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  • Crisi, l’Europa deve scegliere tra due strade (entrambe difficili)

    Il modo di affrontare la crisi – una dopo l’altra – è quello che rende l’Europa ciò che è. Le difficoltà plasmano il continente, come diceva Jean Monnet, che fu il primo architetto dell’Europa unita. E non c’è dubbio che la crisi attuale abbia un carattere estremamente “formativo” per la UE.
    Dal modo in cui ne verremo fuori dipende il nostro futuro, la nosta speranza e la nostra ambizione.

    La sfida della UE di fronte alla crisi

    crisi covid EUE’ fuor di dubbio che la pandemia comporta tragedie e una scia di dolore indelebile, ma da questa crisi nasceranno anche delle opportunità. Innanzitutto riguardanti un cambio di rotta politico, che ci consenta di spostare lo sguardo più in alto e più lontano.

    Ma bisognerà garantire politiche economicamente corrette, ma con un consenso popolare. Bisognerà superare le posizioni e i contrastanti interessi dei Paesi membri. Cosa non facile, come già si è visto in sede di definizione del Next Generatione EU.

    Non sprecare lo sforzo del Next Generation

    La pandemia è uno shock perfetto che ha colpito tutti i Paesi senza distinzioni. In questo senso li ha resi davvero una Unione. Ma bisogna esserlo solo nelle tragedie, ma pure nel percorso di crescita.
    Attraverso la Next Generation Europe, i Paesi membri devono aiturarsi a venirne fuori.
    Del resto c’è una enorme quantità di risorse mobilizzate, e molteplici cardini sui uali fare leva (capitale umano, investimenti, infrastrutture, ambiente) che possano spingere le economie. Ma non si devono seguire orizzonti limitati, strategie a breve termine, bensì adottare soluzioni di lungo respiro.

    La scelta tra due opzioni

    Davanti alla crisi attuale, ci sono due strade, due opzioni binarie per l’Europa. O si concede una flessibilità di bilancio ai singoli Stati (soprattutto quelli dalle finanze pubbliche più malandate), oppure si trasferiscono compiti e capacità di spesa verso l’Unione, sottraendola ai singoli Paesi.
    Quest’ultima scelta significa in sostanza conferire maggiore autorità alla Commissione, dove ci sono economisti dalla capacità analitica e dalla competenza istituzionale adeguata. Figure in grado dio scegliere le migliori opzioni per l’azione comune, ponendosi un passo più avanti dei paesi membri.

  • Banche Centrali Tra Oro Bond e Stampa di Valuta Fiat Quale Sarà il Futuro

    Banche centrali ancora in una fase di incertezza e non potrebbe essere altrimenti visto il periodo storico che stiamo attraversando.
    In una fase in cui parlare di incertezza del futuro appare un vero eufemismo le politiche finanziarie intraprese dalle banche centrali avanzano in ordine sparso a seconda delle latitudini.
    La Fed guida in qualche modo il destino del mondo finanziario occidentale mentre d’altra canto Asia e super potenze come la Russia adottano strategie su misura secondo le proprie necessità.

    Oro un Bene Rifugio che Resiste

    Per quanto riguarda gli acquisti di oro delle banche centrali sono aumentati di quasi il 40% nel primo semestre di questo anno.
    Ma la quasi totalità di questi si concentra in banche centrali di paesi asiatici come Thailandia e India trai paesi non asiatici che hanno fatto acquisti di oro ci sono Ungheria e Brasile.
    Questo segnala che il ruolo dell’oro come bene rifugio è ancora considerato importante in particolar modo nel fare fronte contro eventuali fenomeni inflattivi di cui si teme gli effetti ancora oggi.
    Anche i privati hanno acquistato notevoli quantità del prezioso metalli giallo dall’inizio della politica del lockdown.
    Esiste anche una certa percentuale di privati meno fortunati che sono stati costretti a vendere oro anche presso attività come questo compro oro Firenze per problemi economici dovuti alla crisi dovuta alle restrizioni.

    Emissione di Bond

    Inutile dire che per far fronte ad un periodo come quello attuale le banche centrali sono state costrette ad emettere liquidità in modo ininterrotto nell’economia.
    Gran parte di questa liquidità è stata assorbita dal sistema con l’acquisto di bond che vengono regolarmente emessi per calmierare in qualche modo gli effetti di una quantità esagerata di valute fiat che sono state emesse nell’attuale periodo.

    Iniezioni di Valute Fiat

    Come detto in precedenza le banche centrali si sono messe a stampare soldi in modo continuo, una necessità, anzi il male minore per potere affrontare le conseguenze di una crisi globale non solo economica.
    Moltissime persone hanno perso del tutto il lavoro o si sono viste calare in le entrate in modo drammatico.
    Solo gli ammortizzatori sociali di natura eccezionale introdotti, grazie alla liquidità introdotta nel sistema, hanno permesso al tessuto sociale della maggioranza dei paesi di resistere all’impatto di un impoverimento generale improvviso.

    Ed il Futuro ?

    Quale sarà il futuro non solo delle banche centrali ma di tutta l’economia è ancora presto per capirlo, attualmente la situazione è ancora troppo fluida per interpretata in modo corretto e sicuro.
    Ancora si teme le conseguenze della enorme liquidità immessa sul mercato, qualche campanello di allarme è già partito con materie prime come il gas, il petrolio, ecc che sono aumentati moltissimo.

     

  • Crisi economica, l’Europa accelera la ripresa e i capitali tornano ad affluire

    Dopo la lunga crisi economica dovuta alla pandemia, finalmente ora c’è una ripresa molto robusta. Ed è proprio sul ritmo di questa ripresa che si giocano molti equilibri sull’asse Europa-USA.

    La marcia di uscita dalla crisi economica

    crisi economicaFino a qualche settimana fa, la marcia dell’economia americana era veloce e convincente. La crisi economica, che pure ha lasciato forti cicatrici nel mondo a stelle e strisce, è stata combattuta con massicce dosi di stimoli monetari e fiscali. Stimoli che hanno dato i loro frutti, vista la robusta ripresa.

    Nel frattempo fino a poche settimane fa, la ripresa dalla crisi economica in Europa era più lenta. Anche per colpa delle campagne vaccinali a singhiozzo e delle ondate di contagi che riprendevano a macchia di leopardo.

    L’Europa recupera terreno

    Da qualche tempo però, l’Europa si è messa sui binari giusti. E il divario tra la nostra ripresa e quella statunitense si è ridotto.  Non annullato, ma sensibilmente diminuito sì.
    Questo spinge verso l’alto la fiducia degli investitori, soprattutto quelli obbligazionari, perché ormai si stanno attenuando le restrizioni in Europa e questo si riflette già sui dati macroeconomici.

    E’ evidente che ci siano flussi di capitali indirizzati verso l’Eurozona, che sono alimentati da investitori esteri che cercano di convertire la liquidità in Euro per acquistare attivi europei e iniziare a posizionarsi per la ripresa della regione. Il relative volatility index dei flussi in entrata nel Vecchio Continente si è attenuato, segno che stanno arrivando con una certa costanza.

