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  • In esposizione alla Milano Art Gallery José Van Roy Dalì, figlio del mentore del Surrealismo Salvador Dalì, con l’organizzazione del manager Salvo Nug

    La storica “Milano Art Gallery” in via Alessi 11 a Milano, ospita un evento di forte risonanza mediatica accogliendo la mostra pittorica “La verità surreale” di José Van Roy Dalì figlio dell’esimio mentore del Surrealismo Salvador Dalì, organizzata dal noto manager produttore Salvo Nugnes. L’esposizione si terrà dall’11 al 26 maggio 2014, con vernissage inaugurale in data domenica 11 maggio alle ore 18.00. Nell’occasione speciale verrà celebrato l’anniversario dei 110 anni dalla nascita del grande Maestro catalano.

    José Dalì ha un percorso esistenziale intenso e ha sempre saputo portare con consapevole responsabilità e coerenza il suo famoso cognome, dimostrando doti innate di autentica genialità e sviluppando una propria ricerca stilistica personalizzata e innovativa. E’ uno degli artisti di spicco più interessanti del panorama contemporaneo, ma ha scelto di vivere la sua dimensione artistica e professionale con estrema riservatezza, privilegiando la vita familiare e privata. Il suo prorompente DNA ispiratore lo ha stimolato a cimentarsi attraverso ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, dalla poesia alla scrittura narrativa, dall’incisione all’arte orafa.

    Sul periodo dell’infanzia vissuto in Italia racconta “Mia madre era ebrea e allo scoppio della guerra i miei dovettero rifugiarsi negli Stati Uniti. Prima di salire sul transatlantico incontrarono a Mentone la famiglia veronese Rossi, alla quale mi affidarono e con la quale ho vissuto a lungo. Considero la mia infanzia felice a Verona un magnifico regalo del destino e sono immensamente riconoscente ai miei tutori adottivi anche per il fatto di avermi sempre supportato. I miei genitori vennero spesso a trovarmi“.

    Emerge tutto il suo carismatico eclettismo nella significativa frase da lui pronunciata, quando parodiando l’affermazione paterna “La differenza tra un pazzo e me, è che io non sono pazzo” dichiara con ironica provocazione, che “l’arte è anche follia. La differenza sostanziale tra gli altri pazzi e me, è che io lo sono davvero e consapevolmente“.

  • Dal 15 al 22 marzo, a Palazzo Margutta, un’antologica rende omaggio a Dino Piazza, esponente di spicco della “Scuola romana”

    Roma, 6 marzo 2014 – Dal 15 al 22 marzo, la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) una mostra antologica dal titolo “Disegni e pitture di Dino Piazza. 1940 – 1953” dedicata a Dino Piazza (1899-1953), personalità artistica tanto eccezionale quanto affascinante, dotata di una straordinaria capacità tecnica, ma soprattutto “narratore dal temperamento avventuroso, curioso e, allo stesso tempo, incontentabile”, come ricorda Ugo Moretti, che di lui dice “è il più stupefacente risultato di una serie di incroci, innesti e contaminazioni, il più curioso prodotto di una selezione eclettica che si possa trovare nei dintorni di Villa Strohl-Fern”.

    Capace di avvicinarsi alle cose e alle persone con la partecipazione affettuosa della loro realtà e, allo stesso tempo, con la lucidità fatale di un clinico, Piazza è dotato di una curiosità intellettuale e di un’autentica vocazione pittorica sulla quale lasciano traccia l’arte di Matisse, Van Gogh ma anche Picasso, Morandi, Cacciagrossi e il Monachesi del periodo più fauve e che va oltre la tela, trovando sfogo nell’apertura verso linguaggi diversi: nelle tempere, che riverberano il mondo perduto di Cezanne e di Proust, come nell’acquarello; nel disegno a china come nella fotografia.

    Artista estremamente eclettico, questo pittore geniale e sensibile sembra trarre spunto da un’infinita varietà di tematiche per arrivare alla creazione di uno stile personale e originale che esce dagli schemi tradizionali. Capace di scandagliare senza remore né timori l’animo umano, che diventa protagonista assoluto del suo percorso, Dino Piazza realizza una pittura che è, allo stesso tempo, narrazione di un’indagine paziente ed elaborata e risultato di una ricerca artistica millimetrata e ricca di sperimentazioni che parte dallo schizzo e dal disegno per arrivare all’acquerello, al ritratto, al paesaggio, alle forme astratte.

    Ora decorativo, ora lirico, ora viaggiatore nel mondo delle sensazioni, ora ironico, egli anatomizza la realtà travalicandone i limiti oggettivi: non si limita, infatti, a fissare materialmente sulla tela l’attimo compositivo, ma lo fa diventare testimonianza di come la vita possa assumere significati essenziali se misurata e valutata nei suoi contenuti interiori.

    A curare l’esposizione, che ripercorre i tre periodi pittorici dell’artista, così come le tre fasi significative della sua vita e della sua opera, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che da anni propone, nella sede espositiva di Via Margutta, Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo. L’allestimento della mostra è stato, invece, curato dal gallerista Adriano Chiusuri.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 15 marzo 2014 dalle 18.30 alle 21.30.

    Nell’esposizione con la quale la famiglia ha scelto di rendergli omaggio un’ampia raccolta di opere pittoriche caratterizzate dal senso del colore, reso ancora più acuto dai toni discreti della sua tavolozza, da un’originale ed elegante immaginazione della forma, dal potere di evocare e aprire nel piano dello spazio trasparenze e profondità. Tutti elementi, questi, che contribuiscono a rendere oggi l’opera di Piazza ancora viva, fremente e capace di conservare il proprio slancio e la propria intenzione. Realizzati con tecniche diverse e spesso miste, compresi oli su tela, disegni a china, bozzetti e acquerelli che ritraggono composizioni figurative e floreali, ritratti o semplici figure isolate, che siano mendicanti, zingari, baiadere o arlecchini, questi lavori offrono al pubblico la possibilità di ammirare uno spaccato importante della vasta e ricca attività di quest’esponente di spicco della scuola romana generando un percorso che dagli esordi arriva fino alla piena maturità artistica e testimonia la crescita stilistica del pittore.

