Tag: giustizia

  • L’Avv. Gloria Gatti rilascia un’intervista sulla sua attività svolta nell’accogliente studio in centro a Milano

    Conosciuto e stimato professionista in ambito giuridico, il rinomato Avvocato milanese Gloria Gatti è stato contattato per rilasciare una breve intervista sulla sua passione per la Giustizia e sulla sua formazione.

    D: Come nasce la sua passione per il diritto e le materie giuridico/giurisprudenziale?

    R: Già da bambina volevo fare l’avvocato. Lo vedevo come la persona che aiuta gli altri a risolvere i loro problemi e la mia passione nasce proprio da questo. Ho una visione molto romantica e un po’ anacronistica della professione. È una vera passione e forse è proprio questo il motivo per cui ho avuto molte soddisfazioni.

    D: Qual è la sua formazione?

    R: Il mio percorso è stato molto pratico e organizzato nel perseguimento del mio obiettivo. Ho frequentato un liceo linguistico, perché ritenevo che oltre alle materie classiche fosse molto importante per la professione avere una buona padronanza delle lingue straniere, poi la facoltà di Giurisprudenza all’Università Statale di Pavia.

    D: In quale ramo del diritto si è specializzata?

    R: Ho iniziato nel settore bancario e immobiliare, di cui tutt’ora mi occupo e successivamente le mie esperienze si sono estese a tutti gli aspetti del diritto civile che riguardano la gestione dei patrimoni (condominio, successioni, famiglia, fallimento e arte).

    D: Dove svolge la sua attività di avvocato?

    R: La sede dello studio è a Milano, ma operiamo su tutto il territorio nazionale.

    D: Non solo lavora all’interno del suo studio legale, ma collabora con grandi istituzioni come il Tribunale di Milano?

    R: Si, ho diversi incarichi da parte del Tribunale, come amministratore di sostegno, curatore di eredità giacenti e delegato alle vendite immobiliari e collaboro anche con dei curatori fallimentari. Credo che per un professionista operare come ausiliario del giudice, sia un’esperienza molto interessante e formativa. Lavorare nell’interesse della giustizia e non del cliente, confrontarti con i Giudici, ti da la possibilità di crescere e di allargare i tuoi orizzonti.

    D: Oltre ad essere avvocato è anche giornalista pubblicista. Ci racconta com’è nata la sua solida collaborazione con il Sole 24 Ore?

    R: Molto banalmente per curriculum. Adoro scrivere e soprattutto scrivere per i lettori onnivori, con i quali devi usare un linguaggio comprensibile e diretto. Questa esperienza mi è stata molto utile anche nella professione. Ho imparato ad essere sintetica e chiara. Noi avvocati a volte siamo un po’ pomposi a volte…

    D: Secondo lei, in questo ultimo periodo, ci sono stati dei cambiamenti sostanziali nella professione di avvocato? Si risente anche in questo settore la crisi economica?

    R: Tristemente ho visto abbassarsi molto la professionalità. La crisi è stata forte soprattutto perché la nostra categoria è molto numerosa e quindi c’è un’elevata concorrenza. Parecchi colleghi hanno reagito abbassando le tariffe in maniera importante per accaparrarsi clientela. La conseguenza di questo è stata inevitabilmente quella di fornire un servizio scadente.

    D: Dove possiamo trovare tutte le informazioni sul suo studio legale e le sue pubblicazioni?

    R: Sul sito internet del mio studio http://www.studiolegalegatti.mi.it .

  • Il raggionevole sregolamento di tutti i sensi – Docuweb su Marco Pannella la storia di un’uomo la vita di un paese

    Mr Blog, alias Ambrogio Crespi, lancia un nuovo docuweb dedicato aMarco Pannella. Prodotto da Spin Network , il lavoro celebra i 50 anni di impegno e di battaglie portate avanti dal leader dei Radicali. Tante le immagini di repertorio e i ricordi dei momenti più importanti del fondatore del partito.

