Categoria: Salute e Medicina

  • Indeciso sul tuo futuro? Ecco perché scegliere una scuola di psicoterapia

    La maggior parte dei ragazzi una volte finito il primo ciclo di studi si ritrova a dover prendere delle decisioni riguardanti il percorso di studi. Se vuoi scegliere una scuola di specializzazione in psicoterapia, è una scelta molto impegnativa, con programmi e corsi molto vasti e articolati. La formazione di alcune delle scuole di psicoterapia si fonda si basano sui principi del Cognitivismo clinico e della terapia cognitivo comportamentale. Se sei uno studente e vuoi specializzarti in una scuola di psicoterapia ecco qualche informazione sull’ articolazione del corso di studi.

    Come è articolato un corso di formazione in una scuola di psicoterapia

    · Training di base per l’ addestramento: si tratta di ore destinate a un’attività didattica di tipo tecnico- professionale mirata all’ apprendimento teorico e pratico del cognitivismo clinico. Alcuni degli argomenti trattati affronteranno temi inerenti ad ambiti, come: conduzione dell’assessment cognitivista, utilizzazione delle procedure e delle tecniche terapeutiche.

    · Insegnamenti teorici e seminari: questi corsi trattano argomenti di psicologia generale e scienze cognitive; psicologia e psicopatologia dello sviluppo; disturbi d’ansia e dell’umore; disturbi di personalità e schizofrenia; disturbi dell’alimentazione; disturbi dissociativi e correlati a Traumi.

    · Studio di casi clinici o di ricerca: si tratta di corsi di gruppo incentrati su temi inerenti: Psicologia e Psicopatologia dello sviluppo; Disturbi d’ansia e dell’umore; Disturbi di personalità e schizofrenia; Disturbi dell’alimentazione.

    Quali sono i requisiti per essere ammessi in una scuola di psicoterapia

    Per essere ammessi in una scuola di psicoterapia bisogna possedere dei requisiti come: laurea in Medicina e Chirurgia o i laureati in Psicologia anche se non in possesso l’ abilitazione all’esercizio della professione, purché abbiano conseguito il titolo prima dell’ inizio dei corsi stessi e provvedano all’iscrizione all’albo nei trenta giorni successivi alla data di abilitazione.

  • La parola ai dentisti: un’indagine rivela il loro vissuto quando hanno in cura un paziente con ponti mobili

    Roma, 15 novembre 2013 Oltre la metà dei dentisti (53%) dichiara che la richiesta di ponti mobili è aumentata perché consente di risolvere in modo meno invasivo ed efficace la perdita di uno o più denti.

    “Abbiamo fortemente voluto indagare sulla percezione dei colleghi che quotidianamente approcciano questa tipologia di pazienti, che riferiscono una sensazione di disagio che viene interpretata come menomazione” – spiega Roberto Callioni Odontoiatra, Referente ANDI Servizio Studi, Past President ANDI nel corso della presentazione dei risultati dell’indagine svolta su oltre 1000 dentisti italiani in occasione del 61° Congresso Scientifico Nazionale ANDI in corso in questi giorni.

    Gli stessi esperti riportano che il principale disturbo che il paziente riscontra con l’utilizzo delle protesi mobili è la sensazione di un corpo estraneo in bocca (83%). Sensazione conosciuta anche da una fascia di popolazione tra i 50-54enni che già porta la protesi per la prima volta (16%) e che arriva fino al 67% tra i 75-79enni come una recente ricerca internazionale conferma3

    “I denti rappresentano l’energia, la potenza, la combattività quindi segnalano un po’ la capacità di afferrare il mondo, di addentarlo – precisa nel corso della tavola rotonda Francesca Cancellada, psicologa del lavoro e counselor – Perderli significa essere privati di questa forza aggressiva, quindi la perdita dei denti è un simbolo di frustrazione, di fallimento”

    Una recente indagine condotta da GfK Eurisko-Polident ha esaminato con che spirito gli italiani affrontano un cambiamento fisico indagando meglio sull’effetto provocato dalla perdita di un dente.

    Risulta essere la preoccupazione più forte (66%), anzi l’incubo più temuto data anche la valenza attribuitale nei sogni. Ecco che ci si sveglia angosciati perché sale la paura di “perdere” anche i propri cari oppure una situazione di tranquillità e benessere (55%).


