Autore: Information Blog

  • ADHR GROUP:  Giornata di Reclutamento nel settore ICT  

    ADHR GROUP, nota Agenzia per il lavoro organizza, mercoledì 21 ottobre dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, presso la filiale di Pontedera (PI), una Giornata di Reclutamento di professionisti e figure specializzate nel Settore ICT  per le zone di: Altopascio (LU), Pistoia, Pontedera (PI) e Santa Croce (PI).

    Queste le figure che stanno cercando:

    PROGRAMMATORE JAVA: con laurea in informatica o titolo equivalente. Con esperienza nello sviluppo di applicazioni Java/J2EE ed ottima conoscenza della lingua inglese. Zone di lavoro: Province di Prato, Pontedera.

    INGEGNERE INFORMATICO JUNIOR: si ritiene requisito indispensabile il titolo di studio in ingegneria informatica. Gradita età di apprendistato , buona conoscenza dell’inglese ed esperienza (anche breve) di tirocinio o stage. Zone di lavoro: Pistoia, Lucca.

    PERITO INFORMATICO: necessario titolo di studio ad indirizzo informatico o titoli equivalenti. Gradita conoscenza dell’inglese ed età di apprendistato. Anche prima esperienza. Zona di lavoro: Pistoia.

    ANALISTA PROGRAMMATORE: è richiesta significativa esperienza nel ruolo, ottima conoscenza del database SQL, esperienza di sviluppo in ambiente Microsoft .NET, C#, Visual Studio 2010 o superiori.  Luogo di lavoro: Provincia di Pistoia.

    TECNICO HW/SW: è richiesta competenza tecnica di alto livello su tutte le componenti hardware che costituiscono il PC, conoscenza dei sistemi operative Microsoft, Linux, Mac OS , conoscenza dei principali pacchetti applicativi Office, Acrobat, Browser, Mail Client, elevata capacità di diagnostica su problematiche di tipo hardware e software , predisposizione al problem solving, diploma o laurea in materie informatiche o equivalenti. Zona di lavoro: Empoli.

    DEVELOPER.NET: è richiesto diploma o laurea in materie informatiche o equivalenti, conoscenza approfondita delle tecnologie NET/C# dal 3.5, ASP.NET MVC dal 3.0, HTML/CSS,  JavaScript/JQuery,  angularJS. Costituisce requisito preferenziale la conoscenza di altre tecnologie Microsoft (Dynamics CRM, Dynamics AX, Sharepoint). Zone di lavoro: Province di Prato, Empoli, Lucca.

    SYSTEM ENGINEER: deve saper lavorare su architetture di rete di ultima generazione ed essere anche capace di programmare. Richiesta laurea in Informatica o Ingegneria Informatica e conoscenza approfondita di Unix e della lingua inglese.

    SOFTWARE ENGINEER: deve saper  programmare, preferibilmente per contesti di sistemi interconnessi e di telecomunicazioni. Richiesta laurea in Informatica o Ingegneria Informatica e conoscenza approfondita di Unix e della lingua inglese.

    JAVA DEVELOPER: sono richieste laurea o diploma in discipline tecniche; esperienza maturata nello sviluppo software (preferibilmente di almeno 3 anni). Conoscenza approfondita di Java EE, Spring Framework (in particolare core, MVC e transaction), JPA/Hibernate, JSP, HTML, Maven; ottima conoscenza del servlet container Tomcat, Jboss, eventualmente WebLogic e di IDE quali Eclipse o IntelliJ Idea. Conoscenza dei database PostgreSQL, MySQL e Oracle. Conoscenza di tecnologie quali JSF, GWT e Vaadin. Buona pratica col linguaggio JavaScript, Angular, Prototype o simili e con i CSS. Luogo di lavoro: provincia di Pisa.

    MIDDLEWARE SOLUTION ARCHITECT ESPERTO DI JBOSS EAP: 3 anni di esperienza sulle tecnologie JBoss EAP, JBoss 5, JBoss 6, Wildfly; conoscenza dei seguenti framework o loro componenti (Red Hat BPMS, Red Hat BRMS, Red Hat JBoss Fuse); padronanza della lingua inglese scritta e parlata, disponibilità a viaggiare. Luogo di lavoro: provincia di Pisa.

    MIDDLEWARE SOLUTION ARCHITECT ESPERTO DI RED HEAT JBOSS FUSE/CAMEL sono richieste laurea o diploma in discipline tecniche. Esperienza maturata nello sviluppo software (almeno 5 anni); esperienza maturata nello sviluppo software con Jboss Fuse. Padronanza della lingua inglese scritta e parlata.  Conoscenza approfondita di Java EE, Spring Framework, JPA/Hibernate, Maven. Conoscenza dei database PostgreSQL, MySQL e Oracle. Costituirà titolo preferenziale la conoscenza di almeno una delle seguenti tecnologie o tool: web service (SOAP, REST, ecc.), Apache Camel, Apache CXF. Luogo di lavoro: provincia di

    Basta compilare il form che troverete a questo link per inviare la vostra candidatura.

    Ricordatevi di presentarvi mercoledì 21 ottobre dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18 con il CV aggiornato.

     

  • ADHR Group: agenzia del lavoro sempre un passo avanti

    Oggi parliamo di un’agenzia del lavoro, molto importante, che opera su tutto il territorio nazionale: stiamo parlando di ADHR GROUP.

    Tutto è iniziato qualche anno fa quando a Castel Maggiore, comune attualmente in forte sviluppo appena fuori Bologna, Leonardo Nieri, oggi presidente, aprì ADHR Group – Agenzia per il lavoro, con la convinzione, che proprio il mercato del lavoro fosse un settore con grandi potenzialità di sviluppo. Oggi, nel 2015, si può dire senza ombra di dubbio, che ebbe ragione e quell’intuizione si è trasformata in un giovane gruppo che ha chiuso il 2014 con un fatturato di 43.2 MIL/euro (+35% sul 2013) e 29 filiali in Italia.

    Filosofia aziendale

    Il motivo di questo successo è nella filosofia aziendale: ADHR Group è sensibile ai cambiamenti del mercato ed è costantemente a fianco dei propri clienti offrendo loro un sempre maggiore supporto operativo e soluzioni innovative. Si pone come un partner unico, in grado di garantire gli strumenti più idonei per soddisfare efficacemente, rapidamente e in modo competitivo qualsiasi esigenza legata al settore delle Risorse Umane.

    Servizi

    E’ questa volontà di offrire soluzioni complete e condivise che ha portato ADHR Group ad essere oggi un’agenzia per il lavoro – multiservizi che si propone come punto di riferimento per tutte le esigenze legate al personale e alla sua gestione fino all’offerta di attività di call center e soluzioni legate al marketing e alla comunicazione. Per le aziende ADHR Group è un interlocutore unico che comprende, elabora e gestisce le varie attività correlate alle risorse umane e che offre supporto ai processi gestionali. Un partner affidabile che mentre gestisce queste attività, lascia le aziende libere di concentrarsi sullo sviluppo del proprio core business.

     

    Persone

    Leonardo Nieri, Presidente ADHR Group, è un consulente del lavoro con una forte esperienza sul campo. Nel momento in cui nascono le prime agenzie per il lavoro intravede delle grandi potenzialità di crescita e forte delle sue competenze, avvia l’attività che oggi si è trasformata in ADHR Group. Nieri, 49 anni, sposato con 2 figli, è saldamente a capo dell’azienda che da Castel Maggiore si è diffusa in tutta Italia, prevalentemente al centro-nord.

    Numeri

    Negli ultimi due anni ADHR Group ha aumentato le sue filiali del 60%, aumentato il fatturato in media del 35% all’anno (passando da 19mln di euro del 2012 a 43mln di euro attuali) e i dipendenti di oltre il 40%.

    ADHR Group: soluzioni su misura

    – Somministrazione di lavoro a tempo determinato, indeterminato e supporto alla ricollocazione.

    – Ricerca e selezione di figure professionali altamente qualificate.

    – Consulenza del lavoro, contrattualistica, gestione paghe e amministrazione del personale.

    – Orientamento e coaching. Percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale.

    – Divisione sanità. Recruiting di figure professionali per il settore socio-sanitario

    – Divisione HORECA. Recruiting di figure professionali per i settori turistico, alberghiero e ristorazione.

    – Formazione del personale. Realizzazione percorsi formativi su misura, e-learning, apprendistato, tirocini formativi, accreditamento al fondo Forma.Temp.

    – Servizio Call Center in inbound e outbound, customer care.

    – Marketing e Comunicazione. Consulenza immagine, coordinamento per attività di brand e marketing strategico, sviluppo software e applicazioni web.

     

    ADHRgroup: agenzia multiservizi con sede a Castel Maggiore (Bo) che ha chiuso il 2014 con un fatturato che sfiora i 43mln di euro, 29 filiali in Italia e all’estero, e un centinaio di dipendenti. Nata come agenzia per il lavoro, nel corso degli anni ha espanso le sue competenze ed è diventata un partner globale e affidabile per tutte le esigenze legate al personale e alla sua gestione fino all’offerta di attività di call center e soluzioni legate al marketing e alla comunicazione.

     

    www.adhr.it

     

  • Ecommerce: basta competere sul prezzo e iniziamo a competere sulla Customer Experience

    Ogni percorso del cliente include più punti di contatto, e tutti questi punti devono essere collegati a disegnare un’esperienza unica. Oggi, gli ecommerce devono aumentare il valore della loro relazione con il cliente in ogni step della vendita. Non è un mistero che la gente ama sentirsi speciale. Vogliono sentire che un marchio e/o un’azienda si preoccupi sinceramente di loro.

    L’obiettivo può essere attuato puntando sul prezzo, ma ci sono altri modi per competere . L’esperienza del cliente è il nuovo campo di battaglia dell’ecommerce, e per vincere questa battaglia è necessario conquistare i clienti con un servizio veramente personalizzato. Nonostante tutti i progressi nella tecnologia, dal retargeting personalizzato alla più recenti delle tecnologie di CRM , il servizio clienti personalizzato e gli sforzi per costruire la fedeltà dei clienti hanno del tutto perso.

    Ci sono cinque errori di base che gli ecommerce stanno commettendo:

    – Ogni cliente è un nuovo cliente .Al fine di avere un rapporto significativo con chiunque, nel commercio o nella vita, ognuno ha bisogno di capire che l’ altro è come un individuo . Questo vale anche per i clienti. Ogni cliente ha dei gusti, delle antipatie e delle preferenze uniche. Sessantotto per cento delle imprese chiamate priorità Centro executive intervistati ha dichiarato che prevede di aumentare la loro spesa per l’esperienza del cliente nel 2014.