    Vasco Rossi, Domenico Modugno, Pasolini, Giorgio Albertazzi, Leonardo Sciascia, Enzo Tortora, Paolo Villaggio sono solo alcuni dei personaggi che si sono espressi a favore di Pannella e che sono citati nel documentario. Speciale attenzione poi è affidata alle grandi lotte del radicalE a favore della giustizia, contro la detenzione preventiva e l’emergenza carceri.

    Il docuweb è stato realizzato a livello redazionale da Helene Pacitto, Dimitri Buffa e Matteo De’ Paoli, mentre per la parte video e montaggio da Francesco Barozzi e Simone di Maria. Sarà presentato a Napoli, domenica 16 giugno, durante la manifestazione organizzata dai Radicali a sostegno dei referendum per la “giustizia giusta”.

    GUARDA IL DOCUWEB

  • ALESSANDRO MELUZZI PRESENTA UN INCONTRO SU “PSICHIATRIA E GIUSTIZIA” ALL’UNIVERSITA’ ECAMPUS DI ROMA

    Venerdì 17 Maggio 2013, alle ore 15.30, il Professor Alessandro Meluzzi sarà presentatore e moderatore dell’incontro dal titolo “Psichiatria e Giustizia” che si terrà presso l’Aula dell’Università Ecampus di Roma, in via del Tritone n. 69. Il convegno verterà sulle interazioni tra sofferenza e potere e tra garanzia, libertà e diritto alla cura ed è organizzato dall’ Università E-Campus di Roma, dall’Associazione Proposta per l’Italia, dalla Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e dalla rivista Nova Itinera.

    Il noto psichiatra e psicoterapeuta si prodiga con costante impegno nella campagna di sensibilizzazione sociale su queste delicate tematiche sostenendo, che la dignità dell’uomo è intangibile e va sempre rispettata e protetta, anche quando un individuo subisce una condanna a una pena detentiva in carcere. Meluzzi ritiene che “Anziché investire risorse faraoniche nella costruzione di nuove strutture reclusive per rispondere al grave problema del sovraffollamento, della dignità della pena e della sua efficacia, sarebbe meglio utilizzare quelle risorse economiche per creare dei luoghi di accoglienza e di recupero, generando nuove opportunità di formazione, di lavoro, di crescita personale, di incontro e confronto collettivo. Questo soluzione consisterebbe la concreta diminuzione del sovrannumero dei detenuti dando un utile servizio sociale in termini di maggior sicurezza ed evitando sofferenze aggiuntive al detenuto e ai suoi famigliari“. Per entrare più in contatto con i reclusi, Alessandro Meluzzi, recentemente, è stato ospite del Carcere di San Vittore, a Milano, in una conferenza, organizzata da Salvo Nugnes, Direttore di Agenzia Promoter, dove i carcerati hanno avuto l’occasione di partecipare attivamente, ponendogli numerosissime domande.

    Meluzzi, che da trentaquattro anni, con radicata passione e dedizione svolge il mestiere di psichiatra e psicoterapeuta, noto per i suoi interventi a trasmissioni televisive, come Quarto Grado, in qualità di criminologo, è anche fondatore dell’Associazione Onlus “Agape, Madre dell’Accoglienza” su cui racconta “È una comunità di accoglienza per il disagio psichico ed esistenziale. Il nostro modello si ispira alla fraternità di San Cafasso. E’ composta da persone che possono trovare nel loro lavoro non solo un guadagno per il proprio impegno, ma anche una risposta ai propri bisogni di riconoscimento, di affetto, di cura. Mettiamo al centro i più deboli, i più fragili, gli espulsi da tutto. Sono proprio queste le pietre scartate che, diventano la testata d’angolo, l’ombelico, il nucleo di fusione di questa organizzazione“.

  • Durata dei processi: Friuli Venezia Giulia tra i migliori in Italia

    I tempi della Giustizia in Italia sono da molto tempo una delle questioni più discusse e di più difficile soluzione. Abbiamo quindi voluto divulgare questo articolo per informare del caso Friuli Venezia Giulia che, anche se con deficit di organico e varie problematiche, riesce ad emergere e a mantenersi virtuoso.

    Lo stato di salute della Giustizia in Friuli Venezia Giulia, stando ai dati diffusi dal Presidente della Corte d’appello di Trieste, Mario Trampus, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, appare migliore rispetto al resto del Paese.