    “La perdita del dente, è vissuta in maniera profonda influenzando anche la sfera emotiva – spiega Isabella Cecchini, Direttore Dipartimento Ricerche Salute GfK Eurisko – Non solo si tratta di un evento che stravolge la percezione e l’immagine di se stessi, ma addirittura mina le relazioni interpersonali perché è la prima barriera all’accettazione dell’altro” .

    Con i dentisti coinvolti nell’indagine Andi la valutazione è continuata cercando le cause della perdita di uno o più denti e scoprendo che la mancata cura dell’igiene orale (47%) è quasi sovrapponibile all’incidenza delle malattie parodontali (49%). Particolarmente poco incoraggiante il comportamento dei pazienti che si divide in due tipologie: poco più della metà si preoccupa (54%), mentre gli altri non affrontano il problema.

    Scopriamo così dai dentisti che circa 1/3 dei pazienti portatori di ponti mobili (31,5%) diventa frequentemente portatore di protesi totale

    “Con l’avvento dell’implantologia, molti pazienti si sono allontanati dalle protesi senza valutarne i vantaggi per questioni economiche o in caso di difficoltà cliniche (conformazioni, quantità d’osso, etc) – sottolinea Lilia Bortolotti Odontoiatra, Professore A.C. corso di formazione in protesi Università di Bologna – La protesi risolve, ma come con tutte le altre protesi bisogna fare “riabilitazione”, partendo dalla masticazione, utilizzo di alcuni alimenti, usare correttamente l’adesivo, lavare la protesi, riabilitare la dizione, etc”

    “Davanti al paziente che arriva da noi per curare le carie o per sostituire i denti mancanti, noi eroghiamo interventi tecnici – afferma Laura Strohmenger Professore Ordinario Clinica Odontoiatrica Università degli Studi di Milano. Ci facciamo prendere in modo totale dalla parte tecnica del nostro lavoro, dimenticando di parlare, di spiegare, di raccontare la prevenzione e di evidenziare come i principi di una corretta igiene del proprio cavo orale siano pregiudiziali non solo al mantenimento della salute, ma anche alla conservazione delle terapie che pratichiamo”

    La necessità di approfondire l’informazione su pulizia e protezione quotidiana dei denti naturali in presenza di ponti mobili e protesi aumenta l’importanza di educare meglio a un’igiene orale accurata e specifica.

    E’ fondamentale imparare a gestire correttamente il ponte mobile in termini di corretta igiene, protezione e fissaggio – conclude Maria Gaggiani Expert Marketing GSK CH – pianificando regolari visite di controllo. La disponibilità di nuovi prodotti studiati specificatamente può essere solo un ulteriore strumento per stimolare il paziente e renderlo responsabile della salute della propria bocca, soprattutto se in presenza di un ponte mobile”.

    Adottare una nuova routine di igiene orale quotidiana è un modo ottimale per proteggere sia il ponte mobile sia i denti naturali. Le 4 mosse (vedi box) aiutano a farlo tutti i giorni

    Casella di testo: Box - LE 4 MOSSE DI IGIENE ORALE PER CHI HA UN PONTE MOBILE 1.	Spazzolare i denti naturali due volte al giorno con un dentifricio al fluoro 2.	Pulire quotidianamente il ponte mobile con prodotti specifici per il ponte mobile 3.	Applicare un adesivo per mantenere stabile il ponte mobile 4.	Pianificare un controllo dal dentista ogni 6 mesi

    Better Oral Health European Platform (BOHEP)

    Scheda Informativa

    La Piattaforma per una Migliore Igiene Orale in Europa è un’iniziativa congiunta all’Associazione Europea dell’Igiene Dentale Pubblica, l’Associazione per l’Educazione Dentale in Europa, il Concilio Europeo degli Ufficiali Dentisti e la Fondazione Internazionale dell’Igiene Dentale, supportata dal Programma di Cura Dentale Wrigley e da GlaxoSmithKline Consumer Healthcare. Il suo obiettivo è di portare il tema dell’igiene dentale in cima all’agenda politica dell’EU e dei singoli stati membri e, allo stesso tempo, di aumentare la conoscenza pubblica riguardo la salute orale, promuovendo soluzioni concrete e praticabili per migliorare la salute orale in tutta l’Europa.

