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  • RC auto: in Toscana costi in aumento dell’1,10% in un anno

    Brutte notizie per gli automobilisti toscani alle prese con il rinnovo della polizza RC auto. Secondo l’osservatorio di Facile.it (dati completi disponibili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-toscana.html) nel corso degli scorsi dodici mesi il premio medio dell’RC auto in Toscana è aumentato dell’1,10% arrivando, in media a 664,27 euro. Vale a dire il 14% in più rispetto alla media nazionale.

    Il valore è stato calcolato analizzando oltre 469.000 preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

    Leggendo nel dettaglio i risultati emerge però un andamento provinciale piuttosto differenziato; con oscillazioni molto ampie sia negli aumenti che nei differenziali con le medie italiane.

    Dove le tariffe sono aumentante….

    Fra le province toscane monitorate dall’Osservatorio, a guidare la classifica dei rincari è Massa Carrara dove, ad agosto 2018, il costo medio per assicurare un’auto è stato pari a 751,34 euro, cifra che corrisponde ad un aumento del 6,74% rispetto allo scorso anno e fa conquistare alla provincia il secondo posto della classifica delle polizze più onerose della regione e porta il differenziale fra il premio medio pagato a Massa Carrara e quello italiano a +28,94%.

    Continuando a scorrere l’elenco dei rincari si scopre che anche a Firenze i costi RC sono aumentati molto. Qui gli automobilisti hanno dovuto mettere a budget mediamente, 672,86 euro (+6,72%), il 15,47% in più di quanto non sia stato, in media, nel resto della Penisola.

    Terza nella classifica dei rincari, ma ampiamente prima in regione sia in termini di costi assoluti che di differenziale con il resto della nazione è Prato dove, sempre in media, assicurare un’auto costa quasi 1.000 euro (997,37€) prezzo che equivale ad un aumento del 3,92% rispetto al 2017 e al 71,16% in più di quanto non costi in media assicurare un’auto in Italia.

    Ultima delle province toscane in cui si sono registrati aumenti è Grosseto dove, ad agosto scorso, chi ha rinnovato l’RC auto ha pagato in media 482,85 euro, il 3,04% in più rispetto a dodici mesi prima, ma comunque il 17,14% in meno se confrontato col valore nazionale. Grosseto è anche risultata la provincia toscana in cui è più economico assicurare un’automobile.

    … e dove sono diminuite

    Chi può senza dubbio festeggiare sono gli automobilisti aretini. Per assicurare un’auto immatricolata nella provincia di Arezzo si pagano oggi, in media, 497 euro, vale a dire non solo il 14,71% in meno del valore nazionale, ma anche l’8% in meno rispetto allo scorso anno.

    Buone notizie anche per chi guida un’auto immatricolata a Siena (486,92 euro il premio medio, -3,81% la variazione sul 2017 e -16,44% il differenziale con il dato italiano).

    Per le rimanenti tre province toscane, invece, il quadro è in chiaroscuro visto che i valori registrati ad agosto risultano sì in calo se confrontati con quelli del 2017, ma comunque ben più alti delle medie nazionali. Ecco quindi che i 706,97 euro che si pagano a Pistoia rappresentano una riduzione annua dell’1,89%, ma un valore superiore del 21,32% al dato italiano; i 656,16 euro di Lucca un calo del 2,70% nei dodici mesi, ma comunque il 12,6% in più del valore nazionale; i 644,40 euro necessari per assicurare un’automobile in provincia di Pisa sono inferiori del 3,22% all’importo del premio medio provinciale di agosto 2017, ma superiori del 10,59% rispetto alla media italiana e, in ultimo, il premio registrato a Livorno (607,46 euro) è sceso del 3,42% nell’anno, ma è ancora più alto (del 4,25%) se confrontato con il valore nazionale.

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC auto medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 12 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 6.825.645 preventivi effettuati in Italia dai suoi utenti tra il 1 agosto 2017 e il 31 agosto 2018. Per quanto riguarda la Toscana, la ricerca è basata su 469.751 preventivi effettuati in Toscana su Facile.it nel medesimo periodo.

    Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC auto di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Prestiti per lo studio: erogati oltre 87 milioni di euro negli ultimi 7 mesi

    A breve per oltre 9 milioni di studenti suonerà la campanella e molte famiglie dovranno fare i conti con il caro-scuola. Tra costi di iscrizione, rette, acquisto libri e materiale didattico, però, la spesa totale potrebbe essere molto elevata, tanto che, secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it nel corso dei primi sette mesi del 2018 sono stati erogati prestiti personali pari ad oltre 87 milioni di euro per pagare i costi legati a studio, formazione e università.

    Dall’esame di un campione di oltre 75.000 domande di prestito personale presentate tramite i due portali tra l’1 gennaio 2018 e il 31 luglio 2018*, è emerso che chi si è rivolto ad una società del credito per sostenere i costi legati alla formazione ha cercato di ottenere, in media, 7.664 euro, somma che intende restituire, sempre in media, in 4 anni e mezzo (55 mensilità).

    «Le spese legate allo studio possono essere molto elevate; secondo Federconsumatori uno studente universitario fuori sede, ad esempio, arriva a pagare più di 9.000 euro l’anno se si considerano anche vitto, alloggio e trasporti. L’impegno economico sale se ci si iscrive a un master o un corso post-universitario, ma anche chi manderà i propri figli al nido potrebbe dover sostenere esborsi non indifferenti», spiega Andrea Bordigone, responsabile BU Prestiti di Facile.it. «Ricorrere ad un prestito personale per sostenere i costi legati alla formazione può quindi essere una strategia efficace per ridurre l’impatto di queste voci sul budget familiare».

    Per calcolare quanto può pesare sul bilancio di una famiglia un tipo di prestito come quello connesso allo studio, Facile.it ha svolto una simulazione analizzando le migliori offerte di finanziamento attualmente disponibili; chiedere oggi un prestito personale per lo studio pari a 7.600 euro, da restituire in 5 anni, equivale a sostenere una rata mensile che varia tra i 149 euro e i 162 euro, con un Taeg compreso tra il 7,10% e l’11,26%.

    Dall’analisi delle domande di prestito personale destinato alla formazione e allo studio è emerso un altro dato interessante; quello legato alla percentuale di richieste provenienti da donne, molto più elevata rispetto ad altre tipologie di finanziamento. Guardando alle richieste totali, il campione femminile rappresenta, normalmente, circa un quarto delle richieste; nel caso dei prestiti personali destinati allo studio, invece, il peso percentuale delle donne sale fino ad arrivare al 38%.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di 77.338 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it tra ll’1 gennaio 2018 e il 31 luglio 2018.

     

    ** Miglior offerta disponibile su Facile.it in data 27/08/2018

  • Mutui: in Calabria richiesta in aumento dell’1,23% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Calabria; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, nel corso del primo semestre 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari calabresi è stato pari a 107.647 euro, valore in aumento dell’1,23% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    A crescere, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 1.200 richieste di finanziamento* raccolte nell’ultimo anno, non sono stati solo gli importi richiesti agli istituti di credito ma anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo. Nel primo semestre 2017 era pari a 62,2%, mentre nei primi sei mesi del 2018 è aumentata assestandosi al 64%.

    Ad influire positivamente sulla fiducia dei calabresi sono stati senza dubbio anche gli attuali tassi di interesse – ancora ai minimi storici – che sempre più aspiranti mutuatari hanno cercato di garantirsi per tutta la durata del finanziamento. Secondo i dati dell’osservatorio, il peso delle richieste di mutuo a tasso fisso è aumentato di quasi 10 punti percentuali in un anno, raggiungendo nel primo semestre 2018 la quota record dell’87,1% del totale, valore più alto di tutta la Penisola.

    I tassi estremamente favorevoli, inoltre, hanno consentito a molti aspiranti mutuatari di chiedere finanziamenti con durata inferiore tanto che, nel corso di un anno, il piano di ammortamento medio è diminuito, passando dai 20 anni e 10 mesi del primo semestre 2017 ai 20 anni e 5 mesi del primo semestre 2018.

    In calo, infine, anche l’età media di chi ha chiesto un mutuo; era quasi 43 anni e mezzo nel primo semestre dello scorso anno, è scesa a 42 anni nel corso dei primi sei mesi del 2018.

    L’andamento provinciale

    Esaminando le domande di mutuo a livello provinciale emerge che gli importi medi più alti sono stati richiesti a Vibo Valentia (117.430 euro), Catanzaro (114.126 euro) e Cosenza (106.496 euro); i più bassi a Reggio Calabria (100.141 euro) e Crotone (105.334 euro).

    Guardando al valore Loan To Value delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 62,6% registrato a Reggio Calabria e il 67,7% di Vibo Valentia.

    Dati interessanti emergono analizzando la scelta del tasso; se quello fisso si conferma di gran lunga il preferito in tutte le province della Calabria, non mancano le differenze a livello territoriale. A Vibo Valentia, ad esempio, la percentuale di richieste mutuo a tasso fisso ha addirittura superato la soglia psicologica del 90%, assestandosi a quota 92,6% del totale. Valori sopra la media regionale anche per i richiedenti di Cosenza (87,3%) e Catanzaro (87,1%), mentre le percentuali più basse di richiedenti mutuo a tasso fisso sono quelli registrate a Crotone (83,9%) e Reggio Calabria (86,3%).

     I mutui prima casa

    I valori aumentano se si restringe l’analisi alle sole domande di mutuo per la prima casa presentate nella regione nel corso del primo semestre 2018. In questo caso, l’importo medio richiesto per l’acquisto dell’abitazione principale è pari a 122.420 euro, finanziamento che, in media, i calabresi intendono restituire in 22 anni e 11 mesi, e serve a finanziare il 72,9% del valore dell’immobile. L’età media di chi ha chiesto nel corso del primo semestre questo tipo di mutuo è pari a poco più di 39 anni.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 1.200 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Calabria tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Sardegna richiesta in aumento del 2,7% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Sardegna; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it realizzato su un campione di oltre 1.200 richieste di finanziamento*, nel corso del primo semestre 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari sardi è stato pari a 108.958 euro, valore in aumento del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

    A crescere non sono stati solo gli importi richiesti agli istituti di credito, ma anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile che si intende finanziare tramite il mutuo. Nel primo semestre 2017 era pari a 62,2%, mentre nei primi sei mesi del 2018 è aumentato assestandosi al 66,9%.

    I tassi di interesse ancora ai minimi storici, si legge nell’analisi, hanno incentivato gli aspiranti mutuatari a chiedere importi maggiori agli istituti di credito e spinto sempre più richiedenti verso i mutui a tasso fisso; nel corso del primo semestre 2018 più di 8 richieste su 10 tra quelle presentate nella regione (83,6%) erano indicizzate a tasso fisso, valore in aumento di ben 8 punti percentuali rispetto al primo semestre del 2017 (75,6%).

    Il perdurare delle condizioni di mercato estremamente favorevoli ha inoltre favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani. Guardando alle richieste di finanziamento presentate in Sardegna emerge che la percentuale di under 35% che si sono presentati in banca per ottenere l’OK all’acquisto della casa è passata dal 18,9% del primo semestre 2017 al 22% dei primi sei mesi del 2018. Di conseguenza, si è abbassata l’età media di chi ha cercato di ottenere un finanziamento che, nello stesso periodo, è scesa di oltre 1 anno, stabilizzandosi a poco più di 43 anni.

    L’andamento provinciale

    Analizzando i numeri dello studio in ottica locale, si scopre che fra le province sarde quella in cui gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere le cifre maggiori è Nuoro (119.478 euro), seguita da Sassari (111.410 euro). Notevolmente distanziata Oristano (richiesta media 100.315 euro), mentre Cagliari si ferma poco sotto ai 110.00 euro (109.669 euro). I nuoresi, con una media del 75,9%, sono anche i sardi che chiedono alla banca di finanziare la percentuale maggiore del valore dell’immobile che hanno in mente di acquistare con il mutuo; i cagliaritani, di contro, quelli che sembrano sentire meno la necessità di un aiuto dell’istituto di credito (64,4% l’LTV medio della provincia). Guardando ai tassi è Sassari la più prudente, qui sono indicizzate a tasso fisso addirittura l’87,16% delle domande di mutuo).

    I mutui prima casa

    Restringendo l’analisi ai solo mutui prima casa la situazione muta leggermente. Le richieste del primo semestre 2018 sono state pari, in media, a 112.661 euro mentre, nello stesso periodo del 2017, si erano presentate in banca domande di valore pari a 113.603 euro (-0,8%). Aumentano sia l’LTV (nel primo semestre 2017 era pari al 74,2%, a giugno 2018 è diventato 77, 5%) sia il tempo previsto per restituire il prestito alla banca; 23 anni e 1 mese nel 2017, 23 anni e 6 mesi oggi.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 1.200 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Sardegna tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Toscana erogato in aumento dell’1,85% nel primo semestre 2018

    In Toscana si chiedono mutui di importo inferiore rispetto al passato, ma aumenta il valore medio dei finanziamenti effettivamente concessi dalle banche; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it realizzato su un campione di oltre 4.000 domande di finanziamento raccolte dai due portali nell’ultimo anno*. Se nel primo semestre 2018 la richiesta media presentata dagli aspiranti mutuatari toscani, pari a 133.507 euro, è diminuita dell’1,75% rispetto ai primi sei mesi del 2017, nello stesso periodo le somme effettivamente erogate dagli istituti di credito sono aumentate dell’1,85%, arrivando a un taglio medio pari a 130.853 euro.

    La maggiore disponibilità da parte delle banche si è riflessa anche negli LTV, vale a dire il rapporto tra il valore del mutuo e quello dell’immobile da acquistare. Se nel primo semestre 2017 i finanziamenti erogati nella regione servivano a coprire, in media, il 59,7% del valore della casa, nei primi sei mesi del 2018 la percentuale è salita al 65,8%.

    Per approfittare dei tassi estremamente favorevoli garantiti dal mercato è aumenta, inoltre, la percentuale di aspiranti mutuatari toscani che hanno cercato di ottenere un mutuo a tasso fisso; erano il 74,9% del totale nel primo semestre 2017, sono stati il 78,8% nei primi sei mesi del 2018.

    Importi maggiori, di contro, si sono tradotti in tempi medi di restituzione più lunghi; chi ha ottenuto in Toscana un finanziamento nel corso dei primi sei mesi del 2018 lo restituirà, in media, in 22 anni e 10 mesi, erano poco più di 21 e 3 mesi nel primo semestre del 2017.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le domande di mutuo a livello provinciale, emerge che gli importi medi più alti sono stati richiesti a Massa-Carrara (146.973 euro), Grosseto (144.025 euro) e Firenze (141.556 euro); i più bassi ad Arezzo (113.235 euro), Pistoia e Siena (per entrambe poco più di 123.000 euro). Guardando al valore LTV delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 61,3% registrato a Siena e il 69,4% di Massa-Carrara.