    Anche i mercati valutari hanno cominciato a scontare la convergenza tra campagna vaccinale e ripresa dalla crisi economica, come evidenzia l’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.
    Ma c’è una incognita… L’inflazione, che pesa sugli scenari post crisi economica.

    L’incognita inflazione

    La crescita dei prezzi dovrebbe rallentare in Europa, secondo l’osservazione degli indicatori leading, mentre negli Stati Uniti c’è appena stata una fiammata preoccupante (i mercati subito dopo i dati reagirono in modo forte). Anche se la Fed ha ribadito la convinzione che l’inflazione sia transitoria, la normalizzazione dei tassi è più vicina di quel che si pensa.
    Per questo motivo è difficile pensare che i tassi d’interesse europei possano continuare a recuperare rispetto a quelli statunitensi allo stesso ritmo.

  • Ripartire dai lavoratori: il Workers BuyOut Cooperativo

    Alla guida dell’azienda non c’è ricambio generazionale?
    L’azienda è in crisi e non sa come uscirne?
    Partecipa al webinar promosso da Confcooperative Verona, “Ripartire dai lavoratori: il Workers BuyOut Cooperativo” per conoscere lo strumento del Workers BuyOut, modalità con la quale i lavoratori di una impresa in crisi o destinata alla chiusura si impegnano nel salvataggio della loro azienda, tramite appositi strumenti previsti dalla normativa, diventando così imprenditori di sé stessi.
    L’iniziativa si pone il principale obiettivo di candidare lo strumento di WBO declinato nel modello cooperativo, in risposta al “problema lavoro” che si presenterà inevitabilmente nel prossimo futuro.
    Programma dell’evento:
    INTRODUZIONE AI LAVORI:
    Fausto Bertaiola, Presidente Confcooperative Verona
    ANALISI ECONOMICA E PROSPETTIVE FUTURE DELLE AZIENDE VERONESI:
    Matteo Scolari, Direttore Verona Network
    ANALISI DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI DELLE AZIENDE VERONESI:
    Giovanni Martignoni, Direttore INPS Verona
    LO STRUMENTO DEL W.B.O. COOPERATIVO:
    Pierpaolo Baroni, Esperto W.B.O. Confcooperative
    ANALISI STRUMENTI FINANZIARI ISTITUZIONALI:
    Mauro Frangi, Presidente CFI
    Silvia Rossi, Direttore Fondosviluppo
    STORIE DI SUCCESSO DI W.B.O. COOPERATIVO
    APERTURA TAVOLA ROTONDA: IL RUOLO DEGLI ATTORI ECONOMICI
    Alberto Mion, Presidente Ordine dei Commercialisti di Verona
    Giovanni Alenghi, Direttore Banca Etica Verona
    Gianmaria Tommasi, Vicepresidente Federazione Veneta BCC
    Stefano Facci, Segretario Generale CGIL Verona
    Stefano Gottardi, Referente Territoriale UIL Veneto
    Giampaolo Veghini, Segretario Generale CISL Verona
    Simone Lavarini, Vicedirettore Federazione Veneta BCC
    Modera i lavori: Davide Bulighin, Direttore Confcooperative Verona
    L’evento è gratuito e si terrà martedì 8 giugno 2021 dalle ore 10:00 alle ore 12:45 su piattaforma Go To Webinar.
    Le iscrizioni sono aperte fino al 7 giugno cliccando e compilando il seguente form: IL WBO COOPERATIVO
  • Quotazione Oro Quale Futuro Dopo la Crisi da Lockdown

    La quotazione oro attuale, marzo 2021, si è attestata intorno ai 1750 dollari oncia, un valore che pur essendo il più basso dell’anno è comunque il frutto di due anni consecutivi in cui il prezzo oro è aumentato di valore.
    La guerra dei dazi del 2019 e il lockdown del 2020 hanno contribuito in modo determinante al rialzo della quotazione oro, rialzi di prezzo che non si vedevano da diversi anni e che hanno segnato un cambio di rotta del prezzo aureo.
    Un cambio di rotta sostenuto dalle paure di investitori e risparmiatori che hanno tradizionalmente acquistano oro per creare riserve d’oro da monetizzare velocemente in caso di mancanza di liquidità rivolgendosi presso banche per azioni e compro oro Firenze, Milano, ecc.
    Il 2021 per adesso ha visto un arretramento della quotazione oro rispetto agli anni precedenti, la crisi da lockdown seppur sia ancora presente in vari paesi occidentali è stata abbandonata da molti paesi determinanti per l’equilibrio della finanza globale.
    Cina, India, Russia, Brasile sono solo alcuni dei paesi che sono tornati a produrre beni e servizi senza restrizioni, una situazione confermato dall’andamento finanziario globale lontano dal crollo epocale di marzo 2020.
    Questo nuovo equilibrio finanziario che vede tecnologici, farmaceutici e altri asset in netta crescita hanno messo in secondo piano l’esigenza di investire in oro per difendere il valore dei propri capitali.
    Non per nulla le migliori performance finanziarie della quotazione oro avvengono proprio durante le crisi economiche e di sfiducia che ciclicamente si abbattono sui mercati.
    La attuale situazione finanziaria globale, di relativa tranquillità, non risente della crisi economica reale che sta travolgendo molti paesi occidentali nei quali ancora molti settori sono chiusi a causa della strategia del lockdown continuativo.
    Per questo motivo la quotazione oro ha perso molto del valore che aveva acquisito nella precedente corsa all’oro che era arrivata nei primi di agosto a stabilire un nuovo record storico di circa 2070 dollari oncia.
    Al momento il futuro del prezzo aureo non sembra poter beneficiare di particolari congiunture finanziarie favorevoli, alcuni analisti vedono nel pericolo dell’inflazione un possibile ritorno degli investitori verso il prezioso metallo giallo.
    Ma il pericolo inflazione nonostante resti una possibilità reale difficilmente provoca aumenti della domanda di oro paragonabili a quelli che vengono innescati dalle crisi finanziarie più profonde che solitamente provengono da scenari di ben altra natura.

  • Economia post-crisi? Scordiamoci una ripresa a V, la più probabile è a forma di K

    Durante la fase acuta della pandemia da Covid, si è sentito spesso parlare di una ripresa a forma di V dell’economia. In sostanza, si sperava in un rimbalzo altrettanto forte quanto era stato il calo precedente. La realtà però ci ha consegnato uno scenario ben diverso.

    Che economia ci aspetta

    economiaChe la ripresa dell’economia globale non sarebbe stata forte come auspicato, si è capito soprattutto durante il periodo estivo. All’epoca i vaccini erano ancora uno strumento lontano, e malgrado questo con eccessivo ottimismo si decise di riaprire tutto o quasi. E così facendo si è innescata la seconda ondata, e per alcuni c’è stata anche la terza. I vaccini nel frattempo sono arrivati, ma le campagne per una somministrazione globale procedono a rilento, e impiegheremo quasi tutto l’anno a completarle.
    In questo scenario, una ripresa a V è impossibile anche in un prossimo futuro.

