Autore: damico press

  • Alberta Florence: un atelier che fonde design e impegno sociale

    L’atelier Alberta Florence della fiorentina Giulia Mondolfi si conferma tra le realtà più interessanti del nuovo made in Tuscany, un progetto che rispecchia ogni giorno di più l’entusiasmo e la determinazione della sua designer, anche quando si tratta di occuparsi di temi come l’inclusione sociale di persone con disabilità. Dopo una laurea in architettura al Politecnico di Milano, Giulia comincia a occuparsi degli effetti del lavoro agricolo nello sviluppo e recupero di persone affette da disabilità durante la sua specializzazione in paesaggio a Firenze. Un tema che diventa centrale non solo nella sua attività universitaria, attraverso pubblicazioni e conferenze, ma anche nella nascita dell’atelier Alberta Florence.

    L’idea di sostenere iniziative di solidarietà e contribuire a progetti rivolti a persone meno fortunate, è stata una scelta che ha caratterizzato fin dall’inizio l’attività dell’atelier e che di recente ha portato alla collaborazione di Alberta Florence con Flo MANI Facturing, il laboratorio sartoriale realizzato a Firenze dalla cooperativa sociale Flo in cui lavorano persone disabili. “Far parte di Flo MANI Facturing – dichiara Giulia Mondolfi – è un sogno che si avvera. Sono finalmente riuscita a realizzare, almeno in parte, il progetto ergoterapico alla base della mia tesi sulla riqualificazione dell’ex Ospedale Psichiatrico di Lucca – quello in cui lavorò Mario Tobino e dove ambientò il suo Per le antiche scale. Grazie al laboratorio sartoriale di Flo il mio sogno sta prendendo forma nel settore della moda e del design e ne sono particolarmente contenta”.

    Nel laboratorio Flo MANI Facturing viene realizzato il bestseller di Alberta Florence, il tubino classico, in tutte le sue declinazioni di scolli e maniche, e le shopper dell’atelier. Elisabetta Renzoni una delle tre socie fondatrici della cooperativa Flo, dichiara: “Abbiamo iniziato a lavorare con Alberta Florence da qualche stagione, esponendo in negozio i sui capi. Ora Giulia ci ha affidato  la produzione dei suoi capi e ne siamo felici. Per noi è una collaborazione molto importante e piena di significato – perché rispecchia il nostro social business: che è quello di realizzare capi di giovani stilisti 100% made in italy che presentano collezioni di nicchia privilegiando la scelta dei tessuti e la qualità della manifattura”.  

    A sottolineare l’impegno sociale dell’atelier, la partecipazione di Alberta Florence a due iniziative benefice organizzate a Firenze: il mercato Nataleperfile, promosso dalla Fondazione Italiana Leniterapia (Palazzo Corsini, 1-4 dicembre); e We love good shopping at Serre Torrigiani, a sostegno di Dynamo Camp (Serre Torrigiani, 11 dicembre).

    Alberta Florence è un progetto creativo in cui confluiscono l’amore di Giulia per la natura, il suo interesse per l’arte e il design, la passione per i tessuti e un’idea precisa di artigianato e sostenibilità. Ogni abito della collezione Alberta Florence è un pezzo unico confezionato a mano a Firenze. Ispirazione continua per il lavoro di Giulia il paesaggio italiano e quello toscano in particolare. “Continuo a rimanere stupita dalla bellezza che ci circonda e che troppo spesso diamo per scontata e non valorizziamo. I miei occhi – aggiunge la giovane designer fiorentina – sono pieni di colline, di vigneti e uliveti, di colori ed emozioni come quelle dei paesaggi di Ottone Rosai e di Benozzo Gozzoli “.

    Tutte le creazioni dell’atelier Alberta Florence sono online sul sito www.albertaflorence.com

  • La designer Giulia Mondolfi tra i volti selezionati da Fondazione Exclusiva per il progetto Portrait Photography

    Creatività e talento ai tempi del selfie? Hanno il volto di giovani come Giulia Mondolfi, la designer fiorentina che seguendo la sua passione per le stoffe e i tessuti ha creato l’atelier di Interior Design and Exclusive Clothing Alberta Florence

    Selezionata da Fondazione Exclusiva per posare in occasione di Portrait Photography, il workshop tenuto lo scorso mese di maggio a Roma dai due celebri fotografi Max&Douglas, Giulia è uno dei volti scelti per raccontare la generazione dei creativi under 35. Un progetto della Fondazione Exclusiva – nata appena un anno fa per sostenere i giovani talenti e sviluppare la filiera creativa in Italia – che ha prodotto una serie di ritratti, firmati da 30 giovani fotografi e con protagonisti pittori, street artist, musicisti, attori e designer, che saranno esposti dall’8 giugno al 21 luglio nella sede romana di AREA81, in una sezione dedicata all’interno della mostra B/REFLECTED.

