Tag: ricerca

  • Azienda offre lavoro ma i lavoratori preferiscono restare disoccupati.

    Meglio la paghetta di mamma e papà o l’assegno di disoccupazione piuttosto dello sprono di un’attività in proprio che richieda una spiccata dote di iniziativa e di coraggio?
    Ebbene, la risposta, nel 2010, è SI.
    Dai racconti di mia madre, mio nonno era una mosca bianca: un muratore che, nel giro di vent’anni, è diventato un grande imprenditore, all’epoca, con più di 50 “dipendenti” e commissioni da parte dell’Esercito Italiano.
    Epoca di “mazzette”? Epoca di conoscenze? Epoca di evasioni fiscali?
    Piuttosto: epoca di un boccone di carne una volta alla settimana.
    Per il resto, l’epoca è rimasta la stessa.

    Sono Claudia Marcelli, una dottoressa come tante in Scienze Politiche.
    Ciclo di studi regolare, ragazza intelligente nella media, professionalità accorta e sviluppata in dieci anni di lavoro più o meno regolare e più o meno remunerato.
    Dal novembre 2009, creo la mia PRIMA ditta individuale e la chiamo con il nome di un sogno: IL TEMPIO DEL TEMPO.
    Registro il marchio e, con quei pochi mila euro che sono riuscita a mettere da parte dai lavori di dipendenza, inizio la mia avventura.
    Ma non mi accontento di vendere orologi di marca, bigiotteria e articoli in pelle Made in Italy che oggi “valgono” come quelli cinesi.
    Voglio andare oltre.
    Se guadagnerò, una parte la darò all’Associazione di una mia cara amica, Paola Zotti.
    Così nasce il sostegno per la DEBRA ITALIA ONLUS e per i suoi “bambini farfalla” che (meno di 1000 casi in Italia) combattono giornalmente affinchè venga trovata una cura per il raro male che li attanaglia.
    Ma voglio andare ancora oltre: devo far conoscere la mia idea/attività, devo fare in modo che il Prof.De Luca, che da decenni studia l’Epidermolisi Bollosa, possa avere tutti gli strumenti necessari per l’operatività della sperimentazione.
    Offrirò lavoro.
    Non un lavoro “tradizionale”, mi dico.
    I soldi che ho vanno investiti per gli articoli che vendo.
    Allora, di notte, un secondo sogno: un’attività per chi ha voglia (e non è necessario che SAPPIA) lavorare….infondo…”la fame vien mangiando”.
    Il web è saturo di “catene di Sant’Antonio” così come lo sono tutti i lavoratori che (me compresa), hanno provato anche quella strada credendo ai filmati di stile “americano” che promettono guadagni milionari in poco tempo e poca fatica.
    Ma non prendiamoci in giro: nessun lavoro prevede POCA FATICA.
    Se vuoi ottenere dei risultati, devi focalizzarti su quelli, creare i tuoi obiettivi e lavorare sodo per il loro raggiungimento.
    La vita è per tutti ma pochi hanno compreso come viverla così come il lavoro: tutti possono lavorare ma è COME lavorare che fa la differenza.
    Ho voluto fare la differenza.
    Nasce così il lavoro che offro: investimento zero, un negozio on line personale e personalizzato all’interno del quale sono già presenti 1800 articoli in vendita (REALI!) e una provvigione alta, il 18% del venduto.
    Quando oggi mi chiedono cosa faccio nella vita, io rispondo: ho un negozio, vendo 1800 articoli a prezzi scontati, aiuto i bambini farfalla e offro lavoro.

  • Cinque per mille, importante crescita per Telethon


    Cresce la fiducia degli italiani nei confronti della ricerca scientifica condotta da Telethon. A confermarlo, le scelte del 5 per mille fatte dai contribuenti nel 2008 (per i redditi 2007) e pubblicate sul sito dell’Agenzia dell’Entrare.

    Con 49.499 preferenze, infatti, la Fondazione incrementa del 51,4% la performance rispetto all’anno precedente.
    Un risultato importante a cui si aggiunge il dato economico.

    Grazie alle preferenze accordate Telethon riceverà nei prossimi mesi 2.454.919,44 euro. Fondi che si aggiungono alle donazioni raccolte tutto l’anno e che sono utilizzati per finanziare, attraverso un rigorosissimo sistema di valutazione, i più promettenti progetti di ricerca scientifica sulle malattie genetiche.