    Per maggiori informazioni, visitate il sito della Piattaforma al seguente indirizzo: www.oralhealthplatform.eu

    Obiettivi della piattaforma sono:

    • Promuovere la salute orale e la prevenzione delle malattie orali come una delle azioni fondamentali per i cittadini europei per rimanere in salute e beneficiare di una migliore qualità della vita;
    • Fornire buoni consigli e raccomandazioni ai responsabili per lo sviluppo delle politiche comunitarie di intervento in relazione agli sviluppi delle politiche comunitarie per la salute orale;
    • Sviluppare le conoscenze base e rafforzare la medicina basata sulle evidenze per un’azione EU nel campo della salute orale;
    • Affrontare le principali sfide per la salute orale dei bambini e degli adolescenti, l’aumento della popolazione anziana e di popolazioni con bisogni speciali in Europa;
    • Lavorare per l’integrazione delle politiche di salute orale all’interno delle politiche europee alle problematiche che possono essere ad esse correlate.

    I membri della BOHEP sono l’Associazione per l’Educazione Dentale in Europa, il Concilio Europeo degli Ufficiali Dentisti e la fondazione Internazionale dell’Igiene Dentale, supportata dal Programma di Cura Dentale Wrigley e da GlaxoSmithKline Consumer Healthcare.

    Obiettivi per il 2020

    Sulle base dei risultati del Report Europeo “Stato della Salute Orale”, sono stati definiti obiettivi specifici riguardo la salute orale sulla quale sono poi stati sviluppati gli obiettivi da raggiungere entro il 2020:

    • Impegnarsi a migliorare la salute orale e a prevenire le patologie orali entro il 2020 in tutta l’Europa e nei singoli stati membri;
    • Affrontare le crescenti diseguaglianze in ambito di salute orale;
    • Preparare al meglio l’assistenza sanitaria e dentale in Europa per prevenire le malattie orali;
    • Creare un ponte che colmi il distacco tra la ricerca e le promozioni in ambito della salute orale;
    • Migliorare i dati, la conoscenza e i meccanismi di misurazione, monitorando le valutazioni e le segnalazioni;
    • Sviluppare più iniziative nel campo della salute orale e politiche sia a livello nazionale che a livello europeo;
    • Definire i migliori principi di intervento in termini preventivi e le promozioni riguardanti la salute orale.

    3 Studio internazionale GSK, 2012

  • Come curare l’igiene della propria bocca

    Tra le regole igieniche più importanti ce ne è una che non deve mai essere dimenticata: occorre prestare molta attenzione alla pulizia dei denti. La pulizia dei denti infatti non consente soltanto di migliorare le proprie condizioni igieniche ma è indispensabile per prevenire problemi che possono essere molto seri e la cui soluzione potrebbe richiedere molto denaro. Una scarsa igiene orale può portare a dover affrontare costi per cure di carie, di infezioni o addirittura costi ancora maggiori come quelli per gli interventi di implantologia dentale.

    Cosa occorre fare per avere sempre una buona igiene orale? La risposta è molto semplice e banale: occorre lavare i denti con regolarità, almeno tre volte al giorno comunque dopo ogni pasto. In molti si chiedono quali siano i prodotti che possono favorire la quotidiana pulizia dei denti.

    Il dentifricio ovviamente è fondamentale. In commercio ne sono presenti moltissimi e spesso non si riesce a capire se realmente tra di loro ci siano delle differenze. Le differenze ovviamente esistono ma riguardano soprattutto le specifiche esigenze di ogni persona. Esistono dentifrici specifici per i problemi di alitosi, dentifrici adatti a chi soffre di infiammazioni alle gengive, dentifrici sbiancanti e così via. Ognuna di queste tipologie è adatta a degli specifici problemi ma tutte, in linea di massima, sono adatte alla basilare pulizia dei denti. Quindi, se non avete nessuna esigenza particolare, potete scegliere un dentifricio qualsiasi.