    Figlio di famiglia mista, padre ebreo e madre cattolica, David Italo Piazza nasce a Roma nel 1899. Le possibilità economiche dei genitori gli consentono di studiare e di laurearsi, dopo la conclusione degli eventi bellici, in ingegneria edile. Nella guerra del 1915-1918 milita nell’arma degli Alpini: dell’esperienza riporterà toccante testimonianza in un esteso diario di guerra, sua unica opera letteraria, che ne preannuncia la personalità pittorica. Dopo la laurea e il matrimonio con Natalina Luzi, da cui nasce la figlia Elena, si trasferisce a Milano e lì esercita fino al 1924 la professione di ingegnere edile. Rientra nella Roma neorealista dell’immediato dopoguerra e la sua casa diventa meta di molti artisti e intellettuali: i pittori Savelli, Avenali, Minei e Guttuso, gli scultori Daini, Petrone, Peikof, i letterati Moravia, Flaiano, Moretti, Silvana Giorgetti, il poeta Lorenzo Ercole Lanza di Trabia, la critica d’arte Lorenza Trucchi, i giornalisti Jolena Baldini (Berenice), Antonio Bonavita, i cineasti Roberto Rossellini, lattrice Ione Salinas e il marito Antonio Musu, produttore. Intanto, a partire dagli anni ’30, si dedica alla fotografia, che gli permette una ricerca appassionata e indagatrice della realtà. Questi scatti, quadri già di per sé, colpiranno l’amico pittore Marino Mazzacurati, che, intuendone le grandi capacità e la sottile sensibilità, incoraggerà Piazza, assieme ad altri artisti amici, tra cui lo scultore ungherese Amerigo Tot, a dedicarsi alla pittura. Pur sopperendo al padre nell’attività di famiglia, Piazza inizia a dipingere assiduamente e segue con attenzione la pittura italiana e straniera contemporanea, lasciandosi ispirare, fra gli altri, da Van Gogh, di cui lo attrae la forza del colore, Matisse, che influenza soprattutto i suoi ritratti a olio, Gauguin, Cézanne, Modigliani, Klee, Kandisky e Marc. A segnare simbolicamente il debutto pittorico sarà un suo autoritratto del 1939 a cui seguiranno altri ritratti: in questi l’espressione interna della personalità viene delineata attraverso varie sperimentazioni stilistiche e tecniche ed è forte l’influsso e la fascinazione di grandi maestri del passato. Nel 1941 Dino Piazza partecipa a una collettiva a Viareggio. In questa fase la ricerca è indirizzata alla rappresentazione di figure, spesso donne, o interni in cui spicca l’influenza cezanniana. Immediatamente dopo iniziano lo studio e la rappresentazione del nudo femminile. Emerge così la figura della “donna-fiore” o della “baiadera” a cui darà evoluzione nel corso della sua pittura, mentre oggetti e forme perdono peso rimanendo sospesi in uno spazio etereo. La svolta astratta, verso il 1948, l’artista la compie come necessità di proseguimento e continuazione rispetto al suo cammino stilistico. L’uso dei toni freddi, dei colori “lunari” accentuano il carattere metafisico, irreale dei soggetti presenti nelle sue tele, e la narrazione prosegue su un terreno che reinventa la realtà ma che non ne è via di fuga. Tra il 1948 e il 1953, anno della sua morte, Piazza partecipa a poche esposizioni pubbliche (la personale alla galleria La Margherita del 1948 e due quadriennali, quella del 1948 e quella del 1951), ma lavora intensamente e verifica i sistemi espressivi tradizionali e d’avanguardia saggiati in funzione del rapporto con la cruda realtà con cui aveva dovuto confrontarsi all’indomani del secondo conflitto mondiale. Incoraggiate dai giudizi espressi a seguito di una personale postuma, moglie e figlia decidono di far conoscere meglio la sua arte. Nel 1969 la giuria della Quinta Biennale dell’Umorismo nell’Arte, al termine di una mostra rievocativa, assegna all’artista un diploma d’onore e una medaglia d’oro alla memoria evidenziando, come aveva già notato anche Mario Rivosecchi, la presenza nella sua pittura di una forte vena umoristica che gli consentiva di relazionarsi con gli altri e con le vicende che lo circondavano e lo rendeva libero di esprimere quello che sentiva o ironizzare su sistemi borghesi troppo rigidi.

    Dell’artista rimangono fra le 250 e le 300 opere, alcune delle quali conservate in collezioni pubbliche.

    Di lui hanno detto: “Sulle tele di quest’uomo è passata, lasciando tracce evidenti e non taciute, anzi coraggiosamente denunciate, l’arte rivoluzionaria di Matisse e di Van Gogh: ma i risultati si avvicinano piuttosto (volendo scegliere tra i nostri pittori) ai quadri di Monachesi del periodo più “fauve” e di questi hanno la violenza coloristica, il distacco dalla preoccupazione formale, la pennellata intera, e decisa; ma insieme si differenziano da quella maniera per una certa ironia mondana che lo spinge a far sorridere le sue modelle emerse dalle matasse dei colori puri come indicazioni allusive e caricaturali. Anche i rari paesaggi, tracciati con voluto fare sprezzante, sembrano frammenti d’un mondo goduto in fretta, portati via dalla velocità della vita moderna. Mondo non ancora risolto in un gusto personale, nella preoccupazione di aggiornarsi troppo rapidamente lasciando indietro, senza avvedersene, una propria visione”. (Valerio Mariani)

    “Figuratevi un personaggio di Strindberg che sia stato a scuola da un fachiro, ambientatelo in un grattacielo di vetro, nutritelo di Heine e di Voltaire, laureatelo in ingegneria e fatelo soffrire perennemente di ulcera duodenale. Avete nella sua complessità il pittore Dino Piazza. Che è il più stupefacente risultato di una serie di incroci, innesti e contaminazioni, il più curioso prodotto di una selezione eclettica che si possa trovare nei dintorni di Villa Strohl-Fern. Alto, magro, astenico, con un volto da protagonista segnato da migliaia di pensieri, sorrisi ed amarezze. Elegante nel gestire clownesco, col passo pesante di Atlante che regge il mondo sul groppone. Si diverte a vedersi vivere, a veder vivere gli altri, ma nessuno conosce la sua vita, quella che è sotto le rughe, dietro i suoi piccoli occhi di elefante in sofferenza. Forse i suoi quadri lo conoscono meglio, le sue tempere che riverberano il mondo perduto di Cezanne e di Proust, il mondo della sua infanzia. Forse Piazza è morto da bambino, ma nessuno se ne è accorto e lui ha continuato a camminare, a dipingere, a sorridere. Il sorriso di Piazza è una cosa crudele, iperborea. Con quel sorriso egli domina la giungla dei fatti e dei drammi umani come un pachiderma ironico, un Tabù. E i suoi quadri sorridono nella stessa maniera.” (Ugo Moretti)

