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  • COMUNICATO STAMPA – ASSESTATO UN DURO COLPO ALLO PSICO BOOM ON LINE

    Oscurati 3584 siti web per la vendita on line di farmaci
    tra cui antiepilettici e antidepressivi

    Venticinque milioni di confezioni di medicinali potenzialmente pericolosi sequestrati, per 51 milioni di dollari, 400 arresti nel mondo

     

    La Prof.ssa Vincenza Palmieri: “È un segnale forte. La nostra voce è stata ascoltata. Bisogna continuare a portare avanti la battaglia per debellare fino in fondo la filiera diagnostica e l’abuso psicofarmacologico”

    Come fortemente sostenuto in questi anni e come denunciato nell’audizione del 18 luglio scorso presso la Commissione bicamerale e nella Conferenza Stampa presso la Camera dei Deputati – sfociata nell’Interrogazione Parlamentare 4-17835 del 19 settembre 2017 a firma dell’On. Eleonora Bechis – finalmente, a distanza di pochi giorni, giunge la notizia che aspettavamo sullo scandalo della vendita on line degli psicofarmaci senza prescrizione:

    <<Venticinque milioni di confezioni di medicinali potenzialmente pericolosi sequestrati, per 51 milioni di dollari, 400 arresti nel mondo: sono i numeri dell’operazione Pangea X, la più vasta contro la vendita illecita di medicinali on line condotta da Interpol, a cui ha contribuito Europol.

    Sospesi, inoltre, oltre 3000 annunci pubblicitari on line di farmaci illeciti, oscurati 3584 siti web per la vendita on line di farmaci, tra cui antiepilettici [solitamente usati come “stabilizzatori dell’umore” – NdR] e antidepressivi>> (ANSA).

    La Prof.ssa Vincenza Palmieri – fondatore e coordinatore del Programma Vivere Senza Psicofarmaci, da anni impegnata nella lotta all’abuso diagnostico e alla liberazione dagli psicofarmaci di migliaia di persone – proprio alla Camera, in sede di conferenza stampa, aveva sollevato parecchi dubbi sul percorso che tali farmaci compiano prima di giungere al consumatore finale:

    Personalmente mi chiedo: sulla rete, questi prodotti, che in farmacia possono essere rilasciati solo a fronte di una ricetta , come fanno poi dalle case farmaceutiche ad arrivare in quei canali, in quelle agenzie? Che ruolo e che responsabilità hanno la case farmaceutiche?

    […]  Tutto questo deve essere fermato“.

    La Prof.ssa Palmieri, accogliendo in queste ore con soddisfazione gli esiti di tale operazione, commenta: “È ovvio che oggi non abbiamo ancora sbarrato la strada alla filiera diagnostica e all’abuso psicofarmacologico, ma gli stiamo rendendo la vita molto difficile!

    Non siamo più impotenti, sappiamo che è possibile fare qualcosa a riguardo e lo stiamo facendo. Questo è un segnale forte, una spinta incredibile nel continuare a portare avanti battaglie che hanno l’esclusivo scopo di difendere la salute e il futuro dei nostri ragazzi: Diritti Umani tanto faticosamente guadagnati.

    Non si tratta – lo ribadisco con forza – di proporsi come una goccia nell’oceano ma di tante gocce che, oggi, finalmente, stanno diventando oceano”.