    Leggermente più complessa può essere la scelta dello spazzolino in quanto in questo caso la scelta può fare la differenza. Esistono diverse tipologie di spazzolino, classificabili nel seguente modo:

    • Spazzolino convenzionale;
    • Spazzolino sulculare;
    • Spazzolino elettrico;
    • Scovolino;
    • Spazzolino monociuffo.

    Molto spesso valutare quale sia la tipologia di spazzolino che più si adatta alle proprie esigenze risulta un’impresa ardua e dato che si tratta di una scelta importante il consiglio è quello di chiedere al proprio dentista, il quale saprà fornivi una risposta nell’immediato.

    Un altro accessorio fondamentale per una corretta e completa igiene orale è il filo interdentale: utilizzato prima del lavaggio con spazzolino e dentifricio, consente di eliminare i residui di cibo incastrati tra i denti, prevenendo la formazione dei batteri.

    Infine, fare qualche sciacquo con il colluttorio ogni tanto aiuta eliminare quei batteri che il normale lavaggio non riesce ad eliminare. Attenzione però a non abusarne, un suo utilizzo eccessivo può aggredire lo smalto dei denti.

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  • Disturbo di panico: definizione e sintomi

    Molte volte sentiamo parlare di attacchi di panico, ma sappiamo davvero quali sono le caratteristiche di questo disturbo e come riconoscerlo? Con il termine panico si indica generalmente uno stato di paura o terrore, non soggiogato dalla riflessione, nato da un pericolo reale o presunto. Da un punto pratico, quindi, il panico consiste in uno stato di intensa paura, che raggiunge il massimo picco nel giro di circa dieci minuti. A caratterizzare ulteriormente questa condizione interviene la presenza di almeno quattro tra i seguenti sintomi: palpitazioni, sudorazione, tremori, dispnea, sensazione di afsissia, dolore al petto, nausea, sensazione di instabilità sbandamento, derealizzazione o depersonalizzazione, sensazione di perdere il controllo, impazzire o morire, parestesie, brividi o vampate di calore. Per fornire una corretta definizione di questo fenomeno, è necessario precisare che in condizione di estremo pericolo tutti possiamo essere soggetti al panico e che è un singolo attacco non è sufficiente a generare una diagnosi di disturbo di panico, che è tale soltanto a seguito della comparsa di sintomi specifici, elencati di seguito.

    I criteri per la definizione del disturbo di panico

    Per poter diagnosticare il disturbo di panico devono esistere alcune condizioni, come stabilito dal DSM IV TR (APA, 2000): presenza di attacchi inaspettati e ricorrenti; presenza o assenza di agorafobia; gli attacchi di panico non devono essere causati dagli effetti fisiologici diretti di una sostanza o da una condizione medica generale; gli attacchi non devono essere causati da un altro disturbo mentale. Come è possibile evincere da questa prima definizione, gli attacchi di panico influiscono fortemente sulla vita dell’individuo, condizionandola anche in ragione dell’ansia causata dalla possibile comparsa di nuovi episodi. A questo si aggiungono i comportamenti protettivi messi in atto per contrastare gli attacchi, che vengono chiamati da un punto di vista tecnico “evitamenti” o comportamenti di sicurezza: purtroppo gli evitamenti in alcuni casi peggiorano la situazione, inasprendo la sensazione di panico.

    Come curare il disturbo di panico

    La cura del disturbo di panico ha trovato una valida risposta nella psicoterapia cognitivo-comportamentale: questo tipo di intervento ha dimostrato la propria efficacia e si basa su uno scambio tra paziente e terapeuta mirato alla comprensione del problema e alla condivisione di obiettivi terapeutici efficaci. Alla psicoterapia può anche associarsi una terapia di natura farmacologica, attraverso l’utilizzo di due classi di farmaci: le benzodiazepine e gli antidepressivi
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  • Uso dei farmaci generici in età avanzata

    La differenza di bioequivalenza tra alcune formulazioni, questo famoso 20% in più o in meno che bisogna assolutamente considerare, incide particolarmente negli anziani. Gli organismi cambiano con l’età, si invecchia, si diventa più suscettibili a tutto ciò che può alterare un equilibro, perché cambiano le nostre funzioni da punto di vista respiratorio, cardiovascolare, renale ed epatico. Cambia quindi anche la capacità di assimilare o meno i principi attivi dei farmaci assunti.