    “Il travaglio creativo di Dino Piazza non si limita a fissare materialmente sulla tela l’occasione di un attimo meramente compositivo, ma va oltre, sino a diventare testimonianza di come la vita possa assumere essenziale significato se misurata e valutata nei suoi contenuti interiori. E l’arte è tale quando travalica i limiti crudamente oggettivi, quando scandaglia, anatomizza la realtà per tradursi in una nuova realtà o meglio in una realtà riscoperta. Proprio in questo senso ha operato Dino Piazza: scoprendo, attraverso i suoi registri cromatici, l’illeggibilità di una consistenza oggettiva e ricavando da un’apparente squallida rappresentazione i motivi di un’elevata poeticità e gli elementi di un dramma consumato nel più frenato dolore. E se qualche volta egli è sceso all’ironia, ha lasciato sempre affiorare le sottili venature della tristezza quasi a conservare una sua spirituale e sofferta partecipazione alla vita. Negli impasti regolati dai toni discreti della sua tavolozza (dove peraltro le accensioni bruciano pur sempre in una controllata castigatezza), Dino Piazza è riuscito a materializzare la profondità dei sentimenti umani in un’orchestrazione vibrata e conclusiva, mirando al valore assoluto della forma nella quale il gesto pittorico si è mantenuto vivo e durevole anche per quel contenuto di illimitata essenziale disperata umanità. Nell’operare di Dino Piazza non esistono, direi, fratture né contrasti perché gli sviluppi ascendono per gradi e arrivano pienamente a una salda coerenza stilistica. Gli assunti formali si orientano decisamente verso un’estetica espressionistica, ma ridimensionata in vibrazioni più pensate, controllate – non marcate e angosciose, quindi – miranti comunque a risolvere una condizione spirituale secondo stabilite intenzioni e concetti lungamente maturati. Sugli esempi anche della cultura francese tardo-impressionistica, Dino Piazza affina il suo temperamento, tenendo presente la «purificata e essenziale poetica di Matisse», ma non disdegna di guardare a Modigliani: questi continui ripensamenti, curati in un clima di calibrata osservazione, corroborano la sua sensibilità. La sua singolarità creativa, ricca di emozioni fin troppo spontanee che pare nascano da un suggerimento naif, esce invece da un rigore mentale, oltre che dal cuore, si fa sostanza pittorica e vive naturalmente, senza supporti tecnicistici; e la ricerca è millimetrata, quasi inavvertibile; il respiro, sempre ampio. Così è nata la pittura di Dino Piazza; nei fermenti più vitali di una civiltà pittorica particolarmente europea, coi propositi di un linguaggio soprattutto aderente agli stimoli urgenti di una ricerca non soltanto legata ai valori della pittura.” (Carlo Giacomozzi)

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra personale: Mostra antologica di Dino Piazza

    Vernissage cocktail sabato 15 marzo 2014, ore 18.30 – 21.30.

    La mostra si protrarrà fino al 22 marzo 2014: dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (aperto domenica pomeriggio – chiuso lunedì mattina).

  • “Atmosfere contemporanee”: dal 15 al 22 febbraio, a Palazzo Margutta, sei artisti si raccontano

    Roma, 4 febbraio 2014 – Da sabato 15 febbraio Il Mondo dell’Arte presenta nella storica sede di Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) la mostra dal titolo “Atmosfere contemporanee”, in programma fino al 22 febbraio prossimo (ingresso gratuito).

    Esprimere sé stesso e il proprio talento, raccontare la propria visione del mondo e condividere con il pubblico le proprie emozioni attraverso l’utilizzo di tecniche e tematiche differenti, linguaggi unici e diversi tra loro ma capaci di riprodurre un’atmosfera che, agli occhi dello spettatore, assume comunque una valenza contemporanea. E’ questo il fil-rouge che anima il piacevole scambio artistico al quale prendono parte con i propri lavori sei artisti: Cristina Basso, Arianna Cox, Giancarlo de Gennaro, Angelo Fois, Laura Piccininni e Roberto Salvatori.

    La mostra – che è uno degli appuntamenti più attesi nel calendario della nota galleria romana – punta, oltre che a sviluppare come sempre la capacità critica dello spettatore, indispensabile per consentirgli di riconoscere le peculiarità di ciascun artista e apprezzarne le differenze, anche ad azzerare qualsiasi “distanza” tra pubblico e i pittori in esposizione fino a creare un ponte tra questi due soggetti.

    Una a fianco all’altra, differenti eppure perfettamente amalgamate tra di loro, trovano così spazio tele, dai colori molti intensi o decisamente più tenui ma sempre caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica, che generano in chi le osserva emozioni uniche, talvolta a metà strada tra suggestioni oniriche e colorati tuffi nella memoria ma comunque capaci di dar vita a composizioni armoniche che evocano un vigore espressivo di grande suggestione e spingono lo spettatore in un interminabile viaggio all’interno dell’animo umano.

    A selezionare i pittori e organizzare l’esposizione il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’Arte”, che, da anni, propone nella sede espositiva di Via Margutta Maestri che hanno portato l’arte italiana nel mondo.

    “Assolutamente diversi i generi in mostra: dall’arte iperrealista e astratta a quella che ripropone un surrealismo fiabesco, in cui l’uso del colore, talvolta forte, riesce ad accendere l’immaginazione dell’osservatore, o ancora un mondo poetico nutrito di una magia sospesa in uno spazio quotidiano familiare e privato”, ha detto il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico de Il Mondo dell’Arte e Presidente dell’Associazione Margutta Arte.

    “In quest’esposizione – ha poi precisato il gallerista Remo Panacchia – abbiamo cercato di mettere in evidenza le differenze stilistiche e tematiche di artisti, di provenienza, non soltanto formativa e culturale, assolutamente diversa. Così facendo siamo riusciti, a mio avviso, a presentare visioni differenti della realtà da cui prendono forma lavori che, seppur eterogenei, sono ugualmente coinvolgenti”.

    L’allestimento della mostra è stata curata dal gallerista Adriano Chiusuri. L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 15 febbraio 2014 dalle 18.30 alle 22.00.

