Tag: Brexit

  • One Express si festeggia con il nuovo Hub di Napoli

    La grande cena di gala celebra il ritrovarsi in presenza, in occasione della nuova struttura che s’inserisce in una strategia di ulteriore rafforzamento dei servizi a Clienti e Affiliati, in nome di una Qualità che segna di anno in anno una crescita a doppia cifra fin dalla sua costituzione.

     

     

    Appuntamento a Napoli il 16 ottobre per la prima grande cena di gala One Express in epoca post Covid.

    E’ emozionante ritrovarsi nuovamente in presenza, rivedersi e tornare a relazionarsi – afferma con entusiasmo Claudio Franceschelli, Presidente di One Express – perché il Network è una realtà fatta di persone e i rapporti umani come in una grande famiglia sono determinanti”.

    Il leader del pallet espresso in Italia e in Europa celebra il recente varo della nuova struttura partenopea, realizzata in un’ottica di ulteriore rafforzamento, proiettando così il made in Italy nel cuore del continente e supportando il tessuto produttivo con i suoi 4.000 mq.

    Siamo orgogliosi del Sud – prosegue Franceschelli – dove abbiamo Affiliati con dei KPI elevatissimi, dal 98-99% addirittura al 100%. Sono grandi lavoratori che meritano rispetto e tutto il supporto del nostro Network, che possa favorirli nel lavoro e nelle relazioni con il tessuto produttivo del Mezzogiorno. La capacità di problem solving che li caratterizza, lo spirito di squadra e la voglia di fare bene, grazie al supporto del Network, stanno dando risultati straordinari”.

    Nei lunghi mesi della pandemia One Express non si è mai fermata e anzi è stata tra i capisaldi della logistica nazionale. Grazie allo sforzo dei 130 Affiliati che costituiscono il Pallet Network sono stati garantiti in tutta Italia i servizi di trasporto, sostenendo l’intero tessuto produttivo. Non solo, perché grazie alla lungimiranza dell’organizzazione, anche le problematiche derivanti dalla Brexit sono state neutralizzate senza alcuna ripercussione, continuando così a garantire i trasporti anche oltre la manica.

    Durante il periodo Covid ci siamo riorganizzati per essere pronti alla ripartenza, perché con un PIL quasi al 6% e oltre il 4% l’anno prossimo abbiamo un grande potenziale da esprimere – spiega il Presidente – perché dopo anni di crisi, adesso la sfida non è la riduzione dei costi, ma la crescita dei servizi. Sono diminuite le maestranze e aumentate le richieste e crediamo che siano gli investimenti a premiare. Ecco perché con coraggio abbiamo creduto e investito sia su Napoli sia su Milano e ora siamo pronti per il futuro, anzi prontissimi”.

    La crescita a doppia cifra che caratterizza One Express fin dalla sua costituzione è il frutto di una Qualità che ha saputo declinare in ogni aspetto, dal ritiro alla consegna, con una gestione informatizzata che lo rende un punto di riferimento non solo per l’Italia ma anche per le destinazioni europee. Gli investimenti continui, tra cui appunto l’apertura di un Hub a Napoli che completa la rosa già costituita dall’headquarter di Bologna, e del recente nuovo hub a Milano.

    Alla base di questa scelta la volontà di creare una capillare presenza e vicinanza ai luoghi di raccolta e invio merci, consentendo spedizioni ottimizzate e a pieno carico, aiutando anche le realtà locali ad assicurare un servizio extra nazionale molto apprezzato dalle migliaia di aziende che quotidianamente si rivolgono a One Express.

    Avere un punto di riferimento nel territorio – conclude il Presidente – è determinante e dietro questa scelta non c’è solo una scelta strategica, ma anche il desiderio di sostenere il Sud Italia, consentendo alle tante aziende del Meridione di poter essere competitive nella spedizione delle proprie merci in un’Europa che chiede la Qualità che il nostro Paese sa esprimere. Ecco perché dobbiamo tornare a fare squadra, a fare relazione, a recuperare quell’umanità che il Covid sembra aver sottratto a tutti noi. C’è bisogno di essere di nuovo noi stessi e noi, come One Express, siamo coesi da Nord a Sud, dove tutti possono trarre grandi opportunità e fornirne agli altri Affiliati”.