    Parlando di reni e di fegato si osserva come con l’aumentare dell’età la funzione renalediminuisca: la possibilità di allontanare sostanze non solo tossiche ma anche altre sostanze, come i farmaci e i loro metaboliti, è quindi minore con il passare degli anni.

    La percentuale di insufficienza renale nei pazienti anziani progressivamente è maggiore rispetto a pazienti giovani. Se prendiamo un parametro che si usa generalmente in clinica e cioè quanto si depura il sangue per unità di tempo: sono 90 ml al minuto in pazienti giovani che diventano 65 circa in età avanzata. Questo equivale a dire che un paziente anziano perde già un 15/16% di possibilità di eliminare i farmaci.

    Stesso fenomeno accade per il fegato. Il fegato diminuisce di struttura, diminuisce quindi la possibilità di metabolizzare un farmaco, tanto che a un certo punto la potenza del fegato si riduce del 40% passando dall’età giovane all’età anziana e molto anziana. Questo può esporre il paziente a problemi nel caso di assunzione di determinati farmaci: per esempio certi sonniferi di larghissimo uso, che solitamente vengono somministrati per tenere tranquilli i pazienti possono, a dosi che utilizzeremmo senza problemi in età adulta, dare in età avanzata effetti collaterali molto importanti come il delirio.

    Cosa ne possiamo dedurre?

    In virtù del processo di invecchiamento e del più o meno 20% su cui si fondail principio di bioequivalenza potremmo trovarci ad avere pericolosi accumuli di principio attivo oppure paradossalmente anche ad avere poca concentrazione di farmaco. Lo sviluppo di effetti collaterali nei pazienti incrementa con l’aumentare del numero delle prescrizioni, il paziente anziano ha sicuramente più patologie: pensiamo ad un paziente con infarto, per esempio infarto non complicato, a fine cura dovrà assumere Betabloccante, molto spesso ACE Inibitore o Sartano, Aspirina, se ha fatto l’angioplastica il Clopidogrel, la Statina. Cinque farmaci per una sola patologia. Altri punti importanti sono l’aderenza e la persistenza al trattamento, dal momento che spesso i farmaci non vengono assunti nel modo giusto, nella posologia prevista e nei tempi idonei. Molta attenzione quindi va prestata a come la specialità viene identificata, a come anche semplicemente nei blister vengono indicati i giorni della settimana, se il prodotto è mono somministrazione, le ore del giorno e così via. Un non appropriato utilizzo dei farmaci può essere responsabile dello sviluppo di effetti collaterali anche gravi, e mortali, come spesso accade di constatare nel pronto soccorso.

    Direi che questi sono alcuni punti importanti, dobbiamo ancora considerare certe cose che ci fanno vedere la complessità del problema e quindi di come sempre più, nel fare il nostro lavoro, la prescrizione e l’attenzione siano più che mai importanti quando si tratta di prescrivere farmaci delicati con grandi possibilità terapeutiche ma con grandi rischi in soggetti che hanno un equilibrio, un’ omeostasi, come si dice in termine tecnico, ridotta come nei soggetti di età avanzata.

  • I migliori snack dietetici con pochi carboidrati? Eccoli!

    Non importa se ci si trovi a dieta oppure no, oggigiorno aumenta l’attenzione verso gli snack salutari in grado di fornire energia senza avere ripercussioni negative sulla linea.
    Gli snack dietetici in commercio sono davvero tanti ma cosa si richiede ad un ottimo spuntino?
    Anzitutto uno snack dietetico deve contenere un elevato apporto proteico rispetto al contenuto di carboidrati e grassi, questo per evitare di appesantire senza nutrimento effettivo.
    In secondo luogo, anche il palato vuole la sua parte, per cui è opportuno che anche uno snack dietetico sia irresistibile.
    La pagina http://www.mediafarma.it/news_74_i-migliori-snack-dietetici-ad-alto-apporto-proteico mette a disposizione una lista dei migliori snack dietetici dolci e salati, rapportandoli tra loro per evidenziarne l’apporto proteico. Le tabelle nutrizionali presenti su www.mediafarma.it/news_74_i-migliori-snack-dietetici-ad-alto-apporto-proteico, i valori nutrizionali per porzione e per 100 g di prodotto per poter effettuare meglio il confronto.
    Clicca qui per visualizzare la lista dei migliori snack dietetici!