    – Rompere le barriere interne.Alcuni dei più grandi inibitori di una customer experience positiva sono le barriere create dalle divisioni che esistono all’interno di una azienda. Ai clienti non importa nulla. Un ecommerce deve assicurarsi che le informazioni sul coinvolgimento del cliente – sia sul Web, al telefono, via e-mail o in un negozio – venga condivisa in tutta l’azienda per servire meglio i clienti nel momento che conta di più. Tutte le divisioni devono lavorare in armonia per servire il cliente.

    – Responsabilizzare i dipendenti con le informazioni sul cliente. Un ecommerce deve avere una completa visibilità in ogni processo, la piattaforma e i Touchpoint, così gli intenti dei clienti, le loro simpatie e le preferenze sono visibili a tutti gli interessati durante il rapporto con il sito ecommerce. Utilizzando queste informazioni per fornire un servizio veramente personalizzato, gli ecommerce hanno la possibilità di battere i calzini fuori ai clienti il ​​livello di servizio che devono fornire.

    – Perseguire la quantità rispetto alla qualitàMolti ecommerce utilizzano sistemi automatizzati per inviare i messaggi, ma questi non sono in grado di personalizzare i messaggi al cliente. Questo crea un punto cieco enorme per l’azienda e un fastidio per il cliente. Questi sistemi automatizzati si concentrano sulla vendita o su un’offerta e non sul cliente. La mancanza di autenticità di questo approccio può far perdere i clienti.

    – Non avere la giusta offerta pronta Quest’ultimo errore è, in un certo senso, il culmine di tutti gli altri errori . Uno dei principali vantaggi di conoscere intimamente clienti è avere la capacità di fare l’offerta giusta al momento giusto. Se un cliente entra più volte sul sito web per un prodotto specifico e voi conoscete la storia di ricerca del cliente sarete in grado di offrirgli il prodotto durante la visita che avrà la maggiore possibilità di chiudere la vendita. Rendere l’offerta giusta al momento giusto può aumentare le conversioni e contribuire a costruire la fedeltà dei clienti.

    E ‘ fondamentale per gli ecommerce competere sulla customer experience – o si rischia di perdere terreno con i concorrenti. Non è un mistero che la gente ama sentirsi speciale.

    Rivolgetevi a degli esperti di ecommerce per delineare una strategia.

  • Ecommerce: 6 modi economici sul mercato per diventare uno store di nicchia 

    Il marketing per le aziende ecommerce può essere estremamente costoso, ma in questo post vogliamo illustravi sei modi economici per fasr diventare il vostro un ecommerce di nicchia per i potenziali clienti .

    Post sui forum di appassionatiDipende da quanto è grandeè il vostro ecommerce, ma la maggior parte delle aziende hanno un forum si sostegno, dove gli appassionati discutono dei loro hobby. Questo è il posto ideale per trascorrere del tempo postando soprattutto se si potete mettere dei link al vostro sito ecommerce nella vostra firma. Non spammate le vostre offerte e con il giusto approccio è possibile trovare una vasta gamma di feedback e interessi. Probabilmente non diventerete Amazon, ma pubblicare sui forum di appassionati direttamente correlati alla vostra nicchia, fa si che possiate mettere il vostro sito proprio di fronte a persone che sono acquirenti attivi nel vostro settore.

    Vendere su più canaliAlcune persone hanno una vendita multicanale su Amazon e eBay come un modello di business standalone. Altri lo vedono come una pratica fonte di vendite in più per completare il proprio sito web. Altri ancora ritengono che i canali di vendita supplementari riducono il rischio complessivo per il loro business. Tutte queste sono strategie valide! C’è anche un gruppo di persone che la vedono come un esercizio di marketing solo per avere la possibilità di commercializzare il loro sito web a più acquirenti possibili. Ma come si può fare che se Amazon, eBay, o Etsy tecnicamente “possiedono” il cliente? Un sacco di ecommerce inviano cartoline o volantini ai clienti, offrendo loro uno sconto in cambio di visitare il sito web del venditore direttamente.

    Pubblicità su giornali e rivisteMolte aziende che hanno un ecommerce hanno pubblicazioni su giornali e riviste. Identificate le pubblicazioni che si riferiscono direttamente al vostro negozio ecommerce.

    Inviate campioni ai blog di nicchiaUn altro ottimo modo per convincere la gente a parlare del vostro sito web e fare acquisti è quello di identificare i blogger di nicchia e inviare loro dei campioni. Non è un esercizio particolarmente veloce e non è economico ma il modo di vederlo è questo: ” se io mando un campione a questa persona e mi porta dieci vendite, ci ho guadagnato; in caso contrario, almeno ci ho provato!”. Come si evolve internet e ci allontaniano dai media tradizionali come i giornali, i blog continuano ad aumentare la loro popolarità – con sempre più lettori che vengono influenzati ed è per questo che si dovrebbe prendere in considerazione l’invio di prodotti campione di blogger nel vostro settore.

    Invio di newsletterL’invio di newsletter periodiche per potenzali o clienti esistenti può essere un ottimo modo per ricordare alla gente la propria esistenza e se hanno bisogno di acquistare. L’email marketing quando è fatta in modo non corretto è un grande fastidio. Se state perdendo più abbonati di quanto si sta guadagnando allora sapete che state facendo qualcosa di sbagliato. Alcune persone vi diranno che per ogni 10 e-mail inviate , si dovrebbe essere in commercio, mentre gli altri nove dovrebbero edificare un rapporto con il cliente. Le email dovrebbero contenere offerte eccezionali e speciali, meglio se personalizzate.

    Portate i vostri visitatori indietro !Il retargeting per un ecommerce è molto importante. Dopo aver guidato i visitatori provenienti da blog, forum, riviste e così via, si può guidare quegli stessi individui al vostro sito ecommerce utilizzando piattaforme retargeting. Se state usando il retargeting dinamico, per esempio, vedrete un migliore click-thru rate (e tasso di conversione) rispetto ai vecchi noiosi annunci display statici.  È possibile commercializzare un negozio ecommerce senza un budget enorme – tutto quello che serve è un approccio proattivo al marketing e rivolgersi a delle persone esperte nel campo dell’ecommerce.

  • Alla ricerca di lavoro? Ecco come fare la lettera di presentazione

    Quando siete alla ricerca di lavoro, non dimenticatevi insieme al Cv di allegare la lettera di presentazione.

    La lettera di presentazione è il vostro biglietto da visita, la prima immagine che un potenziale datore di lavoro, o l’agenzia per il lavoro che vi sta selezionando, riceve da voi. Dedicate, quindi, attenzione alla sua stesura, personalizzandola di volta in volta, in base al tipo di lavoro per il quale vi candidate e tenendo conto dell’obiettivo: dimostrare alle aziende che assumono che siete un candidato capace ed interessante, ma soprattutto in linea per la posizione!

    Come si scrive una Lettera di Presentazione?

    La lettera di presentazione deve comunicare al selezionatore qualcosa di voi e spiegare perché siete la persona adatta a ricoprire l’incarico di vostro interesse. Per preparare una lettera vincente, dovete innanzitutto raccogliere più dettagli possibili sul vostro interlocutore, sull’azienda e sulla posizione. Più informazioni avrete, più sarà facile scrivere una lettera di presentazione efficace e di successo. Come fare a cercarle? Utilizzate giornali, riviste ed  internet, visitando il sito della società per capire quali sono le più importanti aree di investimento dell’impresa, qual è la sua vision, quali sono i suoi valori chiave e i nuovi progetti.

    Lettere diverse per posizioni diverse

    E’ fondamentale differenziare di volta in volta la lettera di presentazione per dare valore aggiunto alla vostra candidatura. Usate pure frasi e parole simili, ma adattate la vostra presentazione mettendo in luce ogni volta l’esperienza o la competenza più in linea con l’annuncio e descrivete il tipo di contributo che potreste dare grazie al vostro background e all’esperienza che avete maturato nell’ambito del ruolo o nel corso di attività di training svolte.

    L’obiettivo è arrivare al colloquio

    Prima di passare ad un breve vademecum vi ricordiamo che l’efficacia della lettera determinerà la richiesta di un colloquio oppure no da parte dell’azienda.

    Vademecum 

    Nella parte introduttiva, indicate come avete appreso dalla ricerca in corso.

    Siate concisi e pertinenti. Indicate chiaramente perché volete questo incarico, perché dovrebbe esservi offerto e il valore aggiunto che potete offrire alla società.

    La lettera deve essere ordinata e ben strutturata nella forma e nel contenuto, e non dovrebbe essere più lunga di 10-12 righe. Rileggetela per accertarvi che non ci siano errori ortografici o di battitura e certate di eliminare qualche elemento se dovesse essere più lunga, tenendo per voi delle informazioni ‘extra’ in vista del colloquio.

    E’ importante tenere viva l’attenzione di chi legge fino in fondo. I selezionatori ricevono un gran numero di cv e hanno bisogno di farsi un’idea veloce dei candidati.

    Scrivete in modo semplice e scorrevole, evitate le frasi fatte e tenete presente che i dettagli vanno inseriti nel curriculum.

    Mettete in risalto le vostre qualità, non le qualifiche che vi mancano. Dopo tutto, questo è il vostro biglietto da visita!

    Alla fine della lettera, non dimenticate di richiedere un incontro finalizzato ad ottenere maggiori informazioni.

    Chiedete ad una persona fidata e attenta di rileggere la lettera per controllarne la struttura e segnalare eventuali errori o mancanze.

    Se avete fatto la vostra lettera di presentazione seguendo questi consigli, siete pronti per candidarvi alle varie offerte di lavoro.

     

  • WEBINAR DI ADHR GROUP SUL JOBS ACT

    La famosa agenzia per il lavoro ADHR GROUP, che opera su tutto il territorio nazionale ma che il suo quartiere generale nel bolognese sta promuovendo per i clienti attuali e potenziali un webinar in diretta streaming il giorno 27 Ottobre 2015, con l’avvocato dello studio legale DLA Paper, su tutte le novità degli ultimi decretivi attuativi del Jobs Act; la discussa riforma del lavoro del governo Renzi.

    Nel corso del webinar verranno quindi affrontate tutte le novità del Jobs Act, dopo la pubblicazione degli ultimi decreti attuativi. Si parlerà quindi di:

    – tutele crescenti e licenziamenti

    – nuove regole sui controlli a distanza

    – nuova disciplina delle mansioni

    – riforma delle collaborazioni e dei contratti flessibili

    – riforma del collocamento obbligatorio

    Per iscriversi al webinar per saperne di più sulle novità introdotte dal Jobs Act, basterà compilare il form che troverete a questo link, indicando nome, cognome, azienda ed indirizzo mail.

