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  • Al via “Imagine Bergamo” Un progetto dedicato ai giovani dai 16 ai 29 anni per promuovere processi di partecipazione attiva alla vita culturale

    È stato presentato questa mattina presso la sede ACLI di Bergamo, “IMAGINE Bergamo”, un progetto finanziato dalla Fondazione Istituti Educativi di Bergamo e nato con l’obiettivo di coinvolgere i giovani tra i 16 e i 29 anni della provincia di Bergamo nella co-progettazione e realizzazione di iniziative culturali attorno ai temi del pluralismo, della giustizia sociale e ambientale e della pace, al fine di favorire processi di cittadinanza attiva.

    Il progetto, che si articola su tre annualità dal 2022 al 2025, consisterà in un concorso al quale i giovani, divisi in piccoli gruppi e accompagnati nel percorso dalle realtà locali coinvolte, potranno partecipare elaborando una proposta artistico/culturale sui temi chiave proposti. Le migliori proposte verranno presentate e premiate nel corso di un evento culturale su larga scala, denominato “IMAGINE Bergamo”, realizzato dai giovani stessi in collaborazione con il partenariato proponente e con una fitta rete di organizzazioni attive in tutta la provincia bergamasca. Per ogni annualità, il progetto coinvolgerà come beneficiari diretti 300 ragazzi del territorio e sarà suddiviso in tre fasi principali. La prima azione consisterà in una mappatura delle realtà giovanili formali e informali da parte degli enti coinvolti e in un incontro preliminare nel quale presentare le proprie progettazioni sui temi sociali individuati. Nella seconda fase i partner accompagneranno i giovani nel percorso di sviluppo della propria idea progettuale, mentre la terza azione consisterà nell’individuazione dei progetti vincitori – quattro per ogni annualità – che verranno premiati nell’ambito di un evento diretto ad un pubblico ampio che possa prevedere la partecipazione di ospiti di rilievo del settore artistico/culturale.

    “Il progetto ‘IMAGINE Bergamo’ nasce dalla volontà di incentivare la partecipazione attiva e il coinvolgimento dei giovani bergamaschi tra i 16 e i 29 anni attorno a importanti temi sociali come il pluralismo, la giustizia sociale e la pace, argomenti quanto mai attuali. È un progetto che nasce come risposta al deficit di protagonismo dei più giovani dentro quella che definiamo la “società educante”. Il progetto ambizioso che FIEB ha deciso di organizzare e finanziare per favorire processi di cittadinanza attiva, è reso possibile soltanto grazie alla forte sinergia con partner e collaboratori che hanno deciso di fare squadra. Accompagneremo i giovani nel percorso di sviluppo di una propria proposta progettuale innovativa e la finanzieremo. Siamo speranzosi che molti giovani, operanti sia in gruppi informali che in associazioni, approfittino di questa opportunità per uscire dall’anonimato e divenire risorsa collettiva” spiega il Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, Luigi Sorzi.

    Partner della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo nelle fasi operative del progetto: Centro Formazione e Lavoro A. Grandi Soc. Coop. (ente capofila), Fondazione Diakonia Onlus e ACLI Bergamo APS.

    Aggiunge Daniele Rocchetti, Presidente di ACLI Bergamo “In questo particolare momento storico, di grandi incertezze e complessità, come partenariato di enti abbiamo deciso di porci in ascolto dei giovani e dar loro voce rispetto ai temi molto attuali della pace, del pluralismo, della giustizia sociale e ambientale. IMAGINE Bergamo intende offrire spazio, risorse e visibilità alla progettualità giovanile permettendo uno scambio con il mondo dell’associazionismo e con figure di primo piano del mondo culturale. Il progetto rappresenta un’opportunità per i giovani di mettersi in gioco e partecipare attivamente alla programmazione culturale della nostra provincia, anche in vista del decisivo appuntamento di Bergamo-Brescia Capitale italiana della Cultura nel 2023.”

    Il progetto può contare anche su una fitta rete di organizzazioni impegnate a vario titolo in ambito artistico e culturale, tra cui il Museo delle Storie di Bergamo, l’Associazione Bergamasca Bande Musicali (ABBM), il Teatro Erbamil e Fotografica festival di Fotografia Bergamo. Parte integrante della rete sono anche gruppi giovanili attivi a Bergamo sui temi della pace, della mondialità e della giustizia sociale come Fridays for future – Bergamo, la sezione bergamasca del Sermig – Arsenale della Pace di Torino e We Care – Scuola di educazione e formazione politica. Infine, il progetto può anche contare sulla collaborazione di enti attivi nell’ambito dell’educazione e formazione professionale come ABF Bergamo e AFP Patronato San Vincenzo.

  • Bando Educazione Diffusa 2022: FIEB e FACES in prima linea per contrastare la povertà educativa nei giovani

    Si è tenuta questa mattina, martedì 30 novembre, presso la sede della FACES (via A. Maj, 16D, Bergamo) e online, la presentazione del Bando Educazione Diffusa 2022, ideato e finanziato da FIEB e FACES con 50.000 euro per contrastare la povertà educativa e la marginalità sociale nei bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni. Per illustrare le finalità, le caratteristiche e le condizioni di partecipazione al bando sono intervenuti Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, e Dario Zoppetti, Presidente della Fondazione Azzanelli Cedrelli Celati e per la Salute dei Fanciulli.

    Secondo le statistiche Istat sulla povertà, torna a crescere la povertà assoluta in Italia. Dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia la povertà assoluta è aumentata raggiungendo il livello più elevato dal 2005. Il 12,5% dei minori di 18 anni vive in condizioni di povertà assoluta; ciò significa che oltre 1,2 milioni di giovani vivono in famiglie che non possono permettersi uno stile di vita accettabile. Ne consegue un profondo disagio economico che, a sua volta, si traduce in debolezza sociale e in un profondo gap educativo e scolastico, che inevitabilmente influisce anche sul futuro occupazionale dei ragazzi.

    Uno scenario emerso anche dalla recente indagine Nuove Forme Di Povertà E Marginalità Sociale In Provincia Di Bergamo, realizzata nel corso del 2020, che analizza i dati della provincia orobica e dei diversi ambiti territoriali, dove l’1,2% delle famiglie viveva in condizioni di potenziale disagio economico già prima della pandemia e con un tasso di abbandono scolastico provinciale medio del 12%, ma con punte preoccupanti oltre il 20% in alcuni territori non periferici. .