    Cristina Basso: nasce a Savona nel 1960. Appassionata di pittura e poesia fin da bambina, nel 1981 apre a Celle Ligure (Sv) un laboratorio di artigianato artistico, che si occupa della lavorazione della ceramica e del vetro a mosaico e fuso. Con il laboratorio prende parte a numerose mostre in località diverse tra cui Savona, Genova, Firenze, Milano e Lugano. Alcuni suoi pezzi sono presenti in collezioni in Italia, Francia, Svizzera, America e Africa. Da alcuni anni si dedica esclusivamente alla pittura, soprattutto a olio, e alla poesia. Attualmente vive a Roma.

    Arianna Cox: nasce a Parma nel 1975. Studia disegno e pittura affiancata anche dallo zio materno, pittore professionista, il cui studio diventa per lei il più bel parco giochi che possa esistere. Questo vivere l’arte nel quotidiano fin dai primi anni di vita, la rende ricettiva e affascinata da ogni sua forma, a cominciare dalla scrittura, suo primo amore. La passione per la pittura arde sotto le braci di innumerevoli sperimentazioni. E’ proprio la morte dello zio a restituirle vivi i ricordi d’infanzia e a portarla a reinterpretare se stessa nella sola dimensione che meglio la rivela. Di sé dice: “L’Arte è una grande maestra di vita e io, come l’Apprendista Stregone, continuerò a sperimentare, sbagliare, capire”.

    Giancarlo de Gennaro: atleta prima, tecnico e dirigente sportivo poi, ha scoperto, nel tempo libero, fra gli altri, anche il piacere della matita e della china. Di una buona manualità nell’uso della prima si era reso conto già ai tempi del liceo scientifico, mentre la passione per la seconda l’ha scoperta attraverso i lavori di Remo Sagnotti, conosciuto personalmente e frequentato nel retrobottega del negozio di cornici che gestiva con i figli. Proprio da lui ha appreso, ventenne, l’arte della china e di lui si sente, avendone carpito direttamente i segreti, il successore. Attratto dal gioco delle ombre e delle luci, oltre che dall’impatto di queste sulle superfici, è affascinato anche da ciò che la matita può realizzare senza l’ausilio del colore. I suoi lavori pur nella loro specificità possono essere inseriti nel filone dell’iperrealismo, un genere di pittura basato sulla riproduzione di un soggetto fotografico.

    Angelo Fois: sardo, fin da bambino avverte la passione per l’arte e inizia a lavorare la creta e a tracciare i primi schizzi. A 16 anni si trasferisce a Roma, città che accresce ulteriormente la sua attività espressiva e la passione per i pennelli, che non abbandonerà neanche quando sarà chiamato ad assolvere agli obblighi militari legati alle vicende belliche in Spagna e Albania. Nel 1945 rispolvera la passione per la scultura e più tardi ricomincia a dipingere con costanza ed espone per la prima volta. Negli anni ’50 aderisce all’Associazione Artistica Internazionale. Frequenta poi l’Accademia di Belle Arti, perfeziona il suo sviluppo culturale in stretto contatto con gli artisti della “Scuola Romana” e ne coglie le peculiarità, in particolare il Tonalismo. Solidamente inserito nella cultura contemporanea, dai suoi dipinti emerge un personale mondo poetico nutrito di una magia sospesa in un’area quotidiana familiare e privata. Espone in diverse gallerie e sedi espositive non solo romane. Autore di talento, imposta la sua esistenza sulla costante ricerca della qualità e mai dal protagonismo o dal clamore del momento. Dagli anni ’60 in poi la pennellata di Fois si fa più vigorosa e tende a una sintesi plastica non estranea alla suggestione dell’informale. Riceve nel tempo diversi riconoscimenti ufficiali. Il suo nome è citato nei cataloghi generali di importanti collezioni pubbliche e private. Alcune sue opere sono custodite in spazi museali in Italia e all’estero.

    Laura Piccininni: nata a Molfetta (BA) nel 1964, si diploma in Scenografia all‘Accademia delle Belle Arti di Bari. Inizia a esporre dal 2007 in personali e collettive (a Molfetta, Giovinazzo, Genzano di Roma, Nemi, Marino, Roma, Milano e in Brasile, a Olinda). Autonomamente porta avanti una personale ricerca artistico-pittorica, sperimentando diverse tecniche: dall’acrilico all’olio e al collage su vari substrati (tela o corteccia d’albero), realizzando attraverso l’uso del colore il contatto emotivo con la realtà. Attualmente vive a Genzano di Roma e insegna Arte e Immagine. E’ stata inserita nell’annuario artisti contemporanei Il punto Arte 2009-2010-2011, nel catalogo on-line dell’Enciclopedia d’Arte Italiana 2010-2011.

    Roberto Salvatori: romano, classe 1962, vive e lavora nella capitale. Ha diverse passioni: dalla lettura allo sport, ma da sempre è affascinato dalla pittura, tanto che nel 2005 inizia la sua carriera da autodidatta. La necessità di esprimersi lo porta, attraverso un percorso in continua evoluzione, a seguire sia il filone della ritrattistica (con tecnica a olio), sia quello della paesaggistica (sempre con tecnica a olio) per finire con una più recente incursione nell’astrattismo per il quale utilizza colori acrilici con tecnica mista. Il suo carattere introspettivo gli fa prediligere volti offuscati dalla malinconia, dal ricordo, forse dal rimpianto. Ciò che più lo appassiona è il riuscire a catturare l’espressione di chi è intento a guardare qualcosa di impreciso, quel punto lontano che è poi, nella realtà, un frammento importante della propria vita. La stessa inquietudine traspare nei suoi paesaggi, uggiosi e malinconici, che non rappresenta in maniera fotografica ma dando voce, attraverso le cose, al suo personale stato d’animo. Nell’astratto ama catturare, utilizzando una tecnica mista, i colori della natura come l’acqua, il cielo, lo spazio, reinterpretandoli completamente.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra collettiva degli artisti: Cristina Basso, Arianna Cox, Giancarlo de Gennaro, Angelo Fois, Laura Piccininni e Roberto Salvatori.

    Vernissage cocktail sabato 15 febbraio 2014, ore 18.30 – 22.00.

    La mostra si protrarrà fino al 22 febbraio 2014: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (domenica pomeriggio aperto – lunedì mattina chiuso).