    A celebrare proprio questa connessione è la cena di gala organizzata dal Direttore Marketing di One Express Roberto Taliani. “Si dice che un buon lavoro è tale quando è realizzato a regola d’arte e la Qualità raggiunta da One Express può senza tema di smentita essere definito un capolavoro”. A ben guardare, esiste un filo conduttore che lega One Express al mondo dell’arte, frutto di un’affinità dello stesso Taliani a quello che potrebbe erroneamente essere considerato un sentire molto distante dalla logistica. Da qui un’ispirazione che ha orientato il marketing in questi anni, dal quadro del celebre pittore Ugo Nespolo per il decennale del Pallet Network alla scarpa sportiva realizzata a mano per tutti gli Affiliati, fino all’omaggio alle tradizioni enogastronomiche regionali, negli spot radiofonici e nella Guida che verrà presto diffusa in Italia e in Europa.

    Non potevo restare indifferente al fascino di uno dei simboli dell’Italia e che ne sintetizza i tanti caratteri: Napoli. Si dice spesso che questa meraviglia sfugga a ogni definizione, ma che più di ogni altra assurga a simbolo in ogni parte del mondo. Così ho preso a prestito per una serata di festa una delle icone cittadine: Pulcinella”.

    Il Direttore Marketing di One Express in effetti ha voluto stupire i 230 ospiti regalando a ciascuno un pezzo unico, una maschera bronzea del personaggio napoletano, realizzata dal noto artista Eugenio Lenzi di Bologna, scultore dei grandi marchi del mondo automotive. Ogni maschera è frutto dell’interpretazione artistica dello scultore che ha plasmato con le proprie mani ogni pezzo, poi autografato dal sigillo dell’artista.

    La cena di gala è dunque un momento di festa e ritrovo, per rafforzare quel legame che caratterizza una realtà che è stata capace di crescere costantemente e di redistribuire su tutto il Network i benefeci di un impegno comune, dove la Qualità di ciascuno si ripercuote positivamente su tutta la rete di Affiliati

     

    One Express è dal 2008 il corriere espresso punto di riferimento nazionale per il trasporto di merci su pallet. Con 3 Hub localizzati in tutto il territorio nazionale (a Bologna, Milano, Napoli) e una fitta rete di collegamento, One Express garantisce consegne in 24/48/72 ore in Italia e in Europa, in base alla destinazione, grazie alla rete sinergica composta da oltre 150 membri tra Affiliati italiani Partner europei.

  • A prova di Brexit

    La gestione doganale preventiva ha permesso a One Express di superare le problematiche derivanti dall’attivazione della nuova frontiera, varando un modello operativo che apre nuovi scenari per la logistica nazionale

     

    Che l’impatto della Brexit potesse creare problemi era quasi scontato, ma le immagini delle file di camion al confine tra Francia e Inghilterra hanno dato l’idea di quale sia stato il disagio. Tante le problematiche, prima fra tutte la gestione doganale che ha comportato una drastica riduzione degli scambi commerciali. C’è chi però ha saputo trasformare le difficoltà in nuove opportunità. E’ il caso di One Express, il primo Pallet Network italiano che con una gestione doganale preventiva ha saputo mantenere ottime tempistiche di consegna e creare un modello provvidenziale per il Made in Italy.

    Il tessuto produttivo nazionale ha subito il passaggio traumatico che ha comportato forti cali nell’import-export. Un duro colpo per le aziende italiane, anche davanti al rifiuto di importanti gruppi, colti impreparati dalla situazione. Al contrario, One Express ha governato il sovraccarico di lavoro, come confermato da Andrea Scarabelli – Area Manager Europa – Responsabile dello Sviluppo Rete Affiliati Europa: “Siamo stati uno dei pochi, se non l’unico, pallet network europeo ad accettare la sfida Brexit a livello di sede centrale mentre molti altri pallet network europei non si sono attrezzati o hanno demandato tutto a loro affiliati spedizionieri. Abbiamo garantito le spedizioni con cadenze plurisettimanali, nonostante la maggiore rigidità delle dogane e l’inesperienza dei destinatari e/o dei mittenti nella produzione dei documenti esatti”.

    La chiave del successo è stata la richiesta a clienti e Affiliati di una lavorazione preventiva delle fatture, determinanti per l’operazione doganale, così da poterle controllare per facilitarne l’accettazione.

    “Abbiamo assicurato la continuità anche in ambito food muovendoci per tempo – spiega Scarabelli – Il nostro Network ha tra le merceologie più frequenti il cibo e il vino, per cui abbiamo superato l’ostacolo in modo da gestire queste referenze”.