    I tempi di evasione delle pratiche, pur buoni rispetto al resto dell’Italia sono comunque lontano dagli standard europei, a parziale scusante bisogna ricordare alcune problematiche che si riscontrano in Regione come la carenza in organico, la chiusura del Tribunale di Tolmezzo e il riordino delle giurisdizioni. Trampus ha spiegato come ogni ufficio cerca di dare il massimo. “Il blocco del turn over ha elevato l’età media dei funzionari. Se non si pone rimedio rischiamo gravi contraccolpi. A Gorizia la perenne difficoltà del Tribunale è dovuta dal continuo ricambio dei Magistrati. Udine funziona bene e si è organizzata per occuparsi del distretto di Tolmezzo. Pordenone per ora lavora bene, ma serve la revisione della pianta organica per far fronte all’aumento del lavoro visto che si deve occupare anche del Territorio di Portogruaro. Per ora purtroppo tutto è bloccato”. Nel 2012 sono stati 45.628 i procedimenti civili avviati mentre i procedimenti penali conclusi lo scorso anno sono stati 26.526. Per quanto riguarda i fallimenti, dalla visura delle istanze i dati appaiono altalenanti. Una situazione incoraggiante anche se non si può ancora parlare di situazione stazionaria visto che, come detto nelle premesse, le carenze e le problematiche riscontrate nell’amministrazione della Giustizia in Friuli Venezia Giulia possono comunque rischiare di creare una nuova battuta d’arresto.

  • A CUNEO APRE LA CAMERA DI CONCILIAZIONE CONCILIUM ITALIA di Massimo Lucidi

    A due mesi dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo 28/2010, la Conciliazione in Italia in linea con le prospettive del Ministro di Grazia e Giustizia, Angelino Alfano, si sta affermando come uno strumento in grado di rivoluzionare la Giustizia civile rendendola di fatto accessibile al cittadino, colmando ritardi e affrontando la questione del contenzioso arretrato.

    Di tutto questo se ne parla giovedì 9 giugno alle ore 18 a Cuneo nella Sala Convegni del Best Western Hotel Principe di Piazza Galimberti 5 su iniziativa di Concilium Italia, uno degli organismi di conciliazione autorizzati dal Ministero che si sta contraddistinguendo sul panorama nazionale per la presenza capillare sul territorio e la professionalità dei propri conciliatori. A moderare i lavori e presentare il servizio di conciliazione a Cuneo è stato chiamato Massimo Lucidi giornalista economico testimone proprio dell’incontro col Ministro Alfano a Roma in occasione del confronto istituzionale sulla mediazione il 25 maggio scorso.

    La logica del “mi conviene”, rispetto a quella del “ho ragione” è chiaramente più competitiva, rivoluzionaria appunto. Ed ha ispirato il sistema a cogliere l’opportunità forte di dirimere le proprie controversie civili ricorrendo all’Alternative Dispute Resolution, il sistema di risoluzione delle controversie che il Governo ha reso obbligatorio per molte materie. I diritti reali, la divisione, le successioni ereditarie, i patti di famiglia, la locazione, il comodato, l’affitto di azienda, il risarcimento del danno derivante da responsabilità medica, il risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o altro mezzo di pubblicità, i contratti assicurativi, bancari e finanziari trovano così strutture e professionisti di primo piano per dibattere e portare ad accordo entro 120 giorni le parti che altrimenti mantengono il diritto di rivolgersi al giudice con tutte le lungaggini dell’attuale situazione. L’obbligatorietà premia la scelta culturale per diffondere lo strumento che negli anni prossimi diffonderà un modo diverso per risolvere le liti e di fatto favorirà un percorso verso una società meno conflittuale.

    Concilium Italia a Cuneo apre nella logica di favorire un servizio sul territorio garantendo autonomia, rapidità, economicità e imparzialità, senza dover ricorrere a quello analogo, promosso dal sistema camerale a Torino. La sede di Concilium Italia Cuneo è Corso Vittorio Emanuele II 25/b.