    Per questo motivo, e per la loro naturale vocazione ad aiutare bambini e ragazzi – che le contraddistingue e accomuna -, FIEB e FACES hanno deciso di intervenire tempestivamente, incentivando l’estinguersi di questo circolo vizioso che si autoalimenta: mettendo a disposizione 50.000 euro attraverso il bando Educazione Diffusa 2022, le due realtà intendono sostenere progetti concreti per rispondere fattivamente ai bisogni educativi dei giovani studenti del territorio, coinvolgendo stakeholders della comunità educante (scuole, enti locali, soggetti del Terzo Settore, organizzazioni e associazioni) e rafforzando i legami tra i membri della stessa.

     

    Il fine delle azioni promosse non sarà il beneficio materiale, ma sociale: il bando intende sostenere le risposte ai bisogni educativi che mettano allo studio programmi di educazione diffusa nel territorio, unendo contenuti ad attività pratiche, abilità e conoscenze. Vuole finanziare esperienze territoriali che coinvolgano realtà dove bambini e ragazzi possano osservare, contribuire, esprimersi; vuole premiare la capacità di ripensamento di spazi, tempi, luoghi e situazioni a misura di bambino e di ragazzo; vuole incentivare la creazione di occasioni nelle quali bambini e ragazzi possano muoversi nel loro territorio per coltivare le loro passioni, per partecipare, cooperare, rendersi utili.

     

    “Bergamo è la provincia lombarda con la maggior presenza di minori, pari al 17% della popolazione. – spiega il Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, Luigi Sorzi – Molte famiglie accusavano un profondo disagio già prima dell’avvento della pandemia, ma ora la situazione si è sensibilmente acuita. Il tema dell’educazione, caro alle nostre fondazioni, è sempre più demandato soltanto alla scuola. Con questo bando vogliamo sostenere iniziative che intervengano a favore dei bisogni educativi dei ragazzi e mettano allo studio programmi di educazione diffusa nel territorio, per rilanciare il protagonismo associativo nei territori e il ruolo della comunità educante, rafforzando i legami di solidarietà a partire dal protagonismo dei più giovani”.

     

    “Il campanello d’allarme – aggiunge il Presidente della Fondazione Azzanelli Cedrelli Celati e per la Salute dei Fanciulli, Dario Zoppettilegato alla situazione di povertà educativa e di marginalità sociale spinge le Fondazioni come le nostre a scendere in campo con un impegno concreto, trovando soluzioni pragmatiche e dirette. Bisogna investire le risorse a disposizione sulla responsabilità dell’educare adulto e connesso tra scuola, famiglia, istituzioni locali, spazi e tempi dell’aggregazione e della convivenza, arginando il più possibile fenomeni, sia quantitativi che qualitativi, legati alla povertà educativa che rendono inagibile e inattuabile il desiderio di metamorfosi del presente.”

     

    Maggiori informazioni sul bando Educazione Diffusa 2022, insieme a modalità di candidatura, partecipazione e requisiti minimi richiesti sono consultabili al seguente indirizzo: https://www.istitutieducativi.it/bando-educazione-diffusa-2022/

     

     

     

  • Inclusi ed Esclusi: le nuove povertà in provincia di Bergamo

    Nel giorno del 50°anniversario dell’IPAB Istituti Educativi, FIEB presenta il rapporto finale dell’indagine realizzata dal Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università Bicocca

     

    La Fondazione Istituti Educativi di Bergamo ha presentato oggi, martedì 16 febbraio, nel giorno del 50° anniversario dell’IPAB Istituti Educativi (divenuto FIEB nel 2003), il rapporto commissionato al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, “Nuove forme di povertà e marginalità sociale in provincia di Bergamo”.

     

    Uno sguardo attento e approfondito sulle nuove forme di povertà e marginalità sociale nella bergamasca, in un’indagine realizzata nel corso del 2020 che analizza i dati della provincia e dei diversi ambiti territoriali, sino al dettaglio del singolo comune. Il rapporto finale – presentato oggi nella sua interezza – si articola in una sezione teorica e in due sezioni di analisi: la prima di tipo quantitativo (condotta attraverso lo studio di dati e indicatori), la seconda qualitativa, realizzata mediante l’analisi di documenti programmatici e interviste ad un campione di operatori di sevizi. Obiettivo, raccogliere dati e testimonianze riguardanti le nuove forme assunte dalla povertà e dalla vulnerabilità sociale e materiale in provincia di Bergamo e le dimensioni latenti delle stesse, così da costruire basi solide – anche grazie all’esperienza maturata da FIEB nel mondo del sociale – per creare collaborazioni salde e stabili tra le associazioni del terzo settore, come già accaduto in numerose iniziative promosse dalla Fondazione stessa.

     

    “Si tratta di temi molto sentiti e purtroppo attuali, che la pandemia da Covid-19 ha inasprito. Siamo di fronte ad una gravissima emergenza sanitaria, economica e sociale: uno scenario senza precedenti che deve spingerci a cercare soluzioni concrete e mirate. Questo rapporto mostra dati preoccupanti – soprattutto per quanto riguarda i giovani e il fenomeno dei NEET, le famiglie mono genitoriali o l’occupazione femminile – e l’importanza della collaborazione tra i diversi attori. Come Fondazione ci siamo occupati più volte di queste tematiche, con bandi e iniziative volte a favorire l’occupazione e la formazione dei giovani, la lotta alle nuove povertà o l’inclusione sociale. Questa indagine ci permette di identificare ulteriori obiettivi sociali da sostenere in futuro, coinvolgendo una rete di attori – pubblici e privati – con cui collaborare” spiega Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo.

     

    IL RAPPORTO – NUOVE POVERTÀ

    L’indagine parte dall’analisi dei tre tradizionali canali di inclusione sociale: i circuiti di socialità (in primo luogo la famiglia), quelli economici (il lavoro) e quelli politici (il welfare). La povertà emerge quando un individuo o una famiglia non sono in grado di rispettare i requisiti richiesti da questi circuiti per un pieno radicamento sociale. Una situazione che ha avuto un sensibile incremento a partire dalla crisi finanziaria del 2008 e in seguito all’emergere di una nuova domanda di protezione sociale che questi tre canali hanno sempre più difficolta a soddisfare.

    “Nell’attuale società frammentata” precisa David Benassi professore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, “I principali canali di inclusione sociale hanno subito radicali cambiamenti a causa delle trasformazioni che hanno coinvolto: le strutture familiari, con la crescente instabilità e l’indebolimento dei legami familiari; il mercato del lavoro, con il conseguente aumento dell’instabilità occupazionale; il welfare-state, che ha subito un progressivo ridimensionamento della propria capacità di intervento e di adattamento alle nuove domande di protezione espresse dalla popolazione”.