    ADHR – Agenzia per il Lavoro SpA nasce dalla volontà di  avvicinare domanda e offerta di lavoro grazie ad una pluriennale esperienza maturata nella gestione delle risorse umane.

    ADHR è capofila di un gruppo di aziende che opera a tutto campo nella gestione delle risorse umane occupandosi in particolare di: somministrazione di lavoro, ricerca e selezione di personale specializzato, servizio di Call Center inbound e outbound, programmi mirati di outplacement, progettazione e realizzazione di corsi di formazione, finanziata e a catalogo e consulenza del lavoro e tenuta paghe, tramite ADHR Advanced Services S.r.l..

     

     

  • COME VESTIRSI PER UN COLLOQUIO DI LAVORO  

    In questi tempi di crisi profonda e di carenza di lavoro diventa estremamente importante, in caso di colloquio di lavoro, fare una buona impressione: ciò dipende anche dal tipo di abbigliamento scelto. Avete inviato i vostri CV a raffica a tutte le aziende individuate e/o a tutte le agenzie per il lavoro e ora finalmente vi hanno fissato un colloquio. Questo è il momento decisivo che permette all’imprenditore o al selezionatore di comprendere meglio la vostra personalità. Spesso la prima impressione è davvero quella che conta e dal momento che, come dice un vecchio detto, “non si ha una seconda possibilità per fare una prima impressione“, tanto vale giocarsi al meglio il primo incontro. Quindi è importante capire come vestirsi per un colloquio di lavoro.

    Semplicità, serietà e un tocco di personalità: basterebbero queste tre indicazioni per capire come vestirsi nel modo corretto, quindi utile, a un colloquio di lavoro. Alla base di tutto c’è il completo giacca e pantaloni, a volte anche giacca e gonna. Passeremo poi alla camicia da trasformare in un’espressione della propria personalità. Infine, tratteremo un accessorio fondamentale per questi incontri: la busta di pelle, o pochette grande, che è poi la versione moderna del vecchio porta documenti. Per le professioni creative, è possibile aggiungere elementi moda al proprio look, ma è in genere meglio orientarsi su uno stille classico e sobrio, che trasmetta equilibrio. L’appropriatezza è il fattore più importante nella scelta dell’abbigliamento per un colloquio di lavoro.

    Una volta scelto lo stile con cui vestirsi, è bene avere in mente alcune linee guida, sempre valide e utili per orientarsi al meglio. Il segreto è quello di indossare abiti in cui ci si senta a proprio agio e che al tempo stesso corrispondano al codice di abbigliamento di quella determinata società. Assicurarsi che l’abbigliamento si adatti alla propria persona e al proprio fisico: un abito visibilmente troppo stretto si noterebbe subito e non ci farebbe sentire a nostro agio. Assicuratevi inoltre che i vestiti siano puliti e ben stirati. Evitare profumi e dopobarba troppo persistenti. Per le donne, evitare di esporre troppa pelle scoperta (decolté, braccia, gambe ecc.) e per gli uomini l’importante è avere cura di presentarsi con capelli/barba/baffi in ordine.

    Se si hanno dei dubbi sullo stile da adottare, meglio optare per un look troppo formale, piuttosto che per un look troppo casual. Se volete avere ulteriori consigli cliccate qui.

     

  • 12 Tattiche sui Social Media per indirizzare traffico al vostro sito ecommerce

    Se aprite un ecommerce siete ben consapevoli del ruolo sempre più importante dei social media. Con il 93% dei consumatori che si rivolgono ai social media per prendere decisioni di acquisto e il 90% di loro dice che si fida dei consigli sui prodotti dei loro coetanei, evitare i social media semplicemente non è un’opzione se si vuole competere online. L’universo ecommerce è guidato da traffico sito web, ma attirando i consumatori al tuo sito attraverso i social media è più facile a dirsi che a farsi. Il raggiungimento di un successo duraturo richiede più che semplici tattiche; ci vuole una strategia di social media marketing. Una volta che avete sviluppato la vostra strategia, utilizzate queste tattiche di marketing sui social media per aumentare il traffico e far crescere il vostro business ecommerce:

    – Ottimizzare i messaggi dei social media: utilizzando le parole chiave ad alta conversione nei messaggi potrete aumentare la loro visibilità di ricerca e, quindi raggiungere un pubblico ancora più grande dei vostri diretti seguaci. Inoltre, ove possibile, aggiungere un elemento visivo ai tuoi post.

    – Condividi il contenuto giusto: fornire contenuti utili e che siano condivisibili crea valore ai vostri clienti. Mantenere l’esperienza sociale, interattivo, e contestuale, utilizzando i tuoi post per raccontare storie dei clienti, condividere notizie e fornire suggerimenti utili. Equilibrio messaggi promozionali con quelli che educare, informare, intrattenere, e mettere le esigenze dei clienti sopra il proprio.

    – Usa le tue recensioni: lasciate che i vostri clienti soddisfatti facciano il social media marketing per voi, condividendo le recensioni dei vostri prodotti. Le recensioni sono potenti strumenti, infatti l’88% dei consumatori dichiara di avere fiducia delle recensioni online.

    – Aggiungere pulsanti di condivisione in posti strategici: l’aggiunta di pulsanti di condivisione per tutte le pagine di prodotto può essere molto utile per attirare i clienti che sono più avanti nel ciclo di acquisto. Ad esempio, consentire ai clienti di condividere la loro recensione di un prodotto con i loro seguaci di Twitter o amici di Facebook, o permettere loro di condividere un’offerta di vendita o anche una mail di conferma di vendita.

    – Utilizzare contenuto visivo: i contenuti basati su immagini sono naturalmente più coinvolgenti dei messaggi di testo, rendendoli perfetti per vostra attività di marketing sui social media. In realtà, gli studi dimostrano che l’uso di immagini è la tattica più importante per l’ottimizzazione dei post sui social media.

    – Interagire con i seguaci: i Social media sono la piattaforma perfetta per interagire direttamente con i clienti. Monitorare i messaggi e interagire con loro su una base quotidiana di porre domande, rispondere ai loro commenti, ringraziarli di condividere i tuoi contenuti, e partecipare alle discussioni. E ‘un ottimo modo per mostrare che vi prendete veramente cura di loro.

    – Siate coerenti: La pubblicazione di contenuti su base regolare è fondamentale per migliorare il coinvolgimento dei clienti e guidare traffico al vostro sito ecommerce. La frequenza può variare in base al mercato, ma la coerenza è la chiave per mostrare il vostro pubblico che ti interessa costantemente la condivisione di contenuti di valore.

    – Avviate un blog: Non avere un flusso costante di nuovi contenuti è un disturbo comune di molte aziende ecommerce. Uno dei modi migliori per rimediare questo è quello di mantenere un blog attivo con contenuti educativi e di ispirazione in modo da avere sempre qualcosa di cui parlare.

    – Utilizzare hashtag: gli hashtag aiutano contenuto ad essere più presente sulle piattaforme di social media. Evitate però l’uso di troppi hashtags limitandovi ad 1-2 per ogni post.

    – Uso pubblicità a pagamento: Se avete il bilancio, prendete il vostro social media marketing al livello successivo con gli annunci di Facebook, annunci LinkedIn o Promoted Tweets che si link a una pagina di prodotto per la conversione. Finché stanno altamente mirati, queste opzioni a pagamento possono aiutare a incrementare notevolmente il traffico sito web.

    Integrare i social media nel vostro marketing mix è fondamentale per essere competitivi nel commercio elettronico. Se si mette la giusta strategia e tattiche di social media marketing in atto, è possibile migliorare la brand awareness, guidare più traffico e le conversioni, aumentare il coinvolgimento e fidelizzazione dei clienti, e, infine, far crescere il vostro business.

    Se volete avere altri consigli rivolgetevi a Plinio Srl, gli esperti di marketing per ecommerce.

     

     

     

  • 5 Best Practices per email che è possibile implementare oggi per un ecommerce  

    L’email rimane uno degli strumenti più efficaci del marketing digitale per un ecommerce – è veloce, misurabile e conveniente. Una email ben progettata è fondamentale per le conversioni e attenersi a queste buone pratiche farà in modo che le email abbaino risultati sorprendentemente per tutte le piattaforme e i dispositivi.

    1. Obiettivo per la larghezza: 600 pixel

    Per garantire che il vostro intero progetto sia visibile e per evitare altre anomalie, dovete sempre rimanere su circa 600 pixel. Infatti molti client di posta elettronica forniscono una finestra di anteprima molto stretta. I messaggi di posta elettronica vengono visualizzati da una una varietà di clienti (Gmail, Microsoft Outlook, ecc), e molti fattori diversi, quali menu e le barre possono avere un impatto su e ridurre al minimo il riquadro del messaggio.

     

    1. Falla semplice!

    La durata media dell’attenzione di un adulto è soli 8 secondi, è quindi importante rendere i vostri messaggi di posta elettronica di facile lettura. Tenete a mente che la vostra email non è il vostro sito web, quindi concentratevi sui principali messaggi/punti chiave e includere collegamenti ai dettagli. Tra cui le immagini o video che sono un ottimo modo per condensare contenuti e trasmettere il messaggio visivo.

     

    1. Font di sistema

    Tutti i font non sono ampiamente supportate nelle email, così purtroppo non è possibile utilizzare un carattere come Gotham e assicurarsi che non ci saranno problemi. Utilizzando come font come Arial , Helvetica , Tahoma , Times New Roman e Georgia farà in modo che l’aspetto del vostro email rimarrà coerente in tutti i client di posta elettronica e su tutti i dispositivi.

     

    1. Branding coerente

    E’ importante portare il look del tuo brand attraverso le email ed il sito ecommerce per stabilire il riconoscimento e un’esperienza coerente ogni volta che un cliente interagisce con voi online. Nel progettare le vostre email, tenere scelte di carattere, la tavolozza dei colori, logo e del design elementi in linea con quelli del tuo sito web in modo che gli utenti sappiano esattamente che l’email proviene da voi appena la aprono.

