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  • FIDCA Udine alla inaugurazione monumento IPA -Gorizia a Lucinico

    Il giorno 11 Dicembre 2021 a Lucinico e’ stato inaugurato il primo monumento IPA in ITALIA  in Ricordo dei Caduti di tutte le Forze dell’Ordine.

    La volontà di fare costruire questo monumento è stata del Presidente del Comitato di Gorizia Cav. Camillo  Belli, un impegno delicato a cui si e’ impegnata anche tutta la struttura dirigenziale dell’IPA di Gorizia.

     

    All’inizio della Cerimonia è giunta la triste notizia, che  un Poliziotto di Udine-Polizia Stradale- ad Amaro (UD), aveva perso la vita,  mentre effettuava i rilievi di un incidente stradale, travolto da una  autovettura

    La FIDCA di Udine anche con  doppia rappresentanza individuale ha partecipato con gli amici-soci:il presidente FIDCA Udine: Quattrocchi Antonello, Giuseppe Troilo Maresciallo dell’A.M.,il vice-presidente Valter Bortolotti, il nuovo referente provincia di Trieste della FIDCA  Mario Milazzi Tenente E.I

     

    L’IPA di Gorizia svolge anche grandi impegni di solidarietà sociale, sostiene il volontariato sia locale che non, svolge impegni solidali sia in ambito locale  che provinciale che regionale che nazionale ed internazionale.

    La FIDCA appoggia le iniziative che l’IPA di Gorizia attua e riconosce la sensibilità umana sia del presidente Belli che di tutti gli appartenenti alla IPA locale.

    Alfiere della cerimonia e’ stato l’amico Mario Milazzi ed alla fine della stessa gli e’ stata comunicata la lettera di riconoscimento e referenzialità  concordata con la Presidenza Nazionale FIDCA dottor Cav. Eugenio Montalto  per la provincia di Trieste e nel contempo all’amico Guerrino Demarchi la referenzialità per la provincia di Gorizia,Alfiere della FIDCA l’amico Valter Bortolotti.

    Molte le Associazioni presenti fra cui Gaetano Casella  Presidente nazionale dei Volontari di San Giorgio,sono stati portati fra l’altro  i saluti del Giornalista Toni Capuozzo.

    La Fidca di Udine non ha voluto mancare a questa importante Cerimonia che testimonia l’impegno portato a NON FAR  DIMENTICARE!

    La FIDCA di Udine e’ al fianco delle Forze dell’Ordine e vuole ricordare che: ogni 3 ore un operatore in divisa viene aggredito, con conseguenze spesso nefaste per la propria salute. Un fenomeno in preoccupante ascesa e diffuso su tutto il territorio nazionale il che è inaccettabile.

  • F.I.D.C.A.Sezione di Udine : IL MILITE IGNOTO

    La FIDCA di Udine non vuole far dimenticare l’importanza del Ricordo, per questo,il contributo elaborato dal Socio Giuseppe Troilo alla Memoria e’ un Atto di Rispetto ed un Atto Ricordo PER TUTTI I CADUTI!

    Il Presidente Sezione di Udine Dottor Antonello Quattrocchi

     

     

    IL MILITE IGNOTO

     

    Tributare onori solenni a un Milite Ignoto, e cioè tecnicamente al cadavere di uno sconosciuto di cui si sa solo che ha combattuto in guerra a difesa della Patria può apparire un’idea bizzarra, agli occhi di noi moderni.

    Mettiamoci però nei panni di un Italiano di inizio anni ’20, e cerchiamo di capire il profondo significato simbolico di tale gesto.

    L’Italia (l’Europa intera!) alla fine della prima guerra mondiale era una nazione (un continente!) ripiegato nel lutto più stretto e più sconvolto. Non v’era famiglia che non avesse perso uno dei propri cari; non v’era donna che non avesse pianto tutte le sue lacrime carezzando la foto di quel marito, di quel fidanzato, di quel fratello, amico, figlio, che non aveva mai fatto ritorno dal fronte. L’Italia intera era in lutto stretto, ma non nel senso che ogni famiglia aveva dei morti da piangere: proprio nel senso che l’Italia intera, come comunità di persone, era provata e sconvolta da quanto accaduto. C’era un drammatico bisogno di rielaborare (e proprio come nazione) l’esperienza di lutto, per poi provare ad andare avanti.