     

    Rispetto al passato, quindi, quando la povertà colpiva solo alcune categorie sociali precise, il rischio di povertà è diventato più frammentato e colpisce in modo trasversale tutte le categorie, incluso il ceto medio che in passato poteva considerarsi immune dal rischio di intraprendere una traiettoria di impoverimento. Il panorama della povertà è oggi molto diversificato e accanto ai soggetti fragili tradizionali – gli anziani, le persone senza dimora, gli immigrati, le persone con dipendenze da sostanze, le minoranze discriminate, malati e disabili – sono subentrati nuovi profili: genitori single, divorziati, giovani in uscita dalla famiglia d’origine o famiglie che hanno perso l’unica fonte di reddito. L’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, con ogni probabilità aggraverà queste tendenze, peggiorando soprattutto la situazione del ceto medio.

     

    Afferma Matteo Colleoni, professore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca: “A livello generale e nel confronto con gli altri Paesi europei, l’Italia risulta caratterizzata da un’elevata diffusione della povertà, comunque la si voglia definire: povertà relativa, grave deprivazione materiale o bassa intensità occupazionale. Una condizione che nel nostro Paese assume la specificità della crescente frattura tra centro/nord e sud, dell’elevato rischio tra le famiglie con minori, del cosiddetto working poor e del forte rischio tra gli stranieri. L’analisi dei dati e degli indicatori di vulnerabilità sociale e materiale ha messo in evidenza che, come atteso, la provincia di Bergamo gode di una condizione mediamente migliore rispetto ad altri contesti del territorio nazionale e regionale, sebbene contraddistinta dalla presenza di un’elevata eterogeneità territoriale e di forme specifiche e localizzate di vulnerabilità”.

     

    Nel Rapporto si evidenzia innanzitutto il ruolo chiave della famiglia nella protezione sociale dei suoi componenti: negli ultimi anni, infatti, a causa di una serie di mutamenti demografici e socioeconomici, il suo ruolo protettivo si è indebolito, esponendo i suoi membri a un rischio maggiore di vulnerabilità.

    Le famiglie con minori sono uno dei profili maggiormente esposti al rischio di povertà a causa di un sistema caratterizzato da politiche nazionali deboli (rispetto alla media europea): nei comuni della provincia di Bergamo le famiglie con componenti tra 0-14 anni rappresentano il 22,5%, rispetto al dato regionale (21,5%) e nazionale (19,7%). Se una famiglia si trova già in una condizione di elevata vulnerabilità sociale e materiale, la presenza di uno o più minori tra 0-14 anni può impattare negativamente sulla sua capacità di garantire il sostegno dei singoli componenti.

     

    Un ulteriore fattore causa della vulnerabilità sociale e materiale è l’instabilità lavorativa. Nel rapporto si evidenzia come, in media, l’incidenza percentuale degli occupati non stabili sia inferiore nei comuni della provincia di Bergamo (11,2%), che nei comuni lombardi (11,8%) e italiani (16,4%). Tuttavia, resta diffuso il fenomeno dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti NEET Not in Education, Employment or Training. La provincia di Bergamo, infatti, presenta una percentuale superiore di giovani NEET (21,8%) rispetto alla Lombardia (18,6%), uno scarto di 3 punti percentuali che, in valore assoluto, connota negativamente la nostra provincia (sebbene il fenomeno sia inferiore al dato medio nazionale molto elevato e pari al 25,7%).

     

    Il territorio della provincia di Bergamo si caratterizza anche per la compresenza di aree caratterizzate da diversi livelli di centralità/perifericità per l’alternarsi di zone di montagna, che hanno un peso relativo molto forte, e di pianura nelle quali l’accessibilità alle opportunità territoriali è differente. Come evidenziato dalla classificazione delle Aree Interne dell’Agenzia per la Coesione Sociale (SNAI – Strategia Nazionale Aree Interne), a livello regionale, Bergamo registra una quota significativamente elevata di comuni in posizione di perifericità rispetto all’accessibilità a servizi fondamentali per la qualità della vita della popolazione (circa il 15% rispetto al 10% regionale). Tra questi l’accesso alla banda ultralarga: secondo i dati raccolti, la media degli edifici raggiunti dalla connessione in provincia (1,95%) è significativamente inferiore a quella regionale (4%) e nazionale (13,31%). La presenza di vaste aree del territorio ancora escluse dal servizio si traduce nella minore capacità di inclusione nel mondo delle opportunità offerte dal digitale, non per ultime quelle legate alla didattica e alla formazione che, durante la pandemia, hanno permesso di dare continuità ai servizi e di contenere l’isolamento e la solitudine imposti dal lockdown.

     

    Conclude Colleoni Oggi la grande differenza è fra ‘inclusi’ ed ‘esclusi’, i secondi sono coloro che, non inseriti nei circuiti di reciprocità, del mondo del lavoro e delle istituzioni del welfare, rimangono invisibili. Una condizione di invisibilità che è stata spesso citata nelle interviste fatte agli operatori del territorio. Il nostro sistema di welfare si appoggia sul presupposto del buon funzionamento delle reti familiari e dei circuiti lavorativi: laddove si verifica un peggioramento delle prime si hanno conseguenze negative sui secondi, e viceversa. Questo è un fenomeno che si sta diffondendo sempre di più e che richiede analisi attente e interventi mirati ed efficaci”.

     

    LE SOLUZIONI

    Le interviste rivolte agli operatori dei servizi hanno messo in evidenza temi quali la frammentazione degli interventi e – al contempo – la presenza di una tradizione di buona collaborazione tra gli attori che compongono la fitta rete di istituzioni pubbliche e private del territorio. Sono numerosi gli interventi di contrasto alla povertà e di contenimento della vulnerabilità sociale e materiale, di così come la quantità di risorse disponibili, ma la frammentazione dei canali di sostegno spesso ne vanifica l’efficacia. La difficoltà di fare sistema nelle politiche sociali tra Stato, Regioni, Ambiti e Comuni è un tema chiave.

    Risulta dunque indispensabile il contributo del Terzo Settore e delle molteplicità di realtà affinché agiscano sul territorio e riescano “a fare sistema”. “Emerge dunque – conclude il Presidente Luigi Sorzi – la necessità di un disegno generale di programmazione tra pubblico e privato sociale che abbia un respiro più ampio e un orizzonte temporale maggiore. Di primaria importanza la valorizzazione della prossimità dei servizi, che permetta un’azione mirata sul territorio; un welfare di comunità in cui le reti sociali prevengano il disagio e le situazioni di vulnerabilità e fragilità”.