     

    1. Verificare sempre!

    E’ fondamentale l’invio di messaggi di posta elettronica di prova per darti la possibilità di garantire che il disegno viene visualizzato correttamente su più client di posta elettronica. Se il tempo lo permette, è ottimale testare vari disegni per vedere quali colori dei pulsanti o dimensioni dei caratteri sono più impattanti e si visualizzano meglio. Al di là diella progettazione, è utile effettuare anche l’invio di email di prova per gruppi di destinatari più piccoli per confermare che si sta andando nella posta in arrivo invece che nella cartella spam o indesiderata. Permettere a voi stessi di fare queste sperimentazioni, in modo tale da garantirvi che la vostra email è ottimizzata per tutti i dispositivi e client di posta e risparmierete così una grande quantità di problemi di tempo. Inviando varianti delle vostre email in orari e giorni diversi, si è in grado di vedere cosa funziona meglio per voi. La raccolta di questi dati su come gli utenti interagiscono con la vostra email e quando sono più attivi vi permetterà di indirizzare il vostro pubblico nel modo più efficace possibile.

    L’obiettivo dell’email marketing è quello di coinvolgere e deliziare i vostri clienti con contenuti interessanti e che siano su misura per loro. La progettazione di una email di facile navigazione che mette in evidenza i tuoi contenuti ti dà la possibilità di rafforzare la tua email marketing e aumentare cosi le conversioni. Attraverso l’analisi dei dati statistici poi sarete in grado di capire meglio i vostri clienti ed ottimizzare cosi la progettazione per garantire loro una migliore esperienza, più personalizzata.

     

    Se volete ulteriori consigli rivolgetevi agli esperti di marketing per ecommerce, Plinio Srl.

     

  • ADHR GROUP: Offerte di lavoro nel settore della ristorazione

    Adhr Group, agenzia per il lavoro, ha organizzato una giornata di Reclutamento nell’ambito del Settore della Ristorazione. per il giorno Martedì 29 Settembre 2015, nella propria sede di Bologna. La ricerca è rivolta a candidati specializzati da inserire all’interno di un’importante azienda nazionale che opera nel settore Food. La Giornata di Reclutamento si terrà presso la loro filiale di Bologna in Via Stalingrado 24, dalle ore 9.00 alle ore 13.00.

    Le figure ricercate sono diverse:

    – ADDETTI ALLA RISTORAZIONE: La risorsa ideale ha un diploma di scuola alberghiera, conosce ed ha già avuto esperienza all’interno di strutture ristorative collettive. Disponibilità a lavorare su turni anche spezzati, sia full time che part time. Si offre formazione iniziale, piano di crescita interessante. Auto o moto muniti. Luogo di lavoro: Bologna

    – RESPONSABILI DI PUNTO VENDITA: La risorsa ideale coordina l’attività di un punto vendita ed è responsabile del risultato economico, della soddisfazione del cliente. Risolve i problemi operativi e gestionali applicando le procedure ed il buon senso, riportando alla direzione le problematiche più complesse. Auto o moto muniti. Disponibilità a lavorare full time su turni anche spezzati. Luogo di lavoro: Bologna

    – ASSISTENTI DI PUNTO VENDITA: La risorsa ideale supporta il responsabile di un punto vendita e ne fa le veci in caso di assenza. Garantisce la soddisfazione del cliente  attraverso il servizio e la cura dell’immagine e della pulizia del locale, risolve i problemi operativi applicando le procedure ed il buon senso, riportando alla direzione le problematiche più complesse, gestisce il personale e i turni. Auto o moto muniti. Disponibilità a lavorare part time su turni anche spezzati. Luogo di lavoro: Bologna

    – RESPONSABILI DI CUCINA: La risorsa ideale pianifica, organizza e coordina l’attività ed il personale della cucina, prepara il piano di lavoro, pianificando l’attività di cucina. Organizza e coordina le attività di approvvigionamento, tiene sotto controllo il food cost, effettua gli ordini e l’inventario mensile della cucina. Auto o moto muniti. Disponibilità a lavorare part time su turni anche spezzati. Luogo di lavoro: Bologna

    Per prenotare la propria presenza alla giornata di reclutamento occorerà compilare un form nella pagina dedicata ed il loro staff vi aspetterà in filiale per un colloquio conoscitivo. Ricordatevi di portare un CV aggiornato!

  • JOBS ACT: I PRIMI EFFETTI POSITIVI  

     Il Jobs Act, festeggia il suo primo semestre di operatività mostrando i primi risultati.
    I dati Istat resi noti negli ultimi giorni, infatti, hanno mostrato un quadro del mercato del lavoro italiano in ripresa; a luglio, infatti, il tasso di disoccupazione sarebbe calato di oltre mezzo punto in un mese scendendo al 12% dal 12,5% di giugno.
    La variazione su anno è significativa con un calo di 0,9 punti. Gli occupati a luglio crescono di 44mila unità; e sull’anno di 235mila. Note positive anche dal fronte della disoccupazione giovanile scesa al 40% contro il precedente 43%.

    Il dato più rilevante registrato in questi primi sei mesi del Jobs Act è sicuramente quello che riguarda l’incremento delle assunzioni stabili. Tra gennaio e luglio i contratti di lavoro a tempo indeterminato attivati hanno superato le 327mila unità, facendo registrare una crescita del 39% rispetto allo stesso periodo del 2014. L’Istat rende noti anche i dati relativi al secondo trimestre 2015, che ci dicono qualcosa in più. Nel secondo trimestre 2015 gli occupati crescono di 180mila unità sull’anno. Una crescita che interessa soltanto i dipendenti (+183mila unità), mentre gli indipendenti rimangono sostanzialmente invariati. Continua, a ritmo più sostenuto, l’aumento del numero di dipendenti a tempo indeterminato (+0,7%, 106mila su base annua), associato all’aumento dei dipendenti a termine (+3,3%, 77mila unità). Si riduce il numero di indipendenti con contratti di collaborazione (-11,4%, -45mila unità).

    L’aumento di 180mila occupati nel secondo trimestre 2015 merita poi due ulteriori riflessioni. La prima, è che questo incremento riguarda entrambe le componenti di genere e coinvolge soprattutto il Mezzogiorno (+2,1%, 120mila unità, essenzialmente servizi). Al calo degli occupati 15-34enni e 35-49enni (-2,2% e -1,1%, rispettivamente) si contrappone la crescita degli occupati ultra50enni (+5,8%), e qui probabilmente va aperta una riflessione. Inoltre, l’incremento di 180mila occupati sta avvenendo a Pil che cresce lentamente. Il rischio è che aumenti occupazione senza aumentare la crescita, e quindi penalizzando la produttività.

    Si tratta di un giudizio a luci e ombre, anche in attesa della piena attuazione degli ultimi decreti sospesi. I dati del Ministero hanno mostrato l’effettivo spostamento dei nuovi contratti verso il tempo indeterminato, agevolato dallo sgravio dei contributi fino a 8.060 euro e poi dalla maggiore flessibilità introdotta con le tutele crescenti: mentre nel 2014 tra gennaio e luglio si erano chiusi 137mila contratti indeterminati in più di quanti non se ne fossero aperti, il saldo dei primi sette mesi del 2015 è stato positivo per 117mila unità. A ciò si aggiunge il balzo del 40% delle trasformazioni da tempo determinato a indeterminato. Ma questi dati tracciano ‘solo’ la registrazione dei contratti, cioè la loro apertura e chiusura: non è necessariamente una persona in più o in meno sul lavoro, visto che a una stessa persona possono far capo diversi contratti nel corso del mese.

    Dalle serie storiche Istat aggiornate oggi emerge che effettivamente nel corso dell’anno c’è stata una ripresa dell’occupazione, anche se a ritmi ancora contenuti: tra gennaio e luglio 2015 si è ampliata la forza lavoro (chi lavora e chi cerca) e il numero degli occupati è salito di 119mila unità, mentre i disoccupati sono 47mila in meno.

    Si mantengono cauti i tecnici dell’Istituto: “Non possiamo dire ancora se il miglioramento sul fronte dell’occupazione sia dovuto al miglioramento del ciclo economico o alle riforme introdotte sul fronte del mercato del lavoro. Ma è evidente che un segnale di ripresa c’è”.

    E allora visto che un segnale di ripresa c’è, andate sul sito dell’ Agenzie del lavoro ADHR, e cercate tra le offerte di lavoro.

     

  • DONNE AL LAVORO: CONCILIARE CARRIERA E FAMIGLIA  

     

    In Italia, ci dice l’ISTAT, soltanto il 57,8% delle madri con un figlio lavora.
    Il dato scende al 52,3% per le donne con due figli, e crolla al 39% per chi – come nel caso della Mayer – ha una famiglia composta da tre bambini.
    Inoltre, oltre il 22% delle donne che lavoravano prima di diventare madriabbandona – per scelta più o meno obbligata ( 52,5%)  o per licenziamento  – il proprio impiego al termine del periodo di allattamento. Carriera o famiglia? Amore o carriera? Le donne sono costrette ancora oggi a scegliere tra il lavoro, una relazione d’amore e la maternità. Conciliare le due vite diventa sempre più complicato e quindi è d’obbligo trovare un equilibrio facendosi aiutare da persone o istituzioni che badino ai figli, senza per questo però trascurarli. Sia che si tratti di un asilo nido o della scuola materna, sia che si tratti della baby-sitter o anche soltanto di altri parenti disponibili, la mamma in carriera deve comunque fare i conti con le esigenze dei bambini, che, a qualsiasi età, possono metterla davanti a scelte obbligate, a ricatti o a sensi di colpa. Lavorare senza sosta comporta un’inevitabile assenza dalle mura domestiche, con la triste conseguenza di non riuscire a godersi il mestiere di genitore come si vorrebbe. La trappola scatta intorno ai 30, 35 anni Cerca di trovare un varco, ma vorrebbe anche fare un figlio, investire su qualcosa che non sia denaro o carriera. Lo fa. Spera che tra nonni, asilo e divina provvidenza esista un modo per saltarne fuori, per diventare una brava mamma e una donna capace di indipendenza. “In realtà, di solito, il contraccolpo della maternità è sempre duro – razionalizza. Perché il lavoro in Italia è ancora apprezzato in termini tayloriani: vale la quantità, non la qualità. E soprattutto vige la presunzione per cui un figlio finisce a carico delle cure femminili. Quando nasce un figlio, in Italia la lavoratrice si fa meno affidabile, mentre papà resta quello di prima e continua la carriera senza scossoni. Se la famiglia cresce si privilegia lo stipendio più alto, cioè quello del marito. La donna spera di rimettersi in gioco quando i ragazzi crescono, ma è una missione praticamente impossibile nel mercato italiano. Senza investimenti specifici e un radicale cambio di cultura, non avremo mai pari opportunità sociali e professionali. Bisogna cambiare prima di tutto la mentalità. Anche senza sognare i paradisi della conciliazione (dalla Svezia alla Germania). Specie ora che la crisi morde, ed è un bene per tutti calcolare che, se papà perde il lavoro, ci può essere mamma a tamponare l’emergenza. O che, più ottimisticamente, sia possibile per uomini e donne decidere quanta parte di sè dedicare al lavoro e quanto alla famiglia, nel terzo millennio.