  • Addio alle labbra secche e screpolate

    Le labbra secche sono uno dei maggiori problemi portati dall’inverno.
    In inverno le labbra tendono a screpolarsi a causa di una perdita di idratazione dovuta agli agenti atmosferici aggressivi come freddo, vento e umidità.
    Tuttavia le labbra secche e screpolate non sono causate solo dal freddo ma anche da carenze vitaminiche, da una predisiosizione o da virus come febbre e raffreddore.
    Per garantire una idratazione ottimale alle labbra è necessario prestare attenzione all’alimentazione bevendo molto acqua ed evitando cibi e bevande acide.
    La pagina http://www.mediafarma.it/news_75_addio-alle-labbra-secche mette a disposizione una piccola guida per capire quali sono i passi giusti per reidratare le labbra screpolate. Inoltre sempre su www.mediafarma.it/news_75_addio-alle-labbra-secche è possibile scoprire quali sono i prodotti più adatti per proteggere e nutrire le labbra secche.
    Clicca qui per leggere tutto l’articolo e dire addio alle labbra secche e screpolate.

  • Allarme inquinamento in Italia

    Il lavoro e la vita di tutti i giorni, rendono la nostra esistenza frenetica e distaccata dai problemi dell’inquinamento.

    In Italia la situazione ambientale va peggiorando giorno per giorno; oggi vi illustreremo le città più a rischio della nostra amata penisola.

    Porto Marghera (Venezia)

    Il polo petrolchimico presente nel territorio sin dalla fine dell’Ottocento, ha riversatonella Laguna di Venezia diversi milioni di tonnellate di rifiuti estremamente tossici tra cui:

    – diossine

    – policlorobifenili

    cloruro di vinile monomero

    – arsenico

    – metalli pesanti

    – fosfogessi radioattivi

    per le altre città visitate l’articolo completo

  • Differenze negli eccipienti di farmaci brand e generici

    In questa intervista il Prof. Gallelli approfondisce il tema spiegando le differenze negli eccipienti di farmaci brand e farmaci generici

    Gli eccipienti sono delle sostanze che servono a veicolare il farmaco all’interno dell’organismo.

    Malgrado alcune volte qualcuno possa pensare che siano delle sostanze che non abbiano nessun ruolo per quanto riguarda l’effetto di un farmaco all’interno di un organismo stesso, ci sono due lavori molto importanti, uno di Miller nel 2001 e uno di Guln nel 2010, che documentano come gli eccipienti giochino un ruolo importante in tutte le tappe farmacocinetiche, per quanto riguarda l’assorbimento e la distribuzione del farmaco ma anche e soprattutto per quanto riguarda la loro escrezione e il passaggio anche del farmaco per tutti quanti i dipartimenti biologici.

    Proprio per questo motivo non si può pensare che non abbiano un ruolo. Hanno un ruolo anche per quanto concerne le interazioni farmacologiche e anche la tossicità. Perché questo? Sia perché molto spesso si sente dire che i pazienti possono essere allergici agli antibiotici. Magari non sono allergici al principio attivo, sono allergici solo agli eccipienti come ad esempio il caso della saccarina che ha allergie crociate con i sulfamidici. E cosa pensare per quanto concerne, invece, i soggetti diabetici? Ci sono alcuni eccipienti come il glucosio e il saccarosio che in questi pazienti non dovrebbero essere somministrati.

    Ugualmente esiste il problema dell’intolleranza al lattosio, anche questo è un eccipiente, e ci può essere il problema dell’aspartame nei soggetti con fenilchetonuria oppure il problema dell’amido di frumento per quanto riguarda i soggetti celiaci.

    Ora tutto questo ci dice una cosa: gli eccipienti hanno un ruolo, hanno un ruolo importante, hanno un ruolo per quanto riguarda l’efficacia del farmaco e per quanto riguarda la sua sicurezza, cioè lo sviluppo di effetti collaterali. Magari non in tutti i pazienti, in pazienti che possono avere delle predisposizioni o possono avere già di base delle intolleranze o delle patologie che possono essere anche di natura genetica.