     

    Per informazioni: www.istitutieducativi.it

     

     

  • Nuova vita per il complesso di Santo Spirito

    La Fondazione Istituti Educativi dà il via al progetto di riqualificazione del complesso di via Tasso che darà nuova vita all’ex hotel Commercio e all’ex sede dell’Archivio di Stato. I luoghi della memoria dal grande valore storico e artistico vedranno la nascita di un hotel gestito dal GRUPPO HB HOTELS ispirato dalla passione per l’accoglienza e l’ospitalità.

     Bergamo, 20 gennaio 2021 – Un luogo dal grande valore storico e artistico, ma anche un simbolo della città di Bergamo tornerà – dopo anni di abbandono – ad essere fruibile dall’intera cittadinanza. La Fondazione Istituti Educativi di Bergamo ha infatti presentato oggi, mercoledì 20 gennaio, il progetto di riqualificazione del compendio immobiliare di Santo Spirito, che comprende l’ex hotel Commercio e l’ex sede dell’Archivio di Stato. Un progetto studiato per integrarsi con il tessuto storico del quartiere, soprattutto con la contigua chiesa di Santo Spirito e che prevede un corposo recupero conservativo del patrimonio artistico e architettonico esistente, affinché torni ad essere fruibile non solo per gli ospiti della nuova struttura, ma per tutti i bergamaschi.

    La struttura finale di grande pregio, avrà come destinazione d’uso quella ricettivo alberghiera che sarà gestita del GRUPPO HB HOTELS che inizierà la propria attività. Una sfida che si inserisce all’interno di un contesto, quello che stiamo vivendo, che sta mettendo il settore turistico in forte crisi, ma che vede la Fondazione Istituti Educativi, e i futuri gestori, coesi nell’avanzamento dei lavori.

    A presentare il progetto alla stampa, Luigi Sorzi, Presidente Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, Mauro Bonomelli, Consigliere Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, Mara Garatti, Architetto progettista, Roberta Grazioli, restauratrice, Beatrice Bolandrini, conservatore della collezione di Opere d’arte della Fondazione e Matteo Zambanini amministratore delegato del GRUPPO HB HOTELS.

    “Questo progetto nasce con lo scopo di dare nuova vita e riqualificare degli spazi dal grande valore storico per la nostra città che purtroppo hanno vissuto anni di degrado e abbandono. Il recupero dell’ex hotel Commercio, dell’ex sede dell’Archivio di Stato e dello splendido e attualmente fatiscente Chiostro di Santo Spirito, saranno funzionali anche al quartiere, favorendone il popolamento e la crescita economica grazie alla nuova struttura ricettiva che ospiterà turisti e ospiti in visita alla città. Allo stesso tempo vogliamo restituire alla città opere artistiche che il tempo e l’incuria hanno in parte compromesso e che sono a magazzino dal 1926” spiega Luigi Sorzi, Presidente di Fieb. “Recuperare parte degli antichi intonaci decorati, così come i bellissimi cornicioni in cotto cinquecenteschi occultati da strati di tinteggiature e i diversi dipinti e affreschi, rappresenta la volontà della Fondazione di valorizzare il patrimonio storico e artistico della città ma anche di renderlo di nuovo trasmissibile attraverso la storia del luogo. Questo intervento permette infatti di restituire alla città un luogo antico, ricco di storia, di memoria e di un patrimonio artistico purtroppo quasi dimenticato. Il complesso di Santo Spirito si trova in un luogo strategico della città e fa parte di uno dei quartieri più caratteristici: un simile intervento mette al centro i temi della riqualificazione, della valorizzazione degli spazi e della rigenerazione urbana, oggi più che mai di primaria importanza” continua Mauro Bonomelli, Consigliere degli Istituti Educativi.

    La struttura ricettiva sarà gestita dal GRUPPO HB HOTELS, società che oggi gestisce svariate strutture ricettive e che è stata selezionata attraverso un avviso pubblico di manifestazione di interesse della Fondazione. “Abbiamo creduto in questo progetto fin da subito: essere nel cuore della città all’interno di un palazzo storico di così alto valore, permette di dare ai propri clienti, sia del segmento leisure che di quello business, un luogo intimo e allo stesso tempo di una grandezza e forza artistica che va a completare la visita della città e l’ospitalità nel suo complesso. In aggiunta all’albergo, il progetto prevede la realizzazione di un bar aperto anche ai clienti esterni: un’area di convivialità e ritrovo per tutti i cittadini di Bergamo, dove poter vedere e apprezzare il lavoro di recupero e riqualificazione di questa bellissima struttura. La situazione attuale che stiamo vivendo sta modificando le nostre abitudini e il settore in questo momento sta soffrendo, ma siamo certi che nei prossimi mesi, passo dopo passo, con cautela, potremo tornare a godere di queste bellezze storiche. Insieme alla Fondazione stiamo mettendo grande impegno e passione in questo progetto che, una volta completato, speriamo sarà apprezzato da tutti i cittadini di Bergamo.” dichiara l’amministratore delegato del GRUPPO HB HOTELS, Matteo Zambanini.

    Importante l’intervento che unirà i due corpi di fabbrica esistenti ampliando la funzione alberghiera anche agli spazi dell’ex archivio di Stato. “Uno degli elementi qualificanti del progetto è il rinnovamento degli spazi dell’ex convento che con la nuova funzione consente un’importante e ampia fruizione degli interni, in particolare per quanto riguarda la pregevole sala al piano terra, un tempo usata come sala convegni dell’ex Archivio di Stato, e che nel progetto acquista la destinazione d’uso di sala ristorante per gli ospiti dell’albergo, mantenendo intatti gli spazi attuali. Ai piani superiori saranno collocate le camere dell’albergo e verranno mantenuti i corridoi voltati di grande pregio architettonico. Per il piano interrato il progetto prevede anche la creazione di una piccola SPA” racconta l’Architetto progettista, Mara Garatti.

    Il progetto, rispettando le ripartizioni murarie originali, compreso i solai voltati, prevede il mantenimento dell’ingresso “storico” dell’albergo da Via Tasso per l’attività di bar, le sale bar e lounge bar, nonché la sala d’attesa.

    Strettamente correlate le operazioni architettoniche con i lavori di restauro, nel salone principale sarà infatti ricollocato il ciclo pittorico risalente al 1521, costituito da quattordici vele monocrome raffiguranti le Storie della vita di Sant’Agostino, il Cristo Risorto e – nelle sezioni laterali – Angeli con i simboli della passione.