    La K: ossia vincitori e perdenti

    E allora cosa accadrà all’economia? Succederà che mentre alcuni settori si riprenderanno con vigore, altri invece potrebbero trovarsi di fronte a difficili sfide strutturali nel lungo termine. Sono loro che formano il braccio inferiore della K. La nuova forma dell’economia in ripresa.

    I processi irreversibili

    Di sicuro dopo che sarà passata la bufera, riapriranno negozi, ristoranti e bar. La gente tornerà a fare shopping, cenare fuori, andare al cinema, ecc. Ma per molti aspetti, il cambiamento innescato dalla crisi diventerà irreversibile.
    Si pensi ad esempio al settore automobilistico, dove l’accelerazione dalla combustione interna all’elettrico non farà più marcia indietro. Ma rientra in questa ottica anche la grande attenzione che viene rivolta agli investimenti sostenibili.

    Ma si può fare un discorso analogo per le banche, che dovranno fare i conti con una regolamentazione rigida, un contesto di tassi di interesse sfavorevoli e la competizione delle aziende fintech sui mercati otc. Per loro occorrerà ridisegnare il futuro. Per altri, come le attività legate a internet, continuerà ad esserci prosperità, perché continueranno a godere di un vento di coda dopo la pandemia. Basta pensare al volo di Amazon, alla corsa di Alibaba in settori nuovi.

  • Roma: i palazzi della crisi.

    Scopriamo l’architettura dei palazzi di Roma dove si lavora per risolvere la crisi di governo del 2021. Il portale web, MyVideoimage.com custodisce le immagini di Roma e dei palazzi istituzionali.

    Palazzo del Quirinale. Roma. Foto stock Myvideoimage

    Palazzo del Quirinale, Palazzo Chigi, Palazzo di Montecitorio. Nei periodi delle crisi di governo gli italiani, anche i meno attenti alla storia e all’architettura, padroneggiano i nomi dei più prestigiosi palazzi romani.

    Nel 1871, quanto la capitale d’Italia venne trasferita da Firenze a Roma, molti dei palazzi utilizzati dallo Stato Pontificio vennero riconvertiti per le attività istituzionali dello Stato Italiano.

    Le origini del Palazzo del Quirinale risalgono alla preesistente Villa d’Este al Quirinale, di proprietà del cardinale Ippolito II d’Este e a successivi ampliamenti tra cui quello eseguito a metà del ‘600 con la costruzione della “Manica Lunga” su progetto di Gian Lorenzo Bernini.

    Il palazzo fu adibito a residenza papale, poi trasformato dopo la conquista di Roma da parte Napoleone a sua residenza, ma mai effettivamente utilizzato e di nuovo residenza papale per poi essere riconvertito ad abitazione del Re d’Italia nel 1871.

    Oggi il Quirinale, è uno dei più famosi palazzi di Roma in quanto residenza del Presidente della Repubblica, impegnato a consultare i rappresentanti dei partiti di governo, ai fini di della risoluzione dell’attuale crisi.

    Palazzi di Roma. Montecitorio. Foto stock

    La storia del Palazzo di Montecitorio nasce nel 1653, quando il papa Innocenzo X affidò a Gian Lorenzo Bernini la costruzione di un palazzo residenziale per la famiglia Ludovisi. Dopo la morte di Niccolò Ludovisi, nel 1664 i lavori vennero sospesi. Vent’anni dopo, il nuovo pontefice Innocenzo XII, affidò all’architetto Carlo Fontana il completamento del palazzo iniziato dal Bernini per ospitare la nuova sede della Curia Pontificia.

    Con il trasferimento della Capitale a Roma, il palazzo venne scelto come sede per la Camera dei Deputati.

    L’attuale conformazione del Palazzo è dovuta all’architetto siciliano Ernesto Basile.

    Per ospitare l’aula parlamentare, il “transatlantico” e le altre funzioni, Basile demolì gran parte dell’edificio lasciando in piedi solamente la facciata principale convessa sormontata dal campanile a vela.

    Rome, Piazza Colonna, near Palazzo Chigi

    Sopra: Piazza Colonna, Roma

    La costruzione di Palazzo Chigi, oggi sede de Governo Italiano, inizia nel 1562 su progetto di Giacomo della Porta, incaricato da Alessandro Chigi. All’architetto Carlo Maderno, venne dato incarico di proseguirne la costruzione. Nel 1630 l’architetto Felice della Greca fu incaricato di completare la costruzione del palazzo.

    Dall’origine, sino alla fine del ‘700 il palazzo fu abitazione di famiglie vicine al papa. Dal 1700 al 1900 ospitò prima l’ambasciata d’Austria e Ungheria e poi l’ambasciata d’Austria.

    Nel 1916 fu adibito dal regno italiano a Ministero delle Colonie e nel 1922 a Ministero degli Esteri.

    Nel 1961, dopo il trasferimento del Ministero degli Esteri alla Farnesina, il palazzo è stato adibito a sede del Governo Italiano.

    Le immagini dei principali palazzi di Roma sono custodite nel portale web MyVideoimage.com, nato per diffondere nel mondo le immagini foto e video delle città e dei paesaggi italiani.

    Paolo Grassi

    La Spezia 29 gennaio 2021

    Contatti: mail: [email protected]

    sito web: https://myvideoimage.com – https://myvideoimage.com/it/immagini-di-roma-150-anni-da-capitale/

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  • ODCEC Bergamo: vicini a colleghi e professionisti colpiti dalla crisi

    Il 2020 ha messo la città di Bergamo di fronte a una realtà fatta di privazioni, sacrifici e distanze, testando duramente il suo tessuto sociale ed economico. L’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, seppur nella lontananza fisica imposta dalle restrizioni, coglie l’occasione del Natale per esprimere la propria vicinanza a chi soffre e per un messaggio che la Presidente dell’Ordine Simona Bonomelli rivolge ai colleghi al fianco di tanti imprenditori e liberi professionisti colpiti dalla crisi pandemica.

    «La nostra categoria sempre evidenzia, grazie al supporto di ciascuno di noi, di avere ampie risorse da offrire per lo sviluppo del Paese, dimostrandosi competente nelle diverse situazioni che siamo chiamati ad affrontare e rivelandosi punto di riferimento per il tessuto sociale – sottolinea la Presidente Simona Bonomelli – Infatti, in ogni momento siamo consapevoli che ciascuno di noi è chiamato a farsi diligentemente e costantemente portatore dei valori di etica e legalità, che da sempre perseguiamo, dandone evidenza anche all’esterno, nell’ottica positiva di una categoria sempre al servizio del cittadino e delle Istituzioni, al fine del raggiungimento di migliori condizioni per l’intero Paese».

    Anche quest’anno, nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, l’Ordine ha scelto di aiutare due realtà radicate sul territorio bergamasco: l’Opera Diocesana Patronato San Vincenzo e l’Associazione di Promozione Sociale a supporto della ricerca sui tumori cerebrali “Cancersucks”, che conta tra i promotori diversi iscritti all’Ordine.

    Avvicinandosi al termine del 2020, l’Ordine chiude un bilancio degli iscritti positivo con l’ingresso di 42 nuovi professionisti. In totale, gli iscritti sono 1735, di cui 1145 uomini e 590 donne. Tra questi, Silvio Cavalleri, Gianfranco Ceruti, Giovanni Legrenzi, Vincenzo Monorchio e Ignazio Roppolo hanno tagliato l’importante traguardo dei 50 anni di carriera.

