielo aperto, quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate in carceri di guerra inumane. A fianco a loro, altrettanti civili soccombevano tra campi di rifugiati, campi d’evacuazione o tra le propria mura domestiche, prigionieri di una realtà di distruzione e di privazione. Attraverso le loro opere, i due artisti Joshua Cesa e Greta Lusoli coinvolgono lo spettatore a esplorare le tematiche legate alla prigionia, permettendo di interfacciarsi con una visione poli-focale della storia tra passato e presente. L’opera Prisoners di Joshua Cesa nasce dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo. L’installazione si realizza attraverso una serie di strutture cubiche poste a terra le quali, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine di numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita. Un contenitore che si fa quindi metafora di tutte le reclusioni -non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma, anche, a quelle sommesse- in un tempo in cui l’uomo è prigioniero soprattutto di se stesso: inevitabile chiedersi quali siano, allora, i reali confini di una cella. Inseriti nello spazio urbano del centro storico di Udine (elegante e ordinato centro città in cui il ricordo delle tragiche vicende legate alle Guerre Mondiali è attutito e quasi ovattato), l’imbattersi casuale negli schermi di Prisoners induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata del prigioniero, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, risvegliando così una preziosa -seppur scomoda- memoria storica.

     

    Allo stesso modo, Panoptico (PAN-ὀπτικός) si relaziona con il terribile scenario di guerra tentando di evocare sonoramente (ricostruendola nella mente dell’uditore) l’angosciosa architettura di prigione ideata dal filosofo e giurista J. Bentham alla fine del XVIII secolo. Tale struttura permette a un singolo sorvegliante di controllare contemporaneamente tutti i detenuti pur rimanendo fermo al centro dell’edificio, grazie alla dislocazione che sviluppa le celle ad anello attorno allo spazio centrale. Un annullamento totale della privacy, dell’intimità e dell’identità dei prigionieri dunque, che contribuisce a quel pericoloso processo di oggettualizzazione e de-umanizzazione del prigioniero. La Lusoli sintonizza questa architettura del XVIII secolo sul dramma dei conflitti contemporanei, anche attraverso la particolarità della location: al centro dell’esperienza sensoriale del fruitore vi è infatti la proiezione di un suono primordiale, che rimbomberà nell’ex rifugio antiaereo ogni 5 minuti e 53 secondi rievocando il ricordo del pericolo. Quest’implacabile puntualità è il risultato di una proporzione matematica e concettuale che divide i minuti contenuti in 365 giorni per il numero di prigionieri che ogni anno muoiono vittime delle guerre, sottolineando così la disarmante quantità di morti di prigionia che, ancora oggi, perdono la propria libertà nei conflitti armati.

     

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/prisoners-by-joshua-cesa-1/

    http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/panoptico-by-greta-lusoli-2/

    Web: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

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  • “Embodied Memory”, Mostra-evento a Villa Manin di Passariano

    Il labirinto del ricordo bellico: “Embodied Memory” e le mille forme della memoria

    Opening: Sabato 1 Aprile, ore 18:00; presso l’Esedra di Levante (primo piano) di Villa Manin di Passariano, Piazza Manin 10, Codroipo.

    Orari Mostra: dal 1 aprile 2017 al 30 aprile 2017; da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 19.00. Ingresso gratuito.

    Infoline: www.iodeposito.org; www.bsidewar.org

    IoDeposito Ong torna a riunire artisti italiani e internazionali in una riflessione congiunta e sfaccettata sulla memoria collettiva della guerra, inaugurando sabato 1 aprile 2017 alle ore 18.00 la mostra Embodied Memory, nell’Esedra di Levante della preziosa location storica Villa Manin. Questa nuova esperienza artistica, organizzata in co-produzione con Erpac e in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia e con il patrocino dell’UNESCO, sarà fruibile gratuitamente fino al 30 aprile, dal martedì al sabato, con orario 10.00-19.00. Ad impreziosire il vernissage del primo aprile vi sarà uno special talk con alcuni artisti selezionati per l’occasione che darà modo al pubblico di approfondire le pratiche artistiche site-specific in rapporto alla memoria di guerra.

    In sintonia con uno degli approcci distintivi del B#SIDE WAR FESTIVAL, Embodied Memory si focalizza non solo sulla memoria del conflitto ma, nello specifico, sull’esperienza umana della Grande Guerra, rappresentando idealmente il processo di smaterializzazione della memoria attraverso tre principali raggruppamenti concettuali. In una dinamica riflessione sulla coscienza storica nel proprio rapporto con il tempo -che la modella e la assoggetta in una dimensione atemporale-, le diverse chiavi di lettura veicolate dalle opere riescono così a raccontare il dramma di chi, quegli anni, li ha fronteggiati sulla propria pelle. In questo modo, gli artisti parlano direttamente all’interiorità dello spettatore, trasmettendo la memoria tragica e vibrante degli eventi anche dopo la morte di quei soldati, di quelle famiglie, di quegli esseri umani che della guerra sono stati i diretti protagonisti.