    Strategica è stata anche la collaborazione con Simarco del gruppo Palletforce, tra i maggiori player del Regno Unito nella tratta Sud Europa-Inghilterra. Come indica Alessandro Gagliardelli, Resp. Customer Service Europa & Contenzioso: “Abbiamo vissuto un cambiamento epocale, constatando una grande impreparazione generale. One Express, insieme al partner inglese, ha gestito ogni singola pratica, ponendosi come intermediario tra tutti gli attori della catena logistica”.

    Il magazzino doganale, un operatore di primo livello e personale dedicato con un know-how specifico ha fluidificato le spedizioni, anche delle commodity e persino dell’e-commerce che in periodo di pandemia ha avuto un forte implemento. Una capacità che con la creazione di un modello gestionale avanzato delinea nuovi scenari per gli operatori “Davanti al forfait di molti spedizionieri – precisa Gagliardelli – la soluzione varata da One Express sta aprendo nuove e importanti opportunità, tra cui l’inserimento all’interno di una nicchia di mercato in forte sviluppo per il Regno Unito, solitamente gestita da operatori doganali, consolidando volumi e valori”.

     

    One Express è dal 2007 il corriere espresso punto di riferimento nazionale per il trasporto di merci su pallet. Con 3 Hub localizzati in tutto il territorio nazionale (a Bologna, Milano, Napoli) e una fitta rete di collegamento, One Express garantisce consegne in 24/48/72 ore in Italia e in Europa, in base alla destinazione, grazie alla rete sinergica composta da oltre 120 Affiliati in tutta la Penisola.

  • Brexit tutta da gestire per la Ue: c’è un buco di 60 miliardi da colmare

    Con l’attenzione dell’intero mondo rivolta alla questione coronavirus, i riflettori si sono in parte spenti su un altro avvenimento di portata storica, la Brexit. Ormai è imminente il primo incontro dei responsabili politici di tutti i membri dell’Unione Europea, dopo che è stata definitivamente imboccata la via del divorzio col Regno Unito. Nei prossimi mesi bisognerà raggiungere un accordo negoziale per gestire il dopo-divorzio.

    La Brexit e quel buco nel bilancio UE

    brexitL’addio del Regno Unito all’Europa avrà conseguenze importantissime, anzitutto in termini di bilancio. La presenza dei britannici garantiva infatti un sostanzioso contributo nel budget europeo, quantificabile in 60 miliardi di euro. Senza di loro, bisognerà capire come andrà colmato questo gap. Che inevitabilmente passa per un taglio delle spese o un aumento dei contributi di tutti gli stati. Già su questo punto le opinioni fanno emergere fortissimi contrasti tra i paesi membri, perché è chiaro che molti Stati non possono permettersi le spese che invece possono permettersi altri. Queste divergenze di vedute non sono certo un bel modo per cominciare a studiare un efficace piano di azione post-Brexit.

    Le sfide di Bruxelles

    A Bruxelles occorrerà fissare un piano di spesa della durata di 7 anni, che permetta di difendere la produzione europea (specie quella agricola) dalla concorrenza delle importazioni dai paesi in via di sviluppo, che permetta anche di aiutare gli stati più poveri ad accorciare il gap che c’è ancora rispetto a quelli più ricchi, ma anche fissare i paletti di tutti i progetti che legano l’Unione Europea. Senza dimenticare tutti quegli sforzi economici che serviranno per la svolta “green” dell’economia. Un lavoraccio insomma.

    Il coronavirus complica tutto

    Già così il compito di gestire la Brexit sarebbe durissimo, ma adesso c’è la questione coronavirus a rendere tutto più complicato. Le banche centrali avevano programmato un percorso dando per scontato che il contesto stava migliorando. Adesso i migliori indicatori attendibili sullo stato di salute dell’economia europea, evidenziano che quelle previsioni erano troppo ottimistiche. Nessuno del resto poteva immaginare che sarebbe scoppiata questa emergenza sanitaria.

    Adesso andrà effettuata una valutazione dei rischi totalmente differente, occorrerà rimettere mano all’analisi tecnica di ogni scenario, con un minore livello di fiducia nella ripresa economica della Zona euro. E che porterà con ogni probabilità ad un cambio di prospettiva sui tassi d’interesse, che a questo punto potrebbero essere nuovamente tagliati.