  • 7 passi per aumentare la fedeltà del cliente nell’ecommerce

    Il consumatore moderno è di buon senso e ha un occhio sia sulla qualità del prodotto e sul servizio, e questo rende difficile il lavoro per i siti di vendita online. Tuttavia, alcuni clienti sono anche in grado di essere fedele quando trovano un marchio che gli piace e sono anche in grado di essere sostenitori del brand, diffondendo il verbo del vostro negozio online in lungo e in largo. Così che cosa dovete fare per costruire una base di clienti fedeli che continuano a tornare? Certo non è facile in un mercato online, estremamente competitivo, ma con un marchio intelligente, un buon uso dei social media e altri canali è certamente realizzabile.

    1. Costruire una Marca

    In primo luogo, per tutti i siti ecommerce, è essenziale che si presenti un marchio forte, riconoscibile che dà immediatamente ai vostri ospiti un senso di quello che fate. Tutto questo vale per qualunque cosa sieta in affari, ma specialmente per i siti e-commerce, quando i consumatori stanno spendendo i loro soldi, vogliono un immediato senso che possono fidarsi del vostro sito.

    1. I social media

    Non diventate statici, imparate ad usare i social media adeguatamente, soprattutto quando si tratta di servizio al cliente, se si vuole aumentare la fidelizzazione dei clienti. Un errore che si vede sempre più spesso è quando i rappresentanti dell’azienda sui social media ripetono a pappagallo la stessa linea più e più volte. Spesso è chiaro che la persona che gestisce l’account non ha davvero l’autorità di agire questo frustra i clienti ed è quasi garantito che essi non visiteranno nuovamente il sito, ma lo racconteranno a tutti i loro amici. I Social media sono una potente forma passaparola.

    Mai:

    – Eliminare reclami sui social media

    – Discutere con i clienti

    – Ignorare commenti

    1. Costruire Fedeltà attraverso offerte

    Offerte speciali e sconti sono preziosi per premiare i clienti e garantire che rimangano fedeli. Il Remarketing è ormai uno strumento comune nell’arsenale di un sito ecommerce e può essere utilizzato per i clienti che non hanno acquistato niente di recente, o hanno abbandonato i carrelli. È inoltre possibile fare remarketing ai visitatori che sono stati sul vostro sito, ma non hanno effettuato nessun acquisto.

    1. Personalizzazione

    Sapete quando si visita Amazon e poi pochi giorni dopo si riceve una email con i dettagli di prodotti simili agli altri che hai acquistato o visto? Questa è personalizzazione e quando si tratta di aumentare la fedeltà dei clienti, funziona . La maggior parte degli utenti di Internet apprezza email personali che riguardano i loro interessi e offrono sconti sui tipi di prodotti che amano. Le persone vogliono essere trattate come se fossero in un negozio fisico e parlare con voi lì. Vogliono sentirsi apprezzati e vogliono sentirsi speciali.

    1. Live Chat

    Queste stanno diventando sempre più popolari per fornire al cliente consigli quando sono effettivamente sul vostro sito. Niente ha un tasso di successo del 100%, ma con la chat significa che è possibile interagire con il cliente su una base one- to-one durante la fase più importante del ciclo di acquisto. È possibile offrire loro consigli sul prodotto che vogliono e anche suggerire prodotti complementari . È possibile parlare con i clienti in tempo reale e garantire che ottengono ciò che vogliono, così come il fondamentale servizio personalizzato.

    1. Email marketing

    L’ascesa dei social ha portato molti proprietari di siti ecommerce a credere (erroneamente) che l’email marketing sia morta. L’email marketing rimane uno degli strumenti di marketing più efficaci che il sito ecommerce ha e con la tecnologia di oggi permette di creare campagne rapidamente e facilmente, con personalizzazione.

    1. La qualità dei contenuti è la chiave

    La chiave per la costruzione di una comunità è nel contenuto di ciò che si produce e distribuisce attraverso i social media ed le email. I retailers di maggior successo sono quelli che supportano la qualità dei prodotti che vendono con contenuti informativi divertenti e utili. Un grande contenuto permette di rinforzare il messaggio del marchio e posizionare la vostra azienda come un’autorità nella sua nicchia. Molti siti di ecommerce non si preoccupano di avere un blog, o fornire notizie sui prodotti. E’ possibile utilizzare contenuto scritto, naturalmente, ma è bene mescolare questo con le immagini, come infografica e video, quali le istruzioni per mettere insieme un prodotto, ricette, ecc.

    La fidelizzazione dei clienti per siti di ecommerce è qualcosa che è vitale per assicurarsi di competere in un mercato follemente competitivo. E ‘importante mantenere i vostri clienti impegnati attraverso i social media, email, contenuti ed offerte speciali e per assicurare che una volta che sono, diventati sostenitori del vostro brand siano in grado di gridare le virtù dei vostri prodotti attraverso la rete.

     

  • Una guida di ecommerce Analytics per tutte le imprese online

    Per per prendere decisioni più informate e infine, misurare il successo del proprio ecommerce bisogna misurare ed analizzare i risultati. Quando si tratta di ecommerce, ecco una lista di metriche che è necessario conoscere e misurare:

    – Costi di acquisizione dei clienti

    La quantità di denaro da spendere per ottenere un cliente è un dato importante per iniziare. Perché? Questa metrica può aiutare a determinare la redditività di una società attraverso la comprensione della differenza tra quanto denaro può essere ottenuto da parte dei clienti e i costi per ottenerlo.

    Si possono impiegare diverse tecniche per portare a quei visitatori – SEO, campagne pubblicitarie a pagamento, contenuti di alta qualità, i social media – ma tutti vi costeranno in termini di tempo o in termini di denaro. Ci sono un sacco di fattori che influenzano il costo di acquisizione di nuovi clienti. Per determinare meglio che punti a massimizzare il budget di marketing e gli sforzi, ti consigliamo di utilizzare i tag UTM (codice semplice si aggiunge a un URL personalizzato per monitorare una sorgente, mezzo e nome della campagna) che misurano dai quali fonti di traffico è stato acquisito un cliente e in quali ore del giorno, e quindi misurare il tutto nel corso di un mese o più. Il costo di acquisizione per cliente per canale variava a seconda del momento della giornata, giorno della settimana e la settimana di mese.

    – Tasso di conversione (CR)

    Il tasso di conversione è definito come la percentuale di visitatori che finiscono per l’acquisto dal vostro negozio. Quando si tratta di CR, si vuole sempre che sia salendo. Secondo questo recente articolo Marketing terra, un modo per migliorare CR è di aggiungere video a una maggioranza di pagine di prodotto; rivenditori l’aggiunta di video segnalati CR vicino al 9%, al contrario di quelli con il video su meno della metà delle loro pagine di prodotto. Ci sono centinaia di articoli là fuori su come migliorare CR – perché è solo così importante. C’è così tanta enfasi sulla CR perché colpisce direttamente la linea di fondo del vostro business. Indipendentemente da quanto sforzo speso per il traffico al tuo negozio, se la maggior parte dei visitatori non finiscono acquisto, è tutto sprecato. Detto questo, è molto importante per assicurarsi di sapere che cosa il vostro CR è in ogni momento e tenere d’occhio il che si tratti di migliorare e se si deve mantenere la rotta o no. Analytics possono ulteriormente salire il vostro CR aiutandovi a visualizzare gli elementi sul vostro sito sono best seller a seconda del momento della giornata.

    Questo vi permetterà di ottimizzare le strategie di prezzo, generando maggiori margini da ogni singola conversione su oggetti di alto vendita e tirando un aumento delle conversioni su oggetti di scarsa vendita per liberare voi dell’inventario.

    – Abbandono del carrello

    Quante persone sono mettendo i vostri prodotti nei carrelli e poi lasciarli? Questo è sicuramente qualcosa che ogni azienda dovrebbe voler sapere. Carrello abbandono è il più vicino si arriva a guadagnare clienti reali prima di lasciare il tuo sito. Aggiungendo al carrello tipicamente indica l’intenzione di acquisto. Il fatto che se ne vanno senza comprare significa che hai perso potenziali clienti. Diventa particolarmente male se hai pagato un sacco di soldi per avere questi visitatori al tuo negozio. Ridurre il carrello tasso di abbandono è la chiave per migliorare il vostro CR. Buoni strumenti di analisi si forniscono le seguenti informazioni riguardanti i tassi carrello abbandonati:

    – Valore medio degli ordini

    Questa è la dimensione media di un ordine dal vostro negozio. Più alto è il AOV, meglio è. Monitorando AOV, si può capire quanto reddito è possibile generare dal vostro tasso di traffico e di conversione in corso. Essere in grado di prevedere entrate è un grosso problema per qualsiasi attività commerciale. Se la maggior parte dei vostri ordini sono davvero piccole, che significa che dovete ottenere molte più persone di acquistare al fine di raggiungere il tuo obiettivo. E ‘importante avere almeno un paio di ordini di valore alto in modo che il vostro media generale è sul lato superiore. Cosa c’è di più è che con analisi avanzate ecommerce, si sarà in grado di dividere la base di clienti da loro AOV. In questo modo, si può essere sicuri di inviare e-mail di nuovi prodotti a tutti quei clienti che spesso acquistano a prezzo pieno, ed e-mail di sconto per coloro che di solito acquistano solo gli oggetti in vendita. Questa strategia permette di personalizzare la tua esperienza negozio per i clienti in base alle loro abitudini di acquisto e le preferenze, così come si aiuta ad aumentare le conversioni per gli articoli del prezzo pieno e mantenere alto valore della vita del cliente.

    Per capire che cosa queste metriche significa per te, è necessario essere in grado di rispondere a una delle più antiche domande di business della storia: Chi sei? Sapere se la vostra azienda vende prodotti veloci di acquisto (regali come cioccolato o fiori) o beni considerati (prodotti di lusso come ad esempio articoli per lo sport) cambia come lo si guardi la salute del vostro business e punto strategie modi in cui per aumentare le conversioni, la fidelizzazione dei clienti e fatturato complessivo .

    Volete saperne di più? Rivolgetevi a Plinio, gli esperti ecommerce.

     

  • Ecommerce: come prepararvi ai periodi di vacanza  

    Vediamo come preparare il nostro ecommerce per il prossimo periodo di vacanze di affinché possiate ottenere risultati di successo.