  • Compro Oro il Modo Veloce di Monetizzare Gioielli e Oggetti in Oro

    Recarsi presso un compro oro Firenze o di altre zone è una operazione che sempre più italiani hanno fatto negli ultimi anni, dai primi anni 2000 anche a causa delle crisi economiche cicliche in molti per necessità o per scelta si sono rivolti ai compro oro per monetizzare il valore di oggetti e gioielli in oro di ogni tipo.
    Non per nulla il settore dei compro oro si è diffuso in modo capillare proprio con il nuovo millennio quando la crescente offerta di oro ha reso possibile l’apertura di un gran numero di queste attività commerciali che fanno dell’acquisto di metalli preziosi a peso il loro business principale.
    Negli anni del boom ad incrementare il numero di queste attività sono state anche le gioiellerie che a causa della stagnazione delle vendite si sono riconvertite acquistando oro usato.
    In realtà alcune gioiellerie praticavano già prima il ritiro di vecchi gioielli ma questo avveniva effettuato più che altro per concedere uno sconto sull’acquisto di nuovi gioielli.
    Anche da un punto di vista legislativo il settore dei compro oro non ha avuto una legge nazionale ad hoc, solo nel 2017 è stata introdotta una normativa che regola in modo rigoroso le vendite di oggetti in oro da parte dei privati.
    Negli ultimi anni sia per la diminuzione del giro di affari sia per l’introduzione di norme molto stringenti una parte di queste attività hanno cessato di operare.
    Solo quei compro oro più strutturati e che erano riusciti a fidelizzare un buon numero di clienti negli anni del boom hanno continuato ad acquistare oro usato ottemperando alle nuove norme introdotte dalla legge.
    Tra queste ve ne sono alcune molto limitanti come il limite del pagamento in contanti e la totale tracciabilità di ogni operazione effettuata sia in entrata che in uscita.
    Con la strategia dei lockdown il settore ha conosciuto una nuova fase di crescita, anche se minore rispetto alla prima crisi economica del millennio.
    Oggi vendere il proprio oro usato e divenuto una operazione completamente trasparente dove anche il cliente è tutelato da leggi precise e favorito anche per quanto riguarda il prezzo di acquisto che a causa di una concorrenza sempre più strutturata è divenuto proporzionalmente più vantaggioso per chi vende rispetto ai primi anni di boom di questo settore.

  • Crisi, servono misure urgenti… e bisogna imparare dal passato

    L’intervento dei Governi tramite massicci piani di sostegno all’economia, si rendono sempre più necessari per fronteggiare la crisi. Gli Stati Uniti si stanno avviando verso questa strada, che è stata peraltro rallentata dall’appuntamento elettorale. L’Europa invece deve ancora arrivare al traguardo, perché al di là delle dichiarazioni ottimistiche, ci sono ancora delle forti resistenze interne.

    Piano di sostegno contro la crisi

    crisiPer contrastare la crisi, tutti i Paesi hanno avuto una sola strada: aumentare la spesa pubblica, il deficit di bilancio e quindi del debito pubblico. Cosa grave per alcuni Paesi, che già erano alle prese con livelli di indebitamento notevoli. Per questo molti osservatori sono giustamente preoccupati.

    Infatti la situazione critica dei bilanci degli Stati, mal si concilia con la necessità di piani di sostegno all’economia. C’è il rischio, in sostanza, che per tenere in piedi questi ultimi vengano varati dei severi piani di di austerità. E allo stesso tempo, per ammorbidire questi ultimi, i piani di sostegno siano più modesti. Sarebbe un errore che già ha avuto un precedente passato.
    Dopo l’ultima crisi infatti, le misure di rilancio troppo modeste hanno fatto sì che Giappone ed Europa abbiano marciato a ritmo debole di crescita economica. Peraltro, non c’è neppure stato un miglioramento nella riduzione del loro indebitamento.

    Il circolo vizioso

    Il fatto è che di fronte a una crisi finanziaria, il settore privato è spinto a risparmiare per via delle incertezze sul futuro, mentre i consumi e gli investimenti soffrono. Ne soffre la crescita economica, mentre l’eccedenza di risparmio spinge al ribasso i tassi di interesse e al rialzo i prezzi degli asset finanziari. Come sta accadendo adesso. Le Borse – tutte, dagli USA, al DAX al Ftse Mib – infatti evidenziano una galoppata che stride con la realtà economica vissuta dai cittadini.

    Aggrappati al vaccino

    Nell’attuale crisi, si può sperare anche nell’intervento di un vaccino che possa ridare fiducia e ottimismo. Basterebbe questo per incanalare l’eccesso di risparmio verso i consumi e gli investimenti, dando spinta vera alla crescita economica. Ma non si può star qui a scommettere su una soluzione provvidenziale, per cui i governi devono darsi da fare per sostenere attivamente l’economia. Bisogna creare resistenze e supporti solidi per il futuro. Evitando magari di alleggerire il Recovery Fund da 750 miliardi, per via dell’opposizione dei paesi frugali.

  • Reagire alla crisi: i commercialisti siano alleati degli imprenditori

    Investire sulle competenze. Riscoprirsi uniti. Imparare a reagire. Sono queste le leve fondamentali per ripartire secondo Simona Bonomelli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo.

    In carica da gennaio 2017, Simona Bonomelli ha ripercorso le condizioni dell’economia globale, nazionale e provinciale, soffermandosi sulle conseguenze generate dai due mesi di lockdown. Dalla fine di febbraio la diffusione dell’epidemia di Covid-19 ha infatti determinato un forte impatto negativo sull’attività economica con una contrazione del PIL nel primo trimestre del 4,7% e una riduzione degli occupati, soprattutto tra i dipendenti a termine. Le stesse prospettive della finanza pubblica sono state modificate dall’emergenza sanitaria: il rapporto tra il debito e il PIL, ad esempio, potrebbe aumentare di oltre 20 punti percentuali quest’anno, raggiungendo il 155,7%. Nel contempo, si è attenuata la crescita dei consumi delle famiglie e vi è stato un calo marcato nei servizi turistici, nella ristorazione, nel trasporto, nelle attività ricreative e culturali. Un contesto nel quale i commercialisti sono stati chiamati a dare un importante contributo al Paese con le loro competenze e peculiarità, manifestando proposte concrete al Governo. Da qui, il richiamo a una maggiore coesione e ad un’attenzione crescente al ruolo della categoria.

    «Sono numerose le sfide e le opportunità che noi professionisti siamo chiamati a cogliere, ad analizzare e a risolvere nell’ottica di un ruolo che non può più essere solo di comunicazione di nuovi obblighi e adempimenti, ma di alleanza nella gestione aziendale dell’impresa. Durante la pandemia, abbiamo lavorato ininterrottamente per garantire assistenza a imprese e contribuenti, adattandoci in tempi rapidissimi e, non senza difficoltà, a logiche di lavoro nuove. Questa esperienza è stata per noi, come per tutto il mondo del lavoro, un importante banco di prova che può aiutarci a cambiare e a migliorarci. Per farlo, dobbiamo investire sempre di più nelle competenze, dobbiamo fare leva sulla capacità di adattarci, di reagire, di svilupparci, spingendo anche le imprese a fare lo stesso, e dobbiamo agire uniti, condividendo le nostre capacità. Solo così potremo dare la necessaria forza al Paese per ambire a una nuova “ricrescita”» – ha dichiarato Simona Bonomelli, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo.