    L’evento del 9 giugno sarà l’occasione per un dibattito libero e aperto tra le diverse categorie professionali coinvolte, i componenti degli ordini, dell’avvocatura, della giustizia civile sollecitati a tale riguardo dai mediatori professionali di Concilium Italia.

    Massimo M. dr. Lucidi

    Giornalista

    3398772770

  • Decreto sulle intercettazioni, per De Pierro è il massacro della libertà

    Roma – «Con il passaggio al Senato del ddl sulle intercettazioni si è avuta la certezza, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che l’attuale maggioranza è una lobby politico – affaristica sbarcata in Parlamento grazie all’inganno mediatico di un impeccabile illusionista che si spaccia per Premier.

    E’ iniziato il massacro della libertà e il corto circuito della democrazia».

    Durissimo il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro alla notizia del via libera del Senato al ddl sulle intercettazioni, approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari.

    Blindato dal voto di fiducia, il provvedimento è stato approvato senza il Pd, che ha abbandonato l’aula in segno di protesta.

    «L’Italia dei Diritti si oppone a questo ennesimo colpo di mano sudamericano e piduista e chiama a raccolta per una mobilitazione civile tutti coloro che hanno la forza di far sentire la voce scandalizzata del dissenso – tuona De Pierro – occorre risvegliare le coscienze addormentate dalla mistificazione operata dai media di regime».

    Forti reazioni al provvedimento da parte di magistratura e società civile: mentre l’Associazione Nazionale Magistrati ritiene che il provvedimento «metterà in ginocchio l’attività di indagine di Pm e polizia», il popolo viola si è radunato, nella tarda serata di ieri, per un sit – in davanti a Palazzo Grazioli. Dello stesso avviso De Pierro:«Si tratta di un clamoroso regalo alla criminalità, contro il rispetto della legalità che da sempre propugniamo».

  • De Pierro saluta sostegno di “Ostia che cammina” a lotta contro corruzione vigili urbani

    L’Italia dei Diritti prende positivamente atto dell’appoggio dell’associazione ‘Ostia che cammina’ alla battaglia che il movimento porta avanti tramite il suo presidente Antonello De Pierro.

    Infatti egli da tempo si batte per assicurare la trasparenza nella pubblica amministrazione proponendo la rotazione dei vigili urbani e degli impiegati delle U.O.T. dei Municipi romani. A tale scopo sono noti i suoi incatenamenti in Campidoglio e presso altre sedi istituzionali e di organi d’informazione della Capitale. “Accolgo con grande favore – afferma fiero De Pierro – il sostegno che ci viene offerto dall’associazione ‘Ostia che cammina’ che ritengo certamente la più attiva realtà associativa sul territorio del XIII Municipio. Un gruppo spinto da assoluta passione civile che da anni opera in maniera ineccepibile nell’affrontare i problemi della zona al contrario di altri che si muovono in modo decisamente strumentale rispetto al potere politico di turno. E’ con orgoglio che vengo a sapere con l’occasione che già l’indimenticato e compianto Claudio Zolesi, figura esemplare di grande spessore etico e morale, già nel 2006 aveva ipotizzato una rotazione intermunicipale dei vigili urbani. Non rivendichiamo esclusive ma crediamo che, con l’impegno di tutto l’associazionismo territoriale sano, si possa vincere questa battaglia a favore dei cittadini e dell’immagine stessa del corpo di Polizia Municipale e di tutto l’apparato amministrativo comunale”. Il presidente dell’Italia dei Diritti punta poi il dito sul silenzio seguito alle numerose proteste: “ ‘Ostia che cammina’ si sofferma sull’atteggiamento ostativo tenuto spesso dagli amministratori verso le richieste di confronto avanzate dai residenti riguardo a problematiche di assoluto interesse collettivo. Effettivamente – conclude De Pierro – ritengo totalmente inopportuno l’atteggiamento tenuto dal sindaco Alemanno di fronte alla nostra richiesta e alle nostre manifestazioni di dissenso che, tengo a precisare, non si fermeranno di fronte all’inspiegabile indifferenza istituzionale”.