  • Atrofia muscolare spinale, nuove speranze da ricerca Telethon


    Combattere l’atrofia muscolare spinale con uno stratagemma molecolare: a proporlo è uno studio finanziato da Telethon e pubblicato sulla rivista scientifica EMBO Journal* da Claudio Sette, docente presso il dipartimento di Sanità pubblica e biologia cellulare dell’Università “Tor Vergata” di Roma, che dirige anche un gruppo di ricerca presso l’Irccs Fondazione Santa Lucia.

    L’atrofia muscolare spinale (Sma) è una malattia degenerativa dei muscoli di origine genetica: con un’incidenza di 1 su 6000-10000 nati, rappresenta la prima causa genetica di morte nei bambini. È dovuta a un difetto nel gene SMN1, che determina l’assenza di una proteina fondamentale per la sopravvivenza dei motoneuroni, le cellule nervose che impartiscono ai muscoli il comando di movimento. Una proteina così importante che nel corso dell’evoluzione l’organismo umano si è dotato di altre copie di questo gene: nel nostro genoma ne esiste infatti un altro quasi identico, ribattezzato SMN2. A differenziarlo da SMN1 è, principalmente, un’unica lettera del suo codice genetico: questa minima variazione, però, fa sì che la proteina prodotta a partire da quel gene sia altamente instabile e non riesca a fare completamente le veci di quella mancante.

    Di conseguenza, con il passare del tempo i motoneuroni dei pazienti affetti da Sma muoiono progressivamente. La gravità e la velocità con cui la malattia progredisce dipendono dal numero di geni SMN2 presenti nel patrimonio genetico del paziente: nella forma più grave, quella di tipo 1, esiste un’unica copia di “gene supplente”, mentre nelle forme di tipo 2 e 3 ce ne sono di più.

    Il gruppo di ricerca di Claudio Sette sta provando a capire se si può curare la SMA rendendo più stabile il “gene supplente” già presente nell’organismo piuttosto che fornendo una copia corretta del gene mancante. Quello che rende la proteina SMN2 instabile è la mancanza di una porzione dell’informazione che risiede nel gene, che viene rimossa durante una tappa fondamentale della sua produzione, chiamata splicing. E questo proprio a causa di quell’unica “lettera” diversa, che manda alla cellula il segnale di produrre una proteina più corta.

    Studiando i dettagli molecolari dello splicing del gene SMN2, il gruppo di Claudio Sette ha individuato una nuova proteina coinvolta in questo complesso fenomeno cellulare, chiamata Sam68. Successivamente, i ricercatori hanno fornito a cellule di pazienti affetti da Sma, tramite un vettore virale, una proteina antagonista di Sam68, in grado di sequestrarla e di impedirle di avviare lo splicing. Così trasformate, le cellule hanno prodotto quantità sufficienti di proteina SMN2 in versione completa e stabile. Forti di questi risultati ottenuti sulle cellule dei pazienti, i ricercatori proveranno a verificare l’efficacia di questa strategia nel modello animale della malattia, e a renderla adatta a un’applicazione sull’uomo.

    Il lavoro di Claudio Sette è sostenuto anche dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams).

  • Libero accesso ai risultati della ricerca Telethon


    Accesso libero ai risultati della ricerca Telethon: con un accordo siglato oggi, la Fondazione entra ufficialmente a far parte di UK PubMed Central (UKPMC), archivio open access fondato nel gennaio del 2007 da otto* enti non profit inglesi che finanziano ricerca scientifica.

    Grazie a questo accordo – firmato anche da Health Research Board Ireland, Science Foundation Ireland e Austrian Science Fund – Telethon potrà d’ora in avanti rendere disponibili liberamente in versione completa tutte le pubblicazioni scientifiche scaturite dai progetti di ricerca finanziati grazie ai fondi donati dagli Italiani. L’adesione di Telethon al movimento dell’open access si completerà nei prossimi mesi con la pubblicazione di una vera e propria policy in merito per i ricercatori finanziati.

