La maggior parte degli edifici residenziali messi sul mercato sono di classe G, mentre nel 14,5% degli annunci non si indica correttamente.
Secondo uno studio del Centro di Studio di Trovit, realizzato su un campione rappresentativo del mercato immobiliare italiano, sono stati valutati gli immobili posti in vendita ed in affitto nelle tre grandi macroaeree del paese (Nord, Centro, Sud). I dati dimostrano come il mercato immobiliare italiano nel 2015 sia stato costituito prevalentemente da immobili di classe G (68,26%). Percentuale che si impenna fino a quasi il 90% se si considerano solo gli immobili con classe inferiore alla C.
Tale contesto risulta fortemente influenzato dall’attuale panorama immobiliare italiano, costituito in prevalenza da edifici costruiti prima del 1972 (60,8%, fonte Istat).
Per quanto riguarda le case in vendita nelle tre macroaree italiane si nota un “dominio assoluto” della classe G (la più inefficiente), in particolare nel Centro e nel Sud. Nel Nord la situazione è leggermente migliore, mostrando percentuali più alte in tutte le altre classi, ma rimane comunque un notevole 83,65% di immobili con classe inferiore alla C.
La situazione non cambia osservando gli immobili in affitto: la classe G continua a prevalere, in particolare nel Centro. Inoltre, si segnala un’ulteriore concentrazione nelle classi inferiori: sommando le classi G,F,E,D si supera il 90% in tutte e tre le macroaree.
Annunci senza certificato energetico, il malcostume continua
Nonostante l’obbligo di segnalare la classe energetica negli annunci immobiliari, nel 2015 si segnalano ancora irregolarità, specchio della scarsa conoscenza della legislazione in materia e dei benefici di una casa efficiente, come sottolineato da uno studio realizzato dal Centro Studi di Trovit.
Secondo lo studio, “solo” il 14,5% degli annunci non segnala (o non segnala correttamente) la classe energetica.
Un dato che, se da un lato mostra un notevole miglioramento se confrontato con le stime effettuate negli scorsi anni, dall’altro merita almeno una considerazione.
Infatti è ancora prassi comune quella di dichiarare negli annunci la classe energetica pur non disponendo dell’APE (Attestato di Prestazione Energetica), con lo scopo di non incorrere in una multa (da 500 a 3.000 euro nelle regioni che non hanno legiferato in materia). Pertanto, la percentuale reale di immobili messi sul mercato sprovvisti di certificato energetico potrebbe superare il 30%.
Questi numeri dimostrano come l’APE venga ancora considerato come un costo e pertanto molti proprietari preferiscono pubblicare l’annuncio e, se sarà necessario, produrre il certificato in un secondo momento.
Conclusione
I dati analizzati delineano un quadro poco rassicurante che dimostra come per il nostro paese resti ancora molto da fare per raggiungere gli obiettivi del legislatore europeo (il cd. 20-20-20) e degli accordi internazionali (come il Protocollo di Kyoto). In questo senso deve essere visto positivamente il cd. “Ecobonus” istituito dal governo, appena prorogato fino al 2019.
Le irregolarità segnalate negli annunci e la situazione del patrimonio edilizio italiano dimostrano come l’efficienza energetica sia ancora un tema poco conosciuto e soprattutto sottovalutato.
Sottovalutato in quanto i risparmi conseguibili da una casa efficiente possono superare i 1.800 euro all’anno, che sommati alla possibilità di accedere agli sgravi fiscali e a benefici non economici (come un maggior benessere e comfort) rendono l’efficienza energetica un investimento sicuro e conveniente sia per le proprie tasche che per l’ambiente.
Per questa ragione abbiamo redatto uno studio sull’APE e sull’efficienza energetica, consultabile su http://case.trovit.it/mercato-immobiliare/certificazione-energetica