  • De Pierro, anche io aggredito a bastonate come Fragalà



    Roma – “Provo orrore di fronte all’efferato omicidio dell’avvocato Fragalà.

    Esprimendo vicinanza ai suoi familiari mi auguro che chi si è macchiato di un delitto così grave venga assicurato al più presto alla giustizia”. Così Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, manifesta il suo cordoglio e la sua vicinanza ai familiari di Enzo Fragalà, l’avvocato penalista e consigliere comunale del PdL a Palermo, morto venerdì scorso nell’ospedale del capoluogo siciliano in seguito alla vile aggressione di uno sconosciuto che lo aveva ripetutamente colpito con una mazza di legno.

    “Purtroppo – sottolinea amaramente De Pierro – tale evento nefasto mi coinvolge anche a livello personale, in quanto mi riporta alla mente un episodio di cui sono stato vittima circa tre anni fa quando, dopo aver denunciato degli abusi edilizi con palesi coperture da parte di alcuni vigili urbani e dipendenti dell’ufficio tecnico del XIII municipio, sono stato aggredito, in località Infernetto, da un noto pregiudicato della malavita del litorale romano e dall’autore degli abusi denunciati, allo scopo di indurmi al silenzio”. In quel frangente il leader dell’Italia dei Diritti riportò fortunatamente lesioni guaribili in sei giorni, riuscendo a trarsi in salvo solo grazie al pronto intervento del fratello, esperto di arti marziali, che fu capace di bloccare la furia aggressiva a colpi di bastone del balordo, riportando a sua volta lesioni.

    “Pur non essendo intenzionato a demordere nella mia lotta contro l’illegalità – prosegue De Pierro – da allora vivo nella paura, in particolar modo per il fatto che tutta la vicenda è costellata di particolari quantomeno strani e che danno adito a dubbi, a iniziare dal fatto che gli agenti di polizia intervenuti sul posto si sono rifiutati di sequestrare il bastone con cui eravamo stati colpiti”. Probabilmente senza l’intervento decisivo del familiare, le conseguenze per De Pierro sarebbero state molto più gravi, con risvolti tragici come quelli che hanno riguardato Fragalà. Rimane oscuro il fatto che, nonostante la presenza di un’arma, e quindi di un reato con procedibilità d’ufficio e in tribunale, i due aggressori sono attualmente solo imputati di lesioni lievi e rinviati a giudizio presso l’ufficio del Giudice di Pace Penale di Ostia. A ciò vano aggiunti anche altri casi di intimidazione subiti dal massimo esponente dell’Italia dei Diritti, compresi tentativi di investimento, danneggiamento dell’automobile e ulteriori atti vandalici.

  • Tre mesi di carcere per un filone di pane, la polemica di De Pierro


    Roma – “Rimango sconcertato davanti a notizie di questo tipo.
    Chi ruba oggetti per un valore di uno o due euro, si ritrova in carcere, com’e successo già qualche tempo fa, quando una persona è stata condannata a tre anni di reclusione per avere rubato un pacco di biscotti”. Queste le parole con le quali, Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha commentato la notizia di un barbone arrestato, mentre era ricoverato all’ospedale Santo Spirito, per fargli scontare una pena residua di tre mesi perché aveva rubato un filone di pane in un supermercato romano, nel quartiere di Monte Mario.

    “Per fortuna non sono situazioni molto diffuse – continua De Pierro – e trattandosi di notizie eccezionali trovano ampio spazio sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Nulla da eccepire per quanto riguarda il livello giuridico, perché il giudice applica alla lettera il codice, ma sicuramente a livello logico si percepisce chiaramente che c’è qualcosa che non va, se poi chi ruba miliardi, o si sottrae al fisco per cifre molto più consistenti, grazie a sotterfugi, leggi ad hoc e cavilli giudiziari, riesce spesso a farla franca.

    Un’iniquità di trattamento, indubbiamente preoccupante, anche perché spesso per la pena relativa ai reati di poco conto si va a determinare un sovraffollamento delle carceri, che sta portando le strutture al collasso. Se il reo è responsabile di un reato più o meno lieve è lo Stato che poi si trova nella posizione incredibile e imbarazzante di violare la legge. Ad esempio spesso non viene rispettato il principio di territorialità della pena.

