Siamo davvero pronti ad accettare le innovazioni?

Diamo uno sguardo al mondo che cambia e si proietta verso il futuro.

Un articolo di Rocco Lanatà (progetto culturale a cura dell’Associazione LIFE sede legale a Palazzo Pignano-CR e sede operativa a Dervio-LC).

Durante l’evolversi dell’attuale rivoluzione digitale, il più delle volte non facciamo nemmeno caso alle novità che nascono e si sviluppano; tutto avviene molto velocemente, forse troppo. Nel passato le novità rivoluzionarie arrivavano ogni tot di anni e colpivano profondamente la nostra attenzione, oggi le novità si susseguono ad un ritmo che ha modificato lo straordinario rendendolo normale. Per esempio è passato un po’ di tempo da quando il floppy disk è andato in pensione, sono arrivati il CD e poi la chiavetta USB, dai primi computer Commodore 64 nati nel 1984, si è passati agli attuali personal computer; siamo ormai del tutto abituati a Facebook, creato nel 2004, a YouTube, creato due anni dopo, a WhatsApp, pubblicato nel 2009, a Zoom nel 2011 e ad altre applicazioni. Che cosa ci riserva l’immediato futuro? E soprattutto, riusciremo a stare al passo con le novità? Accetteremo le innovazioni?

Nel 2014 l’ingegnere americano Charles Chuck Hull brevetta la stampante 3D (i primi prototipi vennero messi in commercio dalla 3D Systems nel 1986). Per un paziente che arriva in ospedale con un trauma e con lesioni complesse che mettono in pericolo la sua vita, a volte c’è bisogno di creare modelli altamente precisi e corretti da un punto di vista anatomico; le stampanti 3D vengono oggi in aiuto anche alla moderna chirurgia e stanno riducendo i tempi degli interventi cranio-maxillo-facciali (che riguardano cioè il cranio, il viso, la bocca, la mascella, la mandibola e il collo). Grazie ad un modello in 3D, il medico può meglio spiegare le procedure che intende adottare prima dell’intervento e questo mette a loro agio i suoi pazienti. Un giorno non lontano, androidi chirurghi aiuteranno i medici negli ospedali, o forse faranno tutto da soli, intanto a Milano, all’Ospedale Humanitas, il robot “Da Vinci” è già al lavoro in urologia, ginecologia, chirurgia toracica e chirurgia generale.

Quando si parla di innovazione in agricoltura, gli addetti ai lavori si attendono principalmente un aumento della resa e della qualità del loro prodotto. C’è chi vuole molto di più: il ricercatore indipendente svizzero, Fulvio Balmelli, dopo trent’anni di sperimentazione nel campo della biofisica, ha sviluppato e commercializzato, un sistema innovativo, per nutrire e rivitalizzare il mondo vegetale, per favorirne la crescita e la salute. Alcuni agricoltori americani che lo stanno provando, affermano di aver ottenuto un incremento del peso dei raccolti anche del 70%, fatto che ha del miracoloso se teniamo presente che si tratta solo di un piccolo microtrasmettitore installato sul tubo di irrigazione e che lavora in piena autonomia. Con altri test, si è constatato, che oltre ad un raccolto più abbondante, la durata della vita dei prodotti sugli scaffali si allunga fino a due settimane più del normale. Non è un fertilizzante, né un concime, ma un nuovo trattamento di natura non chimica, che attraverso l’acqua d’irrigazione funziona come una chiavetta USB; in pratica fornisce alle piante dei messaggi sotto forma di frequenze che migliorano l’assorbimento dei nutrienti e potenziano la fotosintesi. Sembra fantascienza vero? E’ realtà: non dobbiamo stupirci di ciò che il 21° secolo sta per regalarci di positivo.

Per aumentare la sicurezza e il comfort del conducente di un auto, l’azienda italiana Marelli, leader mondiale nella fornitura di prodotti e di sistemi ad alta tecnologia per l’industria automobilistica, ha sviluppato un modulo di illuminazione, in grado di creare un fascio abbagliante anti-riflesso ad alta risoluzione grazie ai suoi 1,3 milioni di pixel. Il sistema “h-Digi” ha vinto il “PACE Award 2020”; proietta sul manto stradale simboli di allarme e di assistenza per il conducente come linee di carreggiata, avvisi meteo, variazioni dei limiti di velocità, segnalazioni relative a cantieri, illuminazione selettiva dei passanti e simboli per gli attraversamenti pedonali.

Le innovazioni presenti nelle moderne autovetture rispecchiano sempre più l’avanzamento dell’odierna tecnologia; le auto ibride, elettriche o a idrogeno saranno sempre più presenti nella realtà quotidiana. Quanto c’è voluto per arrivare a tutto questo? Tra il 1832 ed il 1839 (l’esatto anno non è certo), l’imprenditore scozzese Robert Anderson inventò la prima carrozza elettrica e in Italia la prima auto elettrica fu molto probabilmente assemblata da Giuseppe Carli, tra il 1890 e il 1891, in base ad un progetto di Francesco Boggio. Chissà quali dispositivi conterrà la nostra auto tra dieci anni: stanno anche per arrivare le auto volanti. Saremo pronti a guidarle? Le nuove generazioni si. Oggi siamo pronti ad accettare un’idea innovativa se qualcuno ce ne parlasse? Probabilmente no. Forse alcuni fanno persino fatica ad accettare le novità che esistono ora.

Quindi, come restare al passo con le innovazioni? Occorre essere ottimisti e fiduciosi nel futuro, credere nell’umanità, ci vuole una dose di speranza per un domani migliore, nel fatto che il miglioramento è possibile, auspicabile, doveroso. Serve una buona apertura mentale, ci vuole curiosità e intelligenza, il contrario dell’ottusità, quella ritrosia per ciò che è diverso, che tanto spaventa chi vuole che le cose restino così come sono: sia per l’indifferente uomo della strada, sia per il professore universitario non al passo coi tempi, entrambi non disposti a diventare uomini che vogliono vivere nel futuro.