    B/REFLECTED è il progetto artistico realizzato da Max&Douglas per la Triennale di Milano nel 2014, con il patrocinio dell’Onu, che raccoglie i ritratti di cinquanta noti personaggi italiani (da Claudio Santamaria a Enrico Mentana, da Vanessa Incontrada ad Alba Rohrwacher) fotografati attraverso uno specchio. Un lavoro dalla forte connotazione sperimentale che arriva per la prima volta a Roma.

    Per Giulia Mondolfi prendere parte a Portrait Photography è stato un onore: “Ero davvero lusingata per la proposta ed è stato un piacere essere accanto a persone appassionate del loro lavoro e con una sensibilità così spiccata. Sono molto felice di aver contribuito in piccola parte alla realizzazione di questo progetto che ritengo molto importante”. 

    Passione e creatività come s’intrecciano in Alberta Florence? “Per me Alberta Florence è un progetto creativo a 360 gradi – risponde Giulia – che mi rispecchia e che sento lontanissimo dall’idea di ‘fashion’. Per questo motivo mi piace definire Alberta Florence un atelier, per sottolineare come ogni pezzo sia unico e irripetibile, quasi una piccola forma d’arte”.

    Cosa ne pensi del tuo ritratto realizzato da Anna Luna Astolfi? “Mi ha colpito che Anna Luna sia riuscita a cogliere un aspetto così nascosto e intimo di me stessa in cui mi sono profondamente riconosciuta”.

    Opening della mostra B/REFLECTED: mercoledì 8 giugno ore 19, presso AREA81, via Giovanni da Castel Bolognese 81 a Testaccio. Orari mostra: da martedì a domenica dalle 16.30 alle 20.30; venerdì dalle 17 alle 22; lunedì chiuso. Ingresso libero

  • “Parla come badi”: scrivere per comunicare, comunicare per insegnare

    La scuola è in grado di rappresentare la realtà che la circonda? Come sono cambiati i linguaggi della comunicazione didattica negli ultimi anni? Questi i temi al centro dell’ultimo numero della rivista “La ricerca” di Loescher Editore. Un numero che raccoglie i contributi di studiosi, ricercatori e docenti con l’obiettivo di analizzare il rapporto tra comunicazione e pratiche didattiche in una scuola che cambia – perché, come afferma Sandro Invidia, direttore editoriale di Loescher Editore: “È cambiato il mondo, quello che sta dentro e fuori dalle aule”.

    La rivista si apre con l’intervista a Dario Corno, docente di Tecniche di comunicazione e scrittura al Politecnico di Torino, e con il suo appello a riconoscere il valore educativo di ogni comunicazione e l’importanza, soprattutto in ambito educativo, della scrittura come fondamento della vita associata: “non si tratta di convincere, quanto di condividere aperture di conoscenza”; a Marco Guastavigna, responsabile del Laboratorio di tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei percorsi di specializzazione sul sostegno a Torino, il compito di confutare l’idea che “semplificazione” sia sinonimo di “banalizzazione”, e che proporre testi disciplinari difficili sia inevitabile per abituare gli studenti alla complessità della conoscenza.

    Mario Ambel, esperto di educazione linguistica, firma un’interessante riflessione sulla sopravvivenza delle Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica a 40 anni dalla loro pubblicazione e sull’eredità di Don Milani, con un estratto da Lettera a una professoressa in cui gli allievi della Scuola di Barbiana descrivono la loro tecnica di scrittura. A chiusura della sezione Saperi: un excursus di Gino Roncaglia sulla storia del libro come strumento di apprendimento e sui suoi possibili sviluppi futuri, e quattro poesie di Valerio Magrelli, il poeta italiano che più di ogni altro è riuscito a rappresentare l’esperienza della scrittura e della lettura.

