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  • Trasferimento vigili, De Pierro annuncia incatenamento davanti alla Rai


    Roma – “E’ da un anno che aspettiamo invano una risposta dagli organi competenti riguardo alla nostra richiesta di rotazione intermunicipale dei vigili urbani e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali.
    A questo punto non possiamo più temporeggiare”. Con questa frase Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, ha annunciato un sequela di atti di protesta che lo vedranno impegnato in prima persona insieme ai suoi collaboratori e attivisti del movimento da lui guidato. Il primo avrà luogo mercoledì 3 giugno alle ore 11 davanti alla sede della RAI in viale Mazzini 14 . Al sit in prenderanno parte, oltre allo stesso De Pierro, Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, Vittorio Marinelli, responsabile per la regione Lazio, Alessandro Calgani, referente romano, Giancarlo Flavi, Marco Tiberti e Camelia Di Marcantonio, responsabili rispettivamente delle province di Frosinone, Rieti e Latina. La vicenda è iniziata dodici mesi orsono con l’incatenamento dello stesso De Pierro davanti al comando generale dei vigili urbani per protestare contro il silenzio del comandante Angelo Giuliani nei confronti dell’apertura di un tavolo di discussione. Tale episodio ha portato all’incontro repentino con il vice-comandante Diego Porta, il quale aveva manifestato la disponibilità del comando a valutare un’ipotesi di mobilità dei vigili “a livello di quadranti territoriali”. La stessa apertura con la quale era stata accolta l’iniziativa, tra gli altri, dal presidente del X municipio Sandro Medici e dal presidente del XIII municipio Giacomo Vizzani. Da qui la decisione, data l’importanza della questione e tenuto conto dell’accrescimento in seno all’opinione pubblica di una buona fetta di sostenitori della proposta, grazie anche a una raccolta di firme avviata dall’Italia dei Diritti, che allo stato attuale conta ben 30mila firmatari, di chiedere un incontro con il sindaco Gianni Alemanno per discutere la stesura di un eventuale provvedimento ad hoc. Ma l’iter dell’iniziativa si è protratto ancora per mesi. La richiesta è giunta poi sulla scrivania dell’assessore al personale Enrico Cavallari che ha prontamente delegato il capo della segreteria Marcello Marrocco a occuparsi della vicenda. Ma l’incontro di De Pierro con Marrocco, ancora non ha prodotto una risposta. “Non possiamo più attendere – ribadisce De Pierro – di fronte al silenzio di chi non vuole occuparsi di temi che salvaguardano tentativi di corruzione e concussione e soprattutto tutelano l’articolo 97 della Costituzione che parla della garanzia dell’imparzialità e della trasparenza nell’espletamento della funzione amministrativa. Nell’attesa di una decisione manifesta e tangibile, vogliamo portare a conoscenza dell’opinione pubblica un problema da non sottovalutare. Questo sarà solo l’inizio di una serie di azioni eclatanti che metteremo in pratica successivamente. Prima tra tutte lo sciopero della fame”.

