Al PALAZZO GRANAFEI – NERVEGNA (Via Duomo, 20 -Brindisi) le opere di Giuseppe Amadio

Al PALAZZO GRANAFEI – NERVEGNA (Via Duomo, 20 -Brindisi), polo
culturale e di punta dell’arte italiana contemporanea, diretta da Giuseppe Benvenuto in
collaborazione con LA SPIRALE MILANO, ARCHIVIO GIUSEPPE AMADIO E MALONI
ARTE CONTEMPORANEA si effettuerà dal 13 marzo al 3 aprile 2016 con 25 opere uniche
una personale di un’eccellenza dell’arte italiana, Giuseppe Amadio(Todi 1944), artista tra i
più veri, colti, innovativi e sicuri della contemporaneità.
Tra i linguaggi visivi della contemporaneità quello di Giuseppe Amadio è tra i
più affascinanti, risultandone un grande inventore, essendo stato capace di organizzare
inedite soluzioni dimensionali, compositive, cromatiche e spaziali. Una continuità
inventiva e conoscitiva che attraversa il suo operare artistico con una ricerca estetica che
accoglie sentimento e ragione, emozione e razionalità. Con rigore, unitamente a perfezione
e imperfezione, tracciati e sagomati, limite e illimitatezza, gli spazi ritagliati da Giuseppe
Amadio restituiscono una potenza energetica incredibile grazie a un progettare e
prevedere, a un “costruire” ritenuto sempre “possibile”, da quel segno impresso che
movimenta lo spazio tra concavi e convessi, con un’istanza di libertà geniale, che porta a
far vibrare il movimento originario in una grammatica che esperisce com’è il mondo, lo
spazio circoscritto o infinito, la geografia dello spazio, di uno spazio placcatico svelato da
un perpetual inventory, declinando una sorta di cartografia dinamica, capace di non
sottrarsi a sommovimenti, a dune di colore e impunturate che svelano l’estroflessione del
telero, estroflessioni monocrome che raccontano un universo che si accende di toni, di
materia pulsante, di dilatazioni , svelandoci persino oltre l’ossatura anche una sorta di
respiro sincopato. C’è un tempo totale dentro questo spazio totale in cui percepisce non solo il respiro
dell’esistenza, ma anche il pensiero dilatato, tanto che colore e pittura entrano ed escono
dal telero in un proliferare ritmato e crescente di luoghi, di morfologie e geografie, di spazi
che crescono e danno esiti incredibili, misurando un’alternanza anche di immagini
geometriche che giocano in contrapposizione contrappuntistica di linee e di sfondo,
restituendo alla fine uno spazio densamente emozionale, capace di filtrare in questo rigore
e in questa spiritualità congiunta, una sorta di novello alfabeto. Lungo il percorso transdimensionale
che apre e chiude lo spazio dipinto e lo esplora dall’alto in basso e da destra a
sinistra e ne misura i giusti ritmi, il loro confine immaginario, Giuseppe Amadio vive ancor
di più con ritmi d’interazione e connessioni di energie del probabile, quel segmento leggero
e inconsapevole di un presagio oggi arrivato a destinazione, visibile nel suo esserci in
quell’inconfondibile sigillo della vita infinita.

Con lui rivive il “canone” che è linguaggio greco, ovvero regola, proporzione, rigore
visivo, raffinatezza stilistica; tutto ciò entra prima e si anima poi nello spazio di Amadio ed
anche la superficie si esaurisce nella sua funzione primaria, ne diventa nuovo oggetto, si
piega, si configura campione fino a divenire territorio nuovo, geometria nuova, nuova
prospettiva. Questi spazi colorati si confermano esercizio di libertà, di ramificata
espressione complessa di un alfabeto che è testimonianza radicale di Giuseppe Amadio,
artista capace, intellettuale colto, raffinato filosofo del fare, come è stato e com’è ancora
oggi, di muoversi in una nuova visione delle spazio e del tempo, ma anche della società e
della storia contemporanea, intessendo strutture e tensostrutture che sono divenute ritratti
del mondo, ritratti del corrugamento terrestre, iterazioni tensive come ritmi cosmici che
contengono un respiro dinamico e un valore infinito.

Giuseppe Amadio con il suo alfabeto, personalissimo, pur rientrando in quell’area
che muovendosi da Lucio Fontana porta ad autori come Castellani e Bonalumi, offre
possibili possibilità, in cui il lessico visivo movimenta punti, linee, curve, angoli, quadrati,
cerchi, ovvero quella geometria simbolica e rigeneratrice, vera geometria dell’universo,
mossa dalla sua creatività del sapere, da un ritmo elementare che imprime alla sua
produzione il labirinto dell’esistere, la prova cartografica di un vivere infinito.

La pittura di questo spazio, di questi campi colorati(color field) e un colore monocromo
(azzurro, rosso, giallo, bianco, nero, ecc.) disposto in modo omogeneo, uniforme, rotto
solamente da cedimenti e avvallamenti spaziali, come soluzioni tra cielo e terra, portano ad
approfondire miraggi filosofici, il mondo, la relazione con il sublime, genere emozionale,
spirituale, che supera la potenzialità dei sensi. I colori di Amadio, nella loro luminosità si
compenetrano con lo spazio, vivono l’aspetto del bagliore, della luce assoluta, assumono il
carattere di un varco metafisico. La pittura transita nell’azione e dall’azione prende corpo.
Il ritmo incalzante delle colline spaziali coinvolge l’intera superficie che trova il proprio
equilibrio nel susseguirsi dei movimenti. Ogni tela racchiude quella capacità di apparire e
scomparire della pittura, su cui si fonda il lavoro recente, quel farsi a un tempo corpo e
assenza. Lo spazio “accade”, provocando un diverso accadere, una diversa immagine. Il
luogo dei movimenti è impregnato di fisicità ed affascinato dai vuoti. Tale pittura in questi
teleri si costruisce, ci sorprende, ci affascina per il suo esserci, e si offre con un linguaggio
che trova la propria origine nel gesto che la esegue. Il colore sembra distendersi secondo
un principio temporale. Le estroflessioni danno un fondo ritmico e la superficie crea una
spazialità tutta inventata, costruita sulla possibilità dell’assenza di luogo.

Giuseppe Amadio raggiunge il massimo della semplicità accanto al massimo della
grandezza, lasciando che siano i colori, i suoi toni, a sancire il passaggio luminoso, quella
luce che è l’elemento fondante di una spiritualità che connette l’astrazione sua agli
spazialisti storici che hanno interrogato la natura della visione, maturando un’ascesi
assolutamente strutturale che vive una sorta di spasmo dinamico, un codice nobile, un
universo mentale.

La mostra sarà aperta tutti giorni dal martedi alla domenica incluso
festivi

Il 27 e 28 marzo (Pasqua e Pasquetta aperti)

10.00 – 13,00 / 16,00 – 20,30