    Dati interessanti emergono, inoltre, analizzando la scelta del tasso; quello fisso si conferma di gran lunga il preferito dalla maggioranza dei toscani, seppur con alcune differenze significative a livello territoriale. A Siena e provincia, ad esempio, le richieste di mutuo a tasso fisso hanno quasi raggiunto l’84% del totale, valore più alto registrato in tutta la regione; più di 8 domande su 10 erano indirizzate al fisso anche a Prato (81,1%), Arezzo (80,7%) e Lucca (80,2%), mentre le percentuali minori sono state quelle rilevate a Pisa (75,5%) e Pistoia (75,6%). Sotto alla media regionale anche Grosseto (76,1%) e Firenze (78,5%).

     Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa raccolte in tutta la regione, emerge che l’importo medio richiesto nel corso del primo semestre 2018 è stato pari a 140.260 euro, necessario a coprire, in media, il 73,3% del valore dell’immobile da acquistare.

    L’età media di chi ha fatto richiesta di mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale è pari a poco meno di 39 anni, con un piano di ammortamento medio di 24 anni.

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 4.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Toscana tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Lombardia erogato in aumento del 3,63% nel primo semestre 2018

    In Lombardia si chiedono mutui di importo inferiore rispetto al passato, ma è aumentato il valore medio dei finanziamenti concessi dalle banche; è questo il bilancio emerso dell’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it realizzato su un campione di oltre 17.000 domande di mutuo raccolte nella regione nell’ultimo anno*. Se nel primo semestre 2018 la richiesta media presentata dagli aspiranti mutuatari lombardi, pari a 138.862 euro, è diminuita dell’1,8% rispetto ai primi sei mesi del 2017, nello stesso periodo l’importo medio effettivamente erogato dagli istituti di credito è aumentato del 3,63%, arrivando a 135.800 euro.

    L’aumento degli importi medi erogati, si legge nell’analisi realizzata dai due portali, ha influito sul Loan To Value, ossia la percentuale di immobile finanziata tramite mutuo, salito al 65,6%, era poco più del 63% nei primi sei mesi del 2017.

    Contestualmente si sono allungati i piani di ammortamento, che sono passati da una media di 21 anni e 11 mesi a 22 anni e 5 mesi.

    Interessante notare come, spinti da un atteggiamento di maggior prudenza e dalla volontà di garantirsi per tutta la durata del finanziamento gli attuali tassi ancora ai minimi storici, sempre più aspiranti mutuatari lombardi abbiano chiesto un mutuo a tasso fisso; erano il 69,1% del totale nel primo semestre del 2017, sono saliti al 75,9% nei primi sei mesi del 2018.

    Le condizioni favorevoli offerte dalle banche, inoltre, hanno favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani. Analizzando le domande di finanziamento presentate nella regione emerge un aumento del peso percentuale dei richiedenti under 35 sul totale richiedenti mutuo; erano il 33,1% nel primo semestre 2017, sono saliti al 38,4% nei primi sei mesi del 2018.

    L’andamento provinciale

    Analizzando le domande di mutuo a livello provinciale emerge che nel primo semestre 2018 gli importi medi più alti sono stati richiesti a Milano (151.631 euro), Como (145.117 euro), Monza e Brianza (133.405 euro) e Brescia (132.760 euro); i più bassi a Mantova (106.780 euro), Lodi (112.620 euro) e Pavia (114.722 euro). Rispetto al valore LTV delle richieste di mutuo, invece, la forbice varia tra il 64,1% registrato a Sondrio e il 73,5% di Lodi.

    Guardando alla scelta del tasso, seppur quello fisso rimane di gran lunga il preferito dai lombardi, non mancano le differenze territoriali. A Sondrio, ad esempio, hanno prediletto il fisso l’83,8% dei richiedenti, valore più alto di tutta la regione; più di 8 richiedenti su 10 anche per Lecco e Pavia (rispettivamente 81,4% e 80,1%), mentre le percentuali più basse sono quelle di Varese (73%), Cremona (73,5%) e Monza e Brianza (75,0%).

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa raccolte in tutta la regione, emerge che l’importo medio richiesto nel corso del primo semestre 2018 è stato pari a 148.615 euro, necessario a coprire, sempre in media, il 76,2% del valore dell’immobile da acquistare.

    Chi ha chiesto un mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale nel corso del primo semestre aveva, in media, 37 anni e 8 mesi e intendeva restituire il finanziamento in poco più di 24 anni e mezzo.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 17.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Lombardia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

  • Mutui: in Puglia richiesta in aumento del 4,4% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Puglia; secondo i dati dell’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, nel corso del primo semestre 2018 gli aspiranti mutuatari pugliesi che si sono rivolti ad un istituto di credito hanno chiesto, in media, 113.156 euro, il 4,4% in più rispetto a quanto fatto nei primi sei mesi del 2017.

    In crescita, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 3.000 domande di finanziamento raccolte dai due portali nel corso dell’ultimo anno*, anche il Loan To Value, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo; era pari al 63% nel primo semestre 2017, è salita di quasi 4 punti percentuali nei primi sei mesi del 2018 assestandosi al 66,8%.

    L’aumento dell’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari pugliesi, determinato anche grazie ai tassi di interesse ancora ai minimi, si è tradotto, di contro, in tempi di restituzione più lunghi; chi nei primi sei mesi del 2018 si è rivolto ad un istituto di credito ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire, in media, in 21 anni e 2 mesi, 10 mesi in più rispetto al primo semestre 2017.

    Dati interessanti emergono dall’analisi della scelta del tasso, sul quale i pugliesi sembrano non aver dubbi; spinti dal desiderio di garantirsi per tutta la durata del prestito le attuali condizioni estremamente favorevoli, 8 richiedenti su 10 (79,6%) hanno presentato domanda per un mutuo a tasso fisso. Valore in crescita di quasi 1 punto percentuale rispetto al primo semestre dello scorso anno.

    Nel corso dei 12 mesi, inoltre, è diminuita di quasi 1 anno l’età media di chi ha presentato domanda di mutuo, passata dai 42 anni e mezzo del primo semestre 2017 ai 41 anni e 7 mesi del primo semestre 2018.

    L’andamento provinciale

    Dati interessanti emergono analizzando le domande di mutuo su base provinciale. Nel primo semestre dell’anno gli importi medi più alti sono stati chiesti a Bari (127.029 euro), Brindisi (114.236 euro) e Foggia (113.068 euro), i più bassi a Barletta-Andria-Trani (96.667 euro), Lecce (97.887 euro) e Taranto (100.981 euro).

    I baresi, con una media del 69,0% sono i pugliesi che chiedono alla banca di finanziare la percentuale maggiore del valore dell’immobile; i richiedenti di Barletta-Andria-Trani, di contro, sono quelli che sembrano sentire meno la necessità di un aiuto dell’istituto di credito (62,9% l’LTV medio della provincia).

    Non mancano le differenze provinciali anche per quanto riguarda la scelta del tasso; i richiedenti di Taranto e provincia sembrano essere i più prudenti tanto che l’84% delle domande di mutuo sono per un finanziamento a tasso fisso. Più di 8 richiedenti su 10 scelgono il fisso anche a Brindisi (81,6%) e Barletta-Andria-Trani (81,1%). Valori sotto le media regionale, invece, per Bari (77,2%), Foggia (78,9%) e Lecce (79,4%).

    I mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa, l’importo medio richiesto nella regione è pari a 119.124, in aumento del 2% rispetto al primo semestre del 2017. In crescita anche il valore LTV; chi nei primi sei mesi dell’anno si è rivolto ad una banca per l’acquisto dell’abitazione principale intendeva, in media, pagare tramite mutuo il 77,1% del valore dell’immobile, era il 72,1% lo scorso anno.

    L’età media dei richiedenti mutuo prima casa in Puglia è pari a 38 anni e 10 mesi; chi ha presentato domanda ha cercato di ottenere un finanziamento da restituire, in media, in 23 anni e 7 mesi, 1 anno in più rispetto al primo semestre del 2017.

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.000 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Puglia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

     

  • Mutui: in Sicilia richiesta in aumento del 2,4% nel primo semestre 2018

    Buone notizie sul fronte dei mutui in Sicilia; secondo l’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it gli aspiranti mutuatari siciliani che nel corso del primo semestre 2018 si sono rivolti ad un istituto di credito hanno chiesto, in media, 111.165 euro, valore in aumento del 2,4% rispetto al primo semestre del 2017.

    In aumento, si legge nell’analisi realizzata su un campione di oltre 3.500 richieste di finanziamento* raccolte nella regione nell’ultimo anno, anche il Loan To Value, ossia il rapporto tra il valore dell’immobile da acquistare e quello del mutuo richiesto. Nel corso dei 12 mesi questo valore è salito di quasi 5 punti percentuali, passando dal 63,2% del primo semestre 2017 al 68% registrato nello stesso periodo del 2018.

    Importi più alti, di contro, si sono tradotti in piani di ammortamenti più lunghi; la durata media dei mutui richiesti è passata da 20 anni e 3 mesi a 21 anni e 5 mesi.

    I tassi ai minimi storici non solo hanno consentito ai siciliani di chiedere importi mediamente più alti, ma hanno spinto sempre più aspiranti mutuatari verso il tasso fisso. Secondo i dati dell’osservatorio, nel corso degli ultimi 12 mesi la percentuale di richiedenti siciliani che hanno presentato domanda per un mutuo a tasso fisso è cresciuta di quasi 7 punti percentuali, passando dal 73% del primo semestre 2017 al 79,9% del primo semestre 2018.

    Le condizioni estremamente favorevoli del mercato, inoltre, hanno favorito l’accesso al mercato dei mutui anche ai più giovani; nel primo semestre 2018 in Sicilia i richiedenti mutuo con meno di 35 anni hanno rappresentato il 30,3% del totale, erano appena il 27,2% nei primi sei mesi del 2017. In calo, di conseguenza, l’età media di chi ha presentato domanda, scesa da 42 anni e 8 mesi a 41 anni e 11 mesi.

    L’andamento provinciale

    Analizzando l’andamento delle richieste di mutuo a livello provinciale, emergono dati interessanti. Gli importi medi più alti sono stati richiesti nelle province di Messina (122.883 euro), Caltanissetta (121.328 euro), Siracusa (118.425 euro) e Palermo (116.356 euro); quelli più bassi a Enna (87.069 euro), Ragusa (90.403 euro) e Agrigento (91.837 euro). Valori sotto la media regionale anche per i richiedenti di Trapani (98.922 euro) e Catania (108.707 euro). Il valore Loan To Value, invece, varia tra il 64,8% registrato a Ragusa e il 69,6% di Siracusa.

    Guardando alla scelta del tasso, pur rimanendo quello fisso il preferito in tutte le province della Sicilia, non mancano le differenze territoriali. Ad Agrigento e Caltanissetta, ad esempio, quasi 9 richiedenti su 10 hanno scelto un mutuo a tasso fisso (rispettivamente l’88,5% e l’88,4%); valori sotto la media regionali, invece, per gli aspiranti mutuatari di Palermo (76,1%) e Siracusa (75,3%).

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 3.500 domande di mutuo presentate da richiedenti residenti in Sicilia tramite i portali Facile.it e Mutui.it dall’1 gennaio 2017 al 30 giugno 2017 e dall’1 gennaio 2018 al 30 giugno 2018.

     

    I mutui prima casa

    La crescita registrata negli importi richiesti alle banche è ancor maggiore se si restringe l’analisi ai soli mutui prima casa. Nel corso del primo semestre 2018 gli aspiranti mutuatari siciliani hanno chiesto agli istituti di credito, in media, 117.433 euro, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

    In aumento nel corso dei 12 mesi anche il Loan To Value, passato dal 72,4% al 77,7% e la durata media dei finanziamenti richiesti cresciuta da 22 anni e 7 mese a 23 anni e 8 mesi.

    L’età media di chi ha chiesto nel corso del primo semestre dell’anno questo tipo di mutuo è pari a 38 anni e 8 mesi.

  • Noleggiare l’auto in vacanza: 10 consigli per evitare costi imprevisti

    Che si tratti di un viaggio coast to coast negli Stati Uniti o di una vacanza itinerante alla scoperta delle meraviglie offerte dal nostro Paese, sono molti gli italiani che per le ferie scelgono di noleggiare un’auto. Ma tra clausole, costi, documenti e optional, affittare un veicolo non è sempre semplice e le potenziali insidie sono molte. Per aiutare i viaggiatori che vogliono arrivare preparati al momento del ritiro del veicolo evitando brutte sorprese, Facile.it ha stilato un breve vademecum in 10 punti con tutto ciò che è bene sapere.