    Undici salme, provenienti dai più sanguinosi campi di battaglia, furono esumate tra il 3 e il 24 ottobre 1921, ricomposte con ogni onore, custodite in undici bare uguali, e poi condotte a Gorizia – una delle città italiane più duramente colpite dalla guerra – ove una camera ardente fu allestita nella chiesa di Sant’Ignazio. Dal 18 ottobre in poi – data dell’apertura al pubblico della camera ardente – la chiesetta fu oggetto di un pellegrinaggio ininterrotto, nonché (dettaglio triste, ma significativo) di vere e proprie scene di disperazione. Incredibile ma vero: più d’una volta, donne vestite a lutto cominciarono a strepitare implorando che fosse aperta davanti ai loro occhi questa o quell’altra cassa da morto. In quel processo di identificazione nazionale che, evidentemente, stava funzionando fin troppo bene, essere si convincevano di “sentire” che proprio lì, proprio in quel feretro, proprio davanti a loro, se ne stava il corpo del loro caro, sulla cui tomba non avevano mai potuto piangere.

    Il 27 ottobre, le undici salme lasciarono Gorizia in un bagno di popolo. Caricate su un convoglio speciale, le bare dei nostri Militi Ignoti furono salutate dalle autorità civili e religiose. Le campane delle chiese ne accompagnarono l’ultimo, solenne viaggio, suonando a lutto in ognuno dei paesini attraverso i quali transitò il corteo funebre.
    Meta finale: il duomo di Aquileia, in quella terra divenuta italiana grazie al sacrificio di tanti soldati come i nostri undici.

    L’indomani, il coup de théâtre. Alla presenza delle autorità e della cittadinanza tutta, una donna del popolo avrebbe indicato quale, tra gli undici caduti, ella “sentisse” essere il Milite Ignoto.

    E così fu: la fortunata (?) prescelta fu Maria Bergamas, triestina, classe 1867, e dunque cittadina dell’Impero austro-ungarico all’epoca dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Suo figlio Antonio, ovviamente austriaco anch’egli, aveva disertato la leva dell’Impero per servire quella che, evidentemente, in cuor suo considerava la madrepatria: arruolatosi nel Regio Esercito italiano, morì alle falde del Monte Cimone, e il suo corpo non fu mai identificato.

    Il 28 ottobre 1921, Maria entrò nella Basilica di Aquileia vestita a lutto stretto, accompagnata da un gruppetto di vedove di guerra. Idealmente eletta “madre spirituale” del Milite Ignoto attorno a cui tutta Italia si stringeva, la donna fu incaricata, appunto, di indicare quale, tra gli undici caduti, “sentisse” essere suo figlio. La donna, silenziosa, passò in rassegna i primi feretri, ma arrivata davanti al decimo ebbe un mancamento: proprio su questo, dunque, cadde la scelta.
    Molto tempo più tardi, la figlia di Maria confidò ai giornali che, quella mattina, sua madre era intenzionata a indicare l’ottavo oppure il nono soldato: due numeri che, per varie ragioni, erano legati nel suo cuore al ricordo di suo figlio. Ma ecco: di fronte all’ottava e poi alla nona bara, Maria provò un senso di vergogna – ché non poteva, per il suo dolce egoismo di madre, essere così di parte nell’assolvere il compito che le era stato dato.
    E la scelta era stata fatta: e il Milite Ignoto era stato identificato.

     

    Mentre gli altri dieci caduti venivano preparati per una sepoltura ricca d’onori nel cimitero di Aquileia, il Milite Ignoto veniva caricato su un convoglio di prima classe che, percorrendo la tratta Udine – Conegliano – Treviso – Venezia – Rovigo – Ferrara – Firenze – Arezzo, avrebbe infine raggiunto la capitale.
    Destinazione? Il Vittoriano, naturalmente.

    Pochi sanno, però, che, inizialmente, era stata avanzata la proposta che il Milite Ignoto riposasse in ben altro luogo e in ben altra compagnia: ovverosia, nella chiesa del Pantheon, assieme ai re d’Italia.

    Forse perché la famiglia reale non si era mostrata molto per la quale; forse perché il Vittoriano stava ancora cercando una sua precisa ragion d’essere: fatto sta che si scelse infine di seppellire il Milite presso il glorioso Altare della Patria, che – del resto – essendo un luogo aperto, avrebbe permesso un afflusso di pubblico libero e ininterrotto, senza limiti di orario o di capienza.

     

    All’alba del 29 ottobre, il Milite Ignoto intraprende il suo ultimo viaggio. Lo accoglie – in ogni singola, sperduta stazione del più piccolo paesino in cui il treno sosta – una folla di gente commossa e in lacrime. I popolani si inginocchiano al passare della salma (!), le donne corrono lungo le rotaie inseguendo i vagoni e piangendo col capo appoggiato al duro legno. È come se proprio in quel momento – e solo in quel momento – la nazione cominciasse finalmente a stringersi , unita, attorno al lutto per colui che, essendo il figlio di nessuno, è un po’ il figlio di tutti.