    La comunicazione visiva è protagonista della sezione Dossier. A introdurre l’argomento, l’analisi che il direttore editoriale della rivista, Ubaldo Nicola, dedica alle opportunità e ai limiti della comunicazione per immagini nei libri di testo; a seguire, la traduzione di un articolo di Suzanne Stokes, docente della Troy State University in Idaho, sull’efficacia degli strumenti didattici non verbali, e di uno di Rosalee A. Clawson, della Purdue University in Indiana – uno studio sulle immagini che descrivono la condizione di indigenza nei manuali di economia più adottati nelle università americane. Chiude la sezione il confronto, tutto italiano, tra le immagini che corredano tre noti manuali scolastici di storia.

    La sezione Scuola raccoglie i contributi di Lucia Lumbelli, una delle più autorevoli studiose del fenomeno della comprensione, su come sia possibile trasformare un difetto di scrittura in un’opportunità educativa; di Marco Gustavigna, sulle risorse digitali per la scrittura; di Cristina Nesi (e del progetto COMPÌTA), che analizza la pratica della brevitas ai tempi del tweet; e di Raffaella Bosso e Francesca Di Fenza, che raccontano il successo de “La pagina che non c’era”, concorso di scrittura creativa nato all’Istituto Pitagora di Pozzuoli, che ha dato vita alla creazione del festival “Scrittori tra I banchi”, e alla pubblicazione di un libro, Dalle pagine al quaderno. Cinque anni di pagina che non c’era” (2016). La chiusura della rivista è affidata alla consueta sensibilità di Giusi Marchetta e al suo “Se una fontana si ammala”, un ‘racconto di scuola’ che ci ricorda che “la prima cosa che dovremmo insegnare della poesia è il modo in cui anima il mondo attraverso le parole”.

    E l’editoria italiana come sta reagendo alla rivoluzione della comunicazione didattica? Sandro Invidia, direttore editoriale della casa editrice torinese, non ha dubbi: “La scelta di Loescher è di creare testi scritti in modo chiaro, attenti ai bisogni dell’inclusione ma anche della valorizzazione delle eccellenze. Noi immaginiamo dei libri ‘cassetta-degli-attrezzi’ che non creino problemi di comprensione ai ragazzi; che alleggeriscano il lavoro dei docenti in classe e a casa; che lascino la libertà di scegliere il supporto preferito (la carta? il tablet? il computer?) e possano essere usati da tutti, quale che sia la provenienza geografica o il retroterra culturale”.

    Il nuovo numero de “La ricerca” è online: http://www.laricerca.loescher.it/la_ricerca_10/

  • Creatività e tradizione: Loescher Editore premia la scuola che innova

    Ancora una volta Loescher Editore e il mondo della scuola s’incontrano a Torino per festeggiare, all’insegna del binomio creatività e tradizione, tre importanti iniziative giunte alla fase finale. Venerdì 13 maggio, a partire dalle ore 10, lo Spazio General Store della Scuola Holden di Torino (piazza Borgo Dora 49), ospiterà la cerimonia di premiazione dei vincitori di tre progetti con protagonisti studenti e docenti.

    Si tratta del Premio internazionale di lettura dantesca, promosso in collaborazione con l’Accademia della Crusca e arrivato alla quarta edizione; del premio di scrittura creativa Prime Penne, di cui si è appena conclusa la terza edizione; e di Italians Premio internazionale Bonacci, nato della recente collaborazione tra il Laboratorio di Comunicazione interculturale e didattica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Bonacci Editore, marchio del catalogo Loescher.

    Le tre iniziative sono il risultato dell’attività di ascolto che Loescher Editore svolge da anni nei confronti di una scuola alle prese con competenze e pratiche innovative e sempre più impegnata in attività di sperimentazione. Come dimostrano i video finalisti del Premio di lettura dantesca 2016, realizzati da studenti di scuola secondaria di I e di II grado e dell’università, residenti anche all’estero, a cui era stato richiesto di recitare o leggere un intero Canto della Divina Commedia. Una sfida importante, ma anche divertente, che ha restituito vita e attualità al testo dantesco. Tutti i video sono visibili sul sito http://dante.loescher.it/ e fino al 30 aprile è possibile votarli per contribuire alla scelta del vincitore.

    Stessa modalità adottata per i contributi che partecipano alla prima edizione del Premio Bonacci: basta collegarsi al sito http://premio.bonaccieditore.it/ ed entro il 30 aprile esprimere la propria preferenza. Saranno premiati i tre video con il punteggio più alto raggiunto tra i voti della giuria popolare e di quella scientifica. Riservato agli studenti di italiano all’estero e quanti studiano italiano come seconda lingua in Italia, il premio nasce sull’onda del successo di Italians, la canzone di Fabio Caon e Francesco Sartori lanciata in occasione della XV edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo con l’obiettivo di contribuire al miglioramento dello studio dell’italiano e al superamento degli stereotipi sull’Italia. In gara video arrivati dall’Italia, ma anche da Cina, Marocco, Macedonia, Germania, Inghilterra e Slovenia.