    1. Prenotate prima per risparmiare: Prenotare l’auto online prima della partenza consente da un lato di poter contare su una maggiore disponibilità di mezzi, dall’altro di ridurre i costi approfittando dei numerosi sconti che molte società offrono a chi si muove con largo anticipo. È possibile bloccare il veicolo direttamente sul sito delle compagnie di autonoleggio, affidandosi ai portali di comparazione o tramite il tour operator che vi sta organizzando la vacanza. Se invece decideste di noleggiare il mezzo direttamente all’arrivo a destinazione considerate che sarete costretti ad accontentarvi dei mezzi fisicamente presenti presso l’autonoleggio; se l’auto a cui puntavate non è disponibile potreste essere costretti a scegliere un mezzo di un’altra categoria, magari più costosa.
    1. Meglio in aeroporto o in città? Che riusciate a prenotare il veicolo in anticipo o che lo facciate direttamente all’arrivo, a seconda della destinazione dovrete scegliere se ritirare il mezzo in aeroporto o in uno dei centri noleggio in città. Non esiste una soluzione migliore in assoluto; il consiglio è di valutare con attenzione le tariffe. Ritirare il veicolo in città è spesso più conveniente, ma bisogna mettere in conto i costi necessari per raggiungere il noleggio, mentre se si sceglie di prendere l’auto direttamente in aeroporto, a fronte di una maggiore comodità la spesa potrebbe essere più alta. Tra i costi meno conosciuti a cui fare molta attenzione c’è quello legato al drop off, tariffa dovuta se l’auto viene riconsegnata in un luogo diverso da quello in cui l’avete presa. Più sono lontani i due punti, maggiore sarà il costo; se poi si trovano addirittura in Stati differenti la spesa potrebbe lievitare sensibilmente.
    2. Che auto scegliere? È importante sapere che quando si prenota un veicolo non è possibile scegliere un modello specifico, ma solo la macro-categoria (compatta, familiare, lusso, ecc.). Una volta arrivati all’autonoleggio potrete decidere su quale veicolo salire a bordo tra quelli della categoria prenotata. Nel caso in cui non vi fossero mezzi della vostra categoria disponibili, la società di noleggio potrebbe assegnarvi un veicolo superiore, naturalmente senza farvi pagare alcun sovrapprezzo. Fortuna? Forse, ma attenzione ad eventuali danni all’auto perché i costi di riparazione potrebbero essere più alti.
    1. Occhio alle sigle! Le vetture autonoleggio sono comunemente identificate da una sigla, come ad esempio C.C.A.R. o E.D.M.R, ma niente paura, orientarsi tra questi acronimi è più semplice di quanto possa sembrare. Per decifrare il codice è sufficiente considerare che ogni lettera rappresenta una caratteristica del veicolo: la prima identifica la categoria dell’auto (es. C per compatta, E per economica, ecc.), la seconda indica il tipo di veicolo (C per tre porte, D per quattro porte, V per van, ecc.), la terza il tipo di cambio (A per automatico e M per manuale) mentre l’ultima indica l’aria condizionata (M se assente, R se presente). Attenzione però, non tutte le compagnie usano questa classificazione; chiedete sempre conferma al noleggiatore prima di prenotare.
    2. Sì alla carta di credito, no al bancomat. Per noleggiare l’auto è fondamentale avere una carta di credito, che deve essere rigorosamente intestata al guidatore del mezzo indicato nel contratto; sulla carta verranno addebitati deposito cauzionale, costo del noleggio ed eventuali danni o multe. È un requisito sul quale le compagnie di autonoleggio sono spesso irremovibili: carte elettroniche, carte di debito, prepagate e contanti non vengono accettati e il rischio è di vedersi rifiutato il noleggio.
    3. Pacchetto base, optional e costi extra. I parametri che incidono sul prezzo complessivo del noleggio sono molti e non sempre semplici da identificare; alla tipologia di mezzo che si intende guidare si aggiungono servizi accessori e variabili che spesso fanno lievitare il conto. Il primo consiglio è di confrontare diverse società di noleggio, non limitatevi però a guardare solo il prezzo pubblicizzato; non sempre il più basso corrisponde all’offerta migliore. Può essere che alcune società, per attirare i clienti, offrano pacchetti base ad un costo inferiore per poi far pagare, e molto, eventuali optional. Nel pacchetto base solitamente sono inclusi il noleggio per un chilometraggio illimitato e un periodo di tempo prestabilito, n.1 guidatore abilitato e la copertura assicurativa. Tra i più comuni optional a pagamento ci sono, invece, l’abilitazione alla guida di un secondo conducente, il seggiolino per bambini, il navigatore, l’hotspot wi-fi, gli pneumatici invernali o le catene da neve, la possibilità di guida per un under 25. La scelta va fatta quindi con molta attenzione e calibrata in base alla tipologia di viaggio che dovete affrontare, magari scegliendo un pacchetto apparentemente più caro, ma all inclusive.
    1. Serbatoio pieno o vuoto? Fate attenzione alle condizioni relative al carburante indicate nel contratto. L’auto viene sempre consegnata con il pieno di benzina e così va restituita. Qualora vi scordaste di riempire il serbatoio, la società provvederà ad addebitarvi il costo del carburante mancante, se invece optate per una formula all inclusive, sarete liberi di riconsegnare l’auto anche in riserva; ma in nessun caso vi verrà restituito il valore del carburante che lascerete nel veicolo.
    2. Quale assicurazione? A seconda del Paese in cui si noleggia il veicolo le coperture assicurative potrebbero variare e non sempre sono tutte incluse nel pacchetto base. Le polizze più comuni sono la CDW, ovvero la Collision Damage Waiver, che contempla la limitazione di responsabilità per danni al veicolo, la TPI (Third Party Insurance), che fa riferimento alla copertura contro terzi, e la TW (Theft Waiver), che copre il furto del veicolo noleggiato. Occhio alle franchigie, che spesso possono essere molto elevate, e ai massimali; se non volete correre rischi, potreste valutare l’opzione DER (Damage Excess Refund), che consente di azzerare la franchigia da pagare in caso di incidente o sottoscrivere un’assicurazione aggiuntiva contro i danni supplementari. Tra le altre polizze opzionali più comuni ci sono quelle relative al soccorso stradale e l’assicurazione infortuni conducente.
    3. Pronti, partenza…stop! Prima di partire controllate bene il contratto che state sottoscrivendo, perché sarà quello a far fede in caso di eventuali controversie. Tenete sempre una copia di tutti i documenti firmati, anche dopo il rientro a casa perché, in caso di problemi, potrebbero tornarvi molti utili. Quando ritirate il veicolo verificate con attenzione, anche all’interno, lo stato dell’auto e, in caso di ammaccature, graffi o danni, segnalate tutto al noleggiatore facendovi rilasciare una dichiarazione scritta; questo eviterà che vi venga attribuita la responsabilità di danni non causati da voi.
    1. E all’arrivo…. Stessa verifica va fatta nel momento in cui si riconsegna l’auto così da assicurarsi, insieme ad uno degli operatori della società di noleggio, che sia tutto a posto. Il consiglio è comunque di fare qualche scatto al veicolo, sia prima di partire sia dopo aver lasciato il mezzo, così da avere anche una documentazione fotografica qualora vi venissero contestati eventuali danni una volta rientrati a casa. Parlando di riconsegna, infine, fate molta attenzione all’orario indicato nel contratto. Alcune compagnie applicano una tariffa giornaliera e se doveste ritardare anche solo di qualche minuto rispetto a quanto prestabilito, la società potrebbe addebitarvi un giorno di noleggio in più.
  • Università: a Cagliari lezione aperta sulla comunicazione

    25 anni fa è partito da Cagliari, come dice lui, per inseguire la sua voglia di comunicare. Oggi Andrea Polo, Direttore Comunicazione di Facile.it, una delle aziende italiane di maggior successo e fra i primissimi italiani laureati in Scienze della Comunicazione, torna nella sua città per un’occasione speciale la open lesson organizzata dall’Università degli studi di Cagliari (Facoltà di Studi Umanistici, Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia e Teorie della comunicazione) che si terrà il 25 ottobre, dalle 9 alle 13 nell’aula 6 della sede di via Is Mirrionis 1.

    «È un onore e un’emozione incredibile venire a Cagliari per raccontare ai ragazzi e le ragazze la professione che faccio» – spiega Polo «Quando partii per iscrivermi all’Università mi ero ripromesso di fare qualcosa di utile; la proverbiale intraprendenza (e testardaggine!) sarda sono state parti fondamentali del mio percorso e mettere la mia esperienza al servizio degli studenti di oggi è fantastico».

    La lezione aperta, che si inserisce all’interno dei corsi di Marketing e Comunicazione Pubblicitaria, Semiotica dei media e Web Design e Digital Storytelling, ripercorrerà alcune delle campagne di comunicazione create da Polo negli anni, non solo per Facile.it, ma anche per altre aziende come eBay e Immobiliare.it, che gli hanno valso diversi ed importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali fra cui ben 7 European Excellence Awards.

    Il coordinamento dell’incontro è a cura dei Professori Alessandro Lovari, Elisabetta Gola e Emiliano Ilardi, docenti dei corsi di laurea di Scienze della Comunicazione e Filosofia e Teorie della Comunicazione.

    L’evento è aperto a tutta la comunità studentesca e agli interessati al tema. Per info: [email protected]

  • Mutui: a Napoli erogato in calo del 9,5% in un anno

    Brutte notizie per chi vuole comprare casa a Napoli. Secondo le analisi elaborate congiuntamente da Facile.it e Mutui.it – che hanno preso in considerazione più di 2.000 richieste formulate negli scorsi 24 mesi – a giugno 2018 l’importo che in media le banche hanno erogato ai mutuatari residenti nella provincia di Napoli è diminuito del 9,5% arrivando a 117.493 euro dai 129.846 di giugno 2017.

    A scendere, si legge nello stesso documento di analisi realizzato sulla provincia napoletana, non sono soltanto gli importi concessi, ma anche i Loan To Value, ovvero il dato con cui viene indicata la percentuale del valore dell’immobile finanziata dalla banca attraverso il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 58,63%, mentre a giugno 2018 ha perso oltre 4 punti percentuali assestandosi al 54%.

    Importi e percentuali che, fortunatamente per i consumatori non sembrano aver avuto un grosso impatto sui tempi di restituzione, passati dai 20 anni del giugno 2017 ai 21 di ora.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ugualmente fosco. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 117.678 euro; considerando che il valore medio di un immobile oggetto di richiesta mutuo prima casa a Napoli è pari a poco più di 194.000 euro, questa cifra equivale ad un LTV del 60,6%; anche questo in riduzione rispetto al dato del giugno 2017 quando le banche finanziavano a Napoli il 69,6% del valore della prima casa.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto sembra i napoletani, però, sono comunque intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e il mutuo a tasso fisso è quello con cui sono indicizzate l’81,37% delle richieste monitorate da Facile.it e Mutui.it.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Napoli ha in media 41 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 124.300 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 38 anni mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 133.700 euro.

  • Mutui: a Milano l’importo erogato aumenta del 3,5% in un anno

    Comprare casa a Milano oggi è più facile di quanto non lo fosse un anno fa o, perlomeno, le banche sono più generose. Secondo le analisi elaborate congiuntamente da Facile.it e Mutui.it  – che hanno preso in considerazione più di 40.000 richieste formulate nei primi sei mesi dell’anno – a giugno scorso l’importo che in media le banche hanno erogato ai mutuatari residenti nella provincia di Milano è aumentato notevolmente fino a raggiungere, ancora una volta in media, la somma di 151.865 euro, vale a dire il 3,5% in più di quanto non fosse dodici mesi prima quando gli istituti avevano accordato ai milanesi alle prese con l’acquisto della casa 146.723 euro.

    A salire, si legge ancora nel documento di analisi che i due siti hanno realizzato sulla provincia milanese, non sono unicamente gli importi concessi, ma anche i cosiddetti Loan To Value, termine tecnico che indica quale percentuale del valore dell’immobile è finanziata attraverso il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 62,12%, mentre a giugno 2018 ha superato abbondantemente la soglia psicologica del 65% arrivando a sfiorare il 66% visto che il valore medio è pari a 65,77%.

    Importi e percentuali che, seppure in crescita, fortunatamente per i consumatori non sembrano aver avuto un grosso impatto sui tempi di restituzione, passati dai 23,01 anni del giugno 2017 ai 23,06 di ora.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ugualmente positivo. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 147.290 euro, cifra che equivale al 2,1% in più dei 144.158 euro con cui si era chiuso il giugno 2017; nel caso del finanziamento legato alla prima abitazione l’LTV è pari al 60,8% (era pari al 56,6% un anno fa), mentre la durata media sale a 25 anni dai 24 anni di giugno 2017.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto sembra i milanesi sono sempre più intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e se nel 2017 il mutuo a tasso fisso era legato al 64,18% delle domande, chi oggi chiede un mutuo a Milano, emerge dall’analisi di Facile.it e Mutui.it, nel 79,37% dei casi sceglie di indicizzare il finanziamento con tasso fisso; un incremento di ben 15 punti percentuali.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Milano ha in media 39 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 159.962 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 38 anni mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 173.802 euro.

  • Oltre 6 milioni gli italiani bocciati all’esame di guida

    Il periodo che segue la fine della scuola è spesso, per i neo diciottenni, quello dedicato all’esame di guida; ma se è vero che oggi il 95% degli italiani di età compresa fra i 18 ed i 74 anni ha la patente, non sempre questa arriva al primo tentativo. Grazie all’aiuto di un sondaggio* condotto per Facile.it (https://www.facile.it) dall’Istituto mUp Research in collaborazione con Norstat, si è scoperto che gli automobilisti italiani che hanno ripetuto almeno una volta l’esame di guida sono oltre 6.200.000.

    Teoria e pratica

    Dalle risposte date dal campione, rappresentativo della popolazione italiana di età compresa fra i 18 ed i 74 anni in possesso di patente, è emerso che la vera bestia nera per chi cerca di conseguire la patente è l’esame pratico. Se sono stati costretti a ripetere la teoria poco meno di 2.900.000 automobilisti, quando si guarda alla seconda prova, quella su strada, il numero dei bocciati sale fino a superare i 3.460.000. C’è, infine, un nutrito sottoinsieme di guidatori, circa 216.000, che prima di potersi mettere al volante hanno dovuto ripetere sia la teoria sia la pratica.

    Quante volte?

    Facile.it ha voluto indagare ancora più nel dettaglio e non si è accontentata di chiedere solo se si fosse stati costretti a ripetere l’esame, ma anche quante volte. Ecco quindi che si è saputo che sono circa 1.660.000 gli automobilisti che hanno ripetuto una sola volta la prova, oltre 4.000.000 quelli che hanno rifatto l’esame due volte, poco più di 505.000 i patentati che per tre volte si sono presentati al cospetto dell’esaminatore prima di avere il suo via libera e ben 36.000 quelli che hanno conquistato la patente dopo più di tre tentativi.

    Uomini e donne. Nord e Sud

    Analizzando più da vicino il campione preso in esame si è potuto verificare quali fossero le differenze fra uomini e donne, ma anche fra chi risiede nelle diverse aree del Paese. Se a livello complessivo i bocciati almeno una volta all’esame della patente sono il 17,7% del totale, fra gli uomini la percentuale scende al 15%, mentre sale fino a raggiungere il 20,4% fra le donne. Tra gli uomini che hanno dovuto ripresentarsi all’esame il 64,7% lo ha fatto due volte, percentuale alta, ma comunque inferiore anche questa volta rispetto a quella del campione femminile, pari addirittura al 67,2%.

    Nord e Sud

    Andando invece a leggere i dati in chiave geografica, gli automobilisti che più spesso sono stati bocciati all’esame di guida sono quelli che risiedono al Centro Italia dove ben il 20,8% dei patentati ha dovuto ripresentarsi almeno una volta. A seguire gli automobilisti del Nord Ovest (19,3%) e quelli del Nord Est (16,8%).  In ultimo una curiosità; la gestione di una famiglia, a quanto pare, distrae dallo studio e se fra chi fa parte di una famiglia da due o più elementi le percentuali di bocciati oscillano fra il 16,5% ed il 22,6%, tra i single hanno ripetuto l’esame solo il 16,6% dei patentati.

  • Mutui: a Roma l’importo erogato aumenta del 3,6% in un anno

    Buone notizie per i mutui richiesti a Roma. Secondo l’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, a giugno 2018 l’importo medio erogato ai mutuatari della provincia di Roma è salito fino a raggiungere una media di 147.663 euro, vale a dire il 3,6% in più di quanto non fosse dodici mesi fa quando, ancora una volta in media, le banche avevano accordato ai romani alle prese con l’acquisto della casa 142.504 euro.

    Ad aumentare, si legge ancora nell’analisi che i due portali hanno focalizzato sulla provincia romana, non sono solo gli importi erogati, ma anche gli LTV, vale a dire la percentuale di valore dell’immobile finanziata tramite il mutuo. A giugno 2017 questa era pari al 59,17%, mentre a giugno 2018 ha superato abbondantemente la soglia psicologica del 60% arrivando al 60,63%.

    Anche riguardo ai tempi di restituzione a Roma si respira una buona aria e oggi chi fa un mutuo ha intenzione di estinguerlo in 22 anni e 5 mesi, tre in meno rispetto al 2017.

    Mutui prima casa

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge un quadro ancora più roseo. A giugno 2018 l’erogato medio è stato pari a 156.128 euro, cifra equivalente al 4,2% in più dei 149.789 euro del 2017; nel caso del finanziamento legato alla prima abitazione l’LTV sale addirittura al 68% (era pari al 66,24% un anno fa), mentre la durata media scende a 25 anni e 1 mese dai 25 anni e 5 mesi del giugno 2017.