    Un richiamo forte che trova riscontro in molte delle sfide che attendono le imprese italiane, specie le PMI. Oltre alla ripartenza, l’attenzione per il nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza d’impresa (D. Lgs. n. 14/2019) nel quale i professionisti sono chiamati ad avere un ruolo determinante. In molti casi, infatti, le PMI non hanno le competenze e gli strumenti necessari per osservare i nuovi adempimenti e i sistemi di allerta interna. Il ruolo dei commercialisti è quindi fondamentale per far comprendere agli imprenditori la necessità dell’implementazione di un nuovo modello di gestione basato sui moderni sistemi di controllo.

    «Le sfide di mercato che si stanno rapidamente e prepotentemente manifestando impongono all’imprenditore un netto cambiamento del modus operandi, essendo ormai imprescindibile la necessità di rilevare tempestivamente i segnali della crisi. Di conseguenza anche la nostra categoria deve essere pronta ad adattarsi alle nuove sfide del tempo, facendo leva sulle sue risorse professionali. È questo l’auspicio con cui vado a concludere il mio mandato in scadenza alle fine dell’anno, un percorso che mi ha fatta crescer a livello personale e professionale, nella consapevolezza che ciascuno di noi è un patrimonio fondamentale per il Paese e che le nostre risorse sono indispensabili per la crescita di ciascuno» – ha concluso Bonomelli.

     

    DATI E ATTIVITA’ DELL’ODCEC

    Gli iscritti, alla data del 31 dicembre 2019, sono complessivamente 1708 di cui 1696 all’elenco ordinario e 12 all’elenco speciale, oltre a 32 STP. Nel corso dell’anno 2019 vi sono state 37 iscrizioni e 38 cancellazioni (di cui 6 decessi, 19 dimissioni, 10 trasferimenti, 3 radiazioni). Per quanto attiene ai Praticanti al 10 giugno 2020, n. 77 sono iscritti nella sezione A dei Commercialisti e n. 20 sono iscritti nella sezione B degli esperti contabili.

    Oltre alle attività ordinarie è proseguito il lavoro dell’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento e di liquidazione del patrimonio del debitore così come l’attività della Scuola di Alta Formazione della Lombardia attraverso la quale si sta cercando di favorire la specializzazione anche in aree che non sono mai state riconosciute a livello istituzionale.

    Per informazioni https://www.odcec.bg.it/

  • Il reddito fisso traina la ripresa dei mercati. Flussi in crescita su fondi ed ETF

    La progressiva ripresa delle attività produttive e la rimozione delle misure di lockdown, hanno dato un po’ di ossigeno ai mercati. Ancora di più potrebbe darne la notizia della scoperta di un vaccino, ma per questo servirà ancora un po’ di tempo. Frattanto i mercati si stano riprendendo dal durissimo sell off di marzo, soprattutto grazie alla spinta del reddito fisso.

    Il ruolo del reddito fisso

    reddito fissoIl sentiment adesso è senza dubbio migliorato. Un contributo è giunto pure dal recupero del prezzo del petrolio, che a metà aprile aveva vissuto la fase più cupa della sua recente storia (il WTI addirittura in negativo di 37 dollari). Tuttavia nello scenario che si va delineando, il maggiore appeal lo hanno gli asset a reddito fisso. Lo dimostrano i flussi verso i segmenti dell’investment grade europeo e l’high yield statunitensi (ovvero quelli considerati dalle agenzie di rating sufficientemente sicuri). Normalmente si tratta di obbligazioni, quindi non parliamo di strategia trading a breve termine, ma a lungo termine.

    Flussi in crescita

    Da qualche mese infatti i flussi verso i fondi di investimento, verso gli Hedge Funds maggiori al mondo e gli ETF, stanno marciando a ritmo positivo. Questo appeal si è tradotto in un accumulo di liquidità, che ha fatto affievolire il timore legato alle capacità di rifinanziare le prossime scadenze per le società che si muovono nel segmento investment grade. In sostanza gli investitori non hanno più il timore che i flussi di reddito fisso legati a queste emissioni possano fermarsi.

    Come nel 2008

    Quello che sta succedendo riflette un po’ quanto accaduto dopo la crisi del 2008. Anche dopo quella durissima crisi finanziaria, il ruolo di traghettatori verso la fine del tunnel venne rivestito dalle società più solide. Il credito di qualità superiore, insomma, anche stavolta sta aprendo la strada alla ripresa. Almeno per ciò che riguarda i mercati finanziari. Questo spiega perché le società di qualità superiore si sono riprese dai minimi registrati a marzo, mentre quelle di qualità inferiore non riescono ancora a venire fuori dai oro minimi.

  • Think, plan & go: i 3 pilastri per la ripartenza delle imprese

    A seguito della pandemia da Coronavirus, il Fondo monetario internazionale ha stimato un calo del Pil per l’Italia nel 2020 del -9,1%, mentre per le aziende è attesa una perdita di fatturato fino a 670 miliardi di euro[1]. Uno scenario critico per le aziende chiamate a ripensare il proprio business per effetto di Covid-19. La pandemia ha, infatti, fatto saltare tutte le variabili in gioco: i mercati, la produzione, la supply chain, l’organizzazione aziendale, e prima ancora l’equilibrio finanziario. Solo chi, senza indugi, saprà ripensare il proprio modello di business riuscirà a superare questa forte crisi: in gioco c’è la continuità aziendale.  Lo sostiene il pool composto dai professionisti specializzati in finanza d’impresa dello Studio BNC e gli advisor industriali di 4WARD CONSULTING, al lavoro nel cuore delle aziende con analisi e soluzioni per la ripresa.

    I numeri dell’emergenza – L’impatto del Covid-19 si è abbattuto sul sistema produttivo italiano e internazionale in maniera improvvisa, con una forza distruttiva e diffusa. E non fa eccezione nessun settore (o quasi): si registrano infatti flessioni tendenziali e congiunturali sia nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%) che nelle industrie tessili e abbigliamento (-51,2%) così come nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37,0%). Un po’ meno accentuato è il calo nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, con (- 6,5%).