    1° Consiglio: Preparate un piano vacanza per il vostro ecommerce

    Per molti retailers, la stagione delle vacanze è il periodo più trafficato dell’anno perché genera così tante entrate per le loro imprese. Al fine di prepararsi per quella che sappiamo di sicuro essere una stagione frenetica, diamo uno sguardo a come si può iniziare la preparazione del piano di ecommerce al fine di massimizzare la vostra crescita dei ricavi. Innanzitutto create un calendario promozionale per avere sotto’occhio tutte le festività in modo tale da pianificare tutti i passi necessari per organizzare le campagne promozionali. Controllare del tuo sito web aspetto e funzionalità Questo non è qualcosa che farà esplodere i calzini fuori i vostri clienti e contribuire ad aumentare i tassi di conversione in modo significativo, ma è qualcosa che sarà un po ‘più esteticamente gradevole ai visitatori del tuo sito . Incorporando la grafica vacanza e testi sarà sicuro di ottenere i visitatori del sito web nello stato d’animo di vacanza . Pagine dedicato alle feste sono ideali per : Creando l’umore per le vacanze Disegnare i visitatori alle speciali vacanza Aiutare i consumatori che ricordano se non hanno pianificato le loro idee gift-giving , farebbero meglio iniziare a pensare a loro presto Esprimendo gratitudine per i visitatori

    2° Consiglio Email Marketing per le vacanze

    Ora è il momento di iniziare a scavare nella vostra strategia di marketing e-mail per le vacanze. Innanzitutto date un’occhiata ai risultati delle campagne di email marketing degli anni precedenti. Una volta studiati i dati passati, date sfogo alla vostra creatività e non concentratevi solo alle email una tantum. Ponetevi delle domande ed attraverso queste segmentate la lista dei vostri contatti. Quando avete segmentato le vostre liste, è importante personalizzare i vostri messaggi. Le email personalizzate, infatti, hanno tassi di apertura e di click-through più elevati rispetto a mail non personalizzate. Ricordate di ottimizzare le vostre emaill per le aperture, i click e ultimo, ma non meno importante, per i dispositivi mobili. Se avete dei dubbi, la parola d’ordine è a/b test. Alla fine analizzate i risultati e cercate di capire cosa è andato bene e cosa no.

    3° Consiglio: Preparate il vostro negozio online

    Il vostro sito web deve essere pronto a gestire qualsiasi quantità di traffico che riceve e la vostra squadra deve essere pronta a reagire ad ogni tipo di problema possa verificarsi sul sito. Fate delle prove di “stress test” sul vostro sito per assicurarvi che ogni aspetto funzioni correttamente. I due elementi cruciali che dovete guardare sono l’infrastruttura e l’hosting ed il codice di applicazione. Durante le vacanze poi, il vostro ecommerce può essere subissato di codici sconti e buoni regalo, per incentivare i visitatori ad effettuare acquisti; risparmiate tempo e seccature ai clienti creando regole e limitazioni per questi sconti e/o buoni.

    4° Consiglio: Consigli pubblicità a pagamento

    Le vacanze si stanno rapidamente avvicinando, e si vuole essere certi che i sforzi di pubblicità a pagamento siano in linea con il previsto aumento dello shopping online. Studiate attentamente le caratteristiche dei vostri shoppers e come queste cambiano durante le vacanze, utilizzare le parole chiave-vacanze adatte e create un testo, estensioni sitelink e landing page adatte al periodo stagionale di vacanza.

    Se avete bisogno di aiuto per i vostri sforzi contattate gli specialisti di ecommerce e marketing.

  • Ecommerce: 5 tecniche per aumentare il valore medio degli ordini  

    ecommerce- come aumentare il valore medio carrello

    Avete avviato il vostro ecommerce, avete investito in pubblicità, ma state vedendo alcuni prodotti e, infine notate qualcosa: quasi tutti i vostri ordini hanno lo stesso basso valore medio. I vostri clienti fanno il checkout con la stessa quantità di prodotti e con lo stesso totale ordine ogni volta. Un rimedio è quello di ottenere più traffico e quindi, più ordini sul vostro sito web. Ma per alcuni proprietari di ecommerce, questo può significare più lavoro e più spesa. In alternativa, e talvolta è una scelta migliore, è quella di ottenere che i vostri clienti vadano alla cassa con più prodotti nel loro carrello. In questo post ho intenzione di condividere cinque strategie attuabili che possono contribuire ad aumentare il valore medio degli ordini per il vostro negozio ecommerce.

    In primo luogo, cosa è il valore medio degli ordini?

    Il valore medio degli ordini del vostro ecommerce è la quantità media di denaro che ogni cliente finisce per spendere per ogni transazione. È possibile calcolare il valore medio degli ordini utilizzando questa semplice formula: Totale ricavi/numero di ordini = valore medio degli ordini. Per aumentare il valore medio degli ordini, è quindi necessario convincere i clienti ad aggiungere altri elementi al loro carrello prima del checkout. Vediamo come possiamo incoraggiare questo:

    1. Raccomandazioni di prodotto

    A volte, i clienti sono così concentrati per l’acquisto di uno dei vostri prodotti che trascurano di navigare per trovare di più. Per aiutare a risolvere questo problema, prova ad aggiungere le raccomandazioni di prodotto nella scheda del tuo prodotto o nella pagina di checkout. Profilando per prodotti popolari, o prodotti che altri clienti hanno acquistato oltre a ciò che è attualmente nel carrello degli utenti, è possibile aumentare il valorie medio degli ordini. Considerate l’utilizzo di frasi sul tuo sito web come ” Completa il look” (per i siti web di moda e abbigliamento) o “I clienti che hanno comprato (inserite il nome del prodotto) hanno anche comprato…”.

    2. Visualizzare Accessori o prodotti complementari

    Molto simile alla strategia precedente, questo consiglio comporta l’aggiunta di suggerimenti sui prodotti alla pagina del prodotto. In questo caso invece di limitarsi a suggerire altri articoli popolari dal vostro negozio, provate a suggerire prodotti che si accoppiano bene con l’articolo presente nel carrello degli utenti, come ad esempio accessori o componenti aggiuntivi. Ad esempio, un mouse per un computer portatile, o batterie di un telecomando.

    3. Impostare degli Ordine Minimi per Coupon/ Spedizioni Gratis / Regali

    L’aumento del valore medio degli ordini può essere realizzato fornendo un incentivo quando i clienti spendono un importo minimo sul vostro negozio ecommerce. Si consideri la fissazione di un importo minimo di ordine per la spedizione gratuita. Altri esempi per incentivare l’ordine minimo è offrire un coupon o un dono gratuito quando il cliente raggiunge la soglia minima prefissata. Assicuratevi di utilizzare anche un banner per rendere visibile sul vostro sito web che state offrendo un incentivo al minimo ordine

    4. Impostare un programma fedeltà

    Se il negozio vende prodotti di consumo (qualcosa di cui i clienti hanno bisogno di ri-acquistare, come rasoi o crema da barba), prendere in considerazione la creazione di un programma di ricompense o fedeltà. I programmi di fidelizzazione agiscono come una strategia di conservazione e contribuiscono a creare relazioni tra i clienti ed un marchio, come pure aiutano ad aumentare il valore medio dell’ordine. Potrebbe sembrare contro-intuitivo offrire un programma che prevede sconti ma uno studio del Center for Retail Management presso la Northwestern University, ha scoperto che i clienti fedeli possono effettuare fino al 70% delle vendite totali .

    5. Crea pacchetti di prodotto

    Se desiderate che i clienti arrivino alla cassa con più elementi, provate a creare pacchetti di prodotti che costano meno che se gli stessi articoli fossero acquistati singolarmente. È inoltre possibile far creare ai vostri clienti i propri pacchetti, consentendo di inserire prodotti personalizzati, permettendo al cliente di scegliere quali prodotti o accessori vogliono nel loro pacchetto prima del checkout.

    Se avete domande o volete aiuto per aumentare il valore medio degli ordini del vostro negozio contattate direttamente Plinio Srl, gli esperti dell’ecommerce.

     

  • LE NOVITA’ DEL JOBS ACT: IL CONTRATTO DI APPRENDISTATO  

    Allo scopo di rafforzare le opportu­nità di ingresso nel mondo del lavo­ro da parte di tutti quei giovani che sono in cerca di occupazione, il decreto legislativo 81/2015, in vigore dal 25 giugno scorso in attuazione del Jobs Act, ha introdotto vari cambiamenti per il contratto di apprendistato. Com’è noto, il contrat­to di apprendistato è rivolto soprattutto ai gio­vani tra i 15 e i 29 anni e consente di acquisire una qualifica professio­nale attraverso un rapporto di lavoro nel quale l’azienda si impegna ad addestrare l’apprendista, mediante fasi di insegnamento pratico e tecnico-­professionale.

    Le tre tipologie di apprendistato. Il contratto di apprendistato è definito secondo le seguenti tipologie:

    1. a) apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale;
    2. b) apprendistato professionalizzante;
    3. c) apprendistato di alta formazione e ricerca.

    Oltre all’apprendistato professionalizzante, le altre due tipologie di apprendistato (l’apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale e quello di alta formazione e ricerca) integrano organicamente, in un sistema duale, formazione e lavoro per l’occupazione dei giovani con riferimento ai titoli di istruzione e formazione e alle qualificazioni professionali.

    Il Governo punta a semplificare l’apprendistato di primo livello (per il diploma e la qualifica professionale) e di terzo livello (alta formazione e ricerca) riducendone anche i costi per le imprese che vi fanno ricorso, nell’ottica di favorirne l’utilizzo in coerenza con le norme sull’alternanza scuola-lavoro.

    “Il contratto di apprendistato ha una durata minima non inferiore a sei mesi, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 43, comma 8 e 44 comma 5 (che riguarda i datori di lavoro che svolgono la propria attività in cicli stagionali, per i quali i contratti collettivi possono prevedere specifiche modalità di svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato)”. La legge stabilisce quindi solo che la durata minima deve essere di 6 mesi, non viene invece stabilita una durata massima dell’apprendistato.

    I principi da rispettare nei contratti di apprendistato sono:

    1. a) divieto di retribuzione a cottimo;
    2. b) possibilità di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto a quello spettante in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro ai lavoratori addetti a mansioni o funzioni che richiedono qualificazioni corrispondenti a quelle al conseguimento è finalizzato il contratto, ovvero, in alternativa, di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e proporzionata all’anzianità di servizio;
    3. c) presenza di un tutore o referente aziendale;
    4. d) possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali
    5. e) possibilità del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualificazione professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi nonché nei percorsi di istruzione degli adulti;
    6. f) registrazione della formazione effettuata e della qualificazione professionale ai fini contrattuali eventualmente acquisita nel libretto formativo del cittadino
    7. g) possibilità di prolungare il periodo di apprendistato in caso di malattia, infortunio o altra causa di sospensione involontaria del lavoro, superiore a trenta giorni;
    8. h) possibilità di forme e modalità per la conferma in servizio, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, al termine del percorso formativo, al fine di ulteriori assunzioni in apprendistato.