    Un lavoro di restauro certamente complesso “progettato con criteri rispettosamente conservativi e che presenta non poche criticità dettate dalle difficoltà imposte dalle tecniche esecutive, da un degrado estremamente diffuso e variegato e dal desiderio, assunto come principio guida, di stabilire un dialogo vivo, efficace e coerente tra ciò che è sopravvissuto e il contesto senza incorrere in operazioni asettiche di pura archeologia” continua la restauratrice Roberta Grazioli. Gli interventi di restauro “riguarderanno il recupero delle preesistenze storiche lapidee e ad intonaco e il restauro dell’intero ciclo pittorico del salone. Proprio il salone rappresenta la volontà della Fondazione di trasmettere e rendere attuale la storia del luogo, restituendo alla città opere quasi completamente dimenticate e scomparse a causa di interventi pesanti e irrispettosi portati avanti negli anni” conclude la Dott.ssa Beatrice Bolandrini, conservatore della collezione di Opere d’arte della Fondazione.

  • A Bergamo nasce l’Hotel Sociale, un aiuto per i soggetti fragili e in difficoltà

    Un progetto unico nel suo genere, che vede la stretta collaborazione di tre realtà del territorio: la Residenza del Borgo – soggetto promotore dell’iniziativa – la Fondazione Istituti Educativi di Bergamo e la Cooperativa Sociale Namastè. Si tratta dell’“Hotel Sociale”, una struttura che offrirà spazi residenziali a persone fragili che hanno bisogno di essere reinserite nella società e che hanno la necessità di essere aiutate e guidate nel mondo del lavoro.

    Gli spazi adibiti per il progetto saranno quelli dello stabile di Via Borgo Santa Caterina 41, di proprietà della Fondazione Istituti Educativi e oggi in gestione alla Residenza del Borgo che – dal 2018 – ne ha fatto una struttura ricettiva alberghiera per turisti, italiani e stranieri in visita alla città. Un progetto innovativo che affianca turismo e sociale, il cui motto è “il luogo della casa, la casa del lavoro” a testimonianza dell’intenzione d’integrare accoglienza e mondo del lavoro ma anche continuare a fare impresa creando un valore aggiunto per il quartiere. “La nostra idea per superare la crisi del settore è quella di creare un nuovo modello di impresa, creativo e innovativo. Come per ogni progetto, il tessuto territoriale in cui si va ad inserire è determinante per delinearne le potenzialità e le possibili reti: Borgo Santa Caterina è territorio ricco di iniziative, con un forte senso di appartenenza dei suoi abitanti, potremmo dire il quartiere della città che per collocazione e tradizione più interpreta l’idea di borgo quale terreno fertile per lo sviluppo di politiche sociali comunitarie. Mixare il tutto dando un contributo sociale alla comunità, è quel cocktail innovativo, sano e assolutamente necessario che vuole essere da esempio ad un paese sempre più in difficoltà e che necessita di nuovi modelli di business virtuosi e sostenibili” spiegano i soci titolari di Residenza del Borgo.

    Fondamentale dunque il tessuto territoriale nel quale l’Hotel Sociale andrà ad inserirsi ma anche la collaborazione con la Cooperativa Sociale Namastè, che dal 2001, si prende cura delle fragilità, delle persone con disabilità, disagio psichico, anziani, minori e adolescenti, sviluppando progetti che favoriscono il loro inserimento lavorativo. “Una parte degli spazi destinati all’ospitalità saranno infatti dedicati a soggetti fragili a cui verranno affiancate delle figure educative, che si occuperanno della formazione anche lavorativa degli ospiti. Ospiti che saranno inoltre coinvolti in attività lavorative sia all’interno della Residenza che nel quartiere o nelle zone limitrofe” racconta Antonio Bertoncello, Direttore della Cooperativa Sociale Namastè.

    Territorio, accoglienza, lavoro e formazione sono i protagonisti di un progetto che rispecchia i valori e i punti cardine perseguiti dalla Fondazione Istituti Educativi, partner dell’iniziativa.  “L’emergenza da Covid 19 ha prodotto effetti devastanti sul tessuto economico-sociale dell’intero Paese, rendendo necessario riadattare questo spazio per adeguarsi alle esigenze del territorio. In questi ultimi mesi il numero di persone fragili, bisognose, in cerca di un lavoro o di una sistemazione è drasticamente aumentato a causa degli effetti prodotti dall’emergenza da Covid-19. Tutto questo ha spinto i gestori della struttura di proprietà FIEB a trovare una soluzione innovativa per utilizzare gli spazi recentemente ristrutturati. Nel periodo più buio del lockdown i gestori avevano già dimostrato una notevole sensibilità, ospitando personale infermieristico esterno dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII a prezzi calmierati” conclude Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo.

     

    Per informazioni:

    [email protected]

    www.istitutieducativi.it

  • Bergamo riparte dalla fratellanza

    Unomaggio alla terra bergamasca, duramente colpita dall’emergenza da Covid-19, in una serata dedicata al tema della solidarietà e della fratellanza: questo l’obiettivo di “Bergamo riparte dalla fratellanza” una serata organizzata dalla Fondazione Istituti Educativi insieme al Festival Fare la Pace, l’Associazione Il Porto, Confcooperative, Happening delle Cooperative, Comune di Mozzo, Fondazione Chizzolini, Piano City for Peace e inserita all’interno della rassegna “Lazzaretto on stage”, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo.

    L’evento che si terrà venerdì 17 luglio alle ore 21.30 presso il Lazzaretto di Bergamo, ospiterà il pianista siriano Aeham Ahmad, conosciuto come “Il pianista di Yarmouk”.

    “Ospite d’onore della serata sarà Aeham Ahmad, la cui storia è iniziata suonando sotto i bombardamenti della Guerra civile in Siria. Con questo evento vogliamo lanciare un messaggio di pace e raccontare il coraggio e la forza di volontà di questo artista e del suo popolo, ma anche della terra bergamasca, duramente colpita dall’emergenza da Covid – 19, che ha saputo rialzarsi e dimostrare ancora una volta la sua forza e la sua compostezza”spiega Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo.

    “In tutto il mondo, la grande compostezza dei bergamaschi nel corso di questa pandemia è stato un esempio: per questo è grande motivo di orgoglio per me esibirmi in un concerto proprio qui a Bergamo. La musica è un mezzo potentissimo: infonde coraggio, avvicina le persone, unisce i popoli. Con la mia musica voglio portare serenità e spensieratezza a questa città e a tutti i bergamaschi che tanto hanno sofferto”spiega il pianista siriano Aeham Ahmad.

    Conduce la serata Michele Marinini. Il concerto inizierà alle ore 21.30, l’ingresso al Lazzaretto è previsto dalle 20.30.