    In una Villa Manin virtualmente tripartita, la prima sezione offre una memoria che emerge come riposta negli elementi naturali i quali, per natura, si configurano come primi e più permeanti veicoli del ricordo, capaci di riflettere il dramma che hanno assorbito. Nel secondo blocco concettuale, l’oggetto bellico viene invece rivisitato in virtù della sua dimensione materica, distanziandolo dall’idolatria retorica per avvicinarlo, intimamente, alla propria reale essenza profondamente umana, che lo trasforma dunque in un simbolo concreto del logorio e dell’anti-eroismo. Tale prospettiva materica va assottigliandosi fino a quasi sfumare, poi, nella sezione finale della mostra. Il visitatore è accompagnato allora attraverso opere leggere, incise nei materiali, che declinano la memoria nella dimensione impalpabile della scrittura. In questa terza proposta percettiva, l’assottigliamento del corpo materico lascia dunque il passo all’incisione, quale prima dichiarazione della propria esistenza.

    Dimora dell’ultimo doge di Venezia, gioiello d’arte e di storia, Villa Manin si propone scenario preferenziale di riflessione intimistica e, al contempo, di stimolo artistico collettivo. La celebre Villa si impone da sempre come osservatrice privilegiata delle molte vicende storiche e belliche che hanno attanagliato il Friuli Venezia Giulia, snodatesi lungo il confine delle tensioni tra i mondi tedesco, slavo e mediterraneo. Ad amplificarne la particolarità, un dettaglio esclusivo: in occasione della mostra e nell’ambito del progetto “Residenze 2017”, Villa Manin aprirà le proprie stanze agli artisti: dal 27 marzo all’1 aprile, gli artisti selezionati Ting Bao (Cina), Ana Mrovlje (Slovenia) e Nathalie Vanheule (Belgio) saranno infatti protagonisti di un’esperienza unica nel suo genere, in una permanenza sul territorio che ha come scopo la creazione di opere e progetti ispirati alla storia locale e alla memoria del luogo, entrambi degnamente incarnati dalle architetture e dall’atmosfera del parco della Villa.

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    Link dell’evento: http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/embodied-memory-2/

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  • Entra nella storia con i libri sulla Grande Guerra di Edizioni Dbs

    libri sulla Grande GuerraIl catalogo di DBS Edizioni vanta numerosissime pubblicazioni di libri sulla Grande Guerra. La sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale è infatti ricchissima di libri unici e rari.

    Nel 2013, DBS Edizioni si è unita con la casa editrice Danilo Zanetti Editore, è nato un nuovo progetto che include nuovi libri sulla Grande Guerra e nuove proposte editoriali.
    L’idea era quella di dare voce alle storie e alle testimonianze custodite nel territorio veneto per informare e tramandare le vicende che hanno segnato i difficili anni della Grande Guerra.

    La sezione dedicata alla Prima Guerra Mondiale e alla storia e cultura locale del catalogo di DBS Edizioni è infatti ricchissima di libri unici e rari.

    Libri sulla Grande Guerra: alcune nuove pubblicazioni di DBS Edizioni

    Guerra 1915-18. Rapporto di un bersagliere”, a cura di Giovanni De Donà e Giuseppe Teza, è un libro sulla Grande Guerra e riporta l’intero memoriale inedito del Generale di Brigata Alvise Pàntano. Quest’opera racconta in dettaglio tutte le vicende di Pàntano e dei suoi uomini.

    Una storia simile è raccontata nel libro “Fiamme gialle sulle Dolomiti. 1915-1918. Una storia dimenticata” di Luciano Luciani un libro sulla Grande Guerra che ricostruisce il contributo dato dai finanzieri.

    Il lago della morte. 15-16 maggio 1916 La battaglia per Monte Còlo” è un altro libro sulla Grande Guerra e narra la battaglia del Monte Còlo durante la Grande Guerra, dove quello che doveva essere un attacco dimostrativo degli austriaci per ingannare gli italiani, alla fine si trasforma in un bagno di sangue per entrambi i fronti.

    Storia e cultura locale: racconti e libri sulla Grande Guerra

    Tra le opere in evidenza presenti nella sezione “Storia e cultura locale” troviamo un libro sulla Grande Guerra che titola “La Grande Guerra negli occhi di un bambino”. É il quaderno di memorie di Giuseppe Boschet proposto in forma anastatica, ovvero senza le correzioni di stampa. L’autore era solo un bambino quando si è trovato a vivere le drammatiche esperienze dell’invasione tedesca: un libro sulla Grande Guerra che vi farà commuovere e riflettere.

    Grande guerra: Longarone, 10 novembre 1917” scritto da Marco Rech è una sorta di ricostruzione storica effettuata grazie a documenti, relazioni, memoriali e testimonianze lasciate da coloro che hanno combattuto nell’area di Longarone durante la Prima Guerra Mondiale.

    L’opera fotografica “1917/1918 Il Feltrino invaso. Nuove immagini” è un libro sulla Grande Guerra che documenta i fatti e le vicende accadute tra il 1917 e il 1918 tra i paesi e le province del Veneto e del Trentino.

    I libri sulla Grande Guerra tra la provincia di Belluno e di Vicenza

    Il bellunese e il vicentino sono stati teatro di molti scontri durante la Prima Guerra Mondiale.
    Tra i libri sulla Grande Guerra, ambientati in questi luoghi, possiamo consigliare “1906-1918 Un leone fra Brenta e Cismon”, la drammatica storia del forte corazzato costruito a Cima Campo di Arsiè.

    Un altro libro sulla Grande Guerra è 1915-1916 “Kaiserjager in Marmolada”, scritto da Luca Girotto grazie alle memorie dell’alpino Fritz Malcher, che ha organizzato la prima difesa sulla Marmolada durante la Grande Guerra.