    Per ritornare al barbone che sta scontando i tre mesi di reclusione, a quanto pare nel braccio infermeria del penitenziario, ci sono da fare alcune riflessioni.

    Non dimentichiamo che il valore di quel filone di pane viene abbondantemente ripagato al supermarket dai cittadini, con l’imposizione del pagamento della busta, che reca tra l’altro la pubblicità del supermercato stesso, contro cui noi dell’Italia dei Diritti stiamo portando avanti una battaglia da diverso tempo. Secondo i nostri calcoli questo stratagemma farebbe incassare circa 60.000 euro in più all’anno ad ogni esercizio. L’altra faccia della vicenda ha dell’incredibile. Per un furto di una oggetto dal valore inferiore ai due euro lo Stato si ritrova a spendere un cifra molto più sostanziosa per la detenzione del barbone. È probabile che al termine della pena – conclude il presidente del movimento – l’uomo esprima la volontà di rimanere in carcere, con un letto e un pasto caldo assicurato, per non essere di nuovo costretto a rubare un tozzo di pane per mangiare”.

  • Caso Eliantonio, Ferraioli pronto a scendere in piazza per la verità


    Genova – “L’Italia dei Diritti, fedele alla sua funzione, vigilerà, anche e soprattutto attraverso la madre della giovane vittima, sull’andamento dell’indagine ed è pronta, sin da ora, a manifestare anche pubblicamente la solidarietà alla stessa”.

    E’ quanto detto da Maurizio Ferraioli, responsabile per la Liguria dell’Italia di Diritti, sul triste caso Manuel Eliantonio, tornato alla ribalta delle cronache nazionali grazie all’interessamento da parte del movimento presieduto da Antonello De Pierro, il quale , in un recente intervento, ha chiesto giustizia e verità, interessando i responsabili territoriali e tenendo fede alle finalità dell’Italia dei Diritti, movimento che da sempre si occupa di tutelare i diritti dei cittadini e di sollevare di fronte all’opinione pubblica eventuali soprusi ai danni di essi.

    Una vicenda, quella di Manuel Eliantonio, assai delicata che presenta dei punti oscuri rispetto ai quali la famiglia chiede trasparenza. Chiarezza che non è stata ancora concessa nonostante la madre del ragazzo, secondo gli organi giudiziari morto suicida in carcere, abbia cercato in tutti i modi di provare la tesi secondo la quale il figlio non si sia suicidato date le vistose percosse riportate sul corpo. A debellare la motivazione ufficiale del decesso ci sarebbe, sempre a detta della madre, una lettera firmata dalla vittima e giunta ai familiari in ritardo, ovvero dopo la sua morte, che parlerebbe di abusi nei suoi confronti. Sembra infatti che Manuel subisse violenze fisiche e fosse costretto a ingerire psicofarmaci contro la sua volontà.

    “Continuiamo a chiedere chiarezza sul caso Eliantonio – dice Ferraioli – non per schierarci incondizionatamente e in maniera semplicistica dalla parte di chiunque, ma perché mi sembra legittima la richiesta della madre sulle cause della morte”.

    “Chiediamo, inoltre – aggiunge il responsabile ligure dell’Italia dei Diritti – all’amministrazione giudiziaria di rendersi quantomeno disponibile nei confronti di una famiglia che auspica una serena risoluzione di quanto accaduto. La quale può giungere esclusivamente facendo chiarezza totale senza lasciare ombre o dubbi su questa vicenda”.

    Poi aggiunge: “ Ci sembra il minimo, anche in virtù del fatto che il decesso di questo giovane è avvenuto all’interno delle mura carcerarie. E’ per tale motivo che la ricerca della verità e la trasparenza devono essere i fattori trainanti . D’altra parte siamo certi che i giudici di competenza, nella loro imparzialità, riusciranno a portare avanti un’indagine corretta che, oltre a incarnare l’espletamento della propria funzione di lavoro, ridarà almeno quel minimo di serenità alla famiglia del defunto Manuel Eliantonio”.