    Sabato 18 luglioalle ore 10presso la “Porta del Parco”(via Masnada 25, Mozzo), Aeham Ahmad presenterà il suo libro “Il pianista di Yarmouk”. Libro in cui racconta la sua storia: l’infanzia in una Siria ancora in pace, l’inizio delle rivolte preludio di una guerra terribile, la fuga per la stessa via battuta da migliaia di disperati. Un lungo e pericoloso viaggio via terra, la drammatica traversata del Mediterraneo, le insidie della rotta balcanica. Fino alla nuova vita in Germania, dove ha realizzato il suo sogno di artista di esibirsi nelle più famose sale concerti. Per registrarsi all’evento è necessario scrivere una mail a [email protected]

  • Bando “Nuove economie di comunità” la pandemia Covid-19 non ferma il lavoro della Fondazione Istituti Educativi

    500 mila euro destinati alla diffusione di una cultura dell’integrazione, per il miglioramento della convivenza civile, la coesione sociale e il miglioramento delle condizioni di vivibilità del territorio e della comunità, la valorizzazione delle risorse ambientali locali, la tutela del comparto agroalimentare locale della filiera corta e la promozione dei principi dell’economia sociale e solidale e della sostenibilità ambientale. Fondi messi a disposizione dalla Fondazione Istituti Educativi di Bergamo attraverso il bando “Nuove economie di comunità”, che ha selezionato i 10 progetti meritevoli del finanziamento, per un totale di 90 soggetti partner, con un’attenzione particolare alla fascia più vulnerabile della società che, a causa della pandemia, è tra le più colpite dalla crisi. Un bando che ha visto la partecipazione di ben 30 progetti con il coinvolgimento di più di 200 soggetti.

    Tre gli ambiti di intervento: “territori smart land”, “cultura di sistema e alleanze generazionali” e “economie trasformative e circolari” in cui i progetti dovevano rientrare, fondamentale inoltre la capacità di fare rete sul territorio con enti, associazioni o strutture partner. Finanziamenti significativi che attualizzano gli scopi statutari della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo (FIEB) individuati nella qualità della vita, nella marginalità sociale, nel diritto/dovere di istruzione e formazione e nello sviluppo della persona umana. Una nuova tappa nella lunga storia della Fondazione in stretto rapporto con l’economia della terra e della comunità.

    “Abbiamo scelto i progetti più innovativi e capaci di coinvolgere il maggior numero di soggetti sociali. Diversi progetti hanno mostrato di avere un impatto positivo dal punto di vista dell’occupazione e dell’inclusione di soggetti svantaggiati ovvero la tutela e la valorizzazione del comparto agroalimentare locale. Obiettivo della FIEB, attraverso questo bando, è sostenere e promuovere lo sviluppo di un sistema economico locale solido, solidale e sostenibile” spiega Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo “Nonostante l’emergenza da Covid-19, abbiamo deciso di onorare il nostro impegno per la provincia Bergamasca, per tutelare le peculiarità e le tipicità di un territorio operoso, dinamico e pronto a ripartire con grande forza. Alcuni dei progetti, avranno rilevanza anche nell’ambito della ripartenza economica post emergenza, e quindi per noi hanno un grande valore aggiunto” conclude Sorzi.

    Tra i progetti assegnatari, “Migrantour a Bergamo: i nuovi cittadini raccontano il territorio” proposto come capofila dalla Coop. Impresa sociale Ruah S.C.S, che si propone l’obiettivo di valorizzare il turismo esperienziale con un forte coinvolgimento dei giovani migranti e “Una rete per costruire una economia della persona e della sostenibilità” proposto come capofila dal Biodistretto dell’Agricoltura Sociale di Bergamo, con l’intento di creare un Distretto dell’Economia sociale e solidale provinciale. “Relazioni in prova, relazioni in scena” proposto come capofila da Cea Servizi si occupa di sensibilizzare sul tema dell’apicoltura e dell’orticoltura; “Il recupero delle eccedenze alimentari verso una nuova sostenibilità” proposto come ente capofila da Coop. Namastè coinvolge rete di supermercati e numerosi volontari, anche nel mondo della disabilità mentre “Le 5 R: recupero, riuso, riciclo, riutilizzo risorse” proposto come ente capofila da Associazione Diakonia lavora per dare nuova vita ad oggetti riciclati. Cinque infine i progetti trasversali a più ambiti: “I mercati degli agricoltori per il benessere della comunità” proposto come ente capofila da Promoisola, progetto multiarea con più azioni e ricaduta nel territorio Isola Bergamasca; “Nutrire relazioni per sostenere il futuro” proposto come ente capofila da Ca’ Al del Mans, quale progetto innovativo per la Valle Brembana; “Proposte di turismo sostenibile delle terre alte del Sebino settentrionale” proposta dall’ente capofila Associazione Bossico Borgo Diffuso, quale progetto turistico innovativo per l’area del Sebino; “Cre-attivi per natura” proposto come ente capofila dalla Coop. Città del Sole, quale migliore progetto di creazione di collaborazioni e partnership nell’ambito dell’economia circolare; “Giro-Tondo” proposto come ente capofila da Azienda Bergamasca Formazione, quale migliore progetto multiarea con focus formazione nell’ambito agroalimentare.

    “Il bando sulle nuove economie di comunità – dichiara il consigliere Matteo Rossiha portato in evidenza una realtà fortemente presente sul nostro territorio che cerca di promuovere ogni giorno un’economia che metta al centro la persona, l’ambiente e la comunità anziché il profitto e lo sfruttamento delle risorse naturali. E’ una risposta chiara alla domanda di senso che molte persone si pongono – dopo questa crisi – con la speranza di poter costruire un nuovo modello di sviluppo, ed è la strada giusta sulla quale costruire il rinascimento del nostro territorio, mettendo al centro quei valori che durante la crisi ci hanno dato la possibilità di rimanere uniti come comunità bergamasca”. 

     

    I progetti saranno presentati in un webinar mercoledì 10 giugno alle ore 20.30. Per partecipare alla presentazione https://www.istitutieducativi.it/bandi-contributi/

  • Il convegno: Adriano Olivetti per un’impresa tra democrazia economica, etica, bellezza

    Un uomo guidato da una forte ispirazione etica e religiosa, un imprenditore visionario, che ha promosso qualità e bellezza dei prodotti unitamente a efficienza e valorizzazione delle persone che lavorano, con un’idea innovativa d’impresa, non solo  fabbrica, ma luogo di cultura, aggregazione, formazione e comunità. Una figura la cui conoscenza può ispirare chi oggi si confronta con i drammatici problemi della compatibilità tra sviluppo economico e sostenibilità sociale e ambientale. Questo è quanto emerso nel convegno “ATTUALITÀ DI ADRIANO OLIVETTI, per un’impresa tra democrazia economica, etica, bellezza”, promossa dall’Associazione Etica Sviluppo Ambiente – Adriano Olivetti, in collaborazione con la Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, il Centro di Etica Ambientale e il Bio-Distretto dell’Agricoltura Sociale, tenutosi quest’oggi presso l’Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo.