  • IL MONDO DELLE IMMAGINI DI ARS VENTUNO

    Venerdì 31 gennaio prossimo Ars Ventuno, il Centro delle arti di Correggio (ex Centro Danza e Teatro Correggio) oramai importantissimo referente per lo studio della danza, del teatro e delle arti visive per la provincia reggiana, organizza due iniziative destinate a dare voce alla potente creatività dei più giovani. Dalle 14.00 alle 16.00 prende l’avvio un Laboratorio di Pittura, scultura e writing tenuto da Mirco Incerti (pittura e scultura) e da Federico Brunetti (graffiti writing) e destinato agli allievi del Liceo Corso di Correggio: quattro mesi di formazione che aiutino i ragazzi a trovare un modo per esprimersi attraverso le arti visuali, il contatto con il colore e la materia, e che incanalino la naturale esigenza di trasgressione dei più giovani nelle enormi potenzialità del gesto artistico. Il tema scelto dagli studenti e dagli artisti è l’identità: ovvero come parlare di sè attraverso l’arte.

    Alle 20,30, infine, gli allievi del corso di fotografia di scena tenuto da Tiziano Ghidorsi presenteranno il loro lavoro di reprotage realizzato il 6 gennaio scorso in occasione della messa in scena di Emilia Galotti, con Pamela Villoresi e per la regia di Antonella Panini e altri scatti d’arte realizzati al Teatro Asioli di Correggio e nei set allestiti ad ARS Ventuno. “Ho voluto – ha dichiarato Ghidorsi – far sì che gli allievi amassero soprattutto il mondo del teatro. La parte tecnica ha assunto un ruolo marginale. Abbiamo affrontato assieme soprattutto un percorso di esperienza partecipando a sedute di Prova di diversi spettacoli teatrali.

    Una difficilissima tecnica fotografica in cui la tecnica viene messa a dura prova soprattutto dalla scarsa illuminazione. Per ottenere dei risultati ci vuole un grande amore per il teatro. Il miglior docente di questo corso è stata la signora Esperienza… Devo dire che i risultati sono veramente buoni e che i ragazzi hanno messo una grande passione in tutte le fasi del lavoro.”

  • “Ciclo”, una mostra fotografica e pittorica di Martha Iacono nello Studio Nadar

    Modica (RG) – Domenica 29 dicembre alle ore 19.00 nello spazio espositivo dello Studio fotografico Nadar (Corso Vittorio Emanuele 342, Modica Alta) sarà inaugurata la mostra fotografica e pittorica “Ciclo” di Martha Iacono.
    Il titolo allude, da un lato, al percorso di ricerca dell’autrice. «La mostra – spiega Martha Iacono – comprende alcune opere fotografiche e pittoriche realizzate tra il 2010 e il 2013. In questi anni la mia ricerca artistica ha insistito su due correnti del XX secolo, legate alla fotografia: l’iperrealismo e l’astrattismo. In “Ciclo” propongo un dialogo tra queste tre modalità comunicative ed espressive. Ma soprattutto “racconto” il mio viaggio attraverso l’arte, un ritorno al punto di partenza, arricchito da una nuova consapevolezza, da un bagaglio di nuove esperienze e conoscenze».

    Il titolo si riferisce anche al fatto che la sede della mostra si trova nei locali che una volta ospitavano lo studio fotografico dei genitori dell’artista e che ora Martha e il fratello Leonardo, film-maker e musicista, hanno adibito a studio, laboratorio e sala espositiva.
    «Lo Studio fotografico Nadar – continuano Martha e Leonardo Iacono – oltre a fornire servizi fotografici e audiovisivi, svolge un’attività di ricerca artistica volta alla produzione di cortometraggi, animazioni, pubblicazioni di racconti e fumetti e opere artistiche in genere, mettendo gli spazi espositivi a disposizione di artisti e professionisti per eventi, incontri, seminari e workshop. “Ciclo” è appunto il primo di una serie di eventi che saranno organizzati periodicamente nello Studio Nadar».
    Martha Iacono, modicana, “figlia d’arte”, ha studiato nelle Accademie di Bologna, Roma e Catania, conseguendo la laurea in Belle Arti. Ha appreso la tecnica della fotografia lavorando a fianco del padre e della madre nella gestione dello Studio fotografico Fift, ma la passione per la fotografia come arte le è stata trasmessa soprattutto dal fotografo Roberto Bossaglia, del quale ha seguito un corso di fotografia a Roma.
    La mostra resterà aperta fino al 12 gennaio e osserverà i seguenti orari: dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30; sabato e domenica aperta solo di pomeriggio.


    Info e contatti
    Studio Nadar
    Corso Vittorio Emanuele, 342 – Modica Alta
    Tel. 388 1453687
    Email: [email protected]
    Web: http://www.fotograforagusa.it/lo-studio.html

  • A venti anni dalla scomparsa, il mondo dell’arte rende omaggio a Novella Parigini con una mostra e altre iniziative dal 21 novembre a Palazzo Margutta

    Roma, 21 novembre 2013 – Da giovedì 21 novembre la Galleria “Il Mondo dell’Arte” ospita, in occasione dei venti anni dalla sua scomparsa, una retrospettiva dal titolo “Novella Parigini. Un mito preannunciato” e una serie di iniziative dedicate all’artista che ha segnato con la sua pittura la storia dell’arte contemporanea, rappresentando il secolo passato, ed è stata il simbolo della Dolce Vita.

    L’esposizione – a ingresso libero e in programma a Palazzo Margutta (Via Margutta, 55) fino al 30 novembre – racconta, attraverso un’ampia raccolta di opere realizzate durante una lunga esperienza artistica, la pittrice e permette di conoscere il costume e la cultura degli anni ‘50 e ’60 attraverso un intreccio quasi surreale tra i maggiori protagonisti di quei tempi.

    Accanto ai quadri di dimensioni diverse, sui quali campeggiano figure androgine e creature surreali a metà tra la donna e il gatto, ma anche paesaggi sognanti dalla natura lussureggiante e dolcissime Madonne velate, un video-testimonianza, in cui l’artista racconta sé stessa, la propria vita e il proprio pensiero, e una serie di gigantografie che riproducono alcune testate dell’epoca e le lettere nelle quali il Vate suggerisce il nome di Novella a Emilia, la madre dell’artista, affidandole anche le istruzioni di un infallibile talismano da lui regalatole.