    La chiusura dei mercati esteri – Negli ultimi due mesi, il Coronavirus ha travolto le borse di tutto il mondo, con perdite percentuali drammatiche. «Ma i mercati sono stati sconvolti anche da un punto di vista geografico, oltre che finanziario – sottolinea Caterina Lorenzi, partner di 4ward Consulting –. Il deterioramento del contesto macroeconomico globale ha portato a un crollo della domanda di beni e servizi che, aggiunto al blocco delle produzioni, avrà una forte ricaduta sui fatturati, incidendo soprattutto sulle aziende che più commerciavano con l’estero, con grandi incognite rispetto al futuro. Bisognerà costruire, settore per settore, scenari di possibili evoluzioni, tenendo conto dei mercati che per primi mostrano di arrivare alla fase Post Covid, come sembra essere per ora la Cina, anche grazie al controllo rigoroso dell’adesione alle restrizioni anche nella fase 2. Nel frattempo, bisogna risolvere un altro problema geografico: le forniture, che ieri avvenivano su scala globale anche per le PMI e che sono quindi un’altra fonte di criticità per le aziende. Quello che era saggio ieri, nell’aver trovato fonti a basso costo anche in paesi lontani, si trasforma oggi in una spada di Damocle che condiziona la ripartenza: riuscirò ad avere le merci per ricominciare? In quanto tempo e a che costi? Ogni azienda è quindi un mondo a sé, ha criticità che vanno individuate velocemente e risolte ridefinendo completamente modalità operative e processi, per adeguarsi a un “new normal” per ora complesso anche da immaginare, per garantire la continuità dell’azienda, che è il vero tema sul tavolo.»

    Think, Plan & Go – E’ questa la formula per affrontare la sfida che coinvolge tutti i livelli e tutti i settori aziendali che si basa su tre pilastri: equilibrio finanziario a sostegno del business, strategia commerciale per il rilancio e ottimizzazione dei processi industriali. «Agire tempestivamente, a partire dalla valutazione dell’impatto economico – finanziario generato dalla crisi in corso andando, di conseguenza, ad attivare nuove fonti di liquidità e a individuare l’appropriata struttura finanziaria di medio termine. Attività alla quale si affiancano una strategia commerciale e un’ottimizzazione dei processi industriali studiati nel breve, medio e lungo periodo e costantemente monitorati per fare in modo che siano adeguati con gli scenari mutevoli dei prossimi mesi. Abbiamo studiato questa formula alla luce delle esigenze delle imprese del nostro territorio, molte rischiano di non riuscire a superare questa crisi se non proveranno ad affrontarla con gli strumenti necessari. L’obiettivo del nostro progetto è quello di affiancare gli imprenditori che non hanno solo bisogno di procurare nuova finanza alla propria impresa, ma che hanno l’ambizione di trasformare la sfida del momento in un’opportunità di ripensamento, rilancio e consolidamento del proprio business.» – dichiara Valerio Chignoli, Studio BNC.

    Parola d’ordine: integrazione e personalizzazione – L’emergenza Covid-19 per le aziende significa ridisegnare geografie ed ampiezza dei mercati di sbocco e approvvigionamento, ma anche precisare i segmenti serviti e la propria value proposition nonché il modo di finanziarsi e di gestire il proprio capitale circolante. L’affiatamento consolidato dei team di lavoro con competenze multidisciplinari permette all’imprenditore di avere un unico referente in grado di mettere a fattor comune la quantità di informazioni provenienti dalle varie aree della gestione aziendale con il fine di confezionare una soluzione integrata e “taylor-made”.

    Il pool di esperti entra in profondità nelle aziende, lavorando in stretta collaborazione con i manager aziendali per implementare azioni strutturate ed interrelate in ogni area della gestione aziendale: si parte da una nuova VISION e si ripensano coerentemente processi ed operatività. KPI definiti e monitorati costantemente garantiscono la rotta. Un intervento su misura per le aziende del nord Italia e in particolar modo della Lombardia, la regione che più di tutte ha sofferto per la diffusione del virus. Ogni azienda è affiancata proattivamente con il coinvolgimento di tutti gli attori del processo decisionale, dalla proprietà alle varie direzioni aziendali.

    [1] analisi Cerved

  • Fallire in tempi di covid-19? Evitiamolo!

     

    Durante periodi di estremo stress economico come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia di COVID-19, le imprese assumono una posizione difensiva piuttosto che offensiva nel loro sforzo di diminuire le potenziali perdite e rimanere a galla. Il problema tuttavia, è che queste sono proprio le imprese che falliranno.

    Alcune aziende, d’altra parte, non solo sopravvivono a recessioni economiche, ma addirittura crescono attraverso di esse. Come?

    Innanzitutto, queste aziende vedono le recessioni non attraverso la lente della paura, ma attraverso quella dell’opportunità.

    In effetti, ogni recessione economica offre opportunità per ogni azienda. Ma non tutte le aziende la vedono in questo modo.

    Durante periodi di incertezza economica, vedi adesso con il covid-19, la maggior parte delle imprese non agiscono in maniera razionale, sembra strano ma è così. Riducono i costi ai minimi termini. Riducono la spesa per servizi essenziali come la pubblicità e il marketing, licenziano e riducono la produzione.

    Questa è precisamente la reazione che li farà fallire.

    Le aziende che crescono adottano la “10X regola”. Questa regola in sostanza afferma che ci vorranno 10 volte lo sforzo e le risorse per crescere durante la tempesta. Prendono una posizione offensiva. Invece di contrarre le spese, le operazioni e la produzione, le espandono. E lo fanno in modi strategici che includono alcuni passaggi che sto per illustrarvi.

    Esistono alcune strategie chiave per far crescere il tuo business durante una recessione:

    • Aumenta le spese di marketing e pubblicità

    Se fatti bene, i dirigenti aziendali sanno che il marketing e la pubblicità sono ciò che offre più affari. Capiscono anche che durante una recessione, la maggior parte delle altre aziende, compresi molti dei loro concorrenti, ridurrà le loro spese di marketing e pubblicità.

    Gli imprenditori saggi e proattivi e/o i team di gestione aumentano quindi le loro campagne di marketing e pubblicità. L’implementazione di una strategia di marketing più aggressiva mentre i concorrenti si ritirano, produce un effetto positivo e risultati tangibili. Le aziende che tagliano le spese di marketing e pubblicità durante una recessione subiranno una perdita ancora maggiore di affari, creando così le basi del fallimento.

    • Tagliare il 20% della base clienti con le prestazioni peggiori

    Mentre sembra controintuitivo, questo è in realtà ciò che le grandi aziende fanno salvarsi. Tutti abbiamo clienti che sono lenti a pagare, che sono estremamente difficili o che richiedono una quantità sproporzionata dell’attenzione del personale in relazione alle entrate che generano per la tua attività. Taglia il 20% dei tuoi clienti peggiori.

    Se aumenti i tuoi sforzi di marketing, attirerai nuovi clienti che richiedono risorse interne aggiuntive. Riducendo del 20% la base dei tuoi clienti, si liberano risorse e si ottimizza l’impiego delle energie e la capacità della forza lavoro disponibile.

    • Migliorare i processi operativi e fornire una più efficace user experience

    Questo è esattamente il momento di esaminare le tue operazioni dal punto di vista del controllo di qualità, con i tuoi dipendenti bisogna determinare cosa puoi fare meglio per i tuoi clienti. Devi essere un passo avanti rispetto agli altri e se stai offrendo un servizio mediocre, i potenziali clienti andranno altrove. Questo non dovrebbe nemmeno essere un’opzione in questo momento critico. Offrendo un servizio clienti migliore, aumenterai la fidelizzazione dei clienti.