  • Trasferimenti vigili a Roma, De Pierro s’incatena di nuovo


    Roma – “Non avendo ricevuto alcuna risposta dagli organi competenti riguardo alla nostra richiesta di rotazione intermunicipale dei vigili urbani e dei dipendenti degli uffici tecnici comunali, inoltrata circa un anno fa, a questo punto non possiamo più temporeggiare. E’ giunto il momento di porre maggiore attenzione rispetto a una problematica che incide negativamente sulla trasparenza nell’espletamento delle funzioni del pubblico impiego”. Così Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, spiega quali sono le motivazioni che lo porteranno, nei prossimi giorni, a inaugurare, assieme agli altri attivisti del movimento, una serie di manifestazioni di protesta, tenuto conto dell’iniziale silenzio e del persistente riposo dei suoi interlocutori.
    La vicenda, infatti, è iniziata dodici mesi orsono con l’incatenamento dello stesso De Pierro davanti al comando generale dei vigili urbani per protestare contro il silenzio del comandante Angelo Giuliani nei confronti dell’apertura di un tavolo di discussione. Tale episodio ha portato all’incontro repentino con il vice-comandante Diego Porta, il quale aveva manifestato la disponibilità del comando a valutare un’ipotesi di mobilità dei vigili “a livello di quadranti territoriali”. La stessa apertura con la quale era stata accolta l’iniziativa, tra gli altri, dal presidente del X municipio Sandro Medici e dal presidente del XIII municipio Giacomo Vizzani. Da qui la decisione, data l’importanza della questione e tenuto conto dell’accrescimento in seno all’opinione pubblica dell’esistenza di una buona fetta di sostenitori della proposta, grazie anche a una raccolta di firme avviata dall’Italia dei Diritti, che allo stato attuale conta ben 30mila firmatari, di chiedere un incontro con il sindaco Gianni Alemanno per discutere la stesura di un eventuale provvedimento ad hoc. Ma l’iter dell’iniziativa si è protratto ancora per mesi. La richiesta è giunta poi, sulla scrivania dell’assessore al personale Enrico Cavallari, per ragioni di competenza, il quale, in un primo momento, aveva dato la sua disponibilità a ricevere il presidente De Pierro. Tuttavia, non avendo avuto luogo l’incontro a causa di problemi personali dello stesso De Pierro, l’assessore Cavallari ha prontamente delegato il capo della segreteria Marcello Marrocco a occuparsi della vicenda. Ma l’incontro di De Pierro con Marrocco, avvenuto lunedì scorso, non ha portato conseguenze diverse da quelle che si sono manifestate in quest’ultimo anno.
    “Non possiamo più attendere – ribadisce De Pierro – di fronte al silenzio di chi non vuole occuparsi di temi che salvaguardano tentativi di corruzione e concussione e soprattutto tutelano l’art. 97 della Costituzione che parla della garanzia dell’imparzialità e della trasparenza nell’espletamento della funzione amministrativa. Nell’attesa di una decisione manifesta e tangibile, vogliamo portare a conoscenza dell’opinione pubblica un problema da non sottovalutare”.
    E’ per tale motivo che l’Italia dei Dritti annuncia un sit-in con incatenamento che si terrà mercoledì 3 giugno alle ore 11 davanti alla sede della RAI in viale Mazzini 14 e, successivamente nella stessa giornata, di fronte alla sede del quotidiano La Repubblica, a piazza Indipendenza.
    “Sarà solo l’inizio – conclude De Pierro – di una serie di azioni eclatanti che metteremo in pratica successivamente. Prima tra tutte lo sciopero della fame”.

  • Quando lavorare è una festa!