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    Ufficio Stampa INPEF

  • COMUNICATO STAMPA – INFANZIA, BECHIS (AL): “Stop abuso psicofarmaci, serve monitoraggio”

    Roma, 20 settembre – “Così come ho annunciato insieme alla Professoressa Vincenza Palmieri (Presidente INPEF) durante la conferenza stampa tenutasi alla Camera dei Deputati poco prima della pausa estiva, ho presentato un’Interrogazione al Ministro della Salute per sapere come si intenda monitorare il consumo di psicofarmaci nell’infanzia, per evitare che l’inappropriatezza della somministrazione crei nel tempo danni ancora maggiori nello sviluppo dei bambini e per sapere come si intenda porre un freno al consumo di psicofarmaci senza prescrizione da parte dei minori visto che, secondo quanto si legge nel recente report dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche IRCCS Mario Negri di Milano, sono tra i 20mila e i 30mila i minorenni a cui in Italia vengono somministrati psicofarmaci e antidepressivi e, secondo lo studio Espad 2016 Italia, realizzato dall’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa, i giovani italiani sono i maggiori consumatori di psicofarmaci non prescritti, con una media del 10% contro quella europea che si attesta sul 6% e un adolescente su dieci acquista psicofarmaci senza la ricetta del proprio medico”. Lo afferma Eleonora Bechis, Deputata di Alternativa Libera e membro della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza.

    “È terribile pensare – conclude Bechis – che nel nostro Paese, come ha riferito la Professoressa Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare,​ in una recente audizione presso la Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, a partire dagli 8 anni, ad esempio, venga somministrato, tra l’altro, l’antidepressivo Prozac ai bambini, un’età in cui – a detta di tanti esperti – è possibile attivare invece con successo altri tipi di intervento non farmacologico”.

    Clicca qui per leggere l’Interrogazione

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    Ufficio Stampa INPEF

  • Trauma e Dissociazione nel Borderline

    Tra le proposte avanzate dagli esperti per la stesura del DSM-5, c’era anche quella di includere un capitolo denominato Disturbi Dissociativi e Post-Traumatici, che però non fu introdotta nella edizione finale (Vermetten e Spiegel, 2014).  Comunque i Disturbi Dissociativi sono stati messi vicino ai disturbi da trauma e legati allo stress, per indicare una relazione tra le due categorie. Nel caso del Disturbo Borderline (DBP) solo un riferimento  è stato fatto alla dissociazione, sotto la dicitura “gravi sintomi dissociativi legati allo stress”.

    La dissociazione si presenta come un fenomeno complesso che comporta sintomi diversi e implica fattori molteplici. La depersonalizzazione, la derealizzazione, la distorsione temporale, episodi dissociativi con flashback e percezione di sé alterata (Vermetten e Spiegel, 2014), fanno tutti parte del quadro. In generale lo sviluppo di forme di dissociazione patologiche è stato collegato a qualità di abuso grave e precoce, specialmente l’abuso sessuale infantile, così come a quadri di attaccamento disorganizzato nell’infanzia (Korzekwa et al., 2009).

    I soggetti con DBP solitamente riportano tassi più alti di abuso sessuale infantile e forme multiple di abuso nell’infanzia, rispetto a individui con altre diagnosi, sia di Asse I che di Asse II. In particolare l’abuso sessuale infantile apporta un contributo significativo, ed indipendente, alla diagnosi DBP. La dissociazione si verifica in più dei due terzi dei pazienti con DBP, quindi va considerata attentamente, come fenomeno non episodico ma essenziale del disturbo. La dissociazione rappresenta uno stato di interruzione delle normali funzioni integrative della coscienza, della identità, della memoria.

    Questi fenomeni sono presenti nel DBP, associati a un alto tasso di traumatizzazione infantile (Watson et al., 2006).  Alcuni autori sostengono che la dissociazione sia una componente nucleare del disturbo, supportando così la validità dei criteri diagnostici del DSM (al punto 9). Mentre ipotesi alternative la indicano come risposta adattiva rispetto ad esperienze traumatiche, sotto forma di difese, che poi persistono in età adulta[1], sottolineando la coincidenza della dissociazione col DBP, ovvero il fatto che disturbi dissociativi e DBP possono avere una comune origine in esperienze di trauma precoce, come fattore eziologico.[2]