    L’iniziativa si è proposta di raccontare a un pubblico di giovani – la sala era affollata dagli studenti di alcuni istituti superiori di Bergamo e provincia –  una tra le figure più significative e attuali della storia civile e industriale italiana. Il convegno di oggi sarà seguito da attività di formazione nelle classi.

    Nel corso del convegno sono intervenuti Marco di Marco (Direttore Associazione Etica Sviluppo Ambiente – Adriano Olivetti), Graziella Rota (Referente Cultura Scientifica e Ambiente U.S.T. Ambito di Bergamo), Marco Redolfi (Consigliere provinciale), Paola Morganti (Ordine degli ingegneri), Luciano Valle (Presidente Centro di Etica Ambientale e dell’Associazione Olivetti), Claudio Bonfanti (Presidente Bio-Distretto dell’Agricoltura Sociale di Bergamo), Francesco Lino Bianchi (Segretario generale della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo), e Nerio Nesi (Presidente della Fondazione Cavour).

    La presenza e le parole di Nerio Nesi hanno suscitato grande emozione e interesse. A 94 anni compiuti, l’uomo che ha partecipato in posizioni chiave alla storia economica d’Italia, ha ricordato con lucidità e, in qualche passo commozione, Adriano Olivetti, del quale fu importante collaboratore e poi esecutore testamentario. Ha consentito ai presenti di avere una visione non solo professionale e pubblica, ma anche privata e umana della figura di Olivetti.  Nerio Nesi ha ricordato la sua esperienza nell’aziendale come la famiglia Olivetti e la storia dell’azienda siano stati fondamentali per il Canavese e Ivrea. Adriano Olivetti, per la sua visionarietà e le sue concrete realizzazioni nel conciliare industria società ambiente e territorio  è stato un precursore per l’Italia di allora e un modello per l’Italia di oggi. Il Presidente della Fondazione Cavour ha concluso il suo intervento con un accorato incoraggiamento: “Non abbandonate mai l’ottimismo, avete il dovere di essere ottimisti, di avere il coraggio di credere in ciò che fate e studiate”.

    Luciano Valle, Presidente del Centro di Etica Ambientale e dell’Associazione Olivetti, ha sottolineato la grande attualità della figura di Olivetti anche nella società odierna, paragonando la lotta e i temi di Greta Thunberg alle parole e ai pensieri di Adriano Olivetti spiegando come “Già negli anni 50 Adriano Olivetti non parlava di ambiente, ma sosteneva che il mondo e la società stavano male, entrambe necessitavano di un’immensa rivoluzione mentale, culturale morale e spirituale. Adriano Olivetti, ingegnere nel mondo della scienza e della tecnica, ha messo al centro la sua fabbrica e chiama a sé il mondo per dichiarare che era arrivato il momento di cambiare e innovare.”

    Parte della manifestazione ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo dell’impresa e delle professioni, impegnati a ragionare sull’attualità della lezione di Adriano Olivetti e a discutere sul rapporto tra etica e tecnica, tra società civile e impresa, anche con riferimento alla realtà sociale economica e culturale della provincia di Bergamo. Sono dunque intervenuti Alberto Brivio (Presidente di Coldiretti Bergamo), Angelo Carrara (Vicepresidente di Confartigianato Bergamo e Presidente di Bergamo Sviluppo), Gianpaolo Gritti (Presidente dell’Ordine degli Architetti di Bergamo), Massimo Monzani (Vicepresidente di Confcooperative Bergamo) e Erminio Salcuni (Direttore di ABF Bergamo).

    A condurre l’evento – che ha avuto il patrocinio di Provincia di Bergamo, Comune di Bergamo, Coldiretti Bergamo, Ance Bergamo, Confartigianato Bergamo, Confcooperative Bergamo, Ordine degli Architetti di Bergamo, Bergamo Sviluppo e A.B.F. – Michele Marinini, che ha accompagnato i lavori leggendo brani di Adriano Olivetti.

  • La Fondazione Istituti Educativi da nuova vita agli spazi della sede cittadina

    Un altro piccolo passo per rilanciare la zona tra via Tasso e via Pignolo: la Fondazione Istituti Educativi ha scelto di dare nuova vita agli spazi della sede storica e di tenerla viva con eventi e iniziative: dopo l’edizione estiva Vivi il Chiostro fortemente voluta dalla Fondazione, anche gli spazi hanno subito una riqualificazione. Nello specifico, per sottolineare l’importanza del benessere dei dipendenti, è stato eseguito un intervento di riqualificazione degli uffici per mantenere e conservare gli spazi originari, distribuendoli in modo più funzionale ed efficiente.

    Il progetto di ristrutturazione della sede è nato dall’idea di trasformare gli spazi in luoghi moderni, freschi e produttivi, che trasmettano i valori della Fondazione e che diano maggiore attenzione alla funzionalità e alla produttività, oltre che all’accoglienza. Un secondo obiettivo è quello di rivitalizzare la zona, creare luoghi di ospitalità per ritrovi e iniziative.

    La riqualificazione della Fondazione non riguarda solo gli spazi fisici della sede, ma arriva a seguito della prima edizione di Vivi il Chiostro, un’iniziativa che ha visto durante l’estate il susseguirsi di eventi musicali e teatrali, appuntamenti con autori, e iniziative di sensibilizzazione sui temi d’attualità e si inserisce all’interno del più ampio percorso di cambiamento che vede aggiornare l’identità della fondazione con l’obiettivo di mantenere e trasmettere i valori della Fondazione, integrandoli con nuove necessità e bisogni attuali.

    Il presidente Luigi Sorzi afferma “Come Fondazione Istituti Educativi crediamo che perdere le funzionalità e la vivacità del centro cittadino comporti un gravissimo danno per la società di oggi ma soprattutto per il futuro. In questo nostro percorso di rivitalizzazione degli spazi non potevamo certo non pensare anche al benessere dei nostri dipendenti e all’accoglienza dei nostri spazi. Un intervento che tiene conto della storia e del prestigio di FIEB, valorizzando anche il patrimonio artistico presente in sede”.

  • Interventi strutturali e un nuovo modello educativo per la scuola Benvenuti di Bergamo

    La scuola dell’infanzia Alessandra Benvenuti rinasce a nuova vita, grazie all’impegno della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, che è subentrata alla vecchia fondazione, recentemente estinta, e ha dato il via ad una profonda ristrutturazione dell’edificio. I lavori strutturali che termineranno a fine agosto, permetteranno alla scuola di essere operativa già i primi giorni di settembre, garantendo il normale svolgimento delle lezioni.