    La scrittura è la protagonista del concorso Prime Penne, destinato a studenti della scuola secondaria di I e II grado che si contendono la possibilità di vedere pubblicato il proprio romanzo nella collana Prime Penne di Loescher Editore e di frequentare uno dei corsi di formazione messi in palio dalla Scuola Holden di Torino. I partecipanti di questa edizione, distribuiti su tutto il territorio nazionale e provenienti da piccole e grandi città, hanno privilegiato le atmosfere fantastiche e una dimensione di scrittura fortemente soggettiva.

    Come dichiara Marco Griffa, direttore generale di Loescher Editore: “Il concorso Prime Penne va a inserirsi in un lavoro a sostegno delle lettura giovanile che Loescher porta avanti su diversi fronti. Dall’utilizzo di un carattere ad alta leggibilità per la collana Macramè, così da non escludere nessuno dalla possibilità di leggere i testi, sino alla possibilità offerta agli insegnanti di proporre agli studenti non solo classici o successi letterari, ma anche le pagine di un libro scritto da un loro coetaneo. E chissà che questo non serva a scoprire qualche nuovo grande autore”.

    A questo punto non rimane che ricordare l’appuntamento di venerdì 13 maggio, alle ore 10, presso lo Spazio General Store della Scuola Holden a Torino (piazza Borgo Dora 49).

  • L’atelier Alberta Florence presenta la collezione primavera estate 2016: pezzi unici ispirati ai dolci paesaggi del Veneto e alle architetture razionaliste degli anni ‘20 e ’30

    Firenze, aprile 2016 – Art and Flowers è il tema della collezione primavera estate 2016 di Alberta Florence (www.albertaflorence.com), l’atelier di Interior Design and Exclusive Clothing di Giulia Mondolfi, giovane designer fiorentina. Una collezione che unisce l’eleganza delle architetture razionaliste degli anni ‘20 e ‘30 con le suggestioni del paesaggio veneto e che sarà presentata a Roma, giovedì 14 aprile, negli spazi della Galleria Ciemme, in via dei Banchi Vecchi 59 alle ore 18.

    Una collaborazione, quella tra l’atelier fiorentino e la galleria d’arte di Gerardo Capece Minutolo (www.galleriaciemme.com), che si rinnova per il secondo anno consecutivo e a cui si affianca, per la prima volta, la Libreria Odradek. A partire dalle 18, i capi firmati Alberta Florence saranno protagonisti insieme a una selezione di acqueforti del grande incisore e architetto Giovanni Battista Piranesi, di un vernissage che dalla galleria Ciemme proseguirà negli spazi della Libreria Odradek, dove si svolgerà una degustazione di prodotti di eccellenza del territorio – gli oli dell’azienda Castello di Grotti e i vini e insaccati de La Delizieria – per un evento all’insegna di arte, cultura e made in Italy di qualità, in perfetto stile Alberta Florence.   

    A presentare la collezione primavera estate 2016 è la stessa designer, Giulia Mondolfi: “Per la nuova collezione mi sono ispirata ai paesaggi veneti, alla dolcezza della loro vegetazione e ai colori tenui ma intensi che li contraddistinguono. Paesaggi sospesi fra terra e cielo, evanescenti e malinconici, che richiamato alla mia memoria gli sfondi di Tiziano e le vedute di Canaletto. Paesaggi che considero un modello di sapiente gestione del territorio. Ho poi attinto a una mia passione personale – prosegue Giulia – le architetture razionaliste degli anni ‘20 e ’30, in particolare quelle toscane, come la stazione di Firenze progettata da Giovanni Michelucci, e il museo della Ginori a Doccia”.

    Una collezione in cui predominano forme sempre più studiate nella loro essenzialità, anche se estremamente ricercate. Pezzi unici da indossare tutti i giorni, ma perfetti anche nelle occasioni speciali, realizzati in tessuti dai disegni floreali e geometrici caratteristici dell’atelier, ma con alcune novità per l’estate 2016: ai cotoni, alle sete e ai broccati tipici dell’atelier, si affiancano tessuti leggerissimi come cotoni pettinati, sete evanescenti e crêpe di seta.