    Basato su PubMed Central, l’archivio digitale gratuito dei National Institutes of Health statunitensi, UKPMC contiene attualmente oltre 1,7 milioni di articoli scientifici. Inizialmente l’obiettivo era diventare la principale fonte di informazione per la comunità medico-scientifica del Regno Unito, ma la sfida per il futuro è molto più ambiziosa ed è quella di estendersi all’intera Europa con il nome di Europe PubMed Central. In questo senso, l’adesione di Telethon e delle altre tre organizzazioni europee segna un passo importante, anche per spronare altri Paesi ad aderire. D’ora in avanti tutti gli articoli scientifici pubblicati nell’ambito di progetti di ricerca finanziati da questi enti finanziatori saranno resi disponibili gratuitamente all’interno dell’archivio UKPMC.

    Tra i principali fondatori di UKPMC c’è la Wellcome Trust, la più grande charity del Regno Unito, che ogni anno investe oltre 600 milioni di sterline in ricerca biomedica, a livello nazionale e internazionale. Il suo direttore, Mark Walport, ha accolto con entusiasmo questo accordo: «Il libero accesso alla ricerca peer-reviewed è fondamentale per l’avanzamento delle conoscenze. Sono felice che questi quattro enti finanziatori europei abbiano deciso di sostenere UKPMC e spero che presto altri seguano il loro esempio. Questo ci permetterà non soltanto di dare all’archivio basi sempre più solide, ma anche di arrivare a una copertura dell’intera Europa».

    Lucia Monaco, direttore scientifico di Telethon, ha dichiarato che «come charity fondata dai pazienti siamo molto felici di avere l’opportunità di rendere i risultati della nostra ricerca gratuitamente disponibili attraverso UKPMC agli scienziati, ai malati, ai donatori e al pubblico in generale. La visibilità internazionale offerta da UKPMC grazie al suo legame con PubMed Central e la prospettiva europea che offre hanno reso questo archivio il contesto ideale per le pubblicazioni targate Telethon».

    A partire dall’estate 2011, invece, prenderà il via la fase di sviluppo di Europe PubMed Central vero e proprio, che prevederà una serie di servizi aggiuntivi per gli utenti. Per ulteriori informazioni, http://www.wellcome.ac.uk/openaccess

    *Oltre che dalla Wellcome Trust, UKPMC è stato fondato da: Arthritis Research Campaign, Biotechnology and Biological Sciences Research Council, British Heart Foundation, Cancer Research UK, Chief Scientist Office, Medical Research Council e National Institute for Health Research.

  • menti@contatto 21 dicembre 2009 ore 14.30 PICO Palazzo dell’Innovazione e della Conoscenza – Via Terracina, 230 Fuorigrotta NA


    Menti@contatto

    è cresciuta, si è evoluta ed oggi cambia ancora per restare un passo avanti. Per farlo torna alle origini, all’etimologia del proprio nome: menti a contatto! La nuova mission della nostra associazione è quella di essere un “pensatoio”, un “think tank”, una “fabbrica di proposte e soluzioni”, un luogo al tempo stesso fisico e virtuale – uno stato della mente, uno stato d’animo – un punto di riferimento per la discussione di problematiche, idee ed opportunità di domani e per la definizione di proposte innovative, sfidanti, che diventino progetti realizzabili.

    Per farlo intendiamo raccogliere il contributo fattivo, a livello regionale, nazionale ed internazionale, dei cervelli disposti a confrontarsi e a mettersi in discussione per sfornare soluzioni concrete che facciano della Campania un “territorio laboratorio per la ricerca e l’innovazione”.

    L’ obiettivo è, dunque, di trasformare l’evento Menti@contatto in una esperienza unica nel Mezzogiorno, nel corso della quale saranno presentate e discusse idee/soluzioni originali, concrete e innovative che consentano di affrontare al meglio la radicalità delle sfide che, come sistema territoriale, ci troviamo a fronteggiare.

    Menti@contatto non è più, quindi, un evento che “inizia e finisce” in una certa data, ma è un processo – progetto – piattaforma che si articola nel corso dell’anno per analizzare ambiti specifici e per presentare, nel corso di un appuntamento annuale, le proprie proposte da discutere e condividere con tutti gli attori del sistema socio-economico-territoriale regionale.