  • Brexit, gli impatti su assicurazioni auto, sanitarie e di viaggio

    Ultimo giorno e poi sarà Brexit. Dal primo febbraio, la Gran Bretagna non sarà più parte dell’Unione europea. Facile.it, in collaborazione con il giornalista Paolo Fiore, si è chiesto cosa cambierà per gli italiani che viaggeranno e guideranno nel Regno Unito, ed ecco cosa abbiamo scoperto.

    La prima notizia è che non scatteranno grandi cambiamenti dall’oggi al domani, ma anche per quanto riguarda le assicurazioni ci sarà un periodo di transizione, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2020. Modifiche più consistenti potrebbero invece scattare dal Capodanno 2021. Ma la loro entità dipende dall’esito dei negoziati in corso.

    I cittadini dell’Ue potranno continuare a viaggiare verso la Gran Bretagna con le stesse regole. “Quest’anno non ci sono modifiche nei documenti di viaggio”, spiega il governo britannico. Per ora, quindi, niente visto. Basteranno un passaporto valido o la carta d’identità. Quest’ultima potrebbe non essere più accettata dal 2021. Se così fosse, Londra avviserà comunque i viaggiatori, indicando con ampio anticipo la data in cui le regole cambieranno.

    Gli automobilisti in possesso di una patente europea potranno continuare a guidare in Gran Bretagna anche dal primo febbraio. Non serve, al momento, una licenza internazionale. Se si percorrono le strade britanniche con il proprio veicolo, l’auto deve essere chiaramente assicurata. Si deve dare prova che lo sia portando materialmente con sé la “carta verde”, sulla quale devono essere indicati nome dell’assicurato, targa dell’auto e periodo della copertura assicurativa.

    Dal 2021 potrebbero esserci alcuni cambiamenti. Improbabile che, in linea generale, venga richiesta a tutti gli automobilisti una licenza internazionale. È possibile però che, al termine del periodo di transizione, ci sia uno scenario più frammentato: gli accordi sulle licenze di guida potrebbero dipendere infatti da accordi con i singoli Stati e variare da Paese a Paese.

    Per chi viaggia verso la Gran Bretagna, resta valida la tessera europea di assicurazione malattia. Consente di accedere più agevolmente alle cure mediche, ma non copre tutte le spese. Le autorità britanniche raccomandano quindi di sottoscrivere, in ogni caso, un’assicurazione sanitaria che copra l’intera durata della permanenza. Dal 2021, la tessera europea potrebbe non essere più valida. Ma, ancora una volta, dipende dalle intese che verranno raggiunte. Il governo britannico ha fatto sapere che “l’obiettivo è sottoscrivere accordi di assistenza sanitaria reciproca con l’Ue o con singoli Paesi”, in modo da “fornire cure mediche a un costo ridotto o, in alcuni casi, gratuite”.

    Il 25 giugno 2018 l’Eiopa (l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) ha richiamato l’attenzione sulla necessità che le imprese di assicurazione e gli intermediari assicurativi europei informino i clienti “sul possibile impatto della Brexit sui contratti assicurativi in essere” e “sulle misure adottate per garantire, dopo la Brexit, la continuità del servizio e l’esecuzione dei contratti stipulati”.

    Nel corso del 2020, quindi, le compagnie dovrebbero inviare ai clienti comunicazioni nel caso in cui cambiassero alcune condizioni legate alle polizze in essere.

  • Brexit, la May stretta all’angolo. E intanto la sterlina va giù

    La Brexit potrebbe costare carissima alla premier britannica Theresa May. Soltanto pochi giorni fa aveva annunciato la data precisa dell’uscita dalla UE. In realtà ad uscire prima di tutti potrebbe essere proprio lei, visto che la sua posizione è sempre più a rischio.
    Due ministri hanno rassegnato le dimissioni nel giro di poche ore per via di alcuni scandali. Ma oltre a queste faccende, sembra che si sia formata una coalizione trasversale dei deputati filo-europeisti alleati al Parlamento che vuole toglierla di mezzo. Come? Presentando una serie di emendamenti a raffica sul progetto Brexit così da ostacolarne l’approvazione.

    La situazione è sempre più complessa e aumenta le incertezze legate al divorzio dalla UE. Il ministro degli Esteri Boris Johnson, leader del fronte pro-Brexit e quello dell’ambiente Michael Gove, ex avversario del Primo ministro nella leadership dei conservatori, la pressano perché dia luogo alla rottura immediata con l’Ue. Brexit a tutti i costi quindi, anche senza accordo. Dall’altra parte ci sono 40 rappresentanti del suo partito della May, che sarebbero pronti a sfiduciarla per via dello stallo nei negoziati. Proprio questo blocco nel dialogo tra Bruxelles e Londra ha spinto Michel Barnier, capo-negoziatore Ue, a non escludere un collasso delle trattative.