    Il profilo del richiedente e il tasso scelto

    A quanto pare i romani sono sempre più intenzionati a garantirsi gli attuali favorevolissimi tassi per tutta la durata del finanziamento e se nel 2017 il mutuo a tasso fisso era legato al 72,84% delle domande, chi oggi chiede un mutuo a Roma, emerge dall’analisi di Facile.it e Mutui.it, nell’81,62% dei casi sceglie di indicizzare il finanziamento con tasso fisso.

    Quando si presenta in banca, l’aspirante mutuatario di Roma ha in media 42 anni e cerca di ottenere, sempre in media, 153.500 euro. Se si tratta di un acquisto prima casa, però, l’età media del richiedente si abbassa a 40 anni (1 in meno rispetto al 2017) mentre la cifra che si vuole ottenere aumenta, diventando pari a 163.400 euro.

  • Mutui: l’importo medio erogato cala del 6,4% in un anno

    Risultati in chiaroscuro sul fronte dei mutui nei primi sei mesi dell’anno; è questo il bilancio emerso dall’osservatorio congiunto Facile.itMutui.it, realizzato su un campione di oltre 40.000 domande presentate dal 01 gennaio al 30 giugno scorsi, secondo cui a giugno 2018 l’importo medio richiesto dagli aspiranti mutuatari ha raggiunto il valore massimo del semestre (134.451 euro) segnando un incremento pari al 3% su base semestrale e al 2,1% su base annuale. All’aumento degli importi che si è cercato di ottenere non ha corrisposto però un incremento delle somme concesse dalle banche; il taglio medio erogato è stato pari a 121.316 euro, il 5,8% in meno rispetto a gennaio 2018 e il 6,4% in meno se si confronta il valore con quello di giugno 2017.

    «Il calo degli importi erogati a giugno è stato evidente, ma se si analizzano i mutui concessi nel corso di tutto il primo semestre, il bilancio è diverso; il taglio medio concesso nei sei mesi è stato pari a 126.511 euro, in crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2017», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «La valutazione complessiva del semestre rimane quindi positiva; bisognerà attendere i prossimi mesi per capire se quanto accaduto a giugno rappresenti solo un’eccezione o un cambio di rotta».

    Tassi di interesse: a giugno più di 8 su 10 vogliono il fisso

    Analizzando l’andamento delle domande di mutuo presentate nel 2018, il tasso fisso non solo continua ad essere il preferito, ma aumenta notevolmente il suo peso sul totale dei finanziamenti richiesti; a gennaio 2018 sceglievano questo genere di indicizzazione il 77,5% dei richiedenti, a giugno 2018, l’83,5%, valore più alto di tutto il semestre. In caduta libera, di conseguenza, la percentuale di coloro che hanno cercato un mutuo a tasso variabile, che a giugno 2018 è stata pari a 12,9%, valore più basso dell’intero semestre.

    «Sulla crescita della percentuale di italiani che ha scelto il tasso fisso – spiega Cresto – ha certamente avuto un peso importante il clima di incertezza politica del Paese e il timore che questa, unita all’annunciato termine del quantitative easing, potesse influire negativamente sull’Euribor e i tassi ad esso connessi.».

    Loan to Value in aumento

    Se si guarda ai mutui richiesti nel primo semestre 2018, l’LTV (ovvero il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare) è stato pari al 68%, in crescita di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato non è dissimile se si analizza invece l’LTV dei mutui effettivamente erogati; in questo caso il valore del primo semestre è stato pari a 64,8%, 3,6 punti percentuali in più rispetto al primo semestre 2017.

    Mutui prima casa e surroghe

    Restringendo l’analisi alle sole domande di mutuo prima casa emerge che se a giugno 2018 la richiesta media è rimasta sostanzialmente stabile assestandosi a 142.307 euro, l’importo medio effettivamente erogato (127.928 euro) è calato del 9,3% rispetto a gennaio e del 3,5% se confrontato col dato di giugno 2017.

    Anche in questo caso, però, guardando alla media dell’intero semestre, la fotografia che ne emerge è tutt’altro che negativa, con un importo erogato pari 133.009 euro, in crescita dell’1,8% rispetto al primo semestre del 2017.

    Sul fronte delle surroghe e sostituzioni, a giugno 2018 queste rappresentavano il 32% delle richieste totali di mutuo, valore in aumento di 2 punti percentuali su base semestrale e di 3 punti su base annuale.

  • Polizze per la casa: nel 2018 la richiesta è aumentata del 13%

    Le ferie sono un momento tanto atteso, ma quando arriva l’ora di partire, sono molti i vacanzieri che lasciano casa con la preoccupazione che possa accadere qualcosa di brutto durante l’assenza; ecco quindi che aumenta l’offerta di assicurazioni dedicate alla protezione dell’abitazione e, parallelamente, l’interesse degli italiani verso questi prodotti. Secondo l’analisi di Facile.it, le richieste di polizze casa raccolte tramite il portale nel corso dei primi 5 mesi del 2018 sono aumentate del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

    Ma quali sono le paure più comuni? Per rispondere alla domanda, Facile.it ha commissionato un’indagine all’istituto di ricerca mUp Research condotta, con l’ausilio di Norstat, su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*. Fa riflettere che una delle principali preoccupazioni dei vacanzieri sia che qualcuno approfitti della lontananza estiva per insediarsi abusivamente in casa; timore esplicitamente indicato da più di 5,2 milioni di italiani, vale a dire quasi 1 adulto su 6 tra chi farà le ferie.

    Dal furto al gas aperto, (quasi) tutti hanno almeno una paura

    Dall’indagine emerge che tutti, o quasi, hanno paura; il 95,5% di chi quest’anno andrà in vacanza ammette di avere almeno una preoccupazione legata alla lontananza da casa.

    Guardando la classifica delle paure più sentite dagli italiani, al primo posto si trova il timore di subire un furto in casa; preoccupazione indicata dal 63,5% dei rispondenti, pari a 22,6 milioni di nostri connazionali.

    «Oltre a proteggere l’immobile con sistemi antintrusione, è possibile tutelarsi con un’apposita polizza che consente, in caso di furto, di ottenere il risarcimento dei beni sottratti e degli eventuali danni causati dai ladri», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «Si tratta normalmente di garanzie aggiuntive a pacchetti assicurativi più ampi dedicati alla protezione dell’abitazione, il cui premio base parte da circa 5 euro al mese, valore che aumenta in relazione all’ubicazione e alle caratteristiche dell’immobile, nonché alla somma che si intende assicurare. A questo proposito – continua Agnoli – è importante considerare che, in caso di intrusione, il risarcimento viene calcolato “a primo rischio assoluto” e l’assicurazione rimborserà il contraente fino a un valore massimo pari a quello indicato nel contratto. È quindi fondamentale stimare con attenzione gli oggetti che abbiamo in casa perché proprio da questa valutazione dipenderà sia il costo della polizza, sia il risarcimento che potremo ottenere.».

    Continuando a scorrere la classifica delle paure di chi parte per le vacanze, al secondo posto c’è quella di aver dimenticato a casa i documenti o i biglietti di viaggio; un timore che accomuna più di 10,2 milioni di italiani, pari al 28,8% di chi farà le ferie.

    Al terzo posto si posiziona la paura, esplicitamente citata da 7,7 milioni di connazionali, di aver lasciato porte o finestre aperte (21,7%); una preoccupazione legata non solo ai topi d’appartamento, ma anche ad eventuali danni che l’abitazione può subire a causa del maltempo.

    Altra preoccupazione tipica di chi va in ferie, spesso causa di dietrofront a pochi minuti dalla partenza, è quella di aver dimenticato il gas (14,5%) o il rubinetto (7,6%) aperti.

    «Bisogna fare molta attenzione alle dimenticanze», sottolinea Angoli «perché anche quando si è assicurati con una polizza casa, se il danno è agevolato o causato da un comportamento negligente del contraente, la compagnia potrebbe negare il rimborso.».

    Donne e uomini: chi ha più paure?

    Interessante notare come i timori siano differenti a seconda che a partire sia un uomo o una donna. Se la paura di subire un furto in casa è, seppur di poco, percepita in misura maggiore dagli uomini (65,2% contro il 61,8% delle donne), è alla voce “dimenticanze” che si vedono le differenze più significative. Guardando alle risposte delle donne, il 33,2% dichiara di aver paura di scordare i documenti o i biglietti a casa (contro il 24,2% degli uomini), il 27,1% teme di lasciare porte o finestre aperte (contro il 16,1% degli uomini) e il 18,1% di dimenticare il gas aperto (solo il 10,9% degli uomini). Saranno più attenti i maschietti oppure è più spesso la donna a doversi occupare dei preparativi del viaggio, ansie incluse?

    Età, provenienza e nucleo familiare

    Dati curiosi emergono analizzando le risposte in base all’età; se è vero che le prime tre paure in classifica sono comuni a tutti gli italiani, indipendentemente dall’anno di nascita, è interessante notare come gli under 35 abbiano più paura di dimenticare qualcosa rispetto agli over 35. Se si guarda, ad esempio, al timore di scordare i biglietti di viaggio o i documenti, è quasi il 50% degli under 35 ad ammettere di avere questa preoccupazione mentre, tra gli over 35, solo il 22%. Viceversa, chi ha più di 35 anni risulta aver più paura dei furti in casa rispetto a chi di anni ne ha meno.

    Interessante inoltre notare come, guardando alle risposte da un punto di vista geografico, non emergano significative differenze, segno che, quando si parla di questo genere di paure, gli italiani sembrano essere concordi nel condividere le stesse preoccupazioni.

    Analizzando i dati in base alla dimensione del nucleo familiare, infine, emerge che all’aumentare del numero di persone in famiglia, crescono le paure, soprattutto quelle di dimenticare qualcosa.

     

    * Metodologia: n.1018 interviste CAWI con individui in età tra i 18 e i 74 anni ed oltre, ad un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra il 7 e l’11 giugno 2018.

  • Niente vacanze per 8 milioni di italiani

    Il momento di staccare la spina e godersi le meritate vacanze sta per arrivare per molti italiani, ma non per tutti. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research e condotta con l’ausilio di Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*, sono 8,3 milioni i nostri connazionali che quest’anno non partiranno per le ferie estive, vale a dire poco meno di 1 italiano adulto su 5.

    Chi resta a casa…

    La prima ragione per cui non si parte è di natura economica; il 64% di chi rinuncerà alle vacanze, ovvero 5,3 milioni di persone, ha dichiarato, semplicemente, di non potersele permettere. Appuntamento invece solo rimandato per 1,4 milioni di persone (17% dei rispondenti che non partiranno); faranno sì le ferie, ma più avanti. Può sembrare curioso, eppure ci sono ben 1,2 milioni di italiani (15%) che non faranno ferie perché… non hanno interesse a farle!

    Se a livello complessivo a non partire questa estate saranno soprattutto i single (1 su 3 resterà a casa), gli over 55 (più di 1 su 4) e i residenti nel Centro Sud (più di uno su cinque), analizzando la sola parte di rispondenti che hanno dichiarato di non potersi economicamente permettere le vacanze, emerge un altro quadro.

    A dover rinunciare alle ferie per motivi economici sono principalmente le famiglie con 3 o 4 componenti, ma anche i giovani con età compresa fra i 25 ed i 34 anni (fra chi, in questa fascia d’età non parte, quasi 7 su 10 lo fa per ragioni economiche).

    …e chi va in vacanza

    Guardando all’altra metà della mela, sono circa 35,5 milioni gli italiani che partiranno per le ferie, ma dove andranno? Il Belpaese si conferma la meta privilegiata per i vacanzieri 2018, tanto che più di 7 rispondenti su 10 (73%) hanno dichiarato di scegliere come destinazione una delle località di villeggiatura italiane, mentre il 18% trascorrerà le ferie all’estero e il 9% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato che alternerà un viaggio in Italia con uno oltre confine.

    In media gli italiani che partiranno trascorreranno in vacanza 10,6 giorni e se è vero che il budget pro capite mediamente stanziato per le ferie è risultato pari a 1.580 euro, il 52% dei vacanzieri non arriverà a spendere più di 1.000 euro.

    Questo valore, però, cambia sensibilmente a seconda dell’età del viaggiatore; se gli under 25 sono quelli che spenderanno di meno, in media 785 euro, saranno gli adulti tra i 35 e 54 anni e gli over 55 a destinare maggiori risorse economiche alla vacanza, con una spesa media pro capite pari a, rispettivamente, 1.700 euro e 1.913 euro.

    Budget diversi e, evidentemente, legati anche alla durata delle vacanze, che si preannunciano mediamente corte per i giovani con meno di 35 anni, dei quali circa il 50% farà viaggi inferiori ai 7 giorni, mentre i più adulti si concederanno soggiorni di durata maggiore, superiori alla settimana per il 62% di coloro che hanno tra i 35 e 54 anni e per il 69% degli over 55.

    Per tutelarsi dai rischi connessi alle vacanze, chi parte, soprattutto per viaggi lunghi e fuori dall’Italia, sempre più frequentemente si assicura da eventuali imprevisti sottoscrivendo una polizza viaggio; secondo l’analisi di Facile.it nei primi 5 mesi del 2018 le richieste di polizze vacanza raccolte tramite il sito sono aumentate del 30,4% rispetto allo stesso periodo del 2017.

    Tra le assicurazioni più diffuse c’è quella per l’annullamento della vacanza, che rimborsa il cliente nel caso in cui fosse costretto a cancellare il viaggio per gravi motivi, e quella per le spese mediche, che serve per pagare i costi legati a eventuali prestazioni sanitarie urgenti non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale del Paese in cui si soggiorna.

    «I benefici offerti da queste tipologie di assicurazioni sono molteplici a fronte di costi decisamente contenuti», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «I premi variano a seconda della tipologia di polizza e della destinazione, ma guardando alle migliori tariffe disponibili su Facile.it a giugno 2018, si parte dai 10 euro a persona per l’assicurazione sanitaria se si viaggia 1 settimana in Europa, fino ad arrivare a circa 20 euro per un pacchetto che include anche la garanzia annullamento. I prezzi salgono un po’ se ci si sposta fuori dal continente; per un viaggio di 1 settimana negli USA, ad esempio, i costi partono da 22 euro per la copertura sanitaria, mentre per un pacchetto con annullamento i premi partono dai 50 euro.».

     

    * Metodologia: n.1018 interviste CAWI con individui in età tra i 18 e i 74 anni ed oltre, ad un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra il 7 e l’11 giugno 2018.

  • Dalla banana gonfiabile al pedalò: le assicurazioni che non ti aspetti

    Avreste mai pensato che anche andare in pedalò comporti dei rischi? Dati alla mano pare di sì visto che, come evidenziato da un’analisi di Facile.it, oggi ci sono compagnie assicurative che vendono polizze anche per gli infortuni occorsi su uno dei più classici mezzi di “locomozione” estivi.

    Quella contro i danni da pedalò è una delle casistiche che rientra nella più generale polizza legata alla pratica di attività sportive, anche estreme, durante le vacanze, ma come vedremo i casi sono tantissimi, alcuni oggettivamente difficili da immaginare.

    «Le formule base giornaliere», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it «partono da cifre comprese fra poco meno di 15 o 30 euro al giorno a seconda che il viaggio sia in Italia o in altri Stati; le formule annuali hanno basi di partenza fra i 170 e i 280 euro, maggiore è il rischio, più alto è il premio».