    Menti@contatto diventa un progetto aperto, un Hub dove poter collegare altri progetti, un Hub che si dedichi all’aggregazione di contenuti, di persone e di competenze specifiche. Un cantiere aperto sempre e tutto l’anno, un tavolo aperto di confronto e raffronto dove il risultato dovrà essere quello di lanciare proposte ed iniziative che emergono sia dal territorio sia da coloro che partecipano al progetto Menti@contatto.

    Menti@contatto, quindi, è innovazione con il progetto Emirofo (EuroMediterranean Innovation Research Observatory For Opportunities). Un osservatorio che ha l’obiettivo di monitorare l’avanzamento di progetti di trasferimento tecnologico in Campania spoasando, in modi differenti, altri modelli del bacino euro mediterraneo

    Menti@contatto è Internazionalizzazione con un progetto che vede coinvolti i maggiori paesi del bacino del mediterraneo e di altre realtà internazionali fortemente orientati in investimenti in ricerca ed innovazione.

    Menti@contatto è Investimento con la Talent Farm che vuole essere una risposta la crescente bisogno del mercato di aggregare talenti, formarli ed impiegarli in progetti di grandi realtà aziendali. La Talent Farm infatti è un progetto riservato a giovani laureandi e laureati, finalizzato a far emergere idee e progetti innovativi.

    Tutte le nuove proposte verranno discusse e presentate lunedì 21 dicembre PICO palazzo dell’innovazione e della conoscenza alle ore 14.30

  • La scienza nel nome di Alessandro Pavesi


    In memoria di Alessandro Pavesi, l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli ha bandito una borsa di studio, riservata a laureati in Biologia, Medicina, Chimica e Biotecnologia, con l’interesse di promuovere la ricerca nel campo della genetica umana.

    Dopo un’attenta selezione dei candidati ad opera della Commissione giudicatrice composta da membri del Tigem, la borsa di studio è stata aggiudicata a Elisa Pedone, giovane e promettente neolaureata in Biotecnologie mediche, di 23 anni. Il premio Pavesi le permetterà di proseguire gli studi, consentendole di partecipare al programma di dottorato della Open University che le conferirà un titolo di dottorato internazionale, valido anche all’estero.

    Elisa Pedone ha dimostrato di avere la preparazione di base, le nozioni tecniche e le qualità caratteriali per riuscire a portare avanti un progetto di ricerca che sia competitivo, all’avanguardia e di successo. Il progetto di ricerca che le è stato affidato sarà svolto al Tigem presso il laboratorio di Maria Pia Cosma. Il progetto verterà sullo studio dei meccanismi che controllano il differenziamento cellulare. Lo scopo finale è quello di poter cambiare il destino di una cellula: per esempio, rendendo un epaticita, unità cellulare del fegato, una cellula del sangue o del sistema nervoso, grazie alla scorta di cellule staminali di cui siamo provvisti.

    I risultati di questo progetto ambizioso, reso possible anche grazie al contributo della borsa di studio “Alessandro Pavesi”, hanno la potenzialità di aprire la via a nuove prospettive terapeutiche nell’ambito della medicina rigenerativa.

  • La morte improvvisa non ha più segreti

    Perché alcuni individui muoiono improvvisamente di un arresto cardiaco in maniera del tutto inaspettata, spesso in giovane età? Una possibile risposta arriva da uno studio finanziato da Telethon, oltre che dai National Institutes of Health (Nih) americani e dal ministero degli Esteri, e coordinato da Peter Schwartz (nella foto accanto), direttore della cattedra di Cardiologia dell’Università di Pavia, dell’Unità coronarica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo e del laboratorio di Genetica cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Irccs di Milano. Come descritto sulle pagine di Circulation*, la principale rivista scientifica in campo cardiovascolare, è stato individuato un gene che potrebbe spiegare questo aumento del rischio.

    Da quasi 40 anni Schwartz studia una patologia cardiaca ereditaria nota come sindrome del QT lungo e caratterizzata da un elevato rischio di aritmie, irregolarità del ritmo cardiaco che possono provocare sincope e morte improvvisa, talvolta anche nei lattanti (sindrome della morte in culla). A dare il nome alla malattia è l’allungamento di uno specifico parametro dell’elettrocardiogramma chiamato appunto “intervallo QT”.