    Gli effetti finanziari della Brexit

    brexitLa vittima maggiore di tutto ciò continua ad essere la sterlina, che non appena fa un passo avanti si ritrova a farne due indietro. La valuta britannica scende di nuovo contro il dollaro, con l’indicatore Chaikin Money Flow che evidenzia un trend al ribasso per il pound. E ne fanno le spese anche gli investimenti, dal momento che sono tutti bloccati nell’attesa di sviluppi il più definitivi possibile.

    Anche nei confronti dell’euro lo scenario è simile. Dopo una lieve ripresa tra agosto e settembre, l’euro sta tornando a premere verso il rialzo. Basta vedere una strategia Awesome oscillator come funziona in questo caso per evidenziare che nel medio periodo c’è un allentamento della fase ribassista, forse propedeutico ad un innalzamento verso la prima area di resistenza vista a 0,89. Se non altro siamo lontanissimi dal rischio parità che aveva allarmato in molti a inizio 2017. Ma è chiaro che certi discorsi rimarranno apertissimi finché non si capirà la reale direzioni che sta prendendo la Gran Bretagna, che al momento è molto distante dall’Europa.

  • Brexit, fissato il prossimo round tra Londra e Bruxelles

    La questione Brexit continua a tenere banco nei rapporti tra Londra e Bruxelles, dopo il nulla di fatto dei primi incontri. Il prossimo round negoziale è stato fissato in calendario per la settimana del 18 settembre. Poi come sollecitato dalla Gran Bretagna (che vuole infittire il programma di meeting) ce ne sarà un altro ancora agli inizi del mese di ottobre. Quest’ultimo andrà quindi in scena poco prima che ci sia il vertice UE del 19 ottobre.

    La May ci prova ma i mercati restano scettici

    brexit mayI negoziati stanno procedendo senza grandi colpi di scena ma neppure grossi passi avanti. Si prosegue tra comunicati che invitano alla cooperazione ed altri che invece si riservano stoccate reciproche. Nel frattempo il primo ministro britannico Theresa May ha in programma di tenere un discorso sulla uscita del Regno Unito dalla UE entro fine mese (al momento non c’è una data in calendario). Resta comunque la forte sensazione che la strada da percorrere si ancora piuttosto impervia.

    L’incertezza sull’esito dei negoziati spinge i mercati alla prudenza. Il rafforzamento della sterlina cui si è assistito negli ultimi tempi, con i prezzi prossimi alle Bande di Bollinger, è da ricondursi a fattori esogeni come il dollaro debole e l’aumento del corto speculativo registrato durante la prima settimana di settembre. Non sembra infatti essere riconducibile agli ultimi dati macro, che anzi hanno deluso le aspettative. Basti pensare che il PMI è sceso in prossimità dei minimi di settembre dell’anno scorso. Non è un caso che in seguito il valore del pound sia tornato a scendere e il grafico three line break si avvicini al punto di reversal.

    Tornando alla Brexit, va evidenziato che nessuno sa prevedere che scenari si apriranno da qui ai prossimi 2 anni. Soltanto gli economisti di Morgan Stanley – in una relazione – sostengono ancora che ci sia il 10% di possibilità che il Regno Unito rimanga nell’Unione europea. Certo non a pieno titolo, ma con un accordo che lascerà le cose più o meno come sono oggi. Ma al momento sembra difficile credere in quel 10%.

  • Sterlina sotto pressione, i negoziati sulla Brexit agitano i mercati

    I giorni della tensione per la sterlina continuano, e anzi si può prevedere che le cose andranno anche peggio. Il risultato elettorale ha disegnato un quadro politico molto instabile, e questo proprio a pochi giorni dall’inizio dei negoziati sulla Brexit.
    La May ha voluto fare una mossa azzardata, spinta probabilmente da troppa convinzione di sé e del suo peso. LA Premier britannica era sicura di aumentare la propria forza in vista dei negoziati sulla Brexit. Invece come spesso accade in politica, azzardare troppo rischia di diventare un boomerang. E così è stato infatti. Il popolo ha punito il suo partito, che ora si ritrova con una maggioranza risicata per accompagnare il paese nell’uscita dalla UE.