    Nata a Chiusi da un’aristocratica famiglia senese, Novella cresce negli ambienti intellettuali parigini. Nella capitale francese, dove si trasferisce ancora giovanissima, frequenta l’Accademia delle Beaux Arts e vende i propri quadri in strada pur di riuscire a mantenersi in quella cultura internazionale fatta di personaggi del calibro di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, madre del movimento femminista, Jean Genet e il poeta Jean Cocteau, amico di Picasso, Matisse e Man Ray, che la formano come donna ricca di spirito e d’intelligenza. Conosce prima l’esistenzialismo, di cui diventerà ambasciatrice, e poi il surrealismo. Esuberante, disinvolta, assetata di vita, interprete di un pensiero libero, la Parigini, rientrata in Italia, diventa la protagonista indiscussa dell’arte romana, signora della “Dolce Vita” celebrata da Fellini. Nel suo studio, di Via Margutta, da lei eletta a palcoscenico delle sue avventure esistenziali e artistiche, passano le personalità dell’arte e del cinema di tutto il mondo: da Dalì a De Chirico, da Sartre a Cocteau e poi i grandi divi di casa nostra, come Sophia Loren e Vittorio Gassman, e le star internazionali Tyrone Power, Linda Christian, Ava Gardner, Marlon Brando e l’amica di sempre Ursula Andress. Fine conoscitrice del jet set internazionale, riesce a fare della mondanità un’arte nell’arte. Nel 1954 è a New York dove allestisce grandi mostre, ma a ospitare le sue esposizioni saranno presto diverse tra le più importanti città del mondo. I suoi lavori figurano in importanti collezioni e musei del mondo. Prima artista europea a esporre in Cina, riceve l’omaggio anche dalle poste francesi che le dedicano un francobollo.

    La sua tecnica, straordinaria nel dosaggio, nell’accordo cromatico, nella leggerezza e nella precisione del tratto, la sua rara maestria nel disegno non cessano di stupire. Ma è soprattutto una questione di contenuti, di ricchezza del mondo espressivo che determinano la costante fonte di fascino del suo temperamento intimistico, romantico, sognatore. Le figure femminili dai grandi occhi felini e gli zigomi pronunciati, che se riportate agli anni ’50 dimostrano l’incredibile modernità di questa pittrice, e i gatti, diventati nel tempo un suo alter ego, sono protagonisti inconfondibili di una contrapposizione tra edonismo ed etica formale, ma rimangono capaci di privilegiare l’espressione libera da qualsiasi legame politico o sentimentale per far emergere una nuova figura d’esempio all’impegno femminile.

    In omaggio a questo personaggio dallo straordinario talento e dalla profonda umanità, nota ai rotocalchi mondiali per le sue trasgressioni e i suoi eccessi, e indiscussa icona della libertà e dell’uguaglianza dei diritti della donna, per l’intera durata dell’esposizione ogni sera alle 19.00 attrici professioniste, coordinate da Virginia Barrett, promotrice del progetto “Donne d’amore”, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, reciteranno, a titolo di denuncia contro il femminicidio e i tanti gravi episodi di violenze rivolti contro le donne, poesie tratte dal libro Lorma, presentato da una prefazione di Vittorio Sgarbi, e scritto dal poeta vicentino Enrico Hullweck e monologhi su vari temi al femminile suggeriti da numerosi autori ed autrici. Profondamente affascinato dalla figura e dalla pittura della Parigini, Hullweck, che fin da giovane aveva iniziato a recarsi a Roma e a frequentare i dintorni di Via Margutta nella speranza di conoscere personalmente l’artista della Dolce Vita, le è sempre rimasto legato tanto che quest’amicizia virtuale, celebrata grazie a una mostra alla Basilica Palladiana, da lui fortemente voluta ai tempi in cui era primo cittadino di Vicenza, continua ancora oggi a ispirare diversi suoi testi, poesie, monologhi e altri scritti.

    La retrospettiva e tutte le altre iniziative a essa collegate vogliono essere il tributo con il quale Elvino Echeoni e Remo Panacchia, rispettivamente direttore artistico e gallerista de “Il Mondo dell’Arte”, unitamente a Benedetta Parigini, figlia dell’artista, rendono omaggio alla donna e alla pittrice, oltre all’indissolubile legame che con lei si è creato e che è stato celebrato anche nel libro firmato da Il Mondo dell’Arte “Novella Parigini. Un mito preannunciato”.

    “Quella di Novella Parigini – ha spiegato il Maestro Elvino Echeoni, direttore artistico de “Il Mondo dell’Arte” e Presidente dell’Associazione Margutta Arte – è una pittura profonda, fatta di una perfezione sottile da cui emerge con forza un mondo intimo che è, allo stesso tempo, estremamente ricco di emozioni e simboli personali ma anche capace di sottrarsi alla moda e all’effimero e rimanere fedele a un proprio universo di sentimenti, emozioni, sogni”.

    “La sua opera, nella costante evoluzione delle tecniche e dei moduli espressivi, ribadisce – conclude Echeoni – quella tensione emotiva che la caratterizza e che si è mantenuta valida malgrado il trascorrere del tempo”.

    L’organizzazione della mostra, realizzata con il contributo della Banca di Credito Cooperativo di Roma, è stata curata da Il Mondo dell’Arte.

    L’appuntamento per il vernissage è fissato per giovedì 21 novembre 2013 dalle 18.00 alle 22.00.

    Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) – Via Margutta, 55 Roma

    Mostra dell’artista: Novella Parigini.

    Vernissage cocktail giovedì 21 novembre 2013, ore 18.00 – 22.00.

    Lettura di poesie del poeta Enrico Hullweck e altri monologhi suggeriti da altri autori: venerdì 22, sabato 23 e domenica 24 novembre a partire dalle ore 19.00.

    La mostra si protrarrà fino al 30 novembre 2013: dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (lunedì mattina chiuso).

  • L’Arte mondiale della pittrice Luella Lulli: Oltre 100.000 visualizzazioni su YouTube.

    La pittrice romana Luella Lulli apre le porte della sua arte al mondo intero conquistando fin da subito la gente e riuscendo in soli tre mesi con un video Promo, su YouTube, a raggiungere le oltre 100.000 visualizzazioni. Il Video è stato prodotto dalla GMF Productions & Communications di Guido Maria Ferilli e Alessandro La Vela e dalla SprinGo Film con la regia affidata a Federico Mudoni.

    La pittrice è nata a Roma ma vive a Galatina in provincia di Lecce ormai da diversi anni. Da bambina quando la mamma la lasciava dalla nonna, la zia che era sarta la faceva sedere accanto a lei e le dava un foglio di carta ed una matita iniziandoa disegnare i visi.