    Primo Maggio, festa dei lavoratori; un’occasione per noi che ci lavoriamo, ma anche per ci conosce già e per chi vuole conoscerci, di rifocalizzare alcuni pensieri ed esperienze che caratterizzano il modo di vivere e concepire il lavoro nella storia quotidiana della nostra Cooperativa. Alcuni flashes che raccontano un po’ chi siamo.
    Innanzitutto le radici: è importante fare sempre memoria del nostro punto di partenza, che è stato l’attività lavorativa organizzata all’interno delle comunità di Villapizzone, prima, e di Castellazzo, poi. Il lavoro come esperienza comunitaria, pur partendo dall’ovvia necessità di guadagnarsi il pane quotidiano, rientrava in un orizzonte ideale che mette la relazione umana al primo posto: il lavoro quindi come occasione di relazione, modalità di incontro che valorizza i talenti di ciascuno al servizio di un bene comune. Questa valorizzazione della relazione in ambito lavorativo è certamente l’eredità più grande che la storia delle comunità ha lasciato alla Cooperativa. E questo stile di attenzione alle persone, con i loro bisogni e i loro talenti, è quello che la Cooperativa cerca ogni giorno di vivere anche nelle relazioni con chi incontriamo nelle nostre attività: dalle persone che ci chiamano per sgomberare le loro case, ai clienti che affollano i nostri mercatini dell’usato. E’ per noi motivo di grande orgoglio sentirci dire che noi “siamo diversi”, perché è proprio quello che cerchiamo di essere. A cominciare dalla retribuzione, pietra di paragone significativa e concreta di una visione del lavoro: gli stipendi non sono calcolati in base all’importanza del ruolo o della mansione, ma sul criterio del bisogno, in particolare del numero dei figli o dei familiari a carico.
    Dalla radice comunitaria, ci arriva un’altra grande eredità: lo stile della porta aperta. Noi crediamo che il lavoro debba essere, concretamente, un diritto per tutti: per chi ha una famiglia da mantenere, per chi già deve occuparsi della gestione quotidiana di figli e casa, ma desidera anche esprimere i propri talenti fuori casa con le poche/tante ore che ha a disposizione, per i giovani che vogliono fare un’esperienza significativa di lavoro, ma anche per tante persone, anche adulte, che la vita ha lasciato un po’ indietro e che faticano ad inserirsi in un mondo lavorativo spesso troppo competitivo. La Cooperativa, da sempre, cerca di offrire a tutti una possibilità, attraverso strumenti contrattuali diversificati secondo le potenzialità ed i bisogni di ognuno: dai percorsi ergo terapici, ai tirocini lavorativi, borse lavoro, contratti di apprendistato e assunzioni vere e proprie, con una particolare attenzione ad agevolare part-time soprattutto per la fascia femminile. Attualmente in Cooperativa lavorano circa 70 persone. Crediamo che il misurarsi con un lavoro vero ed impegnativo, in un contesto ricco di relazione umana, possa essere per molti un’occasione preziosa per recuperare un senso della dignità di sé che a volte esperienze dolorose hanno fatto perdere. Anche il tipo di lavoro che all’inizio della storia è stato scelto aiuta in questo senso: recuperare, ridare valore a cose “buttate via” può essere vissuto come un percorso pedagogico alla possibilità di recuperare le cose preziose che ognuno di noi porta dentro di sé. Tra l’altro il lavoro di sgombero, con tutte le filiere di lavorazione che ne conseguono, permette di diversificare le mansioni in modo che per tutti ci sia uno spazio: anche l’ultimo arrivato, che fino al giorno prima occupava un metro quadro di marciapiede, è in grado di portare uno scatolone giù dalle scale e partecipare quindi di quel senso di dignità che un lavoro ben fatto assieme ad altri restituisce a chi lo fa. Nel nostro laboratorio di restauro è appeso un cartello: “Chi lavora solo con le mani è un operaio; chi lavora con le mani e la testa è un artigiano; chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista”: noi desideriamo sentirci artisti nel nostro lavoro. E’ vero che le cose che ci passano tra le mani sono burocraticamente catalogate come “rifiuti”, ma il nostro lavoro è accorgersi della bellezza che è nascosta proprio lì e darle valore, e questo in un certo senso può essere un messaggio terapeutico per tutti: vale la pena sempre di recuperare la bellezza e la storia che c’è. E se questo vale per tutti, ancora di più vale per chi è stato messo ai margini da una società che per questo lavoro paziente di ricerca non ha più tempo: o sei performante o non vali. La nostra sfida più grande è vivere queste scelte ideali senza sottrarci ad un confronto continuo con la realtà che ci circonda: noi facciamo e proponiamo a tutti i nostri compagni di lavoro un lavoro vero, che serve a guadagnare la pagnotta quotidiana, mettendo in gioco i talenti e le possibilità che ciascuno possiede, con le proprie forze, senza assistenzialismi: la Cooperativa non riceve alcun finanziamento per la sua attività sociale. La sfida è conciliare questa tensione ideale con il saper stare sul mercato. Non demonizziamo il mercato, anzi: è positivo come termine di confronto realistico, come strumento di realtà. L’equilibrio da mantenere è restare dentro il mercato senza lasciare che determini tutte le nostre scelte, e rileggendo la nostra storia (a settembre la Cooperativa compie 10 anni) sentiamo di poter dire di esserci riusciti.
    Buon Primo Maggio a tutti.

  • Minacce a De Magistris e Alfano, la condanna dell’Italia dei Diritti


    Roma – Ingiurie di morte all’ex magistrato Luigi de Magistris e a Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993, sono oggi apparse sui muri di un edificio a Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo.

