Esempio un mio Cliente mi raccontava che quando era un bimbo……………..
Partire da Milano per arrivare a Reggio Calabria con una “ fiat 600 d”, bianca , viaggi meravigliosi.
Tutto inizia con la preparazione della vettura, una giornata passata in una piccola officina, si controlla l’olio, batteria pneumatici, un occhiata generale agli ammortizzatori , controllare le frecce, le luci. Il meccanico mette in moto in continuazione facendo delle accelerate, un forte rumore per la doppia marmitta non originale ma che rendeva l’auto diversa dalle altre.
Contenti e felici a casa con la famiglia si iniziava la famosa preparazione del viaggio, tante valige piene di piccoli regali da portare ai parenti lontani , chi viveva al nord era considerato importante , quindi era un obbligo pensare a tutti senza mai dimenticare nessuno.
La vettura pronta in cortile aspettava così di essere allestita per un lungo viaggio, il capofamiglia vestito da pioniere iniziava il montaggio del portapacchi, ben serrato alla carrozzeria , poi iniziava la costruzione di una piramide fatta di scatoloni e valige di cartone, sopra a tutti un bel cellofan e tantissime corde legate alla marinara. Il piccolo Camioncino a questo punto era pronto.
Le mogli preparavano panini , portavivande, caffè latte per i piccolini, all’epoca non ci si fermava ai bar degli autogrill destinati ad una ristretta fascia di utenza.
Alle tre del mattino, sistemati i bimbi dietro con cuscini e coperte, l’autista si preparava alla avventura , con scarpette leggere destinate all’evento, un pacco di cartine stradali, una radiolina sistemata con un supporto sul cruscotto della 600, una sistemata alle foto ed al Santo protettore, tutti ben fissati con forti calamite.
Nella notte il rumore del bolide , senza interferire nel sonno dei vicini la vettura faceva i primi chilometri in quei paesini della periferia milanese per giungere alla autostrada.
Al Casello si prendeva il biglietto, e dal quel momento iniziava il viaggio.
Tutto bene fino a Piacenza , a Parma la copertura dei bagagli non esisteva più , dopo Parma prima fermata per un controllo dei bagagli . il pieno di benzina, metà normale e metà super, un rabbocco di olio , ovviamente anche questo portato da casa , un rabbocco di acqua al sistema refrigerante, una sistemata ai bambini dopo aver fumato una sigaretta e la 600 continuava il viaggio.
A Bologna terminava l’autostrada, si iniziavano a prendere le statali, seguire i pochi cartelli con attenzione verso Roma, le strade sempre più strette , il sole iniziava a crescere , e si iniziava il tratto appenninico, si percorrevano in quelle stradine paesane dietro un autocarro centinaia di chilometri, strade mal messe, non permettevano un rapido sorpasso, poi carichi come si era ed in salita la 600 proprio non ce la faceva.
Sulle strade appenniniche i cartelli sparivano , spesso ci si trovava in piccoli paesi, in mulattiere e chiedere agli abitanti della zona utili indicazioni per riprendere la statale.
La 600 iniziava a stancarsi , il motore cominciava a fumare, la spia rossa indicava che era surriscaldata, obbligo di fermata far raffreddare l’auto ed immettere acqua, nel frattempo i bambini iniziavano la loro giornata con il latte , il viaggio proseguiva fra una statale costruita dagli antichi romani e rimasta ancora tale quale, curve strette, piena di Camion che a velocità di un pedone arrancavano su quelle salite, un fumo di scarico provocava una vera nebbia. Dopo le prime dieci ore di viaggio si arrivava a Roma, tra un panino, una passeggiata , una sigaretta, acqua olio e benzina.
Roma bellissima città ma da sempre piena di traffico, bisognava attraversarla tutta , ci si perdeva sempre , poi finalmente i primi cartelli “ Napoli”, la strada era più bella, sempre piena di autocarri, ma non vi erano particolari salite, le soste divenivano sempre più frequenti l’autista guidava oramai da 12 ore, l’acqua andava aggiunta sempre più spesso, alle tre del pomeriggio il caldo si faceva importante, i bambini irrequieti e stanchi obbligavano a fermate tecniche all’autista, che finalmente stanco decide di dormire un paio d’ore. Alle sette di sera dopo la cena consumata a bordi di una strada la seicento continuava la sua avventura i viveri erano terminati, i bagagli sempre controllati e saldi , ad ogni fontana incontrata era l’occasione per riempire le taniche di acqua.
Alle quattro del mattino del giorno dopo si arrivava nel piccolo paese della Sila , tutto il paese anche se l’orario non fosse dei migliori erano ad accogliere la famigliola giunta da Milano. Gli uomini immediatamente aprivano il motore per osservare meravigliate a tanta tecnologia, e sino la mattina si parlava del viaggio.
Quante ore, quanta benzina consumata, una avventura che tutti ascoltavano a bocca aperta, non era solo un trasferimento era la conclusione di una avventura, Dopo due giorni di Sonno e mal di ossa la “seicento “veniva condotta dal meccanico del paese specializzato in vecchi trattori e camion il meccanico sistemava le varie guarnizioni del radiatore , con un vasto pubblico che veniva come un pellegrinaggio ad ammirare una auto così bella .
Nella Piazza del paese per tutto il mese di ferie quell’auto era l’attrazione , l’autista era al centro dell’attenzione per narrare e rinarrare quel meraviglioso viaggio.
Francesco Casiello
www.casiello.org