    La retribuzione nel contratto di apprendistato è sempre stabilita secondo il CCNL ma applicando il compenso spettante in base al livello di inquadramento, o di sotto-inquadramento previsto. La retribuzione dell’apprendista può aumentare nel corso del processo formativo. Non esiste quindi una retribuzione minima nell’apprendistato.

    Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di lavoro non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Tale rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unità.

    Vietato l’apprendistato in somministrazione a tempo determinato. E’ in ogni caso esclusa la possibilità di assumere in somministrazione apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato.

    Datori di lavoro con più di 50 dipendenti hanno l’obbligo di assumere il 20% degli apprendisti. Esclusivamente per i datori di lavoro che occupano almeno cinquanta dipendenti, l’assunzione di nuovi apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante è subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20 per cento degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro, restando esclusi dal computo i rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa.

    Apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale

    L’apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale è strutturato in modo da coniugare la formazione sul lavoro effettuata in azienda con l’istruzione e formazione professionale svolta dalle istituzioni formative che operano nell’ambito dei sistemi regionali di istruzione e formazione.

    Possono essere assunti con il contratto di apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale, in tutti i settori di attività, i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età e fino al compimento dei 25.

    La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può in ogni caso essere superiore, per la sua componente formativa, a tre anni ovvero quattro nel caso di diploma quadriennale professionale. I datori di lavoro hanno la facoltà di prorogare fino ad un anno il contratto di apprendistato dei giovani qualificati e diplomati, che hanno concluso positivamente i percorsi formativi, per il consolidamento e l’acquisizione di ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche, spendibili anche ai fini dell’acquisizione di certificati di specializzazione tecnica superiore. Il contratto di apprendistato può essere prorogato di un anno anche nel caso in cui, al termine del periodo di formazione, l’apprendista non abbia conseguito il titolo di qualifica, diploma o specializzazione professionale.

    Possono essere, altresì, stipulati contratti di apprendistato, di durata non superiore a tre anni, rivolti ai giovani iscritti al quarto e quinto anno degli istituti tecnici e professionali, per l’acquisizione di ulteriori competenze tecnico professionali rispetto a quelle previste dai vigenti regolamenti scolastici, utili anche ai fini del conseguimento di un certificato di specializzazione tecnica superiore.

    Il datore di lavoro che intende stipulare il contratto di apprendistato sottoscrive un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto, secondo uno schema definito con decreto del Ministro del lavoro che stabilisce il contenuto e la durata degli obblighi formativi del datore. Nel Decreto saranno definiti anche i criteri generali per la realizzazione dei percorsi di apprendistato negli istituti tecnici e professionali, e, in particolare, il monte orario massimo del percorso scolastico che può essere svolta in apprendistato ed i requisiti delle imprese nelle quali si svolge, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e delle competenze delle regioni.

    La formazione esterna all’azienda si svolge nell’istituzione formativa cui è iscritto lo studente e non può essere superiore al 60 per cento dell’orario ordinamentale per il secondo anno e del 50 per cento per il terzo e quarto anno, nonché per l’anno successivo finalizzato al conseguimento del certificato di specializzazione tecnica.

    La retribuzione spettante durante le ore di formazione. Per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico del datore di lavoro è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta. Sono comunque fatte salve le diverse previsioni dei contratti collettivi (CCNL), quindi è bene consultare il CCNL di riferimento del contratto di apprendistato.

    Per le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano che abbiano definito un sistema di alternanza scuola-lavoro, i contratti collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalità di utilizzo del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato, per lo svolgimento di attività stagionali. In assenza di regolamentazioni regionali l’attivazione dell’apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale è rimessa al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che ne disciplina l’esercizio con propri atti.

    Apprendistato professionalizzante. Questa tipologia di apprendistato già prevista dal Testo unico viene riscritta nel Decreto di riordino dei contratti di lavoro, ossia nel Decreto Legislativo Jobs Act n. 81 del 2015.

    Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione professionale ai fini contrattuali i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni.

    Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo n. 226 del 2005, il contratto di apprendistato professionalizzante può essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età.

    La qualificazione professionale al cui conseguimento è finalizzato il contratto è determinata dalle parti del contratto sulla base dei profili o qualificazioni professionali previsti per il settore di riferimento dai sistemi di classificazione e inquadramento del personale di cui ai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

    Gli accordi interconfederali e i contratti collettivi stabiliscono, in ragione del tipo di qualificazione professionale ai fini contrattuali da conseguire, la durata e le modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione delle relative competenze tecnico-professionali e specialistiche, nonché la durata anche minima del periodo di apprendistato, che non può comunque essere superiore a tre anni, ovvero cinque per i profili professionali caratterizzanti la figura dell’artigiano individuati dalla contrattazione collettiva di riferimento.

    La formazione di tipo professionalizzante, svolta sotto la responsabilità del datore di lavoro, è integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dalla offerta formativa pubblica, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a centoventi ore per la durata del triennio e disciplinata dalle regioni sentite le parti sociali e tenuto conto del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista. La regione comunica al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche dei datori di lavoro e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili, ai sensi delle linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 20 febbraio 2014.

    Le regioni e le associazioni di categoria dei datori di lavoro possono definire, anche nell’ambito della bilateralità, le modalità per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di mestiere.

    Per i datori di lavoro che svolgono la propria attività in cicli stagionali i contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalità di svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato.

    Apprendistato di alta formazione e di ricerca. Possono essere assunti in tutti i settori di attività, pubblici o privati, con contratto di apprendistato per attività di ricerca, per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi i dottorati di ricerca, i diplomi relativi ai percorsi degli istituti tecnici superiori di cui all’articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008, nonché per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di un diploma professionale conseguito nei percorsi di istruzione e formazione professionale integrato da un certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturità professionale all’esito del corso annuale integrativo.

    Il datore di lavoro che intende stipulare un contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca sottoscrive un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto, o con l’ente di ricerca, secondo uno schema definito con decreto del Ministro del lavoro che stabilisce l’entità e le modalità, anche temporali, della formazione a carico del datore di lavoro. Il suddetto protocollo stabilisce altresì il numero dei crediti formativi riconoscibili a ciascuno studente per la formazione a carico del datore di lavoro entro il massimo di sessanta.

    La formazione esterna all’azienda è svolta nell’istituzione formativa cui è iscritto lo studente e, di norma, nei percorsi di Istruzione Tecnica Superiore non può essere superiore al 60 per cento dell’orario ordinamentale.

    Apprendistato: retribuzione spettante durante le ore di formazione. Salvo diversa previsione dei contratti collettivi, per le ore di formazione svolte nella istituzione formativa il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico del datore di lavoro è riconosciuta al lavoratore una retribuzione pari al 10 per cento di quella che gli sarebbe dovuta.

    Regolamentazione rimessa alle regioni. La regolamentazione e la durata del periodo di apprendistato per attività di ricerca o per percorsi di alta formazione è rimessa alle regioni, per i soli profili che attengono alla formazione, in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, le università, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca comprese quelle in possesso di riconoscimento istituzionale di rilevanza nazionale o regionale e aventi come oggetto la promozione delle attività imprenditoriali, del lavoro, della formazione, della innovazione e del trasferimento tecnologico.

    In assenza delle regolamentazioni regionali, l’attivazione dell’apprendistato di alta formazione o ricerca è rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le università, gli istituti tecnici superiori e le altre istituzioni formative o di ricerca, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

    Formazione nell’apprendistato

    Con decreto del Ministro del lavoro saranno definiti gli standard formativi dell’apprendistato stabilendo, per la tipologia per l’apprendistato per la qualifica, il diploma e la specializzazione professionale, il numero di ore da effettuare in azienda. Tali standard costituiscono livelli essenziali delle prestazioni ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

    La registrazione nel libretto formativo del cittadino della formazione effettuata ai fini della qualifica professionale, del diploma o della specializzazione è di competenza:

    1. a) del datore di lavoro, nel contratto di apprendistato professionalizzante, per quanto riguarda la formazione effettuata per il conseguimento della qualificazione professionale ai fini contrattuali;
    2. b) dell’istituzione formativa o ente di ricerca di appartenenza dello studente, nel contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e nel contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca.

    Allo scopo di armonizzare le diverse qualifiche e qualificazioni professionali acquisite in apprendistato e consentire una correlazione tra standard formativi e standard professionali è istituito, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il repertorio delle professioni predisposto sulla base dei sistemi di classificazione del personale previsti nei contratti collettivi di lavoro.

    Le competenze acquisite dall’apprendista sono certificate dalla istituzione formativa di provenienza dell’allievo secondo le disposizioni di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 e, in particolare, nel rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni ivi disciplinati.

    Mancata formazione apprendistato e sanzioni per il datore di lavoro

    In caso di inadempimento nella erogazione della formazione a carico del datore di lavoro, di cui egli sia esclusivamente responsabile, e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità di cui agli articoli 43, 44 e 45 del Decreto, il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento, con esclusione di qualsiasi sanzione per omessa contribuzione.

    Nel caso in cui rilevi un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali adotta un provvedimento di disposizione, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo n. 124 del 2004, assegnando un congruo termine al datore di lavoro per adempiere.

    Per la violazione riguardanti la forma scritta dell’apprendistato, nonché per la violazione delle previsioni contrattuali collettive attuative dei principi di cui all’articolo 42, comma 5, lettere a), b) e c), il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro.

    In caso di recidiva la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata da 300 a 1500 euro. Alla contestazione delle sanzioni amministrative provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza nei modi e nelle forme di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 124 del 2004. L’autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 è la Direzione territoriale del lavoro.

    Apprendistato anche per disoccupati e lavoratori in mobilità

    L’art. 47 che disciplina le disposizioni finali in materia di apprendistato introduce un importantissima novità: “Ai fini della loro qualificazione o riqualificazione professionale è possibile assumere in apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione”.

    Non solo, “per essi trovano applicazione, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 42, comma 4, le disposizioni in materia di licenziamenti individuali, nonché, per i lavoratori beneficiari di indennità di mobilità, il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, comma 9, della legge n. 223 del 1991, e l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4, della medesima legge”.