    Banana gonfiabile e racchettoni

    Il concetto di sport estremo alle volte è decisamente relativo, ma quello di infortunio no. Ecco quindi che fra i prodotti offerti dalle assicurazioni c’è la polizza che tutela dai danni procurati a se stessi o ad altri durante i giochi in spiaggia –  racchettoni e tamburelli inclusi – o con mezzi di divertimento come la banana gonfiabile e la canoa. Per proteggersi, in questi casi, bastano appena 15 euro al giorno, 18 se vogliamo prevedere anche il rischio di avere necessità di cure riabilitative ex post.

    Sport acquatici

    Tra gli sport coperti dalle assicurazioni di cui stiamo parlando non potevano certo mancare quelli acquatici: nuoto, vela, surf, kitesurf o sci nautico, ma anche attività come il flyboard, il waterball, la pesca subacquea non professionale, le immersioni e lo snorkeling. La polizza copre eventuali infortuni subiti e, in caso di rottura della propria attrezzatura, rimborsa i costi sostenuti per noleggiare una strumentazione sostitutiva. Se è la compagnia aerea con cui viaggiate a smarrire l’attrezzatura sportiva (che sia acquatica o no), l’assicurazione rimborserà sia il valore degli oggetti persi, sia i costi per affittarne di nuovi.

    Sport invernali…anche d’estate

    Chi l’ha detto che si può sciare solo d’inverno? Se volete approfittare dell’estate per affrontare qualche pista innevata, la polizza interverrà nel caso in cui l’impianto, causa troppa, o troppo poca neve, fosse chiuso; non potrà far nulla contro le condizioni metereologiche avverse, ma almeno rimborserà i costi legati al mancato utilizzo delle strutture e le eventuali spese del vostro trasferimento verso un luogo alternativo. Molte le attività sportive coperte in caso di infortunio; sci, sci di fondo, snowboard, slitta con cani, racchette da neve, arrampicata e pattinaggio su ghiaccio, moto da neve, ma la lista è davvero lunga.

    Sport aerei

    Anche gli amanti degli sport aerei possono tutelarsi; tra le attività assicurabili ci sono, ad esempio, il parapendio, l’ultraleggero, lo skysurf, il deltaplano, il base jumping, il wingsuit, il volo a vela e molti altri.

    «Attenzione al prezzo però», continua Agnoli «inserire la copertura degli sport aerei su una polizza annuale Italia, ad esempio, spesso fa più che raddoppiare l’importo del premio».

    Per chi pratica gli sport estremi, c’è l’elisoccorso

    Sembrava impensabile sino a qualche tempo fa, ma oggi anche chi vuole organizzare una vacanza all’insegna di uno sport estremo, può farlo in sicurezza… assicurativa. Numerose le discipline coperte: arrampicata, paracadutismo, bungee jumping, rafting, idrospeed, canyoning, sandboarding, snowkiting, solo per citarne alcune. In questo caso la polizza, oltre a coprire gli infortuni, rimborsa anche eventuali costi sostenuti per la ricerca dell’assicurato se disperso e, per fortuna, anche quelli relativi al suo salvataggio. Se necessario, in caso di incidenti in pista, l’assicurazione copre anche i costi d’intervento di mezzi speciali come slitte o elisoccorso. Attenti però, alcuni sport potrebbero richiedere un’estensione di garanzia.

    Per chi pratica gli sport tradizionali…ci sono le stampelle

    Non c’è bisogno di fare acrobazie per rischiare di farsi male e anzi, spesso, sono proprio gli sport più “tradizionali” ad essere fonte di infortuni. Ragione per cui le compagnie assicurative coprono anche chi vuole dedicare l’estate ad un’attività fisica meno estrema; che si tratti di golf, ciclismo, tennis o corsa, pensa a tutto l’assicurazione, anche ai costi per eventuali stampelle. Se invece siete tra quelli che preferiscono rilassarsi in riva a un fiume e dedicarsi alla pesca in superficie, niente paura; la polizza copre anche nel caso in cui vi infilzaste l’amo nel dito.

    Non solo RC

    Oltre alla responsabilità civile, queste polizze coprono le spese sostenute dell’assicurato per le prestazioni sanitarie urgenti necessarie a seguito dell’infortunio. Rientrano tra le spese rimborsate, ad esempio, gli interventi medici, il ricovero e i farmaci che, se non disponibili in loco, verranno recuperati e spediti dall’assicurazione. E ancora, i costi per il trasferimento dell’assicurato in strutture ospedaliere idonee, il rimpatrio anticipato dell’assicurato e di un accompagnatore. Se invece l’infortunio richiede un prolungamento del soggiorno, la compagnia coprirà i costi per il pernottamento extra.

    Come sempre, per evitare brutte sorprese, è importante fare attenzione a franchigie, limitazioni ed esclusioni; queste polizze, ad esempio, non coprono se l’infortunio è occorso durante un’attività agonistica, competizioni ufficiali, private e allenamenti.

    E se pensate di fare il giro del mondo in mongolfiera, state tranquilli…anche quello è protetto.

  • A quale VIP dareste un passaggio in auto? Gli italiani dicono sì a Zalone, no a D’Urso e Corona

    Immagina di trovarti su una strada isolata, al lato della quale molti personaggi famosi chiedono un passaggio, tu hai un solo posto in auto, quale VIP faresti salire, quale lasceresti a terra e…perché? A pochi giorni dall’inizio dell’estate Facile.it, tramite un sondaggio* realizzato per suo conto da mUp Research in collaborazione con Norstat su un campione di oltre 1.000 rispondenti rappresentativi della popolazione italiana, ha voluto scherzare trasformando, in chiave automobilistica, il gioco della torre. Ecco cosa hanno risposto gli italiani.

    Chi rimane a terra…

    Prima di andare a scoprire quali personaggi famosi gli italiani ospiterebbero volentieri in auto, vediamo quelli per i quali la portiera resterebbe chiusa.

    Regina dell’infelice classifica dei VIP che gli italiani lascerebbero a terra è risultata Barbara D’Urso. Se fosse lei a chiedere un passaggio, il 23% dei rispondenti al sondaggio terrebbero la sicura abbassata perché, sostengono, ormai è ovunque in TV e averla anche in auto sarebbe troppo.

    Secondo posto per un personaggio che recentemente è tornato ad occupare i giornali di gossip: Fabrizio Corona. Non lo vorrebbero in auto il 17,5% dei rispondenti perché, specificano, passerebbe tutto il tempo a vantarsi. Da notare, però, che Corona pare essere notevolmente più amato dalle donne che dagli uomini; fra il solo campione maschile lo lascerebbero a terra addirittura il 25,4% dei rispondenti, solo il 9,9% fra le donne.

    Terzo posto per un altro VIP abituato a far parlare di sé, Flavio Briatore per il quale terrebbero la portiera chiusa 6.200.000 italiani (14,1%). La paura? Quella che li porti a parlare di lavoro anche durante le ferie.

    Al quarto posto della classifica Nina Moric, personaggio che il 9,6% dei rispondenti lascerebbe a terra se fosse assieme al suo ex compagno Luigi Favoloso. Motivazione? I due, con ottima probabilità, litigherebbero per tutto il viaggio.

    Quinto Gianluca Vacchi. Non lo farebbero salire in auto 3.350.000 italiani, 50.000 in più di quelli che lascerebbero a terra Fabio Fazio, sesto con il 7,5%. Opposte le motivazioni; si teme di essere infastiditi dal primo per l’eccessiva esuberanza, di annoiarsi a morte per l’eccessiva pacatezza con il secondo.

    Dopo quella, scoppiata, Moric–Favoloso, un’altra coppia, questa volta prossima alle nozze, arriva in classifica: Chiara Ferragni e Fedez. Il cantante e la sua futura sposa restano a terra per il 6,8% degli intervistati, spaventati dal rischio di veder pubblicati sui social gli scatti della loro sporchissima automobile.

    … e chi trova un passaggio

    Con lui sono certo che il viaggio diventerebbe uno spasso incredibile. È questa la motivazione per cui Checco Zalone riuscirebbe a farsi dare un passaggio da ben 15.900.000 italiani (36,4% dei rispondenti) e distacca il VIP che occupa il secondo posto: Antonino Cannavacciuolo, per il quale farebbe spazio in auto l’11,3% dei rispondenti, ma con esplicito secondo fine; tempestarlo di domande per carpire i suoi segreti culinari.

    La voglia di cantare a squarciagola canzoni memorabili assieme a chi le ha portate al successo fa dire a 4.700.000 italiani di voler dare il posto nella loro auto a Gianni Morandi (10,8%) che arriva terzo e scalza dal podio un’altra icona italiana, Valentino Rossi, quarto con il 10,1% delle preferenze.

    Quinta, ma prima fra le donne in classifica, Antonella Clerici. A scegliere l’ormai ex conduttrice de La Prova del Cuoco sono ben 3.300.000 automobilisti (7,4%) che la accoglierebbero volentieri perché, affermano, lei di certo non li farebbe sentire in colpa se si fermassero a mangiare allungando il viaggio.

    Dietro ad Antonella Clerici un’altra figura dirompente del panorama televisivo italiano: Mara Maionchi (5,7%). Un altro pezzo del talent targato SKY lo troviamo al nono posto della classifica, occupato da Alessandro Cattelan (3,4%), ma a separare i due protagonisti della fortunata trasmissione nomi decisamente curiosi; 2.300.000 italiani vorrebbero dare il passaggio ad Harry e Meghan (5,2%) per farsi raccontare di persona i dietro le quinte del matrimonio, mentre arriva ottava Franca Leosini (4,3%): 1.900.000 automobilisti sono certi che nulla sia meglio di una storia maledetta per farsi intrattenere durante il viaggio.

    Chiude la top ten, e riesce a prendere l’ultimo posto disponibile in automobile, Cristiano Malgioglio perché, sostengono il 3,2% degli intervistati, chiusi nell’auto per qualche ora sarebbero certamente in grado di fargli raccontare gossip e segreti dello star system italiano che mai ha condiviso con altri.

     

    * Metodologia: n.1018 interviste CAWI con individui in età tra i 18 e i 74 anni, ad un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra il 7 e l’11 giugno 2018.

     

  • Condizionatore, servosterzo e airbag: ecco gli optional cui non potremmo più rinunciare

    Le nostre automobili sono sempre più accessoriate; ma qual è l’optional cui non riuscireste più a rinunciare, quello che odiate a tal punto da desiderare non fosse mai stato inventato e, al contrario, quello che vorreste fosse montato di serie in tutte le auto? Facile.it, il principale sito italiano di confronto assicurativo lo ha chiesto* ad un campione di oltre 1.000 utenti del sito ed ecco cosa è emerso.

    I più amati

    Forse per via dell’estate ormai dietro l’angolo o perché i viaggi fatti con i finestrini sempre aperti erano oggettivamente piuttosto scomodi, fatto sta che l’optional cui non possiamo più rinunciare è, per la stragrande maggioranza degli intervistati, il condizionatore e, in barba ai facili stereotipi climatici, le percentuali sono pressoché identiche nel campione femminile e maschile; non ne possono più fare a meno il 57,97% degli uomini, ma anche il 57,89% delle donne.

    Al secondo posto, fra gli optional senza i quali ci sentiamo persi, si trova il servosterzo. Se a livello complessivo non hanno alcuna intenzione di fare palestra al volante il 47,66% degli intervistati, curiosamente questa volta fra gli uomini il dato sale notevolmente, arrivando fino al 52,17%, mentre fra le donne si ferma al 39,47%.

    Fra gli optional ritenuti ormai indispensabili, la medaglia di bronzo va a quello che fu una vera e propria rivoluzione in termini di sicurezza in auto; l’airbag. Il cuscino salvavita arriva terzo con il 38,32% delle preferenze, ma se le donne gli assegnano addirittura il secondo posto (47,37%), gli uomini lo lasciano invece fuori dal podio e gli attribuiscono il quarto posto (33,3%) preferendogli l’ABS, terzo nel campione maschile con il 34,78%. Quarta, fra le donne, la radio con CD e lettore Mp3 (36,84%).

    I più odiati

    Se fino a qui abbiamo visto quali sono gli optional più amati, adesso è arrivato il momento di vedere l’altra faccia della medaglia ovvero quelli che si vorrebbe non fossero mai stati inventati. Il primo posto, in questa classifica alla rovescia, se lo aggiudica il cambio automatico che con il 37,96% delle NON preferenze stacca notevolmente i comandi radio integrati nel volante, secondi ma a quasi 10 punti percentuali di distanza (28,7%). Terzo posto, nella classifica degli optional meno amati dagli intervistati, per il cruise control (26,85%). Pare evidente, scorrendo i dati, che gli italiani vogliano riprendere in qualche modo il comando della propria auto, anche a rischio di sbagliare strada. Ecco quindi che al quarto posto si trova il navigatore integrato (23,15%).

    Quelli che vorremmo

    L’ultima parte del questionario di Facile.it era invece dedicato agli optional che, magari pur già disponibili, ancora non sono di serie sulle automobili, ma gli italiani vorrebbero diventassero obbligatori. In questo caso, più che al comfort, pare si pensi alla salvaguardia delle vite umane e primo, con oltre il 52% delle preferenze, risulta il sensore che avverte in caso si lasci il bambino sul seggiolino con macchina chiusa, che precede l’alcolock, ovvero il dispositivo che blocca il veicolo in caso di eccessivo tasso alcolemico del guidatore, secondo con il 49,07% delle preferenze. Terzo posto per un altro strumento che sarebbe molto utile nella diffusione di uno stile di guida consapevole; il rilevatore automatico di stanchezza del conducente (40,74%).

     

     

    L’indagine è stata condotta a giugno 2018 attraverso l’invio di un questionario online ad un campione di utilizzatori della piattaforma Facile.it

  • Seconda casa? Adesso la si cerca anche in città

    Cambia il concetto di seconda casa, soprattutto per chi vive nelle grandi città; non più solo la tradizionale abitazione al mare o in montagna dove passare le vacanze, ma anche immobili da mettere a reddito nei capoluoghi. È questa una delle evidenze emerse dall’analisi di Facile.it e Mutui.it che hanno esaminato un campione di oltre 15.000 richieste di mutuo per acquisto* presentate tramite i due portali tra gennaio e dicembre 2017.

    Se le domande di finanziamento destinate all’acquisto di una seconda casa rappresentano oggi circa il 7% del totale, aumentano rispetto ad un anno fa sia l’importo che gli aspiranti mutuatari hanno cercato di ottenere sia il valore degli immobili seconde case; nel 2017 la richiesta media per questa tipologia di mutuo è stata pari a 121.636 euro (+3,6% rispetto al 2016), mentre il valore medio degli immobili ha raggiunto i 191.691 euro (+4,7% rispetto al 2016).

    «L’aumento dell’importo richiesto e del valore medio delle seconde case che gli aspiranti mutuatari hanno cercato di acquistare lo scorso anno è legato alle condizioni estremamente favorevoli del mercato», spiega Ivano Cresto, responsabile BU Mutui di Facile.it «Da un lato i tassi ai minimi storici e i prezzi degli immobili ancora stabili, dall’altro le importanti detrazioni fiscali cui possono usufruire i proprietari in caso di ristrutturazione dell’immobile».