    • Premia i migliori dipendenti

    I buoni dipendenti hanno un valore inestimabile, motivo per cui dovresti assicurare al tuo miglior team che li premierai.

    Quindi…

    • Adotta una mentalità espansiva e una strategia offensiva.
    • Espandi le tue campagne di marketing per aumentare il business.
    • Elimina il 20% dei tuoi clienti con le prestazioni peggiori per liberare risorse interne.
    • Migliorare l’esperienza del cliente per rafforzare la fedeltà al marchio e aumentare la base di clienti.
    • Migliora i tuoi processi operativi per creare una maggiore efficienza.

    Abbiamo mai pensato che all’inizio del 2020 il mondo sarebbe stato colpito da una pandemia globale, il covid-19, come quella che stiamo vedendo ora? No. Ma in precedenza si sono verificate recessioni ed estreme recessioni economiche e ci sono aziende che si sono arricchite in periodi del genere.

    Non deve richiedere risorse finanziarie illimitate. Ci vuole solo una strategia adeguata.

    Ricorda che le persone di tutto il mondo – compresi i tuoi clienti o la loro base di clienti – fanno ancora affidamento su di te. Sii lì per loro. Fai sapere loro che sei ancora qui e con prodotti, servizi e assistenza clienti migliori che mai.

    La tua attività ne uscirà vincitrice noi siamo con voi per darvi il nostro supporto.

    covid-19

  • Il mondo dell’arte si schiera contro il coronavirus: l’appello del Maestro Maquignaz

    La corsa per la raccolta fondi a favore del rilancio dell’Italia mentre il Coronavirus imperversa è appena cominciata. Dopo la mobilitazione del mondo della cultura con l’hashtag #iorestoacasa è la volta del mondo dell’arte. Visite virtuali e documentari a parte, tutti gli artisti italiani sono chiamati a rimboccarsi le maniche. L’idea, lanciata dal padre fondatore del movimento artistico Aldilà, il valdostano Gabriele Maquignaz, è quella di coinvolgere l’intero settore per dar vita a un progetto di dimensione nazionale: Arte Italia.

    Il progetto

    Insieme, per rilanciare il paese, sono chiamati all’appello, oltre agli artisti italiani, anche critici e storici dell’arte, musei e gallerie, le case d’asta, gli imprenditori, i filosofi ecc. Per contrastare quella che l’OMS (l’Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato una pandemia, serve un’azione coinvolgente e unificata. Così la pensa Gabriele Maquignaz, che suggerisce caldamente di seguire la direzione della solidarietà attiva e di mettere in pratica ciò che da sempre nobilita l’essere umano: l’arte. Piccola divagazione sul tema: l’etimologia stessa della parola, che probabilmente deriva dalla radice ariana ar- (che in sanscrito significa “andare verso”) suggerisce l’immagine dell’adattamento, del fare, della produzione armonica. E cosa c’è di più armonioso di un gesto altruista fatto per mezzo di opere d’arte?

    asta d'arte online

    Gabriele Maquignaz e l’asta d’arte online

    Con l’intenzione di raccogliere più opere possibili, Gabriele Maquignaz propone l’organizzazione di un’asta online che abbracci tutta la nazione. L’arte salverà l’Italia? Certamente contribuirà a farlo. L’artista ha trovato in questa forma d’espressione, nell’arte, la sua ragione di vita. Con il Manifesto Codice Aldilà, presentato nel 2018 ad Albissola Marina (SV), ha esposto la sua ricerca in merito a temi esistenziali quali vita, morte, spazio e tempo. Il suo percorso trova un acceleratore naturale: l’incontro con Philippe Daverio, con il quale ha presentato lo scorso febbraio a Milano il suo ultimo catalogo edito da Skira Edizioni: La Porta dell’Aldilà.

    In un periodo di ansie, di emergenze e di crisi come questo, profondamente segnato dalla presenza del virus Covid-19, occorre elevare lo sguardo. L’arte può essere anche una cura materiale, il suo valore può essere anche concreto oltre che emozionale.

     

  • Crisi d’impresa, il Sindacato italiano commercialisti dice no alla proliferazione degli albi esterni

    “La proliferazione degli Albi esterni, che obbliga gli iscritti a gestioni, monitoraggi, formazione, iscrizioni e sanzioni multiple, è una follia che delegittima il sistema ordinistico creando confusione e duplicazione di energie sia per i commercialisti e sia per lo Stato”. Il Sindacato Italiano Commercialisti (SIC), attraverso il suo presidente Stefano Sfrappa, commenta così la riforma della crisi di impresa, che è stata discussa a Firenze in occasione del convegno nazionale dell’Ordine dei Dottori Commercialisti, a cui ha partecipato anche il presidente dei commercialisti italiani Massimo Miani.

    “Nel caso specifico del nuovo albo dei curatori – sottolinea Sfrappa – previsto dall’articolo 356 del codice della crisi, si auspica uno smantellamento dei limiti e dei vincoli temporali per potervi accedere. Fermo restando l’obbligo di formazione dedicata per tutti, dovrebbe essere sufficiente la condizione di avere già svolto almeno un incarico in procedure concorsuali”.

    “Nonostante le lettere di attenzione, saluto e “assist” sul tema della crisi pervenute dal presidente del Consiglio e dal Ministro di Grazia e Giustizia nel corso del convegno – aggiunge Sfrappa – il nostro rapporto con il mondo della politica resta solo formale e di facciata, senza che si riesca ad avere un’interlocuzione seria o un ascolto effettivo. È già successo recentemente sulla questione degli ISA e sul tavolo di ascolto che, in seguito allo sciopero, doveva costituirsi con il MEF, ma che non è mai stato istituito, e con il corposo documento sulle semplificazioni a cura del Consiglio nazionale e di Confindustria, anch’esso rimasto completamente disatteso. Gli indicatori finalizzati a far emergere anticipatamente la crisi sono stati già trasmessi al MISE circa un mese e mezzo fa e sono ora resi pubblici, ma non sono stati ancora autorizzati dallo stesso Ministero. E’ questo un tema importante che deve essere attentamente studiato e che richiede un cambio di mentalità non solo dei professionisti ma anche degli imprenditori”.

    “Nel corso del convegno di Firenze – ribadisce infine Sfrappa – il presidente Miani ha ribadito come il principio dell’equo compenso dovrebbe essere sempre applicato quando un commercialista svolge un ruolo pubblico. Sul tema specifico del convegno, è stato posto l’accento sul tema della responsabilità dei professionisti (che dovrebbe poter essere limitata a un multiplo dei compensi percepiti) e sull’obbligo di copertura professionale anche per gli Amministratori, evitando in tal modo che l’azione di risarcimento venga promossa soltanto contro i Commercialisti che hanno già una copertura assicurativa obbligatoria”.

  • Il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza: cosa cambia per le imprese

    Imprenditori e commercialisti insieme per far chiarezza sul codice della crisi e dell’insolvenza, la nuova riforma che ha mandato in pensione dopo 77 anni la legge fallimentare, innovando a fondo il diritto concorsuale.