    Sarà possibile prendere visione della collezione presso la Galleria Ciemme anche venerdì 15 aprile, dalle ore 10.30 alle ore 19.30, e sabato 16 aprile, dalle ore 10.30 alle ore 18.00.

    L’Azienda Castello di Grotti, oltre all’attività di agriturismo e residenza d’epoca, produce oli con sistemi di agricoltura sostenibile sulle colline della Maremma Toscana e nel senese. L’intero processo di raccolta, frangitura, gramolazione e spremitura delle olive viene effettuato con lavorazioni estremamente attente, le uniche in grado di garantire la produzione di un olio di eccellente qualità. In degustazione: l’Olio Bio Saturnia e l’Olio Extra Vergine d’oliva IGP Toscano Castello di Grotta

    La Delizieria è una realtà nata dalla passione e la tenacia di un gruppo di amici, spinti dall’amore per il cibo e la cultura. Insieme hanno sottoscritto un Manifesto di resistenza culinaria che li ha portati a diventare “gli intestatari orgogliosi di un banco al mercato rionale di Montesacro di Roma” dove non c’è spazio per OGM, coloranti, prodotti chimici, prodotti industriali e la grande distribuzione.

  • Alberta Florence: l’atelier di Giulia Mondolfi che fonde arte, moda e musica

    Alberta Florence è l’atelier di Interior Design and Exclusive Clothing di Giulia Mondolfi, giovane designer fiorentina specializzata in architettura del paesaggio. Un progetto creativo nato nel 2014 dalla passione di Giulia per i tessuti di arredamento degli anni ‘50, ’60 e ’70, scelti nei suoi viaggi tra Roma, Milano e Parigi e che Giulia colleziona come vere e proprie opere d’arte. Le stampe, i colori e le fantasie di questi tessuti sono alla base delle collezioni Alberta Florence: pezzi unici, confezionati a mano a Firenze.

    “Nelle mie creazioni cerco di sintetizzare tutto quello con cui vengo in contatto: le architetture che amo, gli oggetti di design che mi colpiscono, i dipinti, i libri e le melodie che mi rapiscono, ma anche tutte quelle piccole cose del quotidiano che spesso diamo per scontate. Per non parlare delle persone – aggiunge Giulia – a volte può essere una conversazione, un modo di camminare, oppure uno sguardo a ispirarmi”.

    Vestire Alberta Florence è rivivere le atmosfere dei romanzi di Bassani, passeggiare in un frammento di campagna dipinto da Morandi, dove incontrare donne dal fascino unico come Frida Kahlo, Gae Aulenti, Oriana Fallaci. E dove forte è la presenza di Firenze, un punto di riferimento per la giovane designer: “Anche se mi sposto in continuazione, non potrei immaginarmi in un’altra città, né concepire i miei abiti altrove”.

    E all’insegna di Firenze è la collaborazione nata tra Alberta Florence e gli Street Clerks, gruppo rockabilly che proprio nei locali fiorentini ha iniziato a suonare cover anni ’50 e ‘60 sino ad arrivare, nel 2013, a partecipare alla settima edizione di X-Factor Italia nella categoria gruppi. Oggi gli Street Clerks sono la resident band della trasmissione di Alessandro Cattelan “E poi c’è Cattelan”, in onda su Sky Uno i giovedì in seconda serata.

    Per i quattro componenti del gruppo – Francesco, Valerio, Cosimo e Alexander – Giulia ha realizzato quattro sciarpe originali nelle quali, rimanendo fedele al suo stile, ha reinterpretato il gusto dei musicisti: quattro ragazzi decisi a portare avanti la loro sperimentazione creativa senza perdere di vista la tradizione e le loro origini. Il risultato sono due coppie di sciarpe di lana mélange: una più calda sui toni dell’azzurro e del beige, l’altra più fredda sui toni del grigio e del ghiaccio. Entrambe molto materiche.

    “Sono felice di aver realizzato queste sciarpe per gli Street Clerks. Li stimo molto per la caparbietà e la passione con cui sono riusciti a realizzare i loro sogni. In questo momento di crisi non penso sia necessario andare via, anzi, credo che noi giovani dobbiamo aiutarci a vicenda e rienventarci con pazienza e determinazione. Devo ringraziarli moltissimo per avermi concesso questa collaborazione”.

    E quella con gli Street Clerks è solo una delle novità 2016 firmata Alberta Florence: Giulia, infatti, è già al lavoro per la presentazione della nuova collezione, in programma ad aprile a Roma.