    L’andamento sul dollaro della sterlina

    sterlinaCosa succederà adesso al pound? Se guardiamo al cross con il dollaro, la sterlina continua ad avere un andamento altalenante. Lunedì scorso ha aperto la sessione europea infrangendo il livello degli 1,2750$, ma poi è scivolata verso il livello 1,2650$ (molti infatti hanno cominciato ad adottare una strategia hedging forex opzioni binarie).

    La spinta ribassista c’è e si vede. Questo proprio a causa delle incertezze determinate dalle elezioni. Per questo motivo crediamo che i rally offriranno delle opportunità per vendere. Se però ci fosse una rottura al di sopra di quota 1,28$, allora avremmo un forte segnale rialzista.

    Le prospettive di euro e sterlina

    Riguardo al cross euro-sterlina, si vede chiaramente che l’andamento di questo cross è determinato proprio dai movimenti del pound (suggeriamo di utilizzare l’indicatore RSI trading opzioni binarie forex). L’euro è apparso relativamente stabile, e così l’impulsività della coppia dipende quasi tutta dalla valuta britannica. Ha un senso ipotizzare che il mercato possa ancora muoversi in rialzo, a causa delle continue incertezze che provengono dalla capitale britannica.

    Potremmo ipotizzare un livello delle 0,90$ che possa fungere da notevole resistenza, anche sotto il profilo piscologico. Se ci fosse una rottura al di sopra di questo livello, allora si potrebbe spianare le strada al livello di parità nel corso del lungo termine.

  • HARD O CLEAN BREXIT? LA SFIDA TRA CONSERVATORI E LABURISTI DECIDE LE SORTI DELLA PREMIER LEAGUE

    Britannici al voto a un anno dal famoso referendum. Conservatori in netto vantaggio ma una vittoria del Tories potrebbe cambiare le sorti della Premier League. Opinioni, pronostici e curiosità raccolte da Oddschecker a una settimana dal voto decisivo.

     

    Dopo la Brexit e con l’approssimarsi della sfida elettorale tra Conservatori e Laburisti dell’8 giugno, ci si interroga su quali possano essere le conseguenze nel caso in cui a prevalere sarà la linea della Hard Brexit voluta dalla leader dei Tories, Theresa May, o quella Soft promossa dal laburista Jeremy Corbyn.

    GLI EFFETTI DELLA BREXIT SUL CALCIO INGLESE – Una Hard Brexit e l’incertezza su come il Regno Unito dovrà rinegoziare gli accordi commerciali influirà anche sulla Premier League, visto che una svalutazione ulteriore della sterlina potrebbe favorire le cessioni all’estero dei giocatori di Premier e, viceversa, complicare la campagna acquisti dei club inglesi.

    COME CAMBIERA’ LA PREMIER LEAGUE – Oggi i calciatori “stranieri” in Premier League rappresentano circa 70% del totale. Ben 14 club del massimo campionato inglese sono di proprietà totale o sostanziale di imprenditori esteri. Il Chelsea campione in carica potrebbe essere il team più penalizzato da una Hard Brexit (il 76% dei gol realizzati quest’anno dai Blues di Conte sono di marca europea).

    Stesso discorso per gli allenatori. Tra le prime dieci classificate in questa stagione, solo il Bournemouth e il West Brom hanno in panchina un manager del Regno Unito (e negli ultimi sette campionati solo lo scozzese Sir Alex Ferguson ha spezzato lo strapotere dei manager “non britannici” vincendo la Premier nel 2011 e 2013).

    PRO E CONTROArsène Wenger, manager (francese) dell’Arsenal, si è detto “preoccupato” rispetto all’applicazione della Brexit sulla Premier League: “Oggi – ha spiegato – la Premier è vista come il campionato più attrattivo sia sul piano tecnico che sul piano degli investimenti. Purtroppo questa immagine potrebbe ben presto svanire”. Ma tra gli addetti ai lavori c’è anche chi sostiene che la Brexit gioverà ai giovani prospetti inglesi.

    IL VOTO NEL REGNO UNITO – Tutto (o quasi) però dipenderà da cosa accadrà dopo le consultazioni elettorali del prossimo 8 giugno. Gli ultimi report di Oddschecker, portale web leader nella comparazione delle quote, vedono il Partito Conservatore come il chiaro favorito per la vittoria finale (a 1/20 che, tradotto nelle “quote italiane”, diventa 1,07). Il divario tra le due formazioni è ancora ampio anche se la vittoria finale dei laburisti è quotata oggi a 10/1 (ovvero a 11,0) rispetto a 30/1 dello scorso 8 maggio.