    “È un episodio molto grave – afferma Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti – tra l’altro non abituale per una regione come l’Abruzzo, e mi auguro che sia solo una messa in atto di un mitomane o di alcuni fanatici inebriati dal recente exploit del centrodestra”. Dichiarazione che fa da eco a quella di Emiliano D’Alessandro, responsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti: ”Sono sconvolto e voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti di De Magistris, Sonia Alfano, e di tutte le persone coinvolte da questa infame minaccia”. Una preoccupazione comune, quella dei due esponenti, motivata dalle parole dello stesso messaggio: «De Magistris, Alfano, Nodari siete condannati a morte». “Purtroppo – riprende De Pierro – quando persone come De Magistris vengono attaccate anche da settori dell’apparato istituzionale solo per aver svolto con diligenza e con coriaceo senso dello stato il proprio lavoro, il messaggio che viene trasmesso alla popolazione può creare alterate convinzioni”. Una posizione che trova in accordo lo stesso D’Alessandro, che si dice inoltre fiducioso su una possibile reazione rapida da parte degli Abruzzesi: “I nostri cittadini non sono abituati a stare in silenzio in un clima di omertà, e anche se apparentemente insignificante, questo gesto è un campanello d’allarme. Si devono svolgere subito indagini approfondite per prendere i responsabili del gesto e schiacciare sul nascere una possibile infiltrazione da parte di movimenti mafiosi nel territorio Abruzzese”. Su questo De Pierro aggiunge: “Spero che in Italia questo episodio non vada dimenticato a causa di tutti quegli operatori dell’informazione illuminati da vocazione al servilismo e perfettamente genuflessi al potere”.

  • Sospeso a Ostia il processo contro Marco De Prosperis e Mario Vincis


    Roma – Era ancora al banco dei testi e stava terminando di esporre la sua versione dei fatti, il presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro, quando è emerso che alcune delle lesioni oggetto del procedimento sarebbero da attribuire ad un imputato invece che all’altro, a cui erroneamente erano state ascritte. Il giudice ha così sospeso alla terza udienza il processo che si stava celebrando ad Ostia e che vede imputati Marco De Prosperis e Mario Vincis, che secondo l’accusa avrebbero aggredito con ingiurie e minacce, procurandogli anche delle lesioni fisiche, il noto giornalista Antonello De Pierro, presidente del movimento nazionale Italia dei Diritti.
    Il reporter stava fotografando, il 12 ottobre 2005, un cartello che, secondo la denuncia presentata dallo stesso De Pierro, indicava l’inizio dei lavori in un cantiere allestito nella proprietà della madre di De Prosperis, istallazione alla quale aveva appena provveduto Vincis, di professione muratore, che sembrava essere a capo dei vari operai che operavano nel cantiere. In base a quanto esposto dal denunciante erano in corso da circa sei mesi lavori edili di una certa entità e solo da tre mesi ed esattamente il 7 luglio era stata presentata una D.I.A. relativa a tali opere, e quindi secondo il Testo Unico sull’Edilizia legge 380/01, i lavori non avrebbero potuto aver luogo prima di un mese dalla presentazione, pur illegittima della denuncia di inizio attività. Purtroppo però, né i vigili urbani, interessati da più segnalazioni orali e scritte, né i dipendenti dell’Ufficio Tecnico del XIII Municipio avrebbero verificato tali condizioni, né tantomeno l’esposizione del cartello, dando il via ad una lunga e complessa storia fatta di omissioni e illeciti, su cui De Pierro, noto soprattutto per le sue numerose battaglie civili, contro le distorsioni sociali in tema di violazione dei diritti dei cittadini, tra l’altro avrebbe deciso di scrivere addirittura un libro.

    Dalla denuncia presentata si evince che il giornalista, tra l’altro direttore del noto portale di informazione Italymedia.it e voce storica di Radio Roma, sarebbe stato immediatamente aggredito verbalmente da Vincis con varie frasi ingiuriose e minacciose. La situazione sarebbe poi degenerata quando De Pierro, vista la presenza di un operaio straniero poco distante, manifestava le sue intenzioni di far intervenire una pattuglia delle forze dell’ordine, per verificare la regolarità della sua posizione. A quel punto l’operaio si sarebbe dileguato all’interno del cantiere, da cui sarebbe uscito De Prosperis, che, dopo aver apostrofato il presidente dell’Italia dei Diritti con numerose frasi ingiuriose, l’avrebbe colpito violentemente al viso. Subito dopo sarebbe uscito l’operaio di prima, e Vincis, per favorire la fuga di quest’ultimo, dopo essersi messo alla guida di un furgone bianco, avrebbe rischiato più volte di investire il giornalista, che per evitare l’impatto si sarebbe procurato delle lesioni, per le quali era costretto a ricorrere alle cure dei sanitari.