  • “Questioni di gender”: nelle scuole e online il nuovo numero della rivista “La ricerca”

    È dedicato all’educazione di genere nelle scuole il nuovo numero della rivista “La ricerca”, storica testata d’informazione didattica di Loescher Editore impegnata negli ultimi anni in un dialogo su argomenti di attualità e interesse all’interno della scuola italiana. Tre le sezioni della rivista – Saperi, Dossier e Scuola – che raccolgono i 15 contributi pubblicati nel numero.

    «Se c’è un tema politicamente rischioso nella scuola di oggi, – afferma Sandro Invidia, direttore editoriale di Loescher – è quello a cui abbiamo deciso di dedicare questo numero della rivista ‘La ricerca’: l’educazione di genere, la sessualità a scuola, la polemica sull’‘ideologia’ gender, il bullismo omofobico. Lo abbiamo fatto, non per amore di polemica, ma perché tirati in ballo da giudizi e critiche su didattica, libri di testo, proposte formative». E proprio dall’esigenza di fare chiarezza e offrire un contributo scientifico alla discussione sul diffondersi o meno di una “teoria gender” nella scuola e nella società italiana, nasce l’idea di raccogliere gli interventi di studiosi, ricercatori, studiosi di più discipline, e le testimonianze che arrivano dalla società civile e dal mondo degli operatori scolastici. 

    Che tipo di scuola emerge? Una scuola che è riflesso della società contemporanea, nelle sue espressioni più innovative come nelle resistenze conservatrici. La scuola è motore di crescita sociale, di progresso intellettuale e civile, veicolo attraverso il quale si affermano valori e idee plurali, ma spesso si scontra con istanze e resistenze, più o meno consapevoli, che propongono ruoli e stereotipi sessisti, a riprova della confusione e disinformazione che si stanno diffondendo su questi argomenti nel nostro paese.

    Ad aprire la rivista, il saggio dell’antropologa Paola Schellenbaum sul fondamentale ruolo che antropologia e scienze umane possono offrire all’attuale dibattito; e l’intervista allo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi, un intervento che distingue tra opinioni e scienza, tra ricerca e polemica, soffermandosi sull’importanza dei progetti didattico-formativi su genere e orientamento sessuale nel contrastare pregiudizi e fenomeni di bullismo omofobico. I presupposti sociali, culturali e politici dietro la nascita e l’affermarsi del mito del “gender” sono al centro degli interventi di Federico BatiniDario Accolla e Vanessa Roghi. Tre poesie di Franco Buffoni concludono la sezione Saperi della rivista, a testimonianza di quanto anche la poesia possa dire e fare, a scuola e nella vita.

    La sezione Dossier della rivista si apre con un confronto tra le istituzioni scolastiche italiane e quelle degli altri Paesi europei in materia di contrasto agli stereotipi di genere, con un focus più dettagliato sulla realtà francese (è pubblicato parte del capitolo dedicato all’educazione del Rapporto “Lutter contro les stéréotypes filles-garçons”, a cura di France Stratégie), e quella anglosassone, dove da anni sono attivi programmi di educazione a una mascolinità consapevole. Naturalmente non mancano i riferimenti a casi italiani, come quello della Regione Toscana, che – dopo aver avviato nel 2008 una serie di iniziative volte a «evitare che le diversità esistenti tra gli individui si traducano in atteggiamenti discriminatori e penalizzati da parte della scuola» – ha sollecitato gli istituti scolastici regionali a fornirsi di un Piano di gestione delle diversità, mettendo a disposizione di reti di scuole, università e agenzie formative risorse economiche per realizzare progetti sperimentali di formazione del personale. 

    A completare i contributi della rivista: l’esperienza dell’Associazione SCOSSE, tra gli organizzatori del meeting “Educare alle differenze”, un evento che evidenzia il bisogno diffuso tra insegnanti, genitori e chi opera nella scuola di condividere conoscenze e strumenti; la testimonianza dell’associazione A.GE.D.O., costituita da genitori, parenti e amici di persone LGBT; il lavoro condotto con molta passione e qualche difficoltà nelle scuole di Bologna dalla Compagnia del Teatro dell’Argine. Chiude come sempre il numero un racconto, questa volta inedito, della scrittrice Giusi Marchetta. 

    “La ricerca” è distribuita nelle scuole secondarie di primo e secondo grado ed è consultabile gratuitamente sul sito www.laricerca.loescher.it.

    Link diretto alla rivista http://www.laricerca.loescher.it/la_ricerca_9/