    Quasi il 60% delle puntate (piazzate attraverso il portale inglese di Oddschecker) è stato indirizzato sinora sulla vittoria dei laburisti mentre un anonimo scommettitore di Londra ha piazzato in più riprese 350mila sterline (circa 407mila euro) sulla vittoria del partito guidato dalla May, utilizzando il portale di Oddschecker per trovare le probabilità di tutte le migliori agenzie scommesse inglesi.

     

     

     

     

     

    INFO E CONTATTI:

    Sul mercato dal 1999, Oddschecker é il sito leader di comparazione quote (Regno Unito, Italia, Spagna, Germania e Australia), oltre ad un punto di riferimento per tutti gli scommettitori del mondo. Collaboriamo soltanto con le migliori e le più affidabili aziende del settore offrendo il nostro supporto nell’aggiornamento delle quote in tempo reale, sui bonus di benvenuto, promozioni ma anche pronostci e news.

    http://www.oddschecker.it

    facebook: www.facebook.com/OddscheckerItalia

    twitter: www.twitter.com/OddscheckerIT

  • Mercato delle valute, continua il valzer di euro e sterlina

    Europa e Gran Bretagna hanno cominciato il loro percorso di divisione ufficiale e formale, e questo sta incidendo anche sul mercato delle valute. Seguendo le indicazioni popolari del referendum dello scorso giugno, pochi giorni fa la premier britannica May ha dato il via ufficiale al percorso che condurrà la Gran Bretagna fuori dalla UE. Ci vorranno circa un paio di anni per completare il percorso (tanto è il termine fissato dall’articolo 50 del Trattato), ma giungere ad una intesa si preannuncia come una corsa ad ostacoli. Peraltro il termine dei due anni non è neppure reale, visto che comprende anche il tempo che servirà perché tutti i negoziati siano approvati dalle parti in causa. Bisognerà quindi raggiungere un’intesa entro 18-20 mesi al massimo, altrimenti per la Gran bretagna sarebbero guai seri.

    BCE, Brexit e gli effetti sul mercato delle valute

    mercato delle valuteIntanto Euro e sterlina continuano a muoversi a fasi alterne sul mercato valutario. La Brexit si fa sentire sulla quotazione del pound, che chiaramente risente delle prospettive più o meno cupe legate all’uscita dalla UE. Dall’altra parte invece c’è l’euro, il cui driver principale sono le parole pronunciate da Draghi in settimana, e più in generale l’atteggiamento della BCE di fronte alle prospettive economiche della Eurozona. Nonostante i miglioramenti, Draghi resta cauto e dalla EuroTower giungono messaggi improntati alla prudenza circa la fine del quantitative easing.

    E’ inevitabile che tutto ciò abbia effetto sui mercati valutari. Venerdì la coppia EUR/GBP ha dapprima tentato un rally, poi si è infranto sulla resistenza nella media mobile esponenziale dei 100 giorni (vedi qui i concetti di media mobile semplice, ponderata e esponenziale trading) per invertire la rotta.

    Secondo gli analisti, le prospettive maggiori sono però quelle di una prosecuzione del mercato intorno all’area attuale, con la media mobile esponenziale dei 200 giorni appena sotto la regione delle 0,85 sterline. La sensazione comunque è che il cross Euro-Sterlina sarà ancora difficile da trattare, pertanto, a causa dell’andamento incostante. Si osservi in proposito l’Indicatore Average True Range (ATR).

    Un’ultima considerazione va fatta però riguardo lo scenario complessivo internazionale. L’attacco USA alla Siria e l’attentato di Stoccolma, nei prossimi giorni potrebbero avere degli effetti sull’orientamento degli investitori. Occorre quindi muoversi con cautela e aspettarsi anche qualche sessione molto volatile.