    Il vero rilancio della scuola passa però attraverso l’attuazione di un nuovo modello educativo che vedrà l’introduzione di strumenti didattici che saranno alla base di questo nuovo, grande ed innovativo progetto con l’obiettivo di creare una scuola di comunità, in cui i bambini possano crescere ed imparare a stretto contatto con la natura, favorendo l’incontro e il confronto con il territorio. “Sarà il primo istituto in città di Bergamo a mettere in atto un modello simile, con docenti preparate e formate sul tema specifico. È un progetto in cui crediamo molto. Da sempre formazione, istruzione e territorio sono punti focali del nostro impegno e rilanciare la scuola Benvenuti è una sfida che vogliamo vincere. L’impegno economico per la Fondazione è stato rilevante, ma siamo convinti che il modello educativo innovativo che verrà seguito in questa realtà sarà d’esempio per tante altre scuole bergamasche e aiuterà i bambini a crescere in modo più consapevole rispetto al tema dell’emergenza climatica” commenta Luigi Sorzi, Presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo.

    Una collaborazione quella tra la Fondazione Istituti Educativi e il Consorzio Solco Città Aperta iniziata lo scorso settembre che, come spiega Matteo Taramelli, responsabile settore infanzia del Consorzio Solco Città Aperta, dal 2016 all’interno della scuola per la riorganizzazione pedagogica, parte con prospettive precise “l’obiettivo di questo percorso è mettere al centro il bambino, stimolandone la curiosità con attività all’aperto e con giochi naturali, di riciclo e auto-costruiti. Proprio la collocazione pedecollinare e gli elementi naturali che caratterizzano l’edificio, saranno il punto di partenza per rilanciare la scuola. L’intenzione è quella di procedere verso la costruzione di un progetto di pedagogia naturale, con lezioni all’aperto, il predominio di materiali naturali e l’eliminazione di giochi in ferro o plastica”.

    Movimento, libertà, interazione con la natura, osservazione e curiosità sono le parole chiave di questo percorso, che ha previsto anche un’attenta formazione del personale della scuola grazie alla collaborazione con la prof.ssa Monica Guerra, docente di pedagogia presso l’Università Bicocca di Milano e socia fondatrice dell’associazione “Bambini e Natura”, ente che si occupa di formazione specifica sul tema dell’educazione in contesti naturali e che mette al centro temi come la percezione sensoriale, i legami ecologici, il rispetto per l’elemento naturale e la conoscenza di piante e animali nel loro ambiente in una società in cui sempre più bambini vivono una vita sedentaria e isolata a causa della tecnologia.

    La scuola dell’infanzia Benvenuti accoglie oggi 66 iscritti totali, suddivisi in tre sezioni, di cui due dedicate alla scuola dell’infanzia per bambini dai 3 ai 6 anni e una sezione primavera per accogliere bambini dai 2 ai 3 anni, con l’intento di rendere il complesso scolastico sempre più d’interesse per le famiglie grazie alla propria attenzione alla formazione e al rispetto dell’ambiente.

  • Formazione PA: 5 mesi di “Mente locale”

    Si è tenuta quest’oggi presso la sede della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo la conferenza stampa di bilancio del progetto “Mente Locale”, organizzata dalla Fondazione insieme all’Istituto di Direzione Municipale di Bergamo, co-promotore del progetto.

    “Mente Locale”, che ha il patrocinio dell’Università degli Studi di Bergamo, della Provincia di Bergamo e dell’Associazione dei Comuni Bergamaschi è il piano di formazione dedicato a tutti i Comuni della provincia di Bergamo, alla luce della riforma degli enti locali che ne ha rivoluzionato il ruolo. Enti locali non più esclusivamente soggetti esecutori di norme, ma dotati di forte autonomia che implica maggiori responsabilità in capo agli Amministratori. “Mente Locale” fornisce dunque ai Comuni, soprattutto ai più piccoli, gli strumenti per affrontare gli aspetti tecnici, operativi e di adempimento della pubblica amministrazione.

    Al progetto hanno aderito circa 90 Comuni e altri Enti (Unioni, Comunità Montane), raggiungendo quasi 1700 partecipazioni ai 24 moduli formativi.

    “Siamo molto soddisfatti per i risultati ottenuti in questa edizione di Mente Locale di cui siamo co-promotori. Gli enti locali, soprattutto i comuni piccoli e medi, sono sollecitati da spinte di tipo normativo, economico, sociale e devono rispondere in modo veloce e competente alle esigenze del territorio. Questo piano di formazione fornisce gli strumenti necessari per affrontare in modo tecnico e operativo ogni situazione o adempimento. Tra gli scopi fondamentali della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo rientra il diritto/dover di istruzione e formazione, per questo abbiamo aderito a questo importante progetto per la nostra comunità, che ha ottenuto tra i partecipanti un livello di gradimento elevato per la sua capacità di rispondere alle esigenze del territorio” ha evidenziato Luigi Sorzi, Presidente Fondazione Istituti Educativi di Bergamo.

    Numero dei partecipanti, comuni coinvolti e tematiche trattate sono poi state relazionate dal Dott. Riccardo Sonzogni, Direttore dell’Istituto di Direzione Municipale.

    «È stata un’iniziativa di grande successo, soprattutto rispetto al raggiungimento degli obiettivi didattici affrontati da 15 docenti specializzati durante i 24 moduli formativi – ha commentato Sonzogni – Da dicembre 2018 ad aprile 2019 hanno aderito 1700 utenti. Questi numeri, insieme all’alto livello di gradimento raccolto a margine dei seminari, ci conferma che il progetto sta seguendo la giusta direzione ed è un primo strumento utile per rispondere ai bisogni dei degli amministratori, condivisi da oltre 90 realtà – tra comuni e enti – attive sul territorio».

    Sono intervenuti inoltre Gianfranco Gafforelli, Presidente della Provincia di Bergamo, Claudio Cancelli, delegato a edilizia e programmazione scolastica della Provincia di Bergamo, e per l’Università degli Studi di Bergamo Fulvio Adobati, prorettore delegato ai rapporti con enti e istituzioni pubbliche del territorio, che ha raccontato il coinvolgimento dell’Università e i contenuti formativi del corso.

    In conclusione, Gabriele Riva, Consigliere della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa per i piccoli comuni i cui Amministratori sono spesso costretti ad affrontare un gran numero di problematiche con pochi mezzi a disposizione.