     

    Il treno procede quasi a passo d’uomo, sostando per cinque minuti in ognuna delle stazioncine che incontra. Quindici vagoni interi (!) vengono via via riempiti delle corone di fiori con cui il popolo vuole omaggiare il soldato caduto – e a tutelare che il passaggio del feretro abbia luogo in modo decoroso e consono alla situazione, la forza pubblica prescrive che il popolo accolga il corteo funebre nel più completo silenzio, e senza alcun tipo di stendardi o di insegne a indicare appartenenze politiche o ideologiche, al di fuori del tricolore nazionale. Unico suono ammesso, accanto ai singhiozzi delle donne, le note de Il Piave mormorava: ma che nessuno azzardi a improvvisare comizi, o peggio ancora a trasformare il Milite Ignoto in un simbolo politico di questo o quel partito.

     

    E poi, tutto il resto è storia nota. L’arrivo a Roma, le esequie solenni a Santa Maria degli Angeli, la lenta processione fino all’Altare della Patria, la sepoltura nel punto più glorioso di Roma tutta.

    Fu la prima, grande manifestazione patriottica dell’Italia unita, che davvero unì sotto lo stesso abbraccio di cordoglio tutta la popolazione, da Nord a Sud. Piegata dal dolore, ancora ferita dalle guerre: l’Italia usciva pian piano dal lutto, e si scopriva nazione.

     

    Estratto da un articolo scritto da una non meglio identificata “Lucia” (Una penna spuntata).

     

    Giuseppe Troilo

     

    FIDCA UDINE

     

  • FIDCA di Udine : agosto 2020- operazione inter-associativa congiunta di solidarietà!

    La FIDCA di Udine ritiene cosa importante e fondamentale per una Associazione Combattentistica rivolgere parte del proprio impegno non solo in ambito commemorativo ma con attenzioni verso il mondo sociale,solidaristico,del volontariato e della cultura non solo storica ma di riferimento anche verso l’attualità senza remore ma con rispetto e collaborazione.

     

    Essere partecipi del mondo attuale significa coniugare le varie forze ed il proprio impegno sopratutto verso la parte debole della Societa’ ed essere vicino a quelle Persone o Strutture  che con grande sacrificio ed impegno svolgono aiuto,attenzioni e tanto altro e dimostrano vicinanza ed aiuto continuo a Persone che ne hanno bisogno assoluto, e quel bisogno riguarda anche i familiari ma anche l’intera Società Civile.

    Si e’ svolta una consegna di materiale sanitario,mascherine come DPI,qualche migliaio, e centinaia di pezzi igienico-sanitari per i pazienti e degenti della struttura – CENTRO MEDICO PSICOPEDAGOGICO VILLA SANTA MARIA DEI COLLI-FRAELACCO DI TRICESIMO.

     

    QUESTA AZIONE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DIRETTA DEL CAPPELLANO MILITARE DON Francesco  MILLIMACI GENERALE IN CONGEDO DELLA GUARDIA DI FINANZA.

     

    La partecipazione degli Ordini Dinastici della Real Casa e della FIDCA di Udine.

     

    Rappresentante degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia l’Amico Alessandro Berghinz,

    Referente Regionale del Friuli Venezia-Giulia ed anche Presidente dei Probiviri della Sezione Fidca di Udine ed il Presidente della Sezione stessa di Udine Antonello Quattrocchi.

    I quali nella giornata del 22 agosto u.s. si sono incontrati con la Direttrice: Monti Suor Maria Margherita dove si sono confrontati su varie tematiche fra le quali il grande impegno svolto dall’Istituto verso il prossimo,alla Gentile Direttrice sono state esposte le iniziative e gli impegni che le due Associazioni svolgono.

     

    L’accoglienza e la Gentilezza della Direttrice dell’Istituto ci ha commosso e ci ha fatto comprendere l’enorme impegno svolto dai Suoi Collaboratori e l’importanza e le difficoltà presenti nel quotidiano.

    “Il Centro Medico Psicopedagogico “Villa Santa Maria dei Colli”, situato nel comune di Tricesimo – località Fraelacco (Udine), è immerso nel verde con grandi spazi sia per la vita all’aperto (giochi, passeggiate…) sia all’interno della struttura stessa per la vita di comunità. Accoglie, in forma residenziale e semiresidenziale, soggetti in condizione di disabilità psichica e portatori di pluriminorazioni di vario grado, alcuni completamente non autosufficienti.

    Il Centro è sorto nel 1964 subito con la stessa attuale finalità per iniziativa del sacerdote Mons. Angelo Magrini, nel 1966, è passato alla Congregazione Sorelle dei Poveri di Santa Caterina da Siena.