    Attualmente si conoscono almeno 12 geni associati alla sindrome, tutti coinvolti nel trasporto di ioni attraverso le membrane delle cellule cardiache. In circa la metà dei casi clinici, i difetti sono a carico del gene KCNQ1 (che controlla il flusso di potassio attraverso le cellule cardiache) e le aritmie potenzialmente letali si manifestano principalmente quando questi pazienti sono sotto stress, fisico o emotivo: sono i ragazzi che muoiono giocando a pallone, nuotando, oppure a scuola per un’interrogazione, ma anche al suono della sveglia o del telefono. Per ridurre il rischio di sincope o morte improvvisa, le persone affette vengono trattate con farmaci beta-bloccanti e, nei casi più gravi, con la rimozione di particolari nervi della porzione sinistra del cuore coinvolti nell’insorgenza delle aritmie, oppure con l’impianto di un defibrillatore automatico.

    Eppure quello che i ricercatori non riuscivano a spiegarsi era l’estrema variabilità che osservavano fra gli individui portatori dello stesso difetto genetico: perché in un 20-30% dei casi queste persone vivono senza alcun sintomo per tutta la vita, mente altri vanno incontro ad aritmie talvolta fatali? Dovevano esistere degli altri fattori in grado di contribuire, insieme ai geni già noti, a determinare il rischio. Per scoprirli Schwartz e il suo gruppo hanno studiato il Dna di 500 individui sudafricani, appartenenti a 25 famiglie discendenti da un unico progenitore olandese, giunto a Cape Town nel 1690 (come si legge dai registri battesimali dell’epoca) e affetto da sindrome del QT lungo. La particolarità della popolazione studiata – un’autentica miniera d’oro per i genetisti – sta nel fatto che ben 205 di questi soggetti presentano la stessa mutazione a carico del gene KCNQ1, identica a quella del loro antenato (che per uno strano scherzo del destino si chiamava Pieter Swart, la “versione olandese” di Peter Schwartz).

    Analizzando il patrimonio genetico di queste persone, i ricercatori hanno studiato due particolari varianti di un altro gene, chiamato NOS1AP, che nelle persone normali inducono un lieve e ininfluente allungamento dell’intervallo QT, ma che quando sono associate a difetti nel gene KCNQ1 fanno letteralmente raddoppiare il rischio di sincope e morte improvvisa. In altre parole, la presenza di queste varianti genetiche, assai comuni nella popolazione generale, potrebbe spiegare almeno in parte il diverso destino dei pazienti con la sindrome del QT lungo.

    È la prima volta che vengono individuati con precisione dei “geni modificatori”, capaci cioè di spiegare le diversità nella manifestazione clinica di una medesima malattia (penetranza in gergo tecnico). Come spiega lo stesso Schwartz, «questa scoperta ci permetterà di “scovare” quei pazienti affetti da sindrome del QT lungo più a rischio e di trattarli tempestivamente con terapie di prevenzione più aggressive». Ma non è tutto: come spesso accade nella ricerca biomedica, lo studio di condizioni piuttosto rare può mettere in luce meccanismi di base che potrebbero avere ricadute anche su patologie più diffuse. «È ragionevole pensare», spiega ancora il ricercatore pavese, «che i geni modificatori messi in luce dal nostro studio siano gli stessi che facilitano la morte improvvisa in certi casi di malattie cardiovascolari molto diffuse come l’infarto del miocardio o lo scompenso cardiaco».

    La scoperta è frutto di un grosso lavoro di squadra: oltre al team di Schwartz a Pavia, di cui fa parte Lia Crotti prima autrice del lavoro, hanno collaborato i ricercatori sudafricani guidati da Paul Brink dell’Università di Stellenbosch e Al George della Vanderbilt University di Nashville (Usa).