    Lo studio di Watson et al. (2006) cerca di indagare il rapporto che intercorre fra trauma infantile ed esperienze dissociative in età adulta, in un campione di pazienti con DBP, attraverso la somministrazione del Childhood Trauma Questionnaire, suddividendo i risultati del campione in due categorie, alti e bassi dissociatori. Secondo gli autori lo studio avvalora la tesi di una relazione di causa tra dissociazione e trauma infantile, supportata dalla scoperta di un tasso di incidenza significativamente maggiore di abuso fisico ed emozionale, e neglect fisico ed emozionale, nella comparazione tra grandi e bassi dissociatori. Gli alti dissociatori riportavano, infatti, livelli più elevati di abuso fisico ed emozionale, nonché di neglect fisico ed emozionale, ma stranamente non di abuso sessuale, che invece è da molti considerato uno dei fattori di rischio principali per lo sviluppo del DBP. I pazienti con DBP dimostravano quindi livelli di dissociazione che aumentavano all’aumentare dei livelli di trauma infantile.[3]

    Secondo Loffler-Stastka et al. (2009) il nesso tra dissociazione e trauma è stato oggetto di molte ricerche, mentre la relazione tra dissociazione, trauma infantile, e caratteristiche di personalità, non è stata ancora indagata nel dettaglio.  Alcune ricerche hanno rilevato che la più forte correlazione con la dissociazione nel DBP è stata trovata con l’abuso emozionale (Watson, 2006; Loffler-Stastka et al., 2009), rispetto ad altri tipi di trauma e di abuso. Questo dato rende evidente l’importanza di un’adeguata relazione emozionale con i caregiver primari, come indicato anche dalle teorie psicoanalitiche, che descrivono il modo in cui forme di attaccamento disorganizzato (abuso, trascuratezza, caregiver spaventati-spaventanti, intrusivi e insensibili, e una comunicazione affettiva disturbata), influiscono sulla strutturazione di stati dissociati del sé.

    Ma soprattutto, com’è stato ampliamente descritto da Ferenczi, nell’ambito delle sue considerazioni su trauma e splitting della personalità. Anche se Ferenczi utilizzava il termine di scissione, egli descriveva quello che oggi si intende per dissociazione. Il contributo che egli ha apportato alla teoria del trauma è di averle fornito strumenti che permettono di pensare al fenomeno della dissociazione, all’interno di una concezione relazionale della psicopatologia, prospettando, attraverso la teoria del trauma, un modello relazionale della mente, che enfatizza il ruolo dell’ambiente nella nascita psicologica dell’individuo (Albasi, 2006, p.85).

    Articolo redatto dal Dott. Edoardo Ballanti, Psicologo Clinico

    Ulteriori info sul lavoro del dott. Ballanti al sito: www.terapiacorporea.com

    [1] La dissociazione può avere una funzione protettiva in risposta a stress acuti, anche a livello di interruzione della continuità della memoria e dell’identità personale. Comunque nel tempo questo tipo di difesa può impedire di elaborare l’esperienza traumatica a livello sia cognitivo che emotivo.

    [2] Secondo Goodman e Yehuda (2002) ci può essere un gruppo di individui con DBP in cui la dissociazione è parte di una risposta adattiva a situazioni ambientali stressanti, compreso il trauma infantile. Ma ci sono anche individui con DBP in cui le esperienze dissociative sono mediate da altri fattori. I contributi genetici alle esperienze dissociative sono rilevati in numero sempre maggiore.

    [3] A livello evolutivo vanno considerati anche i meccanismi biologici che influiscono nel rapporto fra trauma infantile e dissociazione, che sono piuttosto complessi e in corso di analisi. Il trauma infantile è causa di complesse trasformazioni a livello della neuroanatomia, che perdurano anche in età adulta, es., disfunzioni dell’attività dell’asse ipotalamo-pituitario (Watson et al., 2006).

  • L’Italia ha iniziato l’indagine nei confronti del più grande cantiere navale Seven Stars Marina & Shipyard

    Seven Stars Marina & Shipyard viene accusata dell’abuso del lavoro degli schiavi.