    A scuola media preferiva fare i ritratti delle sue compagne piuttosto che copiare i disegni dal libro e il professore cedeva il suo posto sulla cattedra affinchè potesse disegnare tutta la classe. Fu proprio allora che Luella imparò la tecnica delle tempera, anche se già aveva sperimentato quella dell’olio e dell’acquarello per mezzo del padre che dipingeva per hobby.

    Anche la nonna paterna dipingeva e suo cugino Adolfo, che viveva a Parigi era un pittore che viveva vendendo quadri. Un giorno lui venne in Italia e vedendo i quadri della cugina disse che avrebbe potuto contare sul suo aiuto d’ora in avanti perchè, secondo lui, aveva il cosiddetto “occhio” del pittore.

    Ecco così che è nato il talento mondiale Luella Lulli. Dopo varie esperienza nella capitale artrivò la svolta della sua vita trasferendosi con il marito Roberto ed i suo tre figli, in una cittadina del Salento, Galatina, dove tuttora vive, lasciando i suoi genitori, i parenti e gli amici a Roma.

    Fu un trauma per la giovane pittrice che superò con l’aiuto della fede. Fece un cammino di fede e scrisse un libro nel quale racconto la sua esperienza. Si occupò anche in quel periodo di volontariato allontanandosi così dall’autocommiserazione. Aprì insieme al marito le porte della sua casa a tre infelici bambine che avevano problemi in famiglia evitando la loro permanenza in Istituto. Questo periodo costruì il bagaglio interiore della pittrice portandola a dipingere molti quadri di tipo religioso: Uno su tutti, proprio in quel periodo, che adesso si trova sulla parete di una Chiesa di minervino di Lecce e fa bella mostra di se, con i dodici personaggi di una coloratissima Pentecoste.

    Dal 1996 al 1998 Iniziarono le mostre dei suoi quadri in vari circoli tra i quali il circolo culturale “Raggio Verde” di Lecce, presso il quale presentò una personale intitolata “Tetti di Roma” e partecipò ad alcune collettive presso il gruppo di impegno culturale “Il Cenacolo” che ogni anno bandiva il concorso Nazionale di Poesia e Pittura “ Trofeo Città di Lecce”. Fu un periodo in cui dipinse molti paesaggi locali e partecipò a due estemporanee nel periodo estivo, una a Nardò ed una a Carmiano, poi una collettiva nel 97 nell’Abazia di S. Maria a cerrate ed un altra a Zollino.

    Nel 2011 conobbe, uno dei pittori di Via Margutta, Paolo Veneziani, un grande artista stimato e conosciuto che aveva viaggiato in tutto il mondo e che aveva un’atelier a Pescocostanzo meta estiva della pittrice Luella Lulli per tanti anni. Quando il pittore vide i quadri di Luella rimase colpito esprimendo il suo stupore e ammirazione. Così ha detto Luella: “Può o non può piacere la mia pittura, io non devo pensare a tutti i motivi che mi bloccano ma uscire, esprimere, cantare con i colori, le mie sensazioni e i miei sentimenti, usando le risorse e le capacità che ho accumulato negli anni, ignorando i fattori negativi , come quello di non aver frequentato una scuola. La vicinanza di altri artisti , che per combinazione entrarono nella nostra vita in quei tempi, mi convinse che l’arte non dipende dalla scuola e che la perfezione tecnica non ne fa parte.

    L’arte è quel dono che dà la possibilità di esprimere , senza parole, emozioni e pensieri a chi vi si pone davanti con semplicità. Anche un bambino può cogliere un respiro d’arte, che sia musica, pittura, scrittura. Tutti possono dirmi: Non mi piace , nessuno può dirmi: Non sei un’artista!, parole che udii ad uno stage di musica indetto a Treviso per giovani cantanti in erba, al quale partecipai e attinsi con gioia parole di incoraggiamento anche per me, che accompagnavo mia nipote appassionata di musica leggera”.

    Nel 2013 dopo l’incontro con il Maestro Guido Maria Ferilli, amico e autore di una delle canzoni più famose al mondo “Un amore così grande” e con il Maestro Alessandro La Vela, produttore e promoter per artisti hanno permesso alla pittrice di proiettare la sua arte nel mondo, grazie alla società GMF Productions & Communications, e accrescendo le richieste dell’artista per mostre in gallerie mondiali come New York, Los Angeles e altri paesi del globo.

    I suoi famosissimi quadri religiosi e quelli dedicati alla città di Roma vanno letteralmente a ruba negli States.

    Particolare attenzione è da dedicare ad un suo ultimo lavoro, ” La “Sua” Papamobile” dove l’Artista è riuscita a rappresentare la grande umiltà di Papa Francesco rappresentandolo a cavallo di un somarello in mezzo alla gente.

    Tanti auguri a Luella e che la sua arte continui sempre più a raggiungere ogni parte del mondo emozionando i cuori della gente.

  • “Persone che continuavano a venire alle 23,00, ininterrottamente dalle 19,00”; é successo stasera al Laboratorio Artistico Maclis, a Napoli

    Napoli 15 Giugno 2013 – A Napoli la pittura non è morta, è viva piu’ che mai e sopravvive, vincente, alle mode di stagione. Grande successo di pubblico al vernissage della mostra collettiva “That’s amore”, curata dall’ instancabile Valeria Ferronetti e presentata al laboratorio Artistico Maclis di Monica Palumbo, emergente gallerista napoletana.

    Ad accogliere i visitatori, Ciro D’ Alessio, Antonio Conte e Giovanni Manzo, i tre artisti che hanno condiviso la loro personale visione della citta’ di Napoli; in una serata dove, finalmente, si e’ parlato d’arte, di pittura, di nuove iniziative, tese a coinvolgere l’ attento pubblico napoletano.

    “Credevamo in una buona affluenza di visitatori, ma la realta’ ha superato le aspettative; succede raramente che un vernissage si protragga fino alle 23,00” dice la curatrice Valeria Ferronetti

    “Abbiamo ospitato, poco tempo fa, la prestigiosa collezione di Salvatore Emblema; con tali iniziative il Laboratorio Artistico Maclis vuole essere un centro importante di sviluppo artistico ed un punto di incontro per gli appassionati d’ arte a Napoli”. Abbiamo accolto, con convinzione, i tre artisti, protagonisti del progetto “That’s amore”, e siamo stati piacevolmente colpiti dall’ entusiasmo mostrato, dai visitatori, al vernissage” aggiunge la direttrice Monica Palumbo.