  • Il Prezzo dell’Oro Trascina al Rialzo il Valore dell’Argento

    Come accadde spesso quando il prezzo dell’oro comincia ad aumentare in modo costante anche il prezzo dell’argento comincia a salire.
    Questi trend positivi sono sostenuti da chi compra oro e argento per ripararsi dagli attuali rischi che i mercati finanziari stanno attraversando sospinti anche dagli effetti della Brexit.
    Anche la situazione di incertezza e sfiducia in cui versano molte banche europee non aiuta i mercati finanziari a vedere il futuro con serenità, questa è la classica situazione in cui si compra oro per le sue eccellenti caratteristiche di bene rifugio.
    Ma quando il prezzo dell’oro comincia salire troppo gli investitori cercano altri beni che possano coprire la funzione di bene rifugio, ed è proprio in questa situazione che anche comprare argento può essere un ottimo metodo per mettere al sicuro il valore dei propri capitali.
    Il prezzo dell’argento è di molto inferiore rispetto all’oro e permette in questa fase di fare degli ottimi investimenti di carattere difensivo, nonostante il prezzo dell’argento sia spesso correlato all’andamento dell’oro non bisogna però dimenticare che questo metallo è richiesto più che altro per il suo utilizzo in vari settori dell’industria.
    Questo suo coinvolgimento nel settore industriale lo rende un bene che potrebbe risentire molto più dell’oro dell’andamento negativo dell’economia globale, questo mette l’argento in una situazione meno stabile dell’oro in quanto potrebbe essere protagonista di crolli di valore improvvisi.
    Ciò che adesso rende appetibile comprare argento è il suo prezzo relativamente basso, anche se dall’inizio dell’anno (2016) il suo costo è già aumentato del 50%, nonostante ciò il suo attuale prezzo è inferiore rispetto alla proporzione che questo ha di solito con il valore dell’oro.
    In realtà è dall’inizio dell’anno che metalli preziosi e addirittura diamanti stanno aumentando di valore, nonostante molti ritengano ancora che il valore dell’oro in primo luogo e degli altri preziosi sia determinato dalla politica finanziaria dei tassi di interesse della Fed, non tutti la pensano allo stesso modo e ritengano che il movimento di rialzo di questi beni preziosi sia più ampio ed attualmente sganciato dai tassi di interesse americani.
    Questo fa credere a molti analisti che il rally dell’oro e degli altri metalli e beni preziosi possa prolungarsi su un periodo lungo portando molti di questi beni ad avere significativi rialzi sul mercato azionario.
    A sostegno di questa tesi ci sono sicuramente vari fattori economici negativi sia in europa che nel resto del mondo, basti pensare che subito dopo la Brexit il prezzo dell’argento ha avuto un rialzo del 7%.

  • BCE, che paura: la Brexit insidia le prospettive di crescita UE

    La zona Euro continua a dover fare i conti con i tanti problemi di stabilità di crescita, ai quali si è aggiunta la questione Brexit che ha reso tutto tremendamente più complicato. La BCE continua però a vedere spiragli di luce. La ripresa dell’economia della zona euro dovrebbe infatti continuare, secondo la massima banca europea.

    A sostenerla dovrebbero essere la crescita della domanda interna e anche le stesse misure di politica monetaria della BCE. Un aiuto arriverà anche dal prezzo del petrolio, che rimane ancora relativamente basso. Con una politica di bilancio leggermente espansiva, si potrebbero vedere dei risultati positivi, anche perché il consumo è stato sostenuto da una maggiore reddito disponibile reale delle famiglie, legate a un aumento (seppure piccolo) dell’occupazione.

    I timori della BCE

    Il problema però adesso è la Brexit. L’uscita dalla UE degli inglesi ha dato una spallata forte a tutto il sistema, e nella Eurotower temono che le prospettive di crescita possano subire una forte frenata, a causa dei venti contrari derivanti dal voto inglese. I membri del Consiglio direttivo continuano a interrogarsi sull’impatto che avrà nei prossimi mesi (o anni) l’uscita della Gran Bretagna dall’UE.
    Che conseguenze può ancora avere sull’Eurozona? Al momento prevale il sentimento di incertezza, visto che la portata dell’evento è talmente globale che non è possibile fare delle previsioni precise. Complessivamente, il Consiglio direttivo ha ritenuto comunque che i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro sono rimasti orientati al ribasso.

    La sterlina paga la Brexit

    Intanto, i primi a risentire dell’effetto Brexit sono proprio gli inglesi. La sterlina ha perso pesantemente terreno sui mercati valutari, portandosi verso il ribasso anche l’Euro. A rafforzarsi nei confronti delle divise principali del Vecchio continente non è tanto il Dollaro americano ma soprattutto lo Yen giapponese, che continua ad apprezzarsi e si conferma così valuta rifugio per gli investitori nei momenti di difficoltà.