    Le autorità italiane hanno bloccato le licenze di uno dei più grandi cantieri navali del paese Seven Stars Marina & Shipyard Srl. È il più noto cantiere d’Europa, specializzato nella costruzione dei motor yacht di lusso.

    L’inchiesta è stata avviata dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno di Italia con l’accusa di occupazione illegale dei lavoratori e dei minori. Come riferisce la fonte informativa delle edizioni presso il Ministero dell’Interno, la polizia è stata costretta a intervenire nel lavoro della società dopo numerose pubblicazioni nei vari forum e social network sull’abuso del lavoro degli schiavi presso il cantiere navale e delle condizioni “avvilenti”, dove i lavoratori immigrati ingobbiscono la schiena 13 ore al giorno e non possono lasciare il cantiere senza permesso.

    “Sui forum abbiamo scoperto che gli uomini e i minori provenienti dai paesi del Nordafrica e dall’Asia vivono nello stesso luogo in cui lavorano. Non avevano nessuna registrazione, e le condizioni di vita erano insopportabili. I lavoratori sono tenuti lì contro la loro volontà, e non possono uscirne senza permesso – parla l’ufficiale di polizia che ha partecipato al controllo. – Tali condizioni hanno causato già alcuni infortuni sul lavoro anche l’insufficienza cardiaca e infarti”.

    L’Italia di oggi è in prima linea nella lotta contro l’immigrazione clandestina in Europa. In fuga dagli jihadisti, guerre civili, devastazioni attraverso il Mediterraneo per l’Europa partono migliaia di persone. Tuttavia, l’operazione di “Tritone”, annunciata dall’Unione Europea, nel tentativo di arginare il flusso di profughi, non ha ancora dato nessun risultato. Allo stesso tempo, molte società europee usano attivamente i lavoratori migranti clandestini per soddisfare la loro carenza di manodopera a basso costo. “Raggiunte le coste italiane, i migranti africani cadono nella stessa trappola di sfruttatore uguale a quella di casa. Non giungono sull’orlo di una vita nuova ma di nuovo nella povertà ma questa volta stanno già lontano dalla casa. Se prendono un salario è appena la metà del salario minimo in Italia” dice l’attivista dei diritti umani Antonio Sсanelli.

    Seven Stars Marina & Shipyard non è la prima società europea accusata dell’uso del lavoro degli schiavi. Nell’autunno 2012 la società svedese H&M (Hennes & Mauritz) è stata al centro dello scandalo. Su uno dei canali televisivi svedesi è stato dato un documentario che ha detto che la società per produrre i vestiti in Cambogia utilizza il lavoro degli schiavi. Sono stati riferiti i fatti seguenti: gli operai che fanno 70 ore alla settimana ricevono circa $60 cosa è di 25% al di sotto del livello di sussistenza stabilito in Cambogia.

    Nel settembre 2012 più di 80 marchi internazionali tra cui Levi Strauss, Adidas, Gucci, Wal-Mart, YSL, Bogetta ed altri hanno firmato la rinuncia dell’usa del cotone uzbeko. Per il motivo di rinunciare l’uso del cotone dell’Uzbekistan è servita la relazione dell’Organizzazione Internazionale secondo il quale il governo uzbeko ha costretto milioni di bambini andare a coltivare e raccogliere il cotone in tutto il paese, lasciando gli studi a scuola, liceo e università.

    Nell’anno 2013 nel giornale svizzero Neue Zurcher Zeitung sono stati pubblicati stralci della relazione di della Organizzazione non governativa Al Amed insieme all’associazione GTC. La relazione è stata dedicata alle condizioni di lavoro nelle fabbriche della famosa società Inditex che produce abbigliamenti del marchio Zara. Dopo di che è stata avviata un’indagine riguardo l’uso di lavoro degli schiavi, compreso quello dei bambini, in Argentina.