    * Lia Crotti, Maria Cristina Monti, Roberto Insolia, Anna Peljto, Althea Goosen, Paul A. Brink, David A. Greenberg, Peter J. Schwartz, Alfred L. George, “NOS1AP Is a Genetic Modifier of the Long-QT Syndrome”. Circulation, 2009; DOI: 10.1161/CIRCULATIONAHA.109.879643

  • Nasce il portale del precariato


    Milano – Nasce Precariato Net il portale dedicato al mondo del lavoro dove i protagonisti (imprese, lavoratori, disoccupati, studenti) discutono i temi di maggiore attualità.
    Si tratta di un area web interattiva volta a creare azioni di comunicazione tra diverse tipologie di utenza, e sviluppare temi relativi alla formazione e al lavoro, anche al fine di permettere la condivisione di esperienze, competenze, ed informazioni.
    L’utilizzo del portale é stato previsto per studenti delle scuole superiori e universitari prossimi all’ingresso nel mercato del lavoro, per chi è alla ricerca di un’occupazione o che ha perso il proprio lavoro, per lavoratori in cerca di migliori opportunità professionali o di carriera, per imprese che desiderano entrare in contatto con giovani brillanti e seri professionisti.
    La struttura del portale prevede diverse aree, autonome ma interagenti, ognuna rivolta a specifiche fasce di utenza, il cui accesso può avvenire liberamente o previa registrazione. Le aree sono:
    1) Stage – i migliori percorsi formativi
    2) Lavoro – tante opportunità professionali
    3) Documenti – guide, contratti, e informazioni utili
    4) Aziende – una vetrina per le imprese che assumono
    5) Forum – dove discutere i temi di maggiore attualità
    6) Chat – per comunicare velocemente con tanti amici
    L’obiettivo é quello di creare uno strumento di tipo interattivo ed offrire la possibilità di fornire informazioni di riferimento ed una modalità innovativa di comunicazione ed interazione.
    In quest’ottica, quindi, il portale non si configura soltanto come un servizio ma si caratterizza come strumento di lavoro collaborativo dove tutti i protagonisti possono reperire informazioni e dialogare.

  • Stress lavorativo, sesso e cibo


    Affaticamento e calo del desiderio sessuale sono i primi e più diffusi sintomi che si manifestano sul nascere di una patologia legata allo stress lavorativo. Ricorrono molto spesso anche i cosiddetti comportamenti compensatori, la tendenza cioè a gratificarsi più del necessario con cibi grassi o con assunzione di alcool abbondante e di scarsa qualità.
    Questi i risultati della ricerca del Centro Specialistico FerrariSinibaldi sui nuovi bisogni delle persone che si rivolgono al loro Centro Clinico per un consulto e su un ampio campione di dipendenti di piccole e grandi aziende.
    Dalla ricerca emerge chiaramente come lo stress lavoro correlato ad alti livelli e prolungato
    nel tempo favorisca un generale abbassamento delle energie fisiche e una marcata difficoltà nei tempi di recupero fisiologici. Di conseguenza si spiega il senso generale di affaticamento e i calo di desiderio sessuale, sostenuto anche dalla perdita di motivazione e senso del piacere. Talvolta si assiste a comportamenti sessuali inusuali, rari nella frequenza ma caratterizzati dalla ricerca di situazioni nuove e fortemente emotive, dimostrando il bisogno di riappropriarsi di maggior controllo e di sensazioni appaganti al di fuori della quotidianità.
    Per comprendere bene il fenomeno è necessario considerare lo stress lavorativo non come lo stress derivante dal normale adattamento alle richieste quotidiane di performance lavorative, ma focalizzando la proprio attenzione sui quegli ambienti ricchi di fattori di rischio stress in cui non vengono attuate modalità di prevenzione adeguate e concessi tempi di recupero fisiologici per il nostro organismo e la nostra mente.

  • Doctormag in inglese


    Doctormag, il primo magazine italiano di Medicina, consultabile gratuitamente sia on-line che in versione pdf (www.doctmag.com), dal 22 settembre è disponibile anche in lingua inglese. Questo permetterà al giornale di acquisire una rilevanza internazionale ed accrescere la sua fruibilità e diffusione.

    Inoltre, grazie al suo format innovativo e alla accattivante veste grafica, Doctor Mag intende proporsi non solo come organo di informazione e divulgazione scientifica per i professionisti del settore, ma anche come punto di riferimento per tutti coloro che, da “non addetti ai lavori” vogliono avvicinarsi al mondo della Medicina.

    Oltre alle classiche sezioni riservate ai principali settori della Medicina, è presente un ricco archivio di esclusive video-interviste dedicate alle più attuali e interessanti tematiche in ambito Medico-Sanitario.

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