    Giovanni Manzo e’ presente nel progetto, a cura di Valeria ferronetti, con cinque lavori, dei quali e’ da segnalare uno splendido olio su tela ( 140 x 160 cm.), in bianco e nero, del 2008, raffigurante Piazza Municipio e la collina di San Martino, vista dalla Stazione Marittima di Napoli.

    La mostra e’ visitabile, su prenotazione, fino al 24 Giugno

    Laboratorio Artistico Maclis – Via S. Pasquale a Chiaia 10, Napoli – 081 7648116
    [email protected]
    www.maclis.it


    Si ricorda che dal 4 Luglio al 17 Luglio, tale mostra sara’ visibile al Castel’ dell’ Ovo a Napoli

    ETRA – Valeria Ferronetti – [email protected] – 331 6029838
    Facebook : E T R A – Valeria Polly Ferronetti –
    http://etra-valeriapollyferronetti.tumblr.com/
    Giovanni Manzo e’ rappresentato a Napoli da Ester Chianelli 3395965176 [email protected]

  • I quadri di Giovanni Manzo al Laboratorio Artistico Maclis di Napoli

    Venerdi’ 14 Giugno 2013, alle ore 19,00, e fino al 17 Luglio, avrà’ luogo, negli spazi del Maclis (Via San Pasquale a Chiaia10, Napoli), con il patrocinio morale del Comune di Napoli, la collettiva di pittura “That’ s Amore” a cura di Valeria Ferronetti.

    Gli artisti Ciro D’ Alessio, Antonio Conte e Giovanni Manzo, esporranno alcuni lavori nell’ ambito del progetto artistico, che li vedrà protagonisti, in contemporanea, al Maclis e nelle sale storiche del Castel dell’ Ovo, a Napoli, nel mese di Luglio.

    Il Laboratorio Artistico Maclis, gestito e diretto da Monica Palumbo, aprirà’ i suoi spazi ai tre giovani artisti napoletani, interpreti di tre differenti modi di dipingere e di intendere colori e forme della propria città.

    “Attimi rubati, scorci di vita cittadina, immagini di barche, pescatori, giochi di bambini, visioni notturne, suggestioni, emozioni, l’incanto di un territorio restituito alla sua città, ai suoi cittadini, questo e molto altro nella mostra “That’s Amore” dice la curatrice Valeria Ferronetti

    G.Manzo “ Da dicembre 2012 a Luglio 2013, sono quattro gli appuntamenti artistici che mi hanno visto protagonista a Napoli ( Frammenti Home Gallery, Al Ciliegina Lifestyle Hotel, Laboratorio Artistico Maclis, Castel dell’ Ovo). Il progetto That’s Amore è un occasione importante per mostrare i miei lavori e ho accolto con sincero piacere l’ invito di Valeria Ferronetti; inoltre incontro , nuovamente, due amici e valenti artisti, Ciro ed Antonio, con i quali ho iniziato la mia carriera artistica. Dopo anni di lavoro, in Europa ed in giro per l’ Italia, ricomincio da dove ho iniziato, Napoli. Un nuovo punto di partenza, che affronto con estrema umilta’ ed entusiasmo, al fine di catturare l’ attenzione del pubblico napoletano e sfatare il falso mito “nemo profeta in patria”.

    ETRA – Valeria Ferronetti – [email protected] – 331 6029838
    Facebook : E T R A – Valeria Polly Ferronetti –
    http://etra-valeriapollyferronetti.tumblr.com/
    Laboratorio Artistico Maclis – Via S. Pasquale a Chiaia 10, Napoli – 081 7648116 –
    [email protected]
    www.maclis.it

    Giovanni Manzo e’ rappresentato a Napoli da Ester Chianelli 3395965176 [email protected]

  • Le opere di Giovanni Manzo in mostra a Place des Vosges

    Napoli 7 Giugno 2013- Quattro oli su tela raffiguranti Marrakesh, Parigi, Venezia e Napoli saranno in esposizione nelle due sedi (20, Places des Vosges e 4,ruedu Pas dela Mule) della Galleria Artima a Parigi.

    Come nasce la collaborazione con questa storica ed importante galleria parigina?

    G.Manzo– “é da ottobre 2008 che, regolarmente, ogni anno, sono a Parigi per partecipare a fiere d’ arte e a competere nel difficilissimo mercato francese, o meglio parigino. Ho un ricordo indelebile degli anni passati al Carousel du Louvre ad Art Shopping (fiera d’ arte contemporanea per artisti emergenti, che si svolge due volte l’ anno) dove entrai in contatto con Editions Braun (Casa editrice specializzata in stampe d’ arte) che tutt’ oggi detiene i diritti di alcune immagini di miei quadri; fino ad approdare alla Bastiglia, dove si svolge la piu’ grande fiera dell’ arte in Europa, con piu’ di 900 artisti partecipanti e relativi stands: una vera e propria battaglia all’ ultimo sangue, attuale scena artistica emergente francese. Non dimentico “Chatou” a nord di Parigi o “Frenchement Art” nella bellissima Villafranche sur mer. Insomma sono stati anni bellissimi, di duro lavoro, sacrifici, lunghissimi viaggi ed amicizie che ancora oggi coltivo. Fu nel 2011 che conobbi, tra i tanti galleristi che visitarono il mio stand, un signore alto e gentile (Nicolas Waltman) che, alla fine del dialogo, mi diede il suo biglietto da visita, rivelandosi il titolare di Galleria Artima.Il resto e’ storia recente”

    Cosa ti aspetti da questa collaborazione ?

    G.Manzo- Spero, prima di tutto, che la mia tecnica pittorica coivolga i collezionisti della galleria; e confido in una collaborazione lunga e duratura, al fine di ottenere un punto importante per la distribuzione dei miei dipinti a Parigi, citta’ che considero centro nevralgico e di prima importanza per l’ arte contemporanea nel mondo.

    Parigi e’ la prima ed unica citta’ europea che ospita i tuoi dipinti?

    G.Manzo- La mia prima esperienza con una galleria estera fu nel 2010 ad Innsbruck Art Fair, dove siglai un contratto con i compratori europei di una galleria americana di Atlanta (DE Fine-Art); inoltre sono rappresentato a Napoli,Ginevra,Zurigo, Barcellona e Bonn; attualmente a Parigi.

    Programmi futuri?

    G.Manzo- E’ appena terminata una personale a Napoli e mi attende, a giorni, una collettiva, di nuovo a Napoli, con due vecchi amici e colleghi.

    Info: www.giovannimanzoarte.com

    [email protected]