    Martedì 14 maggio la Sala Oggioni del Centro Congressi Giovanni XXIII di Viale Papa Giovanni XXIII, 106 a Bergamo ospita, dalle 14.45 alle 18, l’incontro “Il nuovo codice della crisi e dell’insolvenza: cosa cambia per le imprese”, organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo e da Confindustria Bergamo.

    Focus del convegno le numerose novità introdotte dal nuovo codice per imprese e società, professionisti ed imprenditori a cui – in particolare – vengono messi a disposizione nuovi strumenti per prevenire il definitivo dissesto dell’impresa, come la fase di allerta (strumento anticipatore della crisi) o la fase assistita di composizione assistita della crisi. Obiettivo primario della riforma è proprio far emergere tempestivamente eventuali situazioni di crisi per salvaguardare la continuità aziendale. Scopo del convegno è fare chiarezza su obblighi, opportunità ed incombenze in capo ai destinatari della nuova normativa.

    Il convegno, su iniziativa della Commissione procedure concorsuali dell’Ordine, presieduta dalla dott.ssa Maria Rachele Vigani, sarà anche l’occasione per approfondire il ruolo degli OCRI (Organismo di Composizione della Crisi d’Impresa) e il procedimento di composizione assistita della crisi grazie all’intervento dell’avvocato Alessandro Cainelli.

     

    Con Enrico Cairoli, Senior Manager Deloitte & Touche S.p.A., Angelo Galizzi, Componente Commissione Procedure Concorsuali, Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo e Marco Rescigno, Presidente Commissione Collegio Sindacale, Revisione Legale e Principi Contabili, Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo, si parlerà invece degli indicatori della crisi, della misurazione della continuità aziendale, dell’obbligo di segnalazione e delle procedure di allerta. Ampio spazio verrà inoltre dedicato al nuovo ruolo degli organi amministrativi e di controllo nell’assetto organizzativo dell’impresa e del controllo di gestione.

    A moderare il dibattito, Laura De Simone, Presidente di Sezione Tribunale di Bergamo.

    Interverranno inoltre Aniello Aliberti – Vice Presidente Confindustria Bergamo e Presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Bergamo e Simona Bonomelli – Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo.

    Per informazioni e iscrizioni sito https://www.odcec.bg.it/ e-mail [email protected]

  • Reddito di Cittadinanza cos’è, come funziona e chi ne ha diritto

    Il reddito di cittadinanza è un provvedimento dello stato che prevede che nessun italiano debba vivere sotto la soglia di povertà.
    In un momento storico dell’economia come quello attuale il reddito di cittadinanza è una questione quanto mai attuale da affrontare con equilibrio ed equità.
    Indubbiamente fin dai primi anni del 2000 la situazione economica di molte persone in italia é andata progressivamente peggiorando a causa dei molteplici fattori macroeconomici che hanno reso non solo l’italia ma tutta l’europa un continente più povero.
    I segnali di povertà in italia sono sotto gli occhi di tutti, la chiusura di molti esercizi commerciali, la diminuzione dei salari, la diffusione di attività come i compro oro, sono segni evidenti di un paese in declino economico.
    Purtroppo ciò che è successo in europa non può essere identificato come una crisi temporanea ma piuttosto come un cambiamento strutturale che ha visto il vecchio continente perdere gran parte delle condizioni favorevoli per quanto riguarda molte attività industriali e non.
    Con l’apertura dei mercati asiatici del 2001 le attività industriali italiane che fornivano prodotti di largo consumo hanno perso competitività rispetto a quei paesi che per condizioni economiche e sociali sono molto più adatti a produrre secondo la logica del profitto, che è la condizione necessaria per lo sviluppo industriale.
    Tutto ciò ha reso l’italia un paese molto più povero dove il costo del lavoro è arrivato a livelli talmente bassi da rendere impossibile sopravvivere considerando anche l’alto costo della vita e delle tasse che hanno continuato a correre ai livelli pre crisi.
    In un contesto del genere il reddito di cittadinanza è sostegno indispensabile non solo per chi non lavora ma in alcuni casi anche per chi lavora a redditi troppo bassi.
    A sostegno di questa tesi c’è il fatto che non avere tale sussidio in italia è un’eccezione, quasi tutti i paesi europei tra quelli considerati sviluppati sono previsti redditi integrativi che siano di sostegno alle persone indigenti che per varie cause non riescano a superare la soglia economica necessaria alla sopravvivenza.
    Il reddito di cittadinanza che viene proposto in italia prevede una soglia di 780 euro al mese, qualsiasi cittadino italiano che non superi questa soglia a diritto ad un integrazione al reddito che permetta al soggetto di arrivare a tale cifra.
    Questo concetto permette di estendere il sussidio non solo agli inoccupati senza reddito ma anche a tutti quei lavoratori che pur lavorando non riescono a raggiungere tale cifra ritenuta essenziale per la sopravvivenza.

  • CONFEDERCONTRIBUENTI: BALLOTTAGGI, LO SPECCHIO DELLA DERIVA POLITICA ITALIANA.

     I risultati delle amministrative hanno dimostrato una sconfitta politica delineando ancora di più la crisi non solo economica.

    Era prevedibile purtroppo visto ancora, nonostante gli slogan,  la mancanza di collaborazione ed ascolto reale dal basso.

    Il PD  perde perché  le politiche renziane non hanno aiutato realmente la gente a uscire dal baratro . C’è  bisogno di una classa politica che non sia complice delle politiche filo bancarie e fiscali.  Le banche sono indispensabili per lo sviluppo economico ma  bisogna cambiare  il sistema” – interviene Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti,  l’associazione nazionale di imprese e famiglie che ha inoltrato una serie proposte tra cui l’ultima,  lo scorso 6 giugno,  una missiva corposa e interessante a cui solo oggi, si ha avuto notifica di lettura da parte di terzi.

    Ieri, domenica d’urgenza il Governo Gentiloni  ha varato l’ennesima  norma “pro banca” per favorire banca Intesa San Paolo, regalandole la parte buona delle banche venete e condannando i contribuenti italiani a pagare oltre 10 miliardi, perché la parte cattiva resta allo Stato. Sempre che sia realmente “cattiva” vista la presenza fra i cosiddetti NPL di crediti non sempre a favore delle banche.

    “Sarebbe stato opportuno a questo punto nazionalizzare i due istituti. Ma le scelte politiche di questi anni hanno prodotto queste scelte scellerate. Credo che noi italiani dobbiamo reagire per creare una nuova classe dirigente che non ripeta questi errori. Certamente bisogna dire basta ai protagonisti di queste scelte scellerate. Il nostro Paese ha urgenza di  una seria politica della sicurezza e meno garantismo verso i delinquenti, la separazione delle carriere fra magistratura inquirente e giudicante insomma è necessario che venga stipulato un Patto con gli Italiani  per una

    Politica che  non  sia subalterna  sia ai poteri forti che nei confronti di Bruxelles se vogliamo salvare l’Europa e quindi salvare le imprese e famiglie.” – conclude Finocchiaro.

    A quando una norma “pro-contribuenti”?

    Confedercontribuenti non si arrende e continuerà il suo percorso a sostegno degli associati  su tutti i fronti aprendo a tutti coloro che hanno realmente a cuore il Paese.