Paradisi fiscali, cosa sono

Le magiche tasse dei paradisi fiscali
È ormai tristemente noto quanto le tasse in Italia siano elevate. E non si parla solo di tasse sui beni (maggiormente conosciute con la sigla IVA), ma anche di tasse sulle bollette, e quelle molto care applicate alle proprietà (immobili e automobili in primis). L’elevatissima pressione esercitata dalle tasse sugli italiani ha portato non poche famiglie sul lastrico, con la conseguente fuga di molti membri all’estero, per cercare lavoro e poter vivere una vita più agiata e meno soggetta al peso eccessivamente gravoso delle tasse.

Negli anni sono fortemente aumentate anche le tasse sui depositi bancari, calcolate in base alla giacenza media presentata a fine anno. Ciò ha limitato i risparmi di molti italiani, i quali si sono visti sottrarre parte dei propri soldi conservati con tanto impegno.
È anche a causa della crisi e delle tasse esagerate esistenti in alcuni paesi che molte persone optano per conservare i propri risparmi nei famosi Paradisi fiscali. Questa definizione, di cui tanto si sente parlare, indica dei Paesi del mondo in cui non sono applicate tasse sui depositi bancari, o in cui la tassazione è estremamente limitata. Ciò significherebbe poter conservare i propri soldi in banca senza doverne dividere una parte con lo Stato. Un vero e proprio paradiso!
Di Stati nel mondo che utilizzano questo sistema di tassazione miracoloso ce ne sono diversi, e vengono soprattutto sfruttati da alcune aziende offshore che vogliono vendere prodotti in Italia ma non pagare tasse su di essi, o per riciclare denaro.

Molti di questi Stati, tra l’altro, non sono assolutamente tenuti a comunicare allo Stato italiano le cifre che alcune aziende – o anche privati – conservano nelle proprie banche. Questi Paesi sono presenti all’interno di una lista definita Black List nella quale, ad ora, sono contati più di 40 nomi.
Tra i Paesi europei in questa lista vi era la vicina Svizzera, Stato che però dal 2014 ha stretto un accordo con l’Italia, accordo chiamato voluntary disclosure, con il quale è stata sancita la possibilità per la Svizzera di dichiarare i capitali al fisco italiano senza incorrere in sanzioni troppo elevate.

Ma cosa spinge uno Stato a diventare un paradiso fiscale? La risposta è molto semplice: la possibilità di attrarre capitali esteri e guadagnare di conseguenza moltissimi soldi. È importantissimo che questi Paesi abbiano dimensioni molto limitate (infatti sono prevalentemente isole) e un basso numero di abitanti, altrimenti la tassazione troppo bassa potrebbe far collassare l’economia del paese. Gli economisti di tutto il mondo hanno pareri discordanti sull’effetto dei paradisi fiscali sull’economia mondiale, in quanto c’è chi pensa che facciano bene e chi suppone che possano ledere all’economia mondiale. Una cosa però è certa: prima di aprire un conto off shore in un paradiso fiscale è necessario conoscere bene le leggi e gli accordi che sono presenti tra i due stati, altrimenti si rischia di cadere dalle nuvole.