  • Varati gli ultimi decreti. La riforma del Jobs Act è completa

    Con gli ultimi quattro decreti di attuazione del Jobs Act si è completata la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi. Vediamo i punti fondamentali della chiacchieratissima riforma del lavoro.

    Contratto a tutele crescenti per i neoassunti

    Dal 7 marzo è entrato in vigore il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i nuovi assunti: il reintegro nel posto di lavoro viene escluso nei casi di licenziamenti economici, prevedendo un indennizzo economico «certo e crescente» con l’anzianità di servizio (due mensilità ogni anno di servizio con un minimo di 4 ed un massimo di 24); resta il diritto al reintegro nei casi di licenziamenti nulli e discriminatori e specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato.

    Nuova indennità di disoccupazione

    Dal primo maggio è in vigore la Naspi. Chi perde il lavoro e ha almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi quattro anni ha diritto al sussidio (fino a 1.300 euro mensili). L’erogazione della Naspi è condizionata alla partecipazione del disoccupato a iniziative di attivazione lavorativa o di riqualificazione professionale. 

    Congedo parentale sino ai 12 anni del bambino

    Più tempo per beneficiare del congedo parentale facoltativo: quello parzialmente retribuito (al 30%) è passato da 3 a 6 anni del bambino, mentre per quello non retribuito si va da 8 a 12 anni. Al posto del congedo si può chiedere il part-time al 50%.

    Mansioni e contratti, stop ai Co.Co.Pro.

    I contratti di collaborazione a progetto non possono più essere attivati. Dal primo gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione che si concretizzino come «continuativi ed etero-organizzati» saranno applicate le norme del lavoro subordinato.

    Cig, tetto a 24 mesi (36 con la solidarietà)

    Si limita la durata della Cig (sia ordinaria che straordinaria) a 24 mesi in un quinquennio mobile. Tetto che può salire a 36 mesi con il ricorso esclusivo ai contratti di solidarietà (24 mesi di solidarietà e poi 12 di Cig), i quali diventano una causale della cassa integrazione straordinaria, a cui viene equiparata anche per quanto riguarda i massimali di integrazione salariale. Allo stesso tempo, gli ammortizzatori sociali vengono estesi alle piccole imprese oltre i 5 dipendenti e cioè a 1,4 milioni di lavoratori prima esclusi, come sottolineato dal governo. Al contempo, si indica una sorta di “bonus-malus”, introducendo da un lato uno sconto del 10% sul contributo ordinario per tutte le imprese e dall’altro quelle che più utilizzano la Cig più pagano (si fissa un contributo addizionale del 9% della retribuzione per chi la usa sino ad un anno; del 12% sino a due anni e del 15% sino a tre).

    Arriva l’Anpal

    Si istituisce una Rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal), attiva da inizio 2016. Viene definito lo stato di lavoratore disoccupato e di lavoratore a rischio disoccupazione: valutato il livello di occupabilità, saranno convocati dai Centri per l’impiego, che si punta a rafforzare, per la stipula di un Patto di servizio personalizzato. Ed inoltre c’è un assegno di ricollocazione. 

    Ispettorato nazionale del Lavoro

    Il decreto legislativo prevede l’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che sotto la guida del ministero del Lavoro coordinerà tutto il personale ispettivo.

    Niente più dimissioni “in bianco”

    Le dimissioni andranno fatte in via telematica su appositi moduli resi disponibili nel sito del ministero. Moduli che potranno essere trasmessi dal lavoratore anche tramite i patronati, i sindacati, gli enti bilaterali e le commissioni di certificazione.

    Controlli a distanza

    Ed infine l’emendamento più contestato. Le aziende potranno assegnare ai lavoratori strumenti di lavoro come pc, tablet e cellulari senza che sia necessario un accordo sindacale o una autorizzazione del ministero, richiesto invece per installare telecamere. Ma sarà sempre obbligatorio informare preventivamente e in maniera adeguata i lavoratori sulle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, che devono comunque sempre avvenire nel rispetto delle norme sulla privacy. In base a queste due condizioni, le informazioni raccolte «sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro», quindi potenzialmente anche a fini disciplinari.

     

    Per ulteriori informazioni su tutte le novità introdotte dalla riforma del mercato del lavoro del Jobs Act, rivolgetevi ad ADHR-Agenzia del Lavoro e cliccate qui.

  • ECOMMERCE PER LE FARMACIE    

    Anche nel mondo farmaceutico l’ecommerce si è fatto strada pulita ed ha rivoluzionato l’andamento delle farmacie tradizionali, che per anni sono state l’unica “sede” in cui si potevano acquistare i parafarmaci. L’ecommerce farmacia, infatti, permette infatti ai clienti di poter acquistare on-line i parafarmaci di cui hanno bisogno direttamente da internet.

    Apparentemente sono centinaia le farmacie già presenti, nella sostanza però sono molto poche le realtà realmente in grado di ottenere risultati soddisfacenti. Questo a causa di banche dati non studiate per questo scopo, siti Internet spesso improvvisati o realizzati in proprio, marketing inesistente, assenza di campagne pubblicitarie di lancio, progetti grafici non adeguati ad un prodotto professionale. Basti pensare che a fronte di un fatturato di 19 miliardi realizzato in Italia, solo lo 0,2% è rappresentato dal settore salute e bellezza. Siamo di fronte ad un vero e proprio territorio di conquista che oggi permette a qualunque farmacia di realizzare risultati molto interessanti, a condizione che si utilizzino correttamente le leve del marketing e si facciano gli investimenti corretti.

    Il grande salto dal tradizionale bacino d’utenza della farmacia (3-4000 persone) ai dieci milioni di utenti che acquistano in Internet in Italia (1 italiano si 6) porta con sé economie di scala che consentono di ottenere grandi risultati anche da vendite molto scontate. Occorre anche considerare che i grandi sconti sono presenti solo su pochi prodotti selezionati e per periodi limitati. Inoltre, un sito ecommerce porta anche grandi vantaggi alla normale attività della farmacia: si tratteranno nuove marche che porteranno all’aumento delle vendite e diminuiranno drasticamente i prezzi d’acquisto, con un conseguente aumento delle marginalità sulle vendite consolidate in farmacia. Tenendo conto dello scontrino medio del settore Salute e benessere, che in Italia attualmente è pari a circa 100 euro; e del fatto che si vende realmente per 365 giorni l’anno, con un fatturato pari a 500.000 euro all’anno, bastano in media meno di 14 pacchi al giorno (che richiedono per la preparazione molto meno del tempo necessario a servire 14 clienti in farmacia). Bisogna poi dedicare del tempo alla preparazione delle offerte e all’invio delle newsletter (normalmente quindicinali) e alle risposte ad eventuali quesiti dei clienti via e-mail.

    Nel sito ecommerce della farmacia i prezzi sono normalmente scontati, mentre in farmacia si continua a vendere con le solite politiche commerciali. Perché questo sia possibile, è necessario creare una netta separazione tra i due canali attraverso la creazione di un nuovo marchio commerciale, anche se il nome della farmacia apparirà comunque tra i dati sociali. l’acquisto online è tradizionalmente più vantaggioso rispetto all’acquisto nei punti vendita. Ciò è peraltro giustificato dal fatto che il cliente sceglie, acquista e paga il prodotto senza alcuna assistenza.

    Inoltre con il via libera, dal 1° luglio alla vendita dei farmaci da banco si aprono nuove opportunità per le farmacie e sarà molto utile per aumentarne enormemente le vendite.

    Se avete una farmacia e volete fare un investimento, entrando nel mondo dell’ecommerce potete rivolgervi a Plinio Srl, una società specializzata nella creazione di ecommerce per farmacie, con all’attivo diversi portali per farmacie.

    Hanno un’offerta a 360° che comprende piattaforma ecommerce, integrazioni con i corrieri, integrazione con i comparatori di prezzo, software in grado di gestire messaggi email marketing e newsletter personalizzate in modo semplice ed intuitivo, formazione sulla pubblicità su Google Adwords e sui principali social network e tanto altro ancora.

     

  • AUMENTO DI STIPENDIO: SAI COME CHIEDERLO?

    A fine mese arriva la busta paga: è tempo di bilancio. Si è pagati il giusto? A volte, senza neppure fare grandi ricerche si ha la sensazione che è arrivato il momento di affrontare il datore di lavoro: è arrivato il momento di chiedergli un aumento dello stipendio.

    Ogni dipendente vorrebbe ricevere un aumento ma pochi sanno come procurarsene. Come raggiungere l’obiettivo?

    Secondo una statistica americana, il 95% dei lavoratori dipendenti, durante la propria carriera professionale, non chiede mai all’azienda un aumento di stipendio. Il 45% degli imprenditori inglesi, interrogati sulla questione, dicono di stimare i lavoratori che chiedono un aumento, purché lo facciano con criterio e senza insistere.

    Prima di procedere con la richiesta è necessario valutare se si è nella posizione giusta per farlo. Chi è nuovo, dovrebbe aspettare almeno sei mesi; chi svolge già da tempo e in maniera efficiente i compiti assegnati o si assume nuove responsabilità, può valutare la richiesta. Chiedendo un aumento di stipendio dimostrano coraggio e fiducia in noi stessi. Desiderando un salario più alto, di solito siamo fiduciosi delle nostre competenze che è indubbiamente un  vantaggio. Nella preparazione per una conversazione in merito allo stipendio, vale a sapere quanto guadagnano le persone che coprono la stessa carica  nelle diverse aziende.

    E estremamente importante preparare un ragionamento, bisogna trovare motivi concreti perché dovremmo ricevere la retribuzione dovuta. Facciamo valere la nostra istruzione, l’esperienza e gli altri vantaggi che sono degni di lode.

    Facciamo un compromesso e se necessario, chiediamo un paio di giorni per pensare.

    Tuttavia, se non è possibile ottenere l’aumento, dopo qualche tempo, vale la pena riprovare. Cerchiamo di osservare la situazione della società per la quale stiamo lavorando, in modo da poter intraprendere sforzi al momento ottimale. Perché non ha senso ovviamente chiedere salari più alti se la società è in debito o sta vivendo una crisi di altro tipo.

    Esponiamo la nostra richiesta, soltanto dopo un periodo di diligenza assoluta nell’assolvere i nostri compiti lavorativi. Rispettando gli orari di entrata e di uscita, le pause lavorative e i colleghi con i quali ci interfacciamo quotidianamente.

    Per ulteriori consigli su come chiedere un aumento di stipendio cliccate qui