    Il Centro è riconosciuto, mediante convenzioni, in ambito sanitario dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca per la scuola elementare statale ad indirizzo speciale.”

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    Oltre che in Italia le Sorelle dei Poveri di S. Caterina da Siena sono presenti in Brasile, Argentina, India, Filippine, Ecuador e Germania.

     

    https://www.sorelledeipoveriitalia.it

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    Nella stessa giornata a Plaino la Sezione della FIDCA di Udine ha voluto premiare l’amico Alessandro Berghinz per l’impegno altruistico svolto e la vicinanza alle azioni della Federazione Italiana dei Combattenti Alleati, con il Diploma  della Medaglia Europea che e’ stato consegnato dall’amico Don Francesco Millimaci Cappellano Militare con la lettura della Motivazione.

     

  • Un omaggio a Pasqualino Tolmezzo.FIDCA Udine

    Cari lettori, quella che vi voglio raccontare oggi è una storia ai più sconosciuta ma che vuol dimostrare la nobiltà d’animo del soldato italiano in guerra. Questo avvenimento ha inizio durante la guerra libica del 1911-13. Protagonista è l’Ottavo Reggimento alpini che si trova impegnato, su ordine del Generale Cantore, nell’intervento atto a distruggere un campo nemico messo su da una tribù beduina alleata dei turchi. L’attacco avviene e il nemico è messo in fuga; finita la battaglia si passa al rastrellamento del campo abbandonato, cercando feriti o persone che abbiano bisogno di aiuto. Alcuni alpini controllando l’interno di una tenda scoprono una donna gravemente ferita a causa dei combattimenti con, a lei vicino, un bambino di circa un anno che piange disperato. Chiamato prontamente un medico purtroppo le ferite della donna sono troppo gravi e muore poco dopo ma con quanto fiato gli rimane riesce a pronunciare poche parole: “ Voi italiani buoni….non come turchi…questo mio figlio! Occupatevi di lui.” Gli alpini restano stupiti dell’accaduto e si domandano come agire, visto che i regolamenti vietano tassativamente una cosa del genere. Alla fine un alpino lo prende in braccio e per calmarlo, assieme ad altri suoi commilitoni, si mettono a giocare e scherzare con lui. In quel momento arriva il generale Cantore che si commuove nel vedere tale situazione: “ Bisogna regolarizzare tale situazione!! Che venga adottato immediatamente! Da noi tutti! E che tutti facciano la loro parte!” Gli alpini sono entusiasti e si comincia con il trovare una “tata” per il bambino; il ruolo viene affidato al sergente maggiore Michele Toldo il quale, basandosi sui consigli e istruzioni inviategli per posta dalla fidanzata in Italia, se ne prende amorevole cura con pappine di latte condensato e altro tratto dal rancio. Serve però un nome!  E’ stato trovato il giorno di Pasqua quindi Pasqualino ci può ben stare, il cognome? Tolmezzo , dal nome del reparto che lo ha ritrovato. E Pasqualino Tolmezzo sia! Quando il battaglione torna in Italia, a Udine, Pasqualino viene affidato a un istituto di suore, sempre a spese del reparto alpino, dove cresce e nella scuola interna viene promosso a scuola con ottimi voti. I contatti con gli alpini sono sempre strettissimi, viene in seguito cresciuto a casa del padre del Generale Morra, sempre a Udine. Il giorno 10 Maggio 1923 Pasqualino diventa a tutti gli effetti cittadino italiano e iscritto all’anagrafe di Udine. Passa il tempo , Pasqualino ha un desiderio, diventare un alpino, e il suo auspicio comincia a delinearsi. Giunto in età, viene mandato all’Accademia Militare di Modena dalla quale esce brillantemente con i gradi di Sottotenente alpino del Regio Esercito. Sembra quindi che un roseo futuro si prospetti per Pasqualino quando a soli 23 anni viene colpito da una violenta forma di tubercolosi che in breve lo porta alla morte. Pasqualino viene seppellito con tutti gli onori, dai suoi alpini, nel cimitero di Udine dove tuttora riposa. Triste sorte toccherà anche alla sua “tata”, il sergente maggiore Toldo che morirà da prigioniero, di stenti, in un campo di concentramento nel 1944.

    Vi ho voluto raccontare questa storia per sottolineare, oltre all’incredibilità di tutta la vicenda, la profonda umanità che ha sempre pervaso l’animo del soldato italiano ieri come oggi, capace di farsi ben volere dovunque esso sia stato presente, al di là di ogni situazione di conflitto. Uno stile che non può che renderci fieri di appartenere a queste forze armate ieri, oggi e anche in futuro.

     

    FABIO GALIMBERTI-FIDCA UDINE

    14 Giugno 2020