    La prima udienza del processo si era conclusa con un rinvio di più mesi per esperire un improbabile tentativo di riconciliazione, voluto fortemente dagli avvocati della difesa, nonostante il legale di parte civile, avvocato Fabio Mastrorosa, avesse sostenuto con decisione la mancanza di qualsiasi presupposto per tale esperimento. Infatti nessun segnale in tal senso sarebbe provenuto da parte degli imputati nel lasso di tempo trascorso fino alla seconda udienza.

    Nell’ultimo appuntamento, con gli imputati non presenti, che prevedeva l’escussione di De Pierro come teste, si era proceduto ad un ulteriore rinvio. Ora si ricomincia tutto di nuovo, dopo che la procura avrà formulato i nuovi capi d’imputazione e le relative notifiche saranno giunte ai destinatari.

  • Lodo Alfano, Italia dei Diritti a sostegno del referendum abrogativo


    Il movimento nazionale appoggia il referendum promosso da Di Pietro. De Pierro: “Doveroso apportare il nostro contributo”

    Antonio Di Pietro e Antonello De Pierro

    Italia dei Diritti, dopo una riunione dell’esecutivo nazionale, annuncia il proprio sostegno a favore del referendum abrogativo del Lodo Alfano, la legge madre di tutte le leggi ad personam.

    Con la sua approvazione, infatti, le quattro cariche più alte dello Stato – il Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera ed il Presidente del Senato – godono di un impunità praticamente illimitata, mascherando sotto le mentite spoglie di una democrazia troppo spesso strumentalizzata una forma di sperequità giuridica riscontrabile prima d’ora solo nei regimi totalitari.

    “E’ doveroso apportare il nostro contributo ad un’iniziativa che mira a ribaltare un provvedimento che per noi suona come un vero e proprio attentato alla Costituzione”, ha dichiarato Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti. “Il movimento – conclude De Pierro – appoggerà attivamente Di Pietro e l’IdV nel referendum contro il Lodo Alfano scendendo in piazza dall’11 ottobre affinché venga ripristinato il principio fondamentale di uguaglianza che è alla base di ogni democrazia”.

  • Braccialetti ai detenuti, De Pierro condivide le perplessità di Maroni


    Il presidente di Italia dei Diritti: “Un provvedimento assurdo che non porterebbe a risultati concreti”

    La nuova proposta avanzata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano in merito ad una soluzione per il sovraffollamento delle carceri continua a fare scalpore e a suscitare polemiche.

    Dopo aver prospettato l’idea di rimandare a scontare la pena nei loro Paesi i detenuti stranieri che si trovano nelle carceri italiane, il ministro conferma le dichiarazioni apparse su un quotidiano in merito al braccialetto per detenuti che “garantirà una maggiore sicurezza nelle nostre città”. La questione però ha sollevato un gran polverone, alimentato successivamente dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni il quale si è detto a favore del braccialetto elettronico “solo se avrò la garanzia che le evasioni saranno zero”. Mentre si sta studiando ciò che accade in Francia, dove il braccialetto è già contemplato, il ministro Maroni esprime le sue perplessità, tenendo conto dei costosissimi test effettuati dal Governo Prodi nel 2001 che non hanno portato risultati rilevanti. “Sono pienamente d’accordo con la reazione del ministro Maroni- ha dichiarato il presidente del movimento Italia dei Diritti, Antonello De Pierro- il quale attraverso le sue parole ha lasciato trasparire scetticismo e dubbi. Quello del braccialetto elettronico è un provvedimento assurdo che non andrebbe a migliorare la situazione e sono fermamente contrario ad esso. E’ l’ennesima prova di amnistia mascherata. Come lo è l’arresto domiciliare, una sanzione in controtendenza con lo stesso concetto di pena, la quale diventerebbe incerta e facilmente evitabile, e nello stesso tempo il detenuto agli arresti domiciliari potrebbe ancora una volta delinquere. Per quanto riguarda la proposta di far scontare la pena nei propri Paesi agli stranieri condannati in Italia- ha concluso De Pierro- sono ancora una volta contrario, poiché non ci sarà mai la certezza né che la scontino realmente, nè che una volta espulsi essi non ritornino di nuovo in Italia e di nuovo a piede libero. Quello che si cerca di dare con queste proposte è un messaggio sbagliato e io non sono d’accordo”.