    Analizzando i dati su base territoriale emergono alcune differenze significative. Se, ad esempio, nelle Isole e in Toscana più di 9 richieste su 10 di mutuo seconda casa riguardano immobili costruiti all’interno dei confini regionali, la percentuale scende al 77% in Lombardia, al 75% per i richiedenti in Abruzzo, al 73,3% in Calabria e addirittura al 68,3% in Piemonte.

    Queste differenze trovano spiegazione analizzando ulteriormente i dati; scendendo nel dettaglio, ad esempio, si scopre che, nel 9,5% dei casi i piemontesi acquistano case per le vacanze in Liguria e, forse spinti dal pendolarismo lavorativo o universitario, nel 6% dei casi cercano di comprare in Lombardia. Il garantire un’abitazione ai figli che studiano fuori è presumibilmente una motivazione ancora più forte in Calabria, dove è legato ad acquisti verso regioni come la Lombardia o l’Emilia Romagna circa un preventivo su cinque.

    Che sia per sfruttare le opportunità offerte dal crescente settore degli affitti a breve termine o, come detto, per intercettare la richiesta dei fuorisede, è interessante notare che, nelle grandi città italiane, spesso la seconda casa è ad uso investimento.

    È il caso di Milano, ad esempio, dove il 74% dei richiedenti mutuo per seconda casa punta ad acquistare un immobile in città, mentre solo il 17,8% cerca in un’altra regione. Situazione analoga a Roma, dove il 72,7% di coloro che si rivolgono ad una banca per un mutuo seconda casa intendono comprare in città, mentre solo il 14% delle richieste è legata a un immobile fuori dai confini regionali.

     

     

    * Campione analizzato: 15.835 richieste di mutuo per acquisto raccolte tramite Facile.it e Mutui.it dall’1/1/2017 al 31/12/2017.

  • Prestiti: nel 2017 erogati oltre 98 milioni di euro per pagare le ferie

    Le vacanze estive sono ormai alle porte e anche in Italia si diffonde sempre di più l’abitudine di ricorrere alle società finanziarie per non rinunciare al meritato riposo, tanto che, secondo le stime di Facile.it e Prestiti.it, nel 2017 è di oltre 98 milioni di euro il valore dei prestiti personali erogati per pagare viaggi e vacanze.

    Dall’esame di un campione di oltre 110.000 domande di prestito personale presentate fra il 01 gennaio 2017 ed il 31 marzo 2018* i due portali hanno calcolato che chi lo scorso anno si è rivolto ad una società del credito per pagare le vacanze, ha chiesto in media 4.140 euro da restituire in 39 rate (poco più di 3 anni).  Valore che, peraltro, nel primo trimestre del 2018 è cresciuto del 15,6%, raggiungendo quota 4.787 euro.

    Aumentano gli under 30

    L’analisi delle domande di prestito personale ha portato alla luce un dato particolarmente significativo; dal 2016 al 2017 è diminuita di 2 anni e mezzo l’età media di chi si è rivolto a una finanziaria per pagare le ferie, passando da 40 anni e 1 mese a 37 anni e 6 mesi. Una riduzione su cui ha avuto un ruolo determinante l’aumento della percentuale di richieste presentate dagli under 30, più che raddoppiata nel corso di 1 anno; se nel 2016 solo il 15,4% delle domande di prestito personale per cui si esplicitava la finalità “viaggi e vacanze” facevano capo a un giovane con meno di 30 anni, nel 2017 la percentuale è salita al 32,8%.

    «Per chiedere ed ottenere un prestito da una società del credito è fondamentale poter contare su una posizione lavorativa stabile o, in alternativa, su un garante», spiega Andrea Bordigone, Responsabile BU prestiti di Facile.it.  «L’aumento delle richieste di prestito provenienti dagli under 30 va quindi letto positivamente e contestualizzato all’interno di un generale miglioramento delle condizioni lavorative dei giovani, di un atteggiamento più fiducioso verso il futuro, nonché di una maggiore consapevolezza finanziaria.».

    I dati emersi dall’analisi dimostrano ancora una volta come anche in Italia si stia sviluppando un atteggiamento di maggiore consapevolezza rispetto alle possibilità offerte dal credito al consumo e, sia pur gradualmente, ci si stia muovendo da un modello tipico del passato “spendo se posso pagare tutto subito” a uno di matrice anglosassone “beneficio del pagamento rateale per non gravare eccessivamente sul mio budget e, al contempo, non dover rinunciare al bene o al servizio che finanzio”.

    «Oggi chiedere un prestito da 4.000 euro da restituire in 3 anni» – continua Bordigone – «significa ottenere una rata mensile di circa 115 euro**, spesa sostenibile anche per un giovane».

    Le altre fasce che più richiedono questa tipologia di prestito personale sono coloro che hanno un’età compresa tra i 30 e i 39 anni (28,6%) e quelli tra i 40 e 49 anni (22,7%).

    A presentar domanda di prestito è stato nel 75% dei casi un uomo, mentre lo stipendio medio dichiarato in fase di richiesta è pari a 1.518 euro, anche se permangono le differenze tra i richiedenti uomini, che in media dichiarano uno stipendio di 1.559 euro e le donne, con uno stipendio di 1.391 euro.

    Per quanto riguarda la posizione lavorativa dei richiedenti, il 77% è un dipendente privato a tempo indeterminato, il 12% un lavoratore autonomo o libero professionista.

     

     

     

    * L’analisi è stata realizzata su un campione di 111.496 richieste di prestito personale presentate tramite Facile.it e Prestiti.it tra ll’1 gennaio 2017 e il 31 marzo 2018

    ** Miglior offerta disponibile su Facile.it in data 31/05/2018

     

     

  • RC Scooter: a Napoli costa più del doppio della media italiana

    Da poco è terminata la scuola e uno dei regali più desiderati dagli over 14 per la promozione è lo scooter; non a caso il mese di giugno è storicamente uno dei periodi di punta per la vendita di ciclomotori. Ma quanto costa in Italia assicurare questo genere di veicolo? A rispondere alla domanda ha pensato Facile.it che, analizzando un campione di oltre 40.000 preventivi raccolti tramite il sito dall’1 aprile al 31 maggio 2018*, ha scoperto come il premio medio per assicurare uno scooter di cilindrata 50cc sia pari a 613 euro, anche se i valori variano notevolmente lungo lo Stivale.

    «Non deve stupire che per una cilindrata così bassa il costo dell’assicurazione sia così alto», spiega Diego Palano, Responsabile BU Assicurazioni di Facile.it. «Sovente il cinquantino rappresenta il primo mezzo a motore con il quale i giovani si approcciano alla strada; si tratta quindi di profili che, non potendo contare su una storia assicurativa pregressa, vengono considerati a maggior rischio sinistrosità da parte delle compagnie.».

    Analizzando le differenze regionali dell’RC scooter e limitando l’analisi ai soli veicoli con cilindrata pari a 50 cc, è la Campania a guadagnare la maglia nera; in regione, il premio medio emerso dall’analisi dei preventivi raccolti tramite Facile.it è pari a 1.260 euro, ovvero più del doppio rispetto alla media italiana. Va meglio, ma solo di poco, agli scooteristi residenti in Puglia, secondi in classifica con un premio medio pari a 977 euro. Terzo posto per la Calabria, dove assicurare un cinquantino richiede in media 880 euro mentre appena giù dal podio si posiziona il Lazio, con un premio medio pari a 825 euro.

    Analizzando la graduatoria in senso opposto, le regioni con i premi medi più bassi risultato essere il Trentino Alto Adige, dove assicurare un ciclomotore costa in media solo 369 euro, il Veneto (410 euro) e il Piemonte (427 euro).

    Le grandi città italiane

    Guardando l’andamento dell’RC scooter nei capoluoghi di regione, poco cambia rispetto alla classifica regionale. Sul podio ancora una volta c’è la città di Napoli, dove il premio medio per assicurare un cinquantino raggiunge addirittura i 1.463 euro, il 138% in più rispetto alla media italiana. Al secondo posto c’è Bari, con un valore medio di 1.244 euro, mentre al terzo si posiziona la città di Palermo con 1.018 euro. Di poco inferiore il premio medio per gli scooteristi di Roma, dove è pari a 921 euro, ovvero l’82% in più di quello pagato a Milano (505 euro). Al quinto posto, capoluogo di regione più costoso del nord Italia, si trova Genova, dove assicurare un scooter 50cc in media richiede 778 euro.

    Fra i residenti nei 20 capoluoghi di regione, i più fortunati risultano essere quelli de L’Aquila, dove il premio medio per un ciclomotore è pari a 335 euro; a seguire Trento (378 euro) e Venezia (442 euro).

    Il profilo dell’assicurato

    Analizzando il profilo di chi, negli ultimi due mesi, ha fatto un preventivo su Facile.it per assicurare uno scooter con cilindrata 50cc emerge che il 57,8% dei richiedenti ha un’età compresa tra i 36 e i 55 anni, percentuale determinata sia dall’abitudine di molti genitori ad intestarsi l’assicurazione dello scooter dei figli, sia dal fatto che le due ruote stanno diventando un mezzo sempre più usato anche dagli adulti per gli spostamenti in città.

    «Quando è il genitore ad intestarsi l’assicurazione del ciclomotore del figlio, è importante ricordare che la legge Bersani non consente di trasportare sullo scooter la stessa classe di merito maturata su un’automobile» – spiega Palano – «se uno dei familiari, quindi, non può contare su una classe più bassa maturata su un altro ciclomotore, l’assicurato potrebbe dover partire dalla 14° C.U., con pochi benefici sul fronte dei costi.».

     

     

     

     

    * L’Osservatorio calcola il premio di assicurazione RC scooter medio a livello nazionale, regionale e provinciale e le sue variazioni negli ultimi 2 mesi. Per calcolare tali dati, Facile.it si è avvalso di un campione di 43.043 preventivi calcolati dai suoi utenti dall’1 aprile 2018 al 31 maggio 2018. Le tariffe indicate nell’Osservatorio sui costi RC scooter di Facile.it prendono in considerazione come campione tutti i preventivi effettuati sul sito e relativi risultati di quotazione prodotti. Facile.it confronta le compagnie assicurative elencate a questa pagina: https://www.facile.it/come-funziona.html#compagnie_confrontate

  • Mutui prima casa: LTV in aumento di oltre 7 punti percentuali

    Nel corso del 2017 in Italia sono state acquistate tramite mutuo ipotecario circa 260.000 abitazioni (Fonte: Agenzia delle Entrate e Abi), ma quando si rivolgono ad un istituto di credito, quale percentuale del valore dell’immobile gli italiani cercano di finanziare col mutuo e come questa è variata nel tempo? Per capirlo Facile.it e Mutui.it hanno analizzato oltre 17.000 domande di mutuo prima casa* scoprendo che, a fronte di una richiesta media pari a 133.456 euro, nel 2017 gli aspiranti mutuatari hanno cercato di finanziare il 70,6% del valore dell’abitazione principale, ovvero 7,66 punti percentuali in più rispetto al dato del 2013.

    «L’aumento dell’LTV, sigla che rappresenta il rapporto tra il valore del mutuo richiesto e quello dell’immobile da acquistare, è un segnale positivo ed è legato principalmente a due fattori», spiega Ivano Cresto, responsabile mutui di Facile.it. «Da un lato la riduzione dei tassi di interesse e la sostanziale stabilità dei prezzi delle case che consentono agli aspiranti mutuatari di chiedere somme più alte, dall’altro la maggiore disponibilità degli istituti di credito che, a fronte di un miglioramento generale dell’affidabilità creditizia dei richiedenti, tornano a finanziare percentuali maggiori rispetto al recente passato».

    Analizzando i dati su base regionale emerge un quadro abbastanza variegato di quanta parte del valore della prima casa si cerchi di ottenere dalla banca. Gli aspiranti proprietari che hanno tentato di finanziare attraverso il mutuo una percentuale maggiore sono quelli residenti in Puglia; qui, nel corso del 2017, il valore LTV medio è stato pari al 73,42%. Seguono i richiedenti della Sicilia, che in media hanno cercato di finanziare il 73,38% e quelli residenti in Umbria, con un LTV pari al 73,24 %.

    Guardando la classifica nel senso opposto, invece, l’LTV più basso si registra in Basilicata (67,29%); seguono Molise, dove in media si è puntato a finanziare tramite mutuo il 67,53% del valore immobiliare, e Lazio, con un LTV medio pari al 69,22%.

    LTV inferiori, però, non necessariamente equivalgono ad importi più contenuti; ad esempio al 73,42% del valore immobile richiesto dagli aspiranti mutuatari pugliesi corrisponde una cifra media di mutuo pari a 115.155 euro; al 69,22% registrato nel Lazio, invece, corrisponde una richiesta pari a 151.043 euro.

    «Il valore dell’LTV rappresenta un elemento importante da tenere in considerazione quando ci si presenta in banca», continua Cresto «È bene sapere che spesso al crescere di questo parametro corrisponde un aumento dello spread applicato sul finanziamento dagli istituti di credito e, di conseguenza, anche degli interessi che graveranno sul mutuatario.».

    Facile.it ha realizzato alcune simulazioni** per verificare come lo spread applicato dalle banche cambi al variare dell’LTV corrispondente. Ipotizzando una richiesta di mutuo a tasso fisso di 160.000 euro, da restituire in 25 anni per acquistare un immobile di 320.000 euro (LTV pari al 50%), le proposte attualmente sul mercato hanno uno spread mediamente compreso tra lo 0,25% e lo 0,50%; considerando invece la stessa richiesta di mutuo, ma per un immobile da valore pari a 200.000 euro (LTV 80%) lo spread applicato dagli istituti di credito può arrivare anche allo 0,70%. Una differenza apparentemente minima, appena dello 0,20% nel nostro esempio, che però si traduce in una maggiorazione di 5.000 euro della cifra da restituire alla banca.

    Il costo del mutuo aumenta di molto se la somma che si cerca di ottenere supera l’80% del valore dell’immobile; ipotizzando sempre una richiesta di mutuo a tasso fisso di 160.000 euro per acquistare una casa da 180.000 euro (LTV pari all’89%) ad esempio, lo spread applicato dalle banche può raggiungere anche il 2,5%, percentuale che si traduce in oltre 45.000 euro di interessi in più rispetto allo 0,70% considerato nella simulazione precedente.

    Le grandi province italiane

    Guardando le richieste di mutuo prima casa presentate nel 2017 tramite Facile.it e Mutui.it e analizzando questa volta il comportamento delle 10 grandi province italiane, al primo posto per LTV si posiziona Palermo  (73,49%); seguono in classifica Cagliari (73,40%), Bari (72,46%), Genova (70,83%), Torino (70,64%) e Bologna (70,55%). Esaminando la graduatoria nel senso opposto, invece, al l’LTV più basso si registra a Firenze (67,65%), seguita da Roma (69,11%), Milano (69,52%), Napoli (69,79%).

     

    * Campione analizzato: 17.784 richieste di mutuo raccolte tramite Facile.it e Mutui.it dall’1/1/2013 al 31/12/2013 e tra l’1/1/2017 e il 31/12/2017.

    ** Simulazioni realizzate su Facile.it in data 28/05/2018.

     

  • Matrimonio: fioccano le polizze per il gran giorno

    Il giorno del matrimonio è per molti uno dei momenti più attesi, ma se è vero che l’amore è cieco, è altrettanto risaputo che la sfortuna ci vede benissimo e le insidie dietro al gran giorno sono potenzialmente numerose; oggi però bastano pochi euro per assicurare, se non la buona riuscita dell’unione, perlomeno quella dell’evento. Con prezzi a partire da meno di 200 euro, le compagnie assicurative hanno messo a punto polizze pensate per tutelare i promessi sposi da annullamento della cerimonia, smarrimento delle fedi, infortuni agli invitati…e non solo. Facile.it ha redatto un breve vademecum sulle polizze per i matrimoni, spiegando cosa coprono, cosa non coprono e quanto costano.

    «Si tratta di prodotti assicurativi ancora poco conosciuti ma i cui prezzi sono tutt’altro che proibitivi, soprattutto in relazione ai benefici che garantiscono» – spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «Se ci si vuole tutelare dall’annullamento della cerimonia o da eventuali danni causati durante i festeggiamenti, il costo della polizza si aggira intorno ai 200 euro. Prezzo destinato a salire se il valore della cerimonia da assicurare aumenta o se si aggiungono anche altre coperture, come quella sul viaggio di nozze, sulle fedi o l’assistenza per il primo anno di matrimonio».

    Se il partner ci ripensa…

    L’organizzazione di un matrimonio è di per sé uno stress-test per la coppia che, tra inviti, tavoli, e bomboniere viene chiamata a un grande lavoro di mediazione e pazienza per cercare di mettere tutti d’accordo facendo, al contempo, quadrare i conti. Non tutti riescono a superare questa fase e a volte capita che, nonostante gran parte del matrimonio sia già stato organizzato, uno dei due futuri sposi decida all’ultimo di annullare il grande evento. Niente paura, quantomeno per il portafoglio; l’assicurazione contro l’annullamento consente ai mancanti coniugi di ottenere il rimborso delle spese sostenute per il recesso anticipato dai servizi già prenotati per la celebrazione; sono coperti dalla polizza, ad esempio, i costi legati a fotografo, location, ristorante, catering, torta nuziale, abiti, bomboniere, partecipazioni, fiori, auto noleggiata e artisti ingaggiati per l’intrattenimento. Ma attenzione a franchigie ed esclusioni; quando l’annullamento è legato alla volontà di uno (o entrambi) gli assicurati, il rimborso potrebbe essere parziale.

    … o se lo ferma un uragano

    La compagnia copre invece fino al 100% nel caso in cui la cerimonia venga annullata per circostanze terze impreviste e indipendenti dalla volontà degli sposi, come l’impossibilità fisica di uno dei due partner di raggiungere il luogo delle celebrazioni, a seguito, ad esempio, di gravi calamità naturali, o in caso di gravi infortuni, malattie o decessi, anche dei familiari più stretti.

     

     

     

     

    Al via con i festeggiamenti

    Conclusa la cerimonia inizia la festa e, con lei, i potenziali problemi. Cosa accade se durante il ballo a bordo piscina il testimone scivola sul bagnato e sbatte la testa? O se il tappo dello champagne finisse nell’occhio del capoufficio facendogli male? Nessuna paura; la garanzia responsabilità civile copre gli sposini da tutte le richieste di risarcimento per danni involontariamente causati a terzi durante i festeggiamenti. Attenzione però perché, in alcuni casi, non tutti i partecipanti sono inclusi nella copertura: se, ad esempio, le vittime dell’incidente sono i figli o i genitori della coppia, nonché gli stessi sposini l’assicurazione potrebbe non risarcire.

    E se si strappa l’arazzo del ‘300?

    Importante sapere che la garanzia RC copre anche eventuali danni accidentali causati alle cose: un aspetto non secondario per chi, ad esempio, sceglie di coronare il proprio sogno in una location come un castello o una dimora storica, dove le spese per riparare i danni potrebbero essere consistenti; insomma, se facendo il loro ingresso trionfale gli sposi cadessero e si aggrappassero all’arazzo del ‘300 danneggiandolo sarebbero coperti, perlomeno per una quota del suo valore.

    Il viaggio di nozze

    Se cerimonia e ricevimento sono filati lisci, non rimane che partire per la luna di miele. In questo caso, oltre alle tradizionali polizze viaggio offerte dalle compagnie, gli sposini possono chiedere alcune garanzie speciali, come quella per assicurare gli anelli nuziali, che rimborsa il valore delle fedi nel caso in cui queste dovessero essere rubate o smarrite durante il viaggio e tanti sposi improvvisatisi sub in luna di miele sanno per esperienza che può capitare.

    In salute e in malattia, in ricchezza e povertà

    Il primo anno può essere molto impegnativo per una coppia e le compagnie assicurative sembrano saperlo. Molte prevedono una garanzia di assistenza alla persona che tutela gli sposi per i primi 12 mesi di unione e offre supporto in caso di malattie o infortuni; si va dalla consulenza specializzata telefonica sino all’invio di un medico nelle situazioni più gravi. È possibile tutelarsi anche dalla perdita del posto di lavoro a tempo indeterminato; qualora uno dei due coniugi venisse licenziato, questi continuerà a ricevere per alcuni mesi dall’assicurazione un contributo economico mensile che può arrivare sino all’80% dell’ultimo stipendio.

    E vissero tutti felici, contenti e…assicurati

    Non solo la coppia, ma anche il loro nido può essere assicurato per il primo anno di matrimonio con la copertura di servizi di manutenzione della casa: si va dal fabbro a domicilio, che interviene in caso di smarrimento delle chiavi della porta, all’elettricista, pronto a riparare guasti improvvisi dell’impianto elettrico, sino all’idraulico, da far intervenire per problemi alle tubature. E se il danno richiede di lasciare per qualche giorno l’appartamento, niente paura: l’assicurazione provvede a prenotare e pagare l’albergo e, ove necessario, predispone anche la vigilanza al contenuto dell’abitazione.

     

     

     

     

     

     

    A seguire i costi indicativi delle garanzie previste dalle polizze per matrimoni:

    Copertura Massimale Premio
    Annullamento cerimonia 15.000 € 180 € ca.
    Responsabilità civile matrimonio 100.000 € 12 € ca.
    Tutela giudiziaria 15.000 € 12 € ca.
    Annullamento viaggio luna di miele 7.000 € 60 € ca.
    Assistenza Sposi 25.000 € 12 € ca.
    Assistenza casa 15.000 € 12 € ca.
    Garanzia perdita Lavoro reddito netto familiare: 2.500 euro/mese 90 € ca.
    Totale 380 € ca.

     

    A questo punto non resta che dire… evviva gli sposi!

     

  • Bollette: 9 italiani su 10 non conoscono i propri consumi

    Da qualche anno gli organismi competenti stanno facendo grandi sforzi per rendere più chiare le bollette che ciascuno di noi riceve per le utenze domestiche, ma nonostante questo sono pochissimi gli italiani in grado di rispondere ad una semplice domanda: quanta energia elettrica e quanto gas si consuma nella tua famiglia?

    Per definire il fenomeno e capire quanti italiani conoscano effettivamente il proprio consumo di energia elettrica o gas, Facile.it ha analizzato un campione di oltre 225.000 domande di nuova fornitura legate alle utenze domestiche raccolte tramite il sito tra gennaio e aprile 2018*; è emerso così che l’89% dei richiedenti dichiara di non conoscere i propri consumi energetici.

    Guardando i dati rilasciati dagli utenti in fase di preventivo, emerge che in media le persone sono più consapevoli rispetto ai consumi di energia elettrica (13,1% quelli che rispondono affermativamente alla domanda sui propri consumi), mentre solo l’8,3% ammette di conoscere quelli del gas.

    «Essere coscienti dei propri consumi è fondamentale per poter identificare l’offerta più adatta alle esigenze della famiglia e fare una scelta consapevole riguardo al fornitore di luce e gas; scelta che può tradursi in un risparmio mensile importante», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it. «Un elemento, questo, oggi ancora più rilevante se si considera che entro luglio 2019 gli italiani che ancora usufruiscono del mercato protetto dovranno obbligatoriamente passare a quello libero».

    Analizzando i dati su base territoriale emerge che sono i residenti del Molise quelli maggiormente consapevoli dei propri consumi (15%); seguono i residenti in Veneto (13,3%) e nel Trentino Alto Adige (12,8%). Guardando la classifica nel verso opposto, invece, sono la Campania (8,4%), la Sicilia (9,1%) e la Calabria (9,6%) le regioni dove gli utenti dichiarano in percentuale minore di conoscere i propri consumi.

    La situazione non varia di molto se si guarda alle singole forniture. Per l’energia elettrica, i consumatori che più di tutti conoscono i propri consumi sono ancora una volta quelli di Molise e Veneto (rispettivamente il 18,8% e il 15,8%), seguiti questa volta da quelli dell’Emilia Romagna (14,6%). Le regioni dove si conoscono meno si confermano essere la Campania (9,6%), la Sicilia (10,1%) e la Calabria (11,3%).

    Per le richieste legate alla fornitura di gas, le aree con la percentuale più alta di richiedenti che conoscono i propri consumi sono il Veneto (10%), il Molise (9,8%) e l’Emilia Romagna (9,2%); quelle con le percentuali più basse Calabria (5,6%), Campania (5,9%) e Sicilia (6,3%).

    Guardando alle grandi città, invece, quando si parla di consumi di energia e gas, le più consapevoli risultano essere Milano (12,95%), Firenze (12,07%) e Genova (12,04%); quelle con le percentuali più basse sono Napoli (7,49%), Torino (9,56%) e Bari (9,75%).

     

     

     

    * Campione esaminato: 255.751 richieste raccolte tramite Facile.it tra il 15/1/2018 e il 22/04/2018

     

  • Mutuo prima casa: servono quasi 18 anni di stipendio per restituire il capitale richiesto

    Il 2017 è stato un anno positivo per chi ha scelto di acquistare casa: i tassi di interesse dei mutui ai minimi, il prezzo degli immobili sostanzialmente stabile e l’aumento del reddito a disposizione delle famiglie hanno creato condizioni favorevoli per comprare. Ma chi ha presentato domanda di mutuo prima casa, quanti anni di stipendio dovrà versare per restituire alla banca il capitale richiesto?  Al netto degli interessi e considerando che oggi le famiglie italiane cercano mediamente di destinare alle rate del mutuo circa il 25% del reddito annuale, Facile.it e Mutui.it hanno calcolato che occorrono in media 17 anni e 10 mesi. Il risultato emerge dall’analisi di circa 40.000 richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali da gennaio 2013 a dicembre 2017 i cui valori sono stati incrociati con i dati Istat disponibili relativi ai redditi delle famiglie italiane*.

    Aumentano gli anni necessari, ma anche gli importi richiesti

    Il valore risulta in crescita rispetto al 2013, quando le famiglie che richiedevano un mutuo dovevano mettere in conto di destinare alla banca in media 16 anni e 10 mesi di stipendi. Brutte notizie? In realtà no, se si considera che dietro all’aumento degli anni necessari a ripagare il capitale non vi è una riduzione dei redditi medi delle famiglie italiane, bensì un aumento della cifra richiesta agli istituti di credito. Nel 2013 l’importo medio che gli aspiranti mutuatari cercavano di ottenere per acquistare la prima casa era pari a 123.583 euro, mentre nel 2017 la richiesta media è aumentata dell’8% raggiungendo i 133.456 euro.

    «Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una consistente diminuzione dei tassi di interesse e degli spread applicati dalle banche, che ha determinato un alleggerimento della rata mensile», spiega Ivano Cresto, Responsabile BU mutui di Facile.it. «Questo ha consentito alle famiglie di richiedere in prestito importi più elevati, mantenendo comunque una rata mensile contenuta, che non impattasse troppo sul reddito complessivo».

    La dinamica spiegata da Cresto risulta molto chiara se si guarda a come è cambiato negli ultimi quattro anni il valore medio della rata e il suo il rapporto con il reddito mensile delle famiglie richiedenti; nel 2013 la rata media richiesta era pari a 663 euro, con un impatto del 27% sullo stipendio mensile, mentre nel 2017, nonostante gli importi richiesti alle banche siano aumentati, la rata media è diminuita arrivando a 606 euro, con un impatto del 24% sul reddito mensile medio.

    Se per assurdo fosse possibile destinare alle rate del mutuo il 100% del reddito annuale, alle famiglie italiane basterebbero oggi mediamente 4 anni e mezzo per restituire alla banca la quota capitale presa in prestito al netto degli interessi, mentre nel 2013 servivano 4 anni e 2 mesi.

    Le differenze regionali

    Analizzando in ottica territoriale le richieste di mutuo prima casa raccolte dai due portali nel 2017, emergono importanti differenze tra le aree del Paese. Gli aspiranti mutuatari della Campania risultano essere quelli che dovranno mettere in conto più anni, e stipendi, per restituire il capitale richiesto al netto degli interessi; 21 anni, ipotizzando, come detto, che ogni anno confluisca nel mutuo una somma pari al 25% dello stipendio. Seguono in classifica i richiedenti mutuo del Lazio (20 anni e 3 mesi) e della Sicilia (19 anni e 11 mesi)

    Di contro, le aree dove i valori si riducono notevolmente sono il Friuli Venezia Giulia, qui i richiedenti mutuo impiegano in media 13 anni e 10 mesi, l’Umbria (14 anni e 7 mesi) e l’Emilia Romagna (14 anni e 11 mesi).

  • PMI italiane sempre più tech: sul web per abbattere i costi di luce e gas

    Il tessuto industriale italiano è storicamente caratterizzato da piccole e medie imprese che, secondo dati del 2016, nel nostro Paese sono circa 145 mila (fonte: Cerved). Artigiani, studi professionali, negozi e piccole aziende, però, devono fare i conti con i costi di gestione delle loro sedi, primi fra tutti quelli dell’energia e, per risparmiare, sempre più spesso scelgono il canale online. Secondo un’analisi fatta da Facile.it su un campione di circa 20.000 PMI che si sono rivolte al web, nel solo periodo compreso fra settembre 2017 e marzo 2018 il numero di quelle che hanno cercato online nuovi contratti di fornitura elettrica è cresciuto del 47% e addirittura del 48% per ciò che riguarda il gas. A dimostrazione della loro propensione per la tecnologia, circa un preventivo su tre è stato fatto attraverso smartphone o supporto mobile.

    Ma quanto consumano e, soprattutto, quanto potrebbero risparmiare le molte tipologie di impresa che rientrano nella più generale definizione di PMI? Secondo dati ufficiali Confcommercio, se per un bar il consumo di kWh annui è pari a 20.000, la cifra si riduce a circa 18.000 per un negozio non alimentare. È pari a 35.000 per un ristorante e arriva a 75.000 se si tratta di un esercizio commerciale in cui si vendono alimenti. Passando a considerare il consumo di gas, i valori oscillano fra i 1.800 Smc annui di negozi al dettaglio diversi da quelli di alimentari e i 7.000 dei ristoranti.

    Per capire a quanto potrebbe ammontare il risparmio massimo conseguibile attraverso le offerte disponibili online, Facile.it ha ipotizzato un consumo di 10.000 kWh per ciò che riguarda l’energia elettrica e di 5.000 Smc per il gas. Con questi valori, considerando le offerte disponibili al 12 aprile 2018*, per ciascuna PMI le bollette potrebbero alleggerirsi fino ad un massimo, rispettivamente, di 1.334 e 1.021 euro.

    «I vantaggi che provengono dal confronto delle tariffe», spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it, «sono stati chiari da subito ai consumatori alle prese con la gestione dei budget familiari, ma di lì a poco anche le PMI hanno capito che rendersi responsabili della scelta del fornitore era il modo migliore per non sprecare denaro e, negli ultimi mesi, il numero di piccole e medie imprese che si rivolge al web per questo tipo di necessità continua ad aumentare con tassi a doppia cifra».

    In ultimo Facile.it ha voluto anche tracciare la provenienza delle richieste. Le PMI più attive nel cercare online un nuovo fornitore sono state quelle romane, seguite da quelle milanesi e torinesi, ma l’unica regione che riesce a piazzare addirittura due capoluoghi nella classifica dei primi 10 è la Sicilia con Palermo (settima) e Catania (nona).

     

    * Per la luce i costi mensili sono stimati su un consumo medio annuo di 10.000 kWh, potenza del contatore di 6KW, ripartizione percentuale per fasce (F1, F2, F3) 10% F1 – 60% F2 – 30% F3 e tensione BT. Per il gas I costi mensili visualizzati nel preventivo business sono stimati su un consumo medio annuo di 5000 Smc e ambito territoriale Nord Occidentale.

  • Il 6% dei siciliani compra solo cibo prossimo alla scadenza perché in sconto

    Ogni settimana il 60% dei siciliani discute in famiglia per ragioni legate al risparmio domestico e addirittura più di 1 su 4 lo fa tutti i giorni (27%); in media, sono ben 9,6 le discussioni che, ogni mese, una famiglia siciliana fa a causa delle spese di casa. Un dato estremamente alto, pari a quasi il doppio rispetto alla media nazionale (5,8 discussioni al mese), che evidenzia come il risparmio sia molto sentito in regione. Questi alcuni dei dati emersi dall’indagine* commissionata da Facile.it a mUp Research che, con l’ausilio di Norstat, ha interrogato un campione rappresentativo della popolazione italiana per scoprire come viene gestito il risparmio all’interno delle famiglie.

    Ma quali sono le principali ragioni che spingono i siciliani a discutere sul risparmio? Alla domanda, il 58% degli intervistati siciliani ha risposto “perché uno di noi è veramente sprecone”, mentre il 48%, di contro, afferma che la causa sia l’eccessiva parsimonia di qualcuno dei componenti della famiglia.

    L’indagine ha voluto mettere a fuoco i comportamenti messi in atto dalle famiglie siciliane al fine di ridurre i costi. Interessante notare come le azioni più comuni siano legate al consumo d’acqua; i siciliani sono molto attenti a fare la doccia, dosando bene l’acqua, anziché il bagno (scelta indicata dal 67% dei rispondenti), o a chiudere il rubinetto quando si lavano i denti (64%), ma quando si tratta di usare la lavatrice o lavastoviglie solo se a pieno carico lo fa il 60% dei siciliani contro il 70,7% della media nazionale.

    Al fianco di queste azioni, atteggiamenti virtuosi ormai entrati tra le abitudini quotidiane, dall’indagine sono emersi anche comportamenti meno comuni e, in alcuni casi, forse eccessivi tanto che l’85% dei rispondenti siciliani (a fronte di una media italiana pari al 74%) dichiara di avere in famiglia un componente affetto da “manie da risparmio” al limite dell’esagerato.

    L’atteggiamento che più si distanzia dalla media nazionale risulta essere staccare le spine degli elettrodomestici quando non si usano; una vera e propria ossessione per il 47% dei siciliani, mentre a livello nazionale la percentuale si ferma al 28%. Altri comportamenti emersi dall’indagine sono il cambiare ogni volta supermercato per inseguire le offerte (30%), il mettere in folle l’auto se si è in discesa per non usare carburante (16%) o, addirittura, dividere in 2 i tovaglioli di carta per usarli più volte (11%).

    Fa riflettere un altro dato emerso dall’indagine: il 6% dei rispondenti siciliani dichiara di comprare solo alimenti prossimi alla scadenza perché in sconto e per poter così risparmiare.

    Ma quanto risparmiano le famiglie siciliane? Nonostante gli sforzi, poco; secondo l’indagine il risparmio medio ottenuto in questo modo dagli abitanti dell’isola è basso; pari ad appena 188 euro all’anno, di molto inferiore alla media nazionale, che invece raggiunge i 239 euro.

    Dalla ricerca sono inoltre emerse indicazioni relative alle spese che incidono maggiormente sul budget familiare e assicurazione auto, luce e gas sono risultate essere quelle più importanti. Nonostante molti siciliani (42%) dichiarano di essere già riusciti nel 2017 a ridurre il peso della bolletta elettrica, questa rimane una delle voci che vorrebbero ulteriormente alleggerire (71%), seconda solo alla polizza auto, indicata come spesa su cui si desidera risparmiare dal 73% dei siciliani.

     

    * Metodologia: n.1.355 interviste CAWI con individui in età 18 anni ed oltre su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta in età 18-74 anni. Gli intervistati sono stati raggiunti tramite l’invio di un’email di istruzioni e di invito alla compilazione e hanno avuto accesso al questionario solo se qualificabili nel target stabilito per questa indagine. Indagine condotta fra dicembre 2017 e marzo 2018.

     

  • Ristrutturazione prima casa: 10 consigli per scegliere fra mutuo e prestito

    Nel 2017 sono state 700.000 le abitazioni ristrutturate approfittando dei tassi particolarmente vantaggiosi e delle detrazioni previste dalla legge (Fonte: Scenari Immobiliari). Molti italiani hanno scelto di chiedere in prestito a banche o finanziarie la somma necessaria per affrontare i lavori e, secondo l’osservatorio di Facile.it, quando si parla di ristrutturazioni, la richiesta media* è stata pari a circa 16.000 euro per i prestiti personali, 88.500 euro per i mutui. Ma quando conviene scegliere l’una o l’altra tipologia di finanziamento e come fare per evitare di pagare più del dovuto? Ecco i 10 consigli di Facile.it.

     

    1. Quanto chiedere. Il primo punto da valutare è quanto richiedere a banche e società del credito; in generale può convenire orientarsi verso un prestito personale se il taglio del finanziamento è più contenuto anche se, di fatto, è possibile richiedere sino a circa 70 mila euro. I mutui per ristrutturare, invece, sono la soluzione più indicata per chi mira a importi maggiori; non ci sono valori minimi e ogni istituto applica le proprie politiche, ma normalmente il credito viene concesso a partire dai 30.000 euro.

     

    1. Quale tasso considerare? Per valutare e confrontare le due tipologie di finanziamento è fondamentale il tasso. Non fermiamoci però al solo TAN (Tasso Annuo Nominale) e, piuttosto, teniamo in considerazione il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) che include tutti i costi connessi al finanziamento, come le spese di istruttoria o perizia. Nello specifico, per i prestiti personali** per ristrutturazione, a seconda dell’importo e della durata, le migliori offerte hanno un TAEG che oscilla, attualmente, tra il 5,44% e il 7,98%. Per un mutuo ristrutturazione prima casa**, invece, bisogna scegliere tra tasso variabile (migliori TAEG tra lo 0,78% e lo 0,83%) o fisso (migliori TAEG tra l’1,50% e il 2,08%).

     

    1. I costi accessori cui fare attenzione. Abbiamo detto che sul costo complessivo del finanziamento gravano anche altri elementi, ma quali sono e quali le differenze tra i costi connessi ai prestiti e quelli legati ai mutui per ristrutturazione? Per il prestito personale sono da considerare, generalmente, le spese di istruttoria, di incasso e gestione rata, quelle di notifica e di chiusura pratica, l’imposta di bollo, e, se previsti, eventuali costi iniziali o assicurativi. Per i mutui ristrutturazione, invece, la lista non finisce qui e, quindi, le spese aumentano. In aggiunta ai costi sopra indicati, bisogna considerare il perito (in media il suo intervento costa tra i 200 e i 300 euro, variabili anche in funzione del numero di perizie necessarie) e l’atto (il cui costo è legato al valore dell’iscrizione ipotecaria) che il notaio dovrà redigere per finalizzare il mutuo. Bisogna mettere in conto anche i costi relativi all’assicurazione scoppio e incendio, obbligatoria per l’ottenimento di un mutuo ristrutturazione. Attenzione perché se l’abitazione è già coperta da una polizza di questo tipo, è necessario verificare che abbia le caratteristiche richieste per il nuovo finanziamento o, in caso contrario, occorre stipularne una nuova.

     

    1. Le garanzie richieste sono diverse. Per entrambi i finanziamenti è necessario, in primis, che il richiedente abbia un reddito fisso di importo sufficiente a sostenere le rate da rimborsare. Se per il prestito personale questo rappresenta, nella maggior parte dei casi, l’unico requisito richiesto, per il mutuo ristrutturazione, invece, è necessaria anche una garanzia reale, rappresentata dall’iscrizione dell’ipoteca sull’immobile che si intende ristrutturare. Resta valido, per i mutui così come per i prestiti, che qualora l’istituto erogante lo ritenesse necessario, potrà richiedere ulteriori garanzie.

     

    1. Le tempistiche di erogazione variano notevolmente. Un punto di forza dei prestiti personali sono propri i tempi rapidi di erogazione, che variano generalmente tra le 24 ore e i 15 giorni; se il vostro nemico è il tempo, questa è senz’altro la strada più veloce da percorrere. Il mutuo ristrutturazione, invece, segue il normale iter di un mutuo tradizionale per l’acquisto casa che è notoriamente più lungo; solo per passare dall’istruttoria della pratica all’erogazione occorrono, in media, circa 60 giorni.

     

    1. Potrebbe essere utile un mutuo SAL? Altra differenza tra mutuo e prestito ristrutturazione è rappresentata dalla modalità di erogazione; con il prestito la somma viene sempre concessa in un’unica soluzione, mentre per il mutuo le opzioni sono due. In alcuni casi, soprattutto se l’importo richiesto è contenuto rispetto al valore complessivo dell’immobile, la banca potrebbe concede la somma in un’unica soluzione, al pari di un prestito personale; se invece l’importo richiesto è elevato, o addirittura superiore al valore che ha l’abitazione prima dei lavori di ristrutturazione, l’istituto di credito potrebbe proporre un cosiddetto mutuo SAL (Stato Avanzamento Lavori). Si tratta di una particolare formula di finanziamento che prevedere l’erogazione dell’importo in diverse tranches, ognuna rilasciata dalla banca solo dopo che un perito abbia accertato il nuovo valore acquisito dall’immobile all’avanzare dei lavori.

     

    1. Come scegliere la durata. Il prestito personale ha una durata massima di 10 anni e per questo motivo viene generalmente preferito per finanziamenti contenuti; il mutuo ristrutturazione, di contro, può arrivare anche a 30-35 anni. La scelta della durata del finanziamento deve quindi essere fatta in base all’importo complessivo che si vuole chiede, all’ammontare della rata mensile che si può sostenere e, non ultimo, all’età del richiedente. In generale è bene considerare che più è lungo il finanziamento, maggiore sarà il tasso di interesse applicato, ma il peso della rata mensile, essendo spalmato su un periodo maggiore, risulterà minore. Il mutuo resta, di fatto, l’unica strada percorribile se si vuole ripagare il debito in più di 10 anni. Se invece la durata è particolarmente breve, potrebbe convenire optare per un prestito personale, i cui costi accessori risultano minori.

     

    1. Cosa portare in detrazione. Sul fronte delle agevolazioni fiscali è il mutuo ristrutturazione prima casa ad uscire vincitore; se richiesto per l’abitazione principale, questo dà diritto a una detrazione annua Irpef del 19% degli interessi pagati sul mutuo (importo massimo su cui calcolare la detrazione: 2.582,25 euro). Il prestito personale, invece, non dà diritto ad alcuna detrazione. Per il proprietario rimane valida (indipendentemente dal fatto che si opti per un prestito personale, un mutuo, o persino attingendo dai propri risparmi) la possibilità di godere delle detrazioni fiscali legate all’intervento di ristrutturazione. In questo caso, se i lavori rientrano tra quelli previsti dalla legge, il proprietario può richiedere una detrazione Irpef pari al 50% del valore dell’intervento, fino ad un massimo di 96.000 euro, che verrà applicata nei 10 anni successivi alla ristrutturazione.

     

    1. Cosa fare se la casa ha già un mutuo ipotecario? Cosa accade se sulla casa da ristrutturare grava già un mutuo ipotecario? Due le alternative: se il proprietario vuole richiedere un nuovo mutuo, e non dispone di altre garanzie reali, la banca potrebbe proporre un mutuo sostituzione con liquidità per ristrutturazione, soluzione che consente di sostituire il primo finanziamento con uno nuovo che include anche una quota di liquiditàaggiuntiva da utilizzare per i lavori. In questo caso, però, attenzione alle somme richieste: l’istituto di credito non concederà un nuovo finanziamento se l’ammontare complessivo supera l’80% del valore dell’immobile. La seconda soluzione è il prestito personale che, come spiegato, non necessita di garanzie reali per essere concesso anche se, prima di dare l’OK, la società del credito verificherà che il richiedente abbia una capacità reddituale tale da permettergli di sostenere le rate dei finanziamenti in corso.

     

    1. Penali ed estinzione anticipata. Per entrambi i finanziamenti il debitore può decidere di estinguere il debito, totalmente o in parte, prima della sua scadenza naturale. A partire da febbraio 2007, per il mutuo ristrutturazione prima casa, la banca non può applicare alcuna penale per l’estinzione anticipata; nel caso di prestito personale, invece, attenzione perché a seconda del contratto sottoscritto, potrebbe essere previsto il pagamento di un indennizzo, compreso tra lo 0,5% e l’1% del valore del prestito, a favore della società che lo ha concesso.

     


     

     

    * Per i prestiti personali, l’analisi è stata realizzata su un campione di 53.506 richieste presentate tramite Facile.it e Prestiti.it tra l’1 gennaio 2017 e il 31 dicembre 2017. Per i mutui, l’analisi è stata realizzata su un campione di oltre 30.000 richieste presentate tramite Facile.it e Mutui.it tra l’1 aprile 2017 e l’11 aprile 2018.

    ** Calcoli effettuati su Facile.it in data 11/04/2018 ore 17.00. Per il prestito personale finalità ristrutturazione sono stati considerati i profili: importo richiesto 16.000 euro da restituire in 2 e 10 anni. Per il mutuo ristrutturazione tasso variabile e fisso sono stati considerati i profili: importo richiesto 88.500 euro, valore immobile 200.000 euro